RICORSI CIPUR
Primi risultati dei ricorsi avviati presso i vari TAR

Il CIPUR è lieto di comunicare che il Tar Calabria, sede di Catanzaro, ha adottato, nel ricorso instaurato con il patrocinio dello Studio Legale Grüner Dinelli, volto all’accertamento del diritto soggettivo dei ricercatori a tempo indeterminato ad essere sottoposti alla procedura di valutazione di cui all’art. 24, comma 5, della legge n. 240 del 2010 (c.d. ricorso B), l’ordinanza n. 858 del 30 aprile 2019, con la quale ha sollevato, in riferimento all’art. 3 e 97 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 24 co. 6 della legge n. 240/2010, nella parte in cui prevede che la procedura di valutazione dei ricercatori a tempo indeterminato sia discrezionale e con termine ultimo del 31 dicembre 2019, ravvisandone i presupposti della rilevanza e non manifesta infondatezza.
In particolare, con riferimento all’art. 3 della Costituzione, il Tar ha osservato che risulta priva di ragionevolezza la scelta di non consentire ai ricercatori confermati che hanno conseguito l’abilitazione scientifica nazionale di essere sottoposti “di diritto” alla valutazione ai fini della chiamata nel ruolo dei professori associati da parte della loro Università, al pari delle figure simili rappresentate dai ricercatori di tipo b).
Sulla scorta di questa premessa il Tar Calabrese ha concluso che, rispetto ai colleghi a tempo determinato, trova applicazione nei confronti dei ricercatori confermati con abilitazione scientifica nazionale una disciplina ingiustamente discriminatoria, perché limitativa della chiamata diretta senza ragionevole giustificazione.
L’omogeneità delle situazioni trattate in maniera differente dal Legislatore nelle ipotesi di c.d. chiamata diretta emerge chiaramente dai tratti essenziali che disciplinano le due figure: la disciplina di RTI e di RTD è, infatti, sovrapponibile in punto di reclutamento, di mansioni (consistenti in ricerca, didattica, didattica integrativa e di servizio agli studenti) nonché di impegno nei primi 3 anni, con le 350 ore di didattica proprie del tempo pieno.
Ciò comporta che, rispetto alla finalità di selezionare i professori associati più meritevoli provenienti dall’interno dell’Ateneo, rimane irrazionale il diverso regime previsto dalla Legge Gelmini per le due categorie di ricercatori. In particolare, il Tar recepisce l’esempio proposto nel ricorso, in base al quale potrebbe darsi il caso per cui un ricercatore a tempo indeterminato che abbia conseguito l’A.S.N. di prima fascia potrebbe non essere chiamato neppure nel ruolo dei professori associati, mentre un ricercatore a tempo determinato di tipo B che abbia conseguito la sola A.S.N. di seconda fascia, in servizio nello stesso Ateneo e nello stesso settore concorsuale, avrebbe il diritto di essere valutato per la chiamata come associato alla fine dei tre anni del suo contratto.
Il Tar ha, altresì, ritenuto che la disposizione in esame contrasti anche con l’art. 97 della Costituzione, ed in particolare con il principio del buon andamento.
Sul punto, la Corte Costituzionale, seppur in fattispecie diversa, ha già avuto modo di pronunciarsi, affermando che, sebbene rientri nella discrezionalità del legislatore l’obiettivo di favorire il ricambio generazionale nell’ambito dell’istruzione universitaria, il perseguimento di tale obiettivo deve essere bilanciato con l’esigenza, a sua volta riconducibile al buon andamento dell’amministrazione e perciò nello schema del citato art. 97, di mantenere in servizio docenti in grado di dare un positivo contributo per la particolare esperienza professionale acquisita in determinati o specifici settori ed in funzione dell’efficiente andamento dei servizi.
Adesso la parola passa alla Corte Costituzionale, che dovrà pronunciarsi sulla fondatezza della questione sollevata dal Tar Calabria. Ove la Consulta dovesse dichiarare costituzionalmente illegittima la previsione normativa censurata, si aprirebbe definitivamente la strada verso il riconoscimento della chance a tutti i ricercatori a tempo indeterminato con A.S.N. di poter accedere al ruolo dei professori di seconda fascia, e si porrebbe fine alla intollerabile discriminazione che tale categoria di docenti è venuta a subire per effetto della legge 240/2010, meglio nota come “riforma Gelmini”.
Dopo l’ordinanza del Tar Lazio n. 4336 del 3 aprile scorso, con la quale è stata rinviata alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la questione della compatibilità col diritto europeo della disciplina nazionale sui ricercatori a tempo determinato di tipo A, l’iniziativa dei ricorsi promossa dal CIPUR con l’assistenza dello Studio Legale Grüner Dinelli ha quindi ottenuto un altro importantissimo risultato nella direzione della rottamazione dell’impianto complessivo della (contro)riforma dell’Università attuata con la legge n. 240/2010. È giunto il momento che il Governo ponga rimedio alla ingiustizie generate da questa legge con una riforma complessiva che parta dalla necessità di riconoscere il merito di quanti, in questi anni, hanno continuato nonostante tutto a credere nell’importanza del ruolo dell’università e della ricerca pubblica. Il CIPUR continuerà a battersi per questo con impegno sempre maggiore.

Perugia, 7 maggio 2019

 

 

CIPUR
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