|
SENATO DELLA REPUBBLICA
ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI
(7ª)
MARTEDÌ 28 GIUGNO 2005
398ª Seduta (notturna)
Presidenza del Presidente
ASCIUTTI
Interviene il vice ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca Ricevuto.
La seduta inizia alle ore 20,40.
IN SEDE REFERENTE
(3497) Nuove disposizioni concernenti i professori ed i ricercatori
universitari e delega al Governo per il riordino del reclutamento
dei professori universitari, approvato dalla Camera dei deputati
(604) TESSITORE ed altri. - Modifiche alla legge
3 luglio 1998, n. 210, recante norme per il reclutamento dei ricercatori
e dei professori universitari di ruolo
(692) COMPAGNA. - Istituzione della terza fascia
del ruolo dei professori universitari e altre norme in materia
di ordinamento delle università
(850) EUFEMI ed altri. - Disposizioni urgenti sulla
docenza universitaria
(946) ASCIUTTI ed altri. - Nuovi doveri e nuovi
diritti dei professori universitari
(1091) GABURRO ed altri. - Norme in materia di
concorsi per professori universitari
(1137) BUCCIERO. - Norme in materia di nomina a
professore universitario associato
(1150) Tommaso SODANO ed altri. - Provvedimenti
urgenti per l'istituzione della terza fascia docente
(1163) FRAU. - Modifica all' articolo 1 della legge
14 gennaio 1999, n. 4, in materia di riconoscimento ai tecnici
laureati vincitori di concorso della qualifica di ricercatore
universitario confermato
(1416) TESSITORE ed altri. - Norme sullo stato
giuridico della docenza universitaria
(1764) CUTRUFO. - Inquadramento dei ricercatori
universitari nel ruolo di professore associato di seconda fascia
(1920) VALDITARA ed altri. - Disposizioni recanti
modificazioni allo stato giuridico dei professori, trasformazione
del ruolo dei ricercatori universitari e istituzione del ricercatore
universitario a contratto
(2827) TATO' e DANZI. - Norme in materia di idoneità
a professore associato
(2856) BUCCIERO e SPECCHIA. - Norme interpretative
dell' articolo 24, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica
11 luglio 1980, n. 382, e dell' articolo 16 del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 503, in materia di ulteriore permanenza in
servizio nel ruolo di professore universitario
(3127) TATO'. - Norme in materia di idoneità
e inquadramento nel ruolo di professore associato
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta
pomeridiana, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - era
stata avviata la discussione generale.
La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U), intervenendo
sulle modalità di svolgimento dell'esame degli atti in
titolo, deplora l'assenza del rappresentante del Governo e chiede
di sapere se la seduta notturna di domani sarà confermata,
attesa la sua concomitanza con altri impegni politici.
Il presidente relatore ASCIUTTI (FI), dopo aver
precisato che la presenza del Governo non è indispensabile
per l'esame in sede referente, rivolge il benvenuto al vice ministro
Ricevuto, nel frattempo intervenuto ai lavori della Commissione.
Quanto alla seduta convocata per domani alle ore
20,30, essa resta al momento confermata, salvo un'eventuale diversa
determinazione al termine della seduta pomeridiana di domani.
La senatrice ACCIARINI (DS-U), riservandosi di
intervenire nel merito del provvedimento nel corso della presente
seduta, conferma anzitutto la disponibilità del suo Gruppo
ad assicurare il corretto svolgimento dei lavori della Commissione.
Stigmatizza tuttavia l'assenza dei senatori della
maggioranza, che risulta incoerente con le affermazioni rese in
merito all'importanza del provvedimento.
Tale disimpegno, nonché l'eccessiva compressione
dei tempi per la conclusione della discussione generale, dimostrano,
a suo avviso, con chiarezza che il disegno di legge approvato
dalla Camera dei deputati e fortemente voluto dal Governo non
è evidentemente condiviso dalla maggioranza.
Il presidente relatore ASCIUTTI (FI) precisa che
nel corso dell'odierna seduta non vi sono iscritti a parlare appartenenti
ai Gruppi di maggioranza.
Nella discussione generale ha indi la parola il
senatore paolo BRUTTI (DS-U), il quale sollecita anzitutto una
discussione approfondita sul disegno di legge governativo accolto
dall'altro ramo del Parlamento.
Con particolare riferimento all'articolo 2, comma
1, egli stigmatizza la sovrapposizione di concetti, giudicando
incomprensibile che l'attività di valutazione si svolga
nell'ambito di un sistema nazionale, che attualmente è
inesistente, né viene definito nel provvedimento. Giudica
altresì oscuro il riferimento alle valutazioni che le singole
università effettuano nei confronti dei propri professori.
Sempre con riferimento al sistema di valutazione,
egli deplora inoltre l'inclusione, fra gli elementi di valutazione
recati all'articolo 2, comma 1, lettera b), di requisiti, come
ad esempio la capacità comunicativa, che contrastano con
il principio di libertà e autonomia dell'insegnamento.
Reputa poi contraddittoria la previsione, recata
alla lettera d), secondo cui la valutazione viene effettuata sulla
base di procedure stabilite con decreto ministeriale.
Passando a considerare le norme di delega legislativa
in materia di reclutamento dei professori universitari, contemplate
all'articolo 3, giudica anzitutto singolare la circostanza che
esse risultino talvolta così dettagliate, da non rappresentare
certo principi e criteri direttivi.
Inoltre, stigmatizza la previsione, recata al successivo
comma 2, secondo cui dalla data di entrata in vigore della legge
potranno essere banditi esclusivamente concorsi sulla base della
nuova disciplina che sarà definita dai decreti legislativi,
determinando nel frattempo una vera e propria paralisi nelle procedure
di reclutamento.
Giudica altresì contraddittoria la disposizione,
recata al comma 1, lettera a), punto 3, che esclude - fra i componenti
delle commissioni di valutazione comparativa - i docenti appartenenti
all'ateneo che ha bandito la prova concorsuale, atteso che invece
la competenza a bandire dette prove è demandata al Ministero.
Deplora poi il ricorso alle quote di riserva definite
alle lettere c), d) ed e), che ripropongono soluzioni già
sperimentate negativamente in passato.
Quanto al riordino dello stato giuridico dei docenti
universitari, pur ritenendolo necessario, critica i contenuti
recati all'articolo 4. Nello specifico, esprime perplessità
per la figura di professore straordinario, istituito ai fini della
partecipazione a programmi di ricerca, ed in particolare per la
previsione della possibilità di partecipare ad eventuali
utili derivanti dalla sua attività, che non trova analoga
corrispondenza nelle altre figure docenti.
Giudica poi singolare la scelta di inserire, all'interno
del medesimo comma, la disposizione secondo cui solo i possessori
dell'idoneità nazionale possono far parte delle commissioni
per la valutazione comparativa. Né condivide i contenuti
recati al comma 6, che consente agli atenei di stipulare contratti
a tempo determinato per lo svolgimento di attività di ricerca
e di didattica integrativa, definendo così una sorta di
quarto livello della docenza. Ciò, tanto più in
considerazione della durata (triennale) del rapporto di lavoro,
rinnovabile senza limiti temporali, che obbliga i titolari ad
assoggettarsi ogni tre anni ad apposito giudizio finalizzato al
rinnovo, senza che quindi sia assicurata loro la necessaria autonomia.
Quanto alla figura del professore aggregato, disciplinata
al comma 11, lamenta che essa rappresenta una terza fascia di
docenza aperta a così tante categorie da determinare una
base della piramide estremamente pletorica, che finirà
con l'impedire l'accesso dei giovani nel mondo universitario,
compresi i titolari dei richiamati contratti triennali. Oltretutto,
non è chiaro se al professore aggregato si richieda o meno
un impegno a tempo pieno.
Esprime indi la propria contrarietà nei
confronti delle disposizioni sul limite massimo di età
per il collocamento al riposo, che non prevedono una disciplina
uniforme tra le diverse categorie della docenza.
E' altresì singolare, egli prosegue, che
il comma 12 stabilisca il diritto di opzione per il regime definito
all'articolo 4 per i docenti attualmente in servizio.
Conclude auspicando profonde modifiche ad un testo
che definisce confuso e inidoneo a garantire alcuna prospettiva
di accesso per i giovani alle università.
Il senatore CAVALLARO (Mar-DL-U) giudica anzitutto
necessario un intervento di riordino della docenza universitaria,
a fronte della sclerosi che caratterizza il sistema, dovuta -
fra l'altro - alla polverizzazione dei corsi universitari e alla
sostanziale licealizzazione degli stessi. A fronte di tali criticità,
ritiene tuttavia che il disegno di legge approvato dall'altro
ramo del Parlamento sia del tutto inadeguato.
In primo luogo, egli stigmatizza l'assenza di disposizioni
di principio in materia di libertà ed autonomia della funzione
docente, peraltro previste nel testo che la Commissione cultura
della Camera aveva approvato e successivamente soppresse nel corso
dell'esame in Aula. Viene così a mancare la definizione
del modello di università entro cui i docenti sono chiamati
ad esercitare le proprie funzioni.
L'attuale articolo 1, recante diritti e doveri
dei professori universitari, reca invece norme burocratiche, di
dubbia costituzionalità, oltre che poco chiare.
Nel giudicare importante introdurre un moderno
modello di valutazione, basato su un'autorità indipendente,
critica i contenuti dell'articolo 2, che affida di contro al Ministero
l'attività di valutazione della didattica e della ricerca.
Né appare a suo avviso convincente la previsione
secondo cui, nel caso di valutazione negativa o di mancata richiesta
di valutazione, il professore interessato sia sospeso dall'impiego,
determinando così un vero e proprio limbo.
Quanto alle norme di delega per il riordino del
reclutamento, pur non ritenendo errata la scelta di procedere
a livello nazionale, giudica tuttavia discutibile, fra l'altro,
il ricorso alle quote di riserva per determinate categorie che,
oltre ad essere di dubbia costituzionalità, finisce con
lo sbarrare l'accesso alla carriera universitaria per i più
giovani.
Relativamente al riordino dello stato giuridico
dei docenti, conviene con le critiche mosse alla figura del professore
straordinario, atteso che - non essendo richiesta l'idoneità
nazionale - essa si configura come un canale alternativo di accesso
alla docenza che crea le premesse per futuri interventi di stabilizzazione.
Non sono altresì, a suo giudizio, immuni
da critiche le disposizioni, recate al comma 6, che consentono
la sottoscrizione di contratti triennali a tempo determinato senza
limiti di proroga.
Relativamente al professore aggregato, che giudica
un vero e proprio terzo livello della docenza, atteso che ad esso
viene attribuita la titolarità di corsi, critica la circostanza
che una volta concluse le procedure di reclutamento di tali figure,
i giovani non avranno più spazio per entrare nel mondo
universitario.
Dopo aver stigmatizzato il riferimento all'assenza
di oneri finanziari derivanti dal provvedimento in esame, conclude
ribadendo la necessità di una radicale modifica del testo.
La senatrice DATO (Mar-DL-U) sottolinea anzitutto
come proprio l'audizione della CRUI, svoltasi in sede di Ufficio
di Presidenza, conferma le preoccupazioni per il futuro dell'università
italiana qualora il disegno di legge accolto alla Camera dei deputati
venisse approvato. La Conferenza ha infatti rilevato che il provvedimento
non persegue neanche le finalità per le quali esso era
stato voluto, come ad esempio il principio meritocratico, incoraggia
la fuga dei cervelli e rischia di determinare il blocco della
docenza universitaria a seguito dell'indisponibilità dei
ricercatori a svolgere attività didattica.
Con particolare riferimento al professore aggregato,
ella stigmatizza che esso - rappresentando una mera sanatoria
di figure del tutto eterogenee - si pone in contrasto con i principi
meritocratici. In proposito, tiene a precisare che sarebbe stato
invece auspicabile assicurare un effettivo riconoscimento per
l'attività di docenza dei ricercatori che, come noto, svolgono
da anni un ruolo centrale all'interno degli atenei.
Assimilare ad essi altre figure, peraltro importanti
nel loro ambito, come ad esempio i tecnici laureati, che non possono
vantare una altrettanto valida competenza scientifica, rappresenta
a suo avviso un elemento che inficia la qualità della docenza.
Né va dimenticato, ella prosegue, che in
questo modo gli atenei saranno chiamati a coprire diversamente
le funzioni attualmente svolte da talune professionalità,
ad esempio i tecnici laureati, che diverranno professori aggregati.
Ciò imporrà evidentemente degli oneri
a carico delle università e, in proposito, giudica incomprensibile
la previsione, recata all'articolo 6, secondo la quale dal riordino
non deriveranno maggiori oneri per la finanza pubblica. Oltretutto,
giudicherebbe anomalo non prevedere un adeguamento delle attuali
retribuzioni, una volta che le richiamate professionalità
ricopriranno le funzioni di professore aggregato.
A conferma dell'irragionevolezza e dell'incoerenza
del testo, che invece richiederebbe ben altra attenzione attesa
la rilevanza dell'istituzione universitaria per lo sviluppo del
Paese, ella cita la circostanza che ai professori aggregati non
viene chiesto di superare alcuna prova concorsuale, essendo sufficiente
una valutazione da parte degli atenei.
Il provvedimento, ella prosegue, allontana i giovani
dall'università, atteso che a questi ultimi viene prospettata
una sostanziale precarizzazione, attraverso contratti di diritto
privato a tempo determinato, di durata triennale e rinnovabili.
Ciò determinerà inevitabilmente una fuga dei migliori
verso altri settori o all'estero. Al riguardo, osserva che occorrerebbe
invece assicurare all'università l'apporto dei giovani,
tanto più che i principali contributi scientifici - come
è noto - sono forniti prima del compimento dei trent'anni.
La senatrice MANIERI (Misto-SDI-US) ribadisce
anzitutto l'opinione - già espressa in sede di discussione
del calendario dei lavori per l'esame degli atti in titolo - che
il riordino dell'università rappresenta un settore particolarmente
delicato per il quale non si può prescindere da un costruttivo
dialogo tra maggioranza e opposizione.
In proposito, ella esprime il proprio convincimento
che in una democrazia sana vi siano ambiti di intervento che,
per la loro rilevanza strategica, necessitino di una disciplina
sulla base di ampie convergenze, affinché essa sia destinata
a durare al di là della legislatura nella quale è
adottata. In caso contrario, prosegue, si finisce infatti con
lo screditare il lavoro parlamentare agli occhi del Paese.
La senatrice critica poi la scelta di procedere
alla riforma del sistema universitario proprio nel periodo conclusivo
della legislatura, quando evidentemente si avvicinano le fasi
della campagna elettorale.
Entrando nel merito del provvedimento accolto dall'altro
ramo del Parlamento, ella deplora la mancanza di un modello di
università, entro cui i docenti sono chiamati ad operare,
nonché di una soluzione agli elementi patologici che si
intendono correggere.
A fronte della retorica ministeriale basata sull'enunciazione
di importanti obiettivi di riordino, ella stigmatizza l'inadeguatezza
e l'assenza di respiro del disegno di legge governativo.
Con particolare riferimento alla riforma del reclutamento
della docenza, la senatrice lamenta per un tassello così
fondamentale del riordino dell'università si sia proceduto
prescindendo dalla definizione del modello universitario di riferimento
e del sistema di regole per il Paese.
Di contro, il disegno di legge n. 946 del presidente
Asciutti, nel definire i diritti e i doveri dei docenti, nonché
inquadrando la docenza nell'ambito della missione universitaria
rivolta agli studenti, alla ricerca e all'alta formazione, si
distingue per tutt'altro respiro.
Un intervento mirato solo ai docenti non può
invece non dar spazio alle spinte corporative. In proposito, giudica
peraltro singolare che il provvedimento governativo, così
come modificato nel corso dell'esame alla Camera, non soddisfi
neanche gli interessi delle nicchie di conservazione, che pure
si vorrebbero tutelare, oltre che le punte avanzate degli atenei.
Quanto al ripristino delle procedure concorsuali
a livello nazionale, la senatrice ritiene importante ricordare
che la legge n. 210 del 1998, originariamente volta a coniugare
la selezione nazionale con l'autonomia delle università,
venne approvata all'unanimità dalla Camera, che peraltro
aveva sensibilmente modificato il testo precedentemente accolto
dal Senato. Quell'intervento creò tuttavia divisioni all'interno
dell'allora maggioranza, mentre fu condiviso da alcune forze allora
all'opposizione.
Dopo aver dichiarato di non comprendere pertanto
a quale logica ubbidiscano spesso le maggioranze, ella esprime
comunque la propria consapevolezza che la riforma del reclutamento
del 1998 deve essere modificata, onde definire l'equilibrio -
ora precario - tra l'autonomia degli atenei e l'autorità
scientifica nazionale. L'autonomia universitaria deve infatti,
ella prosegue, essere salvaguardata senza tuttavia lasciare spazio
a localismi deteriori.
Ciò premesso, il provvedimento governativo
affronta in modo a suo avviso insoddisfacente la questione, spostando
nuovamente il pendolo a favore del centralismo nazionale, nel
tentativo di ridare credibilità alle procedure di reclutamento
fortemente minate a seguito degli episodi che hanno coinvolto
la magistratura.
Con riferimento ai ricercatori, stigmatizza indi
la scelta di sopprimerne il ruolo e attribuire l'attività
di ricerca a figure a contratto, senza alcuna prospettiva.
Ella conclude esprimendo perplessità per
la scelta di consentire ai possessori dell'idoneità scientifica
la partecipazione ai concorsi per la dirigenza pubblica, che rischia
di divenire così il ricettacolo per la sistemazione dei
precari nell'ottica di una politica per il personale deleteria
per il Paese.
Il senatore TESSITORE (DS-U) stigmatizza la scarsa
partecipazione della maggioranza all'esame dei provvedimenti in
titolo, esprimendo in particolare disappunto per la circostanza
che verosimilmente i senatori ora assenti verranno - tra qualche
giorno - fuggevolmente a votare sull'avvenire dei nostri giovani,
senza aver partecipato alla discussione.
In una breve interruzione, il senatore FAVARO
(FI) fa presente che il suo Gruppo non fa mancare il proprio apporto
al dibattito.
Il senatore TESSITORE (DS-U) dichiara indi il
proprio sconforto nei confronti del disegno di legge governativo,
così come approvato dalla Camera, tanto più a seguito
della posizione espressa dalla CRUI nel corso dell'audizione svoltasi
questa mattina in sede di Ufficio di Presidenza.
Né sottace la propria indignazione nei confronti
della scelta, che definisce irragionevole, di comprimere il dibattito.
In proposito, nel ricordare che la storia dell'università
italiana si basa del resto su poche riforme, molte discussioni
e troppi regolamenti ministeriali, esprime di contro il proprio
convincimento che in materie così delicate occorre rispettare
la pluralità delle opinioni, onde definire una riforma
dell'università che sia di tutti.
Al riguardo, osserva che l'università non
è certo assimilabile ad un'azienda di famiglia, che possa
essere diretta con indifferenza nei confronti delle opinioni diverse
dalla propria, comprese quelle degli operatori del settore.
Giudica al contempo irragionevole l'adozione di
un provvedimento a suo avviso, clientelare ed elettoralistico,
che certo non può essere scambiato per una riforma organica.
Di fronte allo sfaldamento delle istituzioni a
cui si sta assistendo, il senatore ritiene invece che non si possa
accettare che ogni maggioranza si senta libera di stravolgere
ciò che è stato prodotto dalla precedente. Si tratta
infatti di un comportamento che giudica pericoloso ed ottuso,
soprattutto in settori quali la scuola e l'università,
che rischiano di essere trasformati in terreno di scontro ideologico.
Oltretutto, deplora che il riordino giunga a fine
legislatura, sicché l'attuale Governo non avrà il
tempo necessario per emanare i decreti legislativi.
Passando a considerare gli aspetti di merito del
provvedimento accolto dall'altro ramo del Parlamento, che peraltro
si riserva di affrontare con maggiore dettaglio in sede emendativa,
il senatore giudica anzitutto sospetto, oltre che non veritiero,
lo scandalismo all'interno del sistema universitario, talvolta
alimentato peraltro dagli stessi docenti, proprio mentre si procede
con l'esame del riordino. Egli ritiene infatti che il legislatore
non dovrebbe mai intervenire su situazioni patologiche, che investono
le responsabilità della magistratura, bensì limitarsi
alla fisiologia del sistema.
Lamenta inoltre che il disegno di legge sia stato
peggiorato nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento.
Rispetto alla versione originaria, che peraltro il senatore dichiara
di non condividere attesa la presenza di elementi destinati a
determinare una forte precarizzazione, esso ha infatti perso ogni
logica e coerenza. Ad esempio, si è perso il riferimento
alla meritocrazia, che certo non è assicurata dal testo
accolto dalla Camera.
Mai il Parlamento - egli prosegue - si era spinto
ad una resa così totale dinanzi ai privilegi di corporazioni
e micro corporazioni, come testimoniano le previsioni riferite
ai tecnici laureati.
Il disegno di legge risulta del resto incoerente
con le linee di fondo recate nella risoluzione conclusiva sull'affare
assegnato in materia di università, recentemente accolta
prima dalla Commissione e successivamente dall'Aula del Senato,
che individuava fra le ragioni della crisi del sistema universitario
la trasformazione culturale e sociale.
Con riferimento al tema della valutazione, critica
la mancata previsione di una autorità indipendente dalle
università e dal Ministero, augurandosi che in sede emendativa
la Commissione intenda dar seguito all'indicazione in tal senso
già presente nella richiamata risoluzione.
Neanche con riguardo alle modalità concorsuali,
prosegue il senatore, vi è alcuna traccia delle indicazioni
prospettate nella risoluzione.
Non va tuttavia dimenticato, egli rileva, che l'unica
valvola di sicurezza garantita all'università italiana
è rappresentata dalla sostanziale inapplicabilità
di un provvedimento che si definisce privo di oneri finanziari.
Avviandosi a concludere, il senatore, facendo appello
al senso di responsabilità e di dignità dei parlamentari,
sollecita un momento di riflessione, onde poter individuare soluzioni
diverse, in un clima costruttivo, anche alla luce del documento
conclusivo del richiamato affare assegnato. In particolare, ritiene
che si potrebbe raggiungere un'ampia intesa su alcuni aspetti
delicati, quali quelli relativi alla terza fascia, all'istituzione
dell'autorità di valutazione, nonché al reclutamento.
La senatrice ACCIARINI (DS-U) ribadisce il proprio
disagio per le modalità di esame dei provvedimenti in titolo
ed in particolare per la scarsa partecipazione della maggioranza.
Ciò, tanto più in presenza di un
testo, quale quello approvato dalla Camera, che presenta molte
criticità e non suscita l'entusiasmo di alcuno, come testimoniano
le audizioni svoltesi questa mattina in sede di Ufficio di Presidenza.
Più che prefigurare un progetto di riordino
dell'università, esso denota - a suo avviso - un vero e
proprio intento punitivo nei confronti del settore, che richiama
le stesse dichiarazioni rese dall'attuale Presidente del Consiglio
dei ministri, il quale indicò nell'università italiana
uno dei propri nemici.
Lungi infatti dall'affrontare i principali problemi
degli atenei, il disegno di legge è imperniato su una visione
negativa dell'università e della ricerca italiana, senza
porsi l'obiettivo di valorizzarne le professionalità.
La stessa posizione della CRUI, che troverà
conferma nelle delibere che saranno adottate il prossimo giovedì
dai senati accademici di tutta Italia, dovrebbe far riflettere
coloro che intendono imporre tappe forzate per l'esame parlamentare.
Né va dimenticato che nel corso dell'esame
dell'affare assegnato in materia di università erano stati
individuati elementi di convergenza anche in materia di stato
giuridico della docenza, che avrebbero dovuto rappresentare un
punto di partenza della discussione.
Al riguardo, tiene a precisare che il suo Gruppo
è disponibile ad affrontare talune questioni rilevanti,
purché si prevedano tempi di esame adeguati.
In particolare, ritiene indispensabile individuare
una soluzione che favorisca l'accesso dei giovani alla docenza
universitaria, mentre nel disegno di legge governativo, attraverso
l'introduzione della figura di professore aggregato, si finisce
col negare tale prospettiva.
Oltretutto, quello di professore aggregato rappresenta
un mero titolo, al quale non corrisponde un cambiamento né
di funzione né di retribuzione.
A fronte di un provvedimento che si caratterizza
per norme specifiche volte a risolvere problemi di nicchia, il
Gruppo Democratici di Sinistra - l'Ulivo ritiene invece imprescindibile
il ricorso ad un piano straordinario per l'assunzione di giovani.
Quanto al sistema di valutazione, ella stigmatizza
la disciplina recata all'articolo 2, che giudica improvvisata,
superficiale e dettata dall'inquietante volontà di limitare
la libertà dei docenti.
Al riguardo, ritiene invece necessaria l'introduzione
di una autorità, che superi l'attuale autoreferenzialità
del sistema universitario, per la quale non si può tuttavia
fare a meno di adeguate risorse.
Relativamente all'architettura della legge, che
era stata inizialmente predisposta come delega legislativa, essa
risente delle modifiche successivamente intervenute, che hanno
limitato l'ambito della delega al solo reclutamento. Al riguardo,
lamenta peraltro la circostanza che talune disposizioni sembrano
rivestire il carattere di vere e proprie circolari applicative
più che di principi e criteri direttivi; in altri contesti,
il rinvio è invece operato a provvedimenti ministeriali,
che non hanno le garanzie previste per i decreti legislativi.
Ciò conferma la circostanza che il disegno
di legge rappresenta una sommatoria di specifici interventi, senza
dar vita a un riordino complessivo.
Quanto ai singoli episodi che testimoniano un errato
esercizio dell'autonomia universitaria, la senatrice sottolinea
che essi non sono sufficienti ad indurre a un ritorno al passato.
Piuttosto, in presenza di un efficace sistema di valutazione,
occorre riconoscere all'università la possibilità
di assumersi le proprie responsabilità e rispondere dei
risultati.
A conferma dell'opportunità di prevedere
un'adeguata tempistica per l'esame degli atti in titolo, ella
fa inoltre conclusivamente presente la necessità di apportare
consistenti modifiche al disegno di legge governativo, onde assicurare
la particolare attenzione richiesta dal mondo dell'università,
nonché il rispetto di quanto previsto nella Carta europea
dei ricercatori, in tema di maggiore stabilità delle condizioni
di lavoro.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi
rinviato.
La seduta termina alle ore 23.
|