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CAMERA DEI DEPUTATI

Resoconto di martedì 14 giugno 2005
SEDUTA N. 637


Seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo per il riordino dello stato giuridico dei professori universitari (4735-A/R); e delle abbinate proposte di legge: Angela Napoli; Angela Napoli; Angela Napoli; Gazzara; Migliori; Angela Napoli; Caminiti; Angela Napoli e Fragalà; Angela Napoli; Mario Pepe ed altri; Ranieli ed altri; Mario Pepe ed altri; Titti De Simone e Russo Spena; Santulli; Dorina Bianchi ed altri; Grignaffini ed altri; Mario Pepe ed altri; Carrara; Gazzara; Gazzara; Lucchese ed altri; Capitelli; Losurdo; Martella ed altri; Ercole; Santulli; Borriello; Santulli; Gallo ed altri; Caminiti (743-772-778-980-1144-1280-1337-1363-1751-1979-2018-2087-2469-2612-2647-3022-3246-3277-3625-3626-3747-3762-3815-3899-4260-4545-4762-4901-5762).

 


PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo per il riordino dello stato giuridico dei professori universitari; e delle abbinate proposte di legge: Angela Napoli; Angela Napoli; Angela Napoli; Gazzara; Migliori; Angela Napoli; Caminiti; Angela Napoli e Fragalà; Angela Napoli; Mario Pepe ed altri; Ranieli ed altri; Mario Pepe ed altri; Titti De Simone e Russo Spena; Santulli; Dorina Bianchi ed altri; Grignaffini ed altri; Mario Pepe ed altri; Carrara; Gazzara; Gazzara; Lucchese ed altri; Capitelli; Losurdo; Martella ed altri; Ercole; Santulli; Borriello; Santulli; Gallo ed altri; Caminiti.
Ricordo che nella seduta del 21 febbraio scorso si è conclusa la discussione sulle linee generali e che nella seduta dell'8 marzo il provvedimento è stato rinviato in Commissione.
Riprendiamo l'esame del disegno di legge, nel testo licenziato dalla Commissione a seguito del rinvio in precedenza deliberato dall'Assemblea.
Avverto che non è ancora pervenuto il parere della V Commissione (Bilancio).

GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, nonostante gli sforzi compiuti dal qui presente rappresentante del Governo, sottosegretario Gianfranco Conte, la Commissione bilancio non ha potuto esprimere il proprio parere sulle proposte emendative, poiché ancora non sono pervenute da parte del ministro dell'economia e delle finanze le necessarie indicazioni. In assenza di tali elementi, la Commissione ha pensato di rinviare il momento dell'espressione dei pareri. Si potrà procedere a tale fase compatibilmente con i tempi necessari per ricevere le indicazioni dal ministro dell'economia e delle finanze (in questo momento tali tempi non sono preventivabili).
Signor Presidente, vorrei sottoporre alla sua attenzione due possibili strade da percorrere: la prima è quella di modificare (ma è una valutazione che dovrà fare l'Assemblea) l'ordine del giorno; l'altra è una richiesta di sospensione dei lavori, nella speranza che in 30-45 minuti il ministro dell'economia e delle finanze possa fornire alla Commissione i necessari elementi per procedere. Ritengo che il parere del Governo al riguardo possa essere utile.

PIETRO MAURANDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, intervengo per sostenere le considerazioni del presidente Giorgetti e per sottolineare che in Commissione bilancio ci siamo trovati in imbarazzo e abbiamo incontrato molte difficoltà nello svolgimento del nostro compito. Il Governo, infatti, sulle proposte emendative presentate, non eccessivamente numerose ma certamente importanti per il provvedimento in oggetto, ha fornito un'indicazione sommaria di contrarietà; la ragione comprensibile espressa dal sottosegretario Conte è che non disponeva degli strumenti necessari per esprimere una valutazione dettagliata su ogni emendamento. Abbiamo proposto di non utilizzare questo metodo e di giungere all'esame dell'Assemblea senza il parere della Commissione bilancio, perché non è accettabile che il Governo non sia in grado di esprimere su ogni proposta emendativa un parere dettagliato sulla onerosità e sulla copertura.
Credo sarebbe opportuno, Presidente, sospendere l'esame del provvedimento per consentire alla Commissione bilancio di svolgere il proprio compito.

GIANFRANCO CONTE, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, mi sono peritato di chiedere alla Ragioneria di accelerare l'espressione del parere. Mi è stato comunicato che in 30-40 minuti circa saranno in grado di darmi delucidazioni sulle proposte emendative presentate. Quindi, chiedo di sospendere i lavori dell'Assemblea o di passare ad altro punto all'ordine del giorno per dare l'opportunità alla Commissione bilancio di esprimere un parere compiuto. Ciò sarebbe cosa gradita.

PRESIDENTE. Sta bene, ritengo di poter accedere a tale richiesta.

(Esame degli articoli - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame degli articoli del disegno di legge, nel testo della Commissione.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 89 del regolamento, le seguenti proposte emendative: l'articolo aggiuntivo Cusumano 3.0250, relativo alla disattivazione delle scuole di specializzazione e al conseguimento del titolo di specialista, e l'emendamento Martella 5.681, relativo l'ingresso in Italia degli studenti stranieri non appartenenti all'Unione europea (vedi l'allegato A - A.C. 4735-A/R sezioni 1).
Detto ciò, non esprimerò alcun giudizio, in quanto voglio evitare le polemiche. Tuttavia, se alle 17,30 non sarà pervenuto il pronunciamento del Governo ed il conseguente parere della V Commissione, ciò rappresenterebbe un elemento molto grave; ma sono sicuro che i pareri verranno acquisiti ai nostri lavori, come mi assicura il sottosegretario Gianfranco Conte.
Onorevole Innocenti ed onorevole Boccia, poiché il presidente Vito mi ha chiesto di riunire la Conferenza dei presidenti di gruppo per la soluzione di una questione relativa alle votazioni del Parlamento in seduta comune, nella giornata di domani, per la nomina di due giudici della Corte costituzionale, aderisco volentieri all'invito del presidente del gruppo di Forza Italia.
Pertanto, la Conferenza dei presidenti di gruppo è convocata alle 16,45, tra circa dieci minuti, mentre, alle 17,30, riprenderemo l'esame del provvedimento.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 16,36).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno avere luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo, pertanto, la seduta, che riprenderà alle ore 17,30, con votazioni.

La seduta, sospesa alle 16,40, è ripresa alle 17,45.

Si riprende la discussione.


(Ripresa esame degli articoli - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge, nel testo della Commissione.
Onorevoli colleghi, vi informo che sto aspettando la redazione materiale del parere della V Commissione: mi dicono che ci vorranno cinque, al massimo dieci minuti di attesa. Infatti, ho preso (Commenti)...

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, desidero intervenire anche dopo la comunicazione che lei ha testè reso per richiamare l'attenzione dell'intera Assemblea, ed in particolare la sua, sullo strano caso del provvedimento in esame.
Infatti, il caos in cui ci troviamo in questo momento - con la Commissione bilancio che non ha ancora espresso i pareri sulle ventitré proposte emendative presentate nella parte antimeridiana della seduta e con la convocazione alle 17,15 del Comitato dei nove, con la presentazione di due ulteriori emendamenti da parte del Governo, sui cui immagino la V Commissione dovrà nuovamente pronunciarsi - è solamente la conseguenza finale di un provvedimento privo di senso, destituito di ogni logica legislativa, che questa maggioranza non riesce a condurre in porto.
Infatti, signor Presidente, le ricordo che il provvedimento in esame, già assegnato all'Assemblea nel mese di febbraio, è stato rinviato in Commissione a causa delle contraddizioni esistenti all'interno della maggioranza e di conflitti tra il ministro competente e parti della maggioranza stessa, anche grazie al ruolo svolto dalle opposizioni.
Cosa succede, allora? Il testo in esame si compone di quattro provvedimenti diversi: uno «rigorista», uno pieno di ope legis, uno che vuole sviluppare il precariato nelle università ed un altro che si prefigge, invece, di stabilire criteri di qualità ed efficienza. Qual è il testo del Governo? Qual è il testo della maggioranza? Noi non lo sappiamo!
Per questo motivo, invito lei, signor Presidente, l'Assemblea ed il Governo a ritirare, compiendo un atto di responsabilità, il provvedimento in esame, poiché la devastazione che queste norme incerte produrrebbero nell'università sarebbe davvero grandissima! Essere un testo aperto, contraddittorio e pieno di conflitti è un pregio in letteratura, ma non lo è nell'attività legislativa. Fermatevi e ritirate questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione)!

MARIO PEPE, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, non le nascondo che siamo giunti all'esame in Assemblea dopo quattro anni di discussione proprio perché non è facile riformare l'università di questo paese nella condizione in cui si trova ed in cui è stata condotta! Vorrei rilevare che la crisi della nostra università non è quella di una semplice istituzione, ma è la crisi di quell'istituzione che, formando la classe dirigente del paese nei diversi settori (l'economia, la finanza, la medicina e via dicendo), ipoteca in effetti il futuro del nostro paese.
Oggi, infatti, l'università italiana occupa uno degli ultimi posti nel mondo: pensi, signor Presidente, che l'università di Roma è al settantaduesimo posto nello score internazionale! Tutto ciò che è stato posto in essere dall'opposizione per ritardare l'iter del provvedimento in esame, che presenta alcuni punti qualificanti, è stato compiuto per impedirne l'approvazione! Questo il paese non se lo può permettere: ecco perché proseguiremo con l'esame del disegno di legge, che entro l'estate diventerà legge dello Stato!

FRANCA BIMBI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, signor ministro, signor viceministro e signor sottosegretario, l'intervento testè svolto dall'onorevole Mario Pepe rende bene lo spirito con cui la maggioranza ci conduce alla discussione del disegno di legge in esame: approviamo qualsiasi provvedimento sulla riforma del reclutamento e dello stato giuridico dei docenti universitari. Ciò non perché il testo sia adeguato alla difficoltà ed alla drammaticità della situazione esistente, ma semplicemente perché bisogna affermare, da un punto di vista formale e massmediatico, che è stato approvato un pezzo della riforma universitaria!
Ebbene, non è così: in questo testo vi è un coacervo confuso di ope legis, che non discrimina minimamente rispetto al merito di studiosi giovani - o meno giovani - che oggi lavorano e si impegnano nelle università. I nostri ricercatori sono molto apprezzati anche a livello internazionale, nonostante la mancanza di fondi e l'inadeguatezza delle strutture.
L'università italiana è un sistema in grande trasformazione, con punte di ottima qualità ed altre di sofferenza, soprattutto perché, da quattro anni a questa parte, è governata semplicemente attraverso tagli di fondi e affermazioni di rigore e di meritocrazia che non corrispondono, poi, alle azioni concrete del Governo.
Noi chiediamo il ritiro del provvedimento in esame, perché al suo interno non vi è nulla che serva a governare il sistema differenziato dell'università italiana in un contesto europeo, nulla che ci porti a rispettare gli obiettivi europei per una società della conoscenza. Lo diciamo con molta tristezza. È infatti vero che l'università ha bisogno di governo; è vero che quest'ultima è una domanda che proviene dagli studenti, dalle famiglie, dai docenti e dal personale tecnico-amministrativo; è vero che vi sono moltissimi giovani precari, con titolo di dottore di ricerca che, quando va bene, riescono a recarsi all'estero e che, altrimenti, i loro cervelli si perderebbero nell'esplicazione di lavori che non sono al livello della qualificazione dei titoli di studio in loro possesso.
I sindacati, la Confindustria, la Conferenza dei rettori ed il Consiglio universitario nazionale hanno avanzato una serie di profonde critiche al provvedimento in esame, che ne hanno accompagnato tutto il dibattito. Non a caso il provvedimento stesso è stato rinviato in Commissione e non a caso si sono avuti interventi estemporanei della maggioranza e del Governo, fino a poco fa.
Se si vuol varare un provvedimento realmente utile all'università occorre che il Governo e la maggioranza presentino in Commissione un testo serio per la riforma del reclutamento e dello stato giuridico, che separi lo stesso reclutamento dalla carriera, che incentivi i giovani studiosi a fermarsi nelle università e che riconosca le funzioni dei docenti e degli attuali ricercatori.

TITTI DE SIMONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, è davvero sconfortante pensare che siamo in procinto di discutere un provvedimento che riguarda uno tra i settori più strategici del paese - sotto tutti i profili - in un clima di crescente contestazione e di critica nei confronti del processo che è giunto alla definizione del testo in esame. Si tratta di una critica molto diffusa in tutto il mondo accademico, che sta continuando anche nelle ultime ore, con espressioni forti provenienti da istituzioni autorevoli dello stesso mondo accademico. Tali istituzioni hanno espresso un dissenso netto e radicale, di metodo e di merito. Si è assistito anche ad azioni drammatiche di critica e di dissenso, quali gli scioperi della fame messi in atto da molti ricercatori precari. Questi ultimi sono decine di migliaia e, grazie a loro, in un sistema di forte e graduale precarizzazione, negli ultimi anni la nostra università ha potuto continuare a mantenere un ruolo di qualità nello scenario europeo ed internazionale e nell'offerta formativa.
Sono in gioco il destino ed il futuro di questa straordinaria risorsa costituita dalla nostra università e, con essi, il destino, il futuro e le tante aspirazioni di giovani ricercatori e di intelligenze, desideri e passioni brillanti ed importanti del nostro paese, che si vedono drammaticamente posti di fronte a questo provvedimento che ci consegna una università svuotata della sua missione più alta. Mi riferisco ad una missione sociale e culturale che le è conferita dalla nostra Carta costituzionale. Il destino e il futuro di decine di migliaia di importanti aspirazioni si sbriciolano di fronte al disegno di una università che si configura come una fabbrica di precariato, subordinata a logiche mercantili ed aziendaliste, che pervadono lo stesso sistema universitario e lo rendono, in questo senso, subalterno esclusivamente ad una logica di mercato e di interesse produttivo.
È un provvedimento che apre un vulnus drammatico in un processo di ulteriore democratizzazione atteso proprio quando si sta affrontando un nodo fondamentale come quello del riordino della docenza, del tutto eluso da un impianto che ci propone una gerarchizzazione feroce ed una precarizzazione come elemento fondativo del modello di università.
Sarebbe bene che il Governo ascoltasse e che il Parlamento fosse paziente; e non mi riferisco solo a noi che in questi anni abbiamo seguito l'iter parlamentare del provvedimento, bensì anche a tutti gli altri. Oltre al merito di un provvedimento che rischia di sfasciare una delle istituzioni più importanti del nostro paese, abbiamo di fronte anche un drammatico iter che nel metodo, a mio avviso, non fa onore a questo Parlamento. Infatti, ne ha disatteso le competenze e, soprattutto, lo ha reso del tutto sordo ed impermeabile ad un confronto democratico con il mondo accademico che lo contesta radicalmente.
Per tutte queste ragioni - oltre al fatto che vi sono evidenti contraddizioni anche all'interno della maggioranza, che siamo di fronte ad ennesimi aggiustamenti, ad emendamenti dell'ultima ora e che ancora manca persino il parere della Commissione bilancio - rinnoviamo, signor Presidente, la richiesta di una scelta di buonsenso da parte della maggioranza e del rappresentante del Governo presente in aula: mi riferisco alla richiesta di ritirare il provvedimento in esame che sfascia la nostra università.

PRESIDENTE. Poiché dal Governo mi fanno sapere che non hanno alcuna intenzione di ritirare il provvedimento, avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (vedi l'allegato A - A.C. 4735-A/R sezioni 2 e 3).
Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principi o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare.
A tal fine il gruppo di Rifondazione comunista è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.

(Esame dell'articolo 1 - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4735-A/R sezione 4).

DARIO GALLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, intervengo solo per sottolineare un fatto estremamente grave, che in un paese civile non dovrebbe accadere e che riguarda organi di stampa di un certo rilievo, con una certa tradizione storica, e partiti i cui rappresentanti, comunque, siedono in maniera legittima in questo Parlamento.
Oggi, a pagina 11 de l'Unità, appare questo titolo: «Varese: la Lega scatena la caccia allo straniero»...

PRESIDENTE. Onorevole Galli, con una circolare ho precisato che tali interventi debbono essere svolti a fine seduta.

DARIO GALLI. È di una gravità enorme...

PRESIDENTE. Onorevole Galli, le tolgo la parola.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Nicola Rossi. Ne ha facoltà.

NICOLA ROSSI. Signor ministro, nelle funzioni che lei oggi esercita si sono avvicendati prima di lei molti uomini e molte donne con caratteristiche schiettamente politiche che, spesso e volentieri anche per la debolezza dei Governi di cui facevano parte, erano molto sensibili ai temi della ricerca del consenso.
Lei non si trova nelle stesse condizioni, ma in condizioni molto diverse, perché ha una maggioranza ampia alle spalle e tutto ciò dovrebbe garantirle un certo distacco rispetto ai temi della ricerca facile del consenso, anche del consenso elettorale.
Aggiungo che lei è arrivata a svolgere le funzioni che oggi svolge con una sua credibilità professionale. Non è chiaro oggi perché accetti di mettere la sua firma su un provvedimento che, come abbiamo visto, è in larga misura «raffazzonato», perché non ha un asse e una logica caratterizzanti, pur affrontando un tema di particolare rilievo come quello dello stato giuridico dei professori universitari. Soprattutto, non è chiaro come lei accetti di mettere la sua firma, eventualmente, su emendamenti che non solo snaturerebbero quel poco che c'è ancora da snaturare, ma che credo porrebbero francamente la parola fine sull'università italiana, almeno per qualche decennio.
Che cosa la spinge ad accettare tutto ciò? Io sono stato fra i pochi da questo lato dell'aula a ritenere corretto ciò che lei aveva in mente, ossia di trasformare a tempo determinato il ruolo dei ricercatori. Che cosa la spinge oggi a reintrodurre il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato, negando nello stesso momento il principio dell'istituzione di un concorso nazionale, per ripristinare, invece, procedure selettive a livello locale di cui ben poco sappiamo, soprattutto senza aggiungervi quelle penalità e quegli incentivi che soli possono rendere accettabile una maggiore autonomia a livello locale?
Che cosa la spinge, signor ministro, a pensare solo per un attimo che si possa rilanciare l'economia italiana permettendo a quarantamila persone di aggiungere sulla propria carta intestata e sui propri biglietti da visita il titolo di «Prof.»?
Che cosa la spinge, signor ministro, a reintrodurre i concorsi riservati, che veramente appartengono al momento peggiore della nostra università?
Infine, che cosa la spinge, signor ministro, a firmare un provvedimento che si potrebbe concludere con uno svilimento del concetto di valutazione in campo universitario?
Sono tutte questioni, signor ministro, rispetto alle quali riesce difficile comprendere come lei possa mettere a repentaglio la credibilità con cui è giunta a svolgere la sua funzione, firmando un provvedimento di questo genere, di cui - glielo assicuro - ci ricorderemo in senso negativo, purtroppo, per decenni.
Lei, signor ministro, proviene da una cultura e da un ambiente che ci ha regalato, proprio in questi giorni, un esempio straordinario in campo creditizio di come si possa far valere il merito quando il merito c'è e di come si possa farlo valere anche al di fuori dei confini del paese. Lei proviene, signor ministro, da un ambiente e da una cultura che ha espresso in questi giorni, per bocca di Mario Monti, l'idea che l'università è la sede e il luogo del merito.
Non capiamo, signor ministro, perché lei volti le spalle a se stessa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, il testo che stiamo esaminando, nelle sue enunciazioni generali, era largamente atteso dal mondo dell'università. C'era il riconoscimento unanime della necessità di un intervento che introducesse quei criteri, alcuni richiamati ora dal collega Nicola Rossi, che fossero capaci di dare all'università, insieme ad un alto livello di qualificazione professionale, una risposta alle innumerevoli domande che provenivano soprattutto dal mondo dei giovani.
Abbiamo assistito, nei mesi e negli anni scorsi, ad una nuova e preoccupante fuga di cervelli dovuta proprio alla difficoltà di trovare nell'università una collocazione appropriata.
È singolare che il dibattito svoltosi in questo ramo del Parlamento, anziché migliorare il testo che pur presentava alcuni aspetti molto discutibili, lo abbia portato a meritare, da parte della presidenza della Conferenza dei rettori, il giudizio più critico che abbia potuto leggere su provvedimenti di questo genere: estremo sconcerto e viva preoccupazione per gli elementi di confusione, indeterminatezza, contraddittorietà e improvvisazione che sono stati introdotti sui punti qualificanti. Credo non potesse essere dato un giudizio più netto da parte della Conferenza dei rettori, che certamente rappresenta una voce autorevole in tale campo.
Nell'associarmi alle considerazioni svolte dal collega Nicola Rossi, vorrei rilevare che, dal punto di vista tecnico, le contraddizioni sono molto forti. Nella premessa vi è una preoccupante dimenticanza di alcuni dei principi costituzionali. Leggerò soltanto una parte dell'articolo 1 del provvedimento dove, volendosi enunciare i principi, quindi punti sui quali si potrebbe trovare un accordo, si dice che «La gestione delle università si ispira ai principi di autonomia e di responsabilità nel quadro degli indirizzi fissati con decreto del ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca». Come si può, partendo dal principio costituzionale che riconosce autonomia all'università, dire che tale autonomia si esplica nell'ambito di regole stabilite dal ministro? Il principio della riserva di legge in tale materia è fondamentale. Già nei pareri del Comitato per la legislazione e delle Commissioni si rilevano alcune mancanze da tale punto di vista. Siamo al caso clamoroso che nell'articolo 1 l'autonomia concessa dalla Costituzione viene confinata nell'ambito di provvedimenti ministeriali. Si tratta di una mancanza gravissima di impostazione che non consentirà alle università di sviluppare una politica di efficienza, una politica fondata sui principi della Costituzione.
Vorrei svolgere anche alcune considerazioni con riferimento alle valutazioni dei docenti. Appaiono singolari, se non incredibili, alcuni meccanismi delle modalità di valutazione che sono rimesse alla richiesta degli interessati. In quale università questo avviene? Addirittura, nella delega - che dovrebbe essere circostanziata, precisa e determinata - si parla di modalità prevalentemente a sorteggio, ma non si fa riferimento agli altri criteri indispensabili per definire tale sistema di valutazione.
Abbiamo chiesto che l'università premiasse la gente che lavora nell'università, che dedica all'università le sue risorse principali. Da tale punto di vista la distinzione tra il tempo pieno ed il tempo definito è fatta sulla base di canoni puramente quantitativi che si riferiscono all'attività didattica. È fondamentale, invece, non dimenticare che se vogliamo un'università come si deve dobbiamo privilegiare l'impegno nella ricerca. Su quella base poi possiamo stabilire dei criteri, tesi a distinguere coloro che frequentano l'università seriamente da coloro che invece la frequentano solo in funzione complementare.
Inoltre - l'aveva già accennato il collega Nicola Rossi -, è la base della struttura universitaria che dobbiamo individuare nella piramide di formazione dello stato giuridico del personale dell'università. Qui vi è sostanzialmente una «verniciatura» (dobbiamo mettere sui biglietti da visita il titolo di professore), ma ciò maschera una delle più grandi ope legis della storia dell'università. Ricordiamoci che se blocchiamo ope legis l'accesso all'università dal basso, l'effetto è quello di scoraggiare in modo assoluto i giovani ad entrare nell'università. Qui, attraverso le varie forme di contratto, si stabilisce una gigantesca forma di precariato. Vi è il rischio che i giovani entrino in ruolo non prima dei 44-45 anni, e questo è impensabile. Se vogliamo essere competitivi con le università europee ed americane, dobbiamo allora consentire che i giovani migliori possano entrare in ruolo dopo tre o quattro anni. Ciò è invece impedito da un sistema che congela e che dà il titolo di professore aggregato a tutti coloro che hanno passato qualche anno nell'università. Questa è la pietra tombale sullo sviluppo dell'università! Di questo dovete rendervene conto.
Peraltro, anche la misura degli investimenti economici dà un'idea in tal senso ed abbiamo aspettato oltre ogni limite di avere il parere della Commissione bilancio. Mi chiedo come si possa fare una riforma dell'università e dello stato giuridico, del tempo pieno e del tempo definito, quando tutto ciò avviene sostanzialmente a costo zero. La riforma dell'università ha bisogno certamente di una spesa selettiva, orientata verso coloro che abbiano elementi di merito. Non si può pensare di accontentare tutti e poi non accontentare nessuno! È un po' come la riforma delle tasse, che per essere indirizzata a tutti ha finito per non avvantaggiare nessuno!
Posso capire che questo può essere un argomento elettorale, ma state attenti a non scherzare in termini elettorali sull'università, perché l'università ci guarda, e vi guarda, con estremo interesse, sapendo che questa occasione, qualora venisse persa, potrebbe essere un'occasione irripetibile (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.

ALBA SASSO. Signor Presidente, ministro Moratti, continuiamo ad essere convinti che la cosa migliore che il Parlamento ed il Governo possono fare in questo momento, è ritirare il provvedimento. Ministro Moratti, lei tra un po' andrà alla trasmissione Porta a Porta, per presentare - penso - anche questo disegno di legge delega. Bene, lei dovrà dire che ne è stato chiesto il ritiro, ma non solo dai gruppi dell'opposizione, bensì anche da tutte le associazioni che hanno condotto in questi anni - perché ormai parliamo di anni - una preziosa mobilitazione negli atenei italiani. Negli ultimi giorni, il ritiro è stato chiesto autorevolmente dal CUN, dalla CRUI e dall'Accademia dei Lincei, con giudizi severi ed allarmati sulle conseguenze nefaste di questo provvedimento.
La nostra opposizione al disegno di legge è netta, signor ministro. Si era partiti da un progetto, che se anche da noi non condiviso, tuttavia rappresentava un'idea, un'ossatura sulla quale lavorare. Adesso, invece, tale progetto si è quasi dissolto, perché il provvedimento che oggi discutiamo realizza la più grande e devastante ope legis nella storia dell'università italiana. Essa allontana il nostro sistema di alta formazione dagli standard europei. Inoltre, umilia - torno ad usare questo termine - con la beffa del titolo di professore aggregato, che tra l'altro viene concesso a tutti - come affermava poco fa l'onorevole Zaccaria -, i tanti ricercatori seri ed operosi che lavorano nei nostri atenei, chiudendo definitivamente le porte della ricerca ai giovani studiosi.
A volte mi sembra di ripetere delle ovvietà. In tanti sostengono che innovazione, formazione e ricerca costituiscono una priorità, una condizione affinché il nostro paese possa riprendere il suo cammino di crescita e di sviluppo. Lo ha sottolineato il Presidente Ciampi quando ha ribadito la necessità di aprire ai giovani, quando ha chiamato in causa l'università quale settore strategico. Pertanto, siamo convinti che l'università abbia bisogno di una riforma che le permetta di svolgere questa funzione propulsiva; tuttavia, con questo disegno di legge delega - signor ministro - non si va da nessuna parte. Infatti, il presente provvedimento elegge a sistema di governo dell'università la farraginosità del reclutamento ed il mantenimento del precariato.
Nessuna delle misure contenute nel disegno di legge in esame risolve i problemi del reclutamento e della carriera docente, nessuna di tali misure risolve la patologia che su tale terreno esiste nelle nostre università. Una patologia che danneggia soprattutto i tanti studenti e docenti onesti e rigorosi che lavorano per l'università italiana.
In questi anni abbiamo fatto diverse proposte, cercando di discutere e ragionare; noi non siamo una sinistra, un centrosinistra che dice solo «no»! Purtroppo, le nostre proposte emendative sono state rigettate o comunque stravolte nel loro contenuto, come è avvenuto in queste ultime ore convulse in Commissione, dove spesso non si capiva neanche di cosa stessimo parlando. Addirittura, questa mattina, rispetto ad un articolo del provvedimento, ci siamo chiesti in tanti cosa volesse dire senza che nessuno riuscisse a capirlo.
Come forze di opposizione abbiamo sentito la responsabilità di indicare attraverso una precisa linea emendativa i capisaldi di un nostro progetto di riforma dell'università anche se, correggendo un provvedimento sbagliato, si rischia di rendere sempre più difficile l'attività emendativa.
Abbiamo proposto la realizzazione di un sistema nazionale di valutazione delle attività universitarie a cui preporre un'authority indipendente, che purtroppo è stata messa da parte. Abbiamo sostenuto il recepimento della raccomandazione europea sulla Carta dei diritti dei ricercatori, chiedendo l'istituzione immediata della terza fascia del ruolo dei professori, con inquadramento a domanda dei ricercatori in servizio, ma anche questo non è stato approvato. Abbiamo chiesto il varo di un programma straordinario di reclutamento entro i prossimi tre anni di 6 mila giovani ricercatori, in aggiunta al fabbisogno già programmato dell'università per lo stesso periodo, ma anche questo non è stato accettato. Abbiamo proposto un massimo complessivo di quattro anni per la durata dei contratti di ricerca e di docenza, con il trattamento economico dei ricercatori confermati e di tutte le tutele giuridiche e previdenziali previste per il lavoro subordinato. Voi, invece, avete moltiplicato a dismisura il numero e la fisionomia delle figure contrattuali, non dando certezza a nessuna di queste. Abbiamo chiesto la differenziazione tra le prove concorsuali per il reclutamento e quelle per il passaggio e il percorso di carriera, nonché criteri nuovi e trasparenti per la composizione delle commissioni concorsuali. Tutto questo ci è stato respinto!
Signor ministro, questo provvedimento è lontano dai bisogni del paese, è lontano da ciò che serve oggi all'università (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione)!

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere sugli emendamenti presentati all'articolo 1.

MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere favorevole sugli emendamenti Bimbi 1.611 e 1.614, Angela Napoli 1.604 ed Emerenzio Barbieri 1.610, mentre esprime parere contrario sui restanti emendamenti riferiti all'articolo 1.

PRESIDENTE. Il Governo?

LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

...

Su un lutto del deputato Andrea Colasio.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, anche a nome dell'intera Assemblea, vorrei esprimere al collega Andrea Colasio, colpito dal grave lutto della perdita del padre, la mia più affettuosa partecipazione al suo dolore.

Si riprende la discussione.


(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 1.600, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge.
Prendo atto che l'onorevole Zanella non è riuscita a votare ed avrebbe voluto esprimere voto favorevole.
Prendo atto altresì che l'onorevole Garagnani non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Prendo atto inoltre che gli onorevoli Vascon, Romoli, Patria, Savo e Mormino non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Prendo atto altresì che l'onorevole Saia ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Prendo atto infine che l'onorevole Bonito ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 1.611, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 396
Votanti 395
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato sì 395).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 1.615.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.

ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, signor ministro, il provvedimento che stiamo affrontando è quanto di più improvvisato, confuso, rabberciato e contraddittorio ci potessimo attendere.
Come è stato ricordato, il suo iter dura da ormai quattro anni e rischia di non potersi concludere durante l'attuale legislatura. Sicuramente il provvedimento non affronta in modo serio nessuno dei problemi che le università italiane devono, al contrario, risolvere. In più occasioni il mio gruppo, insieme all'intero centrosinistra, ha ribadito la propria ferma opposizione ad un provvedimento che realizza una grande e devastante ope legis, umiliando il mondo delle università. Inoltre, con il conferimento a tutti del titolo di professore aggregato, si umiliano molti bravi, seri ed operosi ricercatori, chiudendo definitivamente le porte delle università ai giovani.
Abbiamo ripetuto in più occasioni che il provvedimento in oggetto andrebbe ritirato. Tuttavia, ci muoviamo nella logica della riduzione del danno per modificare almeno alcuni elementi salienti del testo al nostro esame.
Contro questo provvedimento si sono espressi tutti...

PRESIDENTE. Onorevole Martella, mi scusi.
Colleghi, gli uffici mi hanno segnalato un errore (Commenti - Applausi)... Un errore materiale, certificato, su cui non c'è contenzioso. Si è verificato un mero errore del Presidente, del quale mi scuso con voi, nella comunicazione dell'esito della prima votazione, relativa all'emendamento Sgobio 1.600. Come certifica il tabulato stampato della votazione, i presenti sono stati 371, votanti 370, gli astenuti 1; a fronte di una maggioranza pari a 186 deputati, vi sono stati 187 voti favorevoli e 183 voti contrari. (Commenti - Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione). Pertanto, la Camera ha approvato la soppressione dell'articolo 1 (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione).
Scusate, colleghi: usate questa cortesia nei miei confronti...
Naturalmente, essendo stato approvato l'emendamento soppressivo dell'articolo 1, non poteva essere posto in votazione il successivo emendamento Bimbi 1.611: la relativa votazione è pertanto annullata.
Ho compiuto io un errore, ma è certo che l'emendamento soppressivo è stato approvato: al riguardo non vi sono dubbi, e vi è la relativa certificazione.
A questo punto chiedo al presidente Adornato come si intenda procedere (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)... Onorevoli colleghi...
Onorevole presidente, le chiedo come ritenga si possa procedere dopo l'approvazione dell'emendamento soppressivo dell'articolo 1.

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, ritengo saggio chiederle una sospensione della seduta, per valutare, in sede di Comitato dei nove, il parere dei gruppi (Commenti).

PIER PAOLO CENTO. A casa!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché presumibilmente il problema non sarà di facilissima soluzione, chiedo a tutti voi la cortesia comunque di trattenervi. Mi riservo, peraltro, di convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo per valutare la possibilità di procedere al seguito dell'esame del disegno di legge comunitaria, qualora non risultasse possibile riprendere l'esame del provvedimento in discussione.
Sospendo la seduta per circa quindici minuti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).

La seduta, sospesa alle 18,30, è ripresa alle 18,50.

PRESIDENTE. Chiedo al presidente Adornato di chiarire all'Assemblea in che modo la Commissione intenda procedere.

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Signor Presidente, il Comitato dei nove si è riunito per elaborare le valutazioni dei gruppi sulla soppressione dell'articolo 1 del disegno di legge in esame. È opinione della maggioranza che la soppressione dell'articolo 1 (recante principi) non costituisca una «ferita» legislativa in senso tecnico. Il provvedimento in esame riguarda lo stato giuridico dei docenti; le norme fondamentali di tale riforma, pertanto, sono recate dagli articoli successivi. Ovviamente, ciò non toglie la menomazione inferta alla legge, ma la maggioranza valuta che, dal punto di vista dell'ordinamento, la soppressione dell'articolo 1 recante i principi non osti al proseguimento dell'esame del disegno di legge (Commenti - Una voce si leva dai banchi dell'opposizione: Ridicoli, vergogna!).

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, con riferimento alle affermazioni del presidente della VII Commissione, che ha giudicato del tutto indifferente il voto espresso dall'Assemblea circa la soppressione dell'articolo 1 del testo in esame, chiedo formalmente il pronunciamento del Presidente della Camera.
La questione posta non riguarda il merito, ma la legittimità di tutto ciò (rilevano, in tal senso, i precedenti), ed è una questione di ordine più generale. Stiamo esaminando un provvedimento i cui principi basilari sono stati giudicati non utili dall'Assemblea: di fatto il testo è stato bocciato!
Signor Presidente, l'articolo 1 reca dei principi che sono informativi di tutti - indistintamente! - i successivi articoli. Inoltre, il suddetto articolo non reca contenuti generici, né indicazioni o principi vaghi, bensì i principi informativi dell'intera normativa. La soppressione dell'articolo 1 rappresenta la volontà dell'Assemblea di non procedere oltre: così va inteso, a mio avviso, il voto appena espresso dall'Assemblea della Camera dei deputati!
Continuare i lavori come se nulla fosse creerebbe un gravissimo precedente. E si procederebbe trasgredendo la ragionevolezza dei comportamenti: mentre si stabilisce di non voler più procedere nell'attuazione dei citati principi, si approvano al contempo delle disposizioni prive di ogni sostegno generale.
Signor Presidente, le chiedo, pertanto, di pronunciarsi, al di là del merito, sulla correttezza di una tale procedura.

ANDREA MARTELLA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREA MARTELLA. Signor Presidente, la decisione della maggioranza (ricordata poc'anzi dal presidente Adornato) di voler continuare nell'esame del provvedimento è stupefacente.
Non è possibile sostenere che l'articolo 1 non abbia nulla a che fare con il resto del provvedimento. In esso erano contenuti i riferimenti ai compiti, ai diritti e ai doveri sia dei docenti sia del sistema universitario nel suo complesso. Ebbene, l'articolo 1 non esiste più e si vuole continuare l'esame del provvedimento? E ciò dopo un iter travagliato: sono trascorsi quattro anni, di cui due per l'esame in sede referente da parte della Commissione; è stata avviata la discussione sulle linee generali in aula; il provvedimento è poi tornato all'esame della Commissione per svolgere ulteriori audizioni e per riprenderne l'esame in sede referente; il testo è infine tornato all'esame dell'aula dove, sino alle 17,15 di oggi, sono state presentate proposte emendative prima della Commissione, poi del Governo.
Ebbene, dopo tutto ciò, la maggioranza viene battuta in aula in occasione della votazione del primo emendamento. Sostenere che non sia successo niente mi sembra stupefacente!
Presidente, mi rivolgo a lei: le pare possibile continuare? Il ministro Moratti non c'è, è andata a Porta a porta a parlare dell'università e magari di questo provvedimento, di cui doveva presentare proprio l'articolo 1 sui princìpi che però non esiste più. Penso che non sia rispettoso né verso tutta la comunità scientifica e accademica, che sta avversando questo provvedimento, né nei confronti del Parlamento e dei parlamentari di tutte le parti politiche continuare l'esame di un provvedimento da tutti avversato.
Oggi contro questo provvedimento è intervenuta la Confindustria, bocciando il testo e affermando che esso deprime le speranze meritocratiche; sono intervenuti l'Accademia dei lincei, la CRUI, i sindacati: sono in corso manifestazioni e perfino scioperi della fame e voi pensate che in quest'aula si possa continuare a far finta di niente!
Credo davvero, Presidente, appellandomi alla sua lungimiranza e sensibilità, che bisognerebbe avere rispetto e considerazione dell'autonomia e della dignità del Parlamento non permettendo che questo provvedimento prosegua in un iter accidentato, senza, soprattutto, risolvere alcuno dei problemi dell'università (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Avverto che, su quanto riferito dal presidente Adornato, darò la parola ad un deputato per gruppo.

MARCO BOATO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, è evidente che, di fronte a ciò che è avvenuto pochi minuti fa in quest'aula, vi siano due aspetti da considerare, uno di carattere politico più generale ed uno di carattere procedurale. La gravità di ciò che è avvenuto sul piano politico è evidente a tutti, ma non è questo il momento di evidenziarla.
Forse, e lo dico anche con rispetto, è politicamente irrilevante il fatto che in un momento così delicato il ministro non sia in aula perché è andato a discutere nella «terza Camera», cioè nella trasmissione televisiva Porta a porta. Fossi stato io il ministro, avrei rinunciato alla trasmissione televisiva e sarei rimasto in aula, (sia pure il Governo fosse rappresentato da autorevoli sottosegretari) a confrontarmi su una sconfitta politica di portata enorme, dopo tutto quello che è stato ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto riguardo all'iter travagliato di questo disegno di legge; ma sull'aspetto politico mi fermo, signor Presidente.
Vi è però un aspetto di carattere procedurale che, in modo particolare, è stato sollevato dal collega Boccia, il quale si è rivolto a lei come garante della correttezza dei lavori di quest'aula in questa materia specifica (sono convinto che la valutazione che le spetta sia complessa).
In questa breve pausa dei lavori ho letto e riletto l'articolo 1, che vorrei leggere ora (ma non lo farò) affinché tutti si rendano conto di quale parte viene a mancare a questo disegno di legge: proprio la parte sui princìpi, dettata non in modo generico ma molto dettagliato dal comma 3 in poi, facendo riferimento ad un piano programmatico di investimenti finalizzato ad una serie di obiettivi che vengono tutti a cadere. Con la bocciatura dell'articolo 1 infatti vengono a cadere sia il piano sia le finalità.
Se ciò comporti l'impossibilità di procedere, come anch'io sono propenso a ritenere (in quanto non voglio sostituirmi a lei, visto che il collega Boccia giustamente a lei si è rivolto), o se, come ritiene il collega Adornato (comprendo che il suo ruolo non sia facile in questo momento), si possa continuare ad esaminare il presente disegno di legge prescindendo dalla bocciatura dell'intero articolo 1, visto che tanto si tratta dello stato giuridico dei docenti universitari e chi se ne importa se l'intero capitolo dei princìpi è scomparso (capisco però l'imbarazzo e la difficoltà anche del presidente Adornato), deve essere oggetto di una valutazione da svolgersi attraverso un rigoroso esame del testo, della portata politico-legislativa in questo caso, e non politico-generale, dell'articolo 1 per quanto ricada sull'intero testo, ed eventualmente dei precedenti analoghi o simili al riguardo.
Concludendo Presidente, a me pare - vede che non ho alzato la voce né usato toni stentorei ma sto soltanto cercando di valutare tutto ciò che avvenuto con serenità ed equilibrio - che la scelta più opportuna potrebbe essere la seguente. Tenuto conto che lei ha convocato la Giunta per il regolamento per domani alle 12 per discutere di altra materia (la questione della elezione dei giudici della Corte costituzionale) e che questo permetterebbe ai suoi collaboratori, da qui a domani alle 12, di effettuare una ricerca adeguata al riguardo, si potrebbe sospendere l'esame del provvedimento in questa fase e rimandare alla Giunta per il regolamento di domani una valutazione approfondita su questa delicata e complessa materia, per poi, eventualmente, riprendere o meno l'esame del provvedimento sulla base della determinazione che lei Presidente, e solo lei, assumerebbe. Lei sa, infatti, che la Giunta per il regolamento è un organismo a carattere consultivo di approfondimento delle questioni regolamentari. La mia proposta potrebbe essere una via intermedia che le suggerisco di valutare. Ovviamente, spetterà a lei decidere; per quanto mi riguarda, mi associo alla richiesta avanzata dal collega Boccia (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e della Margherita, DL-L'Ulivo).

TITTI DE SIMONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, è comprensibile l'amarezza del ministro Moratti visto che al primo voto la maggioranza è andata «sotto», proprio mentre si sta per registrare una trasmissione televisiva cui parteciperà lo stesso ministro insieme al segretario del mio partito, onorevole Bertinotti: questa, magari, potrebbe essere l'occasione per il ministro di imparare qualcosa visto che lo stesso è stato impermeabile, nel corso di questi mesi, al confronto e alle nostre osservazioni.
In questo specifico caso non vorremmo che al danno si aggiungesse anche la beffa. È, infatti, del tutto evidente che si sta esercitando una pressione sulla base di una iniziativa scomposta anche sotto il profilo procedurale. L'emendamento approvato - Sgobio 1.600 - sopprime una parte significativa del provvedimento, vale a dire la parte concernente i principi dello stesso. Credo non si sia mai visto approvare un provvedimento, di per sé estremamente articolato, privato della parte riguardante i principi, quella parte cioè che focalizza la cornice giuridica, culturale e politica in cui il provvedimento si inserisce.
Quella di cui si discute non è quindi una questione meramente formale di cui si può privare il nostro esame. Affatto! Si tratta di una questione fondamentale e strutturale del testo del provvedimento! Non capisco, pertanto, perché la maggioranza abbia scelto la strada di andare avanti a tutti i costi aggiungendo così ulteriori pasticci a quelli già esistenti, mentre si sarebbe potuta seguire un'altra strada, caratterizzata da maggiore buonsenso.
Faccio appello alla capacità di riflessione del presidente della Commissione, onorevole Adornato, e del relatore, onorevole Mario Pepe, proprio perché, ripeto, è decaduta la parte del provvedimento relativa ai principi. Colleghi, ma perché bisogna necessariamente fare delle forzature? Non ha senso, tenuto conto che la parte relativa ai principi poteva essere assorbita negli articoli successivi. Facciamo, pertanto, almeno una volta, le cose per bene! Si rinvii, quindi, il provvedimento in Commissione, si riapra il termine per la presentazione degli emendamenti e si compiano scelte che salvino in termini di buonsenso, di competenza e di ruolo il Parlamento, che in questa vicenda non è stato certo premiato.
Concludendo, noi siamo contrari a questa forzatura e ci appelliamo al buonsenso affinché si sospenda l'esame del provvedimento, ritenendo francamente inaccettabile l'ipotesi di andare avanti. Riteniamo opportuno, ripeto, che si rinvii il provvedimento in Commissione e lo si ripresenti per l'esame in Assemblea soltanto in seguito (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, devo dire subito che il mio è un intervento a titolo personale e non in rappresentanza del gruppo, così come ho lavorato in tutto...

PRESIDENTE. Onorevole Napoli, non mi metta in difficoltà: avevo detto che avrei dato la parola ad un deputato per gruppo! Così non si chiude più il dibattito! Per il suo gruppo parlerà l'onorevole Maggi.

ANGELA NAPOLI. Sì, signor Presidente, ma io intervengo a titolo personale, perché ho il dovere di evidenziare, all'Assemblea ed a lei, che dovrà prendere le decisioni del caso, che l'articolo 1 non conteneva soltanto principi. Personalmente, ritengo che la questione debba essere approfondita dai competenti uffici della Camera. Non voglio metterla in difficoltà ma, per correttezza procedurale - altrimenti, snaturiamo veramente tutto -, la prego di verificare se esista ancora, dopo la soppressione dell'articolo 1, il coordinamento tra il contenuto del comma 3 di tale articolo e l'ultimo articolo, contenente la disposizione finanziaria.

ERNESTO MAGGI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERNESTO MAGGI. Signor Presidente, la pregherei di volermi cortesemente ascoltare, non perché il mio intervento sia importante, ma perché si tratta di un passaggio che richiede la sua attenzione.
Intervengo per un duplice motivo: per esprimere il parere di Alleanza nazionale, che, naturalmente, è dell'avviso di proseguire nell'esame ma, più ancora, perché mi dichiaro colpevole di quanto è accaduto. Invero, avendo preso visione dell'elenco dei votanti, ho riscontrato che non risulto tra coloro che hanno espresso il voto, ancorché abbia provato a votare (difatti, sono stato sempre presente).
Ora, se dobbiamo sollevare questioni di mera forma, perché ho la sensazione che i colleghi della sinistra stiano ponendo una questione di mera forma (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ognuno può parlare, via! Onorevole Maggi, continui tranquillamente il suo intervento, ma non è questo il punto!

SERGIO COLA. Ma era presente!

ERNESTO MAGGI. A fronte della predetta questione di forma, ribadisco che Ernesto Maggi, presente in aula da stamani, non risulta avere votato questo pomeriggio, mentre era qui regolarmente (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego!
Naturalmente, onorevole Maggi, la sua precisazione risulterà dal resoconto stenografico della seduta.

ERNESTO MAGGI. Ciò precisato, signor Presidente, ritenevo, anche da un punto di vista morale, di dovermi assumere la responsabilità di quanto è accaduto. Grazie.

FLAVIO RODEGHIERO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLAVIO RODEGHIERO. Signor Presidente, poiché ha concesso la parola ad un deputato per gruppo, sento il dovere di precisare che il gruppo della Lega Nord Federazione Padana ha espresso in seno al Comitato dei nove la valutazione che è stata poc'anzi ribadita dal presidente della Commissione.
Sul piano procedurale, è evidente che si è trattato di un incidente di percorso; tuttavia, se vogliamo approvare davvero il provvedimento, possiamo recuperare al Senato. Dal punto di vista politico, è chiaro che la ratio dell'emendamento era meramente ostruzionistica ...

FRANCESCO GIORDANO. Di che stiamo parlando, Presidente?

FLAVIO RODEGHIERO. Rispetto alla maggioranza, non c'è divisione di opinioni, da parte dell'opposizione, sugli argomenti che hanno trovato espressione nei principi generali. Anzi, se c'è stata una «rilettura», una riformulazione di alcuni articoli, essa è avvenuta proprio su indicazione della maggioranza.
Pure in base a tali valutazioni, noi siamo, ovviamente, per continuare l'esame del provvedimento fino all'approvazione finale.

ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, anche il mio gruppo è per continuare l'esame del provvedimento.
Non posso esimermi dal rilevare che, se si trattasse di una questione soltanto politica, allora capirei. Qualcuno ha affermato: sono caduti i princìpi! Orbene, se i princìpi fossero caduti per volontà politica, allora capirei la posizione delle opposizioni (Commenti del deputato Giordano), ma stiamo parlando di un articolo la cui rubrica è: «Principi». Le leggi non si fanno soltanto con i princìpi! L'articolato successivo mette in pratica tutto ciò che è previsto nell'articolo 1. Noi non dobbiamo legiferare soltanto sulla scorta di principi! Se mi trovate un solo rigo, negli articoli seguenti, che non si regge...

FRANCESCO GIORDANO. Senza principi, però ...!

ANTONIO LEONE. No, vorrei dire con molta pacatezza, signor Presidente ...

FRANCA BIMBI. Senza valori, vergognati!

ANTONIO LEONE. Se i colleghi che mi hanno preceduto riuscissero a trovare una sola riga degli articoli successivi che oggettivamente non si tiene in piedi perché legata ai principi enunciati nell'articolo 1, allora andrebbe bene! In caso contrario, la scelta della Commissione di procedere sull'esame del provvedimento si rivela legittima, anche perché si è trattato (lo voglio ribadire anche sulla scorta delle dichiarazioni del collega Maggi; è accaduto anche ad altri colleghi, qui davanti a me, di non essere riusciti a votare) soltanto di un incidente.

OLIVIERO DILIBERTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, la contrarietà dei Comunisti italiani a questo provvedimento è radicale, tant'è vero che siamo stati noi a presentare l'emendamento soppressivo dell'articolo 1 (abbiamo presentato emendamenti soppressivi di tutti gli articoli del provvedimento in esame).
Signor Presidente, non entro nel merito, ma le faccio rilevare che l'articolo 1 non contiene solo principi (e già sarebbe sufficiente per decidere di non proseguire). Al comma 1 si fa riferimento al decreto del ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Al comma 3 si stabilisce che il ministro dell'istruzione debba presentare, sentiti una serie di soggetti, un piano programmatico di investimenti - cui fa riferimento l'articolo 7 del provvedimento - che sarà sottoposto al Consiglio dei ministri. Infine, il comma 4 contiene la disposizione relativa alla organizzazione finanziaria connessa all'attuazione dei principi.
Francamente, mi sembra che non si possa andare avanti, indipendentemente dal merito. Il provvedimento dovrebbe tornare in Commissione per una riformulazione, come è naturale che sia, e poi tornare in aula (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, naturalmente non ho il dono dell'infallibilità, ma le idee sono abbastanza chiare. Mi riferisco alle questioni sollevate dagli onorevoli Boccia, Martella, Boato, De Simone e, da ultimo, dall'onorevole Diliberto.
Vorrei innanzitutto dire all'onorevole Diliberto (ma solo perché ha parlato poc'anzi) che il problema che ha posto è semplice e chiaro: con l'approvazione dell'emendamento soppressivo dell'articolo 1 viene meno oppure no l'intero provvedimento? Io rispondo «no». È ovvio che questo voto determina alcune conseguenze e preclusioni. È, altresì, ovvio che, come lei ha giustamente sottolineato in relazione all'articolo 7, determina una conseguenza laddove si dice «fatto salvo quanto previsto all'articolo 1, commi 3 e 4»; tale conseguenza dovrà essere sanata nel corso dell'esame.
Cari colleghi, in molteplici circostanze la reiezione del primo articolo di un provvedimento ha determinato la reiezione dell'intero provvedimento; si trattava, ovviamente, di casi in cui il primo articolo costituiva il necessario presupposto logico e normativo rispetto al resto del testo, ovvero il nucleo essenziale della disciplina recata dai successivi articoli. Diverso è il caso di specie, in cui l'articolo 1 contiene principi di carattere generale, al di là di ogni considerazione in ordine alla rilevanza politica (che esiste, ma che è altro fatto), e non soddisfa i requisiti richiamati in precedenza in quanto gli articoli successivi, fatte salve le esigenze di coordinamento, presentano una propria autonomia logica e normativa.
La Commissione indicherà, anche in base a quanto mi ha fatto rilevare l'onorevole Napoli, le conseguenze logiche legate al provvedimento. Poiché nelle valutazioni, come quelle in questione, gli aspetti di merito e di metodo si intrecciano indissolubilmente, ho chiesto di acquisire l'avviso della Commissione, ossia dell'organo che ha elaborato il testo e ne conosce l'intima coerenza e l'impianto complessivo. Il parere del presidente Adornato ha confermato l'autonomia normativa dei rimanenti articoli del testo.
Pertanto, ritengo si possa seguire l'indicazione espressa dalla Commissione; evidentemente, sono io custode del fatto che non possano rientrare dalla finestra quei principi respinti con l'approvazione dell'emendamento soppressivo dell'articolo 1. Poiché, al riguardo, per così dire, sento qualcosa nell'aria, deve essere chiaro che qualsiasi emendamento che fosse presentato nel corso del dibattito con l'intento di reintrodurre surrettiziamente i principi previsti dall'articolo 1 e ormai venuti meno, non potrà essere preso in considerazione.
Diverso è il caso della necessità di un coordinamento del testo a proposito della previsione di cui all'articolo 7; si tratta, infatti, non di un principio contraddittorio ma solo di una coerenza normativa che deve essere riacquistata.
Il problema politico è certamente evidente; basti pensare che si trattava dei principi: non devo aggiungere altro. Però, vi sono decine e decine di precedenti a tale riguardo.
Con l'intervenuta approvazione dell'emendamento Sgobio 1.600, soppressivo dell'articolo 1, sono decaduti tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1. La Commissione ha espresso i pareri fino all'articolo 2, in attesa dell'espressione di quelli sull'articolo 3.
Perciò, quanto possiamo fare prima del termine della seduta e del rinvio a domani del prosieguo dell'esame del provvedimento, è discutere l'articolo 2 e gli emendamenti ad esso riferiti.


(Esame dell'articolo 2 - A.C. 4735 - A/R)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4735 - A/R sezione 5).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

MARIO PEPE, Relatore. La Commissione formula un invito al ritiro dell'emendamento Marras 2.610 ed esprime parere contrario su tutte le proposte emendative riferite all'articolo 2, ad accezione degli emendamenti: 2.760 e 2.761 del Governo, che accetta. Esprime altresì parere favorevole sull'emendamento Bimbi 2.611. La Commissione raccomanda infine l'approvazione dei suoi emendamenti 2.751, 2.752, 2.753 - sempre che non sia assorbito dall'approvazione dell'emendamento 2.761 del Governo -, 2.754, 2.755 e 2.756.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Colleghi, cerchiamo di evitare «incidenti»...
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 2.600, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 429
Votanti 427
Astenuti 2
Maggioranza 214
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 218).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.760 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 437
Votanti 433
Astenuti 4
Maggioranza 217
Hanno votato sì 225
Hanno votato no 208).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 2.611, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 430
Votanti 428
Astenuti 2
Maggioranza 215
Hanno votato sì 427
Hanno votato no 1).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.751 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 430
Votanti 427
Astenuti 3
Maggioranza 214
Hanno votato sì 224
Hanno votato no 203).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.752 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 214).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 2.613, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

PIERO RUZZANTE. Presidente...

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 434
Votanti 432
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato sì 214
Hanno votato no 218).


Onorevoli colleghi...
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento Marras 2.610 formulato dal relatore.

GIOVANNI MARRAS. Lo ritiro, e preannuncio che ne trasfonderò il contenuto in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Sta bene.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.761 del Governo, accettato dalla Commissione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 435
Votanti 434
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato sì 219
Hanno votato no 215).


A seguito della votazione testè svoltasi, l'emendamento 2.753 della Commissione è da intendersi assorbito.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.754 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione - Commenti).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato sì 216
Hanno votato no 214).


Onorevoli colleghi, per favore (Commenti)!
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 2.614.
Prendo atto che l'onorevole Bimbi, che aveva precedentemente chiesto di parlare per dichiarazione di voto, rinuncia ad intervenire.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 2.614, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Calma, onorevoli colleghi, calma (Commenti)! Qual è il problema (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?

RENZO INNOCENTI. Secondo settore!

ANDREA MARTELLA. Guarda là!

PRESIDENTE. Me lo dite, non riesco a (Commenti)...

PIERO RUZZANTE. Presidente, guardi là!

ELIO VITO. Guardi là!

SERGIO COLA. Presidente, guardi là!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, calma! Scusate: nemmeno Collina riuscirebbe ad arbitrare in questa situazione (Commenti)...!
Onorevole collega, lei ha due mani (Commenti)... Ho capito, è quella che vedo! Non è la mia, ma se l'ho vista non so cosa dire: adesso guarderò! Onorevole Raisi, alzi la mano, per cortesia, così sono tranquillo (Commenti)!
Onorevoli colleghi, coraggio...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni - Commenti).


(Presenti e votanti 422
Maggioranza 212
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 216).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.755 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni)

(Presenti e votanti 436
Maggioranza 219
Hanno votato sì 222
Hanno votato no 214).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.756 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

SERGIO COLA. Guarda che spudoratezza (Commenti)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi (Commenti - Una voce: «Guarda là!»)...! Scusate, l'ho già detto una volta (Commenti - Una voce dai banchi dei gruppi di opposizione: Raisi!)!
Dichiaro chiusa la votazione (Commenti). Eh, non so cosa fare (Commenti)...!
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato sì 221
Hanno votato no 209).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Martella 2.612, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione - Commenti).

Dichiaro chiusa la votazione (Una voce: Presidente!).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni)

(Presenti 437
Votanti 432
Astenuti 5
Maggioranza 217
Hanno votato sì 207
Hanno votato no 225).


Passiamo alla votazione dell'articolo 2, al termine della quale il seguito del dibattito sarà rinviato ad altra seduta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, stiamo per votare l'articolo 2 del provvedimento in esame (Commenti)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!

GIOVANNA GRIGNAFFINI. ... che solo attraverso qualche artificio nella votazione non ha seguito lo stesso destino dell'articolo 1.
Signor Presidente, mi appello alla sua attenzione e al suo buonsenso: lei, rispetto a quanto è accaduto con la reiezione dell'articolo 1, ha operato un richiamo tecnico-formale in parte giusto, ma in parte non del tutto condivisibile. In tale articolo, infatti, erano contenuti principi, finalità, indirizzi e modalità di attuazione del disegno di legge, come, ad esempio, il piano triennale, i decreti del Governo ed il richiamo alla copertura finanziaria, che adesso risultano del tutto svuotati di senso.
Lei lo ha letto come tecnicamente ineccepibile, ma vi è un dato politico che voglio tornare a considerare. L'avevo richiamata fin dall'inizio dell'esame del provvedimento all'attenzione su questo testo, che non è incappato nell'ennesimo errore: sono quattro anni che andiamo avanti così, con l'Assemblea che boccia emendamenti, con il ritorno del provvedimento in Commissione, con la maggioranza che si divide, con il Governo che non è d'accordo e poi «scompare»! In altre parole, questo provvedimento, se il suo iter continuerà anche dopo ciò che è successo oggi, farà solo del male alle nostre università, perché è fatto di dichiarazioni, di principi e di elementi tra sé contraddittori e l'incidente è a portata di mano.
Signor Presidente, lei deve garantire una buona legislazione. Non basta dire che «lo spettacolo deve continuare». È penoso lo spettacolo che stiamo dando all'università con questo provvedimento, con questi modi, con questa improvvisazione! Lei, signor Presidente, può mettere la parola «fine» a questo orrore e lo deve fare dall'alto della sua carica, considerato che il Governo non sa assumersi la responsabilità di dire «no» ad un provvedimento che sappiamo non condivide. La maggioranza non si assume la responsabilità di dire «no» ad un provvedimento che condivide solo in parte. Facciamo del male all'università in nome di una logica assurda, come quella che afferma che «lo spettacolo deve continuare».
Mi ascolti, signor Presidente e dica qualche parola di saggezza, lei che si è appellato alla saggezza degli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, cosa abbiamo votato? Sostanzialmente, una riforma del reclutamento, delle procedure di carriera e dello stato giuridico di tutti i tipi di docenti universitari, senza valutazione nazionale di ciò che i medesimi, singolarmente, producono nella didattica e nella ricerca. Abbiamo stabilito che anche ciò che si è fatto negli ultimi anni, dall'inizio dei governi dell'Ulivo, per la valutazione del sistema universitario e della ricerca si limita ad una stima delle strutture in relazione a ciò che esse possono o meno fare, come il livello di valutazione dei singoli ed i nuclei di valutazione degli atenei. Pertanto capite bene che non vi è, di fatto, un percorso di verifica del merito rispetto ai singoli. Tutto ciò che affermiamo su un sistema di selezione che si fonda sul merito, su un sistema premiale per coloro che si impegnano di più, per la migliore ricerca e per il miglior impegno nella didattica, è assolutamente indebolito, se non vanificato. Noi abbiamo proposto un'agenzia nazionale di valutazione che tenesse insieme tali aspetti e che avesse un impianto di authority, al pari di quanto avviene in altri paesi europei.
Un Governo che presume di varare una riforma seria dell'università, nel 2005, offre, poi, questo messaggio: nessuna valutazione di ciò che, singolarmente, i docenti fanno è obbligatoria. Poiché la valutazione non è obbligatoria, vi è, in sostanza, un criterio peggiorativo della qualità del sistema universitario.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2, nel testo emendato.
(Vedi votazioni) .

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ci sono troppi doppi voti!

SERGIO COLA. Guarda la Bandoli!

ANTONIO LEONE. Presidente!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni)

(Presenti 426
Votanti 425
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato sì 218
Hanno votato no 207).

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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A:

PROPOSTE EMENDATIVE DICHIARATE INAMMISSIBILI NEL CORSO DELLA SEDUTA


Dopo l'articolo 3, aggiungere il seguente:
Art. 3-bis. - 1. L'articolo 13, comma 6, del decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, non si applica se il rettore dispone con decreto che coloro i quali hanno superato l'esame del secondo anno possono chiedere il diploma ai soli fini previsti dall'articolo 1, comma 1, lettera c-bis), del decreto-legge 7 settembre 2004, n. 234, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 novembre 2004, n. 262, previa discussione di una dissertazione scritta. Restano ferme le norme stabilite dagli statuti delle università per il conseguimento del titolo di cui all'articolo 11, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.
3. 0250. Cusumano.


Al comma 14, aggiungere, in fine, le parole: , nonché per favorire l'ingresso in Italia degli studenti stranieri non appartenenti all'Unione europea per la frequenza dei corsi di studio di qualsiasi livello nelle università italiane.
5. 681. Martella, Bimbi, Grignaffini, Tocci, Sasso, Chiaromonte, Carli, Buffo, Capitelli, Giulietti, Lolli, Colasio, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale, Bulgarelli, Villetti, Pistone.
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B:


PARERE DELLA I COMMISSIONE SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE

NULLA OSTA
sugli emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 e sugli emendamenti 2.751, 2.752, 2.753, 2.754, 2.755, 2.756, 3.750, 4.757, 4.750, 4.756, 4.751, 4.752, 4.753, 4.755, 4.754, 5.750, 5.751, 5.759, 5.752, 5.753, 5.754, 5.755, 5.756, 5.757 e 5.758 della Commissione.
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C:


PARERE DELLA V COMMISSIONE SUL TESTO DEL PROVVEDIMENTO E SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE


Sul testo del provvedimento elaborato dalla Commissione di merito:
premesso che:
non può escludersi l'eventualità che dalle disposizioni di cui all'articolo 3 e all'articolo 5, commi 8 e 10, in base alle quali i professori universitari di materie cliniche esercitano altresì funzioni assistenziali inscindibili da quelle di insegnamento e ricerca, derivino maggiori oneri, anche in considerazione della prevista attribuzione ai predetti docenti del trattamento aggiuntivo di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo n. 517 del 1999;
la destinazione, di cui all'articolo 4, comma 1, lettera e), di una quota pari al 30 per cento delle risorse dei bilanci delle università, al finanziamento, per un quadriennio, dei differenziali stipendiali tra il trattamento retributivo medio dei ricercatori confermati e quello dei professori associati, sembra prefigurare un irrigidimento nella gestione delle risorse finanziarie a disposizione delle università;
la disposizione di cui all'articolo 5, comma 6 potrebbe dar luogo ad una stabilizzazione dei rapporti di lavoro;

PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti condizioni:
a) all'articolo 3, comma 1, sopprimere le parole: «i professori di materie cliniche esercitano altresì funzioni assistenziali inscindibili da quelle di insegnamento e ricerca»;
b) all'articolo 4, comma 1, lettera e), sopprimere il secondo periodo;
c) all'articolo 5, sopprimere il comma 6;
d) all'articolo 5, comma 8, sopprimere il quinto periodo;
e) all'articolo 5, sopprimere il comma 10.


Sugli emendamenti trasmessi dall'Assemblea:


PARERE CONTRARIO
sugli emendamenti 1.601 e 2.612, in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura;

NULLA OSTA
sui restanti emendamenti contenuti nel fascicolo n. 1 riferiti agli articoli 1 e 2.
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D:

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE N. 4735 NEL TESTO DELLA COMMISSIONE

Art. 1.
(Princìpi).

1. L'università, sede della formazione e della trasmissione critica del sapere, coniuga in modo organico ricerca e didattica, garantendone la completa libertà. La gestione delle università si ispira ai princìpi di autonomia e di responsabilità nel quadro degli indirizzi fissati con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Ai professori universitari è garantita la libertà di scelta sui contenuti e sulla metodologia degli insegnamenti.
2. Al finanziamento dell'università concorrono fondi pubblici e privati, allocati secondo criteri di qualità, competenza, merito, attrattività, utilità sociale e competitività.
3. Per lo sviluppo e il miglioramento della qualità del sistema universitario e le sue interazioni con il territorio, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca definisce, sentiti la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) e il Consiglio universitario nazionale (CUN) e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, un piano programmatico di investimenti, corredato da apposita relazione tecnica, da sottoporre al Consiglio dei ministri, finalizzato a:
a) garantire l'accesso e il mantenimento agli studi ai capaci e meritevoli anche se privi di mezzi;
b) aumentare il numero di laureati e di dottori di ricerca, nonché in generale il numero di giovani con titolo universitario e di formazione professionale superiore, in maniera congruente con i migliori risultati a livello europeo ed internazionale, nonché con le necessità dello sviluppo socio-economico del Paese;
c) razionalizzare l'offerta formativa e l'orientamento agli sbocchi professionali;
d) ampliare e migliorare i servizi destinati agli studenti;
e) favorire l'accesso dei giovani alla docenza universitaria in modo da garantire un qualificato ricambio generazionale ed assicurare la continuità dell'offerta didattica e della ricerca;
f) potenziare la ricerca di base e l'alta formazione, il relativo collegamento in rete, a livello nazionale, europeo e internazionale, nonché la convergenza su tematiche di rilevante valore socio-economico;
g) sostenere il processo di internazionalizzazione degli atenei;
h) sostenere il processo di convergenza dei sistemi di alta formazione dell'Unione europea, anche assicurando un adeguato rapporto tra docenti e studenti;
i) promuovere la mobilità fra atenei e fra enti di ricerca italiani e stranieri, scuola e università, quale fattore indispensabile per favorire la circolazione del sapere, lo sviluppo della ricerca e l'efficacia della didattica.


4. All'attuazione del piano programmatico di cui al comma 3 si provvede nei limiti delle risorse stanziate annualmente dalla legge finanziaria, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica.

PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE


ART. 1.
(Principi).

Sopprimerlo.
*1. 258. Titti De Simone.

Sopprimerlo.
*1. 600. Sgobio, Diliberto, Pistone, Galante.
(Approvato)


Sopprimere il comma 1.
1. 259. Titti De Simone.

Al comma 1, primo periodo, sostituire la parola: formazione con la seguente: produzione.
1. 611. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo, Pistone, Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti.


Al comma 1, secondo periodo, sostituire le parole da: si ispira fino alla fine del periodo con le seguenti: si conforma ai principi di autonomia e responsabilità di cui all'articolo 33 della Costituzione, perseguendo gli obiettivi strategici del sistema universitario fissati ogni tre anni con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentiti il Consiglio universitario nazionale (Cun), la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (Cnvsu) e le Commissioni parlamentari competenti per materia.
1. 615. Martella, Bimbi, Grignaffini, Tocci, Sasso, Buffo, Capitelli, Chiaromonte, Carli, Giulietti, Lolli, Colasio, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale, Bulgarelli, Villetti.


Al comma 1, secondo periodo, sostituire le parole da: di autonomia fino a: con decreto del con le seguenti: costituzionali di autonomia e di responsabilità nel quadro degli indirizzi fissati dal.
1. 612. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo, Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti, Pistone.


Al comma 1, secondo periodo, sopprimere le parole da: nel quadro fino alla fine del periodo.
1. 275. Martella, Bimbi, Grignaffini, Tocci, Sasso, Buffo, Capitelli, Chiaromonte, Carli, Giulietti, Lolli, Colasio, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale, Bulgarelli, Villetti.


Al comma 1, secondo periodo, aggiungere, in fine, le parole:e recependo laraccomandazione della Commissione europea dell'11 marzo 2005, nota come Carta dei diritti e dei doveri dei ricercatori.
1. 616. Tocci, Bimbi, Grignaffini, Martella, Buffo, Capitelli, Carli, Chiaromonte, Giulietti, Lolli, Sasso, Colasio, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale, Bulgarelli, Villetti.


Al comma 1, sopprimere il terzo periodo.
1. 604. Angela Napoli.


Al comma 1, sostituire il terzo periodo con il seguente: I professori universitari hanno completa libertà nella scelta dei temi, dei contenuti e delle metodologie della ricerca e della didattica all'interno dell'autonomia organizzativa delle relative strutture.
1. 613. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo, Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti, Pistone.


Sopprimere il comma 2.
1. 261. Titti De Simone.


Al comma 2, sopprimere le parole da: , allocati fino alla fine comma.
1. 262. Titti De Simone.


Al comma 2, dopo le parole: secondo criteri aggiungere le seguenti: di innovazione scientifica e culturale,
1. 614. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo, Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti, Pistone.


Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
2-bis. I contributi studenteschi, determinati dalle università, possono superare il 20 per cento del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) qualora sia minore, in termini reali, rispetto a quello dell'anno precedente.
1. 610. Emerenzio Barbieri, Rositani, Ranieli, Maggi, Mereu.


Sopprimere il comma 3.

Conseguentemente, sopprimere il comma 4.
1. 263. Titti De Simone.

Al comma 3, lettera b), sopprimere le parole da: , in maniera congruente fino alla fine comma.
1. 603. Titti De Simone.


Al comma 3, lettera f), sostituire le parole: l'alta formazione con le seguenti: la formazione.
1. 265. Titti De Simone.


Al comma 3, lettera f), sopprimere le parole da: , nonché fino alla fine del comma.
1. 266. Titti De Simone.


Sopprimere il comma 4.
1. 601. Titti De Simone.

E:


ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE N. 4735 NEL TESTO DELLA COMMISSIONE

Art. 2.
(Sistema di valutazione).

1. Le università sottopongono periodicamente i loro professori ad una valutazione delle attività di ricerca, didattiche e organizzative svolte da ciascuno di essi in base ai seguenti princìpi:
a) per quanto riguarda la ricerca, sono valutate la qualità, l'intensità e la continuità della produzione scientifica e della sua diffusione a livello nazionale e internazionale;
b) per quanto riguarda la didattica, sono valutati la qualità, la capacità comunicativa, l'impegno e la dedizione dell'attività di insegnamento condotta nei corsi di studio universitari ad ogni livello, nelle iniziative di orientamento e tutorato degli studenti, in particolare per la preparazione delle tesi di laurea specialistica e di dottorato di ricerca, e nell'avviamento dei giovani alla ricerca;
c) per quanto riguarda la gestione, sono valutate la partecipazione qualificata alle attività collegiali di indirizzo, programmazione e governo delle attività universitarie, nonché l'efficacia di azione nei compiti di responsabilità assunti per la direzione o il coordinamento di strutture universitarie, permanenti o temporanee, afferenti al proprio ateneo o al sistema universitario nazionale o internazionale;
d) la valutazione è effettuata su richiesta degli interessati ed è affidata a professori universitari esperti del settore scientifico-disciplinare e alle autorità accademiche, secondo norme, procedure e criteri stabiliti in appositi regolamenti universitari approvati dal senato accademico ed emanati con le modalità di cui all'articolo 11, comma 1, della legge 19 novembre 1990, n. 341;
e) nel caso di valutazione negativa o di mancata richiesta di valutazione, la progressione economica di carriera del professore interessato rimane sospesa fino al successivo giudizio valutativo. Nel caso di mancata richiesta di valutazione per un periodo di otto anni, il professore interessato è sospeso dall'impiego ovvero, ove possibile, collocato a riposo.

PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE


ART. 2.
(Sistema di valutazione).

Sopprimerlo.
*2. 600. Sgobio, Diliberto, Pistone, Galante.


Sopprimerlo.
*2. 601. Titti De Simone.

Al comma 1, sostituire l'alinea con il seguente:
1. L'attività didattica e di ricerca è soggetta a valutazione nell'ambito del relativo sistema nazionale sulla base dei seguenti principi, tenendo anche conto delle valutazioni che le singole università effettuano nei confronti dei propri professori.
2. 760. Governo.
(Approvato)


Al comma 1, alinea, sostituire la parola: periodicamente con le seguenti: ogni tre anni.
2. 604. Angela Napoli.


Al comma 1, sopprimere la lettera a).
2. 78. Titti De Simone.


Al comma 1, lettera a), dopo le parole: sono valutate aggiungere le seguenti: l'innovazione scientifica e culturale e.
2. 611. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo, Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti.
(Approvato)

Al comma 1, sopprimere la lettera b).
2. 603. Titti De Simone.


Al comma 1, lettera b), sostituire la parola: specialistica con la seguente: magistrale.
2. 751. La Commissione.
(Approvato)

Al comma 1, sopprimere la lettera c).
2. 57. Titti De Simone.


Al comma 1, lettera c), sostituire le parole da: sono valutate fino a: , nonché con le seguenti: è valutata.
2. 752. La Commissione.
(Approvato)

Al comma 1, sopprimere la lettera d).
2. 58. Titti De Simone.


Al comma 1, lettera d), sopprimere le parole:è effettuata su richiesta degli interessati ed
Conseguentemente, alla lettera e):
al primo periodo, sopprimere le parole: o di mancata richiesta di valutazione;
sopprimere il secondo periodo.
2. 613. Bimbi, Grignaffini, Colasio, Tocci, Carra, Martella, Rusconi, Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo, Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti.


Al comma 1, lettera d), sostituire le parole da: e alle autorità accademiche fino alla fine della lettera, con le seguenti:, secondo norme, procedure e criteri stabiliti in apposito regolamento.
2. 610. Marras.


All'articolo 2, lettera d), le parole da: norme fino alla fine della lettera sono sostituite dalle seguenti: procedure stabilite con decreto del ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
2. 761. Governo.
(Approvato)


Al comma 1, lettera d), sostituire le parole: norme, procedure e criteri stabiliti con le seguenti: procedure stabilite.
2. 753. La Commissione.


Al comma 1, sopprimere la lettera e).
2. 59. Titti De Simone.


A1 comma 1, lettera e), dopo le parole: richiesta di valutazione aggiungere le seguenti: nei termini definiti ai sensi della lettera d).
2. 754. La Commissione.
(Approvato)


Al comma 1, lettera e), primo periodo, dopo la parola: economica aggiungere la seguente: e.


Conseguentemente sopprimere il secondo periodo.
2. 614. Bimbi, Martella, Colasio, Grignaffini, Tocci, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale, Ria, Rosato, Damiani, Chiaromonte, Carli, Buffo, Capitelli, Giulietti, Lolli, Sasso, Bulgarelli, Villetti.


Al comma 1, lettera e), sopprimere le parole: di carriera.
2. 755. La Commissione.
(Approvato)


Al comma 1, dopo la lettera e), aggiungere la seguente:
f) sono esclusi dalla valutazione, durante il relativo mandato, i professori chiamati a far parte del CUN, del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) o del Comitato di indirizzo per 1a valutazione della ricerca (CIVR) e i professori che ricoprano le cariche di rettore, preside o direttore di dipartimento, nonché i professori collocati in aspettativa ai sensi delle disposizioni vigenti, per la durata dell'aspettativa stessa.
2. 756. La Commissione.
(Approvato)


Aggiungere, in fine, i seguenti commi:
2. È istituito il sistema nazionale di valutazione della qualità delle attività universitarie e della ricerca mediante la trasformazione del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNVSU) e del Comitato per gli indirizzi della ricerca (CIVR) in «Autorità indipendente per la valutazione del sistema universitario». L'Autorità opera in conformità ai principi di indipendenza, di autonomia organizzativa e di trasparenza e pubblicità degli atti.
3. Sono compiti dell'Autorità:
a) la valutazione esterna della ricerca, della didattica e delle università, o di singole strutture didattiche o di ricerca, anche interdipartimentali o interatenei, con riferimento all'efficienza, all'efficacia e alla qualità delle attività e delle strutture;
b) la valutazione dello stato del sistema universitario nel suo insieme, anche in comparazione con i sistemi universitari europei ed extra-europei;
c) la promozione e la diffusione della cultura della qualità e delle metodologie della valutazione, con particolare riferimento all'autovalutazione negli atenei e in tutte le strutture e attività universitarie;
d) la realizzazione di banche dati e la circolazione dei flussi informativi all'interno e all'esterno delle università e del sistema universitario nel suo insieme;
e) l'indirizzo e la vigilanza sull'espletamento, da parte delle università, delle funzioni ad esse attribuite, ai sensi del comma 1, in materia di valutazione periodica delle attività di ricerca, didattiche e organizzative svolte da ciascun professore, anche mediante la definizione di criteri ai quali si uniformano i nuclei di autovalutazione degli atenei;
f) la vigilanza sulla completezza e la correttezza delle informazioni al pubblico degli atenei in materia di offerta formativa e di servizi e strutture per l'utenza;
g) la definizione delle condizioni e dei requisiti per la costituzione o il riconoscimento di nuove università o di particolari strutture didattiche e di ricerca, con riferimento soprattutto ai centri e alle iniziative di eccellenza, e per l'accreditamento dei corsi di studio, nonché la verifica circa la sussistenza nei singoli casi delle condizioni e dei requisiti prefissati e la vigilanza sulla loro permanenza nel tempo;
h) la valutazione dell'attività di ricerca conferita al CIVR dalla legislazione vigente;


4. In prima attuazione, l'Autorità assume le funzioni già attribuite al Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (CNSU) e al Comitato per gli indirizzi della ricerca (CIVR), limitatamente, quanto a quest'ultimo, alla ricerca in ambito universitario, con esclusione delle attività consultive di qualsiasi tipo svolte da tali organismi per il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
5. L'Autorità rende pubblici i risultati delle proprie rilevazioni ed analisi mediante un rapporto annuale al Parlamento e al Governo. Alla copertura delle spese di funzionamento dell'Autorità si provvede mediante assegnazione all'Autorità stessa di una quota annua pari al due per mille del fondo per il finanziamento ordinario delle università di cui all'articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537. Con apposito decreto, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, da emanarsi entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo procede, in conformità ai principi e criteri contenuti nel presente articolo all'attivazione delle procedure di costituzione dell'Autorità, alla contestuale soppressione del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario e del Comitato per gli indirizzi della ricerca, al trasferimento all'Autorità delle attrezzature, dei servizi e delle risorse informative in dotazione dei precitati organismi, alla messa a disposizione di una sede adeguata, nonché alla definizione delle modalità per la determinazione dei compensi dei componenti e del Presidente dell'Autorità, in analogia con quanto previsto per le altre Autorità indipendenti già costituite.
2. 612. Martella, Bimbi, Grignaffini, Bulgarelli, Villetti, Tocci, Sasso, Buffo, Capitelli, Chiaromonte, Carli, Giulietti, Lolli, Colasio, Carra, Rusconi, Volpini, Gambale.

VOTAZIONI:

VOTAZIONI QUALIFICATE
EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO


INDICE ELENCO N. 1 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. ddl 4735-A/R e abb. - em. 1.600 371 370 1 186 187 183 100 Appr.
2 Nom. Votazione annullata Annu.
3 Nom. em. 2.600 429 427 2 214 209 218 96 Resp.
4 Nom. em. 2.760 437 433 4 217 225 208 96 Appr.
5 Nom. em. 2.611 430 428 2 215 427 1 96 Appr.
6 Nom. em. 2.751 430 427 3 214 224 203 96 Appr.
7 Nom. em. 2.752 431 430 1 216 216 214 96 Appr.
8 Nom. em. 2.613 434 432 2 217 214 218 96 Resp.
9 Nom. em. 2.761 435 434 1 218 219 215 96 Appr.
10 Nom. em. 2.754 431 430 1 216 216 214 95 Appr.
11 Nom. em. 2.614 422 422 212 206 216 94 Resp.
12 Nom. em. 2.755 436 436 219 222 214 94 Appr.
13 Nom. em. 2.756 431 430 1 216 221 209 94 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

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