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SENATO DELLA REPUBBLICA

ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI (7ª)

MARTEDÌ 28 GIUGNO 2005
398ª Seduta (notturna)

 

Presidenza del Presidente
ASCIUTTI

Interviene il vice ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Ricevuto.

La seduta inizia alle ore 20,40.

IN SEDE REFERENTE
(3497) Nuove disposizioni concernenti i professori ed i ricercatori universitari e delega al Governo per il riordino del reclutamento dei professori universitari, approvato dalla Camera dei deputati

(604) TESSITORE ed altri. - Modifiche alla legge 3 luglio 1998, n. 210, recante norme per il reclutamento dei ricercatori e dei professori universitari di ruolo

(692) COMPAGNA. - Istituzione della terza fascia del ruolo dei professori universitari e altre norme in materia di ordinamento delle università

(850) EUFEMI ed altri. - Disposizioni urgenti sulla docenza universitaria

(946) ASCIUTTI ed altri. - Nuovi doveri e nuovi diritti dei professori universitari

(1091) GABURRO ed altri. - Norme in materia di concorsi per professori universitari

(1137) BUCCIERO. - Norme in materia di nomina a professore universitario associato

(1150) Tommaso SODANO ed altri. - Provvedimenti urgenti per l'istituzione della terza fascia docente

(1163) FRAU. - Modifica all' articolo 1 della legge 14 gennaio 1999, n. 4, in materia di riconoscimento ai tecnici laureati vincitori di concorso della qualifica di ricercatore universitario confermato

(1416) TESSITORE ed altri. - Norme sullo stato giuridico della docenza universitaria

(1764) CUTRUFO. - Inquadramento dei ricercatori universitari nel ruolo di professore associato di seconda fascia

(1920) VALDITARA ed altri. - Disposizioni recanti modificazioni allo stato giuridico dei professori, trasformazione del ruolo dei ricercatori universitari e istituzione del ricercatore universitario a contratto

(2827) TATO' e DANZI. - Norme in materia di idoneità a professore associato

(2856) BUCCIERO e SPECCHIA. - Norme interpretative dell' articolo 24, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e dell' articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, in materia di ulteriore permanenza in servizio nel ruolo di professore universitario

(3127) TATO'. - Norme in materia di idoneità e inquadramento nel ruolo di professore associato

(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta pomeridiana, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - era stata avviata la discussione generale.

La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U), intervenendo sulle modalità di svolgimento dell'esame degli atti in titolo, deplora l'assenza del rappresentante del Governo e chiede di sapere se la seduta notturna di domani sarà confermata, attesa la sua concomitanza con altri impegni politici.

Il presidente relatore ASCIUTTI (FI), dopo aver precisato che la presenza del Governo non è indispensabile per l'esame in sede referente, rivolge il benvenuto al vice ministro Ricevuto, nel frattempo intervenuto ai lavori della Commissione.

Quanto alla seduta convocata per domani alle ore 20,30, essa resta al momento confermata, salvo un'eventuale diversa determinazione al termine della seduta pomeridiana di domani.

La senatrice ACCIARINI (DS-U), riservandosi di intervenire nel merito del provvedimento nel corso della presente seduta, conferma anzitutto la disponibilità del suo Gruppo ad assicurare il corretto svolgimento dei lavori della Commissione.

Stigmatizza tuttavia l'assenza dei senatori della maggioranza, che risulta incoerente con le affermazioni rese in merito all'importanza del provvedimento.

Tale disimpegno, nonché l'eccessiva compressione dei tempi per la conclusione della discussione generale, dimostrano, a suo avviso, con chiarezza che il disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati e fortemente voluto dal Governo non è evidentemente condiviso dalla maggioranza.

Il presidente relatore ASCIUTTI (FI) precisa che nel corso dell'odierna seduta non vi sono iscritti a parlare appartenenti ai Gruppi di maggioranza.

Nella discussione generale ha indi la parola il senatore paolo BRUTTI (DS-U), il quale sollecita anzitutto una discussione approfondita sul disegno di legge governativo accolto dall'altro ramo del Parlamento.

Con particolare riferimento all'articolo 2, comma 1, egli stigmatizza la sovrapposizione di concetti, giudicando incomprensibile che l'attività di valutazione si svolga nell'ambito di un sistema nazionale, che attualmente è inesistente, né viene definito nel provvedimento. Giudica altresì oscuro il riferimento alle valutazioni che le singole università effettuano nei confronti dei propri professori.

Sempre con riferimento al sistema di valutazione, egli deplora inoltre l'inclusione, fra gli elementi di valutazione recati all'articolo 2, comma 1, lettera b), di requisiti, come ad esempio la capacità comunicativa, che contrastano con il principio di libertà e autonomia dell'insegnamento.

Reputa poi contraddittoria la previsione, recata alla lettera d), secondo cui la valutazione viene effettuata sulla base di procedure stabilite con decreto ministeriale.

Passando a considerare le norme di delega legislativa in materia di reclutamento dei professori universitari, contemplate all'articolo 3, giudica anzitutto singolare la circostanza che esse risultino talvolta così dettagliate, da non rappresentare certo principi e criteri direttivi.

Inoltre, stigmatizza la previsione, recata al successivo comma 2, secondo cui dalla data di entrata in vigore della legge potranno essere banditi esclusivamente concorsi sulla base della nuova disciplina che sarà definita dai decreti legislativi, determinando nel frattempo una vera e propria paralisi nelle procedure di reclutamento.

Giudica altresì contraddittoria la disposizione, recata al comma 1, lettera a), punto 3, che esclude - fra i componenti delle commissioni di valutazione comparativa - i docenti appartenenti all'ateneo che ha bandito la prova concorsuale, atteso che invece la competenza a bandire dette prove è demandata al Ministero.

Deplora poi il ricorso alle quote di riserva definite alle lettere c), d) ed e), che ripropongono soluzioni già sperimentate negativamente in passato.

Quanto al riordino dello stato giuridico dei docenti universitari, pur ritenendolo necessario, critica i contenuti recati all'articolo 4. Nello specifico, esprime perplessità per la figura di professore straordinario, istituito ai fini della partecipazione a programmi di ricerca, ed in particolare per la previsione della possibilità di partecipare ad eventuali utili derivanti dalla sua attività, che non trova analoga corrispondenza nelle altre figure docenti.

Giudica poi singolare la scelta di inserire, all'interno del medesimo comma, la disposizione secondo cui solo i possessori dell'idoneità nazionale possono far parte delle commissioni per la valutazione comparativa. Né condivide i contenuti recati al comma 6, che consente agli atenei di stipulare contratti a tempo determinato per lo svolgimento di attività di ricerca e di didattica integrativa, definendo così una sorta di quarto livello della docenza. Ciò, tanto più in considerazione della durata (triennale) del rapporto di lavoro, rinnovabile senza limiti temporali, che obbliga i titolari ad assoggettarsi ogni tre anni ad apposito giudizio finalizzato al rinnovo, senza che quindi sia assicurata loro la necessaria autonomia.

Quanto alla figura del professore aggregato, disciplinata al comma 11, lamenta che essa rappresenta una terza fascia di docenza aperta a così tante categorie da determinare una base della piramide estremamente pletorica, che finirà con l'impedire l'accesso dei giovani nel mondo universitario, compresi i titolari dei richiamati contratti triennali. Oltretutto, non è chiaro se al professore aggregato si richieda o meno un impegno a tempo pieno.

Esprime indi la propria contrarietà nei confronti delle disposizioni sul limite massimo di età per il collocamento al riposo, che non prevedono una disciplina uniforme tra le diverse categorie della docenza.

E' altresì singolare, egli prosegue, che il comma 12 stabilisca il diritto di opzione per il regime definito all'articolo 4 per i docenti attualmente in servizio.

Conclude auspicando profonde modifiche ad un testo che definisce confuso e inidoneo a garantire alcuna prospettiva di accesso per i giovani alle università.

Il senatore CAVALLARO (Mar-DL-U) giudica anzitutto necessario un intervento di riordino della docenza universitaria, a fronte della sclerosi che caratterizza il sistema, dovuta - fra l'altro - alla polverizzazione dei corsi universitari e alla sostanziale licealizzazione degli stessi. A fronte di tali criticità, ritiene tuttavia che il disegno di legge approvato dall'altro ramo del Parlamento sia del tutto inadeguato.

In primo luogo, egli stigmatizza l'assenza di disposizioni di principio in materia di libertà ed autonomia della funzione docente, peraltro previste nel testo che la Commissione cultura della Camera aveva approvato e successivamente soppresse nel corso dell'esame in Aula. Viene così a mancare la definizione del modello di università entro cui i docenti sono chiamati ad esercitare le proprie funzioni.

L'attuale articolo 1, recante diritti e doveri dei professori universitari, reca invece norme burocratiche, di dubbia costituzionalità, oltre che poco chiare.

Nel giudicare importante introdurre un moderno modello di valutazione, basato su un'autorità indipendente, critica i contenuti dell'articolo 2, che affida di contro al Ministero l'attività di valutazione della didattica e della ricerca.

Né appare a suo avviso convincente la previsione secondo cui, nel caso di valutazione negativa o di mancata richiesta di valutazione, il professore interessato sia sospeso dall'impiego, determinando così un vero e proprio limbo.

Quanto alle norme di delega per il riordino del reclutamento, pur non ritenendo errata la scelta di procedere a livello nazionale, giudica tuttavia discutibile, fra l'altro, il ricorso alle quote di riserva per determinate categorie che, oltre ad essere di dubbia costituzionalità, finisce con lo sbarrare l'accesso alla carriera universitaria per i più giovani.

Relativamente al riordino dello stato giuridico dei docenti, conviene con le critiche mosse alla figura del professore straordinario, atteso che - non essendo richiesta l'idoneità nazionale - essa si configura come un canale alternativo di accesso alla docenza che crea le premesse per futuri interventi di stabilizzazione.

Non sono altresì, a suo giudizio, immuni da critiche le disposizioni, recate al comma 6, che consentono la sottoscrizione di contratti triennali a tempo determinato senza limiti di proroga.

Relativamente al professore aggregato, che giudica un vero e proprio terzo livello della docenza, atteso che ad esso viene attribuita la titolarità di corsi, critica la circostanza che una volta concluse le procedure di reclutamento di tali figure, i giovani non avranno più spazio per entrare nel mondo universitario.

Dopo aver stigmatizzato il riferimento all'assenza di oneri finanziari derivanti dal provvedimento in esame, conclude ribadendo la necessità di una radicale modifica del testo.

La senatrice DATO (Mar-DL-U) sottolinea anzitutto come proprio l'audizione della CRUI, svoltasi in sede di Ufficio di Presidenza, conferma le preoccupazioni per il futuro dell'università italiana qualora il disegno di legge accolto alla Camera dei deputati venisse approvato. La Conferenza ha infatti rilevato che il provvedimento non persegue neanche le finalità per le quali esso era stato voluto, come ad esempio il principio meritocratico, incoraggia la fuga dei cervelli e rischia di determinare il blocco della docenza universitaria a seguito dell'indisponibilità dei ricercatori a svolgere attività didattica.

Con particolare riferimento al professore aggregato, ella stigmatizza che esso - rappresentando una mera sanatoria di figure del tutto eterogenee - si pone in contrasto con i principi meritocratici. In proposito, tiene a precisare che sarebbe stato invece auspicabile assicurare un effettivo riconoscimento per l'attività di docenza dei ricercatori che, come noto, svolgono da anni un ruolo centrale all'interno degli atenei.

Assimilare ad essi altre figure, peraltro importanti nel loro ambito, come ad esempio i tecnici laureati, che non possono vantare una altrettanto valida competenza scientifica, rappresenta a suo avviso un elemento che inficia la qualità della docenza.

Né va dimenticato, ella prosegue, che in questo modo gli atenei saranno chiamati a coprire diversamente le funzioni attualmente svolte da talune professionalità, ad esempio i tecnici laureati, che diverranno professori aggregati.

Ciò imporrà evidentemente degli oneri a carico delle università e, in proposito, giudica incomprensibile la previsione, recata all'articolo 6, secondo la quale dal riordino non deriveranno maggiori oneri per la finanza pubblica. Oltretutto, giudicherebbe anomalo non prevedere un adeguamento delle attuali retribuzioni, una volta che le richiamate professionalità ricopriranno le funzioni di professore aggregato.

A conferma dell'irragionevolezza e dell'incoerenza del testo, che invece richiederebbe ben altra attenzione attesa la rilevanza dell'istituzione universitaria per lo sviluppo del Paese, ella cita la circostanza che ai professori aggregati non viene chiesto di superare alcuna prova concorsuale, essendo sufficiente una valutazione da parte degli atenei.

Il provvedimento, ella prosegue, allontana i giovani dall'università, atteso che a questi ultimi viene prospettata una sostanziale precarizzazione, attraverso contratti di diritto privato a tempo determinato, di durata triennale e rinnovabili. Ciò determinerà inevitabilmente una fuga dei migliori verso altri settori o all'estero. Al riguardo, osserva che occorrerebbe invece assicurare all'università l'apporto dei giovani, tanto più che i principali contributi scientifici - come è noto - sono forniti prima del compimento dei trent'anni.

La senatrice MANIERI (Misto-SDI-US) ribadisce anzitutto l'opinione - già espressa in sede di discussione del calendario dei lavori per l'esame degli atti in titolo - che il riordino dell'università rappresenta un settore particolarmente delicato per il quale non si può prescindere da un costruttivo dialogo tra maggioranza e opposizione.

In proposito, ella esprime il proprio convincimento che in una democrazia sana vi siano ambiti di intervento che, per la loro rilevanza strategica, necessitino di una disciplina sulla base di ampie convergenze, affinché essa sia destinata a durare al di là della legislatura nella quale è adottata. In caso contrario, prosegue, si finisce infatti con lo screditare il lavoro parlamentare agli occhi del Paese.

La senatrice critica poi la scelta di procedere alla riforma del sistema universitario proprio nel periodo conclusivo della legislatura, quando evidentemente si avvicinano le fasi della campagna elettorale.

Entrando nel merito del provvedimento accolto dall'altro ramo del Parlamento, ella deplora la mancanza di un modello di università, entro cui i docenti sono chiamati ad operare, nonché di una soluzione agli elementi patologici che si intendono correggere.

A fronte della retorica ministeriale basata sull'enunciazione di importanti obiettivi di riordino, ella stigmatizza l'inadeguatezza e l'assenza di respiro del disegno di legge governativo.

Con particolare riferimento alla riforma del reclutamento della docenza, la senatrice lamenta per un tassello così fondamentale del riordino dell'università si sia proceduto prescindendo dalla definizione del modello universitario di riferimento e del sistema di regole per il Paese.

Di contro, il disegno di legge n. 946 del presidente Asciutti, nel definire i diritti e i doveri dei docenti, nonché inquadrando la docenza nell'ambito della missione universitaria rivolta agli studenti, alla ricerca e all'alta formazione, si distingue per tutt'altro respiro.

Un intervento mirato solo ai docenti non può invece non dar spazio alle spinte corporative. In proposito, giudica peraltro singolare che il provvedimento governativo, così come modificato nel corso dell'esame alla Camera, non soddisfi neanche gli interessi delle nicchie di conservazione, che pure si vorrebbero tutelare, oltre che le punte avanzate degli atenei.

Quanto al ripristino delle procedure concorsuali a livello nazionale, la senatrice ritiene importante ricordare che la legge n. 210 del 1998, originariamente volta a coniugare la selezione nazionale con l'autonomia delle università, venne approvata all'unanimità dalla Camera, che peraltro aveva sensibilmente modificato il testo precedentemente accolto dal Senato. Quell'intervento creò tuttavia divisioni all'interno dell'allora maggioranza, mentre fu condiviso da alcune forze allora all'opposizione.

Dopo aver dichiarato di non comprendere pertanto a quale logica ubbidiscano spesso le maggioranze, ella esprime comunque la propria consapevolezza che la riforma del reclutamento del 1998 deve essere modificata, onde definire l'equilibrio - ora precario - tra l'autonomia degli atenei e l'autorità scientifica nazionale. L'autonomia universitaria deve infatti, ella prosegue, essere salvaguardata senza tuttavia lasciare spazio a localismi deteriori.

Ciò premesso, il provvedimento governativo affronta in modo a suo avviso insoddisfacente la questione, spostando nuovamente il pendolo a favore del centralismo nazionale, nel tentativo di ridare credibilità alle procedure di reclutamento fortemente minate a seguito degli episodi che hanno coinvolto la magistratura.

Con riferimento ai ricercatori, stigmatizza indi la scelta di sopprimerne il ruolo e attribuire l'attività di ricerca a figure a contratto, senza alcuna prospettiva.

Ella conclude esprimendo perplessità per la scelta di consentire ai possessori dell'idoneità scientifica la partecipazione ai concorsi per la dirigenza pubblica, che rischia di divenire così il ricettacolo per la sistemazione dei precari nell'ottica di una politica per il personale deleteria per il Paese.

Il senatore TESSITORE (DS-U) stigmatizza la scarsa partecipazione della maggioranza all'esame dei provvedimenti in titolo, esprimendo in particolare disappunto per la circostanza che verosimilmente i senatori ora assenti verranno - tra qualche giorno - fuggevolmente a votare sull'avvenire dei nostri giovani, senza aver partecipato alla discussione.

In una breve interruzione, il senatore FAVARO (FI) fa presente che il suo Gruppo non fa mancare il proprio apporto al dibattito.

Il senatore TESSITORE (DS-U) dichiara indi il proprio sconforto nei confronti del disegno di legge governativo, così come approvato dalla Camera, tanto più a seguito della posizione espressa dalla CRUI nel corso dell'audizione svoltasi questa mattina in sede di Ufficio di Presidenza.

Né sottace la propria indignazione nei confronti della scelta, che definisce irragionevole, di comprimere il dibattito. In proposito, nel ricordare che la storia dell'università italiana si basa del resto su poche riforme, molte discussioni e troppi regolamenti ministeriali, esprime di contro il proprio convincimento che in materie così delicate occorre rispettare la pluralità delle opinioni, onde definire una riforma dell'università che sia di tutti.

Al riguardo, osserva che l'università non è certo assimilabile ad un'azienda di famiglia, che possa essere diretta con indifferenza nei confronti delle opinioni diverse dalla propria, comprese quelle degli operatori del settore.

Giudica al contempo irragionevole l'adozione di un provvedimento a suo avviso, clientelare ed elettoralistico, che certo non può essere scambiato per una riforma organica.

Di fronte allo sfaldamento delle istituzioni a cui si sta assistendo, il senatore ritiene invece che non si possa accettare che ogni maggioranza si senta libera di stravolgere ciò che è stato prodotto dalla precedente. Si tratta infatti di un comportamento che giudica pericoloso ed ottuso, soprattutto in settori quali la scuola e l'università, che rischiano di essere trasformati in terreno di scontro ideologico.

Oltretutto, deplora che il riordino giunga a fine legislatura, sicché l'attuale Governo non avrà il tempo necessario per emanare i decreti legislativi.

Passando a considerare gli aspetti di merito del provvedimento accolto dall'altro ramo del Parlamento, che peraltro si riserva di affrontare con maggiore dettaglio in sede emendativa, il senatore giudica anzitutto sospetto, oltre che non veritiero, lo scandalismo all'interno del sistema universitario, talvolta alimentato peraltro dagli stessi docenti, proprio mentre si procede con l'esame del riordino. Egli ritiene infatti che il legislatore non dovrebbe mai intervenire su situazioni patologiche, che investono le responsabilità della magistratura, bensì limitarsi alla fisiologia del sistema.

Lamenta inoltre che il disegno di legge sia stato peggiorato nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento. Rispetto alla versione originaria, che peraltro il senatore dichiara di non condividere attesa la presenza di elementi destinati a determinare una forte precarizzazione, esso ha infatti perso ogni logica e coerenza. Ad esempio, si è perso il riferimento alla meritocrazia, che certo non è assicurata dal testo accolto dalla Camera.

Mai il Parlamento - egli prosegue - si era spinto ad una resa così totale dinanzi ai privilegi di corporazioni e micro corporazioni, come testimoniano le previsioni riferite ai tecnici laureati.

Il disegno di legge risulta del resto incoerente con le linee di fondo recate nella risoluzione conclusiva sull'affare assegnato in materia di università, recentemente accolta prima dalla Commissione e successivamente dall'Aula del Senato, che individuava fra le ragioni della crisi del sistema universitario la trasformazione culturale e sociale.

Con riferimento al tema della valutazione, critica la mancata previsione di una autorità indipendente dalle università e dal Ministero, augurandosi che in sede emendativa la Commissione intenda dar seguito all'indicazione in tal senso già presente nella richiamata risoluzione.

Neanche con riguardo alle modalità concorsuali, prosegue il senatore, vi è alcuna traccia delle indicazioni prospettate nella risoluzione.

Non va tuttavia dimenticato, egli rileva, che l'unica valvola di sicurezza garantita all'università italiana è rappresentata dalla sostanziale inapplicabilità di un provvedimento che si definisce privo di oneri finanziari.

Avviandosi a concludere, il senatore, facendo appello al senso di responsabilità e di dignità dei parlamentari, sollecita un momento di riflessione, onde poter individuare soluzioni diverse, in un clima costruttivo, anche alla luce del documento conclusivo del richiamato affare assegnato. In particolare, ritiene che si potrebbe raggiungere un'ampia intesa su alcuni aspetti delicati, quali quelli relativi alla terza fascia, all'istituzione dell'autorità di valutazione, nonché al reclutamento.

La senatrice ACCIARINI (DS-U) ribadisce il proprio disagio per le modalità di esame dei provvedimenti in titolo ed in particolare per la scarsa partecipazione della maggioranza.

Ciò, tanto più in presenza di un testo, quale quello approvato dalla Camera, che presenta molte criticità e non suscita l'entusiasmo di alcuno, come testimoniano le audizioni svoltesi questa mattina in sede di Ufficio di Presidenza.

Più che prefigurare un progetto di riordino dell'università, esso denota - a suo avviso - un vero e proprio intento punitivo nei confronti del settore, che richiama le stesse dichiarazioni rese dall'attuale Presidente del Consiglio dei ministri, il quale indicò nell'università italiana uno dei propri nemici.

Lungi infatti dall'affrontare i principali problemi degli atenei, il disegno di legge è imperniato su una visione negativa dell'università e della ricerca italiana, senza porsi l'obiettivo di valorizzarne le professionalità.

La stessa posizione della CRUI, che troverà conferma nelle delibere che saranno adottate il prossimo giovedì dai senati accademici di tutta Italia, dovrebbe far riflettere coloro che intendono imporre tappe forzate per l'esame parlamentare.

Né va dimenticato che nel corso dell'esame dell'affare assegnato in materia di università erano stati individuati elementi di convergenza anche in materia di stato giuridico della docenza, che avrebbero dovuto rappresentare un punto di partenza della discussione.

Al riguardo, tiene a precisare che il suo Gruppo è disponibile ad affrontare talune questioni rilevanti, purché si prevedano tempi di esame adeguati.

In particolare, ritiene indispensabile individuare una soluzione che favorisca l'accesso dei giovani alla docenza universitaria, mentre nel disegno di legge governativo, attraverso l'introduzione della figura di professore aggregato, si finisce col negare tale prospettiva.

Oltretutto, quello di professore aggregato rappresenta un mero titolo, al quale non corrisponde un cambiamento né di funzione né di retribuzione.

A fronte di un provvedimento che si caratterizza per norme specifiche volte a risolvere problemi di nicchia, il Gruppo Democratici di Sinistra - l'Ulivo ritiene invece imprescindibile il ricorso ad un piano straordinario per l'assunzione di giovani.

Quanto al sistema di valutazione, ella stigmatizza la disciplina recata all'articolo 2, che giudica improvvisata, superficiale e dettata dall'inquietante volontà di limitare la libertà dei docenti.

Al riguardo, ritiene invece necessaria l'introduzione di una autorità, che superi l'attuale autoreferenzialità del sistema universitario, per la quale non si può tuttavia fare a meno di adeguate risorse.

Relativamente all'architettura della legge, che era stata inizialmente predisposta come delega legislativa, essa risente delle modifiche successivamente intervenute, che hanno limitato l'ambito della delega al solo reclutamento. Al riguardo, lamenta peraltro la circostanza che talune disposizioni sembrano rivestire il carattere di vere e proprie circolari applicative più che di principi e criteri direttivi; in altri contesti, il rinvio è invece operato a provvedimenti ministeriali, che non hanno le garanzie previste per i decreti legislativi.

Ciò conferma la circostanza che il disegno di legge rappresenta una sommatoria di specifici interventi, senza dar vita a un riordino complessivo.

Quanto ai singoli episodi che testimoniano un errato esercizio dell'autonomia universitaria, la senatrice sottolinea che essi non sono sufficienti ad indurre a un ritorno al passato. Piuttosto, in presenza di un efficace sistema di valutazione, occorre riconoscere all'università la possibilità di assumersi le proprie responsabilità e rispondere dei risultati.

A conferma dell'opportunità di prevedere un'adeguata tempistica per l'esame degli atti in titolo, ella fa inoltre conclusivamente presente la necessità di apportare consistenti modifiche al disegno di legge governativo, onde assicurare la particolare attenzione richiesta dal mondo dell'università, nonché il rispetto di quanto previsto nella Carta europea dei ricercatori, in tema di maggiore stabilità delle condizioni di lavoro.

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 23.

CIPUR
Segreteria Nazionale – Via Tilli, 58 06127 Perugia
Tel 075.5008753.50 Fax 075.5008851 e-mail cipur@tin.i
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