Cari Colleghi,
Vi scrive Leonardo Bosi, professore di ruolo di
II fascia di Fisica Sperimentale al Politecnico
di Milano ed ivi presidente di Sede. Ho preferito
presentarmi immediatamente prima di segnalarVi
la nuova iniziativa del CIPUR che sto seguendo
unitamente a colleghi del Direttivo ed alla Segreteria
Molti di Voi avranno avuto notizia che da tempo
il CIPUR, stava raccogliendo, con pazienza da
certosino, una cospicua documentazione sugli atti
concorsuali del passato (essenzialmente anni ’80
e ’90). Questa opera è stata doverosa
affinché ogni nostra istanza o recriminazione
come pure ogni posizione per il futuro si basasse
su una documentazione certa e non sul “sentito
dire”. Uno degli scopi della nostra Associazione,
della quale ho l’onore di essere stato uno
dei fondatori, è quello della moralizzazione
dell’Università: tale proposito si
affianca a quello, prettamente sindacale, della
salvaguardia dei diritti sia sotto il punto di
vista difensivo sia a livello propositivo (nuove
leggi più favorevoli per le carriere e
per gli stipendi).
Non si può far a meno di constatare che,
salvo casi di carriere “facili” e
spesso abilmente spianate da ostacoli, per lo
più i colleghi parlano di tribolazioni
che hanno dovuto provare nonché di palesi
ingiustizie che hanno dovuto subire. Cosa vuol
dire subire e come ciò si riflette nel
momento conclusivo determinante che è il
concorso? Molti lamentano (con rassegnazione cosiddetta
“cristiana” ma che cristiana non è
perché la religione non predica il fatalismo)
la mortificazione e la constatazione della inanità
degli sforzi e della lotta di fronte a verdetti
predeterminati a prescindere dalla reale validità
dei propri titoli.
Sono ben consapevole che io più che mai
ho subito quanto sopra e non sono riuscito a vincere
un ricorso (relativo al concorso di Fisica Generale
del 1992) pur avendo dimostrato di essere stato
giudicato in meno di un minuto: in tale lasso
di tempo si sarebbe dovuto effettuare l’analisi
comparativa dei miei titoli, delle pubblicazioni,
dei contributi a lavori in comune a commissari
(uno dei quali era il mio relatore di tesi di
laurea) e tutto il lavoro burocratico conseguente
Ciò può essermi dispiaciuto (certamente!)
a livello economico ma fui costretto a portare
avanti tale ricorso per salvare la dignità
mia e della categoria dei professori: come pure
non ho nulla di personale contro i vincitori di
tale concorso (che probabilmente sono anche loro
intervenuti nelle spese processuali e/o di avvocatura)
ma continuo e continuerò a contestare la
Commissione giudicatrice ed avere dei dubbi sulla
capacità dei giudici del ricorso.
È altresì vero che recentemente
un ricorrente di altra disciplina (per altro e
non a caso nostro iscritto) è riuscito
a vincere un ricorso e per di più a far
condannare penalmente dei commissari (nei precedenti
numeri del nostro giornale è stato dato
ampio spazio alla sentenza con dovizia di particolari),
cosicché la nostra Associazione si è
costituita parte civile a difesa del buon nome
della categoria dei professori universitari, svilito
dalle nefandezze perpetrate dai commissari di
tale concorso. Ma io conosco anche bene quanto
ha sofferto tale collega in tanti anni di lotta
per garantire in primo luogo la propria dignità
e poi per poter affermare il Diritto ed ottenere
infine la condanna dell’iniquità.
Cari colleghi, oggi vorrei aprire con Voi questa
tribuna al dibattito, portando allo scoperto tutte
le scorrettezze (è il minimo che si possa
dire) del sistema universitario, a partire dai
concorsi. Io stesso, ad iniziare dai prossimi
numeri, cercherò di far luce su esperienze
personali, con fatti e dati precisi su cui riflettere
con mente serena ed in termini propositivi, ed
incomincerò a trarre conclusioni dalla
ampia documentazione raccolta dal CIPUR sui concorsi.
Il Vostro contributo al dibattito sarà
determinante. Sono ben consapevole che molti sono
rimasti nauseati e non hanno avuto la voglia di
consultare gli atti concorsuali, anche perché
ci sono delle trappole nascoste non note a tutti
(per esempio si deve dichiarare al MURST di “aver
preso solo parziale visione degli atti”,
altrimenti scattano i termini ristretti temporali
prescrittivi per poter poi ricorrere).
Qualcuno potrà dire: il passato è
passato e ci sono ora i nuovi concorsi con le
nuove modalità. Ne abbiamo discusso ampiamente
anche su questo giornale:”valutazioni comparative”
non vorrà forse dire, per inconscia o magari
conscia ironia dell’estensore della legge,
“valutazioni con il compare”?
Ho passione per la critica storica a livello di
hobby. Molti colleghi dicono: cambiano i metodi
di reclutamento ma le ingiustizie permangono ovvero
“la storia si ripete”. Se non erro
tale frase fu detta da Tucidide a proposito della
Guerra del Peloponneso (sostanzialmente: questi
eventi occorreranno in altri tempi ed in altri
luoghi ma con simili modalità). Tale frase
fu base delle congetture di Vico. Ma io preferisco
ricordare Marx, autore molto screditato attualmente
a livello di analisi politica ma sempre valido
a livello di analisi storica: “la storia
si ripete, la prima volta si palesa in maniera
tragica, la seconda in maniera grottesca”.
Il parallelismo non è in questo caso tra
Napoleone I e Napoleone III, ma bensì tra
i vecchi concorsi e gli attuali. Non vorrei fare
tuttavia delle preferenze di tipo politico: al
massimo mi piace ricordare che tale autore (Marx)
era molto simpatico al Governo che fece la legge
sulle “valutazioni comparative”.
Infine mi piace anche ricordare uno slogan degli
studenti del ’68 che potrebbe essere calzante
per noi: “non è che un inizio, la
lotta continua”; a quell’epoca, a
dire il vero, ero già assistente e quindi,
anche in quell’occasione, dalla parte sbagliata.
In conclusione,
il CIPUR, a nome del quale sto scrivendo, è
a Vostra disposizione per aprire un dibattito
su come è stato finora effettuato il reclutamento,
in particolare in base agli atti concorsuali.
E poiché presumibilmente per questo mio
intervento sarò un potenziale bersaglio
di denigrazioni, sarò ben felice di inviare,
a chi me lo chiederà, il mio curriculum
contenenti i titoli e soprattutto le pubblicazioni
ed i riconoscimenti avuti, perché possiate
stimare la valenza scientifica di chi Vi sta scrivendo
e trarre le debite deduzioni.
Leonardo Bosi