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SENATO DELLA REPUBBLICA
ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI
(7ª)
MERCOLEDÌ 6 LUGLIO 2005
403ª Seduta (pomeridiana)
Presidenza del Presidente
ASCIUTTI
Interviene il vice ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca Ricevuto.
La seduta inizia alle ore 15.
IN SEDE REFERENTE
(3497)
Nuove disposizioni concernenti i professori ed i ricercatori universitari
e delega al Governo per il riordino del reclutamento dei professori
universitari, approvato dalla Camera dei deputati
(604) TESSITORE ed altri. - Modifiche alla legge
3 luglio 1998, n. 210, recante norme per il reclutamento dei ricercatori
e dei professori universitari di ruolo
(692) COMPAGNA. - Istituzione della terza fascia
del ruolo dei professori universitari e altre norme in materia
di ordinamento delle università
(850) EUFEMI ed altri. - Disposizioni urgenti sulla
docenza universitaria
(946) ASCIUTTI ed altri. - Nuovi doveri e nuovi
diritti dei professori universitari
(1091) GABURRO ed altri. - Norme in materia di
concorsi per professori universitari
(1137) BUCCIERO. - Norme in materia di nomina a
professore universitario associato
(1150) Tommaso SODANO ed altri. - Provvedimenti
urgenti per l'istituzione della terza fascia docente
(1163) FRAU. - Modifica all' articolo 1 della legge
14 gennaio 1999, n. 4, in materia di riconoscimento ai tecnici
laureati vincitori di concorso della qualifica di ricercatore
universitario confermato
(1416) TESSITORE ed altri. - Norme sullo stato
giuridico della docenza universitaria
(1764) CUTRUFO. - Inquadramento dei ricercatori
universitari nel ruolo di professore associato di seconda fascia
(1920) VALDITARA ed altri. - Disposizioni recanti
modificazioni allo stato giuridico dei professori, trasformazione
del ruolo dei ricercatori universitari e istituzione del ricercatore
universitario a contratto
(2827) TATO' e DANZI. - Norme in materia di idoneità
a professore associato
(2856) BUCCIERO e SPECCHIA. - Norme interpretative
dell' articolo 24, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica
11 luglio 1980, n. 382, e dell' articolo 16 del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 503, in materia di ulteriore permanenza in
servizio nel ruolo di professore universitario
(3127) TATO'. - Norme in materia di idoneità
e inquadramento nel ruolo di professore associato
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta
notturna di ieri.
Nel dibattito interviene il senatore GABURRO (UDC),
il quale premette che svolgerà una riflessione serena,
senza pregiudizi nei confronti del sistema universitario italiano,
che - a seguito di alcuni spiacevoli episodi concorsuali enfatizzati
dai mezzi di comunicazione - è stato ingiustamente messo
in cattiva luce di fronte all'opinione pubblica.
L'università italiana, lungi dal rappresentare
una realtà corrotta, rispecchia infatti la cultura e l'etica
civile del Paese, promuovendone lo sviluppo culturale ed economico.
La maggior parte degli atenei si caratterizza,
del resto, per l'elevata qualità, come conferma la presenza
di molti docenti e ricercatori nei principali centri di eccellenza
e di ricerca internazionali.
Ciò premesso, il senatore prosegue, la
politica universitaria del Governo si caratterizza per alcuni
meriti, graduando gli interventi riformatori in un'ottica coerente,
come testimoniano le norme sui requisiti minimi e sul controllo
di qualità, la riforma degli ordinamenti didattici, nonché
l'impegno sul riordino dello stato giuridico dei docenti.
Entrando nel merito del disegno di legge accolto
dall'altro ramo del Parlamento, il senatore giudica anzitutto
positivamente il ricorso ad una lista nazionale degli idonei per
quanto concerne l'accesso alla docenza, attesi i limiti dell'attuale
sistema, introdotto nel 1998, che ha privilegiato il localismo
molto spesso a scapito del merito.
Con riferimento al rischio di un allungamento
dei tempi previsti per l'espletamento dei concorsi, paventato
anche nel corso delle audizioni svolte in sede di Ufficio di Presidenza,
ritiene che occorra un supplemento di impegno in particolare da
parte dell'Amministrazione.
Nel rilevare con favore il consenso trasversale
a favore dell'idoneità nazionale emerso nel dibattito,
sottolinea la piena adesione del suo Gruppo a tale proposta.
Soffermandosi sulla questione dei ricercatori,
che rappresenta - a suo avviso - l'aspetto più delicato
del provvedimento, ricorda di aver sottoscritto un'iniziativa
legislativa volta ad istituire la terza fascia docente. Al riguardo,
ritiene tuttavia che ogni soluzione non possa non tener presente
- da un lato - gli aspetti positivi connessi alla stabilizzazione
dei ricercatori e - dall'altro - il significato, le motivazioni
e la natura di una terza fascia.
Riguardo alla scelta recata nel provvedimento,
che sancisce la messa ad esaurimento dei ricercatori, il senatore
giudica positivamente che siano contestualmente previste nuove
possibilità di carriera per i ricercatori attuali, attraverso
l'incremento del 100 per cento del numero dei soggetti che possono
conseguire l'idoneità scientifica rispetto al fabbisogno
indicato dalle università nelle prime quattro tornate dei
giudizi di idoneità per associato.
Con riferimento ai contratti per lo svolgimento
di attività di ricerca, il senatore esprime compiacimento
per una soluzione che denota attenzione nei confronti degli assegnisti
e i borsisti, tanto più che essi rappresentano - a suo
avviso - un segmento estremamente rilevante. In particolare, esprime
un sincero ringraziamento nei confronti del ministro Moratti per
l'impegno di assumere 10.000 giovani ricercatori nei prossimi
tre anni, sulla base di autonome decisioni degli stessi atenei,
per un periodo che consentirà loro l'acquisizione della
maturità necessaria per il successivo accesso alla docenza.
Per questa nuova figura - egli ricorda - le università
potranno utilizzare una quota dei 430 milioni di euro aggiuntivi
già stanziati per le università dalla legge finanziaria
per il 2005, nonché le risorse per programmi di ricerca
erogate attraverso fondi specifici e comunitari.
Giudica altresì positivo che i contratti
garantiscano il rispetto delle normativa previdenziale ed assicurativa,
oltre che uno stipendio nettamente superiore al passato. Quanto
alla loro rinnovabilità senza limiti, riterrebbe invece
preferibile stabilire un termine specifico, concluso il quale
assicurare ai giovani l'accesso alla docenza, sempre che siano
in grado di dimostrare le attitudini necessarie per tale professione.
Trattandosi infatti di una fascia di formazione, essa non dovrebbe
avere - a suo giudizio - né un carattere permanente, né
una durata eccessivamente breve.
A tal fine, esprime la propria preferenza per la
soluzione recata nella versione originaria del disegno di legge
governativo, che contemplava un termine quinquennale, rinnovabile
una sola volta e preannuncia sin d'ora l'intenzione di presentare
una proposta emendativa in tale direzione.
Per quanto riguarda il titolo di professore aggregato,
pur convenendo sull'opportunità di riconoscere l'attività
di docenza esercitata dai ricercatori, esprime perplessità
sulla scelta di consentirne il conferimento a domanda, che ripropone
una soluzione adottata in passato con esiti a suo avviso discutibili.
Preannuncia altresì l'intenzione di sottoscrivere
un emendamento diretto ad affrontare la questione degli idonei
che, essendo già strutturati presso una università,
hanno conseguito l'idoneità in un'altra sede.
Avviandosi a concludere, il senatore sottolinea
che i contenuti recati dal provvedimento governativo, del resto
particolarmente attesi da parte del mondo accademico, sono destinati
a dare vitalità ad un corpo docente invecchiato e paralizzato
da regole rigide.
Pur riconoscendo che, nel corso dell'esame presso
l'Aula di Montecitorio, sono state accolte alcune proposte emendative
che non risultano a suo avviso coerenti con l'impianto generale
e che pertanto suggeriscono correzioni al testo, il senatore ribadisce
il proprio convincimento in merito alla validità dei contenuti
del disegno di legge. Ciò, alla luce delle soluzioni individuate
che, peraltro, in specifici ambiti, come ad esempio quello relativo
alle idoneità nazionali dove il suo Gruppo avrebbe preferito
il ricorso a liste aperte, sono il risultato di ragionevoli compromessi.
La senatrice Vittoria FRANCO (DS-U) fa anzitutto
presente che gli esiti dell'approfondito dibattito svoltosi per
l'esame dell'affare assegnato in materia di università
dovrebbero rendere più agevole individuare i settori di
intervento per superare i limiti del disegno di legge governativo,
approvato dall'altro ramo del Parlamento.
Nonostante il ministro Moratti continui a ribadire
che la qualità e la meritocrazia debbono essere i cardini
dell'università, il provvedimento non raggiunge infatti,
a suo avviso, tali finalità, come testimonia il ricorso
generalizzato a forme di ope legis, secondo modalità già
sperimentate negativamente in passato.
Né va del resto dimenticato che il disegno
di legge è stato criticato dagli organi di governo universitario,
dai docenti universitari, dai presidi, dai ricercatori e dagli
studenti, come testimonia lo svolgimento delle procedure informative
svolte in sede di Ufficio di Presidenza. In particolare, ella
dichiara di sottoscrivere l'affermazione della CRUI, secondo la
quale il provvedimento avrà effetti devastanti sulla qualità
del sistema universitario.
Nello specifico, ella deplora la mancanza di prospettiva
per i giovani, sia per coloro che - in quanto studenti - dovrebbero
poter contare su docenti qualificati, sia per coloro che - aspirando
ad una carriera universitaria - vedono compromesso il loro futuro
professionale, come testimonia la messa ad esaurimento della figura
dei ricercatori.
Con riferimento a quest'ultima scelta, ella auspica
un'inversione di tendenza in sede emendativa, tanto più
che - a suo avviso - i ricercatori svolgono un ruolo importante
all'interno del mondo universitario, dedicandosi alla ricerca
senza essere oberati da attività didattica.
Oltretutto, il ruolo del ricercatore, al quale
del resto si accede a seguito di una selezione tutt'altro che
agevole per la quale si richiede il possesso di specifiche competenze,
assicura l'autonomia nella ricerca.
Di contro, l'incremento del periodo di precariato,
lungi dal potenziare le capacità di ricerca dei giovani,
finisce con il dissuadere i migliori dal rimanere nel sistema
universitario italiano, con evidente detrimento della qualità.
Stigmatizza inoltre la scelta di porre sullo stesso
piano, ai fini dell'accesso al titolo di professore aggregato,
figure fra loro estremamente eterogenee, come ad esempio i ricercatori
confermati (che hanno un'esperienza pluriennale in termini di
ricerca e di docenza) e coloro che possono vantare l'espletamento
anche di un solo insegnamento universitario a contratto.
Respinge poi le affermazioni, emerse nel corso
della discussione generale, in merito alla mancata previsione
della figura dei ricercatori negli altri Paesi europei, ricordando
a tal fine i contenuti recati dalla recente Carta europea dei
ricercatori, adottata dalla Commissione europea, nella quale,
fra l'altro, si sollecita un atteggiamento positivo nei confronti
di tale professione.
Soffermandosi nuovamente sulla figura del professore
aggregato, ella deplora la scelta di attribuire tale titolo anche
a coloro che non hanno mai svolto attività di insegnamento
(come nel caso dei soggetti in possesso di elevata professionalità)
che risulta assurda e mortificante per tutti coloro che operano
con responsabilità, rigore e competenza nel mondo accademico.
In questo modo, ella prosegue, viene infatti preclusa ogni possibilità
di reclutare i giovani sulla base del merito.
Quanto ai contratti triennali per lo svolgimento
di attività di ricerca, ella lamenta che le procedure di
valutazione dei candidati siano demandate agli atenei senza la
previa definizione di norme nazionali a garanzia del rigore.
Né ritiene accettabile che il possesso del
titolo di dottore di ricerca o del diploma di scuola di specializzazione
sia considerato, ai fini dell'accesso a detti contratti di ricerca,
solo come preferenziale, e non come un presupposto obbligatorio.
La senatrice stigmatizza altresì la previsione
di quote di riserva per l'accesso alla docenza universitaria,
atteso che anch'essa rappresenta una chiusura nei confronti dei
giovani.
Giudica indi negativamente, ai fini del rigore
e della qualità del sistema universitario, l'attribuzione
del titolo di professore universitario a soggetti che non siano
vincitori di concorso. In proposito, critica le disposizioni che
consentono agli atenei di attribuire il titolo di professore aggregato
anche a coloro che sono in possesso solo della laurea specialistica,
il ricorso alla chiamata diretta di studiosi stranieri, nonché
l'istituzione temporanea di posti di professore straordinario
per la realizzazione di specifici programmi di ricerca.
In questo modo, viene assegnato all'università
il ruolo di agenzia di collocamento, a scapito delle funzioni
di alta formazione e di ricerca.
Nel ribadire inoltre che il provvedimento governativo
si limita a tutelare le posizioni acquisite, indipendentemente
dal merito scientifico, stigmatizza la scarsa attenzione nei confronti
dell'autonomia degli atenei, come testimonia la scelta di vincolare
gli stessi a destinare una quota, pari al 30 per cento delle risorse
che si libereranno a seguito delle cessazioni dal servizio per
raggiunti limiti di età, per compensare gli oneri derivanti
dalle assunzioni dei docenti universitari.
Nell'auspicare che si possano raggiungere nel prosieguo
dell'esame punti di convergenza al fine di modificare il provvedimento
governativo, ella conclude sollecitando l'istituzione di un'agenzia
indipendente per la valutazione, nonché la soppressione
del titolo di professore aggregato.
La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) ritiene che dal
dibattito siano emerse due certezze: da un lato, l'inadeguatezza
del testo licenziato dalla Camera dei deputati, il cui iter ha
testimoniato fra l'altro l'incapacità del Governo e della
maggioranza a gestirne la regia politica; dall'altro, la crescente
domanda di università e ricerca proveniente non solo dai
settori interessati ma dall'intero Paese, al fine di rendere l'Italia
competitiva rispetto alle sfide internazionali.
Fra questi due poli, ella ritiene vi debba essere
lo spazio politico dell'ascolto e dell'intervento. Da un lato,
esprime pertanto compiacimento per le numerose audizioni svolte,
che hanno consentito di acquisire l'orientamento degli operatori;
dall'altro, prende atto delle dichiarazioni di autorevoli esponenti
di maggioranza nel senso di una modifica sostanziale del testo.
Attende quindi con interesse la replica del ministro Moratti,
augurandosi che ella voglia abbandonare il frettoloso approccio
dimostrato all'arrivo del testo in Senato, nell'interesse dell'università
italiana.
E' del resto evidente il cortocircuito fra Parlamento,
Governo e società civile, determinato fra l'altro da uno
stridente contrasto fra le esigenze quotidiane e la modestia delle
risposte governative.
In particolare, il disegno di legge n. 3497 offre,
in tema di reclutamento, soluzioni del tutto incoerenti rispetto
alla missione dei docenti universitari. L'attenzione è
infatti incentrata su coloro che si trovano già dentro
il circuito accademico, chiudendo le porte alle nuove generazioni.
Analogamente, esso reca norme inconsistenti in tema di valutazione
e non affronta il tema delle risorse.
Ben diverso avrebbe dovuto essere invece, a suo
avviso, l'impianto del provvedimento, in coerenza con lo spazio
europeo della ricerca, gli obiettivi di governance, il rafforzamento
del sistema pubblico della formazione, in un quadro di autonomia
e libertà di ricerca ed insegnamento.
In tale contesto, le procedure di reclutamento
avrebbero dovuto essere aperte, trasparenti, comparabili sul piano
internazionale.
Né va dimenticato che la Carta europea dei
ricercatori invoca stabilità nel rapporto di lavoro e facilitazioni
per l'assunzione dei ricercatori.
Nell'augurarsi che almeno con riguardo alla valutazione
il Senato sappia esprimere una scelta di alto profilo che preveda,
da un lato, un'autorità indipendente dal Ministero e dagli
atenei e, dall'altro, rimetta alla responsabilità delle
singole sedi la valutazione dei docenti, ribadisce indi il proprio
rammarico per l'assenza di un segnale forte in tema di investimenti.
Pur nella consapevolezza che la prospettiva di
un'alternanza alla guida del Paese fra meno di un anno potrebbe
rimettere tutto in discussione, ritiene infatti indispensabile
evitare, allo stato, di approvare provvedimenti che non potrebbero
non nuocere all'università.
Sottolinea infine con rammarico quello che ritiene
un limite politico del ministro Moratti, che - da una parte -
si avvale di proclami altisonanti e - dall'altra - realizza risultati
di ben più basso profilo. In particolare, ella si duole
che il Ministro abbia abbandonato gli obiettivi più volte
enunciati di promuovere i giovani e di adottare criteri meritocratici.
Si augura pertanto che la replica del Ministro apra nuovi scenari
e consenta una prosecuzione dei lavori che risponda più
adeguatamente alle attese del settore.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.
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