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CAMERA DEI DEPUTATI
Resoconto di martedì 25 ottobre
2005
SEDUTA N. 695
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI
La seduta comincia alle 11,35.
Omissis...
Seguito della discussione del disegno di legge: Nuove disposizioni
concernenti i professori e i ricercatori universitari e delega al
Governo per il riordino del reclutamento dei professori universitari
(Approvato dalla Camera e modificato dal Senato) (4735-B)
(ore 11,36).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione
del disegno di legge, già approvato dalla Camera e modificato
dal Senato: Nuove disposizioni concernenti i professori e i ricercatori
universitari e delega al Governo per il riordino del reclutamento
dei professori universitari.
Ricordo che nella seduta del 24 ottobre si è conclusa la
discussione sulle linee generali.
(Esame di questioni pregiudiziali - A.C. 4735-B)
PRESIDENTE. Ricordo che sono state presentate le questioni pregiudiziali
di costituzionalità Castagnetti ed altri n. 1 e Violante
ed altri n. 2 (vedi l'allegato A - A.C. 4735-B sezione 1).
A norma del comma 3 dell'articolo 40 del regolamento, le questioni
pregiudiziali possono essere illustrate per non più di dieci
minuti da uno solo dei proponenti. Potrà, altresì,
intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi per non più
di cinque minuti.
L'onorevole Zaccaria ha facoltà di illustrare la questione
pregiudiziale Castagnetti ed altri n. 1, di cui è cofirmatario.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, discutiamo oggi
della costituzionalità di questo progetto di legge, che interviene
sul tormentato iter della disciplina dello stato giuridico dei professori
universitari e sulle modalità del loro reclutamento.
Credo di conoscere abbastanza bene il mondo dell'università,
per avervi dedicato una parte rilevante della mia vita, e ritengo
che il principio dell'autonomia degli atenei sia uno dei cardini
fondamentali del sistema, una caratteristica connaturata alla natura
stessa del livello di istruzione universitario e della ricerca che
si svolge all'interno dell'università.
Ciò che conta in questa discussione, però, non è
quanto può portare la mia modesta e personale opinione, ma
il portato di secoli di evoluzione in cui, sin dal Medioevo, le
istituzioni universitarie hanno saputo e dovuto ritagliarsi la propria
indipendenza dal potere politico, in ragione della loro stessa sopravvivenza
come enti di studio e di ricerca. Ancor di più, il principio
dell'autonomia dell'università è il caposaldo della
disciplina costituzionale dell'articolo 33.
L'articolo 33, comma 6, della Costituzione,
infatti, riconosce l'autonomia delle università e ne inquadra
il diritto di darsi ordinamenti autonomi, nei limiti peraltro stabiliti
dalle leggi dello Stato. È qui che si ravvisa il palese contrasto
con il testo proposto dalla maggioranza, ed è per questa
ragione che chiediamo di non procedere ulteriormente all'esame del
provvedimento: per questi palesi vizi di costituzionalità
sui quali cercherò di soffermarmi.
Non è un caso, del resto, che il Comitato
pareri della Commissione affari costituzionali aveva espresso all'unanimità
una esplicita condizione per il parere favorevole sulla soppressione
del comma 1, salvo poi rivederlo a maggioranza nel pomeriggio della
stessa giornata.
L'articolo 1, comma 1, del progetto di legge in discussione dispone
che la gestione dell'università sia ispirata ai principi
di autonomia e responsabilità; ma si prevede, al contempo,
che tutto ciò avvenga nel quadro degli indirizzi fissati
con decreto dal ministro dell'istruzione dell'università
e della ricerca.
I profili che credo opportuno analizzare sono inizialmente due.
Innanzitutto, come ricordato ieri nel corso della discussione sulle
linee generali da parte dell'onorevole Tocci, vi è la violazione
della riserva di legge prevista dall'articolo 33, comma 6, della
Costituzione da parte del richiamato articolo 1, comma 1, del progetto
di legge, così come novellato al Senato. Si dispone, in questo
modo, il salto di un livello normativo, assegnando ad una fonte
ministeriale ciò che la Costituzione demanda espressamente
alla fonte legislativa.
Inoltre, non sono in alcun modo previsti dalla legge principi e
criteri per l'esercizio di tale potere da parte del ministro, recuperando
- anche se solo parzialmente - una riserva di legge relativa o,
comunque, una riconduzione del nuovo potere ministeriale all'interno
dei canoni del principio di legalità.
Si ricorda che questo comma è stato introdotto al Senato,
dove, ancora una volta, si è proceduto alla posizione della
questione di fiducia sul maxiemendamento completamente sostitutivo
dell'articolato.
Sotto il secondo profilo, credo sia necessario richiamare la contraddittorietà
riscontrabile all'interno della disciplina proposta da questo testo
in merito alla considerazione del parametro costituzionale
dell'autonomia. Ciò è evidente se si analizzano congiuntamente
i commi 1 e 5 dell'articolo 1. Mentre nel comma 1 si circoscrive
l'autonomia universitaria nell'ambito delle linee di indirizzo fissate
dal ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca,
al comma 5, in tema di delega al Governo per la disciplina del reclutamento
dei professori universitari, si indica espressamente il doveroso
rispetto dell'autonomia delle istituzioni universitarie. Perché
tale contraddizione? Queste riflessioni saranno ribadite ulteriormente
sotto il profilo della copertura finanziaria.
Ritengo sia molto più facile difendere l'autonomia come mero
canone di riferimento, piuttosto che attuarla nei fatti. Si cita
l'autonomia, ma non la si pratica, lasciando alle università
la possibilità di darsi effettivi ordinamenti autonomi. Si
noti il fatto - non credo si tratti di una semplice dimenticanza
di forma - che il richiamo all'autonomia non è inserito tra
i principi e i criteri direttivi veri e propri della delega.
Il testo di cui stiamo discutendo, inoltre, pone problematiche che
anche la Corte costituzionale ha già avuto modo di affrontare
con la sentenza n. 383 del 1998, citata nel testo della questione
pregiudiziale. In quel caso, il giudice delle leggi aveva sottolineato,
proprio in materia di autonomia delle istituzioni universitarie,
come la volontà del legislatore di istituire un potere ministeriale
svincolato da adeguati criteri di esercizio configurerebbe una palese
- sottolineo: palese - violazione della riserva di legge prevista
dalla Costituzione.
Per quanto riguarda la questione sollevata sulla copertura finanziaria
del provvedimento, credo sia necessario richiamare il dibattito
avvenuto già in prima lettura alla Camera. In quella circostanza,
infatti, la risposta fu elusiva e, con un escamotage più
formale che sostanziale, si è determinata soltanto una riduzione
delle supplenze ed un aumento del carico per i docenti già
esistenti per bilanciare i nuovi costi: con una mano si dà
e con l'altra si prende.
Entrando nel merito del provvedimento, le modifiche apportate dal
Senato hanno rafforzato le contraddizioni interne a questo testo.
Da un lato, si restringe l'autonomia universitaria, rendendo preponderante
il potere del ministro, come si è descritto in precedenza,
mentre, dall'altro, si esonera lo Stato da qualsiasi intervento
finanziario - questo è l'aspetto decisamente più grave
-, accollando tutti gli oneri economici sopravvenuti alle università.
Anche questo è un bel modo di intendere l'autonomia.
Tutto ciò costituisce un paradosso. Si vincolano gli atenei
ad indirizzi eterodeterminati e, allo stesso tempo, li si obbligano
a trovare le risorse per adempiere a tali funzioni.
Se non fossero in gioco canoni costituzionali, si potrebbe parlare
della «sublimazione dell'ipocrisia». È il caso,
ad esempio, dell'articolo 1, comma 5, lettera a), punto 3), in base
al quale tutti gli oneri relativi a ciascuna commissione di valutazione
sono posti a carico dell'ateneo ove sia espletata la procedura.
Oppure, cito i commi 8 e 9 in tema di copertura dei posti di professore
ordinario e associato, per i quali si procede nell'ambito delle
relative disponibilità di bilancio delle università
e previa attestazione della sussistenza di adeguate risorse nei
rispettivi bilanci.
Anche qui è molto facile fare riforme a carico di altri soggetti.
Questo è il motivo conduttore di molte leggi. Si attribuiscono
compiti agli enti locali e non si danno loro le risorse o si tolgono.
Si dice: facciano le università, ma noi si danno le risorse
o si tagliano.
Si potrebbero citare anche altre disposizioni relative alla copertura
dei costi per le future chiamate degli idonei, ai maggiori costi
derivanti dalle diverse ipotesi di conferimento di incarichi di
insegnamento o alle diverse tipologie previste per i contratti di
ricerca e di docenza. Certo, a fronte di tali norme la formula di
rito secondo cui «dall'attuazione delle disposizioni della
presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica» sembra essere, a dir poco, pilatesca. Altro
che finanza creativa, signor Presidente! In questo caso stiamo superando
noi stessi perché immaginiamo di coprire facendo riferimento
ad altri enti. Ci manca poco che, tra qualche anno, copriremo facendo
riferimento al bilancio di Stati esteri.
In altre parole, lo Stato decide di dettare regole senza curarsi
minimamente di come provvedere all'attuazione delle stesse scaricando
sull'università la responsabilità in merito all'adempimento.
Tale situazione è tanto più vera se si considera la
lettera del citato comma 1, dopo le modifiche del Senato, in base
al quale gli indirizzi ministeriali da emanare con decreto andranno
ad incidere sulla gestione dell'università. Anche volendo
interpretare in senso restrittivo il termine «gestione dell'università»
lo si deve intendere in una dimensione prettamente economica, per
cui è innegabile che la dimensione organizzativa implichi
conseguenze anche di natura finanziaria.
Una notazione ulteriore riguarda la circostanza secondo cui l'accuratezza
nel definire una riforma così ampia dello stato giuridico
e del reclutamento dei docenti prevedendo che non scaturiscano nuovi
oneri sia totalmente strumentale. Infatti, si ravvisa in tutto questo
non un tentativo, seppur contraddittorio, di riconoscimento dell'autonomia
dell'università almeno dal punto di vista finanziario, ma
del fatto che si voglia ad ogni costo approvare ora questa legge
in piena sessione di bilancio. Sul tema i regolamenti di Camera
e Senato (articoli 119, comma 4, e 126, comma 11) sono chiari: non
è possibile approvare provvedimenti che comportano nuovi
e maggiori oneri per lo Stato mentre è in discussione il
disegno di legge finanziaria.
PRESIDENTE. Onorevole Zaccaria...
ROBERTO ZACCARIA. Ho concluso, signor Presidente.
Dunque, anche questo rinvio alla finanziaria, diretto o indiretto,
per la copertura è una sostanziale elusione dell'articolo
81 della Costituzione, è una sorta di gioco delle tre carte:
è già successo l'anno passato e poi è stato
recuperato in extremis. Il rinvio delle leggi per mancato rispetto
dell'articolo 81 è uno dei motivi classici del rinvio presidenziale.
Anche il Presidente Ciampi ha rinviato per tale motivo. Vi esorto
in maniera accorata a non giocare con il fuoco su questo argomento
(Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. L'onorevole Amici ha facoltà di
illustrare la questione pregiudiziale Violante n. 2, di cui è
cofirmataria.
SESA AMICI. Signor Presidente, già il collega
Zaccaria nel suo intervento ha svolto una serie di considerazioni
riguardanti gli aspetti di legittimità costituzionale del
disegno di legge al nostro esame. Prima di entrare nel merito dei
motivi che determinano la nostra richiesta di non procedere all'esame
del provvedimento rilevando i suoi punti di incostituzionalità,
parto da una premessa. Mi riferisco al fatto che il Comitato pareri
aveva posto una condizione al primo articolo del disegno di legge.
La stessa Commissione, in seduta plenaria, ha poi cambiato il parere
da «condizione» ad «osservazione». Del resto,
se si legge esattamente il testo della motivazione, quegli elementi
di contenuto rimangono, al punto che si invitava la Commissione
di merito a verificare la congruità del testo con i principi
dell'articolo 33 della Costituzione, cosa che la Commissione di
merito si è guardata bene dall'esaminare. Anche ciò
è indicativo di un metodo di procedere di fronte a pareri
che pongono condizioni od osservazioni, per i quali non si ha alcun
tipo rispetto dialettico o capacità di ragionamento.
Il disegno di legge, all'articolo 1, comma 1, dispone che la gestione
dell'università si ispira ai principi di autonomia e di responsabilità
nel quadro degli indirizzi fissati con decreto del ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca. L'articolo 33 della nostra
Costituzione, al sesto comma, sancisce formalmente che le istituzioni
di alta cultura, università ed accademie hanno il diritto
di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello
Stato.
È poi intervenuta la sentenza della Corte costituzionale
n. 383 del novembre 1998, che ha previsto una importante innovazione
rispetto ad un fatto di giurisprudenza. Ritengo, tuttavia, che tale
sentenza debba essere letta nella sua interezza, in quanto riserva
alla legge la fissazione dei limiti dell'autonomia ordinamentale
e organizzativa delle università, pur non escludendo la possibilità
che la legge, ove non disponga essa stessa direttamente ed esaustivamente,
preveda l'intervento normativo dell'esecutivo, sempre che l'attività
normativa secondaria sia limitata alla specificazione concreta della
disciplina legislativa e purché ne siano precisate e circoscritte
le condizioni di esercizio o dalla stessa disposizione di legge
che riconosce il potere normativo al ministro, ovvero da altre determinazioni
legislative che lo circoscrivano, ricavabili anche con riferimento
all'ordinamento nel suo insieme. In ciò si ravvisa quella
articolazione tra norme primarie e secondarie prima evidenziata
dal collega Zaccaria.
In materia di autonomia delle università, le uniche norme
rinvenibili nel nostro ordinamento dispongono: all'articolo 6, comma
1, della legge 9 maggio 1989, n. 168, che «le università
sono dotate di personalità giuridica e, in attuazione dell'articolo
33 della Costituzione, hanno autonomia didattica, scientifica, organizzativa,
finanziaria e contabile; esse si danno ordinamenti autonomi con
propri statuti e regolamenti»; all'articolo 6, comma 2, della
stessa legge n. 168, che «nel rispetto dei principi di autonomia
stabiliti dall'articolo 33 della Costituzione e specificati dalla
legge, le università sono disciplinate, oltre che dai rispettivi
statuti e regolamenti, esclusivamente da norme legislative che vi
operino espresso riferimento»; all'articolo 1, comma 2, della
medesima legge n. 168, che il ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca «dà attuazione all'indirizzo e al coordinamento
nei confronti delle università e degli enti ricerca, nel
rispetto dei principi di autonomia stabiliti dall'articolo 33 della
Costituzione e specificati dalla legge e dalle disposizioni di cui
alla legge 23 agosto 1988, n. 400».
Proprio alla luce di tali richiami è evidente che il potere
di indirizzo del ministro nei confronti delle università
è legittimamente esercitabile, in conformità anche
all'esplicito enunciato dell'articolo 1, comma 2, della legge n.
168, soltanto nel rispetto dei principi di autonomia stabiliti dall'articolo
33 della Costituzione. Pertanto, è costituzionalmente illegittima,
alla luce della richiamata giurisprudenza della Corte costituzionale,
la previsione dell'articolo 1, comma 1, del provvedimento in esame
che attribuisce al ministro un generale ed indeterminato potere
di indirizzo in ordine alla gestione delle università, senza
che la norma stessa ne definisca i contenuti sostanziali e le condizioni
di esercizio e posto che tali contenuti e tali condizioni non sono
ricavabili né da altre disposizioni di legge, né dall'insieme
dell'ordinamento.
Siamo dunque di fronte ad un intervento incostituzionale, visto
che nel provvedimento in esame non sono fissati gli indirizzi entro
i quali potranno essere emanati i successivi decreti. Tutto ciò,
unito a quanto avvenuto in sede di Commissione affari costituzionali,
testimoniano la giustezza della nostra tesi.
Siamo di fronte ad un disegno di legge che forza questi contenuti
e, proprio per tale motivo, chiediamo all'Assemblea di non procedere
all'esame del provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pisicchio.
Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente, intendo aderire
pienamente alle pregiudiziali di costituzionalità testé
illustrate.
Intanto, vorrei fare riferimento al contenuto specifico delle pregiudiziali,
cioè all'evidente e rumoroso contrasto con l'articolo 33
della Costituzione, ultimo comma, relativo all'autonomia statutaria
e alla capacità di autodeterminazione delle università
italiane, nonché ai profili che saranno affrontati nel momento
in cui si entrerà nel merito dei singoli articoli.
Infatti, onorevoli colleghi della maggioranza, la filosofia complessiva
che ispira questo provvedimento è assolutamente inaccettabile.
Essa tende a realizzare una sorta di precarizzazione della docenza
che si riverbera anche sulla mancanza di dati concreti sugli aspetti
stipendiali e sulle risorse con le quali affrontare la dimensione
della docenza in una situazione di normalità della nostra
università.
Si tratta di due profili fondamentali, mentre il provvedimento sembra
costruito ed immaginato da chi è al di fuori della realtà
universitaria e perciò disegna un quadro di riferimento astratto,
che non tiene conto in alcun modo del concreto svolgimento dell'attività
didattica, formativa e di ricerca. Inoltre, non si tiene conto neppure
della necessaria autonomia universitaria, che va salvaguardata in
Italia coerentemente al dettato costituzionale.
Per tali ragioni il gruppo Misto-Popolari-Udeur voterà convintamente
in senso favorevole alle pregiudiziali presentate (Applausi dei
deputati del gruppo Misto-Popolari-UDEUR).
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 12,00).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo
votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo
momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti
dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Si riprende la discussione
(Ripresa esame di questioni pregiudiziali - A.C. 4735-B)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Palma. Ne ha facoltà.
NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, evidentemente soffermerò
la mia attenzione solo sulla seconda delle questioni pregiudiziali,
in quanto la prima, attinente a problemi di copertura di spesa,
è ampiamente superata dalle determinazioni della Commissione
bilancio.
Il problema che viene avanzato è estremamente semplice: si
assume che la disposizione dell'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo
1 - secondo la quale il ministro dell'istruzione fissa gli indirizzi
all'interno dei quali si deve muovere l'autonomia universitaria
- è in contrasto con l'articolo 33 della Costituzione, ultimo
comma, che prevede per l'appunto che le istituzioni di alta cultura
(università e accademie) hanno il diritto di darsi ordinamenti
autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
Orbene, se il problema è questo, la questione pregiudiziale
sollevata dall'opposizione è completamente infondata per
diverse ragioni. Intanto, la disposizione di cui all'ultimo comma
dell'articolo 33 della Costituzione prevede una riserva che, per
costante dottrina ed anche per costante giurisprudenza della Suprema
Corte, è riserva relativa di legge e non assoluta. Questo
comporta che legislatore primario può tranquillamente delegare
a quello secondario la normazione di dettaglio. In tal senso, la
Corte costituzionale in termini estremamente chiari nelle sentenze
n. 34 del 1986 e n. 383 del 1998 ha affermato la natura relativa
della riserva di legge in questione.
Venendo al punto specifico, mi meraviglio della parte argomentativa
posta a sostegno della questione pregiudiziale perché essa
è già ampiamente superata dalla citata sentenza n.
383.
Tale sentenza afferma, come è noto, che è legittimo
sotto il profilo costituzionale delegare al ministro l'attuazione
dei principi, a patto che il ministro si muova all'interno di un
quadro di indirizzo ricavabile dall'ordinamento. Ricavabile, dunque,
non dalla stessa disposizione che delega al ministro il potere di
normazione, ma ricavabile...
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Palma. Vorrei
pregare i colleghi che stanno nell'emiciclo di sgombrarlo e di sedersi,
se possibile...grazie!
Prego, onorevole Palma.
NITTO FRANCESCO PALMA. Infatti, la sentenza citata
afferma in termini estremamente chiari: «tali determinazioni
(...) possono essere ricavate, e così le esigenze della riserva
di legge possono essere soddisfatte, con riferimento all'ordinamento
nel suo insieme e non devono necessariamente essere contenute nella
disposizione specifica istitutiva del potere dell'amministrazione».
Così stando le cose, è chiaro come la questione pregiudiziale
sia assolutamente infondata. Dispiace il fatto che l'opposizione
dovrebbe conoscere la sentenza n. 383 del 1998, in quanto essa è
stata pronunciata con riferimento a questioni di legittimità
costituzionale relative all'articolo 17, comma 116, della legge
15 maggio 1997, n.127, vale a dire una legge varata dal Parlamento
quando il Governo era presieduto dal Presidente Prodi e che, per
l'appunto, delegava al ministro la facoltà di stabilire i
tetti di accesso degli studenti all'università. Credo che
al riguardo valga il detto per cui non vi è persona più
sorda di chi non vuole sentire (Applausi dei deputati del gruppo
di Forza Italia).
PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la
votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Nessun altro chiedendo di parlare, al fine di consentire l'ulteriore
decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta,
che riprenderà alle 12,20.
La seduta, sospesa alle 12,05, è ripresa alle
12,20.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dobbiamo votare le questioni pregiudiziali;
vi prego pertanto di prendere posto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sulle questioni pregiudiziali nn. 1 e 2.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 465
Maggioranza 233
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 279).
Ricordo che sono state testé respinte le questioni pregiudiziali
di costituzionalità Castagnetti ed altri n. 1 e Violante
ed altri n. 2.
(Esame dell'articolo unico - A.C. 4765-B)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di
legge, nel testo modificato dal Senato, e delle proposte emendative
ad esso presentate ((vedi l'allegato A - A.C. 4765-B sezione 4).
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio)
hanno espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 4765-B
sezioni 2 e 3).
Ricordo che non sono pubblicati nel fascicolo, a norma dell'articolo
70, comma 2, del regolamento, gli emendamenti presentati direttamente
in Assemblea non riferiti a parti modificate dal Senato.
Informo, inoltre, l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti
presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del
regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi
o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo,
ferma restando l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni
e delle votazioni a scalare.
A tal fine, i gruppi dei Democratici di Sinistra, della Margherita
e di Rifondazione comunista sono stati invitati a segnalare gli
emendamenti da porre comunque in votazione.
Avverto, peraltro, che la Presidenza applicherà l'articolo
85-bis del regolamento, in via equitativa consentendo - in particolare
- la votazione di un numero di emendamenti pari al doppio di quelli
previsti dalla richiamata norma regolamentare.
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il
parere della Commissione.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione
esprime parere contrario su tutte le proposte emendative presentate
(Commenti).
PRESIDENTE. Il Governo?
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme
a quello del relatore.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gambale 1.60.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, signor ministro,
onorevoli colleghi, oggi non è un bel giorno per le università
del nostro paese (Commenti).
Con la forza dei numeri, con un percorso parlamentare alquanto accidentato
e rifiutando un vero confronto con il mondo dell'università
e con le forze di opposizione, sia in questo ramo del Parlamento
sia al Senato, state per approvare una riforma che non si può
definire tale, che non è neanche una piccola riformetta del
sistema universitario del nostro paese.
Signor ministro, immagino che lei, insieme al Presidente del Consiglio
dei ministri, oggi presente in aula, si appresterà nei prossimi
giorni a tenere una conferenza stampa con cui presenterete questa
riforma del sistema universitario. Ma di riforma non si tratta e
i vostri inganni verranno svelati. Quello in discussione è
un pessimo provvedimento, dannoso e nocivo per la nostra università.
Che si tratti di un pessimo provvedimento lo dimostra del resto
la presenza in aula di un gran numero di esponenti del Governo,
cosa questa avvenuta ogni qual volta il Parlamento è stato
chiamato ad approvare pessime leggi, leggi-vergogna, leggi contro
i cittadini italiani e volte a demolire i sistemi di autonomia dei
vari settori del nostro paese.
Oggi, con questo provvedimento si lede fortemente il sistema di
autonomia dell'università e si vogliono approvare delle norme,
a nostro parere, confuse, rabberciate e irrazionali, perfino incostituzionali
come abbiamo cercato di dimostrare con le questioni pregiudiziali
di costituzionalità presentate.
Quello al nostro esame è un provvedimento senza copertura
finanziaria che finisce per arrecare un ulteriore danno alle università,
le quali si troveranno a dover affrontare maggiori oneri che, anche
in questo caso, violano l'autonomia dell'università e la
Costituzione (l'articolo 81).
Signor ministro, lei probabilmente si candiderà alla carica
di sindaco di Milano, però, va detto che nel corso di questi
cinque anni, in cui ella ha diretto il Ministero dell'istruzione,
dell'università e della ricerca, non è stata capace
di affrontare in modo serio i nodi veri e irrisolti del nostro sistema
universitario. Non ha prodotto nulla; al contrario, ha prodotto
una dequalificazione del sistema universitario, una contrazione
delle risorse, il blocco per anni delle assunzioni ed ha penalizzato
l'autonomia delle università.
Signor ministro, lei è riuscita in un unico obiettivo, quello
cioè di alleare tutto il mondo dell'università contro
di lei e contro questa riforma. Non le dicono nulla le proteste
dei rettori delle università, i documenti approvati all'unanimità,
i pronunciamenti di senati accademici, le mobilitazioni e manifestazioni
in corso da mesi in tutto il paese? Anche oggi, con una grande manifestazione,
qui a Roma, migliaia di persone protestano sostenendo che questa
riforma non va bene, che non deve essere approvata e che questo
provvedimento va ripensato radicalmente. E ciò, badate, viene
richiesto non per tutelare interessi corporativi e particolari,
ma a difesa di una grande idea che vede l'università come
il settore strategico fondamentale su cui investire per il futuro
economico, sociale e civile del nostro paese. Questo è il
senso delle manifestazioni che si stanno svolgendo, e questo è
il senso anche della manifestazione odierna. A queste mobilitazioni
voi rispondete con la solita sordità, con la solita chiusura,
incapaci come siete di affrontare in maniera seria i temi irrisolti
dell'università italiana i quali richiedevano che l'intero
Parlamento avesse prestato su di essi un'attenzione importante.
Noi abbiamo sempre sostenuto che una riforma del sistema universitario
era necessaria ed urgente, ma quella da voi proposta non va bene.
Abbiamo sempre detto che era necessario concedere un riconoscimento
ai 20 mila ricercatori senza stato giuridico, voi, invece, con questa
riforma, li umiliate. Abbiamo sempre detto che l'invecchiamento
del corpo docente delle nostre università andava affrontato
con l'immissione di giovani studiosi da avviare alla ricerca e alla
didattica, voi, invece, «tagliate fuori» i giovani e,
così facendo, finirete per fare morire di vecchiaia la nostra
università. Abbiamo sostenuto anche che era necessario definire
sia i diritti e i doveri dei docenti con un nuovo stato giuridico
sia definire un adeguato sistema di valutazione dei docenti e degli
atenei. Di tutto ciò non c'è traccia nel provvedimento,
e questo ci fa capire che siamo di fronte ad un pessimo provvedimento,
ad una «riformetta» inutile e dannosa che arrecherà
ulteriori danni e sulla quale noi dovremo sicuramente intervenire.
Noi continueremo a farlo fin d'ora, nel prosieguo dell'esame del
provvedimento, con ulteriori interventi (Applausi dei deputati dei
gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, colleghe e colleghi,
signori rappresentanti del Governo, signora ministra, le modalità
di reclutamento della docenza, l'organizzazione delle carriere,
le definizioni dei diritti e dei doveri dei professori e di chi
fa ricerca e lavora nelle università costituiscono fattori
cruciali per il funzionamento e la qualità del sistema universitario:
sul versante simbolico, essi contribuiscono a definire l'ethos professionale
degli universitari e a legittimare o delegittimare il loro status
nei confronti della società tutta; sul versante organizzativo
e funzionale, influiscono sul prevalere delle buone o delle cattive
pratiche della governance e sulla stessa qualità dei processi
di riproduzione delle specifiche comunità scientifiche e
disciplinari.
Nel provvedimento in esame - che ha ricevuto giudizi negativi in
tutte le audizioni effettuate dalla Camera e dal Senato, esclusi
quelli di uno o due gruppi che rappresentavano specifici settori
beneficiari di riserve nei concorsi - non c'è il merito,
non c'è la qualità, non c'è l'autonomia delle
università, non c'è il ringiovanimento della docenza,
non c'è la celerità dei concorsi: non c'è quello
che il sistema universitario richiede e che il ministro, in tutte
le interviste rilasciate alle televisioni ed ai giornali, asserisce
di avere assicurato con il provvedimento medesimo.
Non c'è il merito perché ci sono le riserve di anzianità.
Abbiamo già valutato che una buona parte dei docenti associati,
che ha i titoli per partecipare per merito ai concorsi universitari
possono essere superati in virtù dei criteri di anzianità
e delle riserve che avete proposto. Lo stesso vale per i ricercatori
che faranno domanda per diventare associati.
Non c'è il merito perché non c'è la valutazione
delle persone rispetto alla didattica ed alla ricerca. Non c'è
il merito perché non c'è integrazione valutata tra
ricerca e didattica. Non c'è la qualità perché
non c'è la valutazione delle strutture e non c'è la
valutazione indipendente degli atenei. Noi crediamo che il comitato
nazionale per la valutazione ed il comitato nazionale per la ricerca
abbiano svolto un buon lavoro, ma abbiamo chiesto un'agenzia indipendente
per la valutazione (indipendente sia dal sistema accademico sia
dal ministero), che è stata dapprima votata anche dall'Assemblea
e, successivamente, rifiutata dal Governo mediante gli emendamenti
presentati al Senato.
Non c'è l'autonomia, non soltanto perché è
negata nel comma di cui chiediamo la soppressione, ma anche perché,
come ha sottolineato ieri l'onorevole Aprea, le università,
di fatto, saranno obbligate a chiamare gli idonei: non si faranno
nuovi concorsi finché tutti gli idonei, anche per anzianità
e non per merito, non saranno stati chiamati!
Non c'è il ringiovanimento della docenza, innanzitutto perché
ci sono le riserve per gli anziani, ma anche perché non si
riconosce il dottorato di ricerca come titolo necessario per accedere
all'insegnamento universitario e, anzi, lo si è messo in
concorrenza con qualsiasi profilo professionale di sostegno al lavoro
scientifico della docenza già utilizzato nelle università.
Molti tecnici di laboratorio potranno diventare professori universitari.
Costoro stanno facendo bene il loro lavoro ma, anche se non hanno
i titoli scientifici, potranno superare i dottori di ricerca, i
quali si sono sacrificati fino a circa trent'anni in un durissimo
training di studio. Così gli assegnisti di ricerca, ai quali
non avete voluto riconoscere la trasformazione dell'assegno in contratto
a tempo determinato.
Come ho già detto, non c'è celerità nei concorsi.
Quindi, i colleghi universitari che giudicano con favore il ricorso
ad un concorso nazionale sappiano che l'idoneità di cui al
disegno di legge ...
PRESIDENTE. Onorevole Bimbi ...
FRANCA BIMBI. ... non garantisce né trasparenza
né merito. Credo sia stato detto abbastanza. Pensiamo, dunque,
che le nostre proposte per il ringiovanimento degli atenei, per
sostenere il merito dei giovani e la qualità della ricerca
e della didattica siano state completamente disattese dal disegno
di legge del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita,
DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Gambale 1.60, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato sì 163
Hanno votato no 263).
Prendo atto che gli onorevoli Campa e Zanetta non sono riusciti
ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Tocci 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, prendo spunto
dall'emendamento Tocci 1.1 per approfondire alcune delle questioni
riguardanti il provvedimento in esame, che giudichiamo grave e negativo
per l'università del nostro paese.
Il collega Tocci, in sede di discussione sulle linee generali, ha
posto in evidenza, in maniera puntuale, quali siano gli inganni
contenuti in questo provvedimento. Attraverso le osservazioni che
svilupperemo oggi e nei prossimi giorni, vorremmo dimostrare che
quello che userete per valorizzare questa «pseudoriforma»
è uno spot destinato a non produrre alcun risultato, anzi,
a diventare un vero e proprio flop nei confronti, non solo delle
università, ma anche di altri settori del nostro paese.
Signor ministro, lei spesso parla di merito e di eccellenza da valorizzare
secondo il principio dell'autonomia e della competizione tra le
università e nelle università. Ebbene, in questo provvedimento
di merito non se ne parla. Si tratta di una grande ope legis. Nel
testo, vi è la previsione del principio di anzianità
dei concorsi e nei concorsi, altro che merito! Vi è persino
la riserva verso alcuni microinteressi, verso alcune categorie puntualmente
elencate. Su questo ha svolto un lavoro magistrale l'onorevole Mario
Pepe, che si è occupato in maniera particolare di questi
microinteressi. Il merito non c'è! Non parlatene, quindi!
Sono tutelati, invece, gli interessi corporativi e viene premiata
l'anzianità.
Lei, signor ministro, in più di un'occasione, ha parlato
di un nuovo ingresso dei giovani. Bene, queste porte aperte per
i giovani non ci sono! Per i giovani è previsto un percorso
lunghissimo, non retribuito, di assoluto precariato, che li porterà
ad entrare nell'università ad un'età avanzata, a raggiungere
un determinato ruolo all'età di cinquant'anni, ossia alla
stessa età degli attuali ricercatori.
Lei, signor ministro, sostiene di fare largo ai giovani, ma le vorrei
ricordare che il presidente della conferenza dei rettori, nel corso
dell'audizione in Commissione cultura, ha dichiarato (il verbale
lo dimostra) che questo provvedimento taglia fuori i giovani dalle
università.
Non possiamo crederle, dunque! Crediamo a chi nelle università
svolge un ruolo di coordinamento. Non possiamo prendere per buone
le sue parole, che, del resto, sono smentite in maniera puntuale
da questo provvedimento.
Lei, signor ministro, in più di un'occasione, ha parlato
della necessità di valorizzare i ricercatori. Questo è
stato il punto più dibattuto nell'intera gestazione del disegno
di legge. Abbiamo proposto la terza fascia per i docenti universitari
e per i ricercatori, per risolvere, in maniera definitiva, un problema
che va avanti da più di 25 anni. Abbiamo chiesto di risolvere
questo problema, affinché ciò fosse propedeutico ad
una riforma complessiva dello stato giuridico dei docenti! C'era
un accordo tra le forze maggioranza e le forze di opposizione!
Non si è fatto perché è intervenuto lei con
questo provvedimento, che porta i ricercatori ad esaurimento e che
di fatto li umilia tentando di premiarli con il titolo di «professore
aggregato» che è una specie di presa in giro. Anche
su questo cito il presidente della CRUI, il quale afferma: questa
legge non risolve il problema dello stato giuridico degli attuali
ricercatori, gli è stato dato solamente un titolo, suona
come una beffa. Signor ministro, lei dovrebbe innanzitutto convincere
in primo luogo chi governa le nostre università, noi non
pretendiamo che riesca a convincere noi!
Lei ci ha detto che i concorsi ritorneranno ad essere nazionali,
ma di questo - concludo, Presidente - non vi è traccia, mentre
vi è una cosa molto diversa, e cioè l'idoneità
nazionale per il doppio dei posti disponibili e il fatto che i concorsi
continueranno ad essere locali: lei produrrà solamente l'effetto
di bloccare i concorsi e quindi di impedire quel rinnovamento delle
nostre università di cui ci sarebbe bisogno.
Questi e molti altri che vedremo in seguito sono gli inganni di
questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Tocci 1.1, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 451
Votanti 450
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato sì 174
Hanno votato no 276).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento
elettronico, sull'emendamento Rusconi 1.61, non accettato dalla
Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 451
Maggioranza 226
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 276).
Prendo atto che l'onorevole Crisci non è riuscito ad esprimere
il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Colasio 1.63, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 445
Maggioranza 223
Hanno votato sì 171
Hanno votato no 274).
Prendo atto che l'onorevole Crisci non è riuscito ad esprimere
il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 1.2, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 453
Maggioranza 227
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 276).
Prendo atto che l'onorevole Crisci non è riuscito ad esprimere
il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini.
Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, approfitto
dell'autorevole presenza del Presidente del Consiglio ai nostri
lavori per invitarlo a votare il presente nostro emendamento, poiché
esso è costruttivo e propositivo, così come molti
di quelli che abbiamo presentato nel corso dei lavori.
Abbiamo presentato emendamenti che istituivano la terza fascia della
funzione docente, riconoscendo il lavoro svolto dai ricercatori;
abbiamo proposto l'istituzione di una Authority, unica garanzia
di un sistema di valutazione autonomo e in grado di definire i livelli
di efficacia e di competitività del sistema universitario,
come anche la presentazione di un piano straordinario per l'immissione
di giovani talenti all'interno dell'università.
Presidente del Consiglio, lei dice sempre che l'opposizione non
fa proposte: ne abbiamo fatte, ma voi non ci ascoltate; non siete
riusciti ad entrare in una relazione dialettica e riflessiva con
le nostre proposte.
Vorrei spiegare il senso dell'emendamento 1.3 a mia prima firma
per dimostrarle la capacità di proposte ed anche la generosità
dell'opposizione. Infatti, nonostante il voto da voi già
espresso sulla pregiudiziale di costituzionalità, questo
provvedimento è ancora a rischio di costituzionalità,
come ci dicono tutti e due i pareri della Commissione affari costituzionali,
che dapprima avevano dichiarato incostituzionale l'articolo 1 e
che poi hanno ribadito che della costituzionalità avrebbe
dovuto decidere la Commissione cultura, scaricando su di essa e
su una sua ulteriore decisione la «patata bollente».
Certo, voi avete i numeri e con la legge dei numeri oggi avete votato
a favore della costituzionalità, ma non avete ragione e questa
arroganza vi si ritorcerà contro, a meno che non vi rendiate
conto che, approvando l'emendamento, andreste incontro alle osservazioni
fatte dal collega Nitto Palma sulla questione della legge n. 393.
È vero che, in quella sentenza, si stabilisce che non vi
sia bisogno di disposizioni specificamente recate al riguardo dall'articolato
della delega ma il fatto, collega Palma, è che tali disposizioni
specifiche che disciplinino l'autonomia dell'università ed
il potere di indirizzo del Ministero non si evincono da alcuna parte
dell'ordinamento.
Dunque, con questa nostra proposta emendativa, si vuole indicare
che può essere previsto non tanto un potere di indirizzo
del Governo quanto la sua capacità di definire gli obiettivi
strategici attraverso un piano triennale, ovviamente, sentendo tutte
le forze, le competenze, il CUN, la conferenza dei rettori e quant'altro.
Quindi, se volete, potete proseguire sulla vostra strada ma sapendo
che «sbandiererete» oggi il risultato ottenuto con l'approvazione
del provvedimento dichiarando a mo' di puro titolo «abbiamo
fatto la riforma», un titolo che non varrà nulla domani,
perché il testo rimane incostituzionale. Altrimenti, fermatevi,
riflettete, approvate la proposta emendativa in esame e, da tale
vostro atto, si riaprirà anche il discorso sul merito di
questo provvedimento, del tutto inadeguato per risolvere le questioni
dell'università italiana (Applausi dei deputati del gruppo
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Grignaffini 1.3, non accettato dalla Commissione
né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 448
Maggioranza 225
Hanno votato sì 177
Hanno votato no 271).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Capitelli 1.5 .
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto
l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Intervengo nello stesso spirito della
collega Grignaffini intervenuta sul precedente emendamento; in tal
caso, con il semplice inserimento della parola «costituzionali»
cercavamo di correggere una situazione veramente incresciosa che
continua a caratterizzare questo disegno di legge. Per quanto, ieri
ed oggi, il sottosegretario Aprea, e chi è intervenuto contro
la pregiudiziale di costituzionalità, abbiano cercato di
convincere l'Assemblea sull'inesistenza di motivi di incostituzionalità,
questi ultimi rimangono proprio perché il riferimento diretto
agli «indirizzi fissati con decreto del Ministro dell'istruzione»
confligge col fatto che l'autonomia universitaria può essere
esplicitata esclusivamente attraverso strumenti di legge, e non
direttamente attraverso indirizzi ministeriali.
D'altra parte, è vero che, durante la prima lettura, il testo
approvato dalla Commissione di merito in sede referente recava questa
dizione, ma si trattava di una stesura che rubricava l'articolo
1 Principi e che aveva anche recepito proposte emendative presentate
dall'opposizione. Per esempio, tra gli indirizzi che venivano indicati
nell'articolo 1 sui principi vi era quello della valutazione cui
doveva essere sottoposta l'attività didattica e di ricerca
proprio in ordine al cambiamento delle modalità di reclutamento
e delle definizioni di stato giuridico. Inoltre, in questo stesso
articolo, erano previste le modalità di finanziamento ed
era, altresì, previsto un «piano programmatico di investimenti»,
che il ministro avrebbe dovuto sottoporre al Consiglio dei ministri
secondo alcuni indirizzi finalizzati a - ed era questa la parte
proposta dall'opposizione ed approvata - : «a) garantire l'accesso
e il mantenimento agli studi ai capaci e meritevoli anche se privi
di mezzi; b) aumentare il numero di laureati e di dottori di ricerca,
nonché in generale il numero di giovani con titolo universitario
e di formazione professionale superiore, in maniera congruente con
i migliori risultati a livello europeo ed internazionale, nonché
con le necessità dello sviluppo socioeconomico del Paese».
Come si vede, avevamo in mente anche l'integrazione europea. Si
prevedeva, inoltre di ampliare e migliorare i servizi destinati
agli studenti; di favorire l'accesso dei giovani alla docenza universitaria,
in modo da garantire un qualificato ricambio generazionale; di potenziare
la ricerca di base e l'alta formazione, anche attraverso le reti
nazionali, europee ed internazionali; di sostenere il processo di
internazionalizzazione degli atenei; infine, di sostenere il processo
di convergenza dei sistemi di alta formazione dell'Unione europea,
anche assicurando un adeguato rapporto tra docenti e studenti.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 12,52)
FRANCA BIMBI. Come si vede, nella precedente stesura dell'articolo
1 del provvedimento al nostro esame, gli indirizzi erano contemplati
ed avrebbero dovuto essere esplicitati mediante la legge, non attraverso
atti di natura amministrativa del ministro competente.
È questo il motivo per cui riteniamo che l'approvazione del
nostro emendamento dia un'indicazione di buonsenso alla ripresa
della discussione sulla qualità dell'ordinamento universitario
che intendiamo sostenere, cambiando le regole del reclutamento e
della progressione in carriera e ridefinendo...
PRESIDENTE. Onorevole Bimbi, concluda!
FRANCA BIMBI. ... i diritti ed i doveri dei professori
universitari, nonché dei ricercatori.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Capitelli 1.5, non accettato dalla Commissione
né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 444
Maggioranza 223
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 269).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, con l'emendamento
in esame proviamo a far sì che il testo del provvedimento
che ci è stato presentato diventi costituzionale, e non resti
palesemente incostituzionale.
È stato chiaramente ribadito dalla I Commissione (Affari
costituzionali) come il disegno di legge in esame fosse incostituzionale.
Essa, infatti, nel corso dell'esame del provvedimento in sede consultiva,
lo scorso giovedì mattina, ha dichiarato incostituzionale
il testo in esame. All'improvviso, tuttavia, con un'iniziativa magistrale
dell'onorevole Francesco Nitto Palma, nonché del presidente
della VII Commissione, onorevole Adornato, il disegno di legge è
tornato ad essere legittimo e costituzionale.
Insistiamo nel ribadire che così non è. Infatti, come
ha testé precisato l'onorevole Grignaffini, vi è bisogno
di introdurre all'interno del testo, in maniera molto più
chiara, un principio di autonomia e di responsabilità delle
università italiane conforme all'articolo 33 della Costituzione.
Pertanto, attraverso l'emendamento in esame, riteniamo di sanare
una previsione che rende ancora più grave il provvedimento
in esame, essendo stato inferto un vulnus iniziale così pesante
da non poterne consentire l'applicazione da parte delle università.
Pertanto, se non verranno approvate le nostre proposte emendative
e se il disegno di legge in esame continuerà a mantenere
i propri principi ispiratori, le università italiane non
dovrebbero applicarlo, perché palesemente incostituzionale,
in quanto viola l'autonomia universitaria.
Vorrei ricordare, infatti, che l'autonomia dell'università
è garantita dall'articolo 33, comma 6, della Costituzione,
il quale recita che le istituzioni di alta cultura, università
ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei
limiti stabiliti dalle leggi dello Stato. È del tutto evidente
che, attraverso il provvedimento in esame, si tenda invece a demandare
tale autonomia alla potestà normativa dell'Esecutivo, mediante
l'adozione di un decreto ministeriale che non disciplinerà
gli aspetti applicativi o di dettaglio, ma fisserà proprio
gli indirizzi in ordine alla gestione delle università.
Con ciò, verrà illegittimamente subordinata l'autonomia
gestionale delle università, che ricordo essere costituzionalmente
garantita, all'incondizionata discrezionalità del ministro
dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Mi riferisco
a qualsiasi ministro, anche se, probabilmente, il ministro Moratti
sarà in carica ancora per poco, ed ancora per poco sarà
ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca
un esponente del centrodestra. È evidente, tuttavia, che
varrebbe lo stesso discorso per un ministro di qualsiasi altra parte
politica. Deve, infatti, essere sancita l'autonomia dell'università,
che va intesa...
PRESIDENTE. Onorevole Martella, concluda.
ANDREA MARTELLA. Concludo, signor Presidente. Dicevo,
che va intesa come titolarità in capo agli atenei di quel
potere di autonormazione, autorganizzazione ed autogoverno che è
fondamentale e che non può essere penalizzato. Questo è
un provvedimento...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Martella.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Martella 1.4, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 437
Votanti 433
Astenuti 4
Maggioranza 217
Hanno votato sì 172
Hanno votato no 261).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Tocci 1.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso.
Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, noi vorremmo che -
avendo espresso parere contrario su tutti gli emendamenti che correggevano
il carattere di evidente incostituzionalità di questo provvedimento
- il Governo volesse, almeno, recepire questo nostro emendamento
che aggiunge al secondo periodo del comma 1 dell'articolo 1 le parole:
«recependo la raccomandazione della Commissione europea»
quindi votata da tutti i Governi dell'Unione europea - «dell'11
marzo 2005, nota come Carta dei diritti e dei doveri dei ricercatori».
Mi rivolgo al ministro Moratti, che in questo momento non è
presente in aula, rilevando che uno stato giuridico dovrebbe essere
coerente con la missione dell'università quale luogo della
ricerca, dell'elaborazione del sapere e dell'alta formazione, quale
luogo che garantisce la speranza di sviluppo - non solo economico,
ma civile e culturale - per il nostro paese.
La Carta dei diritti e dei doveri dei ricercatori è frutto
di un'analisi che i documenti europei compiono da molto tempo: essa
rileva come molti giovani abbandonino l'insegnamento e le nuove
leve siano scoraggiate dall'iniziare questa professione, sia per
quanto riguarda la scuola, sia per quanto riguarda l'università.
Ciò è destinato a provocare un forte abbassamento
degli standard educativi ed è una circostanza molto più
grave in un momento in cui cresce, con ritmi travolgenti, il bisogno
di nuove conoscenze e di nuovi saperi. Dunque, il problema di come
attrarre l'insegnamento di insegnanti giovani e migliori è
un tema centrale delle politiche europee. Vi è uno specifico
rapporto su tale problema, che si chiama «Attrarre, sviluppare,
trattenere gli insegnanti competenti». Cosa fa, invece, questo
provvedimento? Questo provvedimento, in pratica, premia i candidati
ad entrare in questa professione sulla base della loro capacità
e possibilità di resistere in condizioni di precariato e
con stipendi veramente al di sotto del limite di sopportabilità.
Lei lo sa, signor Presidente Berlusconi, quanto guadagna un dottorando
o quanto guadagna un ricercatore agli inizi della propria carriera?
Probabilmente non le interessa, ma si tratta di stipendi che vanno
da un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 1.700-1.800 euro. Credo
sia veramente doloroso assistere ad uno spreco di talenti e di intelligenze
dei giovani dai 25 ai 35 anni, che non riescono ad entrare in tale
professione. Ritengo che i giovani del nostro paese meritino molto
di più di quanto questo provvedimento consentirà alle
università italiane (Applausi dei deputati del gruppo dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Tocci 1.6, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 450
Maggioranza 226
Hanno votato sì 174
Hanno votato no 276).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Buffo 1.64.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini.
Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, il ministro
Moratti, negli ultimi giorni, ha fatto recapitare - credo a tutti
i parlamentari, ma sicuramente a quelli appartenenti alla Commissione
cultura - un opuscolo che si intitola: «L'università
in cifre - 2005».
È una lettura interessante - mi rivolgo sia al ministro sia
al Presidente del Consiglio - perché si tratta di dati che
vengono emessi dal Ministero stesso. Quindi, su questi dati, non
ci dovrebbe essere l'abituale conflitto tra le fonti e le cifre
che caratterizza i nostri dibattiti.
Questo opuscolo del Ministero dell'istruzione, dell'università
e della ricerca ci dice che è vero che la spesa per l'università
in Italia cresce dal 1994 al 2004; ma cresce soprattutto tra il
1996 e il 2000. Poi, dal 2002, continua a calare, fino ad arrivare
al tetto del 1996.
Ancora, questo opuscolo ci dice che il rapporto tra docenti e studenti
in Italia è quello più alto d'Europa, con una media
da 1 a 30, e con punte in alcuni settori disciplinari che arrivano
ad 1 su 80.
Questo rapporto ci dice, inoltre, che tutti gli indicatori danno
fortemente in crescita la domanda, la consapevolezza e il bisogno
di università nella società italiana: crescono le
immatricolazioni, crescono le lauree, i corsi post laurea e le specializzazioni.
Dunque, vi è un paese che sta investendo in università,
che ha capito che la sfida si colloca sulla frontiera del sapere.
E il Governo, a questa domanda, risponde con i tagli nella legge
finanziaria, il blocco delle assunzioni e del turn over.
Questa fotografia qui rappresentata, invece, ci dice che ciò
di cui ha veramente bisogno la nostra università sono più
docenti e più ricercatori, per innalzare la qualità
del sistema. Non si tratta di spostare risorse dall'università
pubblica a quella privata, ma di rendere funzionante e competitivo
il sistema universitario attraverso specifici e controllabili criteri
di valutazione e di meritocrazia.
Diciamolo: chi ha tolto la possibilità di valutare in modo
indipendente la qualità e l'efficacia del lavoro che si compie
all'interno delle università? È stata questa maggioranza!
L'opposizione ha presentato un emendamento in materia che era stato
approvato in Commissione cultura: l'avete soppresso con l'ultimo
emendamento al Senato sul quale è stata posta la questione
di fiducia. Il che significa che questa maggioranza non ritiene
che vi sia bisogno di un sistema autonomo di valutazione, perché
pensa all'università come una prateria per le scorribande
del Governo e come una struttura da riempire di università
personali (come quella di Tremonti e come quella recente di Reggio
Calabria). Pensa che non ci sia un investimento nell'autonomia dell'università
e nel futuro di questo paese (Applausi dei deputati del gruppo dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor Presidente, signor ministro,
l'articolo 1, comma 1, del provvedimento in esame recita che la
gestione delle università si ispira ai principi di autonomia
e di responsabilità nel quadro degli indirizzi fissati con
decreto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e
della ricerca.
Signor ministro, vorrei ricordarle che, da parecchi secoli a questa
parte, a tutte le latitudini, le università hanno registrato
il loro successo in stretta dipendenza dalla loro autonomia di giudizio
e dalla loro capacità di decidere autonomamente e indipendentemente
la loro gestione. Ciò accadeva mille anni fa a Bologna e
con Galileo a Padova. Oggi accade ad Harvard, a Chicago, al MIT.
Questo comma, signor ministro, è insultante. La cosa più
grave - lo dico anche come professore universitario - è che
questo comma denota una incultura accademica straordinaria in un
ministro dell'università.
Francamente, una classe dirigente può scrivere leggi buone
o cattive; ma non dovrebbe mai dimostrare di essere così
lontana dal tema che tratta. Parlo di nuovo come professore universitario,
prima ancora che come membro di questo Parlamento: signor ministro,
posso rispettare l'autorità del mio rettore, posso rispettare
l'autorità del mio preside o del mio direttore di dipartimento,
posso rispettare l'autorità di una struttura di valutazione
esterna e indipendente e, certamente, rispetto la comunità
scientifica a cui appartengo. Non posso rispettare un ministro dell'università
che scrive cose di questo genere e, quindi, oggi non posso rispettare
lei (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Buffo 1.64, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 470
Votanti 469
Astenuti 1
Maggioranza 235
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 276).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Tocci 1.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Onorevoli colleghi, vorrei dire una
parola chiara ed impegnativa. Non è vero che noi siamo contro
la riforma Moratti. Noi siamo contro il ministro Moratti perché
non ha fatto la riforma (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo)!
Siamo ad un paradosso. In questo dibattito ci sono due proposte,
quella che il ministro Moratti racconta nei suoi monologhi televisivi
e giornalistici e quella al nostro esame e rispetto alla quale abbiamo
presentato i nostri emendamenti. Tra le due proposte c'è
un abisso.
Il ministro Moratti, infatti, parla di valutazione. Bene, siamo
d'accordo. C'è bisogno di valutazione nell'ambito dell'università
italiana, in modo tale che coloro che si impegnano abbiano un premio
e che ciò che va male abbia un riscontro negativo. Siamo
d'accordo quindi sulla valutazione. Andiamo a cercare in queste
norme dove si parla di valutazione: è stata cancellata l'authority
che pure avevamo inserito con un nostro emendamento. Perché,
ministro Moratti, lei che parla sempre di valutazione, ha cancellato
l'authority per la valutazione che era prevista dall'articolo 2
di questo testo?
La giustificazione ufficiale è che questo argomento verrà
trattato nella legge finanziaria. A noi questa è sembrata
una furbizia. Comunque, oggi la legge finanziaria è al Senato
e la Commissione bilancio ha stralciato l'articolo sull'istituzione
dell'authority per la valutazione. Quindi, in questo momento l'authority
non è né qua né là, non è da
nessuna parte!
Ministro Moratti, lei ora può dimostrare la sua buona fede.
Può dimostrare che la nostra malizia era un po' eccessiva,
ripristinando l'authority per la valutazione esattamente dove stava
nel testo precedentemente approvato dalla Camera, cioè all'articolo
2. Se lo fa accettando il nostro emendamento, la nostra malizia
risulterebbe eccessiva ed io le chiederò scusa. Ma se, invece,
lei non accetta questo emendamento, allora diventiamo ancora più
maliziosi. Ci viene da pensare che voi non volete l'authority per
la valutazione perché volete avere le mani libere per portare
avanti in Italia diverse operazioni clientelari, che vorrei riassumere
brevemente.
Il Presidente del Consiglio, nel concludere la sua sfortunata campagna
elettorale a Reggio Calabria per le regionali, annunciò l'istituzione
di una nuova università in quel di Reggio Calabria. Ciò
non sarebbe accaduto se ci fosse stata un'authority per la valutazione,
che avrebbe riscontrato la mancanza dei requisiti.
In questi giorni, la seconda carica dello Stato, il Presidente del
Senato Marcello Pera, ha annunciato, affiggendo manifesti in quel
di Lucca, l'istituzione di una nuova università a Lucca,
a pochi chilometri da Pisa, il più grande centro universitario
nazionale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Il ministro Tremonti ha trasformato la vecchia scuola di finanze
in una nuova università delle finanze, raggiungendo probabilmente
il sogno della sua vita, che era quello di nominare per decreto
governativo il rettore di quella università, come si faceva
nel ventennio.
Siccome state facendo queste operazioni clientelari in giro per
l'Italia, istituendo nuove università laddove non servono
e laddove non ci sono i soldi, è per questo motivo che dobbiamo
pensare che avete stralciato l'authority per la valutazione che
era prevista in questo comma? Se non è così e se avete
davvero a cuore la parola «valutazione», che il ministro
usa tanto nei suoi monologhi, bene: date prova di coerenza e approvate
questo emendamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Tocci 1.7, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 466
Maggioranza 234
Hanno votato sì 190
Hanno votato no 276).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 1.50.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, signor ministro,
lei parla di valutazione, come ho ricordato prima. Con l'emendamento
in esame proponiamo una cosa veramente nuova per l'università
italiana: sottoporre a valutazione i singoli professori universitari
in maniera tale che i tanti professori universitari che si impegnano
dalla mattina alla sera ottengano un riconoscimento per tale impegno,
mentre coloro che non danno l'impegno necessario per l'università
ottengano dall'università stessa una risposta negativa.
Voglio ricordare ai colleghi che oggi nel nostro paese la carriera
e la dinamica retributiva di un professore avviene soltanto ed esclusivamente
per anzianità: vi sono 15 classi stipendiali che si attraversano
soltanto per anzianità. Noi proponiamo di abbandonare il
criterio dell'anzianità e di istituire il criterio del merito.
Quindi, si valuti il professore per il suo impegno, per la ricerca,
per la didattica, per il rapporto con gli studenti: laddove vi sono
impegni positivi questi verranno premiati; viceversa ciò
non avverrà laddove non vi è tale merito. Ci sembra
che l'approvazione di tale emendamento davvero costituirebbe una
svolta nell'università italiana.
Vi siete nascosti dietro il problema della copertura finanziaria,
ma questo emendamento non reca alcun problema di copertura, perché
stabilisce solo il principio della valutazione dei singoli professori.
Quindi, ancora una volta, se c'è coerenza, se davvero le
parole usate dal ministro in televisione e sui giornali corrispondono
al vero, mi aspetto dal Governo un parere favorevole sull'emendamento
in esame. Altrimenti, dobbiamo pensare che fate soltanto propaganda,
che raccontate la favola della riforma dell'università mentre
la realtà è quella di una conferma del passato, quella
degli scatti di anzianità, quella dell'università
come l'abbiamo sempre conosciuta, quella di un'università
all'antica che non corrisponde alle esigenze di modernizzazione
del paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Martella 1.50, non accettato dalla Commissione
né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha
espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 454
Votanti 453
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 268).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito
ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti de Simone 1.29.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso...
No, mi dice di no (Commenti del deputato Sasso).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Titti De Simone 1.29, non accettato dalla Commissione
né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha
espresso parere contrario .
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 455
Maggioranza 228
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 270).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 1.51.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso.
Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare
per dichiarazione di voto a titolo personale sul precedente emendamento
Martella 1.50.
PRESIDENTE. Scusi, non avevo capito.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi.
Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Si tratta dell'ennesimo emendamento che abbiamo presentato
per trasformare da subito il Comitato nazionale per la valutazione
del sistema universitario ed il Comitato per gli indirizzi della
ricerca in autorità indipendente per valutare positivamente
il lavoro di questi due organismi, ma avviandosi su un percorso
tutt'affatto diverso.
Non abbiamo inventato tale esperienza tanto per omologare la suddetta
autorità alle Authority già esistenti, quanto piuttosto
a partire dalle riflessioni sulle migliori esperienze di valutazione
di altri paesi europei. Credo che il riferimento debba essere prevalentemente
al sistema del Regno Unito il quale ha ormai messo a punto, con
un'esperienza trentennale, un sistema di valutazione delle strutture
degli atenei, ma anche dei singoli docenti, che è stato sperimentato
ed anche cambiato più volte. Si tratta di costruire strumenti
agili che possano essere man mano rivisti se vi sono effetti perversi
e se cambia il contesto delle dinamiche dell'università.
Riteniamo che debba essere un organismo, che si occupi sia della
didattica, sia della ricerca, peraltro non solo di quella universitaria.
In prospettiva, tale organismo dovrebbe occuparsi non solo della
ricerca pubblica, ma che anche di quella ricerca privata che attinge
a fonti pubbliche. Occorre infatti che il Governo e il Parlamento
abbiano di fronte una valutazione puntuale e continua di come funzionano
gli organismi universitari e quelli della ricerca. Non crediamo
che questo tipo di valutazione debba dare luogo a degli automatismi
immediati e diretti sul finanziamento degli atenei, perché
il finanziamento del sistema pubblico degli atenei deve tener conto
dei bisogni di base, per semmai sollecitare gli atenei con performance
più basse a riqualificarsi.
Riteniamo però che occorra un sistema di incentivi legato
alla valutazione e in particolare di incentivi legati ai risultati
delle ricerche, sia della ricerca libera, sia di quella applicata
e quindi di tutto il complesso del risultato della ricerca. Riteniamo
che debba trattarsi di un organismo sufficientemente numeroso, che
incorpori le competenze sulla valutazione - considerando anche le
differenze necessarie dei metodi di valutazione delle diverse discipline
- e che sia composto in grandissima maggioranza da esperti, cioè
da professori e da ricercatori di quelle discipline, i quali però
siano messi nella situazione di non interferire, neanche dopo il
loro mandato, con i meccanismi della riproduzione della comunità
scientifica universitaria o comunque degli assetti delle università
e degli enti di ricerca. Quindi, a seguito della loro partecipazione
all'authority, non solo deve essere prevista un'aspettativa senza
assegni (finché fanno parte dell'authority), ma anche dei
vincoli di incompatibilità, in particolare per la partecipazione
alle commissioni di idoneità, di concorso e di valutazione
dei progetti di ricerca, per un periodo di tempo sufficiente a non
interferire con i risultati stessi.
Deve trattarsi di un organismo, che possa avere anche membri esterni
e che possa anche prevedere che esperti di altre discipline affini
partecipino alla valutazione dei risultati delle discipline, che
cioè siano orientati da criteri anche di interdisciplinarietà.
Esso deve inoltre essere sufficientemente snello ed ovviamente aperto
alla presenza di membri di altri paesi europei, soprattutto di altri
paesi che fanno esperienze analoghe. Ciò non per esterofilia,
ma perché ci poniamo nella prospettiva dell'integrazione
del nostro sistema universitario della ricerca con le migliori pratiche
dei sistemi europei ed internazionali.
Si tratta di un emendamento, che non a caso era stato accolto dall'Assemblea,
perché l'immediata trasformazione dei due comitati non avrebbe
prodotto un aggravio di spesa. Probabilmente, il Governo e la maggioranza
hanno avuto il timore dell'aggettivo «indipendente»,
che abbiamo inserito nella nostra proposta. Eppure, il criterio
dell'indipendenza, sia dall'autorità accademica sia dal Governo,
è quello che dà veramente la garanzia di cominciare
a lavorare per migliorare la qualità del sistema universitario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, torno ad insistere
su questo tema della valutazione del sistema universitario. Devo
dire, ministro Moratti, che siamo rimasti molto stupiti dal fatto
che un emendamento, accolto alla Camera dei deputati, sia stato
poi cassato nella discussione al Senato, o meglio dal maxiemendamento,
che ha modificato questo testo. Infatti, riteniamo - e anche il
ministro lo ha dichiarato più volte, soprattutto nel corso
dei programmi televisivi - che la valutazione sia un problema cruciale,
che sottintende la capacità di leggere ciò che avviene
nel mondo universitario. La valutazione non consiste solo nel dare
i voti, nel distinguere i buoni dai cattivi, la valutazione è
un sistema complesso che funziona se si riesce a valutare l'efficacia
dei processi formativi, se si vigila - come affermava in precedenza
il collega Tocci - sull'istituzione di nuove università e
di nuovi corsi e, soprattutto, se si riesce a fornire informazione
sul sistema. Nel nostro emendamento prevediamo, infatti, non solo
le attività di vigilanza e di valutazione, ma anche la realizzazione
di banche dati e la circolazione di flussi informativi all'interno
e all'esterno dell'università. Si tratta dunque di uno strumento
per rendere trasparente l'attività universitaria, per inserire
in rete informazioni, proposte, lavoro, eccetera.
Eliminando la possibilità di valutare il sistema, potrà
accadere - come affermava il collega Tocci - che vengano istituite
università senza un minimo di controllo e che continuino
a sussistere alcuni corsi senza che abbiano più le caratteristiche
che ne avevano consentito l'attivazione.
Se viene meno tutto ciò, le università diventano impermeabili
all'esterno, venendo meno quel rapporto università-società
che è alla base dello stesso sistema universitario. Dunque,
espungendo dal testo in esame l'autorità per la valutazione,
quale segnale stiamo fornendo all'economia del paese, se sparisce
la capacità di leggere quanto accade nell'università,
se sparisce la valutazione dei risultati e, quindi, se sparisce
il merito? Vorrei che qualche volta il ministro Moratti provasse
a risponderci su tali questioni (Applausi dei deputati del gruppo
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 1.51, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 460
Maggioranza 231
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 269).
Prendo atto che l'onorevole Buontempo non è riuscito ad esprimere
il proprio voto.
Passiamo all'emendamento Grignaffini 1.52.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Intendo soffermarmi ulteriormente
sul problema della valutazione in quanto, signor ministro, riteniamo
che lei stia di fatto perdendo una occasione, vale a dire l'opportunità
di introdurre in questo testo sia la valutazione del sistema universitario
nel suo complesso sia la valutazione dell'attività scientifica
e didattica dei professori universitari. Si tratta di un'occasione
persa perché l'intero mondo universitario nelle audizioni,
nei pronunciamenti, nei documenti approvati e nelle manifestazioni
sta chiedendo la valutazione del sistema nel suo complesso. Quindi,
lei sta sciupando l'occasione fornita da un emendamento presentato
dal centrosinistra durante l'esame in sede referente ed approvato
dalla Commissione, perché lo ha voluto stralciare con la
furbesca motivazione di introdurlo nella legge finanziaria, dove
peraltro non vi è traccia. Dunque, è stata stralciata
l'unica vera novità, l'unica vera innovazione, l'unico intervento
che avrebbe dato senso a questo provvedimento che - come abbiamo
detto - non è una riforma, che è completamente sbagliato
e che rischia di arrecare gravi danni all'università.
Mi domando perché non abbia voluto inserire la valutazione,
quali siano gli interessi da proteggere, quali garanzie debbano
essere date. Signor ministro, non esiste alcuna professione moderna
in cui l'avanzamento in carriera non avvenga anche in base alla
valutazione e non solo per anzianità. Invece, siamo di fronte
alla figura del professore universitario la cui carriera professionale
è interamente basata sull'anzianità e non sulla valutazione
periodica della produttività scientifica e didattica.
Ci domandiamo: chi dovete proteggere? State proteggendo la parte
più retriva e conservatrice dell'università italiana,
quella che vuole difendere i propri interessi, quella che non vuole
essere valutata, quella che non vuole essere messa in discussione.
È questo l'unico vero principio che ottenete con lo stralcio
della norma sulla valutazione dei professori.
PRESIDENTE. Onorevole Martella...
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, più «rock»
di così non riesco ad essere.
Inoltre, avevamo previsto la possibilità che vi fosse un'authority
esterna per la valutazione del sistema didattico, indipendente dal
sistema universitario e dal potere del ministro. Perché non
volete introdurla? Evidentemente, non volete che esista un'authority
esterna indipendente dal potere politico.
Si tratta di un grave errore ed è uno sbaglio che pagherete,
anche perché si tratta di una richiesta che proviene dallastessa
università e che avrebbe avvantaggiato gli studenti. Infatti,
essi avrebbero potuto scegliere il proprio ateneo non in base alle
campagne di marketing dalle varie università, magari collegate
a questo o a quel potere economico o ad una determinata azienda,
bensì in base ad un principio che valuta seriamente la produttività
scientifica e didattica delle singole università e dei professori
che in esse lavorano. Tale intervento avrebbe di gran lunga migliorato
il provvedimento, ma non avete voluto inserirlo per tutelare in
maniera evidente alcuni interessi e per impedire quel rinnovamento
di cui la nostra università ha bisogno (Applausi dei deputati
del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Grignaffini 1.52, non accettato dalla Commissione
né dal Governo su cui la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 450
Maggioranza 226
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 267).
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta fino alle
16.
La seduta, sospesa alle 13,30, è ripresa
alle 16,05.
Omississ.........
Si riprende la discussione.
PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è
stato votato, da ultimo, l'emendamento Grignaffini 1.52.
TITTI DE SIMONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei
lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
colleghi della maggioranza, ministro Moratti, ci rivolgiamo a voi
perché in queste ore Roma...
UGO PAROLO. Ladrona...!
TITTI DE SIMONE. ...è stata protagonista di
una grandissima manifestazione (Commenti dei deputati del gruppo
della Lega Nord Federazione Padana)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di aiutarmi:
ogni oratore ha diritto alla parola, per cui l'onorevole Titti De
Simone deve sviluppare il suo intervento...
TITTI DE SIMONE. La ringrazio, signor Presidente.
In queste ore, dunque, Roma è protagonista di una grandissima
manifestazione, ministro Moratti (Applausi dei deputati dei gruppi
di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
- Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza
Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)! Una grandissima
manifestazione, migliaia di studenti, di docenti, di ricercatori:
tutto il mondo dell'università (Commenti del deputato Menia)...
PRESIDENTE. Onorevole Menia, per cortesia...
TITTI DE SIMONE. ...è oggi in piazza contro
questo provvedimento, contro questa riforma, per chiedere a questa
maggioranza e a questo Governo di non essere sordi, anche oggi,
a quanto sta succedendo dentro le università di questo paese,
di non essere sordi alla richiesta di confronto e di dialogo e di
fermarsi, per non approvare un provvedimento che l'università
non vuole, che tutto il mondo dell'università respinge! Chiede
al Governo di compiere questo atto e aprire un vero confronto democratico
con l'università, con i suoi protagonisti, con quanti sono
in queste ore qui a Roma e con quanti, in tante università
italiane, da Palermo fino a Trento, si stanno mobilitando per chiedere
al Governo di fermarsi.
Ministro Moratti, oggi, qui, davanti a Montecitorio e anche nelle
strade di Roma, c'è una grande manifestazione. Riteniamo
che sarebbe un atto di buon senso e di ascolto, un atto dovuto,
da parte di questo Governo, di questa maggioranza e di questo Parlamento,
fermarsi, ascoltare le ragioni di quanti, in migliaia, stanno manifestando
contro questo provvedimento e vi chiedono di fermarvi...
PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone, la prego di
concludere.
TITTI DE SIMONE. Noi vi chiediamo di sospendere l'esame
del disegno di legge e di aprire un vero confronto con il mondo
dell'università (Applausi dei deputati del
gruppo di Rifondazione comunista - Commenti dei deputati dei gruppi
di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Avverto che gli altri colleghi che chiedono
di parlare sul punto avranno a disposizione tre minuti.
PIER PAOLO CENTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, desidero anzitutto
ringraziare la Camera dei deputati, che, consegnando, attraverso
i commessi, credo su iniziativa della Presidenza, alcune casse di
acqua sia ai manifestanti sia alle forze dell'ordine, ha contribuito
con intelligenza (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
ROBERTO MENIA. È uno schifo! Ma chi le ha
pagate?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi... Onorevole Menia,
la richiamo all'ordine...
PIER PAOLO CENTO. ...ha contribuito con intelligenza,
dicevo, a creare le condizioni per rasserenare gli animi fuori da
Montecitorio, animi che erano stati agitati in maniera irresponsabile,
signor Presidente, da deputati di Alleanza nazionale, che in maniera
(Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
SERGIO COLA. Bologna...!
DANIELE FRANZ. Vergognati!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi (Commenti del deputato
Menia)... Onorevole Menia, la richiamo all'ordine... Onorevole Franz,
dopo potrà parlare: c'è l'onorevole Cannella che ha
chiesto la parola...
Onorevole Cento, coraggio, continui. Il coraggio certo non le manca...
PIER PAOLO CENTO. Come dicevo, in maniera irresponsabile
alcuni deputati di Alleanza Nazionale hanno cercato di alimentare
questo clima, con l'obiettivo di creare tensione fuori da Montecitorio
(Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
IGNAZIO LA RUSSA. Basta!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia! È
stato chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori...
IGNAZIO LA RUSSA. Ma non si insultino i colleghi!
PRESIDENTE. Non credo che si stiano insultando i
colleghi...
PIER PAOLO CENTO. Ci sono le agenzie di stampa!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi sembra che questo
dibattito si potrebbe serenamente concludere in pochi minuti. Se
poi vogliamo farne l'affare di Stato della giornata, possiamo farlo!
Onorevole Cento, concluda, le resta un minuto e mezzo a disposizione.
PIER PAOLO CENTO. Credo che quella odierna sia stata
una giornata importante. Anche noi Verdi ci associamo alla richiesta
rivolta al ministro Moratti, a cui diamo atto di aver mandato il
sottosegretario Aprea sulla piazza di Montecitorio per parlare con
i manifestanti. Ma quella richiesta di incontro e di dialogo con
i ricercatori universitari ed i rappresentanti delle varie facoltà
può avere una sola premessa, signor ministro, ossia sospendere
la discussione in corso in questo momento in aula (Commenti dei
deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) perché
non si può affrontare un tavolo con una rappresentanza dello
straordinario movimento che oggi a Roma ha portato oltre centomila
persone contro la riforma che porta il suo nome (Commenti dei deputati
dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana - Una voce dai banchi del
gruppo di Alleanza Nazionale: Anche a Bologna!)...
FABIO GARAGNANI. Ma dove?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia!
Onorevole Cento, concluda, le restano trenta secondi a disposizione.
PIER PAOLO CENTO. Non si può pensare di aprire
un vero dialogo mentre il Parlamento va avanti con le votazioni.
Credo che la proposta che abbiamo avanzato di sospendere la discussione
e di avviare un confronto che fornisca delle risposte, se è
possibile, al movimento che è sceso in piazza e ha occupato
numerose facoltà italiane, sia una questione di buon senso.
Ovviamente, di fronte ad una sua negazione di questa possibilità,
non rimane altro che il giudizio fortemente negativo su questa riforma.
Ma questo è un problema di merito...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cento.
GIOVANNI LOLLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Le ricordo che
ha tre minuti di tempo a disposizione.
GIOVANNI LOLLI. Signor Presidente, mi rivolgo ai
colleghi del centrodestra, che rumoreggiano di fronte agli argomenti
qui esposti. Onorevoli colleghi, siete la maggioranza, avete tutto
il diritto di governare questo paese e di avanzare le proposte di
riforma che vi sembrano più giuste. Ma dovete lasciare agli
altri il diritto di criticare le vostre proposte e di esprimere
critiche nelle forme civili (Applausi dei deputati dei gruppi dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di
Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani)!
Vi prego di ascoltarci, perché le cose che vogliamo qui brevemente
esporre sono cose serie. Quindi, calma ed ascoltate!
Qui fuori si è tenuta una manifestazione; purtroppo, cari
colleghi, poiché vi è una certa situazione sociale
nel paese e le proposte che state avanzando, non solo sulla scuola,
ma anche in altri settori, acuiscono la tensione sociale, purtroppo
noi assisteremo, anzi già stiamo assistendo, a momenti di
grave tensione. Parte di tali gravi tensioni si riflettono proprio
qui, davanti al Palazzo di Montecitorio (Commenti dei deputati del
gruppo di Alleanza Nazionale)...
GIORGIO BORNACIN. Anche a Bologna!
FRANCESCO MARIA AMORUSO. Sono quattro «scafati»
vergogna!
GIOVANNI LOLLI. Colleghi, vi prego di ascoltarmi,
non serve che rumoreggiate (Commenti dei deputati del gruppo di
Alleanza Nazionale)... Sto cercando di porre una questione seria
e desidero ascoltare cosa ne pensate.
Le forze dell'ordine sono impegnate nel tentativo di consentire
lo svolgimento di queste manifestazioni. Già qualche giorno
fa c'è stato (Commenti del deputato Lamorte)...
FRANCESCO MARIA AMORUSO. Si deve consentire ai parlamentari
di entrare nel Palazzo!
PRESIDENTE. Colleghi! Onorevole Lamorte, la richiamo...
Onorevole Lamorte, per cortesia, lei che è un uomo saggio...
GIOVANNI LOLLI. È scritta anche nel suo cognome,
per così dire, la sua idea del mondo (Commenti dei deputati
del gruppo di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e dell'Unione
dei democratici cristiani e dei democratici di centro)...
VINCENZO ZACCHEO. Imbecille! Sei un imbecille (Proteste
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
SERGIO COLA. Ma ha sentito, Presidente? È un idiota!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia! Onorevole
Lamorte...! Onestamente, non ho sentito cosa abbia detto...
IGNAZIO LA RUSSA. Hai sentito benissimo!
PRESIDENTE. Con il rumore che c'è come faccio
a sentire? Onorevole La Russa, non ho sentito!
Onorevole Lolli, non ho capito quanto lei ha detto.
GIOVANNI LOLLI. Se mi fa continuare, tenterò
di spiegare ai colleghi di Alleanza Nazionale qual è secondo
me il punto (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...!
GIOVANNI LOLLI. Cari colleghi di Alleanza nazionale...
(Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
DONATO LAMORTE. Buffone!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, se continua questo
caos sospendo la seduta (Commenti)...! Onorevoli colleghi (Commenti)!
O l'onorevole (Commenti)...
RENZO INNOCENTI. Presidente, non è possibile
parlare in queste condizioni!
PRESIDENTE. No, colleghi, poiché l'onorevole
La Russa ha fatto tacitare i parlamentari del suo gruppo, adesso
l'onorevole Lolli può continuare il suo intervento, a meno
che non lo interrompiate voi...
GIOVANNI LOLLI. Caro Presidente (Commenti dei deputati
del gruppo di Alleanza Nazionale)...
DONATO LAMORTE. Buffone!
GIOVANNI LOLLI. ...io ero lì fuori...
IGNAZIO LA RUSSA. Presidente, Lolli ha offeso l'onorevole
Lamorte e deve chiedere scusa!
PRESIDENTE. Ma non ho capito...
GIOVANNI LOLLI. ...quando alcuni colleghi di Alleanza
nazionale, probabilmente pensando di fare degli atti goliardici,
si sono rivolti agli studenti che stavano manifestando con gesti
che rischiano di acuire la tensione che invece deve essere smorzata
(Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale) per permettere
ai cittadini di esprimersi democraticamente (Applausi dei deputati
del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Commenti dei deputati
del gruppo di Alleanza Nazionale)! Mi chiedo, cari colleghi, se
un comportamento di questo genere ci può aiutare (Commenti
dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)... a governare situazioni
di tensione che voi determinate!
GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Vergognati!
GIOVANNI LOLLI. Infine, voglio dire ai rappresentanti
del Governo, qui presenti: non crediate che qui siamo o che siete
solo di fronte a qualche migliaio di studenti, perché insieme
a quegli studenti c'è l'intero mondo universitario, gli insegnanti,
i ricercatori, i rettori delle università (Commenti). Vi
prego colleghi, ripensateci, ritirate questo provvedimento che non
serve (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
- Commenti)...
PRESIDENTE. Grazie, onorevoli Lolli. Sicuramente
lei non intendeva offendere l'onorevole Lamorte perché egli
non ha certamente colpa, così come non ho colpa io che mi
chiamo Casini, per cui ad ognuno (Applausi)... Se, scherzando, posso
sdrammatizzare... Colleghi, se noi prendiamo gli atti parlamentari
dei primi anni del dopoguerra, le polemiche tra Togliatti e De Gasperi
erano peggiori di queste, perciò non drammatizziamo!
Ha chiesto di parlare il collega Cannella.
Prego, onorevole Cannella. Ne ha facoltà.
PIETRO CANNELLA. Grazie, Presidente, ma al mio posto
interverrà il presidente La Russa.
PRESIDENTE. Sta bene, ha facoltà di parlare,
onorevole La Russa.
IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, premetto che
non abbiamo assolutamente da muovere alcuna contestazione a degli
studenti che lecitamente, grazie a Dio, in Italia possono manifestare
in ogni parte di Roma e dove vogliono (Commenti dei deputati del
gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
LUIGI OLIVIERI. Grazie a Dio, non grazie a te!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi,...
IGNAZIO LA RUSSA. Se avete da protestare anche su
questo, ditemelo!
ROBERTO BARBIERI. Ma stai zitto!
IGNAZIO LA RUSSA. Ah, bravo! Meno male (Commenti
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! Ciò
premesso, voglio ricordare all'Assemblea che duecento ragazzi, era
l'anno 1993, molto più rispettosi di quelli che abbiamo visto
oggi, avevano scherzosamente scritta su una maglietta la frase «siete
circondati». Tra loro c'era l'onorevole Butti, che per quel
fatto venne indagato dalla magistratura e caricato dalle Forze di
polizia, e c'era anche l'attuale ministro dell'ambiente, Altero
Matteoli. Tutto ciò avvenne tra le vostre grida di plauso
per quella grande azione della polizia che stroncava un attentato
alla democrazia (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
Ciò detto, allora, fa bene Cofferati a trattarti, Cento,
per quello che sei (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza
Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana
- Dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale si grida:
«Cofferati, Cofferati»)!
Presidente, oggi ho visto l'onorevole Lamorte, che prima le chiedeva
la parola, che voleva passare per andare al ristorante Settimio,
strattonato, quasi buttato a terra, sputato e insultato e rispetto
a tutto questo non sento, in quest'aula, neanche una parola di scuse
da parte di coloro che hanno preteso addirittura che quelle persone
venissero rifocillate, quasi fossimo nel deserto o in mezzo ad una
autostrada senza acqua (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza
Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)!
Presidente, mi sono meravigliato di questa opera da buoni samaritani
non necessaria! Non necessaria perché sono aperti i bar,
ci sono le fontane e non siamo né nel deserto, né
in una zona dove non sia possibile accaparrarsi un po' di acqua
per i fatti propri (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza
Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)!
Ciò detto, Presidente, rispondo anche all'ultima bassa e
calunniosa insinuazione. Appena usciti fuori, ci hanno gridato parole
irripetibili. L'unico gesto che è stato fatto in risposta
era di ringraziamento quando ci hanno gridato: La Russa a Nassiriya!
Io sono orgoglioso di un insulto come questo, perché, se
fossi giovane, andrei a Nassiriya con chi fa davvero qualcosa per
la pace (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale,
di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana - Commenti
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
MARCELLA LUCIDI. Bugiardo! L'abbiamo visto!
CARLA ROCCHI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Colleghi, poi concluderemo
questo dibattito.
Onorevole Rocchi, prego.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente, la ringrazio.
Davanti a questa polemica senza fine, che, secondo me, riscalda
inutilmente gli animi in quest'aula, vorrei tentare un'inversione
di tendenza e vorrei tornare, per un attimo, alla sostanza del tema
che ci vedrà impegnati oggi nei nostri lavori parlamentari.
Da persona che ha insegnato all'università e che ha lavorato
al Ministero della pubblica istruzione, ma anche da parlamentare,
voglio dire che la riforma che ci troviamo ad esaminare mostra una
serie di punti a nostro parere criticabili. Segnalo, preliminarmente,
il parere di un'illustre scrittrice ed intellettuale, Dacia Maraini,
la quale, oggi, si cimenta da par suo sull'argomento.
Per quanto mi riguarda, rilevo con dispiacere i tre seguenti punti.
La riforma non consente all'università di proseguire nel
cammino dell'autonomia, una conquista faticosa che aveva reso tutti
noi più liberi, più capaci, più autonomi, più
produttivi. La riforma non ha ali per volare, ossia, detto con parole
più modeste, non può contare su denaro che la sostenga
e, quindi, è velleitaria. Chissà perché dobbiamo
continuare a creare situazioni senza fondamento! Infine, per chi,
oggi, abbia vent'anni - quindi, non lo dico per me, anche se mi
piacerebbe rientrare nella categoria -, pensare di percorrere la
carriera universitaria, di svolgere nell'università una professione,
un lavoro, una missione (adoperate la definizione che preferite),
come io ho avuto la possibilità di fare (e non finisco di
rallegrarmene), è poco meno o poco più di un'utopia!
Non capisco perché tutto questo ci venga proposto e spero
che sia ancora possibile ripensare l'intero pacchetto legislativo
(Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, onorevole Sgobio.
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, impiegherò meno dei tre minuti che mi ha concesso
per chiedere di sospendere l'esame del provvedimento (Commenti dei
deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione
Padana); e di farlo perché, fuori da quest'aula, c'è
quel popolo (Commenti) al quale tante volte vi siete rivolti. Ci
sono migliaia e migliaia di ragazzi che saranno la futura classe
dirigente di questo paese, che chiedono (Commenti dei deputati dei
gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord
Federazione Padana)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego!
MAURIZIO SACCONI, Sottosegretario di Stato per il
lavoro e le politiche sociali. Laureati in scienze della comunicazione,
in sociologia...
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Saranno, nonostante voi,
la futura classe dirigente di questo paese (Commenti dei deputati
dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord
Federazione Padana)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Chiedono di interloquire
con voi: chiedono che siano ascoltate le loro ragioni. Non vi chiedono
atti rivoluzionari o impossibili: chiedono solamente che le loro
aspirazioni, le loro speranze non siano frustrate da una legge che
ritengono iniqua, che ritengono non rispondente ad un futuro tranquillo.
Fuori, qui in piazza, ci sono quei giovani che pagheranno quelle
che voi chiamate le riforme degli ultimi anni! Sono i giovani, probabilmente
anche arrabbiati, che pagheranno le conseguenze della legge n. 30
sul mercato del lavoro, sono quelli condannati all'eterna precarietà!
MAURIZIO SACCONI, Sottosegretario di Stato per il
lavoro e le politiche sociali. Sono i docenti che li fanno precari,
altro che la legge Biagi!
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Sono i giovani che pagheranno le conseguenze
della riforma della previdenza! Sono i giovani che, probabilmente,
non avranno mai il diritto alla pensione, perché non riusciranno
mai a raggiungere i requisiti previsti! Sono i giovani che vi chiedono
speranza per il futuro! Non sono violenti!
Abbiamo, quindi, bisogno di ascoltarli; e loro hanno bisogno di
farsi ascoltare. Non saranno un'ora o due di sospensione dei lavori
di quest'Assemblea ad impedire al disegno di legge di essere approvato.
Ma li si ascolti, per cortesia!
In quanto all'onorevole La Russa...
PRESIDENTE. Onorevole Sgobio, potrei interrompere
la sua polemica, perché ha terminato i tre minuti di tempo
a sua disposizione. Dunque, concluda velocemente, solo per mandare
un messaggio positivo...
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Vorrei leggere solamente
una notizia trasmessa dall'ANSA. Onorevole La Russa, non è
un trinariciuto comunista che glielo dice, ma è una notizia
dell'ANSA delle 13,52: «La presenza davanti all'ingresso della
Camera di una folta rappresentanza di deputati di AN ha fatto salire
la temperatura tra gli studenti che stanno manifestando in piazza».
FILIPPO ASCIERTO. Poverini!
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. «Si susseguono...»
PRESIDENTE Va bene, onorevole Sgobio. Poi leggeremo
la notizia dell'ANSA. Ha esaurito abbondantemente i tre minuti.
FABIO MUSSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. L'onorevole Mussi, come presidente del
Comitato competente in materia di sicurezza, ha facoltà di
concludere questo dibattito.
No, mi scusi, onorevole Mussi, ma precedentemente aveva chiesto
di parlare l'onorevole Guido Giuseppe Rossi.
Tra le altre cose, mi fa piacere rilevare come l'onorevole Cento
abbia giustamente colto la sensibilità del ministro Moratti,
che ha mandato il sottosegretario Aprea a parlare con gli studenti
(Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e dell'Unione
dei democratici cristiani e dei democratici di centro). Dunque,
mi fa piacere che, da parte dell'opposizione, sia giunto il riconoscimento
di una certa attenzione.
Onorevole Guido Giuseppe Rossi, se rinuncia ad intervenire non commette
un peccato! Sarebbe un gesto di disponibilità verso tutti
noi.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Sono un peccatore, Presidente!
PRESIDENTE. Lo so, lo so...
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, innanzitutto
vorrei esprimere la solidarietà a tutti cittadini romani
(e non) e a tutti quei cittadini italiani che vengono a lavorare
nella capitale e sono stati bloccati da una serie di manifestazioni
(Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana,
di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici
cristiani e dei democratici di centro) che travalicano il diritto
sacrosanto e difeso dalla Costituzione e da questa maggioranza di
protestare in questo paese!
Ma oggi è capitato qualcosa di diverso. Infatti, a tutti
i deputati che hanno avuto la ventura di uscire sul piazzale di
Montecitorio si è presentata davanti agli occhi non la solita
manifestazione di fronte al palazzo Montecitorio, come ne abbiamo
fatte tante (la stessa Lega, più di una volta, ha manifestato,
ha fatto sentire la propria voce di fronte al simbolo di questo
Stato, dove si fanno le leggi). Oggi c'era qualcosa di diverso.
C'era una piazza organizzata che impediva «militarmente»
(mi si consenta l'utilizzo di questo termine), l'uscita dei deputati
(Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
EUGENIO DUCA. Vergognati!
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. ...e soprattutto prendeva di
mira quei deputati che non appartenevano all'opposizione e al centrosinistra
(Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
e della Margherita, DL-L'Ulivo)! Questo è avvenuto oggi!
Questo abbiamo visto oggi!
C'è una manifestazione verbalmente molto violenta, con aggressioni
verbali molto dure alle istituzioni e, se non sbaglio, anche alla
persona del Presidente della Camera e all'istituzione della Camera
(Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
ANTONIO SODA. Vergognati!
LUCIANO PETTINARI. Ma che stai blaterando!
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Ebbene, questo non può
essere consentito!
I colleghi dell'opposizione, invece di condannare questo tipo di
manifestazioni, non il diritto a manifestare, non hanno trovato
niente di meglio che stigmatizzare il comportamento dei colleghi
di Alleanza nazionale, che non facevano nient'altro che uscire sulla
piazza e manifestare il loro punto di vista (Applausi dei deputati
dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale)!
Questo non è possibile!
Ho paura che questo tipo di atteggiamento sia il frutto anche di
una semina, di un vento di odio politico che si sta tentando di
far diventare tempesta (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo)!
Anche lei, come Presidente della Camera, dovrebbe impedire che avvenga
(Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Guido Giuseppe Rossi.
La prego, onorevole Mussi, ha facoltà di parlare. Poi concludiamo
questo dibattito.
FABIO MUSSI. Signor Presidente, voglio dire sole
due parole, Cari colleghi, noi siamo il Parlamento della Repubblica
e abbiamo due doveri...
IGNAZIO LA RUSSA. Dare da bere...!
FABIO MUSSI. Il primo dovere è garantire la
libertà di manifestare il proprio pensiero in ogni forma
e questa libertà è scritta nel bronzo della nostra
Costituzione.
Il secondo dovere politico ... Onorevole La Russa, ...
IGNAZIO LA RUSSA. Non parlo con lei, onorevole
Mussi! FABIO MUSSI. ...poiché,
mi sono sentito chiamato in ballo, la prego di ascoltare!
Il nostro secondo dovere politico è quello di fare in modo
che le manifestazioni si svolgano pacificamente, di evitare gli
incidenti e di tenere liberi gli accessi ai Palazzi delle istituzioni,
che sono accessi sacri e che, in questa occasione, non sono mai
stati messi in discussione o in difficoltà (Commenti dei
deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
Io su questo, ossia sul dovere di evitare gli incidenti, onorevole
La Russa, ho l'onore di portare...
IGNAZIO LA RUSSA. Perché parli con me? Parla
con Donato Lamorte!
FABIO MUSSI. ... una responsabilità precisa,
come responsabile del Comitato per la sicurezza, una responsabilità
a cui non intendo abdicare.
In questi anni abbiamo sempre garantito a tutti, in collaborazione
stretta con le Forze di polizia, di manifestare liberamente nelle
piazze (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)
di fronte alle istituzioni e credo che questo diritto debba essere
garantito a tutti i cittadini italiani! Lo abbiamo garantito anche
quando non erano mille studenti, ma erano magari allevatori molto
arrabbiati che spargevano i liquami delle vacche per protestare
contro le quote latte (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)! Anche in quella
occasione abbiamo garantito, per quanto si trattasse di una manifestazione
meno pacifica, che quel pensiero venisse espresso.
Voglio approfittare per ringraziare il sottosegretario Aprea, che
è venuta a parlare con gli studenti in un incontro nel quale
sono stato al suo fianco.
PRESIDENTE. Bravo, bene...!
ITALO BOCCHINO. L'acqua?
FABIO MUSSI. Sì, ho dato io disposizione di
portare l'acqua in piazza agli studenti e ai poliziotti (Applausi
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Applausi
polemici dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale): ciò
ha disteso gli animi e corrisponde, onorevole La Russa, al precetto
evangelico (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale
e della Lega Nord Federazione Padana) di dare da bere agli assetati!
FRANCESCO MARIA AMORUSO. Potevano usarla per lavarsi
le mani!
FABIO MUSSI. E spero che non se ne lamentino, particolarmente
quelli che si sono adoperati per inserire il richiamo alle tradizioni
cristiane nella Costituzione europea (Applausi dei deputati dei
gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo
e Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mussi.
ELIO VITO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Signor Presidente, intendo intervenire
brevemente per una questione che, spero, possa essere condivisa
da tutta l'Assemblea.
Vorrei, salutare, Presidente, la storica approvazione, avvenuta
poche ore fa, della Costituzione da parte del popolo iracheno (Applausi).
Sulla missione in Iraq in Parlamento ci siamo anche divisi, ma credo
che un evento così importante di democrazia, partecipazione
e libertà da parte del popolo iracheno meriti il saluto e
l'approvazione della nostra Assemblea.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Vito. Mi associo
a lei, che però ha avuto un applauso corale da parte di tutta
l'aula, a dimostrazione...
LUIGINO VASCON. No!
GUIDO DUSSIN. No!
PRESIDENTE. Scusate, ma da qui vi è una migliore
visuale: hanno applaudito i settori in alto e quelli della Margherita,
per cui...! Non sono strabico e vi sfido a vedere i filmati!
Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 4735-B)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 1.30.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini.
Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, torniamo al
merito di questa «controriforma», come è stata
definita.
Pochi giorni fa il Financial Times riportava uno studio sull'incremento
della spesa per la ricerca, da cui risulta che a livello internazionale
si è avuto nell'ultimo anno un incremento del 7 per cento
da parte dell'Asia e degli Stati Uniti, del 4 per cento da parte
del Giappone, del 40 per cento da parte di alcuni paesi, come la
Corea del sud addirittura, e solo del 2 per cento da parte dell'Europa.
È noto che l'Italia è dello 0,5 al di sotto della
media europea nella spesa per la ricerca e che, inoltre, in Italia
vi è un bassissimo contributo da parte dei privati per la
ricerca. Questo è il primo dato, signora ministro, da cui
si doveva partire nella valutazione di questa riforma e, invece,
nella legge non c'è nulla: mi chiedo io, e se lo chiede anche
il mondo dell'università, quale sia l'atteggiamento, ad esempio,
dell'università nei confronti dell'economia della conoscenza,
per esempio del vasto mercato delle consulenze (il fenomeno del
cosiddetto outsourcing) anche in questo campo e come si attrezzino
le università per partecipare ai mercati dell'economia della
conoscenza. La risposta nella sua politica non c'è!
Abbiamo chiesto un'università impostata su criteri di merito:
la sua proposta di legge ci dà invece delle ope legis.
Abbiamo chiesto più spazio per accogliere i ricercatori;
anche quelli stranieri, per attrarre cervelli a livello internazionale
e contenere le fughe verso l'estero. La sua riforma ci consegna,
invece, l'aumento del precariato tra i ricercatori e della frammentazione;
stabilizza - per così dire, con un titoletto, quello di professore
aggregato - l'esercito degli sfruttati costituito dai professori
a contratto. Forse, non tutti sanno in questo Parlamento che costoro
sono remunerati con 3 mila ovvero con 4 mila euro l'anno; l'anno!
Non si valorizza il merito, né si prevede in tal senso alcuna
procedura tenure track - procedura che, invece, avevamo ipotizzato
- in base alla quale il dottorato di ricerca venga considerato il
primo passo del percorso universitario; non si prevede alcunché
di ciò di cui l'università ed il paese hanno bisogno.
Eppure, abbiamo avanzato proposte ragionevoli, concrete e sensate;
le abbiamo predisposte, se non d'intesa, ascoltando però
tutti i settori universitari a partire, come lei sa, dagli stessi
rettori.
PRESIDENTE. Onorevole Mantini...
PIERLUIGI MANTINI. L'emendamento Bimbi 1.30 è
volto ad istituire, nell'ambito del sistema nazionale, la valutazione
dell'attività didattica e di ricerca; ciò è
alla base non solo della proposta di istituire un'autorità
indipendente in relazione alle università ma anche delle
valutazioni riguardanti, appunto, la didattica. Naturalmente, questo
nostro emendamento fa salvi i nuclei di valutazione e di autovalutazione
già esistenti negli atenei, ma chiediamo un passo in avanti
sul sistema delle valutazioni perché appunto le università
non possono essere lasciate alla logica del localismo, del clientelismo
e dell'anarchia, se dobbiamo, con sinergia, progredire sui temi
legati alla ricerca.
La prego, ministro: abbiamo apprezzato la sua presenza in Assemblea:
non parla con gli studenti in modo diretto; parli, però,
almeno con il Parlamento!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor ministro, questo dibattito farebbe
un passo avanti se lei avesse la bontà di rispondere ai nostri
quesiti; sono due anni che le poniamo domande molto precise e non
abbiamo mai ottenuto una risposta.
In una democrazia parlamentare deve esserci, appunto, un dibattito
tra il Parlamento ed il Governo, ma - ci consenta l'osservazione
- noi abbiamo avuto la sensazione di avere di fronte non un ministro
ma un ufficio stampa. Infatti, esistono soltanto le dichiarazioni
che lei rende sulla stampa; dichiarazioni che in parte condivido,
perché quando lei parla di valutazione noi siamo d'accordo.
Tant'è che la proposta emendativa stabilisce un principio
molto importante - lei lo sa bene -, quello di valutazione dei singoli
professori: il professore universitario non è un sacerdote;
è una persona che deve essere sottoposta a valutazione, e
la sua carriera deve dipendere dai risultati di tale valutazione.
Lei sa che oggi non è così; la carriera di un professore
universitario dipende soltanto dagli scatti di anzianità.
Bene, signor ministro, se lei parla di valutazione, questo emendamento
dovrebbe essere approvato; anzi, di più, ricorderà
che questo emendamento era stato già approvato. Le disposizioni
che recava erano presenti, infatti, nel testo approvato dalla Camera
nel precedente passaggio parlamentare, ma, quando il Governo ha
posto la questione di fiducia al Senato, sono state soppresse.
Ci spieghi, signor ministro, come mai è stato soppresso il
comma che introduceva il principio di valutazione dei singoli professori:
lei è per caso favorevole al mantenimento della situazione
attuale, ovvero della carriera sulla base dell'anzianità?
Ma se è così, allora non continui a dichiarare sui
giornali che lei è per il sistema della valutazione, atteso
che nel testo è scritto esattamente il contrario (Applausi
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Cima; avverto che seguirà, quindi, la
votazione. Onorevole Cima, prego, ha facoltà di parlare.
LAURA CIMA. Signor Presidente, intervengo brevemente
per ricordare sia a lei, sia al signor ministro quel terribile striscione
che alcuni giovani (peraltro, senza bandiere), simili agli studenti
di oggi - che adesso devono scontrarsi con la polizia, con una violenza
incredibile, poiché sembra di avere militarizzato la zona!
- hanno mostrato a Locri: «Adesso uccideteci tutti!»,
scritto in trasversale.
Vorrei segnalare ai colleghi, al signor ministro ed al signor Presidente
che, in questo momento, stiamo discutendo delle speranze dei giovani!
Chiedo, dunque, al ministro Moratti cosa pensi di fare, con il provvedimento
in esame, il quale cancella completamente la ricerca, rispetto alle
speranze dei giovani. Vuole forse consegnarli, nel sud, nella mani
della mafia, della 'ndrangheta e della camorra? Oppure, nel nord,
vuole forse farli emigrare in altre nazioni per poter valorizzare
la loro intelligenza?
Il ministro Matteoli, che siede vicino a lei, ha sostenuto, nell'audizione
testè svolta presso le Commissioni riunite di Camera e Senato,
che dobbiamo sviluppare la ricerca per il Protocollo di Kyoto. Mi
spieghi, ministro Matteoli: quale ricerca possiamo condurre, nell'ambito
del Protocollo di Kyoto, nelle condizioni in cui avete gettato le
università?
L'emendamento in esame, allora, cui chiedo di apporre la mia firma,
intende quanto meno razionalizzare la situazione esistente, nonché
ciò che il ministro Moratti intende far passare con questo
provvedimento. Esso, infatti, introduce un criterio che «rompe»
le baronie dell'università, perché di questo si tratta
ormai!
Vorrei ricordare che ho fatto il Sessantotto e che ho sostenuto
quelle lotte che avevano cambiato l'università! Con il vostro
Governo, invece, nelle università siamo tornati alla situazione
preesistente al Sessantotto, perché vi saranno dei precari
a vita, con contratti di 3 mila euro all'anno! Mi spiegate come
potranno avere voce in capitolo all'università?
Mi domando, inoltre, che tipo di accesso potranno avere i giovani
nella speranza di percepire uno stipendio decente, di poter costruire
il loro futuro e di contribuire al progresso ed allo sviluppo sostenibile
- per entrare nel campo del ministro dell'ambiente - del proprio
paese con il provvedimento in esame!
NITTO FRANCESCO PALMA. Tempo!
LAURA CIMA. Pertanto, credo che la giornata di oggi,
nelle piazze e nelle strade di Roma, con la violenza che lo Stato
perpetra contro i giovani...
PRESIDENTE. Onorevole Cima, concluda!
LAURA CIMA. ... sia ciò che il vostro Governo
offre a quel manifesto «Adesso uccideteci tutti!». Intanto,
avete le connessioni (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza
Nazionale) con il Ministero dell'interno...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cima...
LAURA CIMA. ... e con la mafia: vergogna (Commenti
dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Garagnani. Ne ha facoltà.
FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, sarei curioso
anch'io di vedere dove sia questa violenza dello Stato, ma comunque,
lasciamo perdere questa riflessione così in libera uscita della
collega Cima!
Vorrei soltanto ribadire, con riferimento agli interventi sulla valutazione
dell'attività degli atenei, che il gruppo di Forza Italia ritiene
necessario intervenire su tale argomento al fine di chiarire gli obiettivi
centrali che il Governo si è prefissato di conseguire. In tal
senso, credo si debba dare atto al Governo - poiché sono stati
pronunciati diversi interventi che hanno deformato le iniziative,
pur discusse in sede di Commissione, assunte dall'esecutivo stesso
ed approvate dalla maggioranza - dell'azione svolta per rafforzare
l'attività di valutazione nelle università, modificandola
in maniera significativa, attraverso un miglior utilizzo degli organismi
a ciò preposti introdotti negli atenei nelle precedenti legislature.
Mi riferisco, in particolare, a tre iniziative che, in questa sede,
meritano di essere ricordate.
Vorrei infatti ricordare, in primo luogo, che il comitato di indirizzo
per la valutazione della ricerca era stato istituito, ai sensi della
legge n. 127 del 1997, con l'obiettivo di valutare esclusivamente
la ricerca realizzata negli enti di ricerca. Ora, vorrei rilevare
che, su richiesta del ministro, detto comitato ha esteso i propri
compiti all'intera ricerca. Ciò ha consentito di valutare,
per la prima volta, anche l'attività di ricerca svolta nelle
università, di cui si avverte oggi un bisogno prepotente, per
complessivi 18.500 prodotti, attraverso references internazionali,
nonché secondo parametri accolti a livello internazionale.
Occorre rammentare, inoltre, che è stato introdotto un nuovo
modello di finanziamento delle università, basato non esclusivamente
sul numero degli iscritti, ma anche sulla qualità della ricerca
condotta. Si tratta di un'ulteriore riflessione che invito i colleghi
del centrosinistra a svolgere.
Da ultimo, il Governo ha inserito, nel disegno di legge finanziaria
per l'anno 2006 - come, tra l'altro, si era impegnato a fare - un
intervento di razionalizzazione degli organismi esistenti: il comitato
nazionale di valutazione del sistema universitario ed il comitato
di indirizzo per la valutazione della ricerca - CIVR -, unificati
in un unico organismo, che valuterà complessivamente didattica,
ricerca e servizi del sistema dell'università e della ricerca.
Tale intervento è stato previsto in attesa dell'istituzione
di un'apposita agenzia indipendente, secondo gli orientamenti definiti
e concordati a livello europeo. Non a caso l'articolo 62 del disegno
di legge finanziaria per l'anno 2006 - che conteneva tali disposizioni
- è stato stralciato ed è attualmente all'esame del
Senato. Il ministro ha assicurato la Commissione che tale provvedimento
sarà peraltro approvato in tempi brevi.
Ritengo che queste osservazioni, sebbene brevi e concise, fossero
dovute, perché nel corso del dibattito, per come lo stesso
si è sviluppato, si è volutamente ignorato il dato di
fatto che costituisce un elemento di novità, proprio quando
si affronta il problema della valutazione all'interno dell'università.
Di ciò va dato atto sinceramente al Governo (Applausi dei deputati
del gruppo di Forza Italia). PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Sasso, alla quale ricordo che ha un minuto di tempo
a disposizione. Prego, onorevole Sasso, ha facoltà di parlare.
ALBA SASSO. Signor Presidente, rispondo all'ultimo
intervento dell'onorevole Garagnani. Forse non ci siamo spiegati
bene, onorevole Garagnani. Noi proponiamo non organismi di valutazione
interna, ma un'authority esterna, organismo ben diverso. Noi siamo
convinti che l'università moderna, ministro Moratti, non
ha assolutamente da temere da regole trasparenti e snelle, che valorizzino
e premino innovazione ed impegno didattico, ma questa vostra riforma
non prevede assolutamente ciò.
Onorevole Garagnani, affronto un'ultima questione: siamo sempre
di fronte al gioco delle tre carte. Chiedo scusa se uso tale termine,
ma siamo in presenza di una manovra-bis che taglia i fondi all'università.
Perché, allora, si insiste nel dire che questo Governo ha
investito nelle università? Non è possibile continuare
a prendere in giro la gente in questo modo, perché le prese
di posizione delle università, degli atenei, e della conferenza
dei rettori testimoniano una situazione totalmente diversa, ed il
ministro Moratti lo sa bene (Applausi dei deputati del gruppo dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Bimbi, alla quale ricordo
che ha un minuto di tempo a disposizione. Prego, onorevole Bimbi,
ha facoltà di parlare.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, signor ministro,
onorevoli colleghe e colleghi, in realtà bisogna chiedersi
perché se le università sono assolutamente contente
del provvedimento in esame, la maggioranza dei senati accademici
ha raccomandato di continuare a fare lezione, ma di farla «in
piazza», per dimostrare proprio che la comunità educante
dell'università non si riconosce in questo provvedimento,
nonostante il lavoro meritorio dei nuclei di valutazione delle università,
i quali di sicuro devono contribuire anche a tutto il processo di
valutazione (e vi contribuiscono).
D'altro canto, la proposta avanzata dal ministro sul finanziamento
delle università e la ripartizione dei fondi, in realtà
applica i parametri di cui ha parlato l'onorevole Garagnani in maniera
assolutamente automatica e, quindi, iniqua, penalizzando proprio
gli atenei che hanno incontrato maggiori difficoltà finanziarie,
quelli che sono più «oberati» da studenti e quelli
per i quali vi sarebbe bisogno, sì, di valutare la ricerca,
ma per finanziarla adeguatamente e, quindi migliorare le performance
degli atenei...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Bimbi.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti
De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
noi continuiamo a chiederci per quale ragione voi, colleghi della
maggioranza, vogliate approvare, a tutti costi, un provvedimento
che non ha trovato alcun consenso nel mondo accademico.
Ministro Moratti, francamente noi non capiamo questa sua ostinazione,
che riteniamo insensata.
Il mondo dell'università - dalla conferenza dei rettori alle
associazioni della docenza, alle componenti studentesche, a quelle
della non docenza, a tutte le categorie sindacali, confederali e
non - vi chiede di fare un passo indietro, poiché non vi
è condivisione su questo provvedimento: per quale ragione
e per quale insensatezza vi ostinate ad andare avanti a tutti i
costi? Perché non avete voluto aprire un confronto reale
con il mondo dell'università? Perché vi ostinate a
raccontare cose che nella società e nel mondo dell'università
non hanno alcuna capacità di ascolto? Non potete parlare
di meritocrazia e poi, all'interno di un provvedimento di questo
tipo, cancellare l'unica disposizione che avrebbe potuto portare
ad una valutazione seria nel mondo dell'università, dell'insegnamento
e della ricerca, cercando di evitare quelle rendite di posizione,
quei baronaggi che di fatto corrispondono ad un vero blocco all'accesso
alla carriera universitaria per decine, centinaia di grandi intelligenze
e di studenti con una grande vocazione.
Nell'ambito di un disegno di legge che ritenevamo sbagliato vi era
una proposta relativa ad un sistema di valutazione nazionale che
andava incontro a questa necessità del mondo dell'università.
Ebbene, l'unica cosa sensata inserita in questo provvedimento voi,
al Senato, l'avete cancellata (Commenti del deputato Rizzi)! Non
è rimasto niente in questo provvedimento che corrisponda
a qualcosa che sia nell'interesse dell'università! È
solo un disegno di legge nell'interesse di qualche lobby universitaria!
Questo è un danno per il paese e per l'università!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Onorevoli colleghi, prendete posto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 1.30, non accettato dalla Commissione né
dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Onorevole Patria, vada a votare...
Onorevole Mereu, voti per sé, per cortesia!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 427
Maggioranza 214
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 240).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio
1.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà. WALTER TOCCI.
Signor Presidente, prendo atto che il ministro ha fatto rispondere
l'onorevole Garagnani, e ringrazio comunque il collega per la sua
interlocuzione. Risponderò anche a ciò che a detto
quest'ultimo.
Tuttavia, signor ministro, ho posto una questione diversa. Qui non
stiamo discutendo dell'authority (ne parleremo in seguito), bensì
della dinamica retributiva dei professori universitari. Lei sa bene
che oggi tale dinamica si svolge mediante scatti di anzianità.
Un professore ottiene una cattedra; dopodiché, la sua carriera
è determinata esclusivamente da scatti di anzianità.
Questo professore sarà bravo o meno; ma avrà la stessa
dinamica salariale.
Converrà con me che questo sistema è arcaico. Lei
parla sempre di società moderna e della necessità
di modernizzare l'Italia. Benissimo, modernizziamo l'università
italiana con un semplice criterio di valutazione di merito: un professore
bravo guadagnerà più di uno meno bravo. Non è
d'accordo con questa regola? Risponda, signor ministro. È
la regola che proponiamo di instaurare con questo emendamento.
Allora, se lei boccia emendamenti che, per la prima volta nella
storia dell'università italiana, stabiliscono la meritocrazia,
non può più usare questa parola; altrimenti dice cose
che non corrispondono al vero.
Veniamo, ora, alla questione posta dall'onorevole Garagnani.
Onorevole Garagnani, certo che esiste il CIVR. Ricordo che il comitato
per la valutazione e la ricerca fu istituito nel 1999 dai Governi
dell'Ulivo e sono d'accordo sul fatto che stia svolgendo un lavoro
molto importante. Sono anche d'accordo sul fatto che sia importante,
già nell'attuale fondo di finanziamento ordinario dell'università,
introdurre dei criteri di valutazione. Quali criteri di valutazione
il ministro Moratti ha introdotto nell'annualità 2005? Vogliamo
entrare nel merito? L'onorevole Garagnani ha affermato che non vale
più soltanto il numero degli iscritti nell'assegnazione dei
fondi. Bene, sono d'accordo! Vediamo, però, quale criterio
ha aggiunto il ministro Moratti. Il ministro Moratti ha previsto
un criterio che si basa su risultato degli esami, cioè le
università che danno il più alto ammontare di 30 come
voto degli esami prendono più finanziamenti. Ministro Moratti,
ritiene che sia un buon criterio? Io non credo, perché con
questo criterio si spingono gli atenei a dare 30 a tutti gli studenti,
perché così prendono una quota maggiore del finanziamento.
Quindi, è un modo sbagliato di parametrare e valutare l'andamento
dell'attività dei nostri atenei.
Se vogliamo entrare nel merito, facciamolo, però non potete
continuare ad usare la parola «valutazione» come propaganda,
quando bocciate emendamenti che, per la prima volta nella legislazione
italiana, introducono dei seri criteri meritocratici.
Noi, ministro Moratti, continueremo a portare avanti
questa sfida. Lei pensa che può continuare a parlare sui
giornali di valutazione in questo modo? Noi dimostreremmo a tutti,
adesso, in questi giorni, nelle prossime settimane, nei prossimi
mesi e in campagna elettorale, che nella legge c'è scritto
esattamente il contrario di quanto lei ha predicato.
Lei mi deve ancora una risposta. Sono due anni che poniamo queste
domande, ma non abbiamo ancora ottenuto risposte. Siamo noi che
porteremo avanti la sfida sulla meritocrazia. Se voi mantenete questo
testo, avrete perso un'occasione storica, perché in questo
momento tutta l'università italiana è d'accordo sulla
valutazione. Lei, ministro, nel rifiutare di introdurre i criteri
di valutazione, perde una grande occasione. Questo era il momento
buono per fare davvero una riforma. Invece, lei riporta il sistema
indietro, agli scatti di anzianità e ai vecchi sistemi dell'università
italiana (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Volpini. Ne ha facoltà.
DOMENICO VOLPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
signor ministro, ci troviamo di fronte a un disegno di legge molto
confuso e contraddittorio. Esso era partito con una sua fisionomia,
che pretendeva di essere quella dell'efficienza e che impostava
la precarietà totale delle università e del personale
universitario. Esso è finito, attraverso un iter parlamentare
mal condotto, in una parte della legge che sembra dare l'ope legis
agli associati per farli diventare ordinari e ai ricercatori esistenti
per farli diventare associati, ma solo sulla carta. Invece, rimane
un punto fermo la totale precarizzazione della figura del ricercatore.
Si tratta di una cosa gravissima.
Nella legge si dice che i dottorandi, coloro che hanno fatto il
dottorato e che hanno titoli assimilati, per sei anni possono ottenere
il contratto di ricerca. Dopo di che, signor ministro, a 36 anni,
dove mandiamo questi ricercatori che per sei anni hanno svolto la
ricerca universitaria? In Italia c'è il nulla al di fuori
dell'università e degli enti pubblici di ricerca.
Questi ricercatori come condurranno la loro ricerca e come passeranno
in ruolo ordinario gli associati e in ruolo di associati i ricercatori,
quando la sua proposta di legge all'articolo 6 afferma chiaramente:
«Dall'attuazione delle disposizioni della presente legge non
devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica»?
Si impone un vincolo alle università, quando si dice loro
di far passare i professori dal ruolo di associato a quello di ordinario
o i ricercatori al ruolo di associati e di trovare i soldi necessari.
Ma dove li trovano le università i soldi per strutturare
il personale? Tali passaggi non sono senza costo. Possono sembrare
senza costo nell'immediato, ma subito dopo, negli anni successivi,
i costi aumentano. Dove li prendono le università questi
soldi? Tutto finirà nel nulla: ciò che è scritto
in questa legge diventa puro populismo, perché non ha alcuna
base economica per poter essere realizzato.
Come hanno già ricordato i colleghi, lei ripete spesso il
termine «valutazione». Tuttavia, non si fa valutazione
senza fondi, non si fa valutazione senza finanziarla. Valutare i
professori universitari è una cosa seria: non si tratta di
mettere intorno ad un tavolo quattro-cinque consulenti e far valutare
tutte le università italiane o i professori italiani. Dove
sono i fondi? Ministro, dove sono i fondi?
Questa legge molto confusa inizia con una gemma, l'articolo 1, comma
1, palesemente incostituzionale. Per la prima volta, nei quasi dieci
anni di mia permanenza nella Commissione cultura della Camera, è
capitato che il Governo chiedesse alla sua maggioranza di rinviare
alla Commissione affari costituzionali il parere di incostituzionalità
che tale Commissione aveva espresso perché lo cambiasse ed
esprimesse un parere di costituzionalità, contraddicendo
se stessa. Ma è serio questo? Fate una legge che inizia con
un articolo incostituzionale e si chiude con un articolo che nullifica
e rende chiacchiere tutto quello che c'è tra l'incostituzionalità
del primo articolo e la nullità del sesto articolo. Bisognerebbe
essere più seri.
La domanda che ci poniamo è la seguente: perché tanta
ostinazione? Anche nell'ultima audizione del CUN e della CRUI in
Commissione abbiamo trovato tutti contro questa legge. Dunque, perché
questa ostinazione? Per dire che avete fatto una riforma? La cosa
mi sembra un po' fanciullesca (Applausi dei deputati del gruppo
della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Intervengo su questo emendamento per
segnalare che la modifica richiesta rientra in una logica di «sgradimento»
di un'attribuzione centrale di qualità, di potenzialità
e di caratteristiche che, invece, riteniamo sarebbe più giusto
continuare a mantenere in capo agli atenei. In altre parole, mantenere
in capo agli atenei le scelte, la valutazione del fabbisogno e,
di conseguenza, anche la quantità delle situazioni da aprire
a nuovi sbocchi di carriera sembra a noi più idoneo a coprire
con chiarezza e trasparenza le necessità del singolo ateneo,
nel rispetto dell'autonomia, piuttosto che tornare ad una graduatoria
nazionale, sia pure rispondente alle caratteristiche del prerequisito.
Non siamo contrari in linea di principio, ma così come il
provvedimento ce lo presenta ci fa temere maggiormente tale richiamo
al centro quando l'esperienza ci porta sul particolare locale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Colgo l'occasione della presenza del
ministro Moratti in aula per sollecitare la risposta ad un'interrogazione
da me presentata qualche mese fa sulla questione del reclutamento
delle università. Mi riferisco, in particolare, ad una questione
avvenuta nell'università di Bari con una serie di vicende
che hanno visto interessata la magistratura. La mia interrogazione
non intendeva chiedere al ministro di intervenire nelle vicende
della magistratura, per carità. Essa intendeva chiedere al
ministro quali fossero le politiche per garantire i tanti onesti,
che nelle università vivono e lavorano. Credo non sia fuori
tema questa sollecitazione, perché la questione della modifica
del sistema di reclutamento, passando dai concorsi locali ai concorsi
nazionali, che per due anni abbiamo discusso, è una questione
ancora aperta, dal momento che nel testo al nostro esame non è
scritto esattamente che si torna ai concorsi nazionali. È
bensì prevista un'idoneità nazionale, cioè
una lista nazionale. Dopodiché, i concorsi tornano ad essere
concorsi locali, che peraltro le università dovranno pagarsi
per conto loro.
Credo che, avendo eliminato una proposta di sistema di valutazione
sul complesso delle vicende delle università, questo disegno
di legge non solo non affronta il problema del reclutamento e delle
regole di trasparenza del reclutamento stesso, ma sicuramente rischia
di peggiorare una situazione già abbastanza critica (Applausi
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Colasio 1.8, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 441
Votanti 440
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 235).
Onorevoli colleghi, vedo che si assottigliano le
fila. Bisogna che stiate in aula (Commenti dei deputati dei gruppi
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
Richiamo tutti, maggioranza e opposizione, proprio perché
si tratta di un provvedimento importante (Commenti dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita,
DL-L'Ulivo). Credo che stare in Parlamento, onorevoli colleghi,
sia una cosa doverosa!
Passiamo alla votazione dell'emendamento Carli 1.55.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor ministro, anche in questo
dibattito parlamentare, così com'è avvenuto negli
anni di gestazione di questo provvedimento, lei sceglie di non interloquire
con la Commissione, con il Parlamento, con le forze di opposizione,
né con il mondo dell'università nella sua interezza.
Immagino che lei non ne possa più e che non veda l'ora di
andare a fare la conferenza stampa, magari con il Presidente del
Consiglio, per riferire agli italiani quali straordinari risultati
avete acquisito con questo provvedimento, stracciando sorti magnifiche
e progressive per la nostra università.
Abbia però, signor ministro, la consapevolezza che noi staremo
attenti a quanto lei dirà e per cortesia non ci parli di
meritocrazia o di porte aperte ai giovani. Non ci parli della possibilità
di dare un nuovo ruolo ai ricercatori. Non ci parli di concorsi
nazionali. Non ci parli della valutazione. Ci parli, piuttosto,
di questo provvedimento, misero, pieno di contraddizioni ed incostituzionale,
che ha determinato quanto non era mai avvenuto nelle università
del nostro paese, cioè uno stato di paralisi degli atenei
ed un disagio totale dell'intero mondo accademico! Questi sono i
risultati di cinque anni di Governo del centrodestra. Questi sono
i risultati di cinque anni di Governo del ministro Moratti; lo dico
a lei sottosegretario Aprea, che almeno ha la gentilezza di ascoltare
i nostri discorsi.
La verità è che, nel corso di questi anni, vi è
stata la totale assenza di un disegno strategico per la qualificazione
e lo sviluppo del sistema universitario nel quadro degli obiettivi
europei, al fine di fare dell'Europa, entro il 2010, la più
competitiva e la più dinamica economia della conoscenza nel
mondo. Vi è stata piuttosto l'adozione di provvedimenti caotici
e parziali, che hanno interrotto - questo proprio mentre l'università
italiana sta crescendo - quel processo di innovazione, che era stato
intrapreso nel corso degli ultimi quindici anni, e non solamente
nel corso degli ultimi cinque anni del Governo di centrosinistra.
Parlateci piuttosto della progressiva destrutturazione del sistema
universitario, parlateci piuttosto della contrazione in termini
reali del finanziamento dell'università, del blocco delle
assunzioni, della fuga dei cervelli, di quanti giovani decidono
di lasciare il nostro paese perché, non trovando spazi, sono
costretti ad emigrare o a cambiare mestiere.
Abbiate la dignità di evitare di parlarci di risultati che
non siete stati in grado di conseguire nel corso di questi cinque
anni, parlateci invece di questo provvedimento e lei, signor ministro,
faccia il ministro dell'università e della ricerca e non
il ministro della propaganda (Applausi dei deputati del gruppo dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Carli 1.55, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 449
Maggioranza 225
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 250).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bulgarelli 1.65.
Ricordo ai colleghi che i tempi sono esauriti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor ministro, il comma 5 è
quello che lei ha presentato come il ritorno al concorso nazionale.
Sono due anni, infatti, che leggiamo su tutta la stampa italiana
che questa legge verrà approvata per riportare a livello
ministeriale le procedure concorsuali.
Lei, signor ministro, ha giustificato tale ritorno al concorso nazionale
stigmatizzando il fenomeno di localismo che si è determinato
nei concorsi dei singoli atenei. Sono ammirato dalla sua capacità
di diffondere leggende metropolitane, perché in tale disposizione
non si parla affatto di concorso nazionale. Se ne parla nei giornali
ma, nella norma, il concorso nazionale non esiste, se attribuiamo
a tale denominazione il suo vero significato, vale a dire un bando,
la presentazione delle domande e poi un vincitore a seguito di una
competizione a carattere nazionale.
Se questo è il concorso nazionale, nel comma 5 non ve n'è
traccia! In tale disposizione vi è qualcosa di diverso, vale
a dire la previsione di un concorso per l'idoneità nazionale,
che sostanzialmente viene riconosciuta a tutti. Infatti, in presenza
di cento posti disponibili, l'idoneità viene riconosciuta
a duecento candidati, vale a dire al doppio.
Faccio notare che il Ministero dovrà bandire questo concorso
per tutti i settori disciplinari, che nelle varie materie sono 370.
Alcuni di questi settori disciplinari sono molto piccoli, con la
presenza di un numero assai esiguo di professori; la norma prevede
che, anche se non vi sono posti disponibili, si deve comunque bandire
il concorso una volta l'anno. Abbiamo fatto un po' di conti e abbiamo
appurato che vi sono 30 settori disciplinari che in quattro anni
riconosceranno l'idoneità a tutti i professori in ruolo in
quel settore. Ipotizzando un posto disponibile l'anno, per 70 settori
disciplinari in quattro anni, tutti i professori in ruolo saranno
dichiarati idonei; ipotizzando quattro posti disponibili l'anno,
per ben 300 settori disciplinari su 370 - vale a dire la stragrande
maggioranza - tutti i professori saranno dichiarati idonei.
Dunque, quello che chiamate concorso nazionale - che in realtà
è un concorso di idoneità, che tra l'altro viene riconosciuta
a tutti - non svolge alcuna funzione selettiva. In tal modo, si
torna al concorso locale, in quanto vi è una seconda fase,
che si svolge presso l'ateneo, nella quale avviene il confronto
comparativo fra i diversi candidati, scegliendo effettivamente il
professore.
La situazione non cambia di una virgola rispetto alla vecchia normativa,
anzi le lobby universitarie con la vecchia normativa dovevano costruire
un puzzle tra idonei e vincitori nei tanti concorsi locali, mentre
adesso avranno il compito facilitato perché stileranno una
lista di idonei a livello nazionale e poi assegneranno ai singoli
concorsi di ateneo il vincitore, che era già deciso in partenza.
Voi state confermando la dinamica attuale. Non è affatto
vero che esiste il concorso nazionale; si tratta di una delle tante
leggende che il ministro Moratti ha diffuso in questi due anni.
Tuttavia, quando queste norme cominceranno ad essere attuate, tutti
si accorgeranno che la situazione rimarrà quella esistente
(Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, credo che questo
dibattito sia, tra valutazioni nazionali e locali e stante la mancanza
di un sistema indipendente di valutazione, tutto italiano e che
finisca per essere francamente provinciale.
Se vi fosse una valutazione nazionale per dare idoneità a
tutti coloro che la chiedono e se le commissioni utilizzassero i
«referees ciechi», che le università e il ministero
utilizzano ad esempio per cofinanziare i progetti di ricerca nazionale,
allora le comunità scientifiche potrebbero creare le cosiddette
short lists, ovvero le liste di coloro che hanno una preparazione
sufficiente per essere scelti dall'ateneo. Certamente ci siamo appena
un po' avvicinati a questo processo con l'attuale metodo di concorso,
che riconosce agli atenei il diritto di bandire e di controllare
in parte i risultati delle selezioni. Ciò va benissimo, non
malissimo.
Invece, quando parliamo negativamente delle lobbies universitarie,
ci riferiamo al debole modo con cui abbiamo congegnato i concorsi
- che con questa proposta sarà ancora più debole -
perché sostanzialmente fa sì che vengano facilitati
i candidati che appartengono al cosiddetto mainstreaming delle discipline,
cioè alle scuole più forti che rappresentano i paradigmi
consolidati (sto parlando dei «bravi» e non delle distorsioni
peggiori) indebolendo l'innovazione scientifica e quella culturale.
È questo il dato di fatto. Se noi avessimo processi di valutazione
stringenti, allora sì che potremmo dare completamente in
mano agli atenei, a livello locale e partendo dai dipartimenti,
la possibilità di selezionare il personale.
La riforma avrebbe dovuto costruire un percorso tale da avvicinarci
di più a questa modalità, invece di allontanarcene
in misura ancora maggiore, rimettendoci in mano nel migliore dei
casi alle più vecchie e consolidate scuole accademiche. Tali
scuole spesso si nutrono di alcuni pregiudizi scientifici secondo
i quali più si è giovani e meno si è scientificamente
produttivi (non è vero e per questo si tengono i giovani
senza propri fondi di ricerca e con salari bassi) e se si è
donne è meglio aspettare di più (in proposito basta
guardare le valutazioni e gli indicatori europei sul mancato sostegno
alle carriere delle donne meritevoli, in particolare in Italia).
Il risultato porta ad una scarsa innovazione scientifica proprio
perché siamo chiusi.
PRESIDENTE. Onorevole Bimbi...
FRANCA BIMBI. Queste sono le scuole dei vecchi, magari
bravissimi, che però non permettono ai giovani, alle donne
e all'innovazione scientifica di penetrare nel nostro sistema universitario.
Con questo metodo di concorsi aggraviamo la situazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.
CARLO CARLI. Signor Presidente, vorrei rivolgermi
al ministro Moratti per dirle che abbiamo giudicato più volte
questo provvedimento sbagliato e confuso.
L'abbiamo giudicato portando argomentazioni, articolo per articolo
e comma per comma. Se lei avesse ascoltato subito le nostre valutazioni
e le nostre critiche, non si sarebbe trovata oggi di fronte all'opposizione,
nei confronti del provvedimento, di tutto il mondo universitario,
dai rettori ai docenti ed agli studenti, fino alla grande manifestazione
che si è svolta oggi davanti a Montecitorio e per le strade
di Roma.
Non solo, dunque, riteniamo che il provvedimento in esame sia sbagliato
nel merito, ma invitiamo il ministro a riflettere sull'opportunità
di una pausa dei lavori e di riaprire un dialogo, nell'interesse
degli studenti, del mondo universitario e del futuro del nostro
paese, per il quale l'università svolge un ruolo estremamente
importante. La vostra sordità provoca danni, nel merito e
anche dal punto di vista delle lacerazioni, delle incomprensioni
e dello scontro politico che si determina, sia in Parlamento sia
nel paese. Dunque, fermatevi e ascoltate il paese (Applausi dei
deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bulgarelli 1.65, non accettato dalla Commissione
né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha
espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 444
Maggioranza 223
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 250).
Prendo atto che l'onorevole Pistone non è
riuscita a votare.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei
lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ritengo che occorra
fare chiarezza su alcune questioni riguardanti l'andamento dei lavori.
La prima è incardinata nello spirito con il quale lei ha
precedentemente richiamato la maggioranza ad una maggiore compattezza...
PRESIDENTE. No, ho parlato di presenza: dato che
ho visto i deputati che uscivano a frotte, ho fatto presente che
si sta lavorando...
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, si capisce lo
spirito e anche l'intenzione. Tuttavia, poco fa lei ha annunziato
al collega Tocci che i tempi erano esauriti, anche se in quel momento
non lo erano, né per il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo,
né, tanto meno, per gli altri gruppi dell'opposizione.
Le anticipo fin d'ora, signor Presidente, che, essendo stata compiuta
da parte nostra la scelta di un'opposizione costruttiva - stiamo
infatti rinunziando a interventi meramente ostruzionistici, e i
nostri interventi tentano di convincere la maggioranza, il Governo,
il relatore, il Presidente della Commissione, ad accogliere talune
delle nostre osservazioni - ci aspettiamo che su un provvedimento
così importante vorrà concedere tempi aggiuntivi.
La seconda questione riguarda il rapporto con il ministro Moratti,
che proprio non sta funzionando. Mi rivolgo a lei, affinché
interceda nei confronti del ministro. Il collega Tocci e la collega
Bindi hanno rivolto al ministro alcune precise domande e richieste
di chiarimenti. Non vedo per quale motivo, atteso che non vi è
alcuna possibilità di allungare i tempi dell'esame del provvedimento,
che sono contingentati e si stanno esaurendo, il ministro non risponda
almeno alle richieste di chiarimento. Si tratta, peraltro, di un
modo sgarbato di avere un'interlocuzione con l'opposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, lei non si è
mai potuto lamentare di me sui tempi: non si lamenterà nemmeno
oggi.
Per quanto riguarda il ministro, è presente e vigile (spesso
ci lamentiamo che i ministri non ci sono): spero anch'io che intervenga
ma non posso obbligarla a farlo.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 1.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini.
Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, vi sono
molte parti del provvedimento in esame, anzi direi tutte, che danno
l'impressione, leggendole, di essere capitati dentro il Truman show.
È un film che sicuramente conoscete tutti, in cui il protagonista
crede di vivere una vita vera, con relazioni, amori, sentimenti,
disavventure, e invece è tutto completamente virtuale.
Qui siamo un po' in provincia, e quindi la sensazione è più
di essere su Scherzi a parte che non al Truman show. Però,
ministro Moratti, l'idea, l'impressione sono assolutamente le stesse.
Prima abbiamo già raccontato la grande truffa del sistema
di valutazione: grande mostro evocato dal ministro nelle interviste,
sulle prima pagine e nel titolo della legge, ma che è assolutamente
inesistente all'interno del testo e della sua lettera. Analogamente,
ci troviamo di fronte alla questione del concorso nazionale: grande
soluzione sbandierata e portata in tutte le trasmissioni televisive
come la misura in grado di sanare i concorsi universitari da tutte
le varie situazioni, assolutamente poco credibili, che ne stanno
caratterizzando la gran parte.
Ebbene, la tesi che questo provvedimento avrebbe ripristinato il
concorso nazionale è falsa. Infatti, di nazionale in questo
concorso vi è soltanto l'idoneità. Proviamo a spiegare
ai colleghi cos'è una idoneità; lo indica anche il
testo e lo chiariscono soprattutto gli Uffici della Camera, i quali
sottolineano più volte come «idoneità»
voglia rappresentare l'assegnazione non di un ruolo, bensì
di un titolo.
È per questo che voi avete aperto l'idoneità a tutte
le categorie che stazionano nel mondo dell'università da
20 e 30 anni; perché avete ritenuto che l'idea di regalare
un titolo (che non comporta alcun diritto) a migliaia di persone
fosse il male minore. Di fatto, i concorsi, anche in questo vostro
testo, restano invece di carattere locale.
Allora anche qui andrebbe aperta una piccola parentesi. Al riguardo,
vi è un dibattito serio, che non si può ridurre in
pochi minuti. Vi è chi ritiene che siano preferibili i concorsi
di carattere nazionale, chi quelli di carattere locale. Sono due
idee diverse. Nella prima dominano le discipline, che impongono
i loro candidati. Nella seconda dominano maggiormente gli atenei,
che impongono quelli che ritengono essere più vicini alla
domanda del particolare ateneo cui si riferisce quel concorso, e
della comunità degli studenti che usufruisce di quel servizio.
Personalmente sono più orientata per la seconda idea, ma
non è questo in discussione.
Istituiamo le commissioni di carattere nazionale per i concorsi
locali? Bene, almeno prevediamo nel testo che questi concorsi non
debbano vedere la presenza di un commissario dell'ateneo che bandisce
il concorso! È una formula che, in qualche modo, cerca di
«incrociare» la doppia istanza ed equivale a introdurre
un po' di moralità all'interno del sistema universitario.
Ho fatto riferimento al concetto di virtuale, ai titoli, a una situazione
da Scherzi a parte. Inizio seriamente a domandarmi a cosa serva,
al ministro Moratti, portare a casa questo disegno di legge che
non piace a nessuno nel mondo dell'università (in tutte le
sue varie articolazioni), che non produce effetto alcuno, che «esce»
da questa Camera con un pregiudizio sulla sua costituzionalità
e che sarà ritenuto ridicolo ed inapplicabile non appena
ci si renderà conto delle sue articolazioni. Forse anche
il ministro Moratti vive nel Truman show e pensa di conquistare
Milano con la targhetta con su scritto: «Ho fatto la riforma
dell'università» (Applausi dei deputati del gruppo
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Grignaffini 1.9, non accettato dalla Commissione
né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha
espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 243).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 1.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria.
Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, l'emendamento
in esame «colpisce» uno degli aspetti centrali del provvedimento
che stiamo dibattendo; infatti interessa la delicata questione che
vede protagoniste l'autonomia universitaria, gli interventi ministeriali
e la copertura finanziaria.
Vorrei dire che questo è proprio il cuore dell'incostituzionalità
del provvedimento in esame: l'abbiamo già detto stamani,
illustrando la questione pregiudiziale, ma vogliamo ribadirlo.
Credo non sfugga a nessuno che, quando si parla di profili di incostituzionalità,
si fa riferimento ad aspetti che possono avere una dimensione in
qualche modo più percepibile o che possono essere in qualche
modo più complessi. Questo è un caso di palese incostituzionalità!
Naturalmente, nessuno può prevedere quello che succederà
dopo l'approvazione del disegno di legge, ma esso mette in discussione
contemporaneamente - e dico contemporaneamente - il principio dell'autonomia
degli atenei, configurato e disciplinato quale cardine dall'articolo
33 della Costituzione (alcuni colleghi ne hanno già parlato;
ricordo l'intervento di Nicola Rossi, il quale ricordava che si
tratta di un principio centrale nella storia dell'università
italiana, ma anche di tutte le università e istituti di ricerca),
ed il principio, collegato, di cui all'articolo 81 della Costituzione.
Infatti, a proposito della formazione, mediante sorteggio di cinque
commissari nazionali, della commissione di ciascuna valutazione
comparativa, con una formula che avete sostanzialmente introdotto
al Senato, avete stabilito: «Tutti gli oneri relativi a ciascuna
commissione di valutazione sono posti a carico dell'ateneo ove si
espleta la procedura, come previsto al numero 1)».
Orbene, come si fa, onestamente, a configurare un intervento sull'università
che viene definito di riforma - e che alcuni hanno definito di controriforma
- che, sostanzialmente, concepisce un sistema di finanziamento basato
sull'autonomia, sui bilanci delle università? Ma voi sapete
in quali condizioni sono i bilanci delle università? Non
riescono a fare una chiamata, a bandire un concorso! Ciò
nonostante, tutta l'impalcatura della riforma viene sostanzialmente
caricata sui bilanci degli atenei! Questa è un'operazione
che racchiude, appunto, una duplice incostituzionalità.
Come ho ricordato in altra occasione, gli enti locali e gli altri
soggetti dotati di autonomia sono gelosi della loro autonomia finanziaria:
lo sono perché invadere tale sfera significa interferire
nelle loro priorità, nelle loro scelte! Ma chi ci dice che,
agendo nella maniera che proponete, non condizioniamo la ricerca,
facendo in modo che i fondi destinati a scopi di ricerca non vengano
indirizzati, invece, all'organizzazione dei concorsi di cui il disegno
di legge dispone l'espletamento? Se una legge decide nuovi concorsi,
nuove commissioni, nuove attività, deve anche assicurare
la copertura per tali finalità!
Questa è un'operazione dal respiro corto, perché sostanzialmente
contrasta - due volte nella stessa disposizione! - con la Costituzione,
segnatamente con gli articoli 33 e 81, quarto comma. Quelli da me
indicati sono i motivi per i quali i Presidenti della Repubblica
hanno costantemente rinviato alle Camere i provvedimenti da esse
approvati. Anche il Presidente Ciampi l'ha già fatto in relazione
alla legge sulla semplificazione amministrativa.
Quindi, come diceva il collega Boccia, noi non stiamo facendo un
ostruzionismo fine a se stesso o finalizzato ad una legge più
generale la cui necessità abbiamo spesso segnalato: ci misuriamo
con voi sul provvedimento in esame. Abbiate la saggezza di eliminare
queste incostituzionalità così clamorose (Applausi
dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei
lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, giungono notizie
di alcuni incidenti, avvenuti negli ultimi minuti nella piazza davanti
al Palazzo, di cui sono rimasti vittime anche alcuni operatori delle
televisioni...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Innocenti, le posso
chiedere una cortesia?
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, le rivolgo soltanto
la preghiera di appurare l'esattezza di quanto ho appena riferito
e di verificare cosa sia realmente necessario fare per mantenere
tutti, dentro quest'aula e fuori, nervi saldi e pazienza.
Credo vi sia la necessità di gestire queste situazioni con
estrema responsabilità, con senso della prudenza e con cautela:
da parte di noi parlamentari, senza ricorrere, uscendo, a gesti
o ad atteggiamenti che possono creare problemi; da parte di tutti
i responsabili, mantenendo la calma...
PRESIDENTE. Grazie...
RENZO INNOCENTI. ...e la necessaria condizione per
fare in modo che chi non è d'accordo manifesti nelle forme
che ritiene più opportune e democraticamente il proprio dissenso.
GIORGIO BORNACIN. Lascia andare a casa chi vuole
farlo!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 1.10, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 429
Maggioranza 215
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 246).
Vorrei dire all'onorevole Innocenti che accolgo pienamente l'invito
alla verifica da lui richiesta. Penso, anzi sono sicuro - lo auspico
- che ciascun deputato assumerà un atteggiamento di prudenza
e di moderazione, che è necessario, tenendo presente che,
come Presidente della Camera, ho anche il dovere di controllare
che l'accesso alla Camera dei deputati non venga precluso ad alcun
parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia,
di Alleanza Nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e
dei democratici di centro). Voi sapete, infatti, che è un
problema di principio che, oggi, si pone in una direzione, ma domani
si potrebbe porre in un'altra direzione.
Credo, comunque, che gli elementi di moderazione cui lei ha fatto
riferimento siano importanti.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pistone 1.66.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, vorrei sottoporre,
ancora una volta, all'attenzione dell'Assemblea la questione della
copertura finanziaria di questo provvedimento.
Come abbiamo evidenziato in sede di esame delle questioni pregiudiziali,
il provvedimento in oggetto non prevede - peraltro, a nostro modo
di vedere, in palese violazione delle disposizioni costituzionali
ed ordinamentali - alcuna forma di copertura per i costi aggiuntivi,
derivanti dall'organizzazione e dall'espletamento delle prove, per
i giudizi connessi alla nuova idoneità scientifica nazionale
dei docenti. Inoltre, non è indicata alcuna forma di copertura
per i nuovi oneri derivanti da eventuali, più che probabili,
contenziosi.
Il provvedimento prevede che venga bandito un concorso nazionale
e che le risorse per l'espletamento del medesimo siano da ricercare
nei bilanci degli atenei. Ci chiediamo - ed anche su questo vorremmo
ricevere una risposta da parte del ministro Moratti - con quali
criteri ciò avverrà, per quali atenei e per quali
concorsi. Ci chiediamo, inoltre, come sia possibile adottare un
decreto ministeriale che bandisca i concorsi con le risorse di un'altra
istituzione.
È una questione centrale che dimostra palesemente l'incostituzionalità
di questa norma e svela l'assenza della necessaria copertura finanziaria
del provvedimento.
Anzi, si caricano sui bilanci degli atenei i costi
aggiuntivi che deriveranno dall'applicazione di queste norme. Ma
tali norme, per fortuna, non potranno essere applicate perché
mancano le risorse finanziarie, visto che i bilanci degli atenei
sono già all'estremo.
Se mettiamo in relazione questa situazione con le disposizioni contenute
nel disegno di legge finanziaria attualmente all'esame del Senato,
riscontriamo un'ulteriore riduzione delle risorse a disposizione
delle università.
Si prevede continuamente che gli adeguamenti stipendiali e contrattuali
per il personale docente e tecnico-amministrativo, che sono la conseguenza
di una contrattazione a livello nazionale, siano a carico dei bilanci
degli atenei. Ma tali adeguamenti costituiscono una voce grandissima
nell'ambito delle risorse messe a disposizione dell'università.
Inoltre, sono previste una decurtazione del fondo di finanziamento
ordinario di una cifra pari a 55 milioni ed un'ulteriore riduzione
del fondo di 60 milioni di euro per l'edilizia universitaria. A
fronte di ciò, non vi è alcuna previsione per il 2007
e per il 2008 di nuove risorse per questo settore importantissimo.
L'intero costo del personale docente e tecnico-amministrativo viene
messo a carico delle università. I fondi per i finanziamenti
e per il funzionamento delle università vengono contratti
e i fondi per l'edilizia vengono ulteriormente contratti e, addirittura,
non vengono previsti per gli anni successivi: insomma, personale,
strutture, normale gestione dell'università subiscono una
riduzione grandissima!
Peraltro, si vuole caricare sui bilanci degli atenei il costo di
questo provvedimento. Varrebbe la pena, ministro, che su questo
punto lei spendesse una parola, dicendo come pensa di finanziare
questi concorsi. Inoltre non ritiene che si stia producendo un'ulteriore,
fortissima lesione dell'autonomia delle università?
Tutti questi temi sono stati posti - voglio ripeterlo ancora una
volta - in sede di audizione in VII Commissione dal presidente della
CRUI, che ha letto una mozione, approvata all'unanimità dall'assemblea
straordinaria dei rettori del 13 ottobre scorso, nella quale si
rileva il taglio pesantissimo di risorse, che non risolve ma, anzi,
aggrava i problemi delle università. Il presidente della
CRUI ha detto: «Il combinato disposto di queste norme e della
legge finanziaria farà diventare ingestibili gli atenei per
i prossimi anni». Questo è quanto ci viene detto: ministro,
cosa intende dire su questo (Applausi dei deputati del gruppo dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Carli. Ne ha facoltà.
Le ricordo, onorevole Carli, che ha un minuto di tempo a disposizione.
CARLO CARLI. Signor Presidente, credo sia veramente
giunto il momento da parte del ministro di dare una risposta alle
richieste e alle valutazioni che abbiamo avanzato e che continuiamo
a prospettare.
In particolare, si tratta di un provvedimento che, oltre ad essere
sbagliato, è anche incostituzionale. Subito dopo la sua pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale, se vorrete andare avanti, esso sarà
dichiarato non rispondente al dettato costituzionale con riferimento
a due punti, che intaccano fortemente l'autonomia delle università,
quell'autonomia che è sancita in maniera solenne nell'articolo
33 della Costituzione (uno dei capisaldi del convivere civile, dello
sviluppo e della formazione). Quello al nostro esame è un
provvedimento che va a confliggere in maniera forte con alcuni princìpi
fondamentali della nostra Costituzione e anche della tradizione
che l'insegnamento e la ricerca universitaria hanno nel nostro paese.
Inoltre, come già più volte è stato detto,
si tratta di un provvedimento che non prevede alcuna spesa: è
mai possibile, ad esempio, pensare alla formazione e all'aggiornamento
del corpo docente e del personale universitario senza stanziare
alcun euro al fine di provvedere a organizzare le diverse forme
di aggiornamento che l'evoluzione impone di promuovere? Ecco che
anche questo altro aspetto, che cade in un momento
di grande difficoltà finanziaria delle università
italiane, cui viene assegnato anche questo compito che va a danneggiare
(Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Carli.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,
l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
Le ricordo, onorevole Sasso, che ha un minuto di tempo a disposizione.
ALBA SASSO. Signor Presidente, a proposito dell'emendamento
al nostro esame, intendo segnalare che la dizione «tutti gli
oneri relativi a ciascuna commissione di valutazione sono posti
a carico degli atenei» è stato introdotto al Senato.
A tale proposito già i colleghi hanno rilevato come si tratti
di una norma che scarica sugli atenei gli oneri relativi ai concorsi.
Vorrei chiedere però al ministro Moratti se questo significhi
che gli atenei che avranno qualche finanziamento in più a
disposizione potranno bandire i concorsi, mentre quelli che non
avranno tali risorse non lo potranno fare. Si va in tal modo a creare
una disparità di trattamento che è veramente singolare
e sbagliata! In questo senso, il disegno di legge ricorda altri
provvedimenti adottati in materia di istruzione. Quando il ministro
Moratti prevede l'anticipo nella scuola elementare, affermando che
i bambini possono entrare nella scuola dell'infanzia a due anni
e mezzo ed a cinque e mezzo in quella elementare, enuncia un principio
e poi scarica sui comuni l'impegno e tutta la responsabilità
delle risorse. Insomma, si tratta di uno di quei provvedimenti che
prevedono situazioni difficili da attuare; se lo si potrà
fare, bene, altrimenti peggio per chi non riesce ad accedere al
concorso...
TITTI DE SIMONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, voglio intervenire
per informare lei e tutti i colleghi che in questo momento si stanno
ripetendo una serie di cariche della polizia...
PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone, alla fine...
TITTI DE SIMONE. No, Presidente, la questione ha
a che fare con il provvedimento...
PRESIDENTE. Non è possibile che ogni cinque
minuti l'esame del disegno di legge venga interrotto da questi interventi.
Ripeto: stiamo seguendo le vicende.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Pistone 1.66, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 244).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 1.11.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ministro Moratti, il suo intervento sull'emendamento
Martella 1.11 le darà modo, ovviamente, di puntualizzare
anche altri aspetti sui quali dovesse ritenere di fornire precisazioni.
Prego, ministro, ha facoltà di parlare.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Signor
Presidente, invero intervengo per puntualizzare alcuni
dei punti che sono stati oggetto di discussione. Anzitutto, devo
confessare che mi meraviglio per quanto asserito dai colleghi dell'opposizione.
Non mi sono mai sottratta al dibattito, che è durato più
di tre anni, attraverso passaggi in Commissione ed in Assemblea
- siamo ora giunti alla terza lettura del provvedimento -; dibattito
che mi ha visto impegnata non solo in Parlamento ma anche con la
comunità accademica e scientifica. Voglio infatti ricordare
all'Assemblea come, delle quattordici proposte presentate al Governo
dalla Conferenza dei rettori per conto della comunità scientifico-accademica,
ben tredici sono stata accolte; molte erano state avanzate anche
dall'opposizione, sicché, sinceramente, l'accusa secondo
la quale mi sarei sottratta al confronto non è comprensibile
(Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale,
dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro
e della Lega Nord Federazione Padana).
In relazione ai diversi punti illustrati, farò alcune precisazioni
circa l'idoneità nazionale ed i concorsi. Orbene, già
ora - mi stupisce, onorevole Tocci, che lei non colga tale aspetto
- i concorsi sono banditi dalle università sulla base di
una lista di idoneità. Quindi, non facciamo null'altro che
portare a livello nazionale l'idoneità, lasciando che le
università bandiscano poi i concorsi sulla base della programmazione.
Dunque, non introduciamo un nuovo principio, che vigeva, invece,
già in passato; conferiamo, se mai, maggiore serietà
e rigore alle procedure di reclutamento, stabilendo una idoneità
nazionale e sostituendo le commissioni locali con la previsione
di una commissione nazionale eletta, tra i cui membri si effettua
poi un sorteggio al fine di garantire maggiore serietà e
trasparenza.
Per quanto riguarda il sistema di valutazione, è stato già
chiarito che il Governo non solo non è contrario, ma ha dimostrato
di essere favorevole con misure concrete già realizzate.
Mi scuso poi se intervengo anche su tale aspetto, ma il richiamo
al sistema di finanziamento delle università che si baserebbe
solo sul criterio del numero degli iscritti in corso, tolte le matricole,
non è corretto; infatti, abbiamo un sistema di finanziamento
nuovo, che si basa su diversi parametri: numero degli iscritti,
tolte le matricole ed i «fuori corso»; risultati, in
termini non solo di esami sostenuti ma anche di valutazione, da
parte degli studenti, della qualità della docenza; coerenza
dei percorsi universitari con gli sbocchi professionali; infine,
qualità della ricerca.
Quindi, per la prima volta viene introdotto il criterio della qualità
della ricerca nel sistema di finanziamento delle università.
Dunque, mi scuso, ma ciò che è stato affermato non
è corretto.
Il provvedimento in esame deve essere letto nel contesto di una
serie di azioni che il Governo ha già posto in essere a favore
del miglioramento della qualità complessiva del sistema universitario.
Se non teniamo presente ciò, è ovvio ed evidente che
il disegno di legge viene visto come un provvedimento che si occupa
solamente di una parte e non dell'intero problema dell'innalzamento
della qualità della ricerca.
Comunque, vorrei ricordare che il tema che vi sta a cuore, così
come sta a cuore a noi, era già contenuto all'interno del
disegno di legge finanziaria. Come voi sapete, è stato già
stralciato, nel corso dell'esame da parte del Senato, da tale provvedimento,
è stato ripresentato come disegno di legge autonomo e c'è
il mio personale impegno a farlo approvare in tempi rapidi. Ciò,
naturalmente, significa compiere una razionalizzazione del sistema
di valutazione, inclusa, ovviamente, anche la possibilità
di istituire un'agenzia indipendente.
C'è anche, naturalmente, l'impegno - che ho già assunto
con il mondo universitario - di confrontarmi non solo su questo,
ma anche su tutti gli altri temi che, in questo momento, sono all'attenzione
del Governo. Vorrei evidenziare che ho personalmente chiesto un
incontro con i rettori delle università italiane sui temi
del disegno di legge finanziaria, delle linee di programmazione
e del sistema di valutazione, nonché sui decreti attuativi
del disegno di legge in esame.
Auspico di avere una rapida risposta dai rettori, poiché
non ho ancora ricevuto, nonostante l'abbia richiesta, la conferma
di una disponibilità, da parte loro, a svolgere un incontro
con il ministro (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia,
di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei
democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana - Commenti
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della
Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia! Prosegua,
signor ministro.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Ciò contraddice la vostra asserzione circa
la mancata disponibilità del Governo al confronto!
A ciò vorrei aggiungere che abbiamo sempre manifestato la
nostra disponibilità al confronto anche verso gli studenti.
Io personalmente, al di là dei sottosegretari delegati, ho
avuto un incontro, a fine luglio, con il Comitato nazionale degli
studenti, ed ho dichiarato la mia disponibilità a svolgere
un successivo incontro sui temi dello stato giuridico e del reclutamento
dei professori universitari. Ebbene, non ho ricevuto alcuna richiesta
da parte del Comitato nazionale degli studenti (Applausi dei deputati
dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei
democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord
Federazione Padana)!
Non solo: oggi ho chiesto al relatore, onorevole Mario Pepe, ed
al sottosegretario di Stato Aprea di annunciare nuovamente la mia
disponibilità ad incontrare gli studenti presenti fuori dalla
Camera per manifestare liberamente e giustamente, come è
possibile fare. Gli unici che hanno dichiarato la loro disponibilità
ad incontrarmi, tuttavia, sono stati i rappresentanti dei sindacati
non studenteschi ed i rappresentanti degli studenti della scuola,
ma non di quelli universitari. Quindi, vorrei rimarcare come non
mi sia mai sottratta al confronto né in Parlamento, né
in Commissione, né presso la comunità scientifica
ed accademica.
Ringrazio in ogni caso per i contributi forniti in questa occasione,
poiché sono comunque suggerimenti preziosi ed importanti.
Se non è stato possibile accettare tutti i contributi offerti
al disegno di legge in esame, vorrei dire che altri provvedimenti
potranno sicuramente tener conto di tutte le proposte avanzate,
nonché di tutti quei contributi che consentiranno al paese
di avere un'università più qualificata. Grazie (Applausi
dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale,
dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro
e della Lega Nord Federazione Padana - Congratulazioni).
FABIO GARAGNANI. Brava!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei informarvi che gli onorevoli
Tocci, Bimbi e Martella hanno chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, mentre gli onorevoli Titti De Simone e Selva hanno chiesto
alla Presidenza di intervenire sull'ordine dei lavori.
Do pertanto la parola all'onorevole Titti De Simone sull'ordine
dei lavori (Commenti). Scusatemi, onorevoli colleghi, ma non è
colpa mia, perché gli interventi sull'ordine dei lavori hanno
la precedenza.
Prego, onorevole Titti De Simone, ha facoltà di parlare.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, se lei non mi
avesse tolto la parola in precedenza, avrei fatto più velocemente,
ma non importa.
Voglio solo informare l'Assemblea di alcuni fatti. Non so se faccia
parte della capacità di ascolto e di confronto di questo
Governo... Su questo apro una parentesi in merito: sono venuti tre
volte in Parlamento a dire - tutti, dal CUN alla conferenza dei
rettori ed a tutte le associazioni - che questa riforma non la vogliono;
non si capisce, pertanto, per quale motivo questo Governo e questa
maggioranza abbiano voluto andare avanti a tutti i costi.
Comunque, come dicevo, non so se faccia parte della volontà
di confronto e di ascolto, del tutto inesistente, del Governo, che
mi sembra solo uno spot elettorale, ma qualche momento fa un operatore
di Telenorba è stato caricato dalla polizia davanti a Palazzo
Chigi...
GIULIO ANTONIO LA STARZA. Hanno fatto bene...
TITTI DE SIMONE ...mentre proveniva da una manifestazione
autorizzata, qui davanti a Montecitorio. Vorrei chiedere, Presidente...
Siamo preoccupati di ciò che sta avvenendo. Le agenzie riferiscono
anche di altre cariche della polizia nei confronti di studenti che
hanno sciolto la manifestazione - lo ripeto, autorizzata - davanti
a Montecitorio e poi sono stati, appunto, caricati nei pressi di
via del Corso, mentre si trovano a gruppetti (Applausi polemici
di deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
NINO STRANO. Bravi!
TITTI DE SIMONE Bravi? Veramente, un esempio molto
positivo per il paese!
Siamo preoccupati per questa situazione e vorremmo avere notizie
e chiarimenti su ciò che sta avvenendo.
PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone, appare chiaro
che il Presidente della Camera non è il ministro dell'interno.
Perciò, con riferimento a quello che succede, è evidente
che l'unica cosa che posso fare è acquisire informazioni.
Se, poi, esercitando il diritto di sindacato ispettivo, voi vorrete
chiedere delucidazioni al ministro dell'interno, egli sarà
in grado di darle.
Per quanto riguarda la Presidenza della Camera, ci impegniamo a
tutelare sia il diritto a manifestare liberamente sia il diritto
dei deputati ad arrivare alla Camera senza subire blocchi di alcun
tipo.
Prego, onorevole Selva, ha facoltà di parlare sull'ordine
dei lavori.
GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, sono stato assente
per circa un'ora da quest'aula perché, forse rispondendo
ad un impulso della mia professione giornalistica, che ho esercitato
per molti anni, ho voluto rendermi conto di persona di cosa stesse
accadendo davanti a Montecitorio. Ho oltrepassato la barriera formata
dai carabinieri e dagli agenti di polizia che si trovavano davanti
alle transenne, e mi sono vvicinato a queste ultime. Urlando, seduto
su una transenna, uno dei manifestanti ha esclamato: «Faccia
di merda, vai via!».
ANDREA RONCHI. Sono democratici!
GUSTAVO SELVA. A parte il fatto che «faccia
di merda» non mi sembra proprio un complimento, ciò
è stato per me solo un incitamento a restare sul posto. Infatti,
credo che il primo diritto di un parlamentare sia anche quello di
guardare, di osservare, di rendersi conto di persona di cosa sia
una manifestazione (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza
Nazionale, di Forza Italia, dell'Unione dei democratici cristiani
e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana).
L'onorevole Cento e l'onorevole Folena hanno cercato di sospingermi,
allontanandomi, via via ho ceduto anche ad un certo invito da parte
dei carabinieri, non accettando, beninteso - e ciò sia chiaro
agli onorevoli colleghi - l'attribuzione che mi si voleva dare di
«provocatore». Infatti, non capisco perché dovrei
accettare la definizione di «provocatore» se vado a
verificare di persona, quale rappresentante della nazione, cosa
stia avvenendo davanti alla «casa» nella quale mi trovo
ad operare. Altrimenti, la stessa attribuzione bisognerebbe darla,
nel caso specifico, all'onorevole Cento ed all'onorevole Folena!
Tuttavia, proprio perché mi ero reso conto che la situazione
era abbastanza delicata, ho accettato di allontanarmi ed invece
di dirigermi - sempre avvicinato dall'onorevole Cento - verso il
nostro ingresso, poiché sentivo il bisogno di bere - non
ho infatti ricevuto da parte della Camera dei deputati una bottiglia
d'acqua, a differenza dei manifestanti: ma, ad ogni modo, ciò
va benissimo - volevo andare al bar Giolitti a prendere una gelato.
L'onorevole Cento mi ha ringraziato e mi ha detto «buon gelato»!
Mi sono trovato, dunque, all'inizio di via della Missione di fronte
ad una «muraglia», già urlante, che mi ha impedito
di andare da Giolitti, ossia mi ha impedito di andare dove io, liberamente...
Perché avrei dovuto negoziare con questi signori e fare il
giro intorno a piazza del Parlamento? La mia libertà è
ancora quella di andare dove scelgo io di andare, in una strada
in cui un cittadino possa circolare. Il blocco è stato fatto
dai manifestanti. E chiedo al Presidente della Camera se anche quel
blocco fosse autorizzato (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza
Nazionale e di Forza Italia).
Onorevoli colleghi, credo che ciò sia molto, molto grave.
Ho accettato anche di discutere, perché ad un certo momento
mi sembrava che l'atmosfera si fosse un po' distesa; ma ciò
non ha impedito ancora urla, manifestazioni ed altre violenze verbali
nei miei confronti. Questo non è un esempio di come si educano
i manifestanti e di come questi ultimi debbano comportarsi, soprattutto
là dove si fanno le leggi (Applausi dei deputati dei gruppi
di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici
cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione
Padana).
PRESIDENTE. Prego, onorevole Volontè, ha facoltà
di parlare sull'ordine dei lavori.
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, avevo chiesto
in precedenza di parlare e non ruberò molti minuti.
Vorrei soltanto mettere in evidenza, senza alcun commento, che in
questa Repubblica e nei dintorni della Camera vigono alcuni diritti:
quello di manifestare, quello di esprimere le proprie opinioni purché
in maniera composta, ma anche quello della libera circolazione.
Ciò vale anche per i deputati, che si possono muovere come
tutti i cittadini italiani.
Allora, faccio premura a lei e al vicepresidente Mussi non solo
di verificare se i blocchi e le manifestazioni siano stati consentiti,
ma anche di verificare se in questa Repubblica (purtroppo, basterebbe
guardare alle contestazioni improprie, ad esempio a Torino, sui
muri di alcuni edifici religiosi) il Ministero dell'interno consenta
che i diritti fondamentali dei cittadini, tra i quali quelli dei
deputati, vengano rispettati (Applausi dei deputati dei gruppi di
Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici
cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione
Padana).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di dare la
parola agli onorevoli Tocci e Bimbi sul merito del provvedimento
e, in particolare, sull'emendamento Martella 1.11, su cui è
intervenuto il ministro Moratti, vorrei dire che, con il vicepresidente
Mussi e con i questori, svolgerò immediatamente un esame
della situazione che si è prodotta nella giornata odierna,
evitando di dare giudizi, anticipazioni e sentenze senzaconoscere
la situazione stessa.
Onorevole Volontè, l'unica cosa su cui vorrei rassicurarla
è che, già in due interventi nel corso di questo dibattito,
pur confuso e frammentato, ho fatto riferimento alla tutela della
libertà dei deputati di arrivare e circolare liberamente
nei pressi della Camera dei deputati.
BENITO PAOLONE. Non si può! Non è possibile!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, vorrei tornare a
discutere dell'università, perché in quest'aula, finalmente,
abbiamo l'occasione di interloquire con il ministro. Ministro, è
la prima volta che lei mi risponde e ci sono i verbali della VII
Commissione cultura a dimostrarlo. La posso sfidare anche in un
giurì d'onore nella lettura dei verbali (Commenti dei deputati
dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord
Federazione Padana).
FILIPPO ASCIERTO. Facciamo il duello!
PRESIDENTE. Onorevole Ascierto, l'onorevole Tocci
non ha detto cose folli! Egli sta intervenendo nel dibattito con
la naturale polemica politica che ciascuno di noi usa (Commenti
dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
Onorevoli colleghi, se volete che questo provvedimento venga esaminato,
dovete aiutare la Presidenza! Non è possibile procedere con
queste continue interruzioni; oltretutto, è autolesionista
da parte della maggioranza.
Prego, onorevole Tocci.
WALTER TOCCI. Veniamo al punto e cerchiamo di chiarire
i problemi, altrimenti la discussione diventa inutile.
Sono due anni che si parla della necessità di introdurre
in Italia un'authority per la valutazione del sistema universitario.
Bene, signor ministro, lei sa che nel testo licenziato dalla Camera
in prima lettura, con l'articolo 2, si istituiva l'Autorità
per la valutazione. Quindi, tale strumento era già previsto
in questo testo: lei lo ha cancellato mediante il voto sulla questione
di fiducia al Senato.
Poi, ha introdotto la proposta di istituzione dell'Autorità
in un articolo della legge finanziaria. Quell'articolo della legge
finanziaria è stato cancellato dalla Commissione bilancio
del Senato. Adesso, lei ci viene a dire che presenterà un
disegno di legge per l'istituzione di un'authority. Ma che bisogno
c'è di fare un altro disegno di legge, quando l'Autorità
era già prevista dall'articolo 2 di questo testo (Applausi
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della
Margherita, DL-L'Ulivo)?
Ci viene il sospetto che lei non voglia l'authority per la valutazione,
perché, se ci fosse un'authority per la valutazione - lo
ripeto -, non si potrebbe fare l'università di Lucca per
Marcello Pera, non si potrebbe fare l'università di Reggio
Calabria annunciata da Berlusconi in favore del suo amico o l'università
di Tremonti sull'economia tributaria. Non si potrebbero fare queste
«marchette» (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo)!
VINCENZO ZACCHEO. Tocci deve pensare a Roma!
UGO LISI. E Brindisi...! PRESIDENTE. Onorevole Lisi,
la prego...
UGO LISI. Sta dicendo delle cose...
PRESIDENTE. Stavo parlando con il ministro Pisanu...
TOMMASO FOTI. Allora, senti cosa dice!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dato che mi è
stato chiesto di intervenire e di chiedere notizie rispetto ad una
certa situazione di cui abbiamo parlato poc'anzi, in questo momento
ero al telefono con il ministro dell'interno. Non ho il dono dell'ubiquità.
Non posso parlare e sentire contemporaneamente (Commenti dei deputati
del gruppo di Alleanza Nazionale).
Onorevole Tocci, continui.
WALTER TOCCI. Quando parliamo di valutazione, intendiamo,
oltre all'authority, l'introduzione di un principio nuovo e innovativo,
ossia la valutazione dei singoli professori. Non può essere
che la carriera sia affidata soltanto all'anzianità. Caro
ministro, lei su questo aspetto non ci risponde. Perché non
vuole introdurre una dinamica retributiva basata sulla valutazione
di merito del singolo professore? Sarebbe un ottimo sistema per
premiare i migliori. Invece, anche questa norma, che era presente
nel testo della Camera, è stata cancellata con il voto di
fiducia.
Signor ministro, sulla valutazione è accaduto
un fatto nuovo in questi mesi. È il sistema universitario italiano
che chiede di essere valutato. Lei non si è accorta di una
grande novità.
Lei parla della CRUI. La conferenza dei rettori ha approvato dei documenti
ufficiali con i quali si chiede di essere valutati. Essi chiedono
l'introduzione di un'autorità indipendente che valuti i risultati
dell'università. Lei, quindi, aveva una grande occasione, perché
è la prima volta che il sistema universitario italiano chiede
a gran voce di essere valutato. Era l'occasione buona per fare una
legge sulla valutazione dell'università. BENITO
PAOLONE. Non lo avete fatto per vent'anni!
PRESIDENTE. Onorevole Paolone, la prego. Non è
possibile proseguire in questo modo.
WALTER TOCCI. Lei, signor ministro, ha governato
per cinque anni con una maggioranza parlamentare tale che non ha
avuto mai alcun predecessore. Lei ha avuto la possibilità
di fare questa riforma introducendo questa novità e non lo
ha fatto.
Rispetto all'anzianità, signor ministro, lei non mi risponde.
Nei concorsi è stabilito il criterio di anzianità,
ossia i professori che hanno 15 anni di anzianità sono avvantaggiati
nel concorso. Le domando: l'anzianità e la meritocrazia possono
andare d'accordo? Questi sono i chiarimenti che abbiamo chiesto.
Fare i concorsi universitari sulla base dell'anzianità significa
tornare agli anni Settanta. Questa è una legge vecchia di
trent'anni! Lei è sfortunata, ministro, perché, se
avesse fatto una legge così negli anni Settanta, avrebbe
ricevuto gli applausi.
Invece, oggi l'università è molto più avanti.
Essa chiede di essere valutata, vuole una riforma vera, che voi
non siete stati capaci di dare (Applausi dei deputati dei gruppi
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo
- Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
BENITO PAOLONE. ...Questo vi disturba...!
PRESIDENTE. Onorevole Paolone, la richiamo all'ordine.
Onorevole Bimbi, parli pure.
FRANCA BIMBI. Spero che questa sera il Blob televisivo
faccia vedere le intemperanze dei colleghi di Alleanza nazionale,
così ci divertiamo (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza
Nazionale)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego...
FRANCA BIMBI. Ci dispiace che il ministro non conosca
il significato filosofico - mi viene da dire così, guardando
il ministro Buttiglione - della parola «confronto».
Vorrei che il ministro Buttiglione lo spiegasse al ministro Moratti.
Vorrei che le spiegasse cosa significa il confronto con una cultura
filosofica, che certamente è migliore della mia e incomparabile.
Il confronto tra i diversi punti di vista non significa semplicemente
ascoltare in maniera passiva e poi continuare come se chi presenta
le proprie obiezioni nulla avesse detto.
Questo è stato il significato di confronto utilizzato dal
ministro. Infatti, alle obiezioni, oggi come in tutto il periodo
precedente, il ministro ha risposto semplicemente ripetendo i suoi
assiomi senza scendere sul terreno delle argomentazioni da noi portate.
Inoltre, molto spesso ha risposto alla conferenza dei rettori e
negli incontri della conferenza dei presidi - ci sono documenti
in proposito - dicendo che aveva capito e che sarebbe andata nella
loro direzione. La settimana dopo, invece, alla Camera ed al Senato,
si è comportata in modo assolutamente diverso.
Non si capisce, altrimenti, perché il 4 ottobre 2004 il presidente
della CRUI abbia scritto al Presidente della Camera ed ai presidenti
dei gruppi parlamentari chiedendo di non procedere alla discussione
di quel famoso disegno di legge nel quale, secondo il ministro,
erano state accettate ben tredici richieste dei rettori. Evidentemente,
erano state accettate discorsivamente, come principi, come quando
in una conversazione tra persone educate ci si lascia dicendo: ti
ho ascoltato, ne terrò conto. Dopo di che, quando si scrive
nero su bianco, il presidente della CRUI - che non è uno
studente di vent'anni, ma il rettore di un'università, il
preside di una facoltà di medicina, una persona che ha alle
spalle una carriera scientifica stimatissima - scrive al Presidente
della Camera ed ai presidenti dei gruppi parlamentari chiedendo
di ritirare il suddetto provvedimento. Così ha fatto la conferenza
dei rettori il 13 ottobre 2005.
Anche il 7 ottobre 2004 il professor Tosi, chiamato in Commissione
bilancio per l'audizione sulla finanziaria, ha detto: se davvero
vi interessa l'università, allora occupatevene seriamente.
Quindi, la parola «confronto» ha un significato che
il ministro non conosce perché è andata dritta per
la sua strada e ha ascoltato esclusivamente le sollecitazioni di
alcuni gruppi che chiedevano riserve nei concorsi.
Sia chiaro che la suddetta idoneità scientifica ha due caratteristiche
negative, stigmatizzate da tutte le componenti universitarie che
hanno responsabilità di Governo: toglie i concorsi di mano
all'autonomia universitaria, ma non li toglie dai corridoi delle
università. Per quale motivo le valutazioni comparative si
fanno presso gli atenei? Per quale motivo gli atenei li pagano?
Abbiamo presentato un emendamento soppressivo su tale punto perché
sembra un tentativo di corruzione da parte del ministro. Vuoi il
concorso in questa università? Fatti la commissione.
Quindi, veramente il ministro non capisce il significato della parola
confronto. Questo resta un brutto cambiamento nel metodo di fare
i concorsi e non ci avvicina, ma ci allontana dall'Europa. Può
raccontarlo come vuole sui giornali: riconosciamo che è brava
a presentare sui giornali le intenzioni che avrebbe avuto se non
avesse ascoltato le lobby che chiedono concorsi riservati e se avesse
capito veramente il significato della parola «confronto»
(Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor ministro, lei ha ricevuto
tre significativi e sonori applausi dalle fila della maggioranza,
e ho visto nel suo sguardo anche una certa soddisfazione: non so
se sia segno di una ritrovata coesione o sia un incoraggiamento
a lei per la fine della legislatura. Il punto è che non ci
ha minimamente convinto con quanto ha detto finora. Non solo non
abbiamo detto che lei non ha svolto fino in fondo la necessaria
azione di confronto e di concertazione, ma abbiamo detto che lei
ha recepito poco, talvolta nulla, delle molte istanze che le sono
state proposte in più sedi.
Inoltre lei, signor ministro, riesce con un grande garbo, una grande
eleganza ed una grande sobrietà, perfino con un certo candore,
a sostenere una tesi, che poi però è contraddetta
dall'evidenza e dall'oggettività dei provvedimenti che qui
si affrontano, che sono molto diversi dalle affermazioni che lei
ha fatto.
Poiché lei, signor ministro, ha qui citato i rettori, che,
come tutti sanno, governano le università del nostro paese,
vorrei ricordarle che il 13 ottobre - oggi è il 25 ottobre
- l'assemblea della CRUI ha ribadito il proprio giudizio negativo,
nel merito e nel metodo, su quanto finora avvenuto (Commenti dei
deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)...
CESARE RIZZI. Ma Presidente, gli aveva dato un minuto
e poi parla mezz'ora!
PRESIDENTE. Colleghi, gli ho dato un minuto in più!
ANDREA MARTELLA. I pur numerosi mutamenti introdotti,
anche su sollecitazione della CRUI, hanno soltanto ridotto l'impatto
più vistosamente controproducente del progetto. La CRUI rileva
effetti perversi, che deriverebbero dall'entrata in vigore di questo
testo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Martella 1.11, non accettato dalla Commissione
né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 429
Maggioranza 215
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 245).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 1.12.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Nel comma 5 dell'articolo 1 si tratta
la questione dei ricercatori, che è il tema forse più
discusso in questi due anni. Al riguardo, si sono confrontate due
tesi, molto diverse tra di loro. Il ministro ha proposto di mettere
ad esaurimento i ricercatori: ventimila persone da cancellare dai
ruoli delle università. La nostra proposta era ed è
diversa: trasformare questi ricercatori, almeno quelli che fanno
didattica, in una terza fascia docente, nell'ambito di un ripensamento
generale della carriera dei professori universitari. Erano due ipotesi
diverse, ma molto chiare. Si trattava di un dibattito significativo.
Qual è però il risultato? Il risultato è che
i ricercatori sono ad esaurimento a partire dal 2013, cioè
fra tanti anni, fra due legislature.
Ora abbiamo verificato che in due legislature ormai in questo nostro
paese non resiste neppure una legge elettorale, tant'è vero
che l'avete cambiata. Accetto scommesse sul fatto che questa piccola
norma, questa piccola scadenza, possa resistere due legislature!
Quindi, il risultato di tutto questo procedimento è che alla
fine non si è deciso nulla, perché la scadenza del
2013 non resisterà. Dunque, alla fine non si è deciso
né quello che proponevamo noi, né quello che proponeva
il ministro Moratti. Si è arrivati ad un nulla di fatto.
Però, nel frattempo, avete speso due anni per mandare, mi
consenta signor ministro, un brutto messaggio di comunicazione.
Lei, infatti, che è così attenta alla comunicazione,
ha detto a questi 20 mila ricercatori: vi mettiamo ad esaurimento,
cioè non abbiamo bisogno di voi. E questo in un paese, come
l'Italia, che ha pochi ricercatori. Ce lo dicono le statistiche.
Noi abbiamo una quota di ricercatori in rapporto alla popolazione
lavorativa che è la metà della media europea ed un
terzo degli Stati Uniti d'America. Quindi siamo un paese con pochi
ricercatori. In un paese siffatto, dire a 20 mila ricercatori «non
abbiamo bisogno di voi» è un atto a mio avviso dannoso
per il futuro della ricerca.
Ma, evidentemente, ad un certo punto vi siete accorti di averla
fatta grossa e così avete pensato di recuperare questo brutto
messaggio, questa mortificazione, attribuendo ai ricercatori un
pennacchio, il titolo di professore aggregato. Adesso, nell'ultima
versione della norma, si scopre che questo titolo di professore
aggregato è un titolo intermittente, cioè vale finché
quel ricercatore svolge attività didattica. Quindi mi domando:
nel semestre in cui non svolge didattica, un ricercatore potrà
chiamarsi professore aggregato? Voi state sostanzialmente dicendo
a questi ricercatori: non vi diamo nulla di nuovo, anzi vi diminuiamo
i diritti, però vi diamo la possibilità di scrivere
sul biglietto da visita «professore aggregato».
Mi domando, ministro Moratti: ma la domenica, quando questo ricercatore
non svolge didattica, potrà tirare fuori il suo biglietto
da visita e chiamarsi professore aggregato? Oppure dovrà
tenere quel biglietto nella saccoccia? Queste sono dunque le domande
che mi pongo. Il paradosso di tutta questa vicenda è che,
appena approvato il disegno di legge, i concorsi universitari per
professore non si potranno svolgere, l'unico concorso possibile
sarà quello per ricercatore, vale a dire per quella categoria
che doveva andare ad esaurimento.
Signor ministro, se questa le sembra una riforma...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Tocci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volpini.
Ne ha facoltà.
DOMENICO VOLPINI. Signor Presidente, avevo chiesto
la parola in precedenza perché vorrei rivolgere al ministro
una domanda. Signor ministro, nella sua replica ci ha detto che
ha invitato i rettori ad un confronto e che i rettori non le forniscono
risposta; ciò non la fa riflettere? I rettori non sono né
dei bambini né tutta gente di sinistra, sono i rettori degli
atenei italiani!
Il fatto che i vertici degli atenei italiani non vengano più
a parlare con lei, signor ministro, neanche a seguito di un suo
invito, la dovrebbe far riflettere.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 1.12, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 431
Maggioranza 216
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 238).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento
elettronico, sull'emendamento Grignaffini 1.13, non accettato dalla
Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 439
Maggioranza 220
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 242).
Prendo atto che gli onorevoli Nicotra e Testoni non
sono riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Volpini 1.14, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 446
Votanti 444
Astenuti 2
Maggioranza 223
Hanno votato sì 197 Hanno votato no 247).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 1.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, il ministro Moratti
ha parlato dell'accesso dei giovani all'università. Effettivamente,
la sua proposta iniziale poteva non piacere, ma era sicuramente
una norma che modificava la situazione; noi l'abbiamo criticata,
ma si trattava di una proposta chiara, con la quale si prevedeva
la possibilità di accedere alla docenza universitaria tramite
un contratto a tempo determinato, stabilendo che la carriera iniziale
del professore potesse essere solo quella di un contratto a termine
di tre anni rinnovabile fino a sei anni.
Poi, nel corso dell'iter parlamentare, accanto a tale proposta,
sono stati aggiunti nuovamente gli assegni di ricerca già
presenti nella vecchia normativa, i contratti di didattica anche
a titolo retribuito - riportando in auge la vecchia figura dell'assistente
volontario - e, nell'ultima versione, avete reintrodotto il concorso
per ricercatore.
Quindi, signor ministro, non potrà smentirmi se le racconto
la via crucis di questa normativa. Il giovane che svolge il dottorato,
secondo le statistiche, finisce a 29 anni, poi godrà di un
assegno di ricerca, successivamente gli sarà attribuito un
contratto a tempo determinato per la didattica, poi un contratto
di tre anni rinnovabili fino a sei per la ricerca e poi vincerà
un concorso per ricercatore. Dunque, quando avrà terminato
tutta questa trafila probabilmente sarà arrivato a 50 anni
e avrà anche i capelli bianchi.
In questo modo non si garantisce l'accesso dei giovani all'università
italiana, in questo modo si sta dicendo ad una schiera di giovani
talenti che, nel nostro paese, non c'è posto per loro e che
l'unica cosa che possono fare è o cambiare mestiere o recarsi
all'estero, anche perché si dovranno svolgere tutti quei
concorsi per anzianità di cui parlavamo in precedenza. Mi
riferisco ai concorsi dopo 15 anni di anzianità, alle idoneità
regalate a tutti, ai concorsi regalati alle diverse lobby; non avete
dimenticato proprio nessuno!
Sostanzialmente, state dicendo ai nostri giovani più brillanti
che le porte dell'università e della ricerca sono chiuse
per un'intera generazione e ciò rappresenta un danno molto
serio per il nostro paese.
Riteniamo che la strada da intraprendere sia un'altra: occorre riaprire
le porte dell'università e della ricerca ai giovani di talento
(Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, invidio il ministro
Moratti per la sua capacità di fare con tanta convinzione
affermazioni che non sempre corrispondono alla realtà. Chi
conosce i fatti è in grado di dimostrarle il contrario. Non
oggi, ma in altre situazioni lei ha detto che l'opposizione è
senza motivazioni e senza proposte. Dunque, vorrei ricordare a lei
ed ai colleghi che l'opposizione, sulla questione dei ricercatori,
non solo ha presentato un disegno di legge, ma ha anche lavorato
per perseguire una politica che prevedesse il riconoscimento della
terza fascia di docenza per le tante persone che in questi anni
hanno retto la vita delle università. Invece, la vostra proposta
di predisporre una sorta di binario morto, un ruolo ad esaurimento
da oggi al 2013, sicuramente non riconosce il valore e il merito
del lavoro svolto da questo persone.
Inoltre, abbiamo proposto - ed è un aspetto presente nei
nostri emendamenti - l'assunzione di ventimila giovani ricercatori.
Voi, invece, state allontanando queste figure dall'università
perché prefigurate un percorso talmente complesso, difficile,
irto di ostacoli e poco remunerato che questi giovani, prima o poi,
abbandoneranno gli atenei.
PRESIDENTE. Onorevole Sasso...
ALBA SASSO. È questa la strada per combattere
la fuga dei cervelli?
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 1.15, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 442
Votanti 440
Astenuti 2
Maggioranza 221
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 241).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento
elettronico, sull'emendamento Titti De Simone 1.68, non accettato
dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 440
Maggioranza 221
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 243).
Prendo atto che gli onorevoli Campa e Nicotra non sono riusciti
ad esprimere il loro voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Capitelli 1.69.
Ha chiesto di parlare dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, il ministro Moratti
passa per essere vicina alle ragioni dell'impresa, dell'industria
e della competitività del nostro sistema economico. Ebbene,
vorrei ricordare - così come abbiamo fatto in questi giorni
citando i rettori, le organizzazioni sindacali, le organizzazioni
studentesche e le associazioni di ogni genere - che anche la Confindustria
ha bocciato il testo sulla docenza universitaria. Anzi, ha affermato
testualmente che l'impianto complessivo del nuovo testo non rappresenta
una proposta efficace per il processo di modernizzazione, di competizione
e di autonomia del sistema universitario italiano. Per questo auspica
che il Parlamento riesamini in profondità il disegno di legge,
recuperando l'impostazione originaria.
Signor ministro, lei continua a dire di aver incontrato ed ascoltato
tutti, accogliendo le ragioni di molti. Tuttavia, siamo di fronte
al fatto che le più importanti organizzazioni, non solo quelle
del mondo universitario italiano, le stanno dicendo che si tratta
di un provvedimento sbagliato e non efficace. Quindi, esso avrebbe
dovuto essere ritirato, come abbiamo proposto per tutto questo periodo.
Invece, lei non solo non ha mai ascoltato la nostra proposta, ma
non ha neppure voluto mai aprire un tavolo di discussione effettivo
con noi, affinché questo provvedimento potesse essere radicalmente
ripensato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Capitelli 1.69, non accettato dalla Commissione
né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 449
Maggioranza 225
Hanno votato sì 210
Hanno votato no 239).
Avverto che della serie di emendamenti a scalare, da Capitelli 1.71
a Carra 1.73, porrò in votazione solo il primo e l'ultimo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Capitelli 1.71, non accettato dalla Commissione
né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 434
Maggioranza 218
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 236).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Carra 1.73.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, non ci stancheremo
mai di richiamare l'attenzione sul comma 5, che prevede concorsi
riservati per le diverse categorie del mondo universitario. Ho detto
che si tratta di concorsi riservati. Inoltre, tale comma prevede
un privilegio per i professori più anziani, ovvero quelli
che hanno maturato 15 anni di anzianità perché usufruiranno
di un vantaggio durante l'esame per professore ordinario o associato.
Ovviamente premiare gli anziani significa andare in senso fortemente
contrario all'accesso ai giovani. Il ministro Moratti è riuscita,
con un'attività di comunicazione, a oscurare queste norme,
ma ormai il disegno di legge lo hanno letto in tanti - c'è
tanta gente che sa leggere un disegno di legge - e tutti quelli
che lo hanno letto si domandano con stupore come sia possibile che
il ministro Moratti, per due anni, abbia potuto parlare di meritocrazia,
quando si prevedono criteri di anzianità, per i professori
più anziani, per concorsi riservati alle diverse categorie.
Quindi, la verità sta venendo a galla. Ministro Moratti,
mi consenta di ricorrere a una citazione molto autorevole, quella
di Sabino Cassese, che in un editoriale pubblicato sul Corriere
della sera, ha così commentato le norme sui concorsi universitari:
si rispolvera una vecchia formula, quella della riserva di posti,
che premia l'anzianità e non il merito. Ministri le cui parole
d'ordine sono merito e qualità aprono un percorso privilegiato
sulla base dell'anzianità.
Tale valutazione di Sabino Cassese è oggi fatta propria da
tutto il mondo universitario, che si oppone al provvedimento in
esame perché vede un grande ritorno al passato, agli anni
Settanta, quando vigevano il principio di anzianità e i concorsi
riservati. Oggi l'università italiana è molto più
avanti. Avrebbe voluto un ministro che attuasse davvero la meritocrazia,
ma lei non l'ha fatto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, nel disegno di legge
in esame vi è un punto assolutamente squalificante, vale
a dire che mai il dottorato di ricerca è considerato titolo
necessario per diventare professore universitario. Anzi, per i dottori
di ricerca è prevista la didattica integrativa, mentre per
figure titolari di contratti, a qualsiasi altro titolo, è
previsto l'incarico di insegnamento. Se tali idoneità fossero
state idoneità ad associato, con il vincolo dell'obbligo
del titolo di dottore di ricerca, allora si sarebbe compiuto un
passo in avanti. Invece, tali idoneità sono costruite con
l'allargamento a tutta una serie di figure, le quali hanno il merito
dell'anzianità. Diamo la pensione a vecchi e degni professori
associati, a vecchi e degni professori incaricati stabilizzati,
ma non valutiamo i loro titoli scientifici, mentre invece penalizziamo
in maniera esplicita chi ha quel terzo titolo, che poi il ministro
è andato a condividere a Bruxelles e nei vari incontri a
livello europeo.
Si tratta di uno degli aspetti peggiori del disegno di legge, e
i nostri emendamenti sono volti a richiamare l'attenzione dei giovani
che stanno svolgendo il dottorato di ricerca, che sono dottori di
ricerca, che sono medici specializzati, che usufruiscono di assegni
di ricerca, sul fatto che per loro, in questo tipo di università
e con questo tipo di selezione, non c'è futuro.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Carra 1.73, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 458
Maggioranza 230
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 249).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 1.16.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti
De Simone. Ne ha facoltà. TITTI DE SIMONE. Signor Presidente,
siamo giunti al bluff della proposta in esame. Proprio sulla questione
relativa al futuro dei ricercatori si aprono tutte le contraddizioni
che il provvedimento porta in sé. Infatti, regalate l'idoneità
a migliaia di docenti senza alcuna seria valutazione. Abbiamo insistito
molto, nel corso del dibattito parlamentare, sul terreno della valutazione,
su cui il ministro ha svolto una sana propaganda. Tuttavia, il disegno
di legge in esame, nel merito, è stato del tutto svuotato
di tale aspetto importante. Ebbene, ci troviamo esattamente di fronte
al bluff di cui è portatore il provvedimento.
Infatti, da un lato regalate un'idoneità senza alcuna seria
valutazione, ma solo sulla base di un'anzianità che spesso
nulla ha a che fare con il merito, con una valutazione rigorosa
sul terreno della ricerca, dei risultati prodotti, dello studio.
Dall'altro lato, destinate migliaia e migliaia di giovani ricercatori
precari ad un futuro di precarietà senza fine. Questo provvedimento,
infatti, introduce un lunghissimo, indefinito e quasi interminabile
percorso di precarietà per tutti quei giovani ricercatori,
che invece rappresentano una risorsa fondamentale della nostra università
e, direi, del nostro paese. A loro attribuite un percorso senza
fine di precarietà nella ricerca, nello studio della ricerca,
passando da un contratto dall'altro per 10, 15 o 20 anni a 800 euro
al mese!
Quale futuro, quale stabilità, quale qualità, quale
garanzia di accesso si può prevedere con un meccanismo di
questo tipo per quelle migliaia di giovani, di ragazzi e ragazze,
che vogliono fare ricerca nell'università pubblica, che vogliono
investire sulla ricerca pubblica di qualità e che rappresentano
una grande risorsa del nostro paese?
Siamo di fronte ad un bluff, ad un danno che può essere prodotto
da questo provvedimento: da un lato vi la «patacca»,
ossia il riconoscimento di idoneità a chi, spesso, non lo
merita, prefigurando un accesso alla carriera che, spesso, avviene
senza alcuna valutazione; dall'altro lato sbarrate la strada ai
giovani, ai giovani ricercatori, a quelle migliaia di soggetti che
oggi sono precari, e che rischiano di rimanere tali per 15-20 anni.
Questa è la politica dell'attuale Governo, e per questo oggi,
in migliaia, a Roma lo hanno contestato e continueranno a farlo
nel paese e nelle università di questo paese!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Proseguiamo nell'esame di alcuni
emendamenti che hanno natura ostruzionistica, ma che tendono a richiamare
con forza un problema che, forse, possiamo definire come il «problema
dei problemi».
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI (ore 18,38)
PIERLUIGI MANTINI. Abbiamo a cuore il criterio di merito, a parità
di opportunità, come un elemento di progresso sociale e di
riconoscimento della libertà degli individui. Ma nelle università
direi che il criterio di merito è addirittura obbligatorio,
perché è un aspetto essenziale della ricerca e dello
sviluppo culturale della didattica nelle università.
Lei, signor ministro, torna invece alle ope legis; torna cioè
ai concorsi riservati in vari campi, per gli associati, per i ricercatori,
e dimentica, anzi mortifica il criterio del merito. Nelle università
avremmo bisogno di progressi, di passi in avanti nei criteri di
valutazione, negli standard internazionali, nella formazione delle
commissioni: niente in tutto questo. Vi è il ritorno al passato,
ad un passato degli anni Sessanta, ad un passato delle baronie,
ad un passato, appunto, delle ope legis.
Eppure, abbiamo proposto soluzioni adeguate anche in questo ambito;
lo abbiamo fatto in modo concreto e realistico. Abbiamo proposto
un sistema di valutazione; abbiamo proposto un sistema articolato
per le carriere; abbiamo riconosciuto l'opportunità, nelle
condizioni date, di non sopprimere e di non precarizzare ulteriormente
la fascia dei ricercatori, quindi della ricerca; abbiamo proposto
di istituire una terza fascia di docenza; abbiamo proposto il recepimento
della raccomandazione europea sulla carta dei diritti dei ricercatori;
abbiamo proposto innovazioni concrete, ma la sua proposta, sul piano
del merito, dell'efficienza è questa: le ope legis.
È triste doverlo constatare, ma si tratta di una misura che
va nella direzione opposta agli interessi, non solo dell'università
e del paese, ma anche alla sua stessa cultura. Ministro, lei, in
questo modo tradisce non solo il principio del merito, ma anche
quella stessa cultura aziendalistica d'impresa che dice di voler
rappresentare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita,
DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, ritengo vi sia la
necessità di approfondire le questioni che pone il provvedimento
al nostro esame.
Ministro Moratti, nel leggere questo disegno di legge mi chiedo
se c'è nelle scelte finali una eterogenesi dei fini o semplicemente
un cambio di linea politica in merito alla questione dell'università.
Poc'anzi, il collega Mantini ricordava come nel corso di questi
anni lei non abbia fatto che parlare di efficienza, di merito e
di valutazione, però, adesso, questo disegno di legge contraddice
tutte le sue dichiarazioni e le premesse con cui era stato presentato
anche nel dibattito parlamentare.
Alla fine, come fanno rilevare tutte le organizzazioni della docenza
universitaria, cosa viene fuori da questo disegno di legge? Viene
fuori che il testo di questo provvedimento, che si approverà
tra un po', dimostra, in primo luogo, la volontà di precarizzare
la maggior parte dei rapporti di lavoro futuri all'interno dell'università.
In secondo luogo, questo provvedimento, come hanno evidenziato i
colleghi che mi hanno preceduto, invece di valutare il merito rappresenta
la più grande ope legis che l'università ricordi da
molti anni a questa parte. Non solo, ma questo disegno di legge
riserva la stabilità ad un numero sempre minore di docenti.
Questo è il problema. Vale a dire, la stabilità, e
neanche per merito, ma la stabilità sul terreno dell'anzianità.
Inoltre, come abbiamo già detto, questo provvedimento mette
in discussione il ruolo e la funzione di quanti - i ricercatori
- in questi anni hanno permesso il buon funzionamento di questa
istituzione (l'università). Ritengo che ciò sia molto
grave (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 1.16, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 241).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento
elettronico, sull'emendamento Grignaffini 1.17, non accettato dalla
Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 449
Maggioranza 225
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 248).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio
1.75. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Tocci. Ne ha facoltà. WALTER
TOCCI. Signor Presidente, desidero soffermarmi nuovamente sulla
questione del ritorno al concorso nazionale.
Il ministro Moratti ha argomentato nel suo intervento che il concorso
per idoneità nazionale dovrebbe dare delle garanzie per evitare
quei fenomeni di localismo che ci sono stati nei concorsi di ateneo.
Se questa era l'intenzione, bisognava dare al concorso di idoneità
nazionale capacità selettiva. Leggendo la norma prevista
a tale riguardo vediamo, invece, che gli idonei sono in numero doppio
rispetto ai posti disponibili. Ministro, cerchiamo quindi di confrontarci
sulle cose concrete che sono riportate in questo provvedimento.
Se quello per l'idoneità nazionale vale per il doppio dei
posti disponibili, allora, lei, ministro, dovrà convenire
che quel concorso è di basso livello selettivo.
Significa, praticamente, che tutti vengono dichiarati idonei. La
partita si sposta, quindi, di nuovo nel concorso locale, nel concorso
di ateneo, dove c'è davvero il confronto comparativo tra
i diversi candidati. Ebbene, in quel concorso locale si verificheranno
gli stessi fenomeni negativi che lei voleva rimuovere!
Come vede, signor ministro, le nostre osservazioni sono molto concrete,
molto di merito. Lei non può annunciare il ritorno al concorso
nazionale quando ha introdotto nel concorso nazionale il doppio
degli idonei rispetto ai posti disponibili: operando quella scelta,
lei ha vanificato il potere selettivo del concorso nazionale! Prima
dice una cosa, signor ministro, e poi la cancella dalla legge! Prima
avanza una proposta, poi la toglie dal provvedimento!
A nostro giudizio, questo modo di procedere ha creato molti equivoci
ed un doppio livello di discussione: da una parte, gli annunci e,
dall'altra, le disposizioni scritte. Se leggiamo i commenti sui
giornali, vediamo che ancora oggi viene annunciato il ritorno al
concorso nazionale! Abbiamo dimostrato che il concorso nazionale
...
PRESIDENTE. Onorevole Tocci...
WALTER TOCCI. ... è di fatto vanificato dal
raddoppio delle idoneità.
Quindi, siamo di nuovo al concorso locale. Quindi, non cambia nulla.
Quindi, non potete utilizzare la parola «riforma» per
definire norme che mantengono lo status quo!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Grignaffini, alla quale
ricordo che dispone di un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, desidero
soltanto invitare il ministro Moratti a ritirare la sua firma dal
disegno di legge in esame.
Non ci siamo ancora detti fine in fondo una cosa: un conto sono
stati le intenzioni del ministro ed il suo disegno di legge originario;
un altro conto è il testo che sarà licenziato oggi,
che è stato scritto dalla maggioranza parlamentare e dalla
Commissione bilancio. In esso non c'è una delle parole o
delle intenzioni che il ministro dichiara!
Quindi, per la tutela della sua figura, invitiamo il ministro Moratti
a ritirare la sua firma dal provvedimento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Colasio 1.75, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 433
Votanti 432
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 236).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 1.82.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi.
Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, il ministro poteva
dire che il quattordicesimo punto da lei non accettato in maniera
esplicita in quella che aveva interpretato come «piattaforma
dei rettori», riguardava la trasformazione dei ricercatori
in professori di terza fascia, non mediante un passaggio di livello,
di ruolo, ma con conservazione della stessa posizione giuridica.
Sono molti i paesi che prevedono come posizione iniziale della docenza
una figura appartenente, come avevano pensato i rettori, ma anche
noi dell'opposizione, ad una terza fascia.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 18,47)
FRANCA BIMBI. La figura corrisponde ad un giovane con dottorato
di ricerca, il quale, dopo un periodo di contratto a tempo determinato,
riceve una valutazione per una posizione a tempo indeterminato,
per la prima posizione a tempo indeterminato.
Si trattava di una proposta che, per un verso, riconosceva un dato
di fatto - i ricercatori svolgono, nel 90 per cento dei casi, funzioni
di ricerca - e, per un altro verso, poteva permetterci di riavviare,
mediante un nuovo disegno di legge sullo stato giuridico, un nuovo
percorso...
PRESIDENTE. Onorevole Bimbi...
FRANCA BIMBI. ... con una tenure track per i dottori
di ricerca, separando reclutamento e progressione di carriera. Grazie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, desidero riprendere
anch'io il tema che il comma 7 ci propone, uello dei ricercatori.
È stato davvero l'aspetto più dibattuto in questi
anni di iter parlamentare, ma, per la verità, è stato
anche il punto sul quale si trovò un accordo in Commissione
cultura della Camera dei deputati. Venne costituito addirittura
un Comitato ristretto e furono unificate diverse proposte di legge
provenienti da varie parti politiche. All'epoca fu raggiunta un'intesa
per legiferare nel modo più rapido possibile sulla situazione
dei ricercatori, una condizione per affrontare con maggiore serenità
la discussione più generale del riordino della docenza universitaria.
PRESIDENTE. Onorevole Martella...
ANDREA MARTELLA. Tutto questo non ha avuto un seguito,
perché, ad un certo punto, è stato presentato il disegno
di legge governativo, con più di qualche contrarietà
tra i banchi della maggioranza (ricordo gli interventi degli esponenti
della maggioranza, in particolare quelli degli onorevoli Napoli
e Garagnani). Oggi, avete impedito il riconoscimento della terza
fascia dei docenti universitari, ossia quella dei ricercatori che
ammontano a più di ventimila e che, nelle nostre università,
svolgono una funzione molto importante per la didattica e per la
ricerca. Questi ricercatori, talvolta, hanno mandato avanti l'università,
anche a seguito dell'introduzione di nuovi ordinamenti didattici
e del moltiplicarsi dei corsi di studio.
L'unico risultato che ottenete è quello di umiliarli, mettendo
il loro ruolo ad esaurimento e non riconoscendo quanto hanno realizzato
fino a questo momento. Proponete solo di regalargli, come una specie
di elemosina, il titolo di professore aggregato. Si tratta di una
beffa accompagnata da un danno.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento
Colasio 1.82, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 435
Maggioranza 218
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 244).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Rusconi 1.83, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 437
Maggioranza 219
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 246).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Titti De Simone 1.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, i ricercatori universitari
sono la colonna del nostro sistema universitario. Solo ventimila
persone e la maggior parte fa didattica, oltre che ricerca. Se non
ci fossero questi ventimila ricercatori, butteremmo le nostre università.
Queste persone portano avanti il proprio lavoro con passione, con
impegno e con stipendi di mille euro al mese. Mortificare questa
categoria è davvero un danno per la ricerca italiana.
Questi ricercatori dovevano essere inseriti organicamente nella
docenza universitaria perché, appunto, svolgono tale funzione.
La nostra proposta è di inserire una terza fascia di docenza
all'interno di un ripensamento generale della carriera del professore
universitario. Voi avete insistito sull'idea di mettere ad esaurimento
il ruolo del ricercatore ed avete posticipato la scadenza al 2013.
Noi chiediamo di posticiparla fino al 2020.
È un modo per sottolineare il fatto che vogliamo mantenere
questa figura, anzi vogliamo valorizzarla, perché l'Italia
non si può permettere di mortificare le persone che fanno
ricerca. Noi abbiamo bisogno di più ricercatori, abbiamo
bisogno di incoraggiare i giovani a fare questa scelta. Il segnale
che avete mandato, invece, è stato quello di mortificare
questa professione, recando un danno al paese. Senza la ricerca
l'Italia non potrà affrontare le sfide competitive che si
presenteranno nei prossimi anni. PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
per dichiarazione di voto l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente, intervengo
per una sensazione di già visto, di già sperimentato
e forse di già sofferto che emerge da questo passaggio particolare.
Cosa viene proposto al Parlamento? Si stabilisce che, per usufruire
della possibilità di coprire determinati ruoli nella gerarchia
universitaria, si possa attingere ad una serie di figure variamente
definite, come è accaduto negli anni Settanta, quando, così
come non si negava ad alcuno il titolo di commendatore (così
si diceva all'epoca), non si negava ad alcun passante la possibilità
di avere una caratteristica preferenziale per l'accesso ai ruoli
universitari.
Mi domando se giovi a qualcuno, se si tratti
di un ripescaggio di tutto ciò che è su piazza e che
anticipi le posizioni di precarietà che verranno ricordate?
Infatti, nell'emendamento in esame ciò che sorprende, me
n particolare, è il fatto che venga considerata una figura
precaria, in molti casi ancora da costituirsi: ci preoccupiamo di
attingere a figure precarie, alcune delle quali già esistono
ed hanno una titolarità, altre invece ancora da determinarsi.
Capisco che questo Governo abbia una particolare tendenza a posizioni
di precarietà, ma che addirittura si pensi di precostituire
una riserva per posizioni precarie ancora da definire è qualcosa
che sembra un «vizio» anche rispetto alla tendenza ad
apprezzare situazioni di precarietà, le quali, certo, non
fanno bene né agli studiosi né alla comunità
accademica nel suo complesso!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Titti De Simone 1.28, non accettato dalla Commissione
né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 441
Maggioranza 221
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 244).
Prendo atto che l'onorevole Bielli non è riuscito a votare
e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 1.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone.
Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, vorrei unirmi
alle voce autorevolissima dei colleghi che hanno parlato fino ad
ora e che hanno espresso il loro disappunto e rivolto critiche aspre
a questo provvedimento.
Mi rendo conto che le polemiche esistenti nella nostra società,
nel mondo universitario e tra gli studenti siano tali da farci comprendere
che, evidentemente, qualcosa non funzioni. E allora, io mi stupisco
del fatto che il ministro dica: «Abbiamo fatto di tutto, abbiamo
parlato, ci siamo confrontati». Ritengo che dai confronti,
dagli incontri e dagli insegnamenti debbano venire fuori provvedimenti
condivisi, davvero utili e che vadano nel senso riformatore e anche
che ciò non sia tale per i 20 mila ricercatori (è
di questo che stiamo parlando in questo momento) che dovrebbero
essere il fiore all'occhiello per l'Italia e per il nostro mondo
universitario: così non è, perché non è
dando loro la medaglietta o il titolo di «professore aggregato»
che essi possano accontentarsi! I ricercatori sono stati mortificati
nel momento in cui è stato loro spiegato che sarebbero stati
posti in ruoli ad esaurimento, così da non sentirsi più
spinti e motivati in un lavoro che dovrebbe essere, invece, francamente
molto apprezzato.
Dunque, chiedo ancora, e credo di avere in questo senso poche speranze,
di ripensare e rivedere il provvedimento e le proposte arrivate
dalle opposizioni, le quali hanno presentato emendamenti di tipo
non ostruzionistico, ma assolutamente di merito e nel merito. Ad
esempio, quella sulle commissioni di valutazione rispetto al criterio
dell'anzianità quale metro di giudizio è assolutamente
una proposta di merito, non accettata, anzi bocciata da questo Parlamento
in maniera irresponsabile.
Penso che occorra fare molta attenzione a questi mondi che sono
i settori che ci qualificano all'estero, che ci qualificano nel
comparto universitario, nel confronto con le altre università
e i ricercatori di tutto il mondo.
Ecco perché i nostri ricercatori, spesso e volentieri, sono
costretti ad emigrare anziché rimanere in Italia, orgogliosi
di essere italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti
italiani).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Colasio 1.19, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 435
Maggioranza 218
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 238).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sasso 1.76.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, il comma 8 dell'articolo
1 stabilisce che i concorsi si svolgano di nuovo a livello del singolo
ateneo; tutti possono controllare l'incipit di detto comma: «Le
università procedono alla copertura dei posti di professore
(...) a conclusione di procedure (...) che assicurino la valutazione
comparativa dei candidati (...)». Quindi, siamo di nuovo al
concorso locale e non è assolutamente vero che vi sia il
concorso nazionale.
Ma la situazione è ancora più grave in quanto il sistema
delle idoneità nazionali determinerà una massa di
idonei; un numero molto alto, tale da costituire un formidabile
strumento di pressione sulle università, sui cui bilanci
si scaricheranno tendenzialmente i costi.
Se consideriamo i dati ufficiali, apprendiamo che il turn over,
nei prossimi quattro anni, sarà di 4.500 posizioni di ruolo.
Siccome è costume delle università - non ritengo sia
giusto ma è l'andamento abituale - che, per ciascun pensionamento,
si liberino due posti nuovi di professore, ebbene, prendendo per
valido tale coefficiente, i 4.500 posti diventeranno 9.000. Considerando,
poi, che le idoneità sono il doppio dei posti disponibili,
avremo circa 18.000 idonei, presso a poco la metà dell'attuale
docenza. Quindi, state innescando una bomba perché le singole
università si troveranno con 18.000 idonei e dovranno provvedere
a bandire il concorso locale senza alcun finanziamento aggiuntivo.
State creando una pressione formidabile per una nuova sanatoria,
per un nuovo ope legis, ovvero per ripetere quelle operazioni che
abbiamo visto - lo ribadisco - trent'anni fa. Operazioni che hanno
portato all'università italiana gravi danni, che ancora non
abbiamo smaltito.
Il problema, quindi, andava affrontato diversamente; bisognava introdurre
risorse a favore delle università per aprire i concorsi ai
giovani in quanto, senza risorse aggiuntive, non sarà mai
possibile l'accesso di costoro alla docenza universitaria.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Sasso 1.76, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 436
Votanti 435
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato sì 190
Hanno votato no 245).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Gambale 1.77.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi.
Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, tali valutazioni
comparative sono le vecchie «chiamate» e, a tale riguardo,
si determina il primo nodo del rallentamento dei concorsi, che non
dipende, come ha sostenuto ieri il sottosegretario Aprea, dal livello
di informatizzazione del Ministero, ma esattamente dalla circostanza
secondo la quale, come è pure stato riconosciuto ieri dal
sottosegretario, non verranno banditi nuovi concorsi finché
non siano chiamati tutti gli idonei.
Quindi, quali valutazioni comparative compio se so che, per poter
fare concorrere un mio ricercatore o un «associato»
ovvero un bravo dottore di ricerca, devo chiamare anche l'ultimo
della lista di idoneità? Non è una valutazione comparativa:
è un obbligo imposto agli atenei, contrario non solo all'autonomia
ma anche al merito ed al buonsenso scientifico.
Secondariamente, comunque le valutazioni comparative sono destinate
ad operare nei riguardi di chi consegua l'idoneità; però,
al comma 12 dell'articolo, sono indicati i soggetti che diventeranno
professori ordinari senza neanche il conseguimento dell'idoneità,
e senza neppure una valutazione comparativa. Vi rendete conto di
quale pasticcio sia stato fatto su tale punto?
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Gambale 1.77, non accettato dalla Commissione né
dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 244).
Prendo atto che l'onorevole Cardiello non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 1.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, siccome non vorrei
che si affermasse che non abbiamo presentato proposte precise in
ordine ai necessari miglioramenti da introdurre nell'ambito del
provvedimento in esame, desidero soffermarmi brevemente sui temi
del concorso e del sistema di reclutamento dei professori universitari.
Il ministro ha affermato che si ritornerà al concorso nazionale;
tuttavia, come abbiamo già sostenuto, non è così.
Infatti, non vi è alcuna traccia di concorso nazionale; si
produrrà solamente un ulteriore blocco dei concorsi, e dunque
della capacità di effettuare un turn over all'interno delle
università.
Vorrei ricordare che, nel corso della prima lettura del provvedimento
in esame da parte della Camera dei deputati era stato approvato,
in sede di Commissione, un nostro emendamento che prevedeva di riconsiderare
l'intero tema, garantendo lo svolgimento di concorsi seri e trasparenti
ed eliminando gli scandali di nepotismo e di clientelismo che sappiamo
possono scoppiare delle nostre università.
In altri termini, proponevamo di apportare miglioramenti alla normativa
vigente in materia di concorsi locali, prevedendo che ciascun settore
scientifico-disciplinare eleggesse, ogni due anni, una lista di
commissari nazionali, prevedendo l'opportuna regola della non immediata
rieleggibilità. Proponevamo, altresì, che la commissione
di ciascun concorso fosse formata semplicemente sorteggiando cinque
commissari nazionali, ad esclusione dei docenti appartenenti all'ateneo
interessato.
Ci sembrava fosse una proposta molto seria, che comportava sicuramente
alcuni vantaggi considerevoli, come l'omogeneità del giudizio
nel corso del biennio, l'imprevedibilità della composizione
della commissione di concorso e la responsabilizzazione della comunità
disciplinare. Ci sembrava altresì opportuno che detta commissione
dovesse essere obbligata a raccogliere sui candidati giudizi anonimi,
anche comparativi, da parte di esperti stranieri, tenendone conto
al momento della selezione del candidato più meritevole.
Si trattava, dunque, di una proposta seria ed importante per affrontare
il tema del reclutamento dei professori universitari, decisivo per
le nostre università. Ricordo che questo testo era stato
approvato in sede di Commissione (mi sembra si trattasse di un emendamento
proprio a mia firma)...
PRESIDENTE. Onorevole Martella, concluda!
ANDREA MARTELLA. ... tuttavia anche questa proposta
è stata soppressa nel corso dell'esame del presente disegno
di legge da parte del Senato!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Grignaffini 1.20, non accettato dalla Commissione
né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha
espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 439
Maggioranza 220
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 244).
Prendo atto che gli onorevoli Fasano, Cardiello e Gallo non sono
riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sasso 1.53.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sasso.
Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, vorrei segnalarle
che avevo chiesto di intervenire sui due emendamenti precedentemente
votati; ad ogni modo, interverrò per dichiarazione di voto
sul mio emendamento.
Il reclutamento dei docenti, per come è disciplinato dal
disegno di legge in esame, rappresenta una questione che creerà
molte aspettative, numerosi contenziosi e molti pasticci, come ha
testè evidenziato l'onorevole Martella. Infatti, l'idoneità
nazionale (che viene «contrabbandata» per concorso nazionale)
rappresenta solo un prerequisito per partecipare ai concorsi banditi
dagli atenei.
Vorrei segnalare che, in questi anni, abbiamo già osservato
una strana tipologia di professori, vale a dire i docenti vincitori
di concorso senza presa di servizio. Si tratta di docenti che hanno
vinto un concorso, ma per i quali l'ateneo non dispone delle risorse
finanziarie per assumerli, o comunque per retribuirli in base al
titolo che hanno conseguito.
Credo sia un problema molto serio, tuttavia vorrei osservare che
il provvedimento in esame non consente veramente di effettuare assunzione
locali, lasciando invece in sospeso tutta la questione della trasparenza
del reclutamento, nonché della garanzia che tale reclutamento
avvenga effettivamente sulla base del merito.
Vorrei rilevare, allora, che tutta questa «macchina»
che avete messo in moto non risolve nessuno dei problemi che affliggono
l'università: né quello di un reclutamento trasparente,
né quello dell'assunzione dei giovani, né quello della
stabilità del personale docente, che rappresenta, comunque,
una garanzia per la qualità e l'efficacia della ricerca e
della didattica universitaria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, parlo per dichiarazione
di voto sull'emendamento Sasso 1.53, che ha per oggetto due semplici
parole che nella loro concezione di fondo nascondono un'idea profondamente
arretrata dell'università. Recita, infatti il comma 10 dell'articolo
unico di questo provvedimento: «Sulla base delle proprie esigenze
didattiche e nell'ambito delle relative disponibilità di
bilancio (...)». Anche tale riferimento al bilancio suona
un po' ironico, perché poco oltre si dice: «(...) le
università possono conferire incarichi di insegnamento gratuiti
o retribuiti (...)».
Ricordo che negli anni Settanta, quando si attraversava l'Italia
per ottenere, in qualche università, un incarico - anche
gratuito -, i giovani professori o insegnanti che, pur di avere
un incarico di insegnamento accettavano l'incarico gratuito, diventavano
strumento di potere immenso. Infatti, vi era nelle università,
la possibilità di dare a Tizio l'incarico retribuito ed a
Caio l'incarico gratuito, perché, magari quest'ultimo era
«figlio di un dio minore». Si torna, in altre parole,
all'idea che l'università la possono fare soltanto i ricchi,
soltanto coloro che sono «figli di papà», come
si diceva una volta! Ciò è estremamente pericoloso,
onorevoli colleghi della maggioranza. Voi, da un lato promuovete
tutti e fate tutti «cavalieri» e, dall'altro, vi sono
i giovani, o magari addirittura alcuni professori di talune università
straniere che potranno venire ad insegnare gratuitamente in Italia,
perché pagati dalla propria università di provenienza.
Voi inserite il tarlo profondo del precariato nella struttura di
base dell'università. Considerate che si tratta di un principio
profondamente antidemocratico, che contrasta l'articolo 3 della
Costituzione, che voi dimenticate molto spesso, ossia con il principio
di uguaglianza. Come potete pensare che l'università si fondi
sulla gratuità dell'insegnamento dei giovani? Questo è
precariato allo stato puro (Applausi dei deputati dei gruppi della
Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Sasso 1.53, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 445
Votanti 444
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 246).
Prendo atto che gli onorevoli Cardiello, Gallo e
Fasano non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Sasso 1.21.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà (Commenti).
Onorevoli colleghi, vi sono ancora quattro emendamenti da votare!
Per cortesia! Prego, onorevole Tocci, parli pure.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, si prevede l'incarico
di insegnamento a titolo gratuito. Nelle università italiane
vi sono, oggi, giovani che insegnano per mille euro al mese, altri
giovani che insegnano per cinquecento euro al mese, ed altri ancora
che per insegnano per cento euro l'anno!
Voi, colleghi della maggioranza, tagliate la testa al toro e affermate
il principio dell'insegnamento a titolo gratuito. È in tal
modo che volete incentivare i giovani alla ricerca scientifica,
ossia prospettando loro una carriera universitaria a titolo gratuito?
Vi è una crisi di vocazione scientifica, vi è bisogno
di scienziati, di ricercatori, di esperti di tecnologie e in questo
paese voi dite ai giovani di entrare all'università senza
stipendio, senza retribuzione? Questo è il futuro che prospettate
ai nostri giovani migliori?
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Sasso 1.21, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 449
Maggioranza 225
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 247).
Prendo atto che gli onorevoli Cardiello, Gallo e Fasano non sono
riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Lolli 1.87, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 439
Maggioranza 220
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 242).
Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni, Gallo,
Cardiello e Fasano non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 1.88.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, analizzando uno
tra gli ultimi emendamenti presentati, vorrei riproporre all'attenzione
dell'Assemblea le molte proposte che avevamo avanzato nel corso
di questo lungo iter parlamentare. Ciò affinché non
si possa dire che abbiamo detto solamente dei «no» ed
affinché non si possa affermare che non abbiamo presentato
proposte concrete per ripensare radicalmente questo provvedimento.
Abbiamo proposto il varo di un programma straordinario per il reclutamento,
entro i prossimi sei anni, di 6 mila giovani professori da inserire
nelle università, nella didattica e nella ricerca; una durata
massima complessiva di quattro anni per i contratti di ricerca e
di docenza destinati ai dottori di ricerca; un tetto massimo per
il numero dei professori a contratto non superiore al numero dei
posti di professore di terza fascia; la differenziazione delle prove
concorsuali per il reclutamento da quelle per il passaggio tra le
fasce; criteri nuovi e trasparenti per la composizione delle commissioni
concorsuali e per la chiamata degli idonei per la copertura dei
posti di professore delle tre fasce.
Queste erano le proposte più significative e le soluzioni
alternative che avevamo proposto nel dibattito, affinché
si potesse giungere finalmente al varo di una riforma necessaria
ed urgente, della quale avete ancora una volta perso...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Martella.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi.
Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, l'onorevole Martella
ha illustrato i contenuti delle proposte sullo stato giuridico che
avanzeremo appena vinte le elezioni.
EMERENZIO BARBIERI. Nel 2021! Cominciate, cominciate!
FRANCA BIMBI. In questo senso, il fatto che i concorsi
per ricercatori si possono fare fino al 2013 ci dà un po'
di tempo; ma cominceremo subito dopo il 9 aprile.
Quelli sono i principi di riferimento.
Vorrei anche dire al ministro che il suo appuntamento con il direttivo
della CRUI è previsto per il 2 novembre. Dunque, la CRUI
ha risposto.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Colasio 1.88, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 453
Maggioranza 227
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 250).
Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni, Fasano, Gallo e Cardiello
non sono riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 1.22, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 448
Maggioranza 225
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 247).
Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni, Fasano,
Gallo e Cardiello non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Colasio 1.23.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci.
Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, con il comma 14
dell'articolo 1 si introduce il contratto a tempo determinato per
i giovani professori: poteva essere uno strumento da utilizzare.
Anche noi abbiamo presentato emendamenti che andavano in questa
direzione, a nostro giudizio scritti anche meglio sul piano normativo.
Tuttavia, il fatto sostanziale è che non ci sono le risorse
per attivare questi nuovi contratti. Pertanto, si attiva un nuovo
strumento, ma si lasciano le università senza finanziamenti.
Nel comma precedente, però, si indica una strada diversa
alle università, le quali possono nominare dei professori
senza concorso, sulla base del finanziamento di un'impresa privata.
Quindi, ci saranno professori che, senza essere sottoposti ad alcuna
prova di idoneità, soltanto perché trovano un'impresa
che finanzia quel progetto, diventeranno a tutti gli effetti professori
di un ateneo. In altri termini, siamo all'acquisto del titolo di
professore. Così come nel Seicento vi era l'acquisto delle
cariche pubbliche, voi avete introdotto l'acquisto privato della
carica di professore!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Colasio 1.23, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 445
Votanti 444
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 246).
Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni, Fasano, Gallo e Cardiello
non sono riusciti a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Tocci 1.24.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi.
Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, il problema dell'introduzione
di una precarizzazione selvaggia emerge all'interno del disegno
di legge, in particolare negli ultimi commi che disciplinano i contratti.
Noi non siamo assolutamente contrari ai contratti a tempo determinato,
in particolare se questi ultimi sono fatti per sostenere il percorso
verso il reclutamento di giovani con dottorato di ricerca, specializzati
e così via.
Purtroppo, anche questo comma mette sullo stesso piano chi ha una
laurea specialistica, chi ha una vecchia laurea e, addirittura,
qualsiasi dipendente universitario che sia riconosciuto come qualificato
ed i dottori di ricerca. Si tratta, quindi, di un percorso in cui
(grazie anche al principio della gratuità) la precarizzazione
non è solo selvaggia, ma anche ingiusta a norma di legge.
Ritengo che i dottori di ricerca potranno proporre ricorso con riferimento
a questo tipo di contratti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento
Tocci 1.24, non accettato dalla Commissione né
dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso
parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 448
Maggioranza 225
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 247).
Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni,
Gallo, Fasano e Cardiello non sono riusciti a votare.
(Esame degli ordini del giorno - A.C. 4735-B)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati
(vedi l'allegato A - A.C. 4735-B sezione 5).
Non so, tuttavia, se l'onorevole ministro ha potuto prendere visione
degli ordini del giorno.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ritengo siano
necessari pochi minuti per poter almeno guardare gli ordini del
giorno, che non sono ancora in distribuzione.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, se mi consente, dato
che i presentatori degli ordini del giorno dovrebbero conoscerli,
mi ero premurato di sapere se il ministro ne aveva preso visione...
ANTONIO BOCCIA. Il ministro non può averli
letti!
PRESIDENTE. Il ministro, in effetti, ha potuto visionare
solo i primi 38 ordini del giorno presentati, come lei saggiamente
rileva, in questo esercitando quell'azione di supplenza che lo ha
reso famoso!
Io sarei favorevole ad una soluzione che ci consentisse di procedere
con speditezza, ma con serenità. Potremmo esaurire l'esame
degli ordini del giorno, semplificandoli un po', entro la serata,
rinviando le dichiarazioni di voto finale e il voto sul provvedimento
a domani mattina.
Pertanto, sospendo la seduta per cinque minuti per consentire al
ministro di valutare compiutamente gli ordini del giorno presentati.
Invito i colleghi a rimanere in aula perché alla ripresa
della seduta avranno luogo immediate votazioni.
La seduta, sospesa alle 19,20, è ripresa alle
19,25.
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli ordini del
giorno presentati.
Ricordo ai gruppi di opposizione che i tempi assegnati a ciascuno
di essi sono esauriti; pertanto, dopo il parere del Governo, procederemo
immediatamente alla votazione degli ordini del giorno.
Qual è il parere del Governo?
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Signor Presidente, il Governo accetta gli ordini
del giorno Mario Pepe n. 9/4735-B/1 e Maggi n. 9/4735-B/2, accoglie
come raccomandazione l'ordine del giorno Rodeghiero n. 9/4735-B/3,
accetta l'ordine del giorno Emerenzio Barbieri n. 9/4735-B/4, accoglie
come raccomandazione l'ordine del giorno Antonio Russo n. 9/4735-B/5,
accetta gli ordini del giorno Gambale n. 9/4735-B/6, Giovanni Bianchi
n. 9/4735-B/7, Lettieri n. 9/4735-B/8 e Camo n. 9/4735-B/9 e non
accetta l'ordine del giorno Carbonella n. 9/4735-B/10.
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori degli
ordini del giorno Mario Pepe n. 9/4735-B/1, Maggi n. 9/4735-B/2,
Emerenzio Barbieri n. 9/4735-B/4, Gambale n. 9/4735-B/6, Giovanni
Bianchi n. 9/4735-B/7, Lettieri n. 9/4735-B/8 e Camo n. 9/4735-B/9
accettati dal Governo, e Rodeghiero n. 9/4735-B/3 e Antonio Russo
n. 9/4735-B/5, accolti dal Governo come raccomandazione, non insistono
per la votazione. Prendo atto che l'onorevole Carbonella insiste
per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/4735-B/10.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Carbonella n. 9/4735-B/10, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 394
Maggioranza 198
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 218).
Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni, Cardiello,
Gallo e Fasano non sono riusciti a votare.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo accetta l'ordine del giorno Banti n.
9/4735-B/11 e non accetta l'ordine del giorno Molinari n. 9/4735-B/12.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Banti non
insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/4735-B/11,
accettato dal Governo, mentre l'onorevole Molinari insiste per la
votazione del suo ordine del giorno n. 9/4735-B/12, non accettato
dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Molinari n. 9/4735-B/12, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 429
Votanti 427
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 234).
Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni, Cardiello,
Gallo e Fasano non sono riusciti a votare.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo accetta l'ordine del giorno Frigato
n. 9/4735-B/13 e non accetta l'ordine del giorno Bottino n. 9/4735-B/14.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, chiedo la votazione
anche degli ordini del giorno del gruppo della Margherita accettati
dal Governo.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Bottino n. 9/4735-B/14, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 431
Maggioranza 216
Hanno votato sì 192
Hanno votato no 239).
Prendo atto che gli onorevoli Cardiello, Gallo, Giuseppe
Gianni e Fasano non sono riusciti a votare.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta gli ordini del giorno Merlo
n. 9/4735-B/15 e Boccia n. 9/4735-B/16 ed accetta l'ordine del giorno
Bressa n. 9/4735-B/17, se riformulato nel senso di inserire in fine,
dopo le parole «Carta europea dei ricercatori» le parole
«, nell'ambito degli enti di ricerca». Il Governo accetta
gli ordini del giorno Garagnani n. 9/4735-B/18 e Perrotta n. 9/4735-B/19
(Nuova formulazione), non accetta gli ordini del giorno Carra n.
9/4735-B/20, Franceschini n. 9/4735-B/21, Zaccaria n. 9/4735-B/22,
Realacci n. 9/4735-B/23, Lusetti n. 9/4735-B/24, Giachetti n. 9/4735-B/25,
Vernetti n. 9/4735-B/26, Nicodemo Nazzareno Oliverio n. 9/4735-B/27,
Villari n. 9/4735-B/28 e Tuccillo n. 9/4735-B/29 ed accetta come
raccomandazione l'ordine del giorno Tanoni n. 9/4735-B/30, se riformulato
nel senso di eliminare la parola «normative».
PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Bressa accetta
la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione
del suo ordine del giorno n. 9/4735-B/17. Prendo atto che i presentatori
degli ordini del giorno Merlo n. 9/4735-B/15 e Boccia n. 9/4735-B/16
e quelli dall'ordine del giorno Carra n. 9/4735-B/20 all'ordine
del giorno Tuccillo n. 9/4735-B/29, non accettati dal Governo, insistono
per la votazione. Constato l'assenza dell'onorevole Tanoni, presentatore
dell'ordine del giorno n. 9/4735-B/30: si intende vi abbia rinunziato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Merlo n. 9/4735-B/15, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 425
Maggioranza 231
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 236).
Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni, Cardiello,
Fasano e Gallo non sono riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Boccia n. 9/4735-B/16, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 430
Maggioranza 216
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 244).
Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni, Cardiello,
Fasano e Gallo non sono riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Carra n. 9/4735-B/20, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 445
Votanti 444
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 247).
Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni e Gallo
non sono riusciti a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Franceschini n. 9/4735-B/21, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 440
Maggioranza 221
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 246).
Prendo atto che l'onorevole Gallo non è riuscito
a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Zaccaria n. 9/4735-B/22, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 447
Maggioranza 224
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 250).
Prendo atto che l'onorevole Gallo non è riuscito
a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Realacci n. 9/4735-B/23, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 442
Votanti 440
Astenuti 2
Maggioranza 221
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 247).
Prendo atto che l'onorevole Gallo non è riuscito
a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Lusetti n. 9/4735-B/24, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 434
Votanti 431
Astenuti 3
Maggioranza 216
Hanno votato sì 188
Hanno votato no 243).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Giachetti n. 9/4735-B/25, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 449
Votanti 446
Astenuti 3
Maggioranza 224
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 249).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Vernetti n. 9/4735-B/26, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 446
Votanti 445
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 246).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Nicodemo Nazzareno Oliverio n. 9/4735-B/27,
non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 451
Votanti 450
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 249).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Villari n. 9/4735-B/28, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 450
Votanti 449
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Tuccillo n. 9/4735-B/29, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 456
Votanti 455
Astenuti 1
Maggioranza 228
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 251).
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo accetta gli ordini del giorno Stradiotto
n. 9/4735-B/31 e Sinisi n. 9/4735-B /32, purché riformulato,
mentre non accetta l'ordine del giorno Squeglia n. 9/4735-B/33.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dei presentatori degli
ordini del giorno da Stradiotto n. 9/4735-B/31 a Squeglia n. 9/4735-B/33;
si intende che vi abbiano rinunciato.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta gli ordini del giorno da
Bimbi n. 9/4735-B/34 a Amici n. 9/4735-B/43.
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori degli
ordini del giorno da Bimbi n. 9/4735-B /34 a Amici n. 9/4735-B/43,
non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Bimbi n. 9/4735-B/34, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 447
Votanti 446
Astenuti 1
Maggioranza 224
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Volpini n. 9/4735-B/35, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 447
Maggioranza 224
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 253).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Soro n. 9/4735-B/36, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 456
Votanti 454
Astenuti 2
Maggioranza 228
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Santino Adamo Loddo n. 9/4735-B/37, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 459
Votanti 456
Astenuti 3
Maggioranza 229
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 247).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Rusconi n. 9/4735-B/38, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 455
Maggioranza 228
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Abbondanzieri n. 9/4735-B/39, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 454
Maggioranza 228
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 249).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Adduce n. 9/4735-B/40, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 454
Maggioranza 228
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Agostini n. 9/4735-B/41, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 453
Maggioranza 227
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 246).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Albonetti n. 9/4735-B/42, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 448
Votanti 447
Astenuti 1
Maggioranza 224
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 241).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Amici n. 9/4735-B/43, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 442
Votanti 441
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 244).
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta gli ordini del giorno da
Angioni n. 9/4735-B/44 a Diana n. 9/4735-B/76.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dei presentatori degli
ordini del giorno da Angioni n. 9/4735-B/44 a Bellini n. 9/4735-B/47;
si intende che vi abbiano rinunciato.
Prendo atto che l'onorevole Benvenuto insiste per la votazione del
suo ordine del giorno n. 9/4735-B/48, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Benvenuto n. 9/4735-B/48, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 452
Votanti 451
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 248).
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Bettini
n. 9/4735-B/49; si intende che vi abbia rinunciato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Bielli n.
9/4735-B/50 e Bogi n. 9/4735-B/51, non accettati dal Governo, insistono
per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Bielli n. 9/4735-B/50, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 450
Votanti 449
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 245).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Bogi n. 9/4735-B/51, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 448
Maggioranza 225
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 247).
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Bolognesi
n. 9/4735-B/52; si intende che vi abbia rinunciato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Bonito n.
9/4735-B/53 e Borrelli n. 9/4735-B/54, non accettati dal Governo,
insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Bonito n. 9/4735-B/53, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 449
Votanti 448
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 245).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Borrelli n. 9/4735-B/54, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 449
Votanti 447
Astenuti 2
Maggioranza 224
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 249).
Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno da Bova
n. 9/4735-B/55 a Buglio n. 9/4735-B/57; si intende che vi abbiano
rinunciato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Cabras n.
9/4735-B/58 e Caldarola n. 9/4735-B/59, non accettati dal Governo,
insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Cabras n. 9/4735-B/58, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 454
Votanti 453
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Caldarola n. 9/4735-B/59, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 459
Maggioranza 230
Hanno votato sì 208
Hanno votato no 251).
Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno Calzolaio
n. 9/4735-B/60 e Capitelli n. 9/4735-B/61; si intende che vi abbiano
rinunciato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Carli n.
9/4735-B/62 e Cazzaro n. 9/4735-B/63, non accettati dal Governo,
insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Carli n. 9/4735-B/62, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 460
Maggioranza 231
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 253).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Cazzaro n. 9/4735-B/63, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 454
Maggioranza 228
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 252).
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Cennamo
n. 9/4735-B/64; si intende che vi abbia rinunciato.
Prendo atto che l'onorevole Chianale insiste per la votazione del
suo ordine del giorno n. 9/4735-B/65, non accettato dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Chianale n. 9/4735-B/65, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 449
Maggioranza 225
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 250).
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Chiti
n. 9/4735-B/66; si intende che vi abbia rinunciato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno da Cialente
n. 9/4735-B/67 a Crucianelli n. 9/4735-B/71, non accettati dal Governo,
insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Cialente n. 9/4735-B/67, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 452
Maggioranza 227
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Coluccini n. 9/4735-B/68, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 442
Votanti 441
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 239).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Cordoni n. 9/4735-B/69, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 456
Votanti 455
Astenuti 1
Maggioranza 228
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 257).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Crisci n. 9/4735-B/70, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 445
Votanti 444
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 249).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Crucianelli n. 9/4735-B/71, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 454
Maggioranza 228
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 253).
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Dameri
n. 9/4735-B/72; si intende che vi abbia rinunciato.
Prendo atto che l'onorevole Di Serio D'Antona insiste per la votazione
del suo ordine del giorno n. 9/4735-B/73, non accettato dal Governo.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Di Serio D'Antona n. 9/4735-B/73, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 432
Maggioranza 217
Hanno votato sì 188
Hanno votato no 244).
Constato l'assenza dei presentatori degli ordini del giorno da De
Brasi n. 9/4735-B/74 a Diana n. 9/4735-B/76; si intende che vi abbiano
rinunciato.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta gli ordini del giorno Duca
n. 9/4735-B/77 e Filippeschi n. 9/4735-B/78.
PRESIDENTE. Constato l'assenza del presentatore dell'ordine
del giorno Finocchiaro n. 9/4735-B/79: si intende vi abbia rinunciato.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta gli ordini del giorno Fluvi
n. 9/4735-B/80, Fumagalli n. 9/4735-B/81, Galeazzi n. 9/4735-B/82.
PRESIDENTE. Constato l'assenza del presentatore dell'ordine
del giorno Gambini n. 9/4735-B/83: si intende vi abbia rinunciato.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta gli ordini del giorno Gasperoni
n. 9/4735-B/84, Giacco n. 9/4735-B/85, Giulietti n. 9/4735-B/86,
Grandi n. 9/4735-B/87, Grignaffini n. 9/4735-B/88, Grillini n. 9/4735-B/89,
Innocenti n. 9/4735-B/90, Kessler n. 9/4735-B/91, Labate n. 9/4735-B/92,
Leoni n. 9/4735-B/93, Lolli n. 9/4735-B/94, Lucà n. 9/4735-B/95,
Lucidi n. 9/4735-B/96, Lulli n. 9/4735-B/97, Luongo n. 9/4735-B/98.
PRESIDENTE. Constato l'assenza del presentatore dell'ordine
del giorno Magnolfi n. 9/4735-B/99...
BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Presidente, sono presente.
PRESIDENTE. Ha cambiato posto?
BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Sono sei mesi che ho cambiato
posto!
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Magnolfi.
Prego, signor ministro.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta l'ordine del giorno Magnolfi
n. 9/4735-B/99.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dei presentatori degli
ordini del giorno Manzini n. 9/4735-B/100 e Maran n. 9/4735-B/101:
si intende vi abbiano rinunciato.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta l'ordine del giorno Paola
Mariani n. 9/4735-B/102.
PRESIDENTE. Constato l'assenza del presentatore dell'ordine
del giorno Raffaella Mariani n. 9/4735-B/103: si intende vi abbia
rinunciato.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta gli ordini del giorno Mariotti
n. 9/4735-B/104, Marone n. 9/4735-B/105, Martella n. 9/4735-B/106,
Maurandi n. 9/4735-B/107, Mazzarello n. 9/4735-B/108.
PRESIDENTE. Constato l'assenza del presentatore dell'ordine
del giorno Melandri n. 9/4735-B/109: si intende vi abbia rinunciato.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta l'ordine del giorno Meta
n. 9/4735-B/110.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dei presentatori degli
ordini del giorno Minniti n. 9/4735-B/111 e Montecchi n. 9/4735-B/112.
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo non accetta gli ordini del giorno Motta
n. 9/4735-B/113 e Nannicini n. 9/4735-B/114.
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori degli
ordini del giorno Duca n. 9/4735-B/77 e Filippeschi n. 9/4735-B/78,
non accettati dal Governo, insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Duca n. 9/4735-B/77, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 454
Votanti 453
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Filippeschi n. 9/4735-B/78, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 450
Maggioranza 226
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 251).
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno da Fluvi
n. 9/4735-B/80 a Galeazzi n. 9/4735-B/82, non accettati dal Governo,
insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Fluvi n. 9/4735-B/80, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 453
Maggioranza 227
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Fumagalli n. 9/4735-B/81, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 446
Votanti 445
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Galeazzi n. 9/4735-B/82, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 448
Maggioranza 225
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 253).
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno da Gasperoni
n. 9/4735-B/84 a Magnolfi n. 9/4735-B/99, non accettati dal Governo,
insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Gasperoni n. 9/4735-B/84, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 456
Votanti 455
Astenuti 1
Maggioranza 228
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 255).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Giacco n. 9/4735-B/85, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 446
Votanti 445
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Giulietti n. 9/4735-B/86, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 437
Votanti 436
Astenuti 1
Maggioranza 219
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 249).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Grandi n. 9/4735-B/87, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 451
Votanti 449
Astenuti 2
Maggioranza 225
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Grignaffini n. 9/4735-B/88, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 446
Maggioranza 224
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Grillini n. 9/4735-B/89, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 448
Maggioranza 225
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Innocenti n. 9/4735-B/90, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 449
Maggioranza 225
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 249).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Kessler n. 9/4735-B/91, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 450
Votanti 449
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 247).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Labate n. 9/4735-B/92, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera
respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 450
Votanti 449
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Leoni n. 9/4735-B/93, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 450
Maggioranza 226
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Lolli n. 9/4735-B/94, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 441
Votanti 440
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 244).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Lucà n. 9/4735-B/95, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 452
Votanti 450
Astenuti 2
Maggioranza 226
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Lucidi n. 9/4735-B/96, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 457
Votanti 456
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Lulli n. 9/4735-B/97, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 451
Votanti 449
Astenuti 2
Maggioranza 225
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 255).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Luongo n. 9/4735-B/98, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 438
Votanti 435
Astenuti 3
Maggioranza 218
Hanno votato sì 188
Hanno votato no 247).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Magnolfi n. 9/4735-B/99, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 453
Votanti 450
Astenuti 3
Maggioranza 226
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 252).
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Paola Mariani
n. 9/4735-B/102, non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Paola Mariani n. 9/4735-B/102, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 458
Votanti 457
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 254).
Prendo atto che i presentatori dagli ordini del giorno da Mariotti
n. 9/4735-B/104 a Mazzarello n. 9/4735-B/108, non accettati dal
Governo, insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Mariotti n. 9/4735-B/104, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 460
Votanti 458
Astenuti 2
Maggioranza 230
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 254).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Marone n. 9/4735-B/105, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 450
Votanti 449
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Martella n. 9/4735-B/106, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 452
Maggioranza 227
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 254).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Maurandi n. 9/4735-B/107, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 452
Votanti 450
Astenuti 2
Maggioranza 226
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Mazzarello n. 9/4735-B/108, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 454
Votanti 453
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 255).
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Meta n. 9/4735-B/110,
non accettato dal Governo, insiste per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Meta n. 9/4735-B/110, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 451
Maggioranza 226
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 252).
Prendo atto altresì che i presentatori degli ordini del giorno
Motta n. 9/4735-B/113 e Nannicini n. 9/4735-B/114, non accettati
dal Governo, insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Motta n. 9/4735-B/113, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 451
Votanti 450
Astenuti 1
Maggioranza 226
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Nannicini n. 9/4735-B/114, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 448
Votanti 446
Astenuti 2
Maggioranza 224
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 268).
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo esprime parere contrario sugli ordini
del giorno Nieddu n. 9/4735-B/115, Nigra n. 9/4735-B/116, Oliverio
n. 9/4735-B/117, Olivieri n. 9/4735-B/118, Giacomelli n. 9/4735-B/119,
Iannuzzi n. 9/4735-B/120, Ladu n. 9/4735-B/121, Marcora n. 9/4735-B/122,
Marino n. 9/4735-B/123, Meduri n. 9/4735-B/124, Milana n. 9/4735-B/125,
Morgando n. 9/4735-B/126, Burtone n. 9/4735-B/127, Cardinale n.
9/4735-B/128, D'Antoni n. 9/4735-B/129, Delbono n. 9/4735-B/130,
Duilio n. 9/4735-B/131, Fanfani n. 9/4735-B/132, Fioroni n. 9/4735-B/133,
Fistarol n. 9/4735-B/134, Papini n. 9/4735-B/135, Pasetto n. 9/4735-B/136,
Piscitello n. 9/4735-B/137, Reduzzi n. 9/4735-B/138, Ria n. 9/4735-B/139,
Rocchi n. 9/4735-B/140, Rosato n. 9/4735-B/141, Ruggero Ruggeri
n. 9/4735-B/142, Ruggieri n. 9/4735-B/143, Ruta n. 9/4735-B/144
e Santagata n. 9/4735-B/145.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Nieddu n.
9/4735-B/115 e Nigra n. 9/4735-B/116 insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Nieddu n. 9/4735-B/115 , non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 450
Votanti 449
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Nigra n. 9/4735-B/116, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 450
Votanti 448
Astenuti 2
Maggioranza 225
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 247).
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Oliverio
n. 9/4735-B/ 117: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Olivieri
n. 9/4735-B/118 insiste per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Olivieri n. 9/4735-B/118, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 453
Votanti 449
Astenuti 4
Maggioranza 225
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 249).
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Giacomelli
n. 9/4735-B/119: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno da Iannuzzi
n. 9/4735-B/120 a Cardinale n. 9/4735-B/128 insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Iannuzzi n. 9/4735-B/120, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 448
Votanti 446
Astenuti 2
Maggioranza 224
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Ladu n. 9/4735-B/121, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 449
Votanti 446
Astenuti 3
Maggioranza 224
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 248).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Marcora n. 9/4735-B/122 non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 436
Votanti 435
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 241).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Marino n. 9/4735-B/123, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 443
Votanti 441
Astenuti 2
Maggioranza 221
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 245).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Meduri n. 9/4735-B/124, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 454
Votanti 452
Astenuti 2
Maggioranza 227
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Milana n. 9/4735-B/125, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 458
Maggioranza 230
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 257).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Morgando n. 9/4735-B/126, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 456
Votanti 455
Astenuti 1
Maggioranza 228
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 255).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Burtone n. 9/4735-B/127, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 451
Votanti 449
Astenuti 2
Maggioranza 225
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 249).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Cardinale n. 9/4735-B/128, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 457
Maggioranza 229
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 256).
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno D'Antoni
n. 9/4735-B/129: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno da Delbono
n. 9/4735-B/130 a Fanfani n. 9/4735-B/132 insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Delbono n. 9/4735-B/130, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 458
Votanti 456
Astenuti 2
Maggioranza 229
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 253).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Duilio n. 9/4735-B/131, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 454
Votanti 453
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Fanfani n. 9/4735-B/132, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 459
Maggioranza 230
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 253).
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Fioroni
n. 9/4735-B/133: s'intende che vi abbia rinunziato.
Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno da Fistarol
n. 9/4735-B/134 a Ruta n. 9/4735-B/144 insistono per la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Fistarol n. 9/4735-B/134, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 459
Maggioranza 230
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 256).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Papini n. 9/4735-B/135, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 455
Votanti 453
Astenuti 2
Maggioranza 227
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 252).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Pasetto n. 9/4735-B/136, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 441
Votanti 440
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 242).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Piscitello n. 9/4735-B/137, non accettato
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 443
Votanti 442
Astenuti 1
Maggioranza 222
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 244).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Reduzzi n. 9/4735-B/138, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 458
Votanti 457
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Ria n. 9/4735-B/139, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 458
Votanti 457
Astenuti 1
Maggioranza 229
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Rocchi n. 9/4735-B/140, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 445
Maggioranza 223
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 250).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Rosato n. 9/4735-B/141, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 454
Votanti 452
Astenuti 2
Maggioranza 227
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Ruggeri n. 9/4735-B/142, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 461
Maggioranza 231
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 257).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Ruggieri n. 9/4735-B/143, non accettato dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 463
Votanti 460
Astenuti 3
Maggioranza 231
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 264).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'ordine del giorno Ruta n. 9/4735-B/144, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 455
Votanti 453
Astenuti 2
Maggioranza 227
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 251).
Constato l'assenza del presentatore dell'ordine del giorno Santagata
n. 9/4735-B/145: s'intende che vi abbia rinunziato.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
Onorevoli colleghi, adesso dovremmo passare al voto finale.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, mi risulta che
oggi sia l'ultimo giorno utile per esprimere il voto su una questione
pregiudiziale riferita al disegno di legge di conversione del decreto-legge
n. 211 del 2005. Pertanto, le chiedo di sospendere l'esame del disegno
di legge in discussione, rinviandone il seguito alla seduta di domani
e di passare alla trattazione del successivo punto dell'ordine del
giorno, relativo alla predetta questione pregiudiziale, in modo
da procedere con regolarità, secondo quanto prescrivono le
norme regolamentari, così come abbiamo fatto fino a questo
momento anche con le votazioni.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono le 19,45. I
tempi sono esauriti; tuttavia, darò diritto di parola a ciascuno.
Io non ho difficoltà ad accedere alla proposta che lei ha
formulato e che io avevo avanzato un'ora fa, ma che è stata
respinta dall'onorevole Boccia in un colloquio informale che, come
lei avrà potuto constatare, si è svolto davanti a
tutti i colleghi. Se i colleghi della maggioranza accettano, possiamo
procedere in tal senso; altrimenti, andremo avanti con le dichiarazioni
di voto finale e, successivamente con l'esame della questione pregiudiziale.
Io non ho difficoltà anche perché bisogna essere preveggenti...
Ascoltiamo l'opinione dell'onorevole Antonio Leone, dal momento
che non intendo forzare alcunché e c'è il tempo per
fare tutto. Non ho difficoltà ad accedere alla proposta formulata
dall'onorevole Innocenti, ma a questo punto voglio verificare se
siano d'accordo maggioranza e opposizione, e ciascuno si assumerà
la propria responsabilità.
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, dal momento che
si tratta di una proposta già formulata...
PRESIDENTE. Io l'ho fatta, ma...
ANTONIO LEONE. ... che poi è caduta nel nulla
con la presentazione di 150 ordini del giorno, ritengo si possa
proseguire con le dichiarazioni di voto finale sul provvedimento
in esame.
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4735-B)
PRESIDENTE. Passiamo dunque alle dichiarazioni di voto sul complesso
del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisicchio.
Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente, in primo luogo
prendo atto della grande disponibilità, che è stata
testè manifestata, a consentirci una pausa...!
Un risultato tangibile, onorevole ministro, questa riforma lo ha
determinato: ha prodotto livelli di consenso mai raggiunti all'azione
di protesta indetta da tutte le figure professionali che attengono
alla didattica e alla ricerca universitaria. Infatti, la filosofia
che sostiene la riforma dell'ordinamento giuridico dell'università
italiana è ispirata a principi regressivi, che sembrano dettati
da un legislatore del tutto inconsapevole delle modalità
con cui l'università italiana si organizza e svolge il suo
ruolo di alta cultura.
Un primo elemento emerge con tutta evidenza dal concerto normativo
sottoposto alla nostra valutazione: una volontà di «precarizzare»
la docenza universitaria. Anche quelle norme che sembrano assecondare
il principio di una più rigorosa selezione della docenza,
come il concorso nazionale a cadenza annuale, con la previsione
di una disponibilità di posti maggiorata del 20 per cento,
in realtà si rivelano un escamotage per mantenere una sacca
di precari senza un incarico effettivo, disponibile solo in caso
di necessità.
E che dire dell'abolizione della differenza tra tempo pieno e tempo
parziale, che comporterà l'inevitabile penalizzazione del
lavoro universitario, interpretato come attività collaterale
e subalterna, da affiancare a quella professionale, con perdita
di qualità della docenza?
Ma l'aspetto più eclatante riguarda il destino dei ricercatori.
Come è noto, e come è stato ampiamente ricordato oggi,
anche con la presenza, fuori di quest'aula, dei precari manifestanti
e dei ricercatori manifestanti, la riforma stabilisce che non siano
istituiti nuovi ricercatori: si darà luogo a contratti di
collaborazione coordinata e continuativa, i famosi co.co.co.
Per anni abbiamo denunciato tutti, maggioranza e opposizione, il
gap nel settore della ricerca scientifica. Per anni abbiamo discusso
tutti, maggioranza e opposizione, della necessità di garantire
una dignità accademica alla figura dei ricercatori, asse
portante delle attività didattiche e formative dei nostri
atenei. Per tutta risposta, la riforma abolisce i ricercatori, dando
loro la dignità professionale dei co.co.co.
Abbiamo idea di come funzionino le nostre università, o pensiamo
che didattica e ricerca siano funzioni da affidare al grande slancio
motivazionale di un precario? Questa riforma precarizza il lavoro
accademico; prevede addirittura - è stato ricordato nel corso
del dibattito - un precariato di 29 anni: questo è il tempo
che il ministro considera quale percorso di gavetta, passando per
una serie di contratti di cui non si comprende bene la natura, fino
al concorso universitario nazionale per l'ordinariato.
Chi aspirerà ancora, nonostante questa riforma, alla carriera
universitaria, dovrà rinunciare per 29 anni a qualunque certezza,
con il rischio, dopo anni di studio, di ritrovarsi senza alcuna
reale opportunità.
Questo insieme sgangherato di norme (come lo ha definito il rettore
Fabiani dell'ateneo Roma 3), colpisce la dignità dell'università
italiana, che ha bisogno di ben altri interventi, capaci di muoversi
in direzione diametralmente opposta. Abbiamo la metà della
media dei ricercatori europei, e i meno pagati d'Europa. Ciò
nonostante, la nostra produzione scientifica è nella media
europea e i nostri migliori competono con i migliori del mondo.
Se vogliamo sottrarre il paese alla recessione, dobbiamo puntare
decisamente sugli investimenti in ricerca, soprattutto quella di
base, che vede l'università come momento centrale, poiché
solo con essa è possibile una nuova stagione di competitività.
Il rettore Tosi, presidente della conferenza dei rettori delle università
italiane, ha lanciato un appello che noi condividiamo: una costituente
per la nuova università. Il riferimento è ad una grande
assise nazionale, capace di ridefinire la missione ed il senso dell'università
nel nostro paese, discutendola con tutte le forze politiche, sociali,
produttive e professionali.
È questo il progetto cui sentiamo di dover partecipare, non
questa riforma, che condanna l'università italiana ad un
destino declinante e non competitivo (Applausi dei deputati del
gruppo Misto-Popolari-UDEUR).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Bulgarelli, al quale ricordo che ha cinque minuti
di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, con queste dichiarazioni
di voto finale sul provvedimento, intendiamo affermare il nostro
fermo «no» a questo disegno di legge.
Tale provvedimento, in materia di docenza universitaria, ha incontrato
la ferma opposizione di professori, ricercatori e studenti, perché
trasformerebbe l'università in una vera e propria appendice
del mercato, la sottometterebbe alla logica di impresa, cancellerebbe
in essa ogni traccia di servizio pubblico, precipiterebbe il corpo
docente nella spirale del precariato a vita, a tutto discapito della
qualità del servizio offerto agli studenti.
Come è accaduto per tutte le riforme varate da questo Governo,
a partire dalla pessima legge n. 30 del 2003, anche quella universitaria
riproduce, infatti, l'impronta liberista che caratterizza le politiche
del lavoro. Tale riforma si rifà alla ricetta della flessibilità,
della mobilità, della dequalificazione, del tempo determinato
e del lavoro sottopagato. Anche i docenti, in particolare i ricercatori,
devono assoggettarsi a questa logica dell'insicurezza - spacciata
dal ministro Moratti per formazione continua -, finendo per essere
ricattabili, perché facilmente rimpiazzabili da figure professionalmente
di basso profilo e di dubbie competenze.
La logica in questo senso è chiara: tagliare drasticamente
il corpo dei ricercatori e dei futuri docenti, e sostituirle con
una serie di figure deboli e non garantite, che suppliscano, in
termini di manovalanza, al lavoro nei dipartimenti (già oggi
affollati da professori a contratto, da dottorandi e da assegnisti)
e al funzionamento dell'attività didattica.
Secondo gli estensori della legge, questo è l'indirizzo che
si è affermato in tutto il mondo, ma ciò non è
vero. Nonostante la precarizzazione del lavoro impazzi ovunque,
e dunque anche nella scuola, in USA e in Canada il 98 per cento
degli ordinari e associati ha un ruolo permanente; in Gran Bretagna,
dopo un periodo di prova di tre-quattro anni, accade lo stesso;
in Germania e Austria, tutte le categorie di professori, dalla «C2»
alla «C5», hanno contratti a tempo indeterminato, mentre
l'abilitazione («C1») è garantita dall'università;
in Francia, per il ruolo di professore, è necessaria l'abilitazione,
ma essa non si ottiene per concorso, bensì per titoli, e
i docenti di vario grado godono tutti di posizioni permanenti; analoga
situazione vi è in Spagna.
Come se non bastasse, il salario medio dei docenti europei è
circa il doppio di quelli italiani. Tutto ciò ha una conseguenza
ovvia: la migrazione incessante di cervelli verso altri paesi e
la distruzione della ricerca pubblica in Italia. Già oggi,
moltissimi ricercatori italiani lavorano stabilmente in università
straniere e si calcola che con il varo di questa riforma, ad essi
se ne aggiungeranno altri 30 mila.
Chi rimarrà ad insegnare da noi? E perché mai dovrebbe
farlo, visto che il suo lavoro può essere apprezzato altrove
e ben altrimenti remunerato? Di conseguenza, quale sarà l'offerta
formativa per gli studenti? Con quali figure professionali essi
avranno a che fare nel corso della loro carriera scolastica? Quali
opportunità e quali stimoli avranno per essere a loro volta
indirizzati verso il mondo della ricerca?
I danni devastanti per il funzionamento e per il futuro dell'università,
introdotti dalla precarizzazione delle carriere dei docenti, sono
ulteriormente potenziati dalla logica di impresa che dovrebbe governare
la ricerca e sostanzialmente privatizzarla. Da un lato, infatti,
precarizzando la ricerca si induce una competizione esasperata tra
i ricercatori e, dunque, si contribuisce a normalizzare il lavoro
intellettuale. Ciò perché ci troveremo di fronte ad
una competizione non fondata sulle capacità e sulle competenze,
giacché non vi sarebbero per i ricercatori sedi, tempo e
disponibilità per coltivarle, bensì governata dalla
necessità di sbarcare il lunario; uno strumento, questo,
formidabile, di controllo sullo sviluppo di saperi critici e innovativi.
Dall'altro, la privatizzazione, l'esasperazione e il travisamento
del concetto di autonomia porteranno alla proliferazione di università
fantoccio. Basti pensare che il Governo nel solo 2004 ha autorizzato
la istituzione di ulteriori cinque università private e che
i finanziamenti erogati per l'università privata nel 2005
sono superiori del 12,9 per cento rispetto a quelli del 2002 e che
in un recente provvedimento legislativo è stato introdotto
un ulteriore incremento di tali somme del 7 per cento; aumento,
quest'ultimo, sottratto al fondo di finanziamento ordinario delle
università pubbliche. Ancora una volta a farne le spese saranno,
oltre ai docenti, gli studenti, il cui tasso di dispersione scolastica
è già altissimo, i quali saranno i destinatari di
un sapere dequalificato confezionato su misura.
In conclusione, tutte queste cose i docenti, gli studenti e le loro
famiglie le conoscono bene, e per questo sono scesi in piazza a
decine di migliaia per chiedere che questa legge-truffa sia ritirata
perché è una norma contro chi lavora, contro chi studia
e contro chi, le famiglie degli studenti, deve sopportare gli oneri
economici.
Noi pensiamo che questa straordinaria e ritrovata voglia di protagonismo
sia l'unico paradossale merito della riforma Moratti e, insieme,
l'ipoteca più forte della sua bocciatura all'interno delle
università (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione
e Misto-SDI-Unità Socialista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Mancini. Ne ha facoltà.
GIACOMO MANCINI. Signor Presidente, noi Socialisti
voteremo contro questo provvedimento. Pur essendo tra coloro che
ritengono che il sistema universitario italiano presenti limiti,
anacronismi e arretratezze, e per questo necessiti di una riforma
radicale, siamo fermamente convinti che con questo disegno di legge
il Governo consegni al paese una università meno competitiva
e meno meritocratica.
Il provvedimento al nostro esame ha avuto un iter lungo e accidentato
ed ha posto in rilievo in maniera evidente tutti i limiti di strategia
del Governo della destra. L'Italia è tra i paesi occidentali
quello che investe meno in ricerca e in istruzione. I nostri ricercatori,
in percentuale, sono la metà di quelli dei paesi europei
e addirittura un terzo di quelli degli Stati Uniti d'America. Non
invertire, anzi alimentare, questa drammatica situazione significa
per il nostro paese perdere, o peggio ancora, rinunciare ad affrontare
la sfida della competitività. Siamo indietro rispetto a tutti
gli standard europei e questo significa per l'Italia segnare il
passo rispetto alle nazioni forti e ricche, ma anche mettersi in
coda ai paesi che da poco sono entrati nell'Unione europea che hanno
ricchezze economiche limitate, ma che sono guidati da una classe
dirigente giovane che investe sulla crescita dei propri migliori
talenti.
Nelle nostre università studiano e lavorano intelligenze
di primo livello che chiedono, anzi reclamano, anche attraverso
gli slogan delle manifestazioni di questi giorni e di queste ore,
di avere a disposizione maggiori risorse e maggiori mezzi per continuare
il loro percorso formativo, per accrescere le loro conoscenze e
per ottenere la propria soddisfazione personale e con essa contribuire
alla crescita del nostro paese. Il Governo della destra ha la grave
colpa di rispondere loro premiando l'anzianità e frustrando
i meriti, costruendo un sistema che agevola chi possiede patrimoni
familiari e che mette barriere insuperabili davanti a chi affronta
la sfida della vita esclusivamente munito del suo talento, delle
sue capacità e della sua passione. Questo è profondamente
ingiusto! È ingiusto per l'Italia ed è ingiusto, ancora
di più, per le zone più arretrate e più povere
del nostro paese.
La scorsa settimana, il Parlamento ha discusso della Calabria, regione
che mi onoro di rappresentare in Parlamento, e della drammaticità
della situazione del suo ordine pubblico. Il ministro dell'interno
è venuto qui a dirci che provvederà con l'invio di
un contingente eccezionale per dare maggiore incisività alla
presenza dello Stato. Signor Presidente, colleghi, noi riteniamo
che lo Stato dimostri di esserci se, oltre alle forze dell'ordine,
manda ai giovani calabresi, ai ragazzi di Locri, il messaggio che
fanno bene a studiare, che fanno bene ad alimentare le loro intelligenze,
perché proprio attraverso di esse possono sconfiggere la
barbarie dell'illegalità e, insieme, costruire un futuro
più libero.
Invece, signor ministro, con il provvedimento in esame mandate a
quei giovani un messaggio terrificante: voi dite loro che, per quanti
sforzi facciano, il loro futuro sarà segnato in modo negativo.
Questo è devastante!
Signor Presidente, nel corso della prima conferenza stampa a Downing
Street di un premier laburista dopo diciotto anni di amministrazione
conservatrice, ad una giornalista che gli chiedeva quali sarebbero
state le tre priorità del suo Governo, Tony Blair rispose:
education, education, education! La cifra principale del successo
del New Labour alla guida dell'Inghilterra rappresenta per noi,
oggi, la traiettoria per il nostro impegno e per il futuro Governo
del nostro paese.
Noi Socialisti faremo di un'equa e giusta politica dell'istruzione
la nostra bandiera, per costruire una nuova politica dell'uguaglianza
e delle opportunità, indirizzata a dare piena cittadinanza
al più ampio numero di persone. Contro le ingiustizie della
destra, noi, insieme a tutta l'Unione di centrosinistra, lavoreremo
per una comunità più giusta, più equa, con
maggiori opportunità e più diritti, per tutti e per
ciascuno! Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-SDI-Unità
Socialista e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mancini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi.
Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, enormemente amareggiati
per l'occasione persa, restiamo altrettanto enormemente contrari
al disegno di legge in esame, riguardante il reclutamento e lo stato
giuridico dei professori universitari.
Esso peggiorerà i difetti dell'università italiana;
e il perché è già noto. Già Weber, all'inizio
del secolo scorso, notava come le caratteristiche patrimoniali della
riproduzione della docenza, in cui le carriere degli allievi dipendevano
prevalentemente dalla lealtà ad un maestro, contribuissero
alla caduta di qualità delle università tedesche.
Non solo. Mentre indeboliva la selezione del merito, il sistema
baronale stratificato affossava anche la nascente organizzazione
dipartimentale, cioè delle strutture della ricerca, che già
allora veniva considerata da alcuni la più favorevole all'innovazione
scientifica ed alla promozione della ricerca (rispetto ai sistemi
di organizzazione tradizionali delle cattedre e delle facoltà).
Quindi, al di là dei principi conclamati, questi concorsi
tenderanno a privilegiare le gerarchie formali piuttosto che il
principio di parità nell'accesso al lavoro scientifico.
Nelle prassi consolidate della selezione accademica, accadrà
che l'attività di ricerca non verrà adeguatamente
valorizzata, mentre sarà l'impegno didattico, che inizia
con il precariato non pagato a supporto del proprio docente di riferimento,
a costituire un criterio implicito, ma cruciale, per il reclutamento
e le promozioni. Questo è il risultato che otterrete: l'accentuazione
dei difetti di patrimonialismo e di corporativismo, quelli esattamente
che volevamo tutti superare.
In positivo, vorremmo dire anche quali sono, a nostro avviso, le
qualità di una buona definizione del reclutamento, dei diritti
e dello stato giuridico dei professori universitari. Lo ripeto:
è impossibile essere un buon docente universitario senza
far ricerca ed è impossibile produrre innovazione culturale
e scientifica senza gli stimoli della comunità invisibile
con cui si corrisponde, che è sempre di respiro internazionale,
sia che sia dietro la porta accanto o a migliaia di chilometri.
La qualità della buona tradizione universitaria si fonda
da sempre sulla preminenza della competizione tra scuole di ricercatori,
nella ricerca della verità, per scoprire i segreti della
natura, della vita e della morte, rispetto alla trasmissione dei
saperi consolidati. Perciò, la didattica efficace si fonda
sugli avanzamenti scientifici e gli apprendimenti devono essere
costantemente ricondotti all'attitudine critica del metodo scientifico,
nella verifica costante del rapporto tra autonomia della scienza
e aspettativa delle società. La cooperazione scientifica
strutturata e la disseminazione non casuale dei risultati costituiscono
altrettanti aspetti cruciali dello sviluppo scientifico e, quindi,
vanno, ancora oggi, considerati modalità imprescindibili
dell'organizzazione delle attività universitarie; su questo
volevamo un'agenzia per la valutazione.
Noi, all'interno della missione pubblica dell'istruzione universitaria,
consideriamo positivamente anche le aperture e le commistioni con
le domande che provengono da altre istituzioni pubbliche, dal mercato,
dal privato dell'impresa profit e non profit e delle professioni,
ma non nel modo con cui è stato fatto con questo disegno
di legge.
La considerazione della scienza e della formazione universitaria
come beni pubblici è quello che volevamo sottolineare. Prendiamo
le distanze dalla loro mercantilizzazione nel senso della riduzione
della gratuità del sapere all'utile sociale immediato, all'utile
economico. Questo non esclude, però, il rapporto con il mercato.
Ma i rapporti con le imprese devono essere collegati alla valutazione
stringente dei docenti che collaborano con le imprese stesse e la
ricerca applicata va sostenuta a partire da un grosso sostegno alla
ricerca libera e alla ricerca di base.
Questo è il contesto in cui vanno disegnati i diritti e i
doveri del docente universitario sia in senso individuale che collettivo,
integrando le scelte autonome del singolo docente rispetto ai contenuti
dell'insegnamento con l'organizzazione complessiva dell'offerta
didattica.
Smettiamo di discutere sul numero dei docenti rispetto agli studenti,
sul numero delle ore di insegnamento e anche sul rapporto quantitativo
tra personale di ruolo a tempo indeterminato e a contratto a tempo
determinato. Queste discussioni hanno poco senso se manca un'efficace
valutazione di tutte le attività di ricerca, di didattica
e di gestione; un'assegnazione di risorse incentivanti sia...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Onorevole
Baiamonte, per cortesia, capisco che la stanchezza può giocare
brutti scherzi, ma rimaniamo calmi.
Onorevole Bimbi, le chiedo scusa, continui.
FRANCA BIMBI. Mi riferivo alla necessità di
un'assegnazione di risorse incentivanti sia per l'impegno del singolo
che per le decisioni strategiche delle strutture che lo assumono;
alla rilegittimazione del tempo pieno, anche attraverso incentivi
organizzativi ed economici per lo svolgimento delle attività
professionali prevalentemente intra moenia; ad un tutorato capace
di sostenere il mantenimento del percorso di marcia di ogni singolo
studente e lo sviluppo di tecnostrutture di supporto alla ricerca
e alla didattica che responsabilizzino anche il lavoro prezioso
del personale tecnico-amministrativo e che accompagnino la complessità
crescente dei compiti dei docenti e dei responsabili delle strutture.
Sono soprattutto le figure della docenza stabile (gli ordinari,
gli associati e, almeno in una fase di transizione, i professori
di terza fascia che iniziano la carriera) a costituire il riferimento
per la definizione del COR, di una comunità scientifica di
pari in cui le distinzioni debbano discendere prioritariamente dai
meriti scientifici, secondariamente da altri parametri, quali quelli
relativi (Una voce dai banchi della Lega Nord Federazione Padana:
Tempo!) alle disposizioni o alla capacità di organizzare
e guidare gruppi di ricerca, l'impegno didattico o di suscitare
un consenso adeguato per l'assunzione delle responsabilità
di governo ai vari livelli.
PRESIDENTE. Onorevole Bimbi...!
FRANCA BIMBI. Avremmo voluto subito introdurre elementi
di innovazione: l'obbligo del titolo di dottorato, garanzie previdenziali
per i contratti post hoc a tempo determinato, costituzione della
terza fascia, distinzione tra reclutamento e promozioni, meccanismi
di ringiovanimento della classe docente e, semmai, di allocazione
delle risorse che incentivi soprattutto la qualità dei risultati
delle strutture e delle persone. Questo è mancato e su questo
il ministro non ha operato in alcun modo un confronto.
Per questi motivi siamo assolutamente contrari a questo disegno
di legge.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, abbiamo svelato
l'inganno di una propaganda fatta dal ministro e che non corrisponde
al testo che sta per essere sottoposto all'approvazione finale.
Abbiamo dimostrato che non vi è la meritocrazia,
anzi che vi sono concorsi basati sul principio di anzianità,
che vi sono concorsi riservati a favore di questa o quella categoria
del mondo universitario. Abbiamo dimostrato che non vi è
l'accesso ai giovani, né quel ringiovanimento dell'università
italiana che è un problema urgente davanti a noi.
Abbiamo dimostrato che con queste norme un giovane, per arrivare
alla docenza universitaria, deve affrontare una via crucis molto
lunga: dapprima l'assegno di ricerca, poi il contratto di insegnamento,
poi il contratto di sei anni, poi ancora il concorso per ricercatore
e, infine, la docenza universitaria. Alla fine di questo percorso
si arriva a cinquant'anni, e cioè in età matura: avete
quindi bloccato l'accesso della nuova generazione, dei giovani brillanti
e di talento che ci sono nelle università italiane.
Abbiamo dimostrato che sullo status dei ricercatori dopo due anni
di discussione si è arrivati ad un nulla di fatto: noi avevamo
proposto la terza fascia, voi avevate proposto la messa in esaurimento
di questo ruolo; il risultato è che non è passata
né la nostra ipotesi né la vostra, poiché la
scadenza del 2013 per la messa ad esaurimento è una norma
che sicuramente verrà cancellata.
Avete però mortificato il ruolo dei ricercatori, avete mortificato
il lavoro di persone che sono preziosissime per lo sviluppo delle
nostre università e soprattutto in un paese come l'Italia,
che ha un basso numero di ricercatori, è davvero una forma
di autolesionismo mortificare l'attività di chi fa ricerca.
Abbiamo dimostrato come assolutamente non sia vero che si torni
ai concorsi nazionali; piuttosto, vi è una idoneità
nazionale che viene sostanzialmente regalata a quasi tutti i professori,
sicché non si effettua alcuna selezione a livello nazionale
e, di nuovo, i giochi si faranno a livello di concorsi locali. Quindi,
non si modifica alcunché rispetto alla situazione attuale.
Ma soprattutto abbiamo dimostrato che voi non volete il sistema
della valutazione; ne parlate, ne fate un motivo di propaganda ma,
quando si giunge a definire le norme, sopprimete la previsione dell'authority
per la valutazione. Previsione che era stata già inserita
nel testo approvato in prima lettura dalla Camera e che il ministro
Moratti ha inteso sopprimere al Senato, appunto con il voto di fiducia.
Quindi, oggi l'università italiana manca di un sistema di
valutazione, di un'authority indipendente quale quella da noi proposta.
Avete negato anche il principio di valutazione dei professori, che
sarebbe invece uno strumento molto importante per superare, anche
in questa materia, quel vecchio criterio di sviluppo della carriera
universitaria basato, soltanto, sugli scatti di anzianità.
Quindi, non rimane nulla delle parole pronunciate dal ministro Moratti
in questi due anni; il suo bilancio come ministro è piuttosto
gramo: nessun provvedimento organico, ma solo tagli ai finanziamenti
ed alle risorse; passi indietro rispetto all'autonomia universitaria;
nuove forme di centralismo burocratico.
È un provvedimento, quindi, inutile e dannoso: dannoso appunto
perché contiene disposizioni che portano indietro le lancette
del sistema universitario italiano; ma soprattutto inutile perché
non risolve alcuno dei problemi che sono all'ordine del giorno dell'università
italiana. E in questa materia, rimanere fermi significa andare indietro:
in questo momento, infatti, in tutti i paesi europei - in grandi
paesi - si stanno affrontando importanti progetti di riforma.
LUIGINO VASCON. Basta! Tempo!
WALTER TOCCI. Penso alla Gran Bretagna, alla Spagna,
alla Francia. Si possono avere idee e pareri diversi su detti progetti
di riforma in discussione in Europa, ma certamente si tratta di
interventi impegnativi per quei paesi. Da noi, invece, non si muove
nulla e voi portate all'approvazione un provvedimento che costituisce
un'accozzaglia di norme burocratico-amministrative, per l'appunto
un passo indietro per l'università italiana.
Ciò ci mette quindi in una posizione di arretratezza rispetto
alla competizione internazionale; questo rimanere fermi porta ad
un ulteriore aggravamento della situazione di crisi della nostra
università. Oggi, invece, vi sarebbe bisogno di un impegno
straordinario di riforma perché si presenta un fenomeno importantissimo,
l'aumento delle immatricolazioni: una nuova generazione di giovani
italiani guarda con interesse all'alta formazione; aumentano le
immatricolazioni del 20 per cento, dopo che per l'intero decennio
degli anni Novanta le iscrizioni erano, invece, diminuite.
Soprattutto, dinanzi alle sfide - che sono ormai all'ordine del
giorno - della società della conoscenza, vi sarebbe certo
bisogno di una grande riforma dell'università italiana: voi
non l'avete fatta.
Il ministro aveva condizioni molto vantaggiose e favorevoli per
operare tale cambiamento: è l'unico ministro che ha avuto
cinque anni di tempo e, più di chiunque altro tra i suoi
predecessori, il sostegno di una maggioranza dai numeri molto ampi.
Ha sprecato questa occasione favorevole; cinque anni sono passati
invano, senza alcun serio progetto di riforma per l'università
italiana.
Se questo provvedimento, con i concorsi per anzianità e con
quelli riservati, fosse stato presentato trent'anni fa, nel contesto
dell'università degli anni Settanta ed Ottanta, probabilmente
avrebbe riscosso l'applauso perché in quegli anni, di leggi
simili, ne sono state approvate tante.
Una voce dai banchi del gruppo di Alleanza Nazionale:
Tempo!
WALTER TOCCI. Oggi, invece, questa «vecchia»
legge viene contestata da tutto il mondo universitario, in tutte
le sue componenti, con una unanimità che non si è
mai verificata dianzi.
Ciò significa che oggi l'università italiana è
più avanti delle proposte avanzate dal Governo; significa
che oggi è diffusa e profondamente radicata l'esigenza di
riformare l'università nel nostro paese. È a tale
profondo bisogno di riforma che noi dovremo corrispondere nella
prossima legislatura, con il Governo di centrosinistra, dopo il
favorevole risultato elettorale.
Questa spinta riformatrice proveniente dal mondo universitario sarà
per noi una grande risorsa per varare la vera riforma dell'università
che voi non avete saputo realizzare (Una voce dai banchi del gruppo
di Alleanza Nazionale: Tempo!).
CESARE RIZZI. Tempo!
WALTER TOCCI. Noi approveremo la vera riforma, basata
sull'accesso dei giovani alla docenza universitaria e sul rilancio
della ricerca libera, senza la quale non si può parlare di
università (Applausi polemici dei deputati dei gruppi di
Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Noi istituiremo davvero un
sistema di valutazione, premiando il merito. Noi rilanceremo l'autonomia
delle università, ma accompagnandola al principio di responsabilità,
attraverso una riforma della governance universitaria. Questa sarà
la riforma della prossima legislatura (Applausi polemici dei deputati
dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Voi chiudete questa legislatura con un nulla di fatto e con alcuni
ritorni al passato. L'unico merito che possiamo riconoscere al ministro
Moratti è quello di aver saputo raccontare favole che non
avevano e non hanno alcuna corrispondenza con le norme recate dal
provvedimento in esame.
Da questo punto di vista, bisogna ammettere che esiste una differenza
tra il ministro Moratti ed il Presidente del Consiglio. Il Presidente
Consiglio è un uomo che possiede una sua spontaneità
perché, quando afferma una falsità, gli italiani lo
capiscono subito. Anche questi giorni, infatti, ha sostenuto che
la RAI è in mano alla sinistra (Una voce dai banchi del gruppo
di Alleanza Nazionale: Tempo!) e tutti gli italiani si sono messi
a ridere (Commenti del deputato Delmastro Delle Vedove)!
Quando, invece, il ministro Moratti racconta una cosa non vera,
lo fa con garbo e candore, come se fosse davvero così! Riesce,
cioè, a dire una falsità senza farsene accorgere (Applausi
polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
Ciò, tuttavia, non durerà a lungo, perché chiunque
abbia letto o esaminerà il disegno di legge in esame si accorgerà
che non vi è...
PRESIDENTE. Onorevole Tocci, si avvii a concludere!
.
WALTER TOCCI. ...riportato quanto proclamato dal
ministro Moratti.
Il ministro Moratti ha solo un'esigenza: quella di poter sostenere
che ha fatto approvare il disegno di legge per l'università,
a prescindere da qualsiasi contenuto. Ella non prova alcun interesse
verso il contenuto del provvedimento in esame: l'unico interesse
che il ministro Moratti ha, infatti, è quello di poter affermare
che ha varato la legge a favore dell'università, ed è
quindi pronta ad accettare la candidatura a sindaco di Milano (Commenti
dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e
della Lega Nord Federazione Padana)!
Ci ha costretto, in questa sede, a scrivere un volantino per la
campagna elettorale per l'elezione a sindaco di Milano, non una
riforma dell'università! La riforma è tutta da scrivere:
sarà la prossima legislatura, sarà il Governo di centrosinistra
a varare la vera riforma dell'università italiana (Applausi
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Commenti
dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e
della Lega Nord Federazione Padana)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Emerenzio Barbieri (Commenti)... Onorevoli colleghi,
scusate, ma cosa c'è qui: un'eccitazione generale? Diamo
un po' di bromuro?
Prego, onorevole Emerenzio Barbieri, ha facoltà di parlare.
EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente (Commenti),
aderendo alle «amichevoli sollecitazioni» di tanti amici
appartenenti non solo al gruppo dell'Unione dei democratici cristiani
e dei democratici di centro, ma all'intera Casa delle libertà,
chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al
resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione
di voto finale (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei
democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Onorevole Emerenzio Barbieri, la Presidenza
lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti. Vorrei
aggiungere che il consenso ricevuto è rivolto sicuramente
non solo alla sua persona, ma anche al gesto!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maggi.
Ne ha facoltà.
ERNESTO MAGGI. Signor Presidente, sensibile alle
«sollecitazioni» che provengono da tutti i banchi della
maggioranza, nel preannunziare il voto favorevole del gruppo di
Alleanza Nazionale sul provvedimento in esame, mi richiamo all'intervento
svolto, nella seduta di ieri, in sede di discussione sulle linee
generali (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prendete posto, per
cortesia.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti
De Simone. Onorevoli colleghi, per cortesia, vi prego di fare un
po' di calma, poiché l'onorevole Titti De Simone deve poter
svolgere la sua dichiarazione di voto come gli altri deputati intervenuti.
Prego, onorevole Titti De Simone, ha facoltà di parlare.
TITTI DE SIMONE. Anche perché avevo chiesto
di parlare...
PRESIDENTE. Come, onorevole Titti De Simone?
TITTI DE SIMONE. Anche perché avevo chiesto
di parlare, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone, vorrei informarla che anche
gli altri deputati intervenuti in sede di dichiarazione di voto
avevano precedentemente chiesto la parola!
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente (Commenti), intendiamo
ribadire le ragioni del nostro dissenso nei confronti del provvedimento
in esame.
Lo facciamo, anzitutto, pensando a ciò che è successo
oggi a Roma, una città che è stata attraversata -
signor Presidente, sarebbe opportuno che i colleghi ascoltassero
e qualora non volessero farlo, che uscissero dall'aula - da un'importante
mobilitazione, da un'importante manifestazione. Decine di migliaia
di studenti di tutti gli atenei italiani, insieme a ricercatori,
docenti, organizzazioni sindacali, rappresentanti tutti del mondo
accademico, hanno potuto manifestare, per l'ennesima volta, loro
contrarietà ed il loro dissenso nei confronti di una riforma
che noi definiamo «controriforma», che l'università
pubblica italiana non vuole. Si tratta di un provvedimento che è
stato costruito senza un adeguato consenso, senza una adeguata condivisione,
collaborazione, partecipazione e confronto da parte del mondo dell'università.
Non è solo dai banchi dell'opposizione che provengono questo
dissenso e questa critica nel merito, tra l'altro sottolineata dagli
emendamenti che noi abbiamo presentato e che hanno tentato, fino
all'ultimo, di modificare l'impianto di questo provvedimento, ma
è appunto dal mondo dell'università - per intendersi
dalla conferenza dei rettori, dal CUN, da tutte le organizzazioni
confederali, dai sindacati, da tutte le organizzazioni della docenza,
dal mondo dell'università, dunque, nella sua complessità
- che si muove questa critica. Noi vogliamo ribadire, in questa
sede, il non senso di questo Governo e di questa maggioranza nell'aver
voluto proseguire nell'approvazione del provvedimento avendo davvero
tutto il mondo dell'università contro. Forse dovremmo dire
«grazie» al ministro Moratti, perché, con l'arroganza
con cui questa maggioranza ha voluto proseguire in questa strada,
senza consenso e senza partecipazione, noi abbiamo visto unirsi,
in queste settimane, tutto il mondo dell'università, fino
ad arrivare alla grande manifestazione di oggi (Commenti dei deputati
dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).
GIULIO ANTONIO LA STARZA. Basta!
TITTI DE SIMONE. Vedete, ciò che è
successo oggi a Roma, onorevoli colleghi, non è un episodio
sporadico di una manifestazione contro un Governo e contro un provvedimento.
Siamo convinti che ciò che oggi si è materializzato
qui, a Roma, ha qualcosa in più, che sia nato qualcosa che
coinvolge decine migliaia di giovani di questo paese, cui voi state
sbarrando la strada di un università pubblica, decine di
migliaia di ricercatori precari, che sono una grande risorsa per
la nostra università e per la ricerca pubblica di questo
paese, a cui questo Governo e questa maggioranza sbarrano l'accesso,
destinandoli o ad una precarietà senza fine, che danneggia
la qualità della nostra ricerca e della università
pubblica o ad un ricatto continuo o, ancora, ad una mercificazione
oppure, infine, ad emigrare, espatriare, andare all'estero (Commenti
del deputato Rizzi)...
LUIGINO VASCON. Basta!
TITTI DE SIMONE. ...a regalare ad altre università
le nostre intelligenze ed i nostri talenti.
Tutto ciò va contro il paese, va contro la qualità,
contro l'università pubblica (Commenti di deputati dei gruppi
di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione
Padana).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego! Onorevole
Titti De Simone, per favore, si avvii a concludere.
TITTI DE SIMONE. Va contro migliaia di studenti e
ragazze e ragazzi, cui voi sbarrate la strada, mentre regalate ad
una lobby accademica, solo sulla base dell'anzianità - abdicando,
dunque a quella sbandierata meritocrazia, «sirena» cui
noi non abbiamo mai voluto, ovviamente, aderire - l'idoneità,
senza una valutazione seria e trasparente.
PRESIDENTE. Onorevole Titti De Simone, concluda,
per favore!
TITTI DE SIMONE. Concludo, signor Presidente, dicendo
che altre cose avrebbero fatto bene all'università e noi,
in questa sede, le abbiamo sostenute. Crediamo che questa mobilitazione
e questo movimento di giovani non si possa fermare, e non si fermerà.
E sarà una delle forze di questo paese che presenterà
il conto a questo Governo ed a questa maggioranza il 9 aprile per
costruire un'alternativa (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione
comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Garagnani. Ne ha facoltà.
FABIO GARAGNANI. Signor Presidente, nel dichiarare
il voto favorevole del gruppo di Forza Italia sul provvedimento
in esame, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in
calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della
mia dichiarazione di voto (Applausi).
PRESIDENTE. Onorevole Garagnani, la Presidenza lo
consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
(Votazione finale ed approvazione - A.C. 4735-B)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare (Commenti dei
deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della
Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ne ha facoltà (Commenti). Non
abbiamo fretta, onorevole Innocenti...
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, non abbiamo fretta.
Le vorrei chiedere di far lasciare dopo la votazione - come ha fatto
altre volte - le luci del tabellone accese, in modo da individuare
eventuali doppi voti.
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti, farò così.
Onorevoli colleghi, sono presenti in aula l'onorevole Deodato e
l'onorevole Giovanni Bianchi, segretari di Presidenza.
Colleghi, innanzitutto, abbassatevi; ognuno prenda posto, perché
se siete in piedi non riesco ad effettuare il controllo.
In secondo luogo, se vi sarà il numero legale - non lo so
- avverto che, subito dopo si svolgeranno l'esame e la votazione
della questione pregiudiziale sul disegno di legge di conversione
del decreto-legge n. 211 del 2005. Ci vorrà complessivamente
un quarto d'ora, ma vi prego di non lasciare l'aula.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento
elettronico, sul disegno di legge n. 4735-B, di cui si è
testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).
RENZO INNOCENTI. Presidente, guardi lassù!
Me lo fai proprio di fronte!
Una voce dai banchi del gruppo di Alleanza nazionale:
Cosa vuoi?
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusate! Per favore!
Onorevole Innocenti, parli con me. Mi segnali se ci sono irregolarità.
RENZO INNOCENTI. Secondo settore...
PRESIDENTE. Secondo settore, dove?
RENZO INNOCENTI. Penultima fila... Adesso si cambia...
PRESIDENTE. Secondo settore, penultima fila...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni
- Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza
Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici
di centro e della Lega Nord Federazione Padana - Applausi polemici
dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
(Nuove disposizioni concernenti i professori e ricercatori
universitari e delega al Governo per il riordino del reclutamento
dei professori universitari) (Approvato dalla Camera e modificato
dal Senato) (4735-B):
(Presenti e votanti 259
Maggioranza 130
Hanno votato sì 259
Sono in missione 63 deputati).
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