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SENATO DELLA REPUBBLICA
ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI
(7ª)
MARTEDÌ 28 GIUGNO 2005
398ª Seduta (pomeridiana)
Presidenza del Presidente
ASCIUTTI
Interviene il vice ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca Ricevuto.
La seduta inizia alle ore 15,10.
Omissis...
IN SEDE REFERENTE
(3497) Nuove disposizioni concernenti i professori
ed i ricercatori universitari e delega al Governo per il riordino
del reclutamento dei professori universitari, approvato dalla
Camera dei deputati
(604) TESSITORE ed altri. - Modifiche alla legge
3 luglio 1998, n. 210, recante norme per il reclutamento dei ricercatori
e dei professori universitari di ruolo
(692) COMPAGNA. - Istituzione della terza fascia
del ruolo dei professori universitari e altre norme in materia
di ordinamento delle università
(850) EUFEMI ed altri. - Disposizioni urgenti sulla
docenza universitaria
(946) ASCIUTTI ed altri. - Nuovi doveri e nuovi
diritti dei professori universitari
(1091) GABURRO ed altri. - Norme in materia di
concorsi per professori universitari
(1137) BUCCIERO. - Norme in materia di nomina a
professore universitario associato
(1150) Tommaso SODANO ed altri. - Provvedimenti
urgenti per l'istituzione della terza fascia docente
(1163) FRAU. - Modifica all' articolo 1 della legge
14 gennaio 1999, n. 4, in materia di riconoscimento ai tecnici
laureati vincitori di concorso della qualifica di ricercatore
universitario confermato
(1416) TESSITORE ed altri. - Norme sullo stato
giuridico della docenza universitaria
(1764) CUTRUFO. - Inquadramento dei ricercatori
universitari nel ruolo di professore associato di seconda fascia
(1920) VALDITARA ed altri. - Disposizioni recanti
modificazioni allo stato giuridico dei professori, trasformazione
del ruolo dei ricercatori universitari e istituzione del ricercatore
universitario a contratto
(2827) TATO' e DANZI. - Norme in materia di idoneità
a professore associato
(2856) BUCCIERO e SPECCHIA. - Norme interpretative
dell' articolo 24, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica
11 luglio 1980, n. 382, e dell' articolo 16 del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 503, in materia di ulteriore permanenza in
servizio nel ruolo di professore universitario
(3127) TATO'. - Norme in materia di idoneità
e inquadramento nel ruolo di professore associato
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta
del 22 giugno scorso, nel corso della quale il presidente relatore
ASCIUTTI (FI) ricorda di aver svolto la relazione illustrativa.
Dopo aver rammentato che nel corso della mattinata sono state
svolte, in sede di Ufficio di Presidenza, numerose audizioni di
soggetti operanti nel mondo universitario, dichiara indi aperto
il dibattito.
Il senatore MONTICONE (Mar-DL-U) sottolinea anzitutto
la necessità di procedere all'esame degli atti in titolo
senza alcun pregiudizio nei confronti del sistema universitario,
che - a seguito di alcuni spiacevoli episodi di nepotismo enfatizzati
dalla stampa - è stato recentemente messo in cattiva luce
dinnanzi all'opinione pubblica italiana. Occorre invece riconoscere
che la realtà universitaria italiana, lungi dal rappresentare
un luogo di corruttela, riflette la cultura e l'etica civile del
Paese, promuovendone lo sviluppo culturale, civile ed economico.
Che la maggioranza dell'attività degli atenei si caratterizzi
per l'elevata qualità è del resto confermato dalla
presenza di molti docenti nei principali centri di eccellenza
e di ricerca internazionali.
Piuttosto, egli osserva, sarebbe opportuno rafforzare
le strutture universitarie, al fine di assicurare un ulteriore
elemento propulsivo per la crescita del Paese.
Pur riconoscendo che soprattutto taluni settori
della docenza legati all'esercizio di attività professionali
sono maggiormente esposti ad interessi esterni, dando talvolta
luogo a situazioni criticabili ma strettamente connesse a comportamenti
personali e a situazioni ambientali, il senatore coglie l'occasione
per giudicare erronea e pregiudizievole all'autonomia universitaria
la ventilata istituzione di una commissione d'inchiesta ministeriale
in merito ai recenti avvenimenti.
Egli stigmatizza indi che il disegno di legge accolto
dalla Camera non si inserisce nella prospettiva organica che rappresenta
invece la struttura portante della risoluzione conclusiva sull'affare
assegnato in materia di università, recentemente adottata
prima dalla Commissione poi dall'Aula a conclusione di un approfondito
e ricco dibattito. In particolare, egli deplora che l'iniziativa
legislativa non affronti le principali criticità del settore,
quali il moltiplicarsi delle sedi universitarie, l'eccessiva frammentazione
delle aree disciplinari a scapito della base dei saperi, nonché
la localizzazione della formazione e della carriera dei docenti.
Nel provvedimento non si affrontano poi le questioni
dell'imperfetta autonomia economica e gestionale degli atenei
e non si attribuisce agli studenti il ruolo di presupposto per
ogni miglioramento della docenza universitaria, che in questo
modo finisce - a suo avviso - per ripiegare su se stessa.
Trattandosi di un disegno di legge che si pone
esclusivamente nella prospettiva della docenza, esso non affronta
infatti le effettive ragioni che sottendono l'attività
didattica e l'attività di ricerca.
Quanto all'accesso alla docenza, pur giudicando
positivamente il ricorso ad una lista nazionale degli idonei,
il senatore critica la scarsa chiarezza delle modalità
di sorteggio dei commissari, rilevando che tale meccanismo rischia
di indurre il commissario sorteggiato ad attribuire l'idoneità
ai propri allievi, anche se non hanno acquisito la necessaria
maturità scientifica.
Né, prosegue, risulta chiaro il rapporto
fra le liste di idonei e le effettive chiamate da parte delle
università.
Il senatore deplora altresì la previsione
di quote di riserva per il conseguimento dell'idoneità
scientifica nazionale, che determinerebbe un blocco nel reclutamento
per i prossimi anni, nonché un pregiudizio alla natura
stessa delle liste delle idoneità.
Pur convenendo sull'opportunità di riconoscere
l'attività di docenza esercitata dai ricercatori, giudica
tuttavia negativamente la figura del professore aggregato, che
ripropone una soluzione adottata in passato con esiti del tutto
negativi, che nulla ha a che vedere con le omologhe figure previste
negli ordinamenti degli altri sistemi universitari europei. Tale
titolo desta altresì perplessità con riferimento
al possibile accesso a specifiche professioni nel settore della
ricerca.
Non va poi dimenticato che il disegno di legge,
che fra l'altro risolve l'annosa questione dei ricercatori (discussa
già nella scorsa legislatura) con la loro messa ad esaurimento,
non affronta le difficoltà di sviluppo di carriera di quelli
attuali, nè le questioni relative ai tecnici laureati,
rendendo ancor più difficile l'ingresso dei giovani, per
i quali si prevede una precarizzazione senza prospettive.
Con riferimento al sistema di valutazione, ne lamenta
la macchinosità e l'assenza di automatismi, a fronte della
previsione che essa sia effettuata su richiesta degli interessati.
Pur ritenendo che si possa senz'altro procedere
a riforme riferite a specifici segmenti del sistema universitario,
purché esse si inseriscano in una prospettiva globale,
egli conclude stigmatizzando la mancanza di ogni obiettivo di
sistema nel disegno di legge.
Intervenendo sull'ordine del lavori, la senatrice
ACCIARINI (DS-U) lamenta l'assenza di un rappresentante del Governo.
Il PRESIDENTE informa che il vice ministro Ricevuto
non ha ancora potuto partecipare alla seduta della Commissione
a causa di un ritardo del volo aereo. È comunque in procinto
di sopraggiungere.
Nel dibattito interviene quindi il senatore MODICA
(DS-U), il quale si richiama anzitutto ai numerosi pareri contrari
espressi sul provvedimento dalle molte organizzazioni audite nel
corso della mattinata, fino alla posizione inusitatamente critica
della Conferenza dei rettori (CRUI).
Egli si chiede quindi se la teoria seguita dal
Governo nell'elaborazione del disegno di legge, secondo cui rendere
instabile il rapporto di lavoro dei docenti universitari ne migliorerebbe
la produttività scientifica e didattica, sia effettivamente
idonea ad assicurare i risultati sperati. Ciò si pone infatti
in contrasto con la recente Carta europea dei ricercatori, adottata
dalla Commissione europea nello scorso mese di marzo - più
volte citata corso delle già richiamate audizioni di questa
mattina - che sollecita al contrario una stabilizzazione del loro
rapporto di lavoro. Il che non presuppone peraltro che l'attività
dei ricercatori resti, come invece avverrà nonostante l'approvazione
del disegno di legge governativo, senza valutazione.
Del resto neanche il modello americano - non sempre
invocato a proposito - determina rapporti di lavoro così
instabili come a volte si afferma. Al contrario, si tratta di
un modello che assicura la certezza del posto di lavoro qualora
l'interessato non abbia demeritato.
Il disegno di legge governativo spinge invece l'Italia
fuori da un quadro europeo ed internazionale, in cui carriera
e retribuzione sono correlate ai risultati ottenuti.
Né le soluzioni ivi prospettate appaiono
eque, tanto più a fronte della inamovibilità di
coloro che sono già ricercatori, anche in assenza di idonee
forme di valutazione.
Passando ad affrontare la tematica della disciplina
concorsuale, egli conviene che si siano verificati numerosi scandali,
tali da motivare pienamente un intervento riformatore. Dubita
tuttavia che la soluzione dell'idoneità nazionale sia la
migliore, soprattutto laddove ne sia previsto il numero chiuso.
L'idoneità dovrebbe infatti essere, di per
sé, a carattere aperto. In caso contrario, essa finisce
per assomigliare ad un concorso, riproducendo pertanto il meccanismo
previgente al 1998, di cui si è constata l'inefficacia
per ben diciotto anni.
A fronte di una situazione così complessa,
egli invoca quindi una riflessione pacata che induca a prendere
in considerazione tutti i diversi interessi legittimi in campo:
da un lato, l'interesse della comunità disciplinare nazionale
ed internazionale e, dall'altro, l'interesse dell'ateneo (la cui
qualità è la somma delle qualità dei suoi
docenti), nonché l'interesse dei singoli dipartimenti o
facoltà.
Le soluzioni finora adottate si sono proposte il
fine di soddisfare l'un interesse o l'altro, ma sono fallite proprio
perché non sono riuscite a contemperarli tutti.
Egli ricorda poi che, nelle dichiarazioni programmatiche
rese ad inizio legislatura, il ministro Moratti aveva affermato
di voler potenziare l'autonomia universitaria. Il disegno di legge
in esame si dirige invece in senso nettamente opposto, prevedendo
una consistente attività di normazione secondaria da parte
del Ministero secondo un chiaro indirizzo neo-centralistico.
Quanto alle risorse, è evidente che questo
Governo si caratterizza per un drammatico disimpegno finanziario
nel settore. Ciò - sottolinea - è tanto più
grave con riferimento alle attività di valutazione, che
davvero non possono essere svolte senza adeguati investimenti.
Conclusivamente, egli ritiene che il disegno di
legge del Governo non garantisca alle università condizioni
migliori per la loro attività, ma sembra anzi mosso da
una volontà punitiva analoga a quella dimostrata dalla
maggioranza nei confronti dei magistrati. A dieci mesi dalle elezioni,
egli ritiene che si tratti di atteggiamenti di cui il Centro-destra
porterà la responsabilità politica. Ritiene tuttavia
ingiusto che a pagarne le conseguenze siano i giovani, tenuti
sempre più lontani dall'attività accademica.
Né l'opposizione è contraria in assoluto
ad una legge sullo stato giuridico. Al contrario essa si ripropone
il massimo impegno per garantire condizioni migliori agli atenei,
onde trattenere all'università generazioni di giovani talenti
che rischiano di esserne allontanati nonostante gli investimenti
effettuati per formarli.
Il senatore FLAMMIA (DS-U) manifesta, anche sulla
base di ricordi giovanili, sentimenti contrastanti rispetto alla
competizione. Ritiene infatti che essa abbia bisogno di regole
e pari opportunità, che il disegno di legge governativo
tuttavia non garantisce. Il provvedimento non riconosce infatti
il merito, non stimola l'impegno, non spinge al cimento positivo,
né crea certezze.
Al contrario, determina il blocco delle assunzioni
e una mortificazione dei diritti in totale contrasto con la Carta
europea dei ricercatori.
Né esso favorisce la competizione fra Stati
nel mercato globale. Nonostante l'Italia non possa che competere
in tale contesto facendo perno sulla qualità, professionalità
ed innovazione, il disegno di legge in esame non contribuisce
a frenare il degrado in atto.
Nell'auspicare che la professione dei ricercatori
sia resa più attraente attraverso la fissazione di regole
selettive basate sul merito e la valutazione continua dei percorsi,
esprime conclusivamente un giudizio nettamente negativo sul testo
del Governo, come approvato dalla Camera dei deputati.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi
rinviato.
La seduta termina alle ore 16,15.
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