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SENATO DELLA REPUBBLICA
Giovedì 29 settembre 2005
873ª Seduta (antimeridiana)
Allegato
1 : Testo dell'emendamento 1.2000
Presidenza del vice presidente MORO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore
9).
Si dia lettura del processo verbale.
BETTONI BRANDANI, segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta antimeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo
verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico
ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea
saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento
elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno
essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento
elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di
venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1,
del Regolamento (ore 9,04).
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(3497) Nuove disposizioni concernenti i professori
e i ricercatori universitari e delega al Governo per il riordino
del reclutamento dei professori universitari (Approvato dalla
Camera dei deputati)
(604) TESSITORE ed altri. - Modifiche alla legge
3 luglio 1998, n. 210, recante norme per il reclutamento dei ricercatori
e dei professori universitari di ruolo
(692) COMPAGNA. - Istituzione della terza fascia
del ruolo dei professori universitari e altre norme in materia
di ordinamento delle università
(850) EUFEMI ed altri. - Disposizioni urgenti sulla
docenza universitaria
(946) ASCIUTTI ed altri. - Nuovi doveri e nuovi
diritti dei professori universitari
(1091) GABURRO ed altri. - Norme in materia di
concorsi per professori universitari
(1137) BUCCIERO. - Norme in materia di nomina a
professore universitario associato
(1150) SODANO Tommaso ed altri. - Provvedimenti
urgenti per l'istituzione della terza fascia docente
(1163) FRAU. - Modifica all'articolo 1 della legge
14 gennaio 1999, n. 4, in materia di riconoscimento ai tecnici
laureati vincitori di concorso della qualifica di ricercatore
universitario confermato
(1416) TESSITORE ed altri. - Norme sullo stato
giuridico della docenza universitaria
(1764) CUTRUFO. - Inquadramento dei ricercatori
universitari nel ruolo di professore associato di seconda fascia
(1920) VALDITARA ed altri. - Disposizioni recanti
modificazioni allo stato giuridico dei professori, trasformazione
del ruolo dei ricercatori universitari e istituzione del ricercatore
universitario a contratto
(2827) TATO' e DANZI. - Norme in materia di idoneità
a professore associato
(2856) BUCCIERO e SPECCHIA. - Norme interpretative
dell'articolo 24, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica
11 luglio 1980, n. 382, e dell'articolo 16 del decreto legislativo
30 dicembre 1992, n. 503, in materia di ulteriore permanenza in
servizio nel ruolo di professore universitario
(3127) TATO'. - Norme in materia di idoneità
e inquadramento nel ruolo di professore associato
(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo
120, comma 3, del Regolamento)(ore 9,04)
Seguito della discussione e approvazione della questione di fiducia
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 3497
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione
dei disegni di legge n. 3497, già approvato dalla Camera
dei deputati, e nn. 604, 692, 850, 946, 1091, 1137, 1150, 1163,
1416, 1764, 1920, 2827, 2856 e 3127.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri ha
avuto luogo la discussione sulla questione di fiducia posta dal
Governo.
Ha chiesto di parlare il Ministro della pubblica
istruzione. Ne ha facoltà.
MORATTI, ministro dell'istruzione, dell'università e della
ricerca. Signor Presidente, vorrei fare una precisazione per quanto
riguarda il comma 22 dell'emendamento 1.2000, presentato dal Governo.
Va precisato che, laddove è scritto «le procedure
in atto alla predetta data», si deve intendere che la data
è quella del 30 settembre 2013.
Quindi, al fine di evitare qualsiasi ambiguità
interpretativa, al comma 22, le parole: «dal 30 settembre
2013. Sono...» vanno sostituite dalle seguenti: «
dal 30 settembre 2013; sono...».
PRESIDENTE. La Presidenza dà atto di questa precisazione.
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento 1.2000
(testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo
di tutti gli articoli del disegno di legge n. 3497, sull'approvazione
del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
LAURO (Misto-CdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAURO (Misto-CdL). Signor Presidente, onorevoli senatori, signor
Ministro, il sistema universitario italiano necessita di un radicale
intervento di riforma che aggiorni meccanismi e procedure, selezioni
i docenti sulla base di criteri scientifici precisi, razionalizzi
la spesa, indichi la strada del sostegno effettivo alla ricerca.
Il percorso di questo provvedimento è stato
contrastato, anche se ha avuto momenti di ampia convergenza.
Tuttavia si ode la pressione esterna su questa
legge e certo in finale di legislatura il Parlamento viene pressato
affinché nulla modifichi, perpetuando una precarietà
complessiva che è l'anticamera della stasi, dell'immobilismo,
dello sperpero di risorse in rivoli e miriadi di canali didattici
e della ricerca.
L'università ha bisogno di un sistema moderno
di governance, mentre occorre innovare, sia pure coniugando utilità,
produttività, efficacia, funzionalità e responsabilità.
Ecco perché, anche se la norma appare perfettibile,
occorre sostenerla, in una concezione della formazione universitaria
che guardi agli studenti prima dei docenti e dei ricercatori.
Per questo desidero comunicare il sostegno del
partito Casa delle Libertà al disegno di legge e dunque
il mio voto favorevole alla mozione di fiducia.
MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, questo provvedimento legislativo,
su cui il Governo ha posto la fiducia, ha suscitato la contrarietà
di tutto il mondo accademico italiano. È stato sottratto
alla discussione in Commissione e quindi al confronto con le proposte
alternative avanzate dall'opposizione, non risponde alle esigenze
e alle aspettative delle università, né va nella
direzione di aumentare le conoscenze del nostro sistema produttivo,
fondamentali per il futuro della scienza e dello stesso sviluppo
economico del Paese.
Questo provvedimento renderà sempre più
precario il lavoro nella ricerca e la precarietà, come
sappiamo, incide negativamente sulla stessa specializzazione professionale.
Dopo una politica dissennata di tagli alle università
e ai centri di ricerca, ai quali sono state negate le necessarie
risorse, dopo il blocco delle assunzioni dei ricercatori, si imponevano
provvedimenti specifici volti ad accrescere la qualità
delle università italiane, che sono il punto strategico
per la ricerca e l'innovazione tecnologica. Questo provvedimento,
invece, non risponde all'esigenza di riaprire alle giovani generazioni
le porte della docenza e della ricerca universitaria.
Per perseguire l'obiettivo della crescita del Paese
occorre aumentare le conoscenze. Senza crescita, è anche
difficile raddrizzare i conti, quindi, occorrevano cospicui investimenti
in istruzione e formazione, non i regali fiscali alla Tremonti.
Il provvedimento al nostro esame è un bluff, perché
tra l'altro non prevede risorse aggiuntive, quindi non incentiva
né la ricerca né la didattica.
È stato evitato il confronto con l'opposizione,
ma questo provvedimento rende sempre più difficile l'ingresso
dei giovani nel mondo accademico e penalizza i giovani ricercatori
attuali, disconoscendo il loro ruolo negli atenei.
Il Presidente della Conferenza dei rettori ha detto che questo
disegno di legge manda nel caos le università. Di qui noi
Comunisti Italiani negheremo la fiducia al Governo su questo provvedimento.
(Applausi dal Gruppo Misto-RC).
SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione
di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, signor Ministro,
non vi è bastato portare questo provvedimento direttamente
in Aula, esautorando la Commissione istruzione e troncando la
necessaria discussione.
Non vi è bastato imbrigliare la discussione
attorno ad una delega assolutamente insufficiente e rigettata
dalla maggior parte dei diretti interessati.
Tanta era la fretta di accontentare una parte,
minoritaria ma decisamente influente, del mondo universitario
italiano, che avete pensato bene di dare un ennesimo schiaffo
alla democrazia di questo Paese esautorando anche il Parlamento,
ponendo l'ennesima fiducia.
E' indecente che su una materia così strategica
per il futuro del Paese la maggioranza tenga un atteggiamento
così sordo alle voci critiche che si levano dalla società.
E, badate bene, quella di cui parliamo è
una fetta di società largamente rappresentativa del sistema
universitario, che ha chiesto esplicitamente di fermare l'iter
della riforma.
Ma il ministro Moratti sembra non dar peso a queste
proteste, dichiarando che il Governo non è intenzionato
ad accettare posizioni preconcette! Forse sfugge al Ministro che
la riforma che dovrà regolare carriere e lavoro negli atenei
italiani è stata ufficialmente bocciata da quasi tutti
i senati accademici.
Addirittura, il corpo accademico dell'università
di Basilicata, che non ci sembra essere un covo di pericolosi
estremisti, ha approvato all'unanimità un documento in
cui sollecita la Conferenza dei rettori a «mettere in atto
ogni forma di protesta, spingendosi fino alle dimissioni di tutti
i rettori, per impedire l'approvazione della legge».
A queste contestazioni, alle richieste di ascolto
che provengono dal mondo universitario come avete risposto? Con
un maxiemendamento, ponendo la fiducia e congelando la discussione
in Parlamento, permettendo alle forze dell'ordine di spintonare
via ricercatori, docenti e studenti che ieri protestavano pacificamente
davanti a Palazzo Madama.
La verità è che non volete ascoltare,
non vi interessa discutere il futuro della ricerca e dell'istruzione
italiana perché non ne sareste in grado.
Con questa delega sbarrate la strada alle giovani
aspirazioni e alle speranze di decine di migliaia di ricercatori
precari che, con questo sistema di reclutamento, ponete in una
situazione di precariato senza fine.
Compromettete il livello di qualità, di
sviluppo e di efficienza dell'intero sistema universitario, costringendo
anche le migliori intelligenze a rivolgersi all'estero, per cercare
la fuga verso università che garantiscono diversi trattamenti
e diversi accessi alle professioni.
Ma a tutte queste obiezioni voi non siete assolutamente
in grado di rispondere e con l'ennesimo colpo di mano istituzionale
imbavagliate il Parlamento per portare a termine un'operazione
assolutamente demagogica che farà comodo solo a qualche
lobby universitaria. Ancora una volta, perseguendo gli interessi
di pochi, aggravate le già precarie condizioni del sistema
formativo italiano.
Non ci rimane che esprimere tutta la nostra più
profonda indignazione per i pericolosi colpi di coda di una maggioranza
allo sbando e disperata, consapevoli che rappresentiamo la voglia
di cambiamento della maggioranza degli italiani.
Rifondazione Comunista vi negherà la fiducia,
e continuerà a chiedere con forza le elezioni anticipate;
nel contempo assumiamo l'impegno, di fronte al mondo dell'università
e della ricerca, di modificare questa legge appena saremo al Governo,
così come dovremo fare per le altre nefandezze volute dal
Governo Berlusconi sia sul terreno sociale che su quello dei diritti.
(Applausi dal Gruppo Misto-RC e del senatore Marino. Congratulazioni).
FILIPPELLI (Misto-Pop-Udeur). Domando di parlare per dichiarazione
di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPELLI (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, signor Ministro,
onorevoli colleghi, ancora una volta la maggioranza passa all'approvazione
di un provvedimento ricorrendo al voto di fiducia. La circostanza
è particolarmente grave perché il provvedimento
sul quale è stato chiesto il voto di fiducia riguarda norme
sul nostro sistema universitario, cioè la sede della formazione
delle classi dirigenti di questo Paese.
Ieri abbiamo sentito dire dal ministro Moratti
che l'opposizione non ha saputo tenere un ruolo propositivo. Pochi
istanti dopo il ministro Giovanardi ha presentato la questione
di fiducia dicendo che questa veniva posta perché in presenza
di circa 800 emendamenti. Ci pare piuttosto improbabile e anche
un po' presuntuosa l'idea che all'interno di un numero così
ampio di proposte emendative non vi fossero anche proposte di
qualità. Su quelle proposte la maggioranza avrebbe dovuto
aprire un confronto con la minoranza, che invece è mancato.
La caratteristica di questo Governo e di questa
maggioranza è quella di fuggire al contraddittorio, specie
su materie di largo interesse come una riforma della docenza universitaria
che non coinvolge solo gli interessati al reclutamento, ma tutto
il sistema universitario.
Ammesso che la riforma della docenza del 1998 non
abbia dato i frutti sperati, ma anzi abbia prodotto degli "errori"
nel reclutamento dei docenti universitari, le modifiche andavano
concordate con chi, la maggioranza di allora, aveva approvato
quella riforma.
Non si possono cambiare le regole di reclutamento
ogni cinque o sei anni, perché altrimenti si aggiunge caos
al caos, si somma incertezza alla cronica mancanza di risorse
del nostro sistema universitario.
Il ministro Moratti continua ad assicurarci che
non mancheranno i fondi per questa riforma, così come non
mancano le risorse per l'università.
In realtà, signora Ministro, in un sistema
universitario come quello italiano, largamente dipendente - per
circa il 90 per cento delle risorse a disposizione - dai finanziamenti
pubblici, le percentuali di spesa pubblica per il sistema universitario
sono, per assurdo, inferiori persino a quelle degli Stati Uniti,
dove il sistema universitario, come tutti sanno, è in massima
parte finanziato dai privati.
Tanto per fornire dei dati: l'incidenza dei finanziamenti
pubblici per il settore dell'istruzione universitaria sul totale
della spesa pubblica è in Italia pari all'1,8 per cento,
contro una media dei Paesi OCSE del 3 per cento; la spesa per
l'istruzione universitaria è in Italia pari allo 0,9 per
cento del PIL, contro una media OCSE dell'1,3 per cento. Siamo,
in sostanza, al ventiseiesimo posto, avendo davanti a noi anche
Paesi industrialmente e culturalmente meno progrediti di noi.
Quale quinto Paese industrializzato, l'Italia dovrebbe ambire
e arrivare a raggiungere i livelli più alti, che superano
il 2 per cento di spesa rispetto al PIL.
Il finanziamento statale per le università
in Italia, dopo avere subito una crescita costante negli anni
di governo del centro-sinistra, è ora, in termini reali,
al livello della finanziaria 2001. Questo mostra lo scarso interesse
della maggioranza per un settore vitale per il Paese. Del resto,
questa legge si conclude con un comma che non lascia adito a dubbi:
"Dall'attuazione delle disposizioni della presente legge
non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica".
Questa riforma, al di là delle promesse,
parte su basi deboli, in assenza di risorse ed è destinata
a scontentare tutti coloro che avevano dirette aspettative per
una carriera universitaria, penalizzando il comparto della docenza
universitaria e, di conseguenza, condannando alla regressione
l'intero sistema universitario.
Per questi motivi voteremo contro la fiducia al
Governo.
BISCARDINI (Misto-SDI-US). Domando di parlare per dichiarazione
di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BISCARDINI (Misto-SDI-US). Signor Presidente, secondo noi socialisti
non vi è nessuna ragione che giustifichi il ricorso al
voto di fiducia per l'approvazione di questo disegno di legge,
se non la ragione strettamente politica - come ha ammesso nel
suo intervento il Ministro - di fare in fretta e di sottrarre
il Governo ad un confronto di merito con l'intero Parlamento.
Un confronto anche su numerosi emendamenti presentati da tutti
i Gruppi, non solo dall'opposizione.
Ma perché votare allora un disegno di legge
che non affronta con lungimiranza il tema dell'università
e dello stato giuridico dei docenti in rapporto al bisogno strategico
di produrre ricerca e conoscenza? Perché votare un disegno
di legge che al di là di qualche punto condiviso scontenta
tutti? Una legge confusa e frettolosa, come è stato dichiarato,
che viene vissuta come uno schiaffo ai rettori, ai docenti, ai
ricercatori e agli studenti delle nostre università.
Perché votare un disegno di legge che terrà
fuori dall'università le giovani leve, anche se migliori
delle vecchie? Qualcuno dice: per vendetta, perché il Ministro
vuole, prima di concludere il suo mandato, vendicarsi contro il
mondo che ha contrastato questa riforma e il suo operato; oppure
per consentire al Ministro di concludere la legislatura legando
il suo nome ad una riforma purché sia, anche se fosse destinata
a produrre danni al sistema già gracile della nostra università.
Forse le due tesi sono vere entrambe, ma credo
che ve ne sia una terza: in questo scorcio di legislatura nella
maggioranza sembra scattata una logica degenerativa del sistema
di governo del Paese secondo la quale ognuno (ogni Ministro, ogni
parte) deve portarsi a casa qualcosa.
In particolare, il ministro Castelli l'ordinamento
giudiziario, la Lega il federalismo, l'UDC la riforma elettorale,
Previti la ex Cirielli, Fazio una non riforma e il ministro Moratti
l'università. E così via, ne vedremo ancora probabilmente.
Contro questa logica e questo strano modo di governare
e di fare politica, il voto dei senatori dello SDI sarà
contrario con convinzione, per il merito, per il metodo e per
il pericolo che sottende questo modo di fare politica.
Una classe politica che pensa di poter governare
a colpi di fiducia non è una classe dirigente. È
su questo criterio, intorno a tale questione, che credo il Paese
giudicherà l'azione del vostro Governo.
THALER AUSSERHOFER (Aut). Domando di parlare per dichiarazione
di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
THALER AUSSERHOFER (Aut). Signor Presidente, mi dispiace che la
signora Ministro sia uscita, perché sinceramente penso
che sarebbe utile ascoltare almeno le dichiarazioni di voto.
Onorevoli colleghi, intervengo a nome del mio Gruppo
per esprimere un forte giudizio di perplessità sul disegno
di legge relativo ai professori e ai ricercatori universitari
e la delega al Governo per il riordino del reclutamento dei professori
universitari.
Desidero sottolineare che il sistema universitario
ricopre un ruolo fondamentale non solo per la crescita culturale,
ma, più in generale, per la crescita complessiva del Paese.
Una crescita che si basa sulla ricerca e sulla capacità
di integrare il mondo universitario con il mondo del lavoro e
con quello dell'economia, e sul contrasto alla fuga dei giovani
scienziati verso altri Paesi.
Siamo convinti della necessità di una riforma
del sistema universitario le cui caratteristiche devono essere
adeguate alle nuove esigenze di complessità e di competitività
con le altre realtà europee e mondiali. C'è bisogno
di una innovazione forte per dare slancio al sistema università.
Temo, però, che il disegno di legge in esame sia insufficiente
rispetto alle aspettative che su questi temi ha il mondo dell'università
e lo si è potuto constatare anche nelle varie audizioni
svoltesi presso la competente Commissione con i rappresentanti
del mondo universitario.
Nella discussione generale il nostro collega senatore
Mauro Betta, che rappresenta il Gruppo Per le Autonomie nella
Commissione istruzione, ha svolto alcune considerazioni evidenziando
dettagliatamente i punti più complessi sui quali nutriamo
forti perplessità: la questione giovani, la questione valutazioni
e la questione risorse. Punti sui quali non troviamo risposte
o solo risposte insoddisfacenti nel disegno di legge in questione.
Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del
Governo, siamo molto rammaricati che nell'Aula del Senato non
sia stata data la possibilità di trattare in modo approfondito
un tema di tanta importanza e siamo altresì rammaricati
del fatto che ancora una volta ci troviamo costretti ad esprimere
un giudizio di fiducia su un maxiemendamento interamente sostitutivo
degli articoli del disegno di legge sul tema universitario.
Avremmo voluto un sereno confronto sull'argomento;
avremmo voluto contribuire costruttivamente al dibattito. Non
possiamo quindi accettare che il confronto politico venga ancora
una volta stroncato dalla richiesta di fiducia.
Per tali considerazioni non siamo disposti ad esprimere
la fiducia al Governo su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo
Aut e del senatore Tessitore. Congratulazioni).
CORTIANA (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORTIANA (Verdi-Un). Signor Presidente, il provvedimento in esame
contiene una delega al Governo in materia universitaria. Con la
delega il Governo dispone di un ampio potere discrezionale d'intervento;
pertanto, si presume che il Parlamento possa, attraverso la definizione
di un orientamento e l'approvazione di proposte emendative, contribuire
alla migliore definizione del provvedimento.
Stava accadendo questo in Commissione: il Governo
si era incontrato per l'ennesima volta con la CRUI, che avevamo
peraltro audito diverse volte raccogliendo le criticità
che questa sollevava sul provvedimento e il ministro Moratti è
uscita da quell'incontro dicendo che aveva bisogno di una riflessione
sulle questioni sollevate. Il giorno dopo il provvedimento è
stato tolto dalla discussione presso la 7a Commissione e portato
in Aula.
Abbiamo ripreso il dibattito in Aula, con lo stesso
spirito di concorrere a definire al meglio questo provvedimento,
raccogliendo i risultati del dialogo con il mondo dell'accademia
e della ricerca, di chi vi lavora dentro, e il Governo, malgrado
ciò, ha posto la fiducia.
Ora, dobbiamo chiederci se il provvedimento in
esame, magari per una via assolutamente decisionista che mette
sotto schiaffo il Parlamento, risponda alla sfida dell'innovazione
che la società della conoscenza propone. Abbiamo sentito
nella discussione generale, in maniera argomentata da colleghi
non solo dell'Unione, quanti punti critici vi sono e soprattutto
come il tratto di destrutturazione della dimensione pubblica e
autonoma dell'accademia e della ricerca emerga con molta chiarezza;
quanta subordinazione vi sia alle commesse a breve, immediate,
delle imprese, considerate come una delle poche fonti di indirizzo
e di finanziamento dell'università; quanto la moltiplicazione
di offerta dei corsi, in una logica da supermercato, diventi l'altra
voce di finanziamento per l'università senza alcuno strumento
terzo di valutazione della qualità dell'insegnamento.
Abbiamo osservato, inoltre, che la moltiplicazione
delle figure che concorreranno a ricoprire un ruolo docente all'interno
dell'università creerà ulteriori contraddizioni.
Già nell'ambito degli altri livelli del sistema dell'istruzione
(penso all'istruzione primaria e secondaria) ciò pone problemi
incredibili di armonizzazione, in qualche modo di sanatoria, di
messa a regime, rispetto a funzioni che vengono svolte da figure
che, nel corso degli anni, hanno avuto le giustificazioni più
diverse di accredito nell'ambito docente. Qui accadrà la
stessa cosa: il saldo finale di tutto questo, in una riforma attuata
peraltro senza finanziamenti, sarà una grande crisi, una
grande confusione, relativamente alla qualità dell'offerta,
a come il sistema italiano accademico e di ricerca affronterà
le sfide e le opportunità della società della conoscenza
in una dimensione globalizzata.
L'altro tratto critico è in questo caso
metodologico e non riguarda il Parlamento, le Commissioni, l'Aula,
la possibilità di un confronto parlamentare, ma il rapporto
con il mondo dell'accademia e della ricerca che dovremmo riconoscere
come impresa cognitiva collettiva e quindi con i lavoratori della
conoscenza. Credo sia difficile pensare ad una riduzione solo
strumentale, magari guidata dalle forze dell'Unione, delle criticità
e della mobilitazione che da più di un anno sta interessando
non solo la Conferenza dei rettori, non soltanto i senati accademici,
ma proprio il mondo della docenza e della ricerca: chiunque di
noi sia stato invitato ed è andato a questi confronti ha
potuto verificarlo.
Il fatto che non venga presa in alcuna considerazione
la proposta di concorrere da parte dei lavoratori della conoscenza
a definire le riforme necessarie affinché il sistema dell'accademia
e della ricerca possa risultare competitivo nella società
della conoscenza credo la dica tutta relativamente all'efficacia
e alla miopia sostanziale di queste scelte.
Rispetto a tutto ciò, noi ci sentiamo di
fare una considerazione: sicuramente il Ministro e il Governo
troveranno, all'interno di quest'Aula, la fiducia necessaria richiesta
sul provvedimento, ma credo che sia totalmente compromessa, tale
fiducia, nel mondo dell'accademia e della ricerca, da parte di
tutte le figure che appartengono a quel mondo. Dobbiamo constatare
come riforme sostanziali, di cui pure il Paese avrebbe bisogno,
vengano fatte a dispetto, a discapito e indipendentemente da chi
ne dovrebbe essere direttamente protagonista: vale per il mondo
della sanità come per quello della giustizia.
Mi domando se il Governo come classe dirigente
si chieda mai per quale motivo, nell'ambito della giustizia, dai
magistrati agli avvocati siano contrari alle riforme; come mai,
nel settore della sanità, dai primari, ai medici, agli
infermieri, siamo contrari alle riforme, come mai, nel mondo dell'accademia,
dai rettori ai docenti, agli associati, ai ricercatori, siamo
contrari alle riforme.
Ci rendiamo conto che stiamo minando, destrutturando
il patto sociale di questo Paese che, per intero, andrà
rimesso in piedi? È evidente che anche come Unione dobbiamo
raccogliere un monito forte da tutto questo. Non sarà più
possibile pensare di ricostituire un patto sociale all'altezza
della sfida proposta dell'innovazione, laddove non lo faremo con
il concorso cooperativo dei soggetti direttamente interessati:
stiamo parlando dei lavoratori della conoscenza, una specificità
particolare, non propria di un lavoro meramente riproduttivo e
materiale, ma che concorre a definire il progetto; quindi, non
si può evitare un coinvolgimento.
Ebbene, il giudizio del Gruppo dei Verdi rispetto
a tutto questo è ampiamente negativo. Ieri, come parlamentari,
ci siamo recati all'incontro svoltosi qui di fronte con le figure
rappresentanti le varie realtà di questo settore: erano
presenti un prorettore dell'Università di Roma, docenti
e ricercatori. Cercare di trasporre una reazione, peraltro assolutamente
comprensibile, pacifica per quanto esasperata, su un piano di
ordine pubblico sarebbe una miopia ulteriore relativamente alla
consunzione del patto sociale e dei fondamenti di una società
complessa in uno Stato di diritto come il nostro.
Diffidiamo, quindi, il Governo e chiediamo al ministro
Pisanu di porre un'attenzione particolare: rispetti il diritto
al conflitto politico e non lo trasformi in una questione di ordine
pubblico perché faremmo un danno ulteriore al Paese!
Il giudizio del Gruppo dei Verdi è negativo
per cui non darà la propria fiducia al Governo su questo
provvedimento. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un, Aut e del senatore
Tessitore).
BRIGNONE (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRIGNONE (LP). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, l'organizzazione
della docenza universitaria risale, come sappiamo, al decreto
del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, ultima e ormai
remota iniziativa di riforma. In esso, col Capo I del Titolo I,
veniva istituito allora il ruolo dei ricercatori e al Capo V la
relativa dotazione organica di 16.000 posti, di cui 4.000 da assegnare
per concorsi liberi, nonché i compiti, gli impegni e le
modalità di esercizio delle funzioni didattiche e scientifiche
assegnate ai ricercatori.
Negli anni successivi, soprattutto a partire dalla
seconda metà degli anni '70, con gli effetti della liberalizzazione
degli accessi ai vari corsi di laurea ed il conseguente aumento
del numero degli studenti, col mutamento qualitativo, non solo
quantitativo della domanda che ha determinato la moltiplicazione
dell'offerta didattica, l'università è totalmente
cambiata tanto da richiedere l'introduzione di un nuovo modello,
il «3+2», che, seppure controverso e non privo di
difficoltà attuative, pare più rispondente alle
trasformazioni in atto nei saperi e nelle società e più
attento ai modelli europei.
Nel mio intervento in discussione generale ho sottolineato
che la riforma, nonostante perplessità diffuse, si è
però ampliata e consolidata forse ancor più del
previsto, grazie anche ad opportune strategie di sostegno finanziario
e, all'interno degli atenei, all'individuazione di occasioni per
ridisegnare equilibri anche di potere.
Purtroppo l'urgenza di approntare i regolamenti
didattici per non incorrere in meccanismi di disincentivazione
e l'accentuazione della concorrenza fra gli atenei hanno dato
luogo a situazioni in vivo contrasto con i propositi semplificativi,
come la proliferazione dei corsi e l'effettiva spendibilità
dei nuovi titoli nel mercato del lavoro, nonostante il valore
legale ad essi ancora attribuito.
Nonostante queste difficoltà, delle quali
comunque si è già ampiamente discusso nelle varie
sedi, non solo parlamentari, e che in larga parte non derivano
da scelte governative appare evidente che nessuna riforma, sia
essa nel campo dell'università o della scuola, è
attuabile senza l'apporto della comunità territoriale,
della società civile, e soprattutto senza l'impegno dei
docenti e la partecipazione attiva degli studenti.
Le resistenze all'innovazione, però, troppo
spesso derivano dalla mera contrapposizione politica che determina
fratture non tanto sugli obiettivi, sovente condivisi, quanto
piuttosto sugli strumenti da utilizzare per raggiungerli e sull'efficacia
dei medesimi.
A ciò si aggiunge la resistenza dei tanti
che da tempo si sono adagiati nei ritmi consolidati del proprio
lavoro e temono che, nel proliferare di atenei e di sedi decentrate,
nel venir meno della validità e coerenza scientifica dei
nuovi corsi e nella diffusa inadeguatezza degli spazi e servizi
connessi, potrebbero e dovrebbero essere privilegiate le eccellenze,
soprattutto nella ricerca.
Eppure, la mancata revisione dello stato giuridico
dei docenti universitari e l'annosa questione dei ricercatori,
divenuti ormai parte consistente del corpo docente, venivano e
vengono diffusamente indicati come i restanti punti deboli della
riforma dell'università.
Non vi è dubbio che ogni cambiamento possa
recare nuovi problemi, ma è vero anche che essi sono ampiamente
compensati dalle nuove opportunità e prospettive offerte
da questo disegno di legge e, in particolare, dalle norme recate
dall'emendamento presentato dal Governo che è frutto di
lunghe riflessioni e ponderate valutazioni della maggioranza.
Ad esso si aggiungono le confortanti, valide ed apprezzate argomentazioni
recate ieri dal Ministro nella sua replica. Risultano pertanto
superflue, in questa sede, argomentazioni ulteriori e più
dettagliate sul provvedimento.
Per tale motivo mi limito, quindi, ad annunciare
il voto positivo e convinto di fiducia da parte del mio Gruppo.
(Applausi dal Gruppo LP. Congratulazioni).
GABURRO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GABURRO (UDC). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi,
innanzitutto desidero ringraziare i colleghi Moncada, Compagna
e Gubert che hanno spiegato vari aspetti e le ragioni per le quali
l'UDC è favorevole, insieme agli altri partiti della Casa
delle Libertà, a questo provvedimento di riforma dello
stato giuridico dei docenti universitari e dei ricercatori.
Ricordo poi i punti fondamentali che caratterizzano
il disegno di legge sul quale il Governo ha deciso di porre la
fiducia e sul quale saremo chiamati a votare dicendo anche perché
la maggioranza ritiene giusto procedere all'approvazione di questo
provvedimento con una procedura che ha tutti i caratteri dell'eccezionalità.
Non siamo chiamati a votare sull'ordinamento universitario
in genere, ma su un argomento specifico quale l'ordinamento della
docenza universitaria. Una materia comunque complessa, qualcuno
la definisce esplosiva, tanto che anche all'interno della maggioranza
c'è chi ha manifestato perplessità sull'opportunità
di approvare un simile provvedimento che, per la sua stessa natura,
rompe equilibri e mira ad eliminare posizioni di privilegio che
si sono consolidate in decenni, e di approvarlo per di più
in un clima preelettorale.
Credo che siano le stesse considerazioni che sono
state fatte nella precedente legislatura. Un provvedimento analogo
fu, infatti, discusso alla Camera dei deputati sei anni fa, ma
all'ultimo momento fu abbandonato. Considerazioni di opportunità
politica o difficoltà a giungere ad una soluzione condivisa
almeno dalla maggioranza? Non mi pare che ci sia grande differenza
tra i due quesiti.
Un nuovo disegno di legge sullo stesso argomento
ha iniziato il suo iter alla Camera due anni fa e oggi è
al Senato, in una stesura che è figlia di un lungo dibattito
interno e di numerose consultazioni.
Sappiamo benissimo, perché leggiamo i giornali,
i comunicati stampa, vediamo le manifestazioni pubbliche e riceviamo
telefonate da colleghi ed amici che hanno responsabilità
all'interno del mondo accademico, che le posizioni sono molte.
Potremmo fermarci, rinviare a tempi migliori; potremmo giustificare
la rinuncia facendo riferimento a un precedente illustre, alla
fine della passata legislatura.
Un puro calcolo, non dico politico, perché
la politica ha dignità e nobiltà, ma elettorale,
forse consigliava di lasciar stare e rinviare l'approvazione a
tempi migliori. Non l'abbiamo fatto, abbiamo preferito scegliere
la strada più difficile, quella della responsabilità
di fronte al mondo universitario, di fronte ai giovani, di fronte
al mondo produttivo, di fronte al Paese.
Con l'opposizione abbiamo discusso per oltre un
anno di università, trovando ampia convergenza in occasione
del dibattito sull'affare assegnato. Su questo provvedimento specifico,
invece, la minoranza di sinistra ha fatto opposizione frontale
su tutto. L'unico apporto è stato la proposta della terza
fascia, non possibile anche per l'intervento della V Commissione
della Camera, che l'ha giudicata in contrasto con l'articolo 81
della Costituzione, richiamato paradossalmente in tanti interventi
dell'opposizione.
Come maggioranza esprimiamo la volontà politica
di dare avvio, senza ulteriori ritardi, alla riforma della docenza
universitaria; disposti ad assumerci il rischio di pagare anche
un conto elettorale, perché siamo convinti che ritardare
questa riforma comporti un costo troppo alto per la cultura, per
la ricerca, per i giovani e per il Paese.
Il testo che ci viene sottoposto per l'approvazione
tiene conto del dibattito anche di questi giorni e mira a mediare
alcune posizioni (pensiamo, ad esempio, ai professori aggregati).
I punti caratterizzanti sono stati illustrati dal Ministro e da
altri intervenuti della maggioranza. Vediamo qualche aspetto.
In primo luogo, il superamento dell'attuale sistema
di reclutamento, che ha dato luogo a un eccessivo localismo (o
clientelismo, familismo, eccetera) e a qualche preoccupante episodio
di corruzione. Ora, con l'idoneità nazionale e la chiamata
da parte delle università, si garantisce (o si mira a garantire)
qualità sul territorio nazionale e salvaguardia dell'autonomia.
In secondo luogo, l'introduzione della nuova figura
del ricercatore a tempo determinato, che mentre si dedica alla
ricerca si prepara ad accedere alla docenza. Agli attuali ricercatori
verrà riconosciuto il lavoro svolto, nessuno verrà
lasciato per strada e verranno loro riservati canali di accesso
per la docenza. Così si apriranno possibilità ulteriori
di assunzioni per giovani ricercatori, che passeranno attraverso
una selezione meritocratica e si prepareranno così alla
docenza.
Tra l'altro, il ricercatore universitario avrà
tale arricchimento da potersi spendere non solo nella docenza
universitaria, ma anche nel mondo del lavoro. Il nuovo ricercatore
con regolare contratto di lavoro sostituirà il vecchio
rapporto dei ricercatori, che erano stati inseriti nell'università
negli ultimi anni con contratti di collaborazione coordinata e
continuativa ed erano quindi veri precari, i Co.Co.Co. della ricerca.
Si avranno dei precari con un regolare contratto di lavoro.
In terzo luogo, prendiamo atto con soddisfazione
dell'impegno del Ministro di inserire nella prossima legge finanziaria
un organismo indipendente di valutazione.
Questa maggioranza e il Governo da essa espresso
rivendicano di aver fatto per la scuola e per l'università
un lavoro che nessun altro Governo ha fatto, lavoro che ha riguardato
sia aspetti minimi di organizzazione che riforme strutturali.
L'inizio dell'anno scolastico fino all'anno 2000
era un'odissea per molte scuole, per molte classi, per molte famiglie.
Possiamo dire che oggi non è più così. Gli
ultimi anni scolastici sono iniziati con quasi tutti gli insegnanti
in cattedra.
Né si può dimenticare quanto si è
fatto per i docenti e per tutto il personale della scuola in termini
di riconoscimento economico e di riduzione del precariato: 130.000
assunzioni dall'agosto del 2001, con una riduzione del precariato
del 50 per cento. Dal 2001 al 2005 l'incremento della spesa complessiva
per l'area dell'istruzione è stata del 13,70 per cento.
E poi l'innalzamento dell'obbligo scolastico a
diciotto anni, concepito come diritto-dovere all'istruzione e
alla formazione.
Ma soprattutto la riforma scolastica, votata nella
legge quadro e già in attuazione per quanto riguarda il
primo ciclo. Con soddisfazione generale, nonostante alcune resistenze,
senza comunque provocare la ribellione delle piazze che alcuni
speravano.
Una riforma promossa a pieni voti dalla Comunità
Europea quando era presidente Prodi. Su questa strada di riforma
noi intendiamo procedere, convinti di fare un servizio all'Italia
e in particolare ai nostri giovani.
Voteremo per questo disegno di legge, che è
un tassello di una riforma più generale del sistema educativo
italiano, scolastico e universitario, che rappresenta il fondamento
e il cuore del programma di rinnovamento del nostro Paese.
Nell'evoluzione in atto risulta spesso in difficoltà
il rapporto fra ricerca e didattica. L'UDC esprime l'auspicio
che l'università rinsaldi tale rapporto, difficile ma essenziale,
ricollocandolo creativamente nel quadro delle esigenze poste dalla
nuova domanda formativa e dai nuovi modelli di istruzione superiore.
Non è possibile per un educatore comunicare
un contenuto senza desiderare di comunicare anche il metodo, avviando
i discenti in un percorso di conoscenza critica, di motivazioni
profonde e di convincimento personale. L'università è
nata con questa dinamica, come comunità di uomini che condividono
con il maestro non solo la scienza e i suoi contenuti, ma anche
un cammino di crescita umana.
Se ai docenti è richiesto un forte impegno
educativo, agli studenti è richiesto un forte impegno per
una formazione integrale della propria personalità. Il
periodo formativo che trascorrono all'università è
tanto più fecondo quanto più essi sanno entrare
in collaborazione e dialogo con i propri docenti.
L'università non può non sentirsi
impegnata a favorire la scoperta e l'approfondimento di una motivazione
personale al sapere: compito non facile, anche perché alla
frammentazione del sapere corrisponde spesso una condizione di
diffusa dispersione psicologica dei giovani, che rende più
problematica la maturazione dell'identità della persona.
Esprimendo il voto favorevole dell'UDC, auspico
che il rinnovamento dell'università consenta di offrire
agli studenti le risorse umane e strumentali indispensabili per
la loro valorizzazione personale e incoraggi la loro presenza
ben più di quanto sia stato fatto finora, favorendo il
loro concreto contributo alla gestione degli spazi didattici e
delle iniziative culturali, oltre alla loro partecipazione alle
attività di ricerca. (Applausi dal Gruppo UDC e dei senatori
Asciutti e Valditara. Congratulazioni).
*D'ANDREA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di
voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANDREA (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevole Ministro dell'istruzione,
dell'università e della ricerca, onorevole Vice ministro,
onorevoli senatori, questo non è il primo voto di fiducia
della legislatura e, presumibilmente, visto quello che si annuncia,
non sarà nemmeno l'ultimo, in questa agonia prolungata
dall'accanimento terapeutico con il quale ci si ostina a tenere
in vita una maggioranza ed un Governo sempre più distanti
dall'interesse generale del Paese e sempre più inadeguati,
assolutamente non in grado di sciogliere i nodi strutturali e
di affrontare le aggravanti congiunturali che caratterizzano l'evidente
crisi del sistema Italia.
L'ultimo autunno della legislatura è stato
segnato dalle ennesime dimissioni, per contrasti, in seno al Governo
e alla maggioranza, di un Ministro responsabile di un Dicastero
fondamentale come l'Economia, così come era accaduto già
per l'Interno e per gli Affari esteri, e con il ritorno a quella
medesima responsabilità dell'ineffabile ministro Tremonti.
Come dire? Dove non è riuscita ad arrivare l'economia adesso
ci riprovi la fantasia. Oppure, forse più esattamente,
essendosi arresi i medici, non resta che rivolgerci agli stregoni;
magari per esorcizzare l'incantesimo che tiene lì inchiodato
alla sua poltrona, il governatore Fazio. Così si riprende
a navigare, tra giocatori di prestigio ed illusionisti, continuando
a far del male al Paese e a comprometterne le speranze di ripresa.
E questo provvedimento sul reclutamento e lo stato
giuridico dei docenti universitari è una nuova puntata
della medesima fiction. Anche qui si sono fatti esercizi di finanza
creativa e si è alimentata irresponsabilmente l'illusione
di risolvere con l'elargizione di un titolo onorifico la questione
nodale dell'accesso alle carriere.
È stato parzialmente modificato, è
vero, il testo approvato dalla Camera, ma mantiene tuttora queste
caratteristiche illusorie. Il maxiemendamento presentato dal Governo
si può anche non leggere, per andare direttamente all'ultimo
comma, che stabilisce in maniera inequivocabile che: «Dall'attuazione
delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica».
Questo è confermato, peraltro, da ciò
che viene ribadito in un comma precedente il sesto, con il quale
si vincola tutta l'applicazione della nuova normativa al rispetto
dei limiti già fissati dalla legge finanziaria in vigore.
Ed è persino ovvio - non sto dicendo una banalità
- perché l'unico modo per avere una copertura di questo
provvedimento era esattamente il ricorso a questa finzione, che
equivale a dire che non ci sono risorse disponibili e non se ne
richiedono altre, e comunque non si devono superare i limiti attuali.
Come a dire: non si può, e non si deve, fare nulla, o molto
poco.
Il nostro rilievo relativo all'inadeguatezza della
copertura finanziaria resta quindi tutto intero ed è pienamente
fondato. Ieri il Ministro, nella replica, ci ha snocciolato le
cifre attraverso le quali, a suo dire, si sarebbe ottenuto un
incremento della disponibilità di risorse destinate a questo
settore nelle varie finanziarie e nei vari provvedimenti che si
sono succeduti. Ha eluso però - non poteva fare diversamente
- la ragione per la quale non si prevedono risorse specifiche
per questo provvedimento, che avrebbero potuto conferirgli qualche
briciolo di credibilità.
Capisco la ragione, perché queste risorse
non ci sono, ma non posso che trarre la conclusione che si tratta
di una manovra propagandistica - l'ho già detto - cioè
solo un tentativo illusionistico di dire a coloro che aspirano
a diventare docenti universitari, o almeno uscire dalla condizione
di precarietà in cui sono attualmente collocati, che esiste
una prospettiva ed è questa. Ci si dimentica però
di ammettere, con onestà, che si tratta di una prospettiva
futuribile, che si potrà realizzare chissà quando
nel nostro Paese e solo se vi saranno risorse finanziarie che,
intanto, chi fa questa promessa si guarda bene dal proporre e
dal disporre, magari attraverso una efficacie azione di rastrellamento,
che pure si poteva fare, qua e là tra le rubriche del bilancio.
Al termine del dibattito di ieri, nella sua replica,
il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca,
anche accentuando il tono della voce, tra il severo e il risentito
ha respinto quasi con sdegno le cosiddette critiche immotivate,
«le posizioni di rigetto senza motivazioni e senza proposte».
Vorrei chiedere al Ministro e alla maggioranza
se sia o meno alternativa al disegno che si prefigge la nostra
proposta di istituire preliminarmente un sistema nazionale di
valutazione, l'unico in grado di supportare una disciplina del
reclutamento che sia sottratta alle degenerazioni e alle pressioni
che ci sono state e che ci possono essere nell'intreccio tra interessi
di categoria ed interessi localistici dei singoli atenei. È
o non è un disegno alternativo questo?
È un disegno alternativo quello di chiedere
di affrontare preliminarmente o contestualmente o parallelamente
i nodi della governance dei nostri atenei?
Ed ancora, è un disegno alternativo pensare
di affrontare le questioni del reclutamento e la riorganizzazione
del reclutamento futuro, risolvendo preliminarmente il problema
dei ricercatori attuali, di quelli che hanno svolto attività
didattica, di quelli che legittimamente aspirano ad essere riconosciuti
come terza fascia della docenza, peraltro in assenza di costi
aggiuntivi; proposta rigettata perché, ad avviso della
Commissione bilancio, avrebbe determinato nuovi ulteriori oneri
finanziari.
Presidenza del presidente PERA (ore 9,53)
(Segue D'ANDREA). Certo, il titolo di professore aggregato, di
cui prima si proponeva l'elargizione per un tempo illimitato,
a vita, e che ora viene limitato al periodo di svolgimento delle
funzioni contrattualistiche - lo dico al senatore Asciutti - precarie,
provvisorie, di partecipazione alle attività didattiche
può non determinare un onere aggiuntivo dal punto di vista
finanziario; ma proprio per questo resta sempre più solo
un titolo onorifico ed il solo fatto che si pensi di risolvere
attraverso l'elargizione di un titolo onorifico la questione nodale
dell'accesso alle carriere universitarie, me lo consenta, signora
Ministro, è offensivo; questo sì è alternativo,
ma lo è all'intelligenza, alla buona fede e alla fiducia
nel futuro che il mondo accademico manifesta e dichiara di avere.
(Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).
Ebbene, ci troviamo di fronte ad un provvedimento
sul quale, anche dal punto di vista procedurale in quest'Aula
sono stati formulati numerosi rilievi.
Signora Ministro, cosa fa? Scrive lei stessa l'emendamento
con il quale dà la delega a se stessa, senza che il Parlamento
in questa sede possa mettere becco, tra l'altro formulando un
emendamento chiaramente sostitutivo del testo che l'altro ramo
del Parlamento ha approvato, poi ricorre al voto di fiducia e
si propone di fare altrettanto alla Camera?
Ma cosa ne è dei rapporti tra Parlamento
e Governo? Certo, sono state emanate alcune deleghe ed è
stata chiesta la fiducia sulla delega anche se non si poteva.
Per la verità sono state previste delle deleghe anche nei
decreti-legge, sebbene non fosse possibile, ma la sola idea che
il Governo decida di scrivere e presentare formalmente l'emendamento
con il quale dà la delega a se stesso, determinando quella
sorta di corto circuito a cui accennava efficacemente il collega
Monticone qualche giorno fa, non sta né in cielo né
in terra. Ed io mi sarei aspettato che chi ha la responsabilità
di guidare questa Assemblea avesse speso anche solo una parola,
almeno per rispetto allo spirito del messaggio inviato recentemente
dal Capo dello Stato al Parlamento sulla correttezza del procedimento
legislativo. Invece nulla.
Mi avvio a concludere ricordando che molto onestamente
il Ministro dell'istruzione ha riconosciuto che il provvedimento
era urgente e che bisognava ricorrere ad una procedura sommaria,
correggendo qui anche la pietosa bugia che il suo collega, il
Ministro dei rapporti con il Parlamento, ha detto, quando ha sostenuto
che si ricorreva alla fiducia per l'eccesso di emendamenti: cosa
manifestamente non vera e comunque non influente in questa circostanza.
Ebbene, nell'esprimere con la più profonda
convinzione il nostro diniego alla richiesta di fiducia intendiamo
esprimere tre no:il primo a questo provvedimento e alle politiche
per l'università, l'istruzione e la ricerca, assolutamente
carenti; il secondo, all'insieme delle politiche governative,
che ormai si manifestano, come dicevo, palesemente inadeguate;
ma il terzo, signor Presidente e concludo, al modo con il quale
anche lei, in questi cinque anni, ci ha costretto a legiferare,
penosamente e con grandi umiliazioni, in questo Senato. (Applausi
dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-Un. Congratulazioni).
*VALDITARA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDITARA (AN). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli
colleghi, dunque oggi staremmo apprestandoci a produrre il disastro
dell'università italiana. Ma in che cosa consisterebbe
questo disastro?
Forse nel ritorno dei concorsi nazionali, che anche
molti illustri esponenti della sinistra hanno condiviso in questi
anni? Credo che se vogliamo realmente il ritorno dei concorsi
nazionali, questa sia l'unica strada: tertium non datur.
Forse nella quota del 100 per cento di idonei in
più per i primi due anni? Ma il senatore Modica ed il centro-sinistra,
nella passata legislatura, hanno proposto addirittura la lista
aperta!
PAGANO (DS-U). Modica non c'era!
VALDITARA (AN). Il senatore Modica in Commissione in questa legislatura
e il centro-sinistra nella passata legislatura hanno proposto
addirittura la lista aperta.
Da questo punto di vista, certamente dal vostro
punto di vista, sarebbe stato ben peggio. E poi, il 100 per cento
di idonei in più non significa l'obbligo di creare più
idonei, ma la possibilità, si dà cioè un'opportunità
in più, fondata comunque su un concorso e dunque sul merito:
chiamiamo l'accademia alle sue responsabilità.
Forse consisterebbe nei professori a contratto?
Ma la possibilità di ricorrere massicciamente e diffusamente
ai professori a contratto è stata data, nella passata legislatura,
proprio da voi. Non è questa la novità del provvedimento.
Voglio solo ricordare che oggi ci sono ben 40.000 docenti a contratto,
tanti quanto gli strutturati.
Forse nei ricercatori a contratto? A parte che
già oggi ci sono gli "assegnisti", a parte che
già Zecchino li aveva proposti, a parte che le figure iniziali
non sono affatto stabili, come dice il senatore Modica, negli
altri Paesi dell'Occidente, ma sono normalmente a tempo determinato,
perché per noi è importante la figura del ricercatore
a contratto? Perché stimola a diventare professori; l'obiettivo
non deve essere infatti quello di cristallizzare a vita posizioni
di ingresso, ma di incoraggiare il raggiungimento della piena
maturità scientifica e dunque della docenza da parte di
coloro che sono più meritevoli e più motivati. Inoltre,
favorisce l'accesso all'università di giovani bravi e volenterosi.
Sono le posizioni di ingresso a vita che costituiscono il vero
blocco, il vero tappo all'accesso dei giovani alla carriera universitaria.
Semmai, il problema si sposta sulle retribuzioni e questa è
una battaglia che dobbiamo fare nella legge finanziaria.
Forse dicendo no alla terza fascia, sfasciamo l'università
italiana? No, cari amici, abbiamo evitato che si penalizzassero
i nostri giovani creando ancora una volta un tappo, un blocco
al loro accesso alla carriera universitaria. Voi proponevate di
sfasciare l'università italiana con la proposta della terza
fascia!
Siamo stati attaccati per aver introdotto la possibilità
di differenziare le retribuzioni, ma questa credo sia la vera
sfida.
Siamo stati anche condannati per aver incentivato
e incoraggiato i rapporti tra imprese e università: abbiamo
dato invece l'opportunità per far arrivare all'università
più risorse, per incrementare la ricerca di base.
Ma qual è, d'altro canto, la proposta della
sinistra? Quella della scorsa legislatura, fallimentare, da cui
anche molti di voi oggi prendono le distanze? Gli emendamenti
pasticciati, disastrosi fatti da voi alla Camera, che hanno stravolto
il testo originario del Governo e a cui noi abbiamo rimediato?
Oppure le ope legis, todos caballeros, vecchio cavallo di battaglia
della CGIL e di D'Alema? Oppure le proposte confuse sui concorsi
nazionali, magari, come abbiamo appreso oggi dall'intervento del
senatore D'Andrea, investendo l'Authority anche di compiti di
controllo sui concorsi? Ma questo vuol dire sfiduciare l'accademia,
l'università italiana. E poi, mi scusi senatore e collega
D'Andrea, lei sa quanta stima ho per lei, ma questa è una
proposta assolutamente ridicola: abbiamo le Commissioni concorsuali
che devono dare un parere e giudicare l'idoneità di un
candidato e faremmo intervenire altri colleghi a giudicare sul
lavoro di queste Commissioni? Oppure lo slogan velleitario e demagogico
del "in cattedra a trent'anni"?
Vorrei qui ricordare per un attimo soltanto alcune
reazioni, in primo luogo quella della CRUI. La CRUI dichiara inaccettabile
la forzatura della prassi parlamentare, dichiara inaccettabile
l'interruzione del dibattito parlamentare: ebbene, credo che non
spetti alla CRUI giudicare le vicende del dibattito parlamentare.
Mi pare anche francamente un po' ridicola, livorosa e narcisistica
(lo dico agli amici docenti professori della CRUI) l'attribuzione
a sé di aver determinato gli unici miglioramenti di questo
testo rispetto al provvedimento della Camera.
Questi miglioramenti, queste modifiche, che avevo
già preannunciato in Commissione tempo fa, sono il frutto
di una trattativa tra le forze di maggioranza e prescindono da
presunti interventi emendativi della CRUI. Ma poi quello che più
mi sorprende è che i vertici della CRUI, smentendo quanto
più volte hanno affermato anche a livello personale, si
dichiarano invece ora improvvisamente a favore della terza fascia.
I vertici della CRUI hanno sempre sostenuto che la terza fascia
rischierebbe di sfasciare l'università italiana; oggi,
demagogicamente, per prendere qualche consenso in più in
vista di una loro rielezione alle cariche accademiche, improvvisamente
si mobilitano. È chiaro che si tratta di un intervento
politico: la CRUI non è più un interlocutore.
Per quanto riguarda la stampa, ho qui un articolo
del quotidiano «la Repubblica»: ne leggo alcuni passi,
perché credo ci dia la dimensione della disinformazione
che certi organi di stampa stanno perseguendo. «Per i 25.000
ricercatori di ruolo, età media vicino ai cinquant'anni,
l'attesa della pensione»; ma io spero che molti di essi
possano accedere all'idoneità da associato o da ordinario.
«E per i 50.000 precari? Due contratti da tre anni l'uno
poi stop. Arrivederci e grazie.».
Ma attenzione, udite udite: «Anche per i
professori associati la prospettiva sono i contratti a termine.».
Stiamo scherzando? Il giornalista conosce la realtà o inventa?
«Stesso stipendio per i docenti che scelgono l'impegno a
tempo pieno e quelli che optano anche per la libera professione»:
ma questa norma è stata cancellata da mesi e mesi. «Nasce
una nuova figura professionale: il prof a sovvenzione …
ma forse svanirà la figura del professore aggregato»!
E, attenzione, il ministro Moratti rispetto alla versione proveniente
dalla Camera ha opposto la blindatura del testo. Ebbene, credo
che qui vogliamo veramente prenderci in giro.
Devo dire che sono piuttosto amareggiato, cari
colleghi. Sono amareggiato perché negli interventi della
gran parte di voi, tranne i pochi che provengono da una tradizione
autenticamente democratica, ho sentito tanto odio, tanta violenza,
tanta demagogia, tanto disprezzo, tanta disinformazione; una sostanziale
difesa dell'esistente; una confusa critica degli aspetti più
indifendibili dell'attuale sistema; un no a tutto, pregiudiziale,
a testa bassa. Interventi senza contenuto.
Il problema grave è che voi state ingannando
il Paese; il problema ancora più grave è che non
avete un serio programma alternativo e sulla base di questi presupposti
state fomentando lo scontro nell'università e nel Paese.
È apparso chiaro che non avete a cuore né l'interesse
dell'università italiana né quello della Nazione,
ma solo la frenesia di voler a tutti i costi conquistare la cittadella
"per fare prigionieri".
Noi oggi, pur consapevoli che tutto è perfettibile
e che certamente si potrà fare anche di meglio, diamo un'opportunità
in più all'università, ai nostri giovani, all'Italia,
con un disegno culturalmente coerente e rimediando ai guasti che,
quando avete governato, voi avete prodotto. (Applausi dai Gruppi
AN, UDC e FI. Congratulazioni).
PAGANO (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGANO (DS-U). Signor Presidente, mi consenta di dire, all'inizio
del mio intervento, che stiamo riproducendo, come al solito, uno
scenario desolante, un copione che si ripete in modo disperante,
per cui spesso ci coglie - soprattutto coloro che sono ancora
interessati al bene del Paese - il senso dell'inutilità
di quello che facciamo.
Le parole e il confronto non servono più.
La politica intesa come passione, impegno e rappresentanza dei
bisogni non esiste più. La maggioranza, quella che ha ancora
la passione politica o una tradizione politica, tristemente si
acconcia a votare secondo il detto "non capisco, ma mi adeguo".
Gli altri, che devono solo alzare la mano, dal momento che non
partecipano ad alcun lavoro né di Commissione né
di Aula, fastidiosamente vogliono archiviare l'ennesima pratica
e l'Aula di questa mattina è la testimonianza di quanto
sto affermando.
C'è un particolare, però, signor
Presidente e onorevoli colleghi: la pratica è il futuro
del Paese, del nostro Paese, dei nostri figli, di quelli che verranno.
Questo Governo - il senatore Valditara ci ha appena
impartito la solita lezione e vorrei conoscere le vicende di chi
va in cattedra, ma è altra storia - dal momento del suo
insediamento ci ripete, quasi a voler convincere se stesso, che
la sua missione è quella di rinnovare, innovare, modernizzare
il Paese, di toglierlo dalle secche di un conservatorismo insopportabile,
da un inciucio tra i vecchi conservatori di qualsiasi schieramento.
L'Agenda di Lisbona, spesso citata ma mai applicata,
sembra essere la stella polare: innovazione e imprenditorialità,
riforma del mercato e inclusione sociale, capitale umano e riqualificazione
del lavoro, pari opportunità, liberalizzazione dei mercati
e dei prodotti, sviluppo sostenibile. Pertanto, no allo statalismo,
no al clientelismo, sì al mercato, alla concorrenza, all'innovazione
e alla liberalizzazione.
Se questo fosse vero, avremmo dovuto avere leggi
che portano il segno di questo ambizioso programma. Non è
così. Purtroppo, tutte le leggi portano segni ben diversi:
centralismo asfissiante, in barba a qualsiasi predicato federalismo;
clientelismo d'accatto nelle pieghe di tante navette che nelle
leggi omnibus sono passate in questo Parlamento.
Per quanto riguarda l'innovazione - c'è
perfino un Ministro - non si rileva traccia di consistenti stanziamenti
in nuove tecnologie. Vi ricordo che importiamo i telefoni cellulari,
non li fabbrichiamo e, quindi, non favoriamo nuove tecnologie,
non investiamo in questo settore.
Ovviamente, non c'è traccia di premialità.
In tutte le sedi avete fatto todos caballeros e i caballeros che
avete premiato non erano certamente i primi.
Le riforme sono necessarie e ritengo debbano essere
radicali in tutti i campi: smantellamento di vecchie nicchie di
privilegi, apertura di credito ai tanti giovani che si affacciano
nel mondo del lavoro, svecchiamento della burocrazia e del potere
burocratico, riforma radicale dello Stato.
Sanità, scuola, università e giustizia:
mi direte che avete fatto queste riforme o che le state facendo.
Bisogna, allora, intendersi sul termine riforma. Riformare significa
avere il coraggio di scegliere una strada dopo aver ascoltato
davvero. Decidere non significa mettere insieme - caro Valditara
- privilegi nascosti per alcuni e punizioni per altri, peraltro
smarrendo nel percorso addirittura l'idea iniziale che si voleva
perseguire e soprattutto non ascoltando coloro che in quel settore
vivono.
Certo, poi si sceglie, ma le riforme devono essere
condivise. Come ben ricorderete, la maggiore critica che avete
rivolto al nostro Governo era che le nostre riforme non erano
venute dal basso, non erano condivise, erano state calate sul
popolo italiano che non le condivideva e che per questo ci ha
punito.
Il senatore Morando ha dimostrato, con ineccepibili
argomenti, il reale andamento dell'economia del Paese, che si
riassume nella crescita troppo bassa della sua produttività
e della produttività totale dei fattori. In questi fattori
c'è sicuramente l'investimento nella conoscenza.
Il Ministro - tra parentesi - ha ragione quando
afferma che, nel 2004-2005, si è registrato un incremento
dei fondi universitari. Peccato, però, che, al netto dei
conti, dal 2001 ad oggi, il saldo è negativo, caro Ministro,
e non positivo.
Nel 2000-2001, con la nostra ultima finanziaria,
l'incremento c'è stato; poi ci sono stati un fermo nel
2002-2003 ed una ripresa nel 2004. La matematica non è
un'opinione: facendo la somma, siamo sotto l'investimento iniziale
del 2000.
Prendiamo, allora, il disegno di legge sul quale
oggi ci chiedete la fiducia. Sul metodo molto è stato detto
e ovviamente la fiducia si può chiedere per molti motivi:
la si chiede per l'urgenza del provvedimento e anche per altre
vicende. Spesso avviene - come, credo, in questo caso - quando
si è al limite della confusione, quando la Babele delle
lingue non è più governabile, quando si è
smarrita la stella polare del progetto iniziale, quando si ha
paura dell'Assemblea, quando non si possono aggirare i dissensi
della maggioranza. Dissentiamo sempre da questo metodo, come ha
ben detto il mio collega D'Andrea; in questo caso, ancora di più,
data la peculiarità del provvedimento.
Vorrei brevemente addentrarmi, prendendo ad esempio
questo provvedimento, nella non riforma fatta non solo in questo,
ma anche in altri casi.
Caro Ministro, avrebbe dovuto perseguire con forza
e determinazione il suo progetto iniziale, radicalizzandolo ancora
di più. Questa sarebbe dovuta essere la risposta del centro-destra:
una liberalizzazione agli estremi. Avrebbe dovuto liberalizzare
il reclutamento, le retribuzioni, gli stipendi, gli incarichi,
dare forza alle autonomie delle università, promuovere
l'eccellente, costruire incentivi e disincentivi per la produttività
dell'università, dire quali università funzionano
e quali no. Su questo avrebbe sfidato i conservatori di destra
e di sinistra; su questo ci saremmo misurati, avremmo probabilmente
abbandonato alcuni elementi di conservatorismo, ma saremmo venuti
in mare aperto a sfidarla sul versante dell'innovazione.
Questo non è stato fatto, caro Ministro,
perché il maxiemendamento si presenta, come ha ben detto
il senatore Modica, con riserve di posti, di idoneità,
con la cancellazione della valutazione della qualità delle
attività universitarie e con nessuna fiducia nei giovani
che vi entrano. Il senatore Valditara dice che la possibilità
c'è. No, caro Ministro, e non può esserci: il concorso
nazionale sposta il problema dal locale al nazionale, i rapporti
interpersonali saranno, anziché intramoenia, extramoenia,
se non daremo incentivi e disincentivi, se non affronteremo fino
in fondo alla radice la governance dell'università.
Non vogliamo difendere i privilegi delle corporazioni;
vogliamo che le università eccellenti vadano avanti con
forza, per merito; vogliamo che i giovani vengano a studiare in
Italia. Il dato che qui nessuno cita non è tanto la fuga
di cervelli all'estero: è legittimo che un giovane vada
a fare esperienza all'estero, a condizione che possa tornare in
Italia. Lo scandalo è che le università e la politica
di questo Governo non attirano in Italia un ragazzo straniero.
Siamo al di sotto di qualsiasi media europea.
Ebbene, caro Ministro, sono profondamente delusa;
avrei voluto fare una battaglia non di retroguardia e non già
vedere annaspare in un guazzabuglio di norme e normine, in cui
si celano privilegi vecchi e nuovi, con le quali non si dà
nessuna sicurezza ai giovani e non si sottolinea il lavoro costante
di tanti professori universitari, condannando così il Paese
alla recessione ed alla decadenza perché non si è
scommesso veramente sull'università, sulla ricerca, sulla
scuola, sul sapere e sul futuro dei giovani. (Applausi dai Gruppi
DS-U, Mar-DL-U e Aut. Congratulazioni).
ASCIUTTI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASCIUTTI (FI). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi,
il confronto serrato di due giorni sul disegno di legge governativo
in titolo, giunto oggi a conclusione, indubbiamente lascia amareggiati
un po' tutti. Maggioranza e opposizione, solitamente durante e
dopo la discussione, si ricercano sempre degli spazi di mediazione
per licenziare dall'Assemblea un provvedimento nella maniera migliore
possibile.
Purtroppo però, contrariamente a quanto
sarebbe stato auspicabile in seno all'opposizione, oltre al proficuo
apporto non sono mancate alcune inaccettabili forzature che hanno
costretto il Governo a chiedere il voto di fiducia, onde evitare
che gli sforzi costruttivi portati avanti sino ad ora fossero
resi vani dall'ostinazione e pervicacia di pochi che, aprioristicamente,
hanno rifiutato ogni confronto dichiarando demagogicamente che
questo disegno di legge non conteneva elementi innovativi di riforma.
L'importanza strategica del provvedimento governativo
è, in ogni caso, certamente fuori discussione. L'intenso
dibattito svoltosi in Commissione con gli operatori del settore
e con i colleghi senatori ha, comunque, consentito di pervenire
a soluzioni migliorative perché premia il principio meritocratico,
trova una soluzione di mediazione tra la necessità di innovare
(ridisegnando il sistema) e quella di rendere legittime le esigenze
della varie figure professionali, in particolare quella dei ricercatori.
Ma, ancor più, il provvedimento va in direzione
di una crescita valutativa delle nostre università, di
un sapere altamente qualificato, dato che la canalizzazione dei
giovani verso la ricerca favorisce le opportunità di lavoro
all'interno degli atenei e apre le porte ad un sistema di istruzione
superiore nel quale a ciascuno siano offerte le condizioni più
favorevoli per individuare il proprio campo di specializzazione.
Da questa esperienza, per certi aspetti singolare,
ma forte, rimane la consapevolezza del lungo cammino da percorrere
ancora sulla strada delle riforme in seno all'università
perché, forse, manca (o non è ancora matura) in
molti di noi la precisa coscienza della centralità e della
profondità della questione universitaria.
A tal proposito, non possiamo che ammirare la rapidità
con cui è stato convocato il Comitato di presidenza della
CRUI. Ad horas ieri, immediatamente, il Comitato di presidenza
ha emesso un proclama. Il bello di questo proclama, a cui il senatore
Valditara ha già accennato, è che contiene un insieme
di menzogne che qui con forza si deve avere il coraggio di denunciare.
In un punto si dice: «Esprime la propria
totale disapprovazione sul fatto che nessun riferimento alla ricerca
come primario diritto-dovere…». Probabilmente, al
Comitato di presidenza della CRUI bisognerebbe suggerire di leggere
il testo. Non ha letto il testo; forse non ha avuto il tempo,
o forse è stato male informato. Ritiene, poi: «che
non siano state individuate reali possibilità, basate sul
merito, per l'accesso ai ruoli universitari dei giovani meritevoli».
Ma, santa pazienza, abbiamo eliminato il localismo, abbiamo previsto
l'idoneità nazionale proprio per scongiurare il nepotismo,
e si dice che non è previsto un criterio di merito? I concorsi
vengono effettuati dagli stessi docenti che affermano di non scorgere
il merito: si dimettessero questi rettori!
Si dice poi: «Constata con rammarico che
è scomparso ogni riferimento alla valutazione e all'istituzione
di un'Agenzia di valutazione indipendente». Ma non è
scomparso; non c'è mai stato. Era prevista in un mio emendamento
che il Ministro si è impegnato a presentare in sede di
finanziaria: si potrà discutere se istituirla, oppure no,
ed allora entreremo nel merito. Infine, «ribadisce ancora
una volta come l'istituzione della terza fascia di docenza sarebbe
stata la soluzione al problema del giusto riconoscimento del ruolo
e delle funzioni svolte dagli attuali ricercatori». Parliamone
della terza fascia!
Apprezzo davvero il fatto che finalmente la CRUI
e i rettori hanno ripensato ad una loro posizione: finalmente
vogliono la terza fascia. Strano! Per anni non l'hanno voluta
perché avevano paura di perdere il potere, perché
se i 22.000 ricercatori fossero andati a votare, avrebbero deciso
il futuro delle singole università. Adesso si apprezza
e la terza fascia la vogliono anche loro.
Credo che questo sia un proclama prelettorale.
Di tutti quei rettori che aspirano ad un collegio sicuro della
sinistra per essere promossi, visti i meriti che sono quelli che
vediamo oggi e che abbiamo visto ieri fuori dal Senato per boicottare
una riforma da loro richiesta e voluta che va nel segno, appunto,
delle loro richieste. Probabilmente, molti di questi rettori vorrebbero
presto sedere nei banchi di questo Parlamento, quindi devono acquisire
i meriti verso di voi. Grazie; complimenti!
Il Governo, quindi, è stato costretto a
ricorrere al voto di fiducia per evitare che atteggiamenti ostruzionistici
di alcuni settori della minoranza facessero sì che tale
riforma non venisse vanificata.
Dichiaro, pertanto, in maniera convinta, il voto
favorevole di Forza Italia alla fiducia chiesta dal Governo su
questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e AN).
BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUTTI Massimo (DS-U). Signor Presidente, intervengo soltanto
per fare un annuncio.
I parlamentari del centro-sinistra hanno partecipato
ai lavori con assiduità ed impegno. Non parteciperanno,
invece, al voto di fiducia. Esprimeremo così la nostra
contrarietà a questo disegno di legge e la nostra viva
riprovazione verso l'arroganza del Governo e verso il metodo anomalo
imposto al Senato della Repubblica. (Applausi dai Gruppi DS-U
e Mar-DL-U).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione dell'emendamento
1.2000 (testo corretto).
Votazione nominale con appello
PRESIDENTE. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma,
della Costituzione, e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del
Regolamento del Senato, la votazione sulla fiducia avrà
luogo mediante votazione nominale con appello.
Indíco pertanto la votazione nominale con
appello sull'emendamento 1.2000 (testo corretto), presentato dal
Governo, interamente sostitutivo degli articoli del disegno di
legge n. 3497, sul quale il Governo stesso ha posto la questione
di fiducia.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno
sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che
intendono astenersi risponderanno di conseguenza.
Ricordo che ciascun senatore chiamato dal senatore
segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi
al banco della Presidenza.
Hanno chiesto di votare per primi i ministri Calderoli
e La Loggia, poiché devono recarsi alla Camera dei deputati.
Invito il senatore segretario a procedere all'appello
di tali senatori.
(I predetti senatori rispondono all'appello).
Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà
inizio l'appello nominale.
(È estratto a sorte il nome del senatore
Battaglia Antonio).
Invito il senatore segretario a procedere all'appello, iniziando
dal senatore Battaglia Antonio.
Presidenza del vice presidente MORO (ore 10,27)
BETTONI BRANDANI, segretario, fa l'appello.
Rispondono sì i senatori:
Agogliati, Agoni, Alberti Casellati, Archiutti,
Asciutti, Azzollini
Balboni, Baldini, Barelli, Battaglia Antonio, Bergamo,
Bettamio, Bevilacqua, Bianconi, Bobbio Luigi, Boldi, Bonatesta,
Bongiorno, Borea, Boscetto, Bosi, Brignone, Bucciero
Calderoli, Callegaro, Camber, Cantoni, Carrara,
Caruso Antonino, Castagnetti, Castelli, Centaro, Cherchi, Chincarini,
Chirilli, Ciccanti, Cicolani, Cirami, Collino, Comincioli, Compagna,
Consolo, Contestabile, Corrado, Costa, Cozzolino, Crinò,
Cursi, Curto, Cutrufo
Danieli Paolo, Danzi, De Corato, Dell'Utri, Delogu,
Demasi, D'Ippolito, D'Onofrio
Eufemi
Fabbri, Falcier, Fasolino, Favaro, Federici, Ferrara,
Florino, Forlani, Forte, Franco Paolo, Frau
Gaburro, Gentile, Girfatti, Giuliano, Greco, Grillo,
Grillotti, Guasti, Gubert, Guzzanti
Iannuzzi, Iervolino, Ioannucci, Izzo
Kappler
La Loggia, Lauro
Maffioli, Malan, Manfredi, Manunza, Marano, Meduri,
Meleleo, Menardi, Minardo, Moncada, Monti, Moro, Morra, Morselli,
Mugnai, Mulas
Nania, Nessa, Nocco, Novi
Ognibene
Pace, Palombo, Pasinato, Pastore, Pedrazzini, Pedrizzi,
Pellegrino, Pellicini, Peruzzotti, Pessina, Pianetta, Piccioni,
Pirovano, Pontone, Ponzo, Provera
Ragno, Ronconi, Ruvolo
Salerno, Salzano, Sambin, Sanzarello, Saporito,
Scarabosio, Schifani, Scotti, Semeraro, Servello, Sestini, Siliquini,
Sodano Calogero, Specchia, Stiffoni
Tarolli, Tatò, Tirelli, Tofani, Tomassini,
Travaglia, Trematerra, Tunis
Ulivi
Valditara, Vanzo, Vegas, Ventucci, Vizzini
Zanoletti, Zappacosta, Ziccone, Zorzoli
Rispondono no i senatori:
Andreotti
Bettoni Brandani
De Paoli
Kofler
Rollandin
Thaler Ausserhofer
Villone.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori segretari
a procedere alla numerazione dei voti.
(I senatori segretari procedono alla numerazione
dei voti).
Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento
1.2000 (testo corretto), interamente sostitutivo degli articoli
del disegno di legge n. 3497, sull'approvazione del quale il Governo
ha posto la questione di fiducia:
Senatori votanti
167
Maggioranza
84
Favorevoli
160
Contrari
7
Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi FI, AN,
UDC e LP).
PAGANO (DS-U). Vergognatevi! La riforma dell'università
per tre voti.
PRESIDENTE. Senatrice Pagano, la prego.
Risultano, pertanto, preclusi tutti gli emendamenti
e gli ordini del giorno presentati agli articoli del disegno di
legge.
Restano assorbiti i disegni di legge nn.
604, 692, 850, 946,
1091, 1137, 1150, 1163, 1416, 1764, 1920, 2827, 2856 e 3127.
EMENDAMENTO 1.2000,
SU CUI IL GOVERNO HA POSTO LA QUESTIONE DI FIDUCIA, INTERAMENTE
SOSTITUTIVO DEGLI ARTICOLI DA 1 A 6 CHE COMPONGONO IL DISEGNO
DI LEGGE N. 3497
1.2000 (TESTO CORRETTO)
Il Governo
Approvato
Gli articoli 1, 2, 3, 4, 5 e 6 sono sostituiti dal seguente:
«Art. 1. - 1. L’università,
sede della formazione e della trasmissione critica del sapere,
coniuga in modo organico ricerca e didattica, garantendone la
completa libertà. La gestione delle università si
ispira ai principi di autonomia e di responsabilità nel
quadro degli indirizzi fissati con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca.
2. I professori universitari hanno il diritto e
il dovere di svolgere attività di ricerca e di didattica,
con piena libertà di scelta dei temi e dei metodi delle
ricerche nonché, nel rispetto della programmazione universitaria
di cui all’articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005,
n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005,
n. 43, dei contenuti e dell’impostazione culturale dei propri
corsi di insegnamento; i professori di materie cliniche esercitano
altresì, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica,
e ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 5 del
decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517, funzioni assistenziali
inscindibili da quelle di insegnamento e ricerca; i professori
esercitano infine liberamente attività di diffusione culturale
mediante conferenze, seminari, attività pubblicistiche
ed editoriali nel rispetto del mantenimento dei propri obblighi
istituzionali.
3. Ai professori universitari compete la partecipazione
agli organi accademici e agli organi collegiali ufficiali riguardanti
la didattica, l’organizzazione e il coordinamento delle
strutture didattiche e di ricerca esistenti nella sede universitaria
di appartenenza.
4. Il professore, a qualunque livello appartenga,
nel periodo dell’anno sabbatico, concesso ai sensi dell’articolo
17 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980,
n. 382, è abilitato senza restrizione alcuna alla presentazione
di richieste e all’utilizzo dei fondi per lo svolgimento
delle attività.
5. Allo scopo di procedere al riordino della disciplina
concernente il reclutamento dei professori universitari garantendo
una selezione adeguata alla qualità delle funzioni da svolgere,
il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla
data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto dell’autonomia
delle istituzioni universitarie, uno o più decreti legislativi
attenendosi ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) il Ministro dell’istruzione, dell’università
e della ricerca bandisce, con proprio decreto, per settori scientifico-disciplinari,
procedure finalizzate al conseguimento della idoneità scientifica
nazionale, entro il 30 giugno di ciascun anno, distintamente per
le fasce dei professori ordinari e dei professori associati, stabilendo
in particolare:
1) le modalità per definire il numero massimo
di soggetti che possono conseguire l’idoneità scientifica
per ciascuna fascia e per settori disciplinari, pari al fabbisogno,
indicato dalle università, incrementato di una quota non
superiore al 40 per cento, per cui è garantita la relativa
copertura finanziaria e fermo restando che l’idoneità
non comporta diritto all’accesso alla docenza, nonché
le procedure e i termini per l’indizione, l’espletamento
e la conclusione dei giudizi idoneativi, da svolgere presso le
università, assicurando la pubblicità degli atti
e dei giudizi formulati dalle commissioni giudicatrici; per ciascun
settore disciplinare deve comunque essere bandito almeno un posto
di idoneo per quinquennio per ciascuna fascia;
2) l’eleggibilità, ogni due anni,
da parte di ciascun settore scientifico-disciplinare, di una lista
di commissari nazionali, con opportune regole di non immediata
rieleggibilità;
3) la formazione della commissione di ciascuna
valutazione comparativa mediante sorteggio di cinque commissari
nazionali. Tutti gli oneri relativi a ciascuna commissione di
valutazione sono posti a carico dell’Ateneo ove si espleta
la procedura, come previsto al numero 1);
4) la durata dell’idoneità scientifica,
non superiore a quattro anni, e il limite di ammissibilità
ai giudizi per coloro che, avendovi partecipato, non conseguono
l’idoneità;
b) sono stabiliti i criteri e le modalità
per riservare, nei giudizi di idoneità per la fascia dei
professori ordinari, una quota pari al 25 per cento aggiuntiva
rispetto al contingente di cui alla lettera a), numero 1), ai
professori associati con un’anzianità di servizio
non inferiore a 15 anni, compreso il servizio prestato come professore
associato non confermato, maturata nell’insegnamento di
materie ricomprese nel settore scientifico-disciplinare oggetto
del bando di concorso o in settori affini, con una priorità
per i settori scientifico- disciplinari che non abbiano bandito
concorsi negli ultimi cinque anni.
c) nelle prime quattro tornate dei giudizi di idoneità
per la fascia dei professori associati è riservata una
quota del 15 per cento aggiuntiva rispetto al contingente di cui
alla lettera a), numero 1), ai professori incaricati stabilizzati,
agli assistenti del ruolo ad esaurimento e ai ricercatori confermati
che abbiano svolto almeno tre anni di insegnamento nei corsi di
studio universitari. Una ulteriore quota dell’1 per cento
è riservata ai tecnici laureati già ammessi con
riserva alla terza tornata dei giudizi di idoneità per
l’accesso al ruolo dei professori associati bandita ai sensi
del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.
382, e non valutati dalle commissioni esaminatrici;
d) nelle prime quattro tornate dei giudizi di idoneità
per la fascia dei professori associati di cui alla lettera a),
numero 1), l’incremento del numero massimo di soggetti che
possono conseguire l’idoneità scientifica rispetto
al fabbisogno indicato dalle università è pari al
100 per cento del medesimo fabbisogno;
e) nelle prime due tornate dei giudizi di idoneità
per la fascia dei professori ordinari di cui alla lettera a),
n. 1, l’incremento del numero massimo di soggetti che possono
conseguire l’idoneità scientifica rispetto al fabbisogno
indicato dalle università è pari al 100 per cento
del medesimo fabbisogno.
6. A decorrere dalla data di entrata in vigore
della presente legge sono bandite per la copertura dei posti di
professore ordinario e professore associato esclusivamente le
procedure di cui al comma 5, lettera a). Sono fatte salve le procedure
di valutazione comparativa per posti di professore e ricercatore
già bandite alla medesima data. I candidati giudicati idonei,
e non chiamati a seguito di procedure già espletate, ovvero
i cui atti sono approvati, conservano l’idoneità
per un periodo di cinque anni dal suo conseguimento. La copertura
dei posti di professore ordinario e di professore associato da
parte delle singole università, mediante chiamata dei docenti
risultati idonei, tenuto conto anche di tutti gli incrementi dei
contingenti e di tutte le riserve previste dalle lettere a), b),
c) d) ed e) del comma 5, deve in ogni caso avvenire nel rispetto
dei limiti e delle procedure di cui all’articolo 51, comma
4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e all’articolo 1,
comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
7. Per la copertura dei posti di ricercatore sono
bandite fino al 30 settembre 2013 le procedure di cui alla legge
3 luglio 1998, n. 210. In tali procedure sono valutati come titoli
preferenziali il dottorato di ricerca e le attività svolte
in qualità di assegnisti e contrattisti ai sensi dell’articolo
51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, di borsisti
post-dottorato ai sensi della legge 30 novembre 1989, n. 398,
nonché di contrattisti ai sensi del comma 14 del presente
articolo. L’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato
ai sensi del presente comma è subordinata ai medesimi limiti
e procedure previsti dal comma 6 per la copertura dei posti di
professore ordinario e associato.
8. Le università procedono alla copertura
dei posti di professore ordinario e associato a conclusione di
procedure, disciplinate con propri regolamenti, che assicurino
la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità
degli atti, riservate ai possessori della idoneità di cui
al comma 5, lettera a). La delibera di chiamata definisce le fondamentali
condizioni del rapporto, tenuto conto di quanto disposto dal comma
16, prevedendo il trattamento economico iniziale attribuito ai
professori di ruolo a tempo pieno ovvero a tempo definito della
corrispondente fascia, anche a carico totale o parziale di altri
soggetti pubblici o privati, mediante la stipula di apposite convenzioni
pluriennali di durata almeno pari alla durata del rapporto. La
quota degli oneri derivanti dalla copertura dei posti di professore
ordinario o associato a carico delle università è
soggetta ai limiti e alle procedure di cui all’articolo
51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e all’articolo
1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
9. Nell’ambito delle relative disponibilità
di bilancio, le università, previa attestazione della sussistenza
di adeguate risorse nei rispettivi bilanci, possono procedere
alla copertura di una percentuale non superiore al 10 per cento
dei posti di professore ordinario e associato mediante chiamata
diretta di studiosi stranieri, o italiani impegnati all’estero,
che abbiano conseguito all’estero una idoneità accademica
di pari livello ovvero che, sulla base dei medesimi requisiti,
abbiano già svolto per chiamata diretta autorizzata dal
Ministero dell’istruzione, dell’università
e della ricerca un periodo di docenza nelle università
italiane, e possono altresì procedere alla copertura dei
posti di professore ordinario mediante chiamata diretta di studiosi
di chiara fama, cui è attribuito il livello retributivo
più alto spettante ai professori ordinari. A tale fine
le università formulano specifiche proposte al Ministro
dell’istruzione, dell’università e della ricerca
che, previo parere del CUN, concede o rifiuta il nulla osta alla
nomina.
10. Sulla base delle proprie esigenze didattiche
e nell’ambito delle relative disponibilità di bilancio,
previo espletamento di procedure, disciplinate con propri regolamenti,
che assicurino la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità
degli atti, le università possono conferire incarichi di
insegnamento gratuiti o retribuiti, anche pluriennali, nei corsi
di studio di cui all’articolo 3 del regolamento di cui al
decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università
e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, a soggetti italiani e
stranieri, ad esclusione del personale tecnico amministrativo
delle università, in possesso di adeguati requisiti scientifici
e professionali e a soggetti incaricati all’interno di strutture
universitarie che abbiano svolto adeguata attività di ricerca
debitamente documentata, sulla base di criteri e modalità
definiti dal Ministro dell’istruzione, dell’università
e della ricerca con proprio decreto, sentiti la Conferenza dei
rettori delle università italiane (CRUI) e il CUN. Il relativo
trattamento economico è determinato da ciascuna università
nei limiti delle compatibilità di bilancio sulla base di
parametri stabiliti con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca, di concerto con
il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro
per la funzione pubblica.
11. Ai ricercatori, agli assistenti del ruolo ad
esaurimento e ai tecnici laureati di cui all’articolo 50
del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.
382, che hanno svolto tre anni di insegnamento ai sensi dell’articolo
12 della legge 19 novembre 1990, n. 341, nonché ai professori
incaricati stabilizzati, sono affidati, con il loro consenso e
fermo restando il rispettivo inquadramento e trattamento giuridico
ed economico, corsi e moduli curriculari compatibilmente con la
programmazione didattica definita dai competenti organi accademici
nonché compiti di tutorato e di didattica integrativa.
Ad essi è attribuito il titolo di professore aggregato
per il periodo di durata degli stessi corsi e moduli. Lo stesso
titolo è attribuito, per il periodo di durata dell’incarico,
ai ricercatori reclutati come previsto al comma 7, ove ad essi
siano affidati corsi o moduli curriculari.
12. Le università possono realizzare specifici
programmi di ricerca sulla base di convenzioni con imprese o fondazioni,
o con altri soggetti pubblici o privati, che prevedano anche l’istituzione
temporanea, per periodi non superiori a sei anni, con oneri finanziari
a carico dei medesimi soggetti, di posti di professore straordinario
da coprire mediante conferimento di incarichi della durata massima
di tre anni, rinnovabili sulla base di una nuova convenzione,
a coloro che hanno conseguito l’idoneità per la fascia
dei professori ordinari, ovvero a soggetti in possesso di elevata
qualificazione scientifica e professionale. Ai titolari degli
incarichi è riconosciuto, per il periodo di durata del
rapporto, il trattamento giuridico ed economico dei professori
ordinari con eventuali integrazioni economiche, ove previste dalla
convenzione. I soggetti non possessori dell’idoneità
nazionale non possono partecipare al processo di formazione delle
commissioni di cui al comma 5, lettera a), numero 3), né
farne parte, e sono esclusi dall’elettorato attivo e passivo
per l’accesso alle cariche di preside di facoltà
e di rettore. Le convenzioni definiscono il programma di ricerca,
le relative risorse e la destinazione degli eventuali utili netti
anche a titolo di compenso dei soggetti che hanno partecipato
al programma.
13. Le università possono stipulare convenzioni
con imprese o fondazioni, o con altri soggetti pubblici o privati,
con oneri finanziari posti a carico dei medesimi, per realizzare
programmi di ricerca affidati a professori universitari, con definizione
del loro compenso aggiuntivo a valere sulle medesime risorse finanziarie
e senza pregiudizio per il loro status giuridico ed economico,
nel rispetto degli impegni di istituto.
14. Per svolgere attività di ricerca e di
didattica integrativa le università, previo espletamento
di procedure disciplinate con propri regolamenti che assicurino
la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità
degli atti, possono instaurare rapporti di lavoro subordinato
tramite la stipula di contratti di diritto privato a tempo determinato
con soggetti in possesso del titolo di dottore di ricerca o equivalente,
conseguito in Italia o all’estero, o, per le facoltà
di medicina e chirurgia, del diploma di scuola di specializzazione,
ovvero con possessori di laurea specialistica e magistrale o altri
studiosi, che abbiano comunque una elevata qualificazione scientifica,
valutata secondo procedure stabilite dalle università.
I contratti hanno durata massima triennale e possono essere rinnovati
per una durata complessiva di sei anni. Il trattamento economico
di tali contratti, rapportato a quello degli attuali ricercatori
confermati, è determinato da ciascuna università
nei limiti delle compatibilità di bilancio e tenuto conto
dei criteri generali definiti con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca, di concerto con
il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro
per la funzione pubblica. Il possesso del titolo di dottore di
ricerca o del diploma di specializzazione, ovvero l’espletamento
di un insegnamento universitario mediante contratto stipulato
ai sensi delle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore
della presente legge, costituisce titolo preferenziale. L’attività
svolta dai soggetti di cui al presente comma costituisce titolo
preferenziale da valutare obbligatoriamente nei concorsi che prevedano
la valutazione dei titoli. I contratti di cui al presente comma
non sono cumulabili con gli assegni di ricerca di cui all’articolo
51 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, per i quali continuano
ad applicarsi le disposizioni vigenti. Ai fini dell’inserimento
dei corsi di studio nell’offerta formativa delle università,
il Ministro dell’istruzione, dell’università
e della ricerca deve tener conto del numero dei professori ordinari,
associati e aggregati e anche del numero dei contratti di cui
al presente comma.
15. Il conseguimento dell’idoneità
scientifica di cui al comma 5, lettera a), costituisce titolo
legittimante la partecipazione ai concorsi per l’accesso
alla dirigenza pubblica secondo i criteri e le modalità
stabiliti con decreto del Ministro per la funzione pubblica, sentito
il Ministro dell’istruzione, dell’università
e della ricerca, ed è titolo valutabile nei concorsi pubblici
che prevedano la valutazione dei titoli.
16. Resta fermo, secondo l’attuale struttura
retributiva, il trattamento economico dei professori universitari
articolato secondo il regime prescelto a tempo pieno ovvero a
tempo definito. Tale trattamento è correlato all’espletamento
delle attività scientifiche e all’impegno per le
altre attività, fissato per il rapporto a tempo pieno in
non meno di 350 ore annue di didattica, di cui 120 di didattica
frontale, e per il rapporto a tempo definito in non meno di 250
ore annue di didattica, di cui 80 di didattica frontale. Le ore
di didattica frontale possono variare sulla base dell’organizzazione
didattica e della specificità e della diversità
dei settori scientifico-disciplinari e del rapporto docenti-studenti,
sulla base di parametri definiti con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca. Ai professori a
tempo pieno è attribuita una eventuale retribuzione aggiuntiva
nei limiti delle disponibilità di bilancio, in relazione
agli impegni ulteriori di attività di ricerca, didattica
e gestionale, oggetto di specifico incarico, nonché in
relazione ai risultati conseguiti, secondo i criteri e le modalità
definiti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università
e della ricerca, sentiti il Ministro dell’economia e delle
finanze e il Ministro per la funzione pubblica. Per il personale
medico universitario, in caso di svolgimento delle attività
assistenziali per conto del Servizio sanitario nazionale, resta
fermo lo speciale trattamento aggiuntivo previsto dalle vigenti
disposizioni.
17. Per i professori ordinari e associati nominati
secondo le disposizioni della presente legge il limite massimo
di età per il collocamento a riposo è determinato
al termine dell’anno accademico nel quale si è compiuto
il settantesimo anno di età, ivi compreso il biennio di
cui all’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 503, e successive modificazioni, ed è abolito
il collocamento fuori ruolo per limiti di età.
18. I professori di materie cliniche in servizio
alla data di entrata in vigore della presente legge mantengono
le proprie funzioni assistenziali e primariali, inscindibili da
quelle di insegnamento e ricerca e ad esse complementari, fino
al termine dell’anno accademico nel quale si è compiuto
il settantesimo anno di età, ferma restando l’applicazione
dell’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992,
n. 503, e successive modificazioni.
19. I professori, i ricercatori universitari e
gli assistenti ordinari del ruolo ad esaurimento in servizio alla
data di entrata in vigore della presente legge conservano lo stato
giuridico e il trattamento economico in godimento, ivi compreso
l’assegno aggiuntivo di tempo pieno. I professori possono
optare per il regime di cui al presente articolo e con salvaguardia
dell’anzianità acquisita.
20. Per tutto il periodo di durata dei contratti
di diritto privato di cui al comma 14, i dipendenti delle amministrazioni
statali sono collocati in aspettativa senza assegni né
contribuzioni previdenziali, ovvero in posizione di fuori ruolo
nei casi in cui tale posizione è prevista dagli ordinamenti
di appartenenza, parimenti senza assegni né contributi
previdenziali.
21. Con decreto del Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca, adottato di concerto
con i Ministri dell’interno, degli affari esteri e del lavoro
e delle politiche sociali, sono definite specifiche modalità
per favorire l’ingresso in Italia dei cittadini stranieri
non appartenenti all’Unione europea chiamati a ricoprire
posti di professore ordinario e associato ai sensi dei commi 8
e 9, ovvero cui siano attribuiti gli incarichi di cui ai commi
10 e 12.
22. A decorrere dalla data di entrata in vigore
dei decreti legislativi di cui al comma 5 sono abrogati l’articolo
12 della legge 19 novembre 1990, n. 341 e gli articoli 1 e 2 della
legge 3 luglio 1998, n. 210. Relativamente al reclutamento dei
ricercatori l’abrogazione degli articoli 1 e 2 della legge
n. 210 del 1998 decorre dal 30 settembre 2013; sono comunque portate
a compimento le procedure in atto alla predetta data.
23. I decreti legislativi di cui al comma 5 sono
adottati su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università
e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia
e delle finanze e con il Ministro per la funzione pubblica, sentiti
la CRUI e il CUN e previo parere delle Commissioni parlamentari
competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario,
da rendere entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei
relativi schemi. Decorso tale termine, i decreti legislativi possono
essere comunque emanati. Ciascuno degli schemi di decreto legislativo
deve essere corredato da relazione tecnica ai sensi dell’articolo
11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive
modificazioni.
24. Ulteriori disposizioni correttive ed integrative
dei decreti legislativi di cui al comma 5 possono essere adottate,
con il rispetto degli stessi princìpi e criteri direttivi
e con le stesse procedure, entro diciotto mesi dalla data della
loro entrata in vigore.
25. Dall’attuazione delle disposizioni della
presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per
la finanza pubblica.» |