RESOCONTO CONFERENZA STAMPA
15 maggio 2019 - Hotel Nazionale
Piazza Montecitorio, Roma

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Sono particolarmente lieta di comunicare che la nostra associazione sindacale, rappresentativa dei docenti universitari, grazie all’egregio lavoro condotto dallo studio legale Grüner - Dinelli, ha ottenuto due importanti ordinanze emesse dai   TAR Lazio e Calabria, riguardanti i RICORSI C e i RICORSI B rispettivamente.
Grazie a queste coraggiose ordinanze dei due TAR, oggi possiamo affermare, senza paura di essere smentiti, che la legge 240/2010, ai più nota come “Gelmini”, è gravata da violazioni di articoli della Legge Fondamentale dello Stato.
Siamo qui per ribadire ciò che il CIPUR ha sempre dichiarato nelle sedi opportune, Ministero, Commissioni Cultura di Camera e Senato, incontri con i parlamentari, ovvero che il comma 6 dell’art. 24 della legge 240/2010, come promulgato, è lesivo di un diritto sancito dalla Costituzione italiana e che tutto ciò non è frutto della nostra fantasia.
La nostra battaglia è iniziata addirittura mentre la legge era in preparazione.
Non tutti sanno che, grazie al CIPUR migliaia di ricercatori universitari a tempo indeterminato (RTI) in possesso di abilitazione scientifica nazionale e /o idoneità a concorsi precedentemente espletati, sono riusciti ad ottenere il meritato upgrade. E’ stata nostra, infatti, la proposta presentata in sede di commissione parlamentare, di inserire all’articolo 24 il comma 6, il cui testo fu purtroppo peggiorato, nel rispetto delle leggi e della nostra Costituzione.
Un comma che ci battemmo perché fosse presentato nell’intento di salvaguardare i ricercatori universitari a tempo indeterminato (RTI) collocati dalla legge 240/2010 su un binario morto e“ibernati”.
Attenzione, uso il termine “ibernati” e non ad esaurimento poiché il ruolo non è mai stato abolito; è stato solo fatto divieto alle università di assumere nuovi ricercatori a tempo indeterminato.
 Le nuove figure di Ricercatori universitari sono solo a tempo determinato (RTD), suddivisi in due categorie, tipo a (RTDa) con un contratto massimo di tre anni più due e tipo b (RTDb), ma solo per questi ultimi, al termine dei tre anni di contratto e col conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN), è concessa la proprietà di transitare mediante una valutazione “ad personam” nel ruolo dei Professori Associati.
Un passaggio immediato dal tempo determinato al tempo indeterminato senza alcuna valutazione comparativa.
In poche parole, la nuova figura dei RTDb non è altro che un Professore associato in pectore; la conferma triennale è stata sostituita dal periodo di permanenza nel ruolo dei RTDb.
Presentammo allora la nostra proposta affinché anche i Ricercatori universitari a tempo indeterminato con ASN e/o idoneità a concorsi precedentemente espletati potessero avere il medesimo trattamento. Essa fu solo parzialmente accolta con limitazioni temporali e di budget.
Limitazioni che non ci trovarono d’accordo perché lesive, a nostro parere, dell’art. 3 della Costituzione. 
Sono dovuti passare quasi nove anni perché un TAR ci desse ragione. 
Soli, come novelli Don Chisciotte, senza neanche l’aiuto del fido Sancho Panza, ci siamo subito attivati anche per dimostrare che l’Abilitazione Scientifica Nazionale, così come strutturata, avrebbe portato a migliaia di ricorsi intasando i TAR …e così è stato!
Abbiamo dimostrato, all’indomani dei risultati della prima tornata abilitativa del 2012, organizzando un convegno tenutosi proprio in questa sede dell’Hotel Nazionale dove oggi ci troviamo, tutte quelle criticità che la legge presentava.
Stavolta non da soli - basta leggere l’intervento dell’allora presidente del CUN, Prof. Andrea Lenzi  nel nostro volume "Abilitazione Scientifica Nazionale: analisi della procedura, dei risultati e delle criticità"
Noi, al pari della mitica Cassandra, pur affermando il vero non eravamo creduti, anzi eravamo bistrattati anche dalle altre associazioni di categoria.
Avevamo preannunciato che l’istituzione dell’ASN avrebbe provocato una proliferazione di pubblicazioni e di nuove riviste sulle quali pubblicare, il cui valore scientifico sarebbe stato alquanto discutibile; sul nostro giornale “Università Oggi” n. 67 scrissi un articolo dal titolo "Le mediane: ovvero quando
l’unità di misura della ricerca scientifica è il chilogrammo", nel quale affermavo - assumendomene tutte le responsabilità -  che l’unità di misura del merito sarebbe stata il chilogrammo, i kg di carta prodotta …ed ancora una volta avevamo ragione.

Pubblicazioni finalizzate ad ottenere solo l’ASN.
Pur di ottenere l’ASN i ricercatori sono spinti finanche a pagare per pubblicare; ad inserirsi e a citarsi vicendevolmente nei lavori, al solo fine di incrementare il numero di prodotti per singolo ricercatore e il numero di citazioni per prodotto.
In molti settori scientifici disciplinari, dopo il 2012, si è assistito ad un moltiplicarsi di lavori per singolo autore di oltre il 150%; geni nascosti sbocciati grazie all’ASN.
Ad esempio, abbiamo avuto la possibilità di leggere un lavoro di astrofisica nel quale il numero degli autori firmatari era superiore a 4000.
Ci siamo divertiti a fare un calcolo, dividendo il numero di parole contenute nel testo per singolo autore. Ogni autore ha scritto non un paragrafo, non una frase e nemmeno una parola, ma una sola lettera!
Avevamo fatto presente che i membri delle commissioni, piuttosto che applicare correttamente lo spirito della riforma - inteso come valutazione della qualificazione scientifica di base del futuro partecipante ad un concorso per docente universitario -  avrebbero utilizzato l’ASN per impedire ai “non graditi” di ostacolare il percorso del proprio futuro candidato, al quale sì l’ASN sarebbe stata concessa.
Avevamo detto che le mediane costruite artificiosamente avrebbero favorito i gruppi più forti … e così è stato!
Infatti, le mediane formate non già sulla base di un’anagrafe nazionale della ricerca, comprendente tutte le pubblicazioni dei docenti in servizio in quel determinato Settore Scientifico Disciplinare-  reale misura del livello qualitativo raggiunto-  ma costruite su base volontaria, determinavano un bias.
Avevamo criticato il sistema della governance - ovviamente proponendo un sistema diverso -  dimostrando, dati alla mano, che la riforma avrebbe rafforzato   le cosiddette “baronie” perché ad esse avrebbe consegnato maggior potere.
Avevamo criticato l’elezione di rettori-monarchi che, dietro la parvenza democratica - la non rieleggibilità - nel periodo di durata del loro mandato avrebbero gestito il potere in assoluta libertà, potendo nominare direttamente o indirettamente attraverso i dipartimenti, i componenti del senato accademico e del consiglio di amministrazione.
Avevamo detto che la scomparsa delle facoltà avrebbe portato ad uno smembramento del corpo docente, sempre più isolato e sempre più vittima del rettore-monarca e delle baronie …e così è stato!
Il CIPUR da sempre si batte affinché i doveri ed i diritti dei docenti siano rispettati e, fintanto che non sarà ristabilita una vera democrazia nei nostri atenei, sempre ci batteremo.
Contro tutti abbiamo affermato e dimostrato che tra RTI ed RTDb vi fosse un chiaro problema di “apartheid”, così come lo è per i Professori associati con ASN. Lo abbiamo detto in commissione parlamentare, lo abbiamo detto nella sede del PD durante il convegno organizzato con l’allora ministro Giannini, lo abbiamo detto in un convegno organizzato in parlamento dal Movimento 5 stelle, e più di recente l’abbiamo portato all’attenzione del viceministro Fioramonti e a quella del Prof. Giuseppe Valditara, che mi sento di ringraziare perché nell’incontro dell’otto gennaio 2019 ha recepito, anche se parzialmente,  la nostra richiesta,  prorogando  i  termini di scadenza previsti  dal comma 6  (l’ordinanza del TAR Calabria era ancora lontana) e  presentato  un  piano straordinario per  676 RTI con ASN – ben poca cosa rispetto agli oltre 6000 abilitati.
Infine, grazie al lavoro del Prof. Paolo Manzini abbiamo potuto presentare il calcolo dei costi di un intervento legislativo risolutivo per i  RTI e gli Associati con ASN, dimostrando che l’assunzione di tutti gli abilitati comporterebbe  una spesa inferiore all’1% del Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università. Briciole.
L’ordinanza del TAR Calabria che recita “rispetto ai colleghi a tempo determinato, trova applicazione nei confronti dei ricercatori confermati con abilitazione scientifica nazionale una disciplina ingiustamente discriminatoria, perché limitativa della valutazione diretta senza ragionevole giustificazione”, ha dimostrato che la nostra associazione ha le idee chiare e che il termine “apartheid” non era affatto azzardato.
Noi non giochiamo d’azzardo.
 Prima di lanciare questi ricorsi abbiamo a lungo discusso sia in Giunta che in Consiglio Centrale rivolgendoci agli avvocati Giuliano Grüner e Federico Dinelli, che voglio pubblicamente ringraziare per aver fin dall’inizio creduto fortemente in noi e per aver raggiunto questo importante risultato.

Oggi, dopo queste due ordinanze- ribadisco ancora una volta - coraggiose del TAR Calabria e del TAR Lazio come sempre accade, tutti vogliono salire sul carro del vincitore. Ben vengano le altre associazioni sindacali, siamo pronti a lavorare insieme per rottamare la peggior riforma che l’università italiana abbia mai avuto.

 

Presidente Nazionale CIPUR
Rosa Daniela Grembiale

 

CIPUR
Segreteria Nazionale – Via delle Caravelle 18 06127 Perugia
Tel 075.5008750 e-mail cipur@tin.i
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