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CAMERA DEI DEPUTATI
Resoconto di martedì 14 giugno
2005
SEDUTA N. 637
Seguito della discussione del disegno
di legge:
Delega al Governo per il riordino dello
stato giuridico dei professori universitari (4735-A/R);
e delle abbinate proposte di legge: Angela Napoli; Angela Napoli;
Angela Napoli; Gazzara; Migliori; Angela Napoli; Caminiti; Angela
Napoli e Fragalà; Angela Napoli; Mario Pepe ed altri; Ranieli
ed altri; Mario Pepe ed altri; Titti De Simone e Russo Spena; Santulli;
Dorina Bianchi ed altri; Grignaffini ed altri; Mario Pepe ed altri;
Carrara; Gazzara; Gazzara; Lucchese ed altri; Capitelli; Losurdo;
Martella ed altri; Ercole; Santulli; Borriello; Santulli; Gallo
ed altri; Caminiti (743-772-778-980-1144-1280-1337-1363-1751-1979-2018-2087-2469-2612-2647-3022-3246-3277-3625-3626-3747-3762-3815-3899-4260-4545-4762-4901-5762).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione
del disegno di legge: Delega al Governo per il riordino dello stato
giuridico dei professori universitari; e delle abbinate proposte
di legge: Angela Napoli; Angela Napoli; Angela Napoli; Gazzara;
Migliori; Angela Napoli; Caminiti; Angela Napoli e Fragalà;
Angela Napoli; Mario Pepe ed altri; Ranieli ed altri; Mario Pepe
ed altri; Titti De Simone e Russo Spena; Santulli; Dorina Bianchi
ed altri; Grignaffini ed altri; Mario Pepe ed altri; Carrara; Gazzara;
Gazzara; Lucchese ed altri; Capitelli; Losurdo; Martella ed altri;
Ercole; Santulli; Borriello; Santulli; Gallo ed altri; Caminiti.
Ricordo che nella seduta del 21 febbraio scorso si è conclusa
la discussione sulle linee generali e che nella seduta dell'8 marzo
il provvedimento è stato rinviato in Commissione.
Riprendiamo l'esame del disegno di legge, nel testo licenziato dalla
Commissione a seguito del rinvio in precedenza deliberato dall'Assemblea.
Avverto che non è ancora pervenuto il parere della V Commissione
(Bilancio).
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione.
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione.
Signor Presidente, nonostante gli sforzi compiuti dal qui presente
rappresentante del Governo, sottosegretario Gianfranco Conte, la
Commissione bilancio non ha potuto esprimere il proprio parere sulle
proposte emendative, poiché ancora non sono pervenute da
parte del ministro dell'economia e delle finanze le necessarie indicazioni.
In assenza di tali elementi, la Commissione ha pensato di rinviare
il momento dell'espressione dei pareri. Si potrà procedere
a tale fase compatibilmente con i tempi necessari per ricevere le
indicazioni dal ministro dell'economia e delle finanze (in questo
momento tali tempi non sono preventivabili).
Signor Presidente, vorrei sottoporre alla sua attenzione due possibili
strade da percorrere: la prima è quella di modificare (ma
è una valutazione che dovrà fare l'Assemblea) l'ordine
del giorno; l'altra è una richiesta di sospensione dei lavori,
nella speranza che in 30-45 minuti il ministro dell'economia e delle
finanze possa fornire alla Commissione i necessari elementi per
procedere. Ritengo che il parere del Governo al riguardo possa essere
utile.
PIETRO MAURANDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, intervengo per
sostenere le considerazioni del presidente Giorgetti e per sottolineare
che in Commissione bilancio ci siamo trovati in imbarazzo e abbiamo
incontrato molte difficoltà nello svolgimento del nostro
compito. Il Governo, infatti, sulle proposte emendative presentate,
non eccessivamente numerose ma certamente importanti per il provvedimento
in oggetto, ha fornito un'indicazione sommaria di contrarietà;
la ragione comprensibile espressa dal sottosegretario Conte è
che non disponeva degli strumenti necessari per esprimere una valutazione
dettagliata su ogni emendamento. Abbiamo proposto di non utilizzare
questo metodo e di giungere all'esame dell'Assemblea senza il parere
della Commissione bilancio, perché non è accettabile
che il Governo non sia in grado di esprimere su ogni proposta emendativa
un parere dettagliato sulla onerosità e sulla copertura.
Credo sarebbe opportuno, Presidente, sospendere l'esame del provvedimento
per consentire alla Commissione bilancio di svolgere il proprio
compito.
GIANFRANCO CONTE, Sottosegretario di Stato alla Presidenza
del Consiglio dei ministri. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO CONTE, Sottosegretario di Stato alla Presidenza
del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, mi sono peritato
di chiedere alla Ragioneria di accelerare l'espressione del parere.
Mi è stato comunicato che in 30-40 minuti circa saranno in
grado di darmi delucidazioni sulle proposte emendative presentate.
Quindi, chiedo di sospendere i lavori dell'Assemblea o di passare
ad altro punto all'ordine del giorno per dare l'opportunità
alla Commissione bilancio di esprimere un parere compiuto. Ciò
sarebbe cosa gradita.
PRESIDENTE. Sta bene, ritengo di poter accedere a
tale richiesta.
(Esame degli articoli - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame degli articoli del disegno
di legge, nel testo della Commissione.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi degli
articoli 86, comma 1, e 89 del regolamento, le seguenti proposte
emendative: l'articolo aggiuntivo Cusumano 3.0250, relativo alla
disattivazione delle scuole di specializzazione e al conseguimento
del titolo di specialista, e l'emendamento Martella 5.681, relativo
l'ingresso in Italia degli studenti stranieri non appartenenti all'Unione
europea
(vedi l'allegato A - A.C. 4735-A/R sezioni 1).
Detto ciò, non esprimerò alcun giudizio, in quanto
voglio evitare le polemiche. Tuttavia, se alle 17,30 non sarà
pervenuto il pronunciamento del Governo ed il conseguente parere
della V Commissione, ciò rappresenterebbe un elemento molto
grave; ma sono sicuro che i pareri verranno acquisiti ai nostri
lavori, come mi assicura il sottosegretario Gianfranco Conte.
Onorevole Innocenti ed onorevole Boccia, poiché il presidente
Vito mi ha chiesto di riunire la Conferenza dei presidenti di gruppo
per la soluzione di una questione relativa alle votazioni del Parlamento
in seduta comune, nella giornata di domani, per la nomina di due
giudici della Corte costituzionale, aderisco volentieri all'invito
del presidente del gruppo di Forza Italia.
Pertanto, la Conferenza dei presidenti di gruppo è convocata
alle 16,45, tra circa dieci minuti, mentre, alle 17,30, riprenderemo
l'esame del provvedimento.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 16,36).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno avere
luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da
questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti
dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso,
sospendo, pertanto, la seduta, che riprenderà alle ore 17,30,
con votazioni.
La seduta, sospesa alle 16,40, è ripresa alle
17,45.
Si riprende la discussione.
(Ripresa esame degli articoli - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge,
nel testo della Commissione.
Onorevoli colleghi, vi informo che sto aspettando la redazione materiale
del parere della V Commissione: mi dicono che ci vorranno cinque,
al massimo dieci minuti di attesa. Infatti, ho preso (Commenti)...
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Chiedo di parlare sull'ordine
dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, desidero
intervenire anche dopo la comunicazione che lei ha testè
reso per richiamare l'attenzione dell'intera Assemblea, ed in particolare
la sua, sullo strano caso del provvedimento in esame.
Infatti, il caos in cui ci troviamo in questo momento - con la Commissione
bilancio che non ha ancora espresso i pareri sulle ventitré
proposte emendative presentate nella parte antimeridiana della seduta
e con la convocazione alle 17,15 del Comitato dei nove, con la presentazione
di due ulteriori emendamenti da parte del Governo, sui cui immagino
la V Commissione dovrà nuovamente pronunciarsi - è
solamente la conseguenza finale di un provvedimento privo di senso,
destituito di ogni logica legislativa, che questa maggioranza non
riesce a condurre in porto.
Infatti, signor Presidente, le ricordo che il provvedimento in esame,
già assegnato all'Assemblea nel mese di febbraio, è
stato rinviato in Commissione a causa delle contraddizioni esistenti
all'interno della maggioranza e di conflitti tra il ministro competente
e parti della maggioranza stessa, anche grazie al ruolo svolto dalle
opposizioni.
Cosa succede, allora? Il testo in esame si compone di quattro provvedimenti
diversi: uno «rigorista», uno pieno di ope legis, uno
che vuole sviluppare il precariato nelle università ed un
altro che si prefigge, invece, di stabilire criteri di qualità
ed efficienza. Qual è il testo del Governo? Qual è
il testo della maggioranza? Noi non lo sappiamo!
Per questo motivo, invito lei, signor Presidente, l'Assemblea ed
il Governo a ritirare, compiendo un atto di responsabilità,
il provvedimento in esame, poiché la devastazione che queste
norme incerte produrrebbero nell'università sarebbe davvero
grandissima! Essere un testo aperto, contraddittorio e pieno di
conflitti è un pregio in letteratura, ma non lo è
nell'attività legislativa. Fermatevi e ritirate questo provvedimento
(Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo,
della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione)!
MARIO PEPE, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, non le nascondo
che siamo giunti all'esame in Assemblea dopo quattro anni di discussione
proprio perché non è facile riformare l'università
di questo paese nella condizione in cui si trova ed in cui è
stata condotta! Vorrei rilevare che la crisi della nostra università
non è quella di una semplice istituzione, ma è la
crisi di quell'istituzione che, formando la classe dirigente del
paese nei diversi settori (l'economia, la finanza, la medicina e
via dicendo), ipoteca in effetti il futuro del nostro paese.
Oggi, infatti, l'università italiana occupa uno degli ultimi
posti nel mondo: pensi, signor Presidente, che l'università
di Roma è al settantaduesimo posto nello score internazionale!
Tutto ciò che è stato posto in essere dall'opposizione
per ritardare l'iter del provvedimento in esame, che presenta alcuni
punti qualificanti, è stato compiuto per impedirne l'approvazione!
Questo il paese non se lo può permettere: ecco perché
proseguiremo con l'esame del disegno di legge, che entro l'estate
diventerà legge dello Stato!
FRANCA BIMBI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, signor ministro,
signor viceministro e signor sottosegretario, l'intervento testè
svolto dall'onorevole Mario Pepe rende bene lo spirito con cui la
maggioranza ci conduce alla discussione del disegno di legge in
esame: approviamo qualsiasi provvedimento sulla riforma del reclutamento
e dello stato giuridico dei docenti universitari. Ciò non
perché il testo sia adeguato alla difficoltà ed alla
drammaticità della situazione esistente, ma semplicemente
perché bisogna affermare, da un punto di vista formale e
massmediatico, che è stato approvato un pezzo della riforma
universitaria!
Ebbene, non è così: in questo testo vi è un
coacervo confuso di ope legis, che non discrimina minimamente rispetto
al merito di studiosi giovani - o meno giovani - che oggi lavorano
e si impegnano nelle università. I nostri ricercatori sono
molto apprezzati anche a livello internazionale, nonostante la mancanza
di fondi e l'inadeguatezza delle strutture.
L'università italiana è un sistema in grande trasformazione,
con punte di ottima qualità ed altre di sofferenza, soprattutto
perché, da quattro anni a questa parte, è governata
semplicemente attraverso tagli di fondi e affermazioni di rigore
e di meritocrazia che non corrispondono, poi, alle azioni concrete
del Governo.
Noi chiediamo il ritiro del provvedimento in esame, perché
al suo interno non vi è nulla che serva a governare il sistema
differenziato dell'università italiana in un contesto europeo,
nulla che ci porti a rispettare gli obiettivi europei per una società
della conoscenza. Lo diciamo con molta tristezza. È infatti
vero che l'università ha bisogno di governo; è vero
che quest'ultima è una domanda che proviene dagli studenti,
dalle famiglie, dai docenti e dal personale tecnico-amministrativo;
è vero che vi sono moltissimi giovani precari, con titolo
di dottore di ricerca che, quando va bene, riescono a recarsi all'estero
e che, altrimenti, i loro cervelli si perderebbero nell'esplicazione
di lavori che non sono al livello della qualificazione dei titoli
di studio in loro possesso.
I sindacati, la Confindustria, la Conferenza dei rettori ed il Consiglio
universitario nazionale hanno avanzato una serie di profonde critiche
al provvedimento in esame, che ne hanno accompagnato tutto il dibattito.
Non a caso il provvedimento stesso è stato rinviato in Commissione
e non a caso si sono avuti interventi estemporanei della maggioranza
e del Governo, fino a poco fa.
Se si vuol varare un provvedimento realmente utile all'università
occorre che il Governo e la maggioranza presentino in Commissione
un testo serio per la riforma del reclutamento e dello stato giuridico,
che separi lo stesso reclutamento dalla carriera, che incentivi
i giovani studiosi a fermarsi nelle università e che riconosca
le funzioni dei docenti e degli attuali ricercatori.
TITTI DE SIMONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, è davvero
sconfortante pensare che siamo in procinto di discutere un provvedimento
che riguarda uno tra i settori più strategici del paese -
sotto tutti i profili - in un clima di crescente contestazione e
di critica nei confronti del processo che è giunto alla definizione
del testo in esame. Si tratta di una critica molto diffusa in tutto
il mondo accademico, che sta continuando anche nelle ultime ore,
con espressioni forti provenienti da istituzioni autorevoli dello
stesso mondo accademico. Tali istituzioni hanno espresso un dissenso
netto e radicale, di metodo e di merito. Si è assistito anche
ad azioni drammatiche di critica e di dissenso, quali gli scioperi
della fame messi in atto da molti ricercatori precari. Questi ultimi
sono decine di migliaia e, grazie a loro, in un sistema di forte
e graduale precarizzazione, negli ultimi anni la nostra università
ha potuto continuare a mantenere un ruolo di qualità nello
scenario europeo ed internazionale e nell'offerta formativa.
Sono in gioco il destino ed il futuro di questa straordinaria risorsa
costituita dalla nostra università e, con essi, il destino,
il futuro e le tante aspirazioni di giovani ricercatori e di intelligenze,
desideri e passioni brillanti ed importanti del nostro paese, che
si vedono drammaticamente posti di fronte a questo provvedimento
che ci consegna una università svuotata della sua missione
più alta. Mi riferisco ad una missione sociale e culturale
che le è conferita dalla nostra Carta costituzionale. Il
destino e il futuro di decine di migliaia di importanti aspirazioni
si sbriciolano di fronte al disegno di una università che
si configura come una fabbrica di precariato, subordinata a logiche
mercantili ed aziendaliste, che pervadono lo stesso sistema universitario
e lo rendono, in questo senso, subalterno esclusivamente ad una
logica di mercato e di interesse produttivo.
È un provvedimento che apre un vulnus drammatico in un processo
di ulteriore democratizzazione atteso proprio quando si sta affrontando
un nodo fondamentale come quello del riordino della docenza, del
tutto eluso da un impianto che ci propone una gerarchizzazione feroce
ed una precarizzazione come elemento fondativo del modello di università.
Sarebbe bene che il Governo ascoltasse e che il Parlamento fosse
paziente; e non mi riferisco solo a noi che in questi anni abbiamo
seguito l'iter parlamentare del provvedimento, bensì anche
a tutti gli altri. Oltre al merito di un provvedimento che rischia
di sfasciare una delle istituzioni più importanti del nostro
paese, abbiamo di fronte anche un drammatico iter che nel metodo,
a mio avviso, non fa onore a questo Parlamento. Infatti, ne ha disatteso
le competenze e, soprattutto, lo ha reso del tutto sordo ed impermeabile
ad un confronto democratico con il mondo accademico che lo contesta
radicalmente.
Per tutte queste ragioni - oltre al fatto che vi sono evidenti contraddizioni
anche all'interno della maggioranza, che siamo di fronte ad ennesimi
aggiustamenti, ad emendamenti dell'ultima ora e che ancora manca
persino il parere della Commissione bilancio - rinnoviamo, signor
Presidente, la richiesta di una scelta di buonsenso da parte della
maggioranza e del rappresentante del Governo presente in aula: mi
riferisco alla richiesta di ritirare il provvedimento in esame che
sfascia la nostra università.
PRESIDENTE. Poiché dal Governo mi fanno sapere
che non hanno alcuna intenzione di ritirare il provvedimento, avverto
che le Commissioni
I (Affari costituzionali) e V
(Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (vedi l'allegato
A - A.C. 4735-A/R sezioni 2 e 3).
Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati,
la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del regolamento,
procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive,
ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando
l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni
a scalare.
A tal fine il gruppo di Rifondazione comunista è stato invitato
a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.
(Esame dell'articolo 1 - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo
1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi
l'allegato A - A.C. 4735-A/R sezione 4).
DARIO GALLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, intervengo solo per
sottolineare un fatto estremamente grave, che in un paese civile
non dovrebbe accadere e che riguarda organi di stampa di un certo
rilievo, con una certa tradizione storica, e partiti i cui rappresentanti,
comunque, siedono in maniera legittima in questo Parlamento.
Oggi, a pagina 11 de l'Unità, appare questo titolo: «Varese:
la Lega scatena la caccia allo straniero»...
PRESIDENTE. Onorevole Galli, con una circolare ho
precisato che tali interventi debbono essere svolti a fine seduta.
DARIO GALLI. È di una gravità enorme...
PRESIDENTE. Onorevole Galli, le tolgo la parola.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Nicola Rossi. Ne
ha facoltà.
NICOLA ROSSI. Signor ministro, nelle funzioni che
lei oggi esercita si sono avvicendati prima di lei molti uomini
e molte donne con caratteristiche schiettamente politiche che, spesso
e volentieri anche per la debolezza dei Governi di cui facevano
parte, erano molto sensibili ai temi della ricerca del consenso.
Lei non si trova nelle stesse condizioni, ma in condizioni molto
diverse, perché ha una maggioranza ampia alle spalle e tutto
ciò dovrebbe garantirle un certo distacco rispetto ai temi
della ricerca facile del consenso, anche del consenso elettorale.
Aggiungo che lei è arrivata a svolgere le funzioni che oggi
svolge con una sua credibilità professionale. Non è
chiaro oggi perché accetti di mettere la sua firma su un
provvedimento che, come abbiamo visto, è in larga misura
«raffazzonato», perché non ha un asse e una logica
caratterizzanti, pur affrontando un tema di particolare rilievo
come quello dello stato giuridico dei professori universitari. Soprattutto,
non è chiaro come lei accetti di mettere la sua firma, eventualmente,
su emendamenti che non solo snaturerebbero quel poco che c'è
ancora da snaturare, ma che credo porrebbero francamente la parola
fine sull'università italiana, almeno per qualche decennio.
Che cosa la spinge ad accettare tutto ciò? Io sono stato
fra i pochi da questo lato dell'aula a ritenere corretto ciò
che lei aveva in mente, ossia di trasformare a tempo determinato
il ruolo dei ricercatori. Che cosa la spinge oggi a reintrodurre
il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato, negando nello stesso
momento il principio dell'istituzione di un concorso nazionale,
per ripristinare, invece, procedure selettive a livello locale di
cui ben poco sappiamo, soprattutto senza aggiungervi quelle penalità
e quegli incentivi che soli possono rendere accettabile una maggiore
autonomia a livello locale?
Che cosa la spinge, signor ministro, a pensare solo per un attimo
che si possa rilanciare l'economia italiana permettendo a quarantamila
persone di aggiungere sulla propria carta intestata e sui propri
biglietti da visita il titolo di «Prof.»?
Che cosa la spinge, signor ministro, a reintrodurre i concorsi riservati,
che veramente appartengono al momento peggiore della nostra università?
Infine, che cosa la spinge, signor ministro, a firmare un provvedimento
che si potrebbe concludere con uno svilimento del concetto di valutazione
in campo universitario?
Sono tutte questioni, signor ministro, rispetto alle quali riesce
difficile comprendere come lei possa mettere a repentaglio la credibilità
con cui è giunta a svolgere la sua funzione, firmando un
provvedimento di questo genere, di cui - glielo assicuro - ci ricorderemo
in senso negativo, purtroppo, per decenni.
Lei, signor ministro, proviene da una cultura e da un ambiente che
ci ha regalato, proprio in questi giorni, un esempio straordinario
in campo creditizio di come si possa far valere il merito quando
il merito c'è e di come si possa farlo valere anche al di
fuori dei confini del paese. Lei proviene, signor ministro, da un
ambiente e da una cultura che ha espresso in questi giorni, per
bocca di Mario Monti, l'idea che l'università è la
sede e il luogo del merito.
Non capiamo, signor ministro, perché lei volti le spalle
a se stessa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di
sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaccaria.
Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, il testo che
stiamo esaminando, nelle sue enunciazioni generali, era largamente
atteso dal mondo dell'università. C'era il riconoscimento
unanime della necessità di un intervento che introducesse
quei criteri, alcuni richiamati ora dal collega Nicola Rossi, che
fossero capaci di dare all'università, insieme ad un alto
livello di qualificazione professionale, una risposta alle innumerevoli
domande che provenivano soprattutto dal mondo dei giovani.
Abbiamo assistito, nei mesi e negli anni scorsi, ad una nuova e
preoccupante fuga di cervelli dovuta proprio alla difficoltà
di trovare nell'università una collocazione appropriata.
È singolare che il dibattito svoltosi in questo ramo del
Parlamento, anziché migliorare il testo che pur presentava
alcuni aspetti molto discutibili, lo abbia portato a meritare, da
parte della presidenza della Conferenza dei rettori, il giudizio
più critico che abbia potuto leggere su provvedimenti di
questo genere: estremo sconcerto e viva preoccupazione per gli elementi
di confusione, indeterminatezza, contraddittorietà e improvvisazione
che sono stati introdotti sui punti qualificanti. Credo non potesse
essere dato un giudizio più netto da parte della Conferenza
dei rettori, che certamente rappresenta una voce autorevole in tale
campo.
Nell'associarmi alle considerazioni svolte dal collega Nicola Rossi,
vorrei rilevare che, dal punto di vista tecnico, le contraddizioni
sono molto forti. Nella premessa vi è una preoccupante dimenticanza
di alcuni dei principi costituzionali. Leggerò soltanto una
parte dell'articolo 1 del provvedimento dove, volendosi enunciare
i principi, quindi punti sui quali si potrebbe trovare un accordo,
si dice che «La gestione delle università si ispira
ai principi di autonomia e di responsabilità nel quadro degli
indirizzi fissati con decreto del ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca». Come si può, partendo dal principio
costituzionale che riconosce autonomia all'università, dire
che tale autonomia si esplica nell'ambito di regole stabilite dal
ministro? Il principio della riserva di legge in tale materia è
fondamentale. Già nei pareri del Comitato per la legislazione
e delle Commissioni si rilevano alcune mancanze da tale punto di
vista. Siamo al caso clamoroso che nell'articolo 1 l'autonomia concessa
dalla Costituzione viene confinata nell'ambito di provvedimenti
ministeriali. Si tratta di una mancanza gravissima di impostazione
che non consentirà alle università di sviluppare una
politica di efficienza, una politica fondata sui principi della
Costituzione.
Vorrei svolgere anche alcune considerazioni con riferimento alle
valutazioni dei docenti. Appaiono singolari, se non incredibili,
alcuni meccanismi delle modalità di valutazione che sono
rimesse alla richiesta degli interessati. In quale università
questo avviene? Addirittura, nella delega - che dovrebbe essere
circostanziata, precisa e determinata - si parla di modalità
prevalentemente a sorteggio, ma non si fa riferimento agli altri
criteri indispensabili per definire tale sistema di valutazione.
Abbiamo chiesto che l'università premiasse la gente che lavora
nell'università, che dedica all'università le sue
risorse principali. Da tale punto di vista la distinzione tra il
tempo pieno ed il tempo definito è fatta sulla base di canoni
puramente quantitativi che si riferiscono all'attività didattica.
È fondamentale, invece, non dimenticare che se vogliamo un'università
come si deve dobbiamo privilegiare l'impegno nella ricerca. Su quella
base poi possiamo stabilire dei criteri, tesi a distinguere coloro
che frequentano l'università seriamente da coloro che invece
la frequentano solo in funzione complementare.
Inoltre - l'aveva già accennato il collega Nicola Rossi -,
è la base della struttura universitaria che dobbiamo individuare
nella piramide di formazione dello stato giuridico del personale
dell'università. Qui vi è sostanzialmente una «verniciatura»
(dobbiamo mettere sui biglietti da visita il titolo di professore),
ma ciò maschera una delle più grandi ope legis della
storia dell'università. Ricordiamoci che se blocchiamo ope
legis l'accesso all'università dal basso, l'effetto è
quello di scoraggiare in modo assoluto i giovani ad entrare nell'università.
Qui, attraverso le varie forme di contratto, si stabilisce una gigantesca
forma di precariato. Vi è il rischio che i giovani entrino
in ruolo non prima dei 44-45 anni, e questo è impensabile.
Se vogliamo essere competitivi con le università europee
ed americane, dobbiamo allora consentire che i giovani migliori
possano entrare in ruolo dopo tre o quattro anni. Ciò è
invece impedito da un sistema che congela e che dà il titolo
di professore aggregato a tutti coloro che hanno passato qualche
anno nell'università. Questa è la pietra tombale sullo
sviluppo dell'università! Di questo dovete rendervene conto.
Peraltro, anche la misura degli investimenti economici dà
un'idea in tal senso ed abbiamo aspettato oltre ogni limite di avere
il parere della Commissione bilancio. Mi chiedo come si possa fare
una riforma dell'università e dello stato giuridico, del
tempo pieno e del tempo definito, quando tutto ciò avviene
sostanzialmente a costo zero. La riforma dell'università
ha bisogno certamente di una spesa selettiva, orientata verso coloro
che abbiano elementi di merito. Non si può pensare di accontentare
tutti e poi non accontentare nessuno! È un po' come la riforma
delle tasse, che per essere indirizzata a tutti ha finito per non
avvantaggiare nessuno!
Posso capire che questo può essere un argomento elettorale,
ma state attenti a non scherzare in termini elettorali sull'università,
perché l'università ci guarda, e vi guarda, con estremo
interesse, sapendo che questa occasione, qualora venisse persa,
potrebbe essere un'occasione irripetibile (Applausi dei deputati
dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso.
Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, ministro Moratti,
continuiamo ad essere convinti che la cosa migliore che il Parlamento
ed il Governo possono fare in questo momento, è ritirare
il provvedimento. Ministro Moratti, lei tra un po' andrà
alla trasmissione Porta a Porta, per presentare - penso - anche
questo disegno di legge delega. Bene, lei dovrà dire che
ne è stato chiesto il ritiro, ma non solo dai gruppi dell'opposizione,
bensì anche da tutte le associazioni che hanno condotto in
questi anni - perché ormai parliamo di anni - una preziosa
mobilitazione negli atenei italiani. Negli ultimi giorni, il ritiro
è stato chiesto autorevolmente dal CUN, dalla CRUI e dall'Accademia
dei Lincei, con giudizi severi ed allarmati sulle conseguenze nefaste
di questo provvedimento.
La nostra opposizione al disegno di legge è netta, signor
ministro. Si era partiti da un progetto, che se anche da noi non
condiviso, tuttavia rappresentava un'idea, un'ossatura sulla quale
lavorare. Adesso, invece, tale progetto si è quasi dissolto,
perché il provvedimento che oggi discutiamo realizza la più
grande e devastante ope legis nella storia dell'università
italiana. Essa allontana il nostro sistema di alta formazione dagli
standard europei. Inoltre, umilia - torno ad usare questo termine
- con la beffa del titolo di professore aggregato, che tra l'altro
viene concesso a tutti - come affermava poco fa l'onorevole Zaccaria
-, i tanti ricercatori seri ed operosi che lavorano nei nostri atenei,
chiudendo definitivamente le porte della ricerca ai giovani studiosi.
A volte mi sembra di ripetere delle ovvietà. In tanti sostengono
che innovazione, formazione e ricerca costituiscono una priorità,
una condizione affinché il nostro paese possa riprendere
il suo cammino di crescita e di sviluppo. Lo ha sottolineato il
Presidente Ciampi quando ha ribadito la necessità di aprire
ai giovani, quando ha chiamato in causa l'università quale
settore strategico. Pertanto, siamo convinti che l'università
abbia bisogno di una riforma che le permetta di svolgere questa
funzione propulsiva; tuttavia, con questo disegno di legge delega
- signor ministro - non si va da nessuna parte. Infatti, il presente
provvedimento elegge a sistema di governo dell'università
la farraginosità del reclutamento ed il mantenimento del
precariato.
Nessuna delle misure contenute nel disegno di legge in esame risolve
i problemi del reclutamento e della carriera docente, nessuna di
tali misure risolve la patologia che su tale terreno esiste nelle
nostre università. Una patologia che danneggia soprattutto
i tanti studenti e docenti onesti e rigorosi che lavorano per l'università
italiana.
In questi anni abbiamo fatto diverse proposte, cercando di discutere
e ragionare; noi non siamo una sinistra, un centrosinistra che dice
solo «no»! Purtroppo, le nostre proposte emendative
sono state rigettate o comunque stravolte nel loro contenuto, come
è avvenuto in queste ultime ore convulse in Commissione,
dove spesso non si capiva neanche di cosa stessimo parlando. Addirittura,
questa mattina, rispetto ad un articolo del provvedimento, ci siamo
chiesti in tanti cosa volesse dire senza che nessuno riuscisse a
capirlo.
Come forze di opposizione abbiamo sentito la responsabilità
di indicare attraverso una precisa linea emendativa i capisaldi
di un nostro progetto di riforma dell'università anche se,
correggendo un provvedimento sbagliato, si rischia di rendere sempre
più difficile l'attività emendativa.
Abbiamo proposto la realizzazione di un sistema nazionale di valutazione
delle attività universitarie a cui preporre un'authority
indipendente, che purtroppo è stata messa da parte. Abbiamo
sostenuto il recepimento della raccomandazione europea sulla Carta
dei diritti dei ricercatori, chiedendo l'istituzione immediata della
terza fascia del ruolo dei professori, con inquadramento a domanda
dei ricercatori in servizio, ma anche questo non è stato
approvato. Abbiamo chiesto il varo di un programma straordinario
di reclutamento entro i prossimi tre anni di 6 mila giovani ricercatori,
in aggiunta al fabbisogno già programmato dell'università
per lo stesso periodo, ma anche questo non è stato accettato.
Abbiamo proposto un massimo complessivo di quattro anni per la durata
dei contratti di ricerca e di docenza, con il trattamento economico
dei ricercatori confermati e di tutte le tutele giuridiche e previdenziali
previste per il lavoro subordinato. Voi, invece, avete moltiplicato
a dismisura il numero e la fisionomia delle figure contrattuali,
non dando certezza a nessuna di queste. Abbiamo chiesto la differenziazione
tra le prove concorsuali per il reclutamento e quelle per il passaggio
e il percorso di carriera, nonché criteri nuovi e trasparenti
per la composizione delle commissioni concorsuali. Tutto questo
ci è stato respinto!
Signor ministro, questo provvedimento è lontano dai bisogni
del paese, è lontano da ciò che serve oggi all'università
(Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo,
della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione)!
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito
il relatore ad esprimere il parere sugli emendamenti presentati
all'articolo 1.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione
esprime parere favorevole sugli emendamenti Bimbi 1.611 e 1.614,
Angela Napoli 1.604 ed Emerenzio Barbieri 1.610, mentre esprime
parere contrario sui restanti emendamenti riferiti all'articolo
1.
PRESIDENTE. Il Governo?
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme
a quello del relatore.
...
Su un lutto del deputato Andrea Colasio.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, anche a nome dell'intera
Assemblea, vorrei esprimere al collega Andrea Colasio, colpito dal
grave lutto della perdita del padre, la mia più affettuosa
partecipazione al suo dolore.
Si riprende la discussione.
(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione mediante
procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento
elettronico, sull'emendamento Sgobio 1.600, non accettato dalla
Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge.
Prendo atto che l'onorevole Zanella non è riuscita a votare
ed avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Prendo atto altresì che l'onorevole Garagnani non è
riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Prendo atto inoltre che gli onorevoli Vascon, Romoli, Patria, Savo
e Mormino non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto altresì che l'onorevole Saia ha erroneamente
espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Prendo atto infine che l'onorevole Bonito ha erroneamente espresso
voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento
elettronico, sull'emendamento Bimbi 1.611, accettato dalla Commissione
e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 396
Votanti 395
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato sì 395).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 1.615.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, signor ministro,
il provvedimento che stiamo affrontando è quanto di più
improvvisato, confuso, rabberciato e contraddittorio ci potessimo
attendere.
Come è stato ricordato, il suo iter dura da ormai quattro
anni e rischia di non potersi concludere durante l'attuale legislatura.
Sicuramente il provvedimento non affronta in modo serio nessuno
dei problemi che le università italiane devono, al contrario,
risolvere. In più occasioni il mio gruppo, insieme all'intero
centrosinistra, ha ribadito la propria ferma opposizione ad un provvedimento
che realizza una grande e devastante ope legis, umiliando il mondo
delle università. Inoltre, con il conferimento a tutti del
titolo di professore aggregato, si umiliano molti bravi, seri ed
operosi ricercatori, chiudendo definitivamente le porte delle università
ai giovani.
Abbiamo ripetuto in più occasioni che il provvedimento in
oggetto andrebbe ritirato. Tuttavia, ci muoviamo nella logica della
riduzione del danno per modificare almeno alcuni elementi salienti
del testo al nostro esame.
Contro questo provvedimento si sono espressi tutti...
PRESIDENTE. Onorevole Martella, mi scusi.
Colleghi, gli uffici mi hanno segnalato un errore (Commenti - Applausi)...
Un errore materiale, certificato, su cui non c'è contenzioso.
Si è verificato un mero errore del Presidente, del quale
mi scuso con voi, nella comunicazione dell'esito della prima votazione,
relativa all'emendamento Sgobio 1.600. Come certifica il tabulato
stampato della votazione, i presenti sono stati 371, votanti 370,
gli astenuti 1; a fronte di una maggioranza pari a 186 deputati,
vi sono stati 187 voti favorevoli e 183 voti contrari. (Commenti
- Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo,
della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti
italiani e Misto-Verdi-l'Unione). Pertanto, la Camera ha approvato
la soppressione dell'articolo 1 (Prolungati applausi dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita,
DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani
e Misto-Verdi-l'Unione).
Scusate, colleghi: usate questa cortesia nei miei confronti...
Naturalmente, essendo stato approvato l'emendamento soppressivo
dell'articolo 1, non poteva essere posto in votazione il successivo
emendamento Bimbi 1.611: la relativa votazione è pertanto
annullata.
Ho compiuto io un errore, ma è certo che l'emendamento soppressivo
è stato approvato: al riguardo non vi sono dubbi, e vi è
la relativa certificazione.
A questo punto chiedo al presidente Adornato come si intenda procedere
(Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
Onorevoli colleghi...
Onorevole presidente, le chiedo come ritenga si possa procedere
dopo l'approvazione dell'emendamento soppressivo dell'articolo 1.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione.
Signor Presidente, ritengo saggio chiederle una sospensione della
seduta, per valutare, in sede di Comitato dei nove, il parere dei
gruppi (Commenti).
PIER PAOLO CENTO. A casa!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché presumibilmente
il problema non sarà di facilissima soluzione, chiedo a tutti
voi la cortesia comunque di trattenervi. Mi riservo, peraltro, di
convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo per valutare la
possibilità di procedere al seguito dell'esame del disegno
di legge comunitaria, qualora non risultasse possibile riprendere
l'esame del provvedimento in discussione.
Sospendo la seduta per circa quindici minuti (Applausi dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione
comunista e Misto-Comunisti italiani).
La seduta, sospesa alle 18,30, è ripresa alle
18,50.
PRESIDENTE. Chiedo al presidente Adornato di chiarire
all'Assemblea in che modo la Commissione intenda procedere.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione.
Signor Presidente, il Comitato dei nove si è riunito per
elaborare le valutazioni dei gruppi sulla soppressione dell'articolo
1 del disegno di legge in esame. È opinione della maggioranza
che la soppressione dell'articolo 1 (recante principi) non costituisca
una «ferita» legislativa in senso tecnico. Il provvedimento
in esame riguarda lo stato giuridico dei docenti; le norme fondamentali
di tale riforma, pertanto, sono recate dagli articoli successivi.
Ovviamente, ciò non toglie la menomazione inferta alla legge,
ma la maggioranza valuta che, dal punto di vista dell'ordinamento,
la soppressione dell'articolo 1 recante i principi non osti al proseguimento
dell'esame del disegno di legge (Commenti - Una voce si leva dai
banchi dell'opposizione: Ridicoli, vergogna!).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, con riferimento
alle affermazioni del presidente della VII Commissione, che ha giudicato
del tutto indifferente il voto espresso dall'Assemblea circa la
soppressione dell'articolo 1 del testo in esame, chiedo formalmente
il pronunciamento del Presidente della Camera.
La questione posta non riguarda il merito, ma la legittimità
di tutto ciò (rilevano, in tal senso, i precedenti), ed è
una questione di ordine più generale. Stiamo esaminando un
provvedimento i cui principi basilari sono stati giudicati non utili
dall'Assemblea: di fatto il testo è stato bocciato!
Signor Presidente, l'articolo 1 reca dei principi che sono informativi
di tutti - indistintamente! - i successivi articoli. Inoltre, il
suddetto articolo non reca contenuti generici, né indicazioni
o principi vaghi, bensì i principi informativi dell'intera
normativa. La soppressione dell'articolo 1 rappresenta la volontà
dell'Assemblea di non procedere oltre: così va inteso, a
mio avviso, il voto appena espresso dall'Assemblea della Camera
dei deputati!
Continuare i lavori come se nulla fosse creerebbe un gravissimo
precedente. E si procederebbe trasgredendo la ragionevolezza dei
comportamenti: mentre si stabilisce di non voler più procedere
nell'attuazione dei citati principi, si approvano al contempo delle
disposizioni prive di ogni sostegno generale.
Signor Presidente, le chiedo, pertanto, di pronunciarsi, al di là
del merito, sulla correttezza di una tale procedura.
ANDREA MARTELLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, la decisione
della maggioranza (ricordata poc'anzi dal presidente Adornato) di
voler continuare nell'esame del provvedimento è stupefacente.
Non è possibile sostenere che l'articolo 1 non abbia nulla
a che fare con il resto del provvedimento. In esso erano contenuti
i riferimenti ai compiti, ai diritti e ai doveri sia dei docenti
sia del sistema universitario nel suo complesso. Ebbene, l'articolo
1 non esiste più e si vuole continuare l'esame del provvedimento?
E ciò dopo un iter travagliato: sono trascorsi quattro anni,
di cui due per l'esame in sede referente da parte della Commissione;
è stata avviata la discussione sulle linee generali in aula;
il provvedimento è poi tornato all'esame della Commissione
per svolgere ulteriori audizioni e per riprenderne l'esame in sede
referente; il testo è infine tornato all'esame dell'aula
dove, sino alle 17,15 di oggi, sono state presentate proposte emendative
prima della Commissione, poi del Governo.
Ebbene, dopo tutto ciò, la maggioranza viene battuta in aula
in occasione della votazione del primo emendamento. Sostenere che
non sia successo niente mi sembra stupefacente!
Presidente, mi rivolgo a lei: le pare possibile continuare? Il ministro
Moratti non c'è, è andata a Porta a porta a parlare
dell'università e magari di questo provvedimento, di cui
doveva presentare proprio l'articolo 1 sui princìpi che però
non esiste più. Penso che non sia rispettoso né verso
tutta la comunità scientifica e accademica, che sta avversando
questo provvedimento, né nei confronti del Parlamento e dei
parlamentari di tutte le parti politiche continuare l'esame di un
provvedimento da tutti avversato.
Oggi contro questo provvedimento è intervenuta la Confindustria,
bocciando il testo e affermando che esso deprime le speranze meritocratiche;
sono intervenuti l'Accademia dei lincei, la CRUI, i sindacati: sono
in corso manifestazioni e perfino scioperi della fame e voi pensate
che in quest'aula si possa continuare a far finta di niente!
Credo davvero, Presidente, appellandomi alla sua lungimiranza e
sensibilità, che bisognerebbe avere rispetto e considerazione
dell'autonomia e della dignità del Parlamento non permettendo
che questo provvedimento prosegua in un iter accidentato, senza,
soprattutto, risolvere alcuno dei problemi dell'università
(Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Avverto che, su quanto riferito dal presidente
Adornato, darò la parola ad un deputato per gruppo.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, è evidente
che, di fronte a ciò che è avvenuto pochi minuti fa
in quest'aula, vi siano due aspetti da considerare, uno di carattere
politico più generale ed uno di carattere procedurale. La
gravità di ciò che è avvenuto sul piano politico
è evidente a tutti, ma non è questo il momento di
evidenziarla.
Forse, e lo dico anche con rispetto, è politicamente irrilevante
il fatto che in un momento così delicato il ministro non
sia in aula perché è andato a discutere nella «terza
Camera», cioè nella trasmissione televisiva Porta a
porta. Fossi stato io il ministro, avrei rinunciato alla trasmissione
televisiva e sarei rimasto in aula, (sia pure il Governo fosse rappresentato
da autorevoli sottosegretari) a confrontarmi su una sconfitta politica
di portata enorme, dopo tutto quello che è stato ricordato
dai colleghi che mi hanno preceduto riguardo all'iter travagliato
di questo disegno di legge; ma sull'aspetto politico mi fermo, signor
Presidente.
Vi è però un aspetto di carattere procedurale che,
in modo particolare, è stato sollevato dal collega Boccia,
il quale si è rivolto a lei come garante della correttezza
dei lavori di quest'aula in questa materia specifica (sono convinto
che la valutazione che le spetta sia complessa).
In questa breve pausa dei lavori ho letto e riletto l'articolo 1,
che vorrei leggere ora (ma non lo farò) affinché tutti
si rendano conto di quale parte viene a mancare a questo disegno
di legge: proprio la parte sui princìpi, dettata non in modo
generico ma molto dettagliato dal comma 3 in poi, facendo riferimento
ad un piano programmatico di investimenti finalizzato ad una serie
di obiettivi che vengono tutti a cadere. Con la bocciatura dell'articolo
1 infatti vengono a cadere sia il piano sia le finalità.
Se ciò comporti l'impossibilità di procedere, come
anch'io sono propenso a ritenere (in quanto non voglio sostituirmi
a lei, visto che il collega Boccia giustamente a lei si è
rivolto), o se, come ritiene il collega Adornato (comprendo che
il suo ruolo non sia facile in questo momento), si possa continuare
ad esaminare il presente disegno di legge prescindendo dalla bocciatura
dell'intero articolo 1, visto che tanto si tratta dello stato giuridico
dei docenti universitari e chi se ne importa se l'intero capitolo
dei princìpi è scomparso (capisco però l'imbarazzo
e la difficoltà anche del presidente Adornato), deve essere
oggetto di una valutazione da svolgersi attraverso un rigoroso esame
del testo, della portata politico-legislativa in questo caso, e
non politico-generale, dell'articolo 1 per quanto ricada sull'intero
testo, ed eventualmente dei precedenti analoghi o simili al riguardo.
Concludendo Presidente, a me pare - vede che non ho alzato la voce
né usato toni stentorei ma sto soltanto cercando di valutare
tutto ciò che avvenuto con serenità ed equilibrio
- che la scelta più opportuna potrebbe essere la seguente.
Tenuto conto che lei ha convocato la Giunta per il regolamento per
domani alle 12 per discutere di altra materia (la questione della
elezione dei giudici della Corte costituzionale) e che questo permetterebbe
ai suoi collaboratori, da qui a domani alle 12, di effettuare una
ricerca adeguata al riguardo, si potrebbe sospendere l'esame del
provvedimento in questa fase e rimandare alla Giunta per il regolamento
di domani una valutazione approfondita su questa delicata e complessa
materia, per poi, eventualmente, riprendere o meno l'esame del provvedimento
sulla base della determinazione che lei Presidente, e solo lei,
assumerebbe. Lei sa, infatti, che la Giunta per il regolamento è
un organismo a carattere consultivo di approfondimento delle questioni
regolamentari. La mia proposta potrebbe essere una via intermedia
che le suggerisco di valutare. Ovviamente, spetterà a lei
decidere; per quanto mi riguarda, mi associo alla richiesta avanzata
dal collega Boccia (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione
e della Margherita, DL-L'Ulivo).
TITTI DE SIMONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, è comprensibile
l'amarezza del ministro Moratti visto che al primo voto la maggioranza
è andata «sotto», proprio mentre si sta per registrare
una trasmissione televisiva cui parteciperà lo stesso ministro
insieme al segretario del mio partito, onorevole Bertinotti: questa,
magari, potrebbe essere l'occasione per il ministro di imparare
qualcosa visto che lo stesso è stato impermeabile, nel corso
di questi mesi, al confronto e alle nostre osservazioni.
In questo specifico caso non vorremmo che al danno si aggiungesse
anche la beffa. È, infatti, del tutto evidente che si sta
esercitando una pressione sulla base di una iniziativa scomposta
anche sotto il profilo procedurale. L'emendamento approvato - Sgobio
1.600 - sopprime una parte significativa del provvedimento, vale
a dire la parte concernente i principi dello stesso. Credo non si
sia mai visto approvare un provvedimento, di per sé estremamente
articolato, privato della parte riguardante i principi, quella parte
cioè che focalizza la cornice giuridica, culturale e politica
in cui il provvedimento si inserisce.
Quella di cui si discute non è quindi una questione meramente
formale di cui si può privare il nostro esame. Affatto! Si
tratta di una questione fondamentale e strutturale del testo del
provvedimento! Non capisco, pertanto, perché la maggioranza
abbia scelto la strada di andare avanti a tutti i costi aggiungendo
così ulteriori pasticci a quelli già esistenti, mentre
si sarebbe potuta seguire un'altra strada, caratterizzata da maggiore
buonsenso.
Faccio appello alla capacità di riflessione del presidente
della Commissione, onorevole Adornato, e del relatore, onorevole
Mario Pepe, proprio perché, ripeto, è decaduta la
parte del provvedimento relativa ai principi. Colleghi, ma perché
bisogna necessariamente fare delle forzature? Non ha senso, tenuto
conto che la parte relativa ai principi poteva essere assorbita
negli articoli successivi. Facciamo, pertanto, almeno una volta,
le cose per bene! Si rinvii, quindi, il provvedimento in Commissione,
si riapra il termine per la presentazione degli emendamenti e si
compiano scelte che salvino in termini di buonsenso, di competenza
e di ruolo il Parlamento, che in questa vicenda non è stato
certo premiato.
Concludendo, noi siamo contrari a questa forzatura e ci appelliamo
al buonsenso affinché si sospenda l'esame del provvedimento,
ritenendo francamente inaccettabile l'ipotesi di andare avanti.
Riteniamo opportuno, ripeto, che si rinvii il provvedimento in Commissione
e lo si ripresenti per l'esame in Assemblea soltanto in seguito
(Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, devo dire subito
che il mio è un intervento a titolo personale e non in rappresentanza
del gruppo, così come ho lavorato in tutto...
PRESIDENTE. Onorevole Napoli, non mi metta in difficoltà:
avevo detto che avrei dato la parola ad un deputato per gruppo!
Così non si chiude più il dibattito! Per il suo gruppo
parlerà l'onorevole Maggi.
ANGELA NAPOLI. Sì, signor Presidente, ma io
intervengo a titolo personale, perché ho il dovere di evidenziare,
all'Assemblea ed a lei, che dovrà prendere le decisioni del
caso, che l'articolo 1 non conteneva soltanto principi. Personalmente,
ritengo che la questione debba essere approfondita dai competenti
uffici della Camera. Non voglio metterla in difficoltà ma,
per correttezza procedurale - altrimenti, snaturiamo veramente tutto
-, la prego di verificare se esista ancora, dopo la soppressione
dell'articolo 1, il coordinamento tra il contenuto del comma 3 di
tale articolo e l'ultimo articolo, contenente la disposizione finanziaria.
ERNESTO MAGGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERNESTO MAGGI. Signor Presidente, la pregherei di
volermi cortesemente ascoltare, non perché il mio intervento
sia importante, ma perché si tratta di un passaggio che richiede
la sua attenzione.
Intervengo per un duplice motivo: per esprimere il parere di Alleanza
nazionale, che, naturalmente, è dell'avviso di proseguire
nell'esame ma, più ancora, perché mi dichiaro colpevole
di quanto è accaduto. Invero, avendo preso visione dell'elenco
dei votanti, ho riscontrato che non risulto tra coloro che hanno
espresso il voto, ancorché abbia provato a votare (difatti,
sono stato sempre presente).
Ora, se dobbiamo sollevare questioni di mera forma, perché
ho la sensazione che i colleghi della sinistra stiano ponendo una
questione di mera forma (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ognuno può
parlare, via! Onorevole Maggi, continui tranquillamente il suo intervento,
ma non è questo il punto!
SERGIO COLA. Ma era presente!
ERNESTO MAGGI. A fronte della predetta questione
di forma, ribadisco che Ernesto Maggi, presente in aula da stamani,
non risulta avere votato questo pomeriggio, mentre era qui regolarmente
(Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
e di Rifondazione comunista)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego!
Naturalmente, onorevole Maggi, la sua precisazione risulterà
dal resoconto stenografico della seduta.
ERNESTO MAGGI. Ciò precisato, signor Presidente,
ritenevo, anche da un punto di vista morale, di dovermi assumere
la responsabilità di quanto è accaduto. Grazie.
FLAVIO RODEGHIERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, poiché
ha concesso la parola ad un deputato per gruppo, sento il dovere
di precisare che il gruppo della Lega Nord Federazione Padana ha
espresso in seno al Comitato dei nove la valutazione che è
stata poc'anzi ribadita dal presidente della Commissione.
Sul piano procedurale, è evidente che si è trattato
di un incidente di percorso; tuttavia, se vogliamo approvare davvero
il provvedimento, possiamo recuperare al Senato. Dal punto di vista
politico, è chiaro che la ratio dell'emendamento era meramente
ostruzionistica ...
FRANCESCO GIORDANO. Di che stiamo parlando, Presidente?
FLAVIO RODEGHIERO. Rispetto alla maggioranza, non
c'è divisione di opinioni, da parte dell'opposizione, sugli
argomenti che hanno trovato espressione nei principi generali. Anzi,
se c'è stata una «rilettura», una riformulazione
di alcuni articoli, essa è avvenuta proprio su indicazione
della maggioranza.
Pure in base a tali valutazioni, noi siamo, ovviamente, per continuare
l'esame del provvedimento fino all'approvazione finale.
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, anche il mio gruppo
è per continuare l'esame del provvedimento.
Non posso esimermi dal rilevare che, se si trattasse di una questione
soltanto politica, allora capirei. Qualcuno ha affermato: sono caduti
i princìpi! Orbene, se i princìpi fossero caduti per
volontà politica, allora capirei la posizione delle opposizioni
(Commenti del deputato Giordano), ma stiamo parlando di un articolo
la cui rubrica è: «Principi». Le leggi non si
fanno soltanto con i princìpi! L'articolato successivo mette
in pratica tutto ciò che è previsto nell'articolo
1. Noi non dobbiamo legiferare soltanto sulla scorta di principi!
Se mi trovate un solo rigo, negli articoli seguenti, che non si
regge...
FRANCESCO GIORDANO. Senza principi, però ...!
ANTONIO LEONE. No, vorrei dire con molta pacatezza,
signor Presidente ...
FRANCA BIMBI. Senza valori, vergognati!
ANTONIO LEONE. Se i colleghi che mi hanno preceduto
riuscissero a trovare una sola riga degli articoli successivi che
oggettivamente non si tiene in piedi perché legata ai principi
enunciati nell'articolo 1, allora andrebbe bene! In caso contrario,
la scelta della Commissione di procedere sull'esame del provvedimento
si rivela legittima, anche perché si è trattato (lo
voglio ribadire anche sulla scorta delle dichiarazioni del collega
Maggi; è accaduto anche ad altri colleghi, qui davanti a
me, di non essere riusciti a votare) soltanto di un incidente.
OLIVIERO DILIBERTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, la contrarietà
dei Comunisti italiani a questo provvedimento è radicale,
tant'è vero che siamo stati noi a presentare l'emendamento
soppressivo dell'articolo 1 (abbiamo presentato emendamenti soppressivi
di tutti gli articoli del provvedimento in esame).
Signor Presidente, non entro nel merito, ma le faccio rilevare che
l'articolo 1 non contiene solo principi (e già sarebbe sufficiente
per decidere di non proseguire). Al comma 1 si fa riferimento al
decreto del ministro dell'istruzione, dell'università e della
ricerca. Al comma 3 si stabilisce che il ministro dell'istruzione
debba presentare, sentiti una serie di soggetti, un piano programmatico
di investimenti - cui fa riferimento l'articolo 7 del provvedimento
- che sarà sottoposto al Consiglio dei ministri. Infine,
il comma 4 contiene la disposizione relativa alla organizzazione
finanziaria connessa all'attuazione dei principi.
Francamente, mi sembra che non si possa andare avanti, indipendentemente
dal merito. Il provvedimento dovrebbe tornare in Commissione per
una riformulazione, come è naturale che sia, e poi tornare
in aula (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, naturalmente non
ho il dono dell'infallibilità, ma le idee sono abbastanza
chiare. Mi riferisco alle questioni sollevate dagli onorevoli Boccia,
Martella, Boato, De Simone e, da ultimo, dall'onorevole Diliberto.
Vorrei innanzitutto dire all'onorevole Diliberto (ma solo perché
ha parlato poc'anzi) che il problema che ha posto è semplice
e chiaro: con l'approvazione dell'emendamento soppressivo dell'articolo
1 viene meno oppure no l'intero provvedimento? Io rispondo «no».
È ovvio che questo voto determina alcune conseguenze e preclusioni.
È, altresì, ovvio che, come lei ha giustamente sottolineato
in relazione all'articolo 7, determina una conseguenza laddove si
dice «fatto salvo quanto previsto all'articolo 1, commi 3
e 4»; tale conseguenza dovrà essere sanata nel corso
dell'esame.
Cari colleghi, in molteplici circostanze la reiezione del primo
articolo di un provvedimento ha determinato la reiezione dell'intero
provvedimento; si trattava, ovviamente, di casi in cui il primo
articolo costituiva il necessario presupposto logico e normativo
rispetto al resto del testo, ovvero il nucleo essenziale della disciplina
recata dai successivi articoli. Diverso è il caso di specie,
in cui l'articolo 1 contiene principi di carattere generale, al
di là di ogni considerazione in ordine alla rilevanza politica
(che esiste, ma che è altro fatto), e non soddisfa i requisiti
richiamati in precedenza in quanto gli articoli successivi, fatte
salve le esigenze di coordinamento, presentano una propria autonomia
logica e normativa.
La Commissione indicherà, anche in base a quanto mi ha fatto
rilevare l'onorevole Napoli, le conseguenze logiche legate al provvedimento.
Poiché nelle valutazioni, come quelle in questione, gli aspetti
di merito e di metodo si intrecciano indissolubilmente, ho chiesto
di acquisire l'avviso della Commissione, ossia dell'organo che ha
elaborato il testo e ne conosce l'intima coerenza e l'impianto complessivo.
Il parere del presidente Adornato ha confermato l'autonomia normativa
dei rimanenti articoli del testo.
Pertanto, ritengo si possa seguire l'indicazione espressa dalla
Commissione; evidentemente, sono io custode del fatto che non possano
rientrare dalla finestra quei principi respinti con l'approvazione
dell'emendamento soppressivo dell'articolo 1. Poiché, al
riguardo, per così dire, sento qualcosa nell'aria, deve essere
chiaro che qualsiasi emendamento che fosse presentato nel corso
del dibattito con l'intento di reintrodurre surrettiziamente i principi
previsti dall'articolo 1 e ormai venuti meno, non potrà essere
preso in considerazione.
Diverso è il caso della necessità di un coordinamento
del testo a proposito della previsione di cui all'articolo 7; si
tratta, infatti, non di un principio contraddittorio ma solo di
una coerenza normativa che deve essere riacquistata.
Il problema politico è certamente evidente; basti pensare
che si trattava dei principi: non devo aggiungere altro. Però,
vi sono decine e decine di precedenti a tale riguardo.
Con l'intervenuta approvazione dell'emendamento Sgobio 1.600, soppressivo
dell'articolo 1, sono decaduti tutti gli emendamenti presentati
all'articolo 1. La Commissione ha espresso i pareri fino all'articolo
2, in attesa dell'espressione di quelli sull'articolo 3.
Perciò, quanto possiamo fare prima del termine della seduta
e del rinvio a domani del prosieguo dell'esame del provvedimento,
è discutere l'articolo 2 e gli emendamenti ad esso riferiti.
(Esame dell'articolo 2 - A.C. 4735 - A/R)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo
2 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi
l'allegato A - A.C. 4735 - A/R sezione 5).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il
parere della Commissione.
MARIO PEPE, Relatore. La Commissione formula un invito
al ritiro dell'emendamento Marras 2.610 ed esprime parere contrario
su tutte le proposte emendative riferite all'articolo 2, ad accezione
degli emendamenti: 2.760 e 2.761 del Governo, che accetta. Esprime
altresì parere favorevole sull'emendamento Bimbi 2.611. La
Commissione raccomanda infine l'approvazione dei suoi emendamenti
2.751, 2.752, 2.753 - sempre che non sia assorbito dall'approvazione
dell'emendamento 2.761 del Governo -, 2.754, 2.755 e 2.756.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione,
l'università e la ricerca. Il Governo concorda con il parere
espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Colleghi, cerchiamo
di evitare «incidenti»...
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Sgobio 2.600, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 429
Votanti 427
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 218).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento 2.760 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera
approva (Vedi
votazioni).
(Presenti 437
Votanti 433
Astenuti 4
Maggioranza 217
Hanno votato sì 225
Hanno votato no 208).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 2.611, accettato dalla Commissione e dal
Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi
votazioni).
(Presenti 430
Votanti 428
Astenuti 2
Maggioranza 215
Hanno votato sì 427
Hanno votato no 1).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento 2.751 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi
votazioni).
(Presenti 430
Votanti 427
Astenuti 3
Maggioranza 214
Hanno votato sì 224
Hanno votato no 203).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento 2.752 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi
votazioni).
(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 214).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 2.613, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Presidente...
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 434
Votanti 432
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato sì 214
Hanno votato no 218).
Onorevoli colleghi...
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento
Marras 2.610 formulato dal relatore.
GIOVANNI MARRAS. Lo ritiro, e preannuncio che ne
trasfonderò il contenuto in un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Sta bene.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento 2.761 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi
votazioni).
(Presenti 435
Votanti 434
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato sì 219
Hanno votato no 215).
A seguito della votazione testè svoltasi, l'emendamento 2.753
della Commissione è da intendersi assorbito.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento 2.754 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione - Commenti).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni
- Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
e della Margherita, DL-L'Ulivo).
(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 214).
Onorevoli colleghi, per favore (Commenti)!
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 2.614.
Prendo atto che l'onorevole Bimbi, che aveva precedentemente chiesto
di parlare per dichiarazione di voto, rinuncia ad intervenire.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 2.614, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Calma, onorevoli colleghi, calma (Commenti)!
Qual è il problema (Commenti dei deputati del gruppo dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
RENZO INNOCENTI. Secondo settore!
ANDREA MARTELLA. Guarda là!
PRESIDENTE. Me lo dite, non riesco a (Commenti)...
PIERO RUZZANTE. Presidente, guardi là!
ELIO VITO. Guardi là!
SERGIO COLA. Presidente, guardi là!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, calma! Scusate: nemmeno
Collina riuscirebbe ad arbitrare in questa situazione (Commenti)...!
Onorevole collega, lei ha due mani (Commenti)... Ho capito, è
quella che vedo! Non è la mia, ma se l'ho vista non so cosa
dire: adesso guarderò! Onorevole Raisi, alzi la mano, per
cortesia, così sono tranquillo (Commenti)!
Onorevoli colleghi, coraggio...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni - Commenti).
(Presenti e votanti 422
Maggioranza 212
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 216).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento 2.755 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi
votazioni)
(Presenti e votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato sì 222
Hanno votato no 214).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento 2.756 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo).
SERGIO COLA. Guarda che spudoratezza (Commenti)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi (Commenti - Una voce:
«Guarda là!»)...! Scusate, l'ho già detto
una volta (Commenti - Una voce dai banchi dei gruppi di opposizione:
Raisi!)!
Dichiaro chiusa la votazione (Commenti). Eh, non so cosa fare (Commenti)...!
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi
votazioni).
(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato sì 221
Hanno votato no 209).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Martella 2.612, non accettato dalla Commissione
né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha
espresso parere contrario.
(Segue la votazione - Commenti).
Dichiaro chiusa la votazione (Una voce: Presidente!).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni)
(Presenti 437
Votanti 432
Astenuti 5
Maggioranza 217
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 225).
Passiamo alla votazione dell'articolo 2, al termine della quale
il seguito del dibattito sarà rinviato ad altra seduta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini.
Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, stiamo per
votare l'articolo 2 del provvedimento in esame (Commenti)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!
GIOVANNA GRIGNAFFINI. ... che solo attraverso qualche
artificio nella votazione non ha seguito lo stesso destino dell'articolo
1.
Signor Presidente, mi appello alla sua attenzione e al suo buonsenso:
lei, rispetto a quanto è accaduto con la reiezione dell'articolo
1, ha operato un richiamo tecnico-formale in parte giusto, ma in
parte non del tutto condivisibile. In tale articolo, infatti, erano
contenuti principi, finalità, indirizzi e modalità
di attuazione del disegno di legge, come, ad esempio, il piano triennale,
i decreti del Governo ed il richiamo alla copertura finanziaria,
che adesso risultano del tutto svuotati di senso.
Lei lo ha letto come tecnicamente ineccepibile, ma vi è un
dato politico che voglio tornare a considerare. L'avevo richiamata
fin dall'inizio dell'esame del provvedimento all'attenzione su questo
testo, che non è incappato nell'ennesimo errore: sono quattro
anni che andiamo avanti così, con l'Assemblea che boccia
emendamenti, con il ritorno del provvedimento in Commissione, con
la maggioranza che si divide, con il Governo che non è d'accordo
e poi «scompare»! In altre parole, questo provvedimento,
se il suo iter continuerà anche dopo ciò che è
successo oggi, farà solo del male alle nostre università,
perché è fatto di dichiarazioni, di principi e di
elementi tra sé contraddittori e l'incidente è a portata
di mano.
Signor Presidente, lei deve garantire una buona legislazione. Non
basta dire che «lo spettacolo deve continuare». È
penoso lo spettacolo che stiamo dando all'università con
questo provvedimento, con questi modi, con questa improvvisazione!
Lei, signor Presidente, può mettere la parola «fine»
a questo orrore e lo deve fare dall'alto della sua carica, considerato
che il Governo non sa assumersi la responsabilità di dire
«no» ad un provvedimento che sappiamo non condivide.
La maggioranza non si assume la responsabilità di dire «no»
ad un provvedimento che condivide solo in parte. Facciamo del male
all'università in nome di una logica assurda, come quella
che afferma che «lo spettacolo deve continuare».
Mi ascolti, signor Presidente e dica qualche parola di saggezza,
lei che si è appellato alla saggezza degli italiani (Applausi
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della
Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, signor rappresentante
del Governo, onorevoli colleghi, cosa abbiamo votato? Sostanzialmente,
una riforma del reclutamento, delle procedure di carriera e dello
stato giuridico di tutti i tipi di docenti universitari, senza valutazione
nazionale di ciò che i medesimi, singolarmente, producono
nella didattica e nella ricerca. Abbiamo stabilito che anche ciò
che si è fatto negli ultimi anni, dall'inizio dei governi
dell'Ulivo, per la valutazione del sistema universitario e della
ricerca si limita ad una stima delle strutture in relazione a ciò
che esse possono o meno fare, come il livello di valutazione dei
singoli ed i nuclei di valutazione degli atenei. Pertanto capite
bene che non vi è, di fatto, un percorso di verifica del
merito rispetto ai singoli. Tutto ciò che affermiamo su un
sistema di selezione che si fonda sul merito, su un sistema premiale
per coloro che si impegnano di più, per la migliore ricerca
e per il miglior impegno nella didattica, è assolutamente
indebolito, se non vanificato. Noi abbiamo proposto un'agenzia nazionale
di valutazione che tenesse insieme tali aspetti e che avesse un
impianto di authority, al pari di quanto avviene in altri paesi
europei.
Un Governo che presume di varare una riforma seria dell'università,
nel 2005, offre, poi, questo messaggio: nessuna valutazione di ciò
che, singolarmente, i docenti fanno è obbligatoria. Poiché
la valutazione non è obbligatoria, vi è, in sostanza,
un criterio peggiorativo della qualità del sistema universitario.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'articolo 2, nel testo emendato.
(Vedi
votazioni) .
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ci sono troppi
doppi voti!
SERGIO COLA. Guarda la Bandoli!
ANTONIO LEONE. Presidente!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi
votazioni)
(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato sì 218
Hanno votato no 207).
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra
seduta.
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A:
PROPOSTE EMENDATIVE DICHIARATE INAMMISSIBILI NEL
CORSO DELLA SEDUTA
Dopo l'articolo 3, aggiungere il seguente:
Art. 3-bis. - 1. L'articolo 13, comma 6, del decreto del Ministro
dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica
3 novembre 1999, n. 509, non si applica se il rettore dispone con
decreto che coloro i quali hanno superato l'esame del secondo anno
possono chiedere il diploma ai soli fini previsti dall'articolo
1, comma 1, lettera c-bis), del decreto-legge 7 settembre 2004,
n. 234, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 novembre 2004,
n. 262, previa discussione di una dissertazione scritta. Restano
ferme le norme stabilite dagli statuti delle università per
il conseguimento del titolo di cui all'articolo 11, quarto comma,
del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.
3. 0250. Cusumano.
Al comma 14, aggiungere, in fine, le parole: , nonché per
favorire l'ingresso in Italia degli studenti stranieri non appartenenti
all'Unione europea per la frequenza dei corsi di studio di qualsiasi
livello nelle università italiane.
5. 681. Martella, Bimbi, Grignaffini, Tocci, Sasso, Chiaromonte,
Carli, Buffo, Capitelli, Giulietti, Lolli, Colasio, Carra, Rusconi,
Volpini, Gambale, Bulgarelli, Villetti, Pistone.
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B:
PARERE DELLA I COMMISSIONE SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE
NULLA OSTA
sugli emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 e sugli emendamenti
2.751, 2.752, 2.753, 2.754, 2.755, 2.756, 3.750, 4.757, 4.750, 4.756,
4.751, 4.752, 4.753, 4.755, 4.754, 5.750, 5.751, 5.759, 5.752, 5.753,
5.754, 5.755, 5.756, 5.757 e 5.758 della Commissione.
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C:
PARERE DELLA V COMMISSIONE SUL TESTO DEL PROVVEDIMENTO E SULLE PROPOSTE
EMENDATIVE PRESENTATE
Sul testo del provvedimento elaborato dalla Commissione di merito:
premesso che:
non può escludersi l'eventualità che dalle disposizioni
di cui all'articolo 3 e all'articolo 5, commi 8 e 10, in base alle
quali i professori universitari di materie cliniche esercitano altresì
funzioni assistenziali inscindibili da quelle di insegnamento e
ricerca, derivino maggiori oneri, anche in considerazione della
prevista attribuzione ai predetti docenti del trattamento aggiuntivo
di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 517 del
1999;
la destinazione, di cui all'articolo 4, comma 1, lettera e), di
una quota pari al 30 per cento delle risorse dei bilanci delle università,
al finanziamento, per un quadriennio, dei differenziali stipendiali
tra il trattamento retributivo medio dei ricercatori confermati
e quello dei professori associati, sembra prefigurare un irrigidimento
nella gestione delle risorse finanziarie a disposizione delle università;
la disposizione di cui all'articolo 5, comma 6 potrebbe dar luogo
ad una stabilizzazione dei rapporti di lavoro;
PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti condizioni:
a) all'articolo 3, comma 1, sopprimere le parole: «i professori
di materie cliniche esercitano altresì funzioni assistenziali
inscindibili da quelle di insegnamento e ricerca»;
b) all'articolo 4, comma 1, lettera e), sopprimere il secondo periodo;
c) all'articolo 5, sopprimere il comma 6;
d) all'articolo 5, comma 8, sopprimere il quinto periodo;
e) all'articolo 5, sopprimere il comma 10.
Sugli emendamenti trasmessi dall'Assemblea:
PARERE CONTRARIO
sugli emendamenti 1.601 e 2.612, in quanto suscettibili di determinare
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione
e copertura;
NULLA OSTA
sui restanti emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 riferiti agli
articoli 1 e 2.
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D:
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE N. 4735 NEL TESTO
DELLA COMMISSIONE
Art. 1.
(Princìpi).
1. L'università, sede della formazione e della
trasmissione critica del sapere, coniuga in modo organico ricerca
e didattica, garantendone la completa libertà. La gestione
delle università si ispira ai princìpi di autonomia
e di responsabilità nel quadro degli indirizzi fissati con
decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della
ricerca. Ai professori universitari è garantita la libertà
di scelta sui contenuti e sulla metodologia degli insegnamenti.
2. Al finanziamento dell'università concorrono fondi pubblici
e privati, allocati secondo criteri di qualità, competenza,
merito, attrattività, utilità sociale e competitività.
3. Per lo sviluppo e il miglioramento della qualità del sistema
universitario e le sue interazioni con il territorio, il Ministro
dell'istruzione, dell'università e della ricerca definisce,
sentiti la Conferenza dei rettori delle università italiane
(CRUI) e il Consiglio universitario nazionale (CUN) e previo parere
delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze
di carattere finanziario, un piano programmatico di investimenti,
corredato da apposita relazione tecnica, da sottoporre al Consiglio
dei ministri, finalizzato a:
a) garantire l'accesso e il mantenimento agli studi ai capaci e
meritevoli anche se privi di mezzi;
b) aumentare il numero di laureati e di dottori di ricerca, nonché
in generale il numero di giovani con titolo universitario e di formazione
professionale superiore, in maniera congruente con i migliori risultati
a livello europeo ed internazionale, nonché con le necessità
dello sviluppo socio-economico del Paese;
c) razionalizzare l'offerta formativa e l'orientamento agli sbocchi
professionali;
d) ampliare e migliorare i servizi destinati agli studenti;
e) favorire l'accesso dei giovani alla docenza universitaria in
modo da garantire un qualificato ricambio generazionale ed assicurare
la continuità dell'offerta didattica e della ricerca;
f) potenziare la ricerca di base e l'alta formazione, il relativo
collegamento in rete, a livello nazionale, europeo e internazionale,
nonché la convergenza su tematiche di rilevante valore socio-economico;
g) sostenere il processo di internazionalizzazione degli atenei;
h) sostenere il processo di convergenza dei sistemi di alta formazione
dell'Unione europea, anche assicurando un adeguato rapporto tra
docenti e studenti;
i) promuovere la mobilità fra atenei e fra enti di ricerca
italiani e stranieri, scuola e università, quale fattore
indispensabile per favorire la circolazione del sapere, lo sviluppo
della ricerca e l'efficacia della didattica.
4. All'attuazione del piano programmatico di cui al comma 3 si provvede
nei limiti delle risorse stanziate annualmente dalla legge finanziaria,
compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica.
PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 1 DEL DISEGNO
DI LEGGE
ART. 1.
(Principi).
Sopprimerlo.
*1. 258. Titti De Simone.
Sopprimerlo.
*1. 600. Sgobio, Diliberto, Pistone, Galante.
(Approvato)
Sopprimere il comma 1.
1. 259. Titti De Simone.
Al comma 1, primo periodo, sostituire la parola:
formazione con la seguente: produzione.
1. 611. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi,
Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo,
Pistone, Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti.
Al comma 1, secondo periodo, sostituire le parole da: si ispira
fino alla fine del periodo con le seguenti: si conforma ai principi
di autonomia e responsabilità di cui all'articolo 33 della
Costituzione, perseguendo gli obiettivi strategici del sistema universitario
fissati ogni tre anni con decreto del Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca, sentiti il Consiglio universitario
nazionale (Cun), la Conferenza dei rettori delle università
italiane (Crui), il Comitato nazionale per la valutazione del sistema
universitario (Cnvsu) e le Commissioni parlamentari competenti per
materia.
1. 615. Martella, Bimbi, Grignaffini, Tocci, Sasso, Buffo, Capitelli,
Chiaromonte, Carli, Giulietti, Lolli, Colasio, Carra, Rusconi, Volpini,
Gambale, Bulgarelli, Villetti.
Al comma 1, secondo periodo, sostituire le parole da: di autonomia
fino a: con decreto del con le seguenti: costituzionali di autonomia
e di responsabilità nel quadro degli indirizzi fissati dal.
1. 612. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi,
Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo,
Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti, Pistone.
Al comma 1, secondo periodo, sopprimere le parole da: nel quadro
fino alla fine del periodo.
1. 275. Martella, Bimbi, Grignaffini, Tocci, Sasso, Buffo, Capitelli,
Chiaromonte, Carli, Giulietti, Lolli, Colasio, Carra, Rusconi, Volpini,
Gambale, Bulgarelli, Villetti.
Al comma 1, secondo periodo, aggiungere, in fine, le parole:e recependo
laraccomandazione della Commissione europea dell'11 marzo 2005,
nota come Carta dei diritti e dei doveri dei ricercatori.
1. 616. Tocci, Bimbi, Grignaffini, Martella, Buffo, Capitelli, Carli,
Chiaromonte, Giulietti, Lolli, Sasso, Colasio, Carra, Rusconi, Volpini,
Gambale, Bulgarelli, Villetti.
Al comma 1, sopprimere il terzo periodo.
1. 604. Angela Napoli.
Al comma 1, sostituire il terzo periodo con il seguente: I professori
universitari hanno completa libertà nella scelta dei temi,
dei contenuti e delle metodologie della ricerca e della didattica
all'interno dell'autonomia organizzativa delle relative strutture.
1. 613. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi,
Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo,
Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti, Pistone.
Sopprimere il comma 2.
1. 261. Titti De Simone.
Al comma 2, sopprimere le parole da: , allocati fino alla fine comma.
1. 262. Titti De Simone.
Al comma 2, dopo le parole: secondo criteri aggiungere le seguenti:
di innovazione scientifica e culturale,
1. 614. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi,
Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo,
Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti, Pistone.
Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
2-bis. I contributi studenteschi, determinati dalle università,
possono superare il 20 per cento del FFO (Fondo di Finanziamento
Ordinario) qualora sia minore, in termini reali, rispetto a quello
dell'anno precedente.
1. 610. Emerenzio Barbieri, Rositani, Ranieli, Maggi, Mereu.
Sopprimere il comma 3.
Conseguentemente, sopprimere il comma 4.
1. 263. Titti De Simone.
Al comma 3, lettera b), sopprimere le parole da:
, in maniera congruente fino alla fine comma.
1. 603. Titti De Simone.
Al comma 3, lettera f), sostituire le parole: l'alta formazione
con le seguenti: la formazione.
1. 265. Titti De Simone.
Al comma 3, lettera f), sopprimere le parole da: , nonché
fino alla fine del comma.
1. 266. Titti De Simone.
Sopprimere il comma 4.
1. 601. Titti De Simone.
E:
ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE N. 4735 NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 2.
(Sistema di valutazione).
1. Le università sottopongono periodicamente
i loro professori ad una valutazione delle attività di ricerca,
didattiche e organizzative svolte da ciascuno di essi in base ai
seguenti princìpi:
a) per quanto riguarda la ricerca, sono valutate la qualità,
l'intensità e la continuità della produzione scientifica
e della sua diffusione a livello nazionale e internazionale;
b) per quanto riguarda la didattica, sono valutati la qualità,
la capacità comunicativa, l'impegno e la dedizione dell'attività
di insegnamento condotta nei corsi di studio universitari ad ogni
livello, nelle iniziative di orientamento e tutorato degli studenti,
in particolare per la preparazione delle tesi di laurea specialistica
e di dottorato di ricerca, e nell'avviamento dei giovani alla ricerca;
c) per quanto riguarda la gestione, sono valutate la partecipazione
qualificata alle attività collegiali di indirizzo, programmazione
e governo delle attività universitarie, nonché l'efficacia
di azione nei compiti di responsabilità assunti per la direzione
o il coordinamento di strutture universitarie, permanenti o temporanee,
afferenti al proprio ateneo o al sistema universitario nazionale
o internazionale;
d) la valutazione è effettuata su richiesta degli interessati
ed è affidata a professori universitari esperti del settore
scientifico-disciplinare e alle autorità accademiche, secondo
norme, procedure e criteri stabiliti in appositi regolamenti universitari
approvati dal senato accademico ed emanati con le modalità
di cui all'articolo 11, comma 1, della legge 19 novembre 1990, n.
341;
e) nel caso di valutazione negativa o di mancata richiesta di valutazione,
la progressione economica di carriera del professore interessato
rimane sospesa fino al successivo giudizio valutativo. Nel caso
di mancata richiesta di valutazione per un periodo di otto anni,
il professore interessato è sospeso dall'impiego ovvero,
ove possibile, collocato a riposo.
PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 2 DEL DISEGNO
DI LEGGE
ART. 2.
(Sistema di valutazione).
Sopprimerlo.
*2. 600. Sgobio, Diliberto, Pistone, Galante.
Sopprimerlo.
*2. 601. Titti De Simone.
Al comma 1, sostituire l'alinea con il seguente:
1. L'attività didattica e di ricerca è soggetta a
valutazione nell'ambito del relativo sistema nazionale sulla base
dei seguenti principi, tenendo anche conto delle valutazioni che
le singole università effettuano nei confronti dei propri
professori.
2. 760. Governo.
(Approvato)
Al comma 1, alinea, sostituire la parola: periodicamente con le
seguenti: ogni tre anni.
2. 604. Angela Napoli.
Al comma 1, sopprimere la lettera a).
2. 78. Titti De Simone.
Al comma 1, lettera a), dopo le parole: sono valutate aggiungere
le seguenti: l'innovazione scientifica e culturale e.
2. 611. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi,
Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo,
Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti.
(Approvato)
Al comma 1, sopprimere la lettera b).
2. 603. Titti De Simone.
Al comma 1, lettera b), sostituire la parola: specialistica con
la seguente: magistrale.
2. 751. La Commissione.
(Approvato)
Al comma 1, sopprimere la lettera c).
2. 57. Titti De Simone.
Al comma 1, lettera c), sostituire le parole da: sono valutate fino
a: , nonché con le seguenti: è valutata.
2. 752. La Commissione.
(Approvato)
Al comma 1, sopprimere la lettera d).
2. 58. Titti De Simone.
Al comma 1, lettera d), sopprimere le parole:è effettuata
su richiesta degli interessati ed
Conseguentemente, alla lettera e):
al primo periodo, sopprimere le parole: o di mancata richiesta di
valutazione;
sopprimere il secondo periodo.
2. 613. Bimbi, Grignaffini, Colasio, Tocci, Carra, Martella, Rusconi,
Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo,
Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti.
Al comma 1, lettera d), sostituire le parole da: e alle autorità
accademiche fino alla fine della lettera, con le seguenti:, secondo
norme, procedure e criteri stabiliti in apposito regolamento.
2. 610. Marras.
All'articolo 2, lettera d), le parole da: norme fino alla fine della
lettera sono sostituite dalle seguenti: procedure stabilite con
decreto del ministro dell'istruzione, dell'università e della
ricerca.
2. 761. Governo.
(Approvato)
Al comma 1, lettera d), sostituire le parole: norme, procedure e
criteri stabiliti con le seguenti: procedure stabilite.
2. 753. La Commissione.
Al comma 1, sopprimere la lettera e).
2. 59. Titti De Simone.
A1 comma 1, lettera e), dopo le parole: richiesta di valutazione
aggiungere le seguenti: nei termini definiti ai sensi della lettera
d).
2. 754. La Commissione.
(Approvato)
Al comma 1, lettera e), primo periodo, dopo la parola: economica
aggiungere la seguente: e.
Conseguentemente sopprimere il secondo periodo.
2. 614. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi,
Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo,
Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti.
Al comma 1, lettera e), sopprimere le parole: di carriera.
2. 755. La Commissione.
(Approvato)
Al comma 1, dopo la lettera e), aggiungere la seguente:
f) sono esclusi dalla valutazione, durante il relativo mandato,
i professori chiamati a far parte del CUN, del Comitato nazionale
per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) o del Comitato
di indirizzo per 1a valutazione della ricerca (CIVR) e i professori
che ricoprano le cariche di rettore, preside o direttore di dipartimento,
nonché i professori collocati in aspettativa ai sensi delle
disposizioni vigenti, per la durata dell'aspettativa stessa.
2. 756. La Commissione.
(Approvato)
Aggiungere, in fine, i seguenti commi:
2. È istituito il sistema nazionale di valutazione della
qualità delle attività universitarie e della ricerca
mediante la trasformazione del Comitato nazionale per la valutazione
del sistema universitario (CNVSU) e del Comitato per gli indirizzi
della ricerca (CIVR) in «Autorità indipendente per
la valutazione del sistema universitario». L'Autorità
opera in conformità ai principi di indipendenza, di autonomia
organizzativa e di trasparenza e pubblicità degli atti.
3. Sono compiti dell'Autorità:
a) la valutazione esterna della ricerca, della didattica e delle
università, o di singole strutture didattiche o di ricerca,
anche interdipartimentali o interatenei, con riferimento all'efficienza,
all'efficacia e alla qualità delle attività e delle
strutture;
b) la valutazione dello stato del sistema universitario nel suo
insieme, anche in comparazione con i sistemi universitari europei
ed extra-europei;
c) la promozione e la diffusione della cultura della qualità
e delle metodologie della valutazione, con particolare riferimento
all'autovalutazione negli atenei e in tutte le strutture e attività
universitarie;
d) la realizzazione di banche dati e la circolazione dei flussi
informativi all'interno e all'esterno delle università e
del sistema universitario nel suo insieme;
e) l'indirizzo e la vigilanza sull'espletamento, da parte delle
università, delle funzioni ad esse attribuite, ai sensi del
comma 1, in materia di valutazione periodica delle attività
di ricerca, didattiche e organizzative svolte da ciascun professore,
anche mediante la definizione di criteri ai quali si uniformano
i nuclei di autovalutazione degli atenei;
f) la vigilanza sulla completezza e la correttezza delle informazioni
al pubblico degli atenei in materia di offerta formativa e di servizi
e strutture per l'utenza;
g) la definizione delle condizioni e dei requisiti per la costituzione
o il riconoscimento di nuove università o di particolari
strutture didattiche e di ricerca, con riferimento soprattutto ai
centri e alle iniziative di eccellenza, e per l'accreditamento dei
corsi di studio, nonché la verifica circa la sussistenza
nei singoli casi delle condizioni e dei requisiti prefissati e la
vigilanza sulla loro permanenza nel tempo;
h) la valutazione dell'attività di ricerca conferita al CIVR
dalla legislazione vigente;
4. In prima attuazione, l'Autorità assume le funzioni già
attribuite al Comitato nazionale per la valutazione del sistema
universitario (CNSU) e al Comitato per gli indirizzi della ricerca
(CIVR), limitatamente, quanto a quest'ultimo, alla ricerca in ambito
universitario, con esclusione delle attività consultive di
qualsiasi tipo svolte da tali organismi per il Ministero dell'istruzione,
dell'università e della ricerca.
5. L'Autorità rende pubblici i risultati delle proprie rilevazioni
ed analisi mediante un rapporto annuale al Parlamento e al Governo.
Alla copertura delle spese di funzionamento dell'Autorità
si provvede mediante assegnazione all'Autorità stessa di
una quota annua pari al due per mille del fondo per il finanziamento
ordinario delle università di cui all'articolo 5 della legge
24 dicembre 1993, n. 537. Con apposito decreto, ai sensi dell'articolo
17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, da emanarsi entro
120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
il Governo procede, in conformità ai principi e criteri contenuti
nel presente articolo all'attivazione delle procedure di costituzione
dell'Autorità, alla contestuale soppressione del Comitato
nazionale per la valutazione del sistema universitario e del Comitato
per gli indirizzi della ricerca, al trasferimento all'Autorità
delle attrezzature, dei servizi e delle risorse informative in dotazione
dei precitati organismi, alla messa a disposizione di una sede adeguata,
nonché alla definizione delle modalità per la determinazione
dei compensi dei componenti e del Presidente dell'Autorità,
in analogia con quanto previsto per le altre Autorità indipendenti
già costituite.
2. 612. Martella, Bimbi, Grignaffini, Bulgarelli, Villetti, Tocci,
Sasso, Buffo, Capitelli, Chiaromonte, Carli, Giulietti, Lolli, Colasio,
Carra, Rusconi, Volpini, Gambale.
VOTAZIONI:
VOTAZIONI QUALIFICATE
EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO
INDICE ELENCO N. 1 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. ddl 4735-A/R e abb. - em. 1.600 371 370 1 186 187 183 100
Appr.
2 Nom. Votazione annullata Annu.
3 Nom. em. 2.600 429 427 2 214 209 218 96 Resp.
4 Nom. em. 2.760 437 433 4 217 225 208 96 Appr.
5 Nom. em. 2.611 430 428 2 215 427 1 96 Appr.
6 Nom. em. 2.751 430 427 3 214 224 203 96 Appr.
7 Nom. em. 2.752 431 430 1 216 216 214 96 Appr.
8 Nom. em. 2.613 434 432 2 217 214 218 96 Resp.
9 Nom. em. 2.761 435 434 1 218 219 215 96 Appr.
10 Nom. em. 2.754 431 430 1 216 216 214 95 Appr.
11 Nom. em. 2.614 422 422 212 206 216 94 Resp.
12 Nom. em. 2.755 436 436 219 222 214 94 Appr.
13 Nom. em. 2.756 431 430 1 216 221 209 94 Appr.
F = Voto favorevole (in votazione palese). - C =
Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto
(in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione.
- T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui
è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni
singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è
premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il
risultato e l'esito di ogni singola votazione.
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