|
SENATO DELLA REPUBBLICA
ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI
(7ª)
MERCOLEDÌ 29 GIUGNO 2005
400ª Seduta
Presidenza del Presidente
ASCIUTTI
Interviene il vice ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca Ricevuto.
La seduta inizia alle ore 15.
IN SEDE REFERENTE
(3497) Nuove disposizioni concernenti i professori ed i ricercatori
universitari e delega al Governo per il riordino del reclutamento
dei professori universitari, approvato dalla Camera dei deputati
(604) TESSITORE ed altri. - Modifiche alla legge
3 luglio 1998, n. 210, recante norme per il reclutamento dei ricercatori
e dei professori universitari di ruolo
(692) COMPAGNA. - Istituzione della terza fascia
del ruolo dei professori universitari e altre norme in materia
di ordinamento delle università
(850) EUFEMI ed altri. - Disposizioni urgenti sulla
docenza universitaria
(946) ASCIUTTI ed altri. - Nuovi doveri e nuovi
diritti dei professori universitari
(1091) GABURRO ed altri. - Norme in materia di
concorsi per professori universitari
(1137) BUCCIERO. - Norme in materia di nomina a
professore universitario associato
(1150) Tommaso SODANO ed altri. - Provvedimenti
urgenti per l'istituzione della terza fascia docente
(1163) FRAU. - Modifica all' articolo 1 della legge
14 gennaio 1999, n. 4, in materia di riconoscimento ai tecnici
laureati vincitori di concorso della qualifica di ricercatore
universitario confermato
(1416) TESSITORE ed altri. - Norme sullo stato
giuridico della docenza universitaria
(1764) CUTRUFO. - Inquadramento dei ricercatori
universitari nel ruolo di professore associato di seconda fascia
(1920) VALDITARA ed altri. - Disposizioni recanti
modificazioni allo stato giuridico dei professori, trasformazione
del ruolo dei ricercatori universitari e istituzione del ricercatore
universitario a contratto
(2827) TATO' e DANZI. - Norme in materia di idoneità
a professore associato
(2856) BUCCIERO e SPECCHIA. - Norme interpretative
dell' articolo 24, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica
11 luglio 1980, n. 382, e dell' articolo 16 del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 503, in materia di ulteriore permanenza in
servizio nel ruolo di professore universitario
(3127) TATO'. - Norme in materia di idoneità
e inquadramento nel ruolo di professore associato
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta
notturna di ieri.
Nella discussione generale ha la parola il senatore
VALDITARA (AN), il quale sottolinea anzitutto come la necessità
di una riforma dello stato giuridico della docenza universitaria
sia condivisa da più parti, come testimonia del resto anche
il documento conclusivo dell'affare assegnato in materia di università.
Con riferimento ai principali punti finora emersi
nel dibattito, egli si sofferma anzitutto sulla previsione di
un sistema concorsuale basato su idoneità scientifiche
nazionali, che ha come presupposto una valutazione negativa nei
confronti della riforma introdotta nel 1998, del resto riconosciuta
dallo stesso senatore Tessitore in sede di esame dell'affare assegnato
in materia di università. Nella risoluzione conclusiva
dello stesso, fra le soluzioni prefigurate vi era infatti anche
quella relativa alla lista nazionale di idonei, con una maggiorazione
rispetto ai posti messi a concorso.
Dopo aver ricordato che anche il senatore Monticone,
nel corso del dibattito, si è espresso in senso favorevole
al sistema delle idoneità nazionali, sottolinea poi che
gli stessi dati disponibili sul reclutamento universitario confermano
la necessità di un intervento in tale direzione, atteso
che - rispetto alle attuali modalità procedurali - il concorso
nazionale garantisce un maggior coinvolgimento dell'accademia
e una maggiore e più ampia competizione.
Rimarca inoltre l'importanza di assicurare una
stretta relazione fra il mondo delle imprese e quello delle università,
con particolare riferimento alla promozione della ricerca applicata,
nonché adeguati incentivi nei confronti di chi svolge attività
di ricerca e didattica di qualità.
È altresì da accogliere con favore
- prosegue il senatore - la scelta di rendere maggiormente flessibile
l'accesso alla carriera universitaria, onde evitare fenomeni di
cristallizzazione delle posizioni di ingresso. La flessibilità
nell'accesso al mercato del lavoro è, del resto, ormai
condivisa ovunque.
Il percorso universitario, mirato in ultima istanza
alla formazione di validi docenti, deve infatti stimolare la ricerca
senza lasciar prevalere posizioni protette; ciò, secondo
una logica diffusa nel mondo occidentale, come testimonia l'ampio
ricorso a contratti a tempo determinato in Francia (pari al 40,2
per cento del totale), in Germania (pari al 72,5 per cento), nel
Regno Unito (pari al 51,9 per cento), nonché in Spagna
(pari al 44,5 per cento).
Respinge indi le critiche rivolte al ventilato
precariato nel quale si troverebbero gli attuali ricercatori,
che - ricorda - godono invece di un contratto a tempo indeterminato.
Quanto alle preoccupazioni per la posizione dei
ricercatori a contratto, egli rileva che non si tratta certo di
lavoro impiegatizio, bensì di grande responsabilità,
che non può prescindere da una selezione severa.
Piuttosto, il disegno di legge lancia un chiaro
segnale riguardo alla necessità di riconoscere adeguate
risorse economiche agli stessi, affermando che la loro retribuzione
dovrà essere pari a quella corrisposta agli attuali ricercatori.
Il senatore richiama altresì l'importanza
di assicurare meccanismi di valutazione, che peraltro a suo avviso
dovrebbero riguardare più il sistema nel suo complesso
che i singoli docenti.
Ricorda poi che il Gruppo Alleanza Nazionale è
contrario ad ogni ipotesi di introduzione di una terza fascia
di docenza, che - oltre a determinare, con l'assunzione di oltre
20.000 ricercatori, un blocco per l'ingresso di giovani nel mondo
universitario - finirebbe con l'attribuire il titolo di professore
anche a coloro che non sono in possesso di adeguata maturità
scientifica. Ciò rischierebbe, a suo avviso, di prefigurare
una sostanziale equiparazione fra gli insegnanti di scuola ed
i professori universitari, mentre questi ultimi non possono prescindere
dallo svolgimento di attività di ricerca.
Risulta poi prioritario, egli osserva, che il riordino
dello stato giuridico avvenga nell'ottica della valorizzazione
dell'autonomia dell'università, senza tuttavia cedere a
pressioni clientelari.
Rileva inoltre che il provvedimento governativo,
a seguito dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, si caratterizza
per una triplice prospettiva: una prima che definisce rigorosa,
una seconda attenta alle istanze particolari e una terza più
vicina alle posizioni delle forze di opposizione, con particolare
riferimento ai temi della valutazione e dei concorsi.
Quanto al sistema di valutazione, egli giudica
negativamente l'attuale formulazione dell'articolo 2, che prefigura
a suo giudizio un controllo repressivo e rischia di favorire dei
veri e propri "regolamenti di conti" nel settore: ad
esempio, l'eventuale sospensione dal servizio del docente evoca
soluzioni applicate in passato, che dovrebbero essere evitate.
Di contro, suggerisce una valutazione del sistema
universitario che, in un'ottica liberale, demandi ai singoli atenei
la previsione di specifici incentivi nei confronti dei professori
che si distinguono nell'attività di ricerca e di didattica.
Con specifico riferimento alla didattica, il senatore giudica
peraltro indispensabile che la relativa valutazione sia svolta
a livello locale e abbia riguardo ai singoli professori.
Passando alle procedure di reclutamento, egli invita
a modificare la formulazione determinata dall'accoglimento alla
Camera di un emendamento dell'opposizione che - inserendo in una
cornice nazionale il riferimento a procedure concorsuali indette
dai singoli atenei - rappresenta un passo indietro rispetto alla
versione originaria del provvedimento e alle conclusioni definite
nel richiamato documento conclusivo sull'affare assegnato.
Dopo aver ribadito i principali punti di forza
recati nel disegno di legge governativo, il senatore si sofferma
indi sugli ambiti che richiedono invece interventi migliorativi.
Al riguardo, non condivide i contenuti dell'articolo
4, comma 11, che denota la prevalenza di elementi clientelari,
prevedendo l'attribuzione del titolo di professore aggregato anche
a prescindere dall'effettivo svolgimento di attività di
insegnamento.
Inoltre, esprime perplessità in merito al
meccanismo di sorteggio per la formazione delle commissioni di
valutazione comparativa, che del resto ripropone una soluzione
già sperimentata in passato con esiti non positivi.
Quanto al sistema di valutazione della ricerca,
il senatore - dopo essersi richiamato alle considerazioni già
svolte - suggerisce di eliminare ogni riferimento al periodo di
otto anni, trascorso il quale - in caso di mancata richiesta di
valutazione - il professore interessato è sospeso dall'impiego.
Vanno al contempo rafforzati, egli rileva, meccanismi
di incentivazione e premio, in luogo di misure penalizzanti, senza
tuttavia trascurare la necessaria serietà nella valutazione
didattica.
Relativamente all'impegno orario dei docenti universitari,
il senatore suggerisce invece che - pur rispettando il vincolo
delle 350 ore annue di didattica complessive - sia demandata agli
atenei la definizione del numero di ore da dedicare alla didattica
frontale. Nell'ambito dell'impegno orario complessivo, occorrerebbe
peraltro ricomprendere anche i compiti organizzativi, richiamati
all'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica n.
382 del 1980.
Quanto alla delibera di chiamata - diretta a definire,
ai sensi dell'articolo 4, comma 1, secondo periodo, le condizioni
fondamentali del rapporto giuridico con i professori assunti -
il senatore paventa il rischio di una eccessiva discrezionalità
che determini trattamenti diversificati fra atenei.
Con riferimento all'articolo 4, comma 6, volto
a definire la figura dei ricercatori a contratto, egli ribadisce
che si tratta di una soluzione condivisibile; richiama tuttavia
la necessità di riporre attenzione a quanto previsto dalla
giurisprudenza della Corte costituzionale, con riguardo al rischio
che si determinino soluzioni di stabilizzazione.
Il senatore suggerisce poi di espungere dal testo
il riferimento alla quota aggiuntiva, pari all'1 per cento rispetto
al contingente ordinario, riservata ai tecnici laureati.
Giudica inoltre opportuno precisare, all'articolo
4, comma 8, che l'apposita indennità sia senz'altro attribuita
a coloro che sono impegnati in attività di tempo pieno,
senza soggiacere a margini di eventualità.
Esprime altresì un orientamento contrario
nei confronti della riduzione e accorpamento dei settori scientifico-disciplinari,
prevista all'articolo 3, comma 1, lettera b), che risulterebbe
in contrasto con la tradizione universitaria.
Fra gli ulteriori suggerimenti, il senatore auspica
l'espunzione del riferimento ai ricercatori all'articolo 4, comma
12, atteso che il loro ruolo è posto ad esaurimento e pertanto
non risulta chiaro verso quale regime dovrebbero optare.
Relativamente al trattamento retributivo riservato
ai ricercatori assunti con contratto a tempo determinato, attualmente
previsto pari a quello degli attuali ricercatori, ritiene invece
che dovrebbe essere commisurato, nella misura del 70 per cento,
a quello dei professori associati.
Nel soffermarsi sulle altre questioni emerse nel
dibattito, egli esprime contrarietà nei confronti dell'ipotesi
- sostenuta fra gli altri dal senatore Modica - dell'idoneità
aperta, ricordando in proposito che, quando nel corso dell'esame
presso la Commissione cultura della Camera il relatore la propose,
vi fu una reazione contraria da parte di molti operatori del settore,
ivi compresa la CRUI.
Quanto ai ricercatori a tempo determinato, respinge
le critiche in ordine a una loro precarietà, atteso che
invece proprio l'assenza di un limite ai rinnovi triennali dei
contratti assicura loro una sostanziale stabilità, demandata
all'autonomia universitaria. Del resto, si tratta di una figura
che, oltre ad essere presente in altri ordinamenti universitari,
era già stata voluta dall'allora ministro Zecchino.
Al riguardo, ritiene che le critiche rivolte a
detta figura rispondono ad una logica di Stato assistenziale,
generata a seguito delle politiche, invero discutibili, di ispirazione
comunista adottate a partire dagli anni Settanta.
Avviandosi a concludere, prosegue il senatore,
il Gruppo Alleanza Nazionale ritiene imprescindibili alcune modifiche
dirette a migliorare il disegno di legge, anche al fine di espungere
ogni elemento autoreferenziale del sistema, sostenuto dal blocco
conservatore. In particolare, giudica singolari le reazioni da
parte degli atenei, tanto più che la maggioranza delle
richieste dei rettori (alcuni dei quali si sono dichiarati favorevoli
alla figura del ricercatore a contratto) sono state recepite nel
testo. Al riguardo, ricorda infine che la responsabilità
dell'intervento legislativo è demandata al Parlamento,
che sarà poi chiamato a risponderne dinanzi agli elettori.
Il senatore TATO' (AN) si sofferma principalmente
sull'articolo 3, comma 1, lettera d), del disegno di legge n.
3497, che - nelle prime quattro tornate dei giudizi di idoneità
per la fascia dei professori associati - riserva una quota aggiuntiva
del 15 per cento ai professori incaricati stabilizzati e ai ricercatori
confermati. Al riguardo, ricorda di aver a sua volta presentato
due disegni di legge (atti Senato n. 2827 e 3127), correttamente
abbinati per materia, volti a porre rimedio all'ingiusta penalizzazione
dei ricercatori universitari confermati ex medici interni, ex
contrattisti ed ex borsisti, esclusi, ai sensi del decreto del
Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, dai bandi di concorso.
A seguito di ricorsi al TAR, nel 1986 la Corte costituzionale
ha invece dichiarato che essi avevano titolo a partecipare ai
giudizi di idoneità. Si è così ancora una
volta verificata l'iniqua esclusione dal diritto di coloro che
hanno rispettato la legge e non hanno presentato ricorso.
Le norme proposte con i suoi disegni di legge,
che egli auspica siano recepite nel disegno di legge n. 3497,
comportano peraltro qualche onere. Si tratta tuttavia di poca
cosa, atteso che tali ricercatori confermati hanno ormai 15-20
anni di anzianità di servizio, cui deve aggiungersi il
riscatto di 6 anni di laurea, 2 anni di specializzazione ed eventualmente
il servizio militare. Inoltre, qualora entrassero nella fascia
dei professori associati, resterebbero a lungo senza aumenti stipendiali,
fin quasi alle soglie del pensionamento.
Preannuncia pertanto fin d'ora la presentazione
di emendamenti volti a trasferire tali disposizioni nel disegno
di legge n. 3497, al fine di sanare una ingiustizia che si protrae
ormai da troppo tempo.
Il senatore DALLA CHIESA (Mar-DL-U) dichiara anzitutto
di non ritenere che l'università italiana si caratterizzi
per particolari livelli di eccellenza. Lo stesso premier inglese
Blair ha del resto riconosciuto di recente la regressione comparata
del sistema universitario europeo rispetto ad altre realtà
ben più avanzate e, in tale contesto, l'Italia non fa a
suo giudizio eccezione.
In particolare, risulta drammaticamente assente
ogni forma di valutazione, benché alcuni atenei abbiano
saputo offrire una buona immagine di sé. Resta tuttavia
l'estrema difficoltà che gli studenti incontrano nel processo
di apprendimento superiore, anche a causa di un corpo docente
non certo virtuoso.
Peraltro, egli ritiene che le soluzioni offerte
dal disegno di legge n. 3497 si pongano in netto contrasto con
gli obiettivi meritocratici più volte proclamati dal Governo
di Centro-destra.
Riferendosi specificamente all'attribuzione indiscriminata
del titolo di professore aggregato ad una sterminata platea di
soggetti a vario titolo operanti nel mondo universitario, osserva
che ciò finisce per prescindere completamente dall'attività
scientifica e didattica svolta, contrastando con ogni intento
di valorizzazione del merito.
Né può essere certamente rimesso
al cittadino o all'utente il compito di discernere fra diverse
categorie di docenti universitari.
Quanto poi alla scelta di limitare a sei anni il
periodo di formazione che precede l'accesso alla docenza, egli
si dichiara nettamente contrario giudicandolo senz'altro insufficiente.
Ricordando analoga battaglia combattuta nella scorsa
legislatura nei confronti di esponenti dell'allora maggioranza
di Governo, cui pure egli apparteneva, si appella pertanto a tutti
coloro che contrastano questa riforma, anche nell'ambito dell'attuale
maggioranza, affinché essa sia arrestata prima di provocare
effetti devastanti nel sistema universitario.
Il senatore TONINI (DS-U) ritiene che la riforma
dello stato giuridico della docenza universitaria investa un settore
strategico per ogni società moderna. Il disegno di legge
n. 3497 risulta tuttavia a suo giudizio deludente, sia per ragioni
di merito che per ragioni di metodo.
Ritiene peraltro che sia una costante di questo
Governo far seguire a grandi ambizioni solo piccoli aggiustamenti,
che provocano tuttavia forti animosità nei comparti interessati.
Nel caso specifico, egli ricorda i proclami che
hanno preceduto la riforma, in parte anche condivisibili laddove
sollecitavano uno sviluppo di qualità del Paese correlato
ad un suo progresso civile e culturale. Indi, rammenta, sono insorti
i conflitti con il sistema universitario ed il provvedimento che
giunge ora all'esame del Senato ha ridotto di molto la sua portata
innovativa, pur rischiando di costare molto alla maggioranza in
termini di consensi.
A fronte di tanta pervicacia, l'opposizione non
può evidentemente che tentare in ogni modo di arrestare
il processo riformatore, invitando nel contempo la maggioranza
a cambiare metodo.
Al di là dei contenuti, è del resto
in gioco il funzionamento del sistema democratico.
In un ordinamento politico bipolare, che consente
ai cittadini di scegliere un governo di legislatura, occorre infatti
porre particolare attenzione ed evitare che questa scelta svuoti
la funzione del Parlamento, circoscrivendone il ruolo alla mera
ratifica di provvedimenti governativi "blindati".
Al contrario, proprio in un sistema bipolare, dovrebbe
essere esaltata la funzione del Parlamento quale luogo di sintesi
politiche costruttive, il più possibile condivise nella
società e i cui risultati vadano oltre i ritmi dell'alternanza
politica. Ciò, tanto più su temi quali la giustizia,
la scuola, l'università, che rappresentano le fondamenta
stesse della convivenza civile.
Proprio in materia di scuola e università,
il Governo di Centro-destra ha invece sin dall'inizio ostentatamente
azzerato quanto era stato fatto nella scorsa legislatura, sicchè
il mondo della formazione si trova ancora oggi in una situazione
di incertezza, con riforme ancora in itinere e a rischio di un
nuovo azzeramento in caso di ulteriore alternanza alla guida del
Paese.
Si tratta tuttavia di un pendolarismo ingiusto,
che nega serenità e prospettive di lungo periodo ad un
settore particolarmente strategico.
Egli avanza quindi quattro richieste di approfondimento,
a partire dai temi della valutazione su cui ritiene possibile
una convergenza culturale prima ancora che legislativa. Si tratta
infatti di una questione a suo avviso cruciale, che anche il passato
Governo di Centro-sinistra aveva posto al centro dell'attenzione.
Inoltre, ritiene indispensabile una riflessione
sui meccanismi più idonei per assicurare il rinnovamento
generazionale delle università, anche nella prospettiva
dei prossimi pensionamenti. Ciò, nell'ottica di superare
la cronicità del fenomeno del precariato.
Quanto all'autonomia universitaria, egli rileva
un rischio di neo-centralismo, che potrebbe trasmettere un segnale
assai negativo nella delicata fase di transizione in atto. Invoca
peraltro, anche in questo caso, una pausa di riflessione.
Infine, ritiene centrale un confronto sulle risorse
onde chiarire in modo inequivocabile l'impegno strategico nel
settore, che il testo attuale del disegno di legge n. 3497 sembra
invece disconoscere.
Conclude negando ogni intento ostruzionistico,
ma sollecitando al contrario uno sforzo comune verso una riforma
condivisa che possa durare nel tempo, a prescindere dalle possibili
alternanze di Governo.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi
rinviato. |