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SENATO DELLA REPUBBLICA

Giovedì 29 settembre 2005
873ª Seduta (antimeridiana)

Allegato 1 : Testo dell'emendamento 1.2000

Presidenza del vice presidente MORO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9).

Si dia lettura del processo verbale.


BETTONI BRANDANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza


PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico


PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,04).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(3497) Nuove disposizioni concernenti i professori e i ricercatori universitari e delega al Governo per il riordino del reclutamento dei professori universitari (Approvato dalla Camera dei deputati)

(604) TESSITORE ed altri. - Modifiche alla legge 3 luglio 1998, n. 210, recante norme per il reclutamento dei ricercatori e dei professori universitari di ruolo

(692) COMPAGNA. - Istituzione della terza fascia del ruolo dei professori universitari e altre norme in materia di ordinamento delle università

(850) EUFEMI ed altri. - Disposizioni urgenti sulla docenza universitaria

(946) ASCIUTTI ed altri. - Nuovi doveri e nuovi diritti dei professori universitari

(1091) GABURRO ed altri. - Norme in materia di concorsi per professori universitari

(1137) BUCCIERO. - Norme in materia di nomina a professore universitario associato

(1150) SODANO Tommaso ed altri. - Provvedimenti urgenti per l'istituzione della terza fascia docente

(1163) FRAU. - Modifica all'articolo 1 della legge 14 gennaio 1999, n. 4, in materia di riconoscimento ai tecnici laureati vincitori di concorso della qualifica di ricercatore universitario confermato

(1416) TESSITORE ed altri. - Norme sullo stato giuridico della docenza universitaria

(1764) CUTRUFO. - Inquadramento dei ricercatori universitari nel ruolo di professore associato di seconda fascia

(1920) VALDITARA ed altri. - Disposizioni recanti modificazioni allo stato giuridico dei professori, trasformazione del ruolo dei ricercatori universitari e istituzione del ricercatore universitario a contratto

(2827) TATO' e DANZI. - Norme in materia di idoneità a professore associato

(2856) BUCCIERO e SPECCHIA. - Norme interpretative dell'articolo 24, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e dell'articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, in materia di ulteriore permanenza in servizio nel ruolo di professore universitario

(3127) TATO'. - Norme in materia di idoneità e inquadramento nel ruolo di professore associato

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)(ore 9,04)


Seguito della discussione e approvazione della questione di fiducia
Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 3497


PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge n. 3497, già approvato dalla Camera dei deputati, e nn. 604, 692, 850, 946, 1091, 1137, 1150, 1163, 1416, 1764, 1920, 2827, 2856 e 3127.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri ha avuto luogo la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.

Ha chiesto di parlare il Ministro della pubblica istruzione. Ne ha facoltà.


MORATTI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Signor Presidente, vorrei fare una precisazione per quanto riguarda il comma 22 dell'emendamento 1.2000, presentato dal Governo. Va precisato che, laddove è scritto «le procedure in atto alla predetta data», si deve intendere che la data è quella del 30 settembre 2013.

Quindi, al fine di evitare qualsiasi ambiguità interpretativa, al comma 22, le parole: «dal 30 settembre 2013. Sono...» vanno sostituite dalle seguenti: « dal 30 settembre 2013; sono...».


PRESIDENTE. La Presidenza dà atto di questa precisazione.

Passiamo ora alla votazione dell'emendamento 1.2000 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo di tutti gli articoli del disegno di legge n. 3497, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.


LAURO (Misto-CdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


LAURO (Misto-CdL). Signor Presidente, onorevoli senatori, signor Ministro, il sistema universitario italiano necessita di un radicale intervento di riforma che aggiorni meccanismi e procedure, selezioni i docenti sulla base di criteri scientifici precisi, razionalizzi la spesa, indichi la strada del sostegno effettivo alla ricerca.

Il percorso di questo provvedimento è stato contrastato, anche se ha avuto momenti di ampia convergenza.

Tuttavia si ode la pressione esterna su questa legge e certo in finale di legislatura il Parlamento viene pressato affinché nulla modifichi, perpetuando una precarietà complessiva che è l'anticamera della stasi, dell'immobilismo, dello sperpero di risorse in rivoli e miriadi di canali didattici e della ricerca.

L'università ha bisogno di un sistema moderno di governance, mentre occorre innovare, sia pure coniugando utilità, produttività, efficacia, funzionalità e responsabilità.

Ecco perché, anche se la norma appare perfettibile, occorre sostenerla, in una concezione della formazione universitaria che guardi agli studenti prima dei docenti e dei ricercatori.

Per questo desidero comunicare il sostegno del partito Casa delle Libertà al disegno di legge e dunque il mio voto favorevole alla mozione di fiducia.


MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, questo provvedimento legislativo, su cui il Governo ha posto la fiducia, ha suscitato la contrarietà di tutto il mondo accademico italiano. È stato sottratto alla discussione in Commissione e quindi al confronto con le proposte alternative avanzate dall'opposizione, non risponde alle esigenze e alle aspettative delle università, né va nella direzione di aumentare le conoscenze del nostro sistema produttivo, fondamentali per il futuro della scienza e dello stesso sviluppo economico del Paese.

Questo provvedimento renderà sempre più precario il lavoro nella ricerca e la precarietà, come sappiamo, incide negativamente sulla stessa specializzazione professionale.

Dopo una politica dissennata di tagli alle università e ai centri di ricerca, ai quali sono state negate le necessarie risorse, dopo il blocco delle assunzioni dei ricercatori, si imponevano provvedimenti specifici volti ad accrescere la qualità delle università italiane, che sono il punto strategico per la ricerca e l'innovazione tecnologica. Questo provvedimento, invece, non risponde all'esigenza di riaprire alle giovani generazioni le porte della docenza e della ricerca universitaria.

Per perseguire l'obiettivo della crescita del Paese occorre aumentare le conoscenze. Senza crescita, è anche difficile raddrizzare i conti, quindi, occorrevano cospicui investimenti in istruzione e formazione, non i regali fiscali alla Tremonti. Il provvedimento al nostro esame è un bluff, perché tra l'altro non prevede risorse aggiuntive, quindi non incentiva né la ricerca né la didattica.

È stato evitato il confronto con l'opposizione, ma questo provvedimento rende sempre più difficile l'ingresso dei giovani nel mondo accademico e penalizza i giovani ricercatori attuali, disconoscendo il loro ruolo negli atenei.


Il Presidente della Conferenza dei rettori ha detto che questo disegno di legge manda nel caos le università. Di qui noi Comunisti Italiani negheremo la fiducia al Governo su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo Misto-RC).


SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, signor Ministro, non vi è bastato portare questo provvedimento direttamente in Aula, esautorando la Commissione istruzione e troncando la necessaria discussione.

Non vi è bastato imbrigliare la discussione attorno ad una delega assolutamente insufficiente e rigettata dalla maggior parte dei diretti interessati.

Tanta era la fretta di accontentare una parte, minoritaria ma decisamente influente, del mondo universitario italiano, che avete pensato bene di dare un ennesimo schiaffo alla democrazia di questo Paese esautorando anche il Parlamento, ponendo l'ennesima fiducia.

E' indecente che su una materia così strategica per il futuro del Paese la maggioranza tenga un atteggiamento così sordo alle voci critiche che si levano dalla società.

E, badate bene, quella di cui parliamo è una fetta di società largamente rappresentativa del sistema universitario, che ha chiesto esplicitamente di fermare l'iter della riforma.

Ma il ministro Moratti sembra non dar peso a queste proteste, dichiarando che il Governo non è intenzionato ad accettare posizioni preconcette! Forse sfugge al Ministro che la riforma che dovrà regolare carriere e lavoro negli atenei italiani è stata ufficialmente bocciata da quasi tutti i senati accademici.

Addirittura, il corpo accademico dell'università di Basilicata, che non ci sembra essere un covo di pericolosi estremisti, ha approvato all'unanimità un documento in cui sollecita la Conferenza dei rettori a «mettere in atto ogni forma di protesta, spingendosi fino alle dimissioni di tutti i rettori, per impedire l'approvazione della legge».

A queste contestazioni, alle richieste di ascolto che provengono dal mondo universitario come avete risposto? Con un maxiemendamento, ponendo la fiducia e congelando la discussione in Parlamento, permettendo alle forze dell'ordine di spintonare via ricercatori, docenti e studenti che ieri protestavano pacificamente davanti a Palazzo Madama.

La verità è che non volete ascoltare, non vi interessa discutere il futuro della ricerca e dell'istruzione italiana perché non ne sareste in grado.

Con questa delega sbarrate la strada alle giovani aspirazioni e alle speranze di decine di migliaia di ricercatori precari che, con questo sistema di reclutamento, ponete in una situazione di precariato senza fine.

Compromettete il livello di qualità, di sviluppo e di efficienza dell'intero sistema universitario, costringendo anche le migliori intelligenze a rivolgersi all'estero, per cercare la fuga verso università che garantiscono diversi trattamenti e diversi accessi alle professioni.

Ma a tutte queste obiezioni voi non siete assolutamente in grado di rispondere e con l'ennesimo colpo di mano istituzionale imbavagliate il Parlamento per portare a termine un'operazione assolutamente demagogica che farà comodo solo a qualche lobby universitaria. Ancora una volta, perseguendo gli interessi di pochi, aggravate le già precarie condizioni del sistema formativo italiano.

Non ci rimane che esprimere tutta la nostra più profonda indignazione per i pericolosi colpi di coda di una maggioranza allo sbando e disperata, consapevoli che rappresentiamo la voglia di cambiamento della maggioranza degli italiani.

Rifondazione Comunista vi negherà la fiducia, e continuerà a chiedere con forza le elezioni anticipate; nel contempo assumiamo l'impegno, di fronte al mondo dell'università e della ricerca, di modificare questa legge appena saremo al Governo, così come dovremo fare per le altre nefandezze volute dal Governo Berlusconi sia sul terreno sociale che su quello dei diritti. (Applausi dal Gruppo Misto-RC e del senatore Marino. Congratulazioni).


FILIPPELLI (Misto-Pop-Udeur). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


FILIPPELLI (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, ancora una volta la maggioranza passa all'approvazione di un provvedimento ricorrendo al voto di fiducia. La circostanza è particolarmente grave perché il provvedimento sul quale è stato chiesto il voto di fiducia riguarda norme sul nostro sistema universitario, cioè la sede della formazione delle classi dirigenti di questo Paese.

Ieri abbiamo sentito dire dal ministro Moratti che l'opposizione non ha saputo tenere un ruolo propositivo. Pochi istanti dopo il ministro Giovanardi ha presentato la questione di fiducia dicendo che questa veniva posta perché in presenza di circa 800 emendamenti. Ci pare piuttosto improbabile e anche un po' presuntuosa l'idea che all'interno di un numero così ampio di proposte emendative non vi fossero anche proposte di qualità. Su quelle proposte la maggioranza avrebbe dovuto aprire un confronto con la minoranza, che invece è mancato.

La caratteristica di questo Governo e di questa maggioranza è quella di fuggire al contraddittorio, specie su materie di largo interesse come una riforma della docenza universitaria che non coinvolge solo gli interessati al reclutamento, ma tutto il sistema universitario.

Ammesso che la riforma della docenza del 1998 non abbia dato i frutti sperati, ma anzi abbia prodotto degli "errori" nel reclutamento dei docenti universitari, le modifiche andavano concordate con chi, la maggioranza di allora, aveva approvato quella riforma.

Non si possono cambiare le regole di reclutamento ogni cinque o sei anni, perché altrimenti si aggiunge caos al caos, si somma incertezza alla cronica mancanza di risorse del nostro sistema universitario.

Il ministro Moratti continua ad assicurarci che non mancheranno i fondi per questa riforma, così come non mancano le risorse per l'università.

In realtà, signora Ministro, in un sistema universitario come quello italiano, largamente dipendente - per circa il 90 per cento delle risorse a disposizione - dai finanziamenti pubblici, le percentuali di spesa pubblica per il sistema universitario sono, per assurdo, inferiori persino a quelle degli Stati Uniti, dove il sistema universitario, come tutti sanno, è in massima parte finanziato dai privati.

Tanto per fornire dei dati: l'incidenza dei finanziamenti pubblici per il settore dell'istruzione universitaria sul totale della spesa pubblica è in Italia pari all'1,8 per cento, contro una media dei Paesi OCSE del 3 per cento; la spesa per l'istruzione universitaria è in Italia pari allo 0,9 per cento del PIL, contro una media OCSE dell'1,3 per cento. Siamo, in sostanza, al ventiseiesimo posto, avendo davanti a noi anche Paesi industrialmente e culturalmente meno progrediti di noi. Quale quinto Paese industrializzato, l'Italia dovrebbe ambire e arrivare a raggiungere i livelli più alti, che superano il 2 per cento di spesa rispetto al PIL.

Il finanziamento statale per le università in Italia, dopo avere subito una crescita costante negli anni di governo del centro-sinistra, è ora, in termini reali, al livello della finanziaria 2001. Questo mostra lo scarso interesse della maggioranza per un settore vitale per il Paese. Del resto, questa legge si conclude con un comma che non lascia adito a dubbi: "Dall'attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica".

Questa riforma, al di là delle promesse, parte su basi deboli, in assenza di risorse ed è destinata a scontentare tutti coloro che avevano dirette aspettative per una carriera universitaria, penalizzando il comparto della docenza universitaria e, di conseguenza, condannando alla regressione l'intero sistema universitario.

Per questi motivi voteremo contro la fiducia al Governo.


BISCARDINI (Misto-SDI-US). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


BISCARDINI (Misto-SDI-US). Signor Presidente, secondo noi socialisti non vi è nessuna ragione che giustifichi il ricorso al voto di fiducia per l'approvazione di questo disegno di legge, se non la ragione strettamente politica - come ha ammesso nel suo intervento il Ministro - di fare in fretta e di sottrarre il Governo ad un confronto di merito con l'intero Parlamento. Un confronto anche su numerosi emendamenti presentati da tutti i Gruppi, non solo dall'opposizione.

Ma perché votare allora un disegno di legge che non affronta con lungimiranza il tema dell'università e dello stato giuridico dei docenti in rapporto al bisogno strategico di produrre ricerca e conoscenza? Perché votare un disegno di legge che al di là di qualche punto condiviso scontenta tutti? Una legge confusa e frettolosa, come è stato dichiarato, che viene vissuta come uno schiaffo ai rettori, ai docenti, ai ricercatori e agli studenti delle nostre università.

Perché votare un disegno di legge che terrà fuori dall'università le giovani leve, anche se migliori delle vecchie? Qualcuno dice: per vendetta, perché il Ministro vuole, prima di concludere il suo mandato, vendicarsi contro il mondo che ha contrastato questa riforma e il suo operato; oppure per consentire al Ministro di concludere la legislatura legando il suo nome ad una riforma purché sia, anche se fosse destinata a produrre danni al sistema già gracile della nostra università.

Forse le due tesi sono vere entrambe, ma credo che ve ne sia una terza: in questo scorcio di legislatura nella maggioranza sembra scattata una logica degenerativa del sistema di governo del Paese secondo la quale ognuno (ogni Ministro, ogni parte) deve portarsi a casa qualcosa.

In particolare, il ministro Castelli l'ordinamento giudiziario, la Lega il federalismo, l'UDC la riforma elettorale, Previti la ex Cirielli, Fazio una non riforma e il ministro Moratti l'università. E così via, ne vedremo ancora probabilmente.

Contro questa logica e questo strano modo di governare e di fare politica, il voto dei senatori dello SDI sarà contrario con convinzione, per il merito, per il metodo e per il pericolo che sottende questo modo di fare politica.

Una classe politica che pensa di poter governare a colpi di fiducia non è una classe dirigente. È su questo criterio, intorno a tale questione, che credo il Paese giudicherà l'azione del vostro Governo.


THALER AUSSERHOFER (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


THALER AUSSERHOFER (Aut). Signor Presidente, mi dispiace che la signora Ministro sia uscita, perché sinceramente penso che sarebbe utile ascoltare almeno le dichiarazioni di voto.

Onorevoli colleghi, intervengo a nome del mio Gruppo per esprimere un forte giudizio di perplessità sul disegno di legge relativo ai professori e ai ricercatori universitari e la delega al Governo per il riordino del reclutamento dei professori universitari.

Desidero sottolineare che il sistema universitario ricopre un ruolo fondamentale non solo per la crescita culturale, ma, più in generale, per la crescita complessiva del Paese. Una crescita che si basa sulla ricerca e sulla capacità di integrare il mondo universitario con il mondo del lavoro e con quello dell'economia, e sul contrasto alla fuga dei giovani scienziati verso altri Paesi.

Siamo convinti della necessità di una riforma del sistema universitario le cui caratteristiche devono essere adeguate alle nuove esigenze di complessità e di competitività con le altre realtà europee e mondiali. C'è bisogno di una innovazione forte per dare slancio al sistema università. Temo, però, che il disegno di legge in esame sia insufficiente rispetto alle aspettative che su questi temi ha il mondo dell'università e lo si è potuto constatare anche nelle varie audizioni svoltesi presso la competente Commissione con i rappresentanti del mondo universitario.

Nella discussione generale il nostro collega senatore Mauro Betta, che rappresenta il Gruppo Per le Autonomie nella Commissione istruzione, ha svolto alcune considerazioni evidenziando dettagliatamente i punti più complessi sui quali nutriamo forti perplessità: la questione giovani, la questione valutazioni e la questione risorse. Punti sui quali non troviamo risposte o solo risposte insoddisfacenti nel disegno di legge in questione.

Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, siamo molto rammaricati che nell'Aula del Senato non sia stata data la possibilità di trattare in modo approfondito un tema di tanta importanza e siamo altresì rammaricati del fatto che ancora una volta ci troviamo costretti ad esprimere un giudizio di fiducia su un maxiemendamento interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge sul tema universitario.

Avremmo voluto un sereno confronto sull'argomento; avremmo voluto contribuire costruttivamente al dibattito. Non possiamo quindi accettare che il confronto politico venga ancora una volta stroncato dalla richiesta di fiducia.

Per tali considerazioni non siamo disposti ad esprimere la fiducia al Governo su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo Aut e del senatore Tessitore. Congratulazioni).


CORTIANA (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


CORTIANA (Verdi-Un). Signor Presidente, il provvedimento in esame contiene una delega al Governo in materia universitaria. Con la delega il Governo dispone di un ampio potere discrezionale d'intervento; pertanto, si presume che il Parlamento possa, attraverso la definizione di un orientamento e l'approvazione di proposte emendative, contribuire alla migliore definizione del provvedimento.

Stava accadendo questo in Commissione: il Governo si era incontrato per l'ennesima volta con la CRUI, che avevamo peraltro audito diverse volte raccogliendo le criticità che questa sollevava sul provvedimento e il ministro Moratti è uscita da quell'incontro dicendo che aveva bisogno di una riflessione sulle questioni sollevate. Il giorno dopo il provvedimento è stato tolto dalla discussione presso la 7a Commissione e portato in Aula.

Abbiamo ripreso il dibattito in Aula, con lo stesso spirito di concorrere a definire al meglio questo provvedimento, raccogliendo i risultati del dialogo con il mondo dell'accademia e della ricerca, di chi vi lavora dentro, e il Governo, malgrado ciò, ha posto la fiducia.

Ora, dobbiamo chiederci se il provvedimento in esame, magari per una via assolutamente decisionista che mette sotto schiaffo il Parlamento, risponda alla sfida dell'innovazione che la società della conoscenza propone. Abbiamo sentito nella discussione generale, in maniera argomentata da colleghi non solo dell'Unione, quanti punti critici vi sono e soprattutto come il tratto di destrutturazione della dimensione pubblica e autonoma dell'accademia e della ricerca emerga con molta chiarezza; quanta subordinazione vi sia alle commesse a breve, immediate, delle imprese, considerate come una delle poche fonti di indirizzo e di finanziamento dell'università; quanto la moltiplicazione di offerta dei corsi, in una logica da supermercato, diventi l'altra voce di finanziamento per l'università senza alcuno strumento terzo di valutazione della qualità dell'insegnamento.

Abbiamo osservato, inoltre, che la moltiplicazione delle figure che concorreranno a ricoprire un ruolo docente all'interno dell'università creerà ulteriori contraddizioni. Già nell'ambito degli altri livelli del sistema dell'istruzione (penso all'istruzione primaria e secondaria) ciò pone problemi incredibili di armonizzazione, in qualche modo di sanatoria, di messa a regime, rispetto a funzioni che vengono svolte da figure che, nel corso degli anni, hanno avuto le giustificazioni più diverse di accredito nell'ambito docente. Qui accadrà la stessa cosa: il saldo finale di tutto questo, in una riforma attuata peraltro senza finanziamenti, sarà una grande crisi, una grande confusione, relativamente alla qualità dell'offerta, a come il sistema italiano accademico e di ricerca affronterà le sfide e le opportunità della società della conoscenza in una dimensione globalizzata.

L'altro tratto critico è in questo caso metodologico e non riguarda il Parlamento, le Commissioni, l'Aula, la possibilità di un confronto parlamentare, ma il rapporto con il mondo dell'accademia e della ricerca che dovremmo riconoscere come impresa cognitiva collettiva e quindi con i lavoratori della conoscenza. Credo sia difficile pensare ad una riduzione solo strumentale, magari guidata dalle forze dell'Unione, delle criticità e della mobilitazione che da più di un anno sta interessando non solo la Conferenza dei rettori, non soltanto i senati accademici, ma proprio il mondo della docenza e della ricerca: chiunque di noi sia stato invitato ed è andato a questi confronti ha potuto verificarlo.

Il fatto che non venga presa in alcuna considerazione la proposta di concorrere da parte dei lavoratori della conoscenza a definire le riforme necessarie affinché il sistema dell'accademia e della ricerca possa risultare competitivo nella società della conoscenza credo la dica tutta relativamente all'efficacia e alla miopia sostanziale di queste scelte.

Rispetto a tutto ciò, noi ci sentiamo di fare una considerazione: sicuramente il Ministro e il Governo troveranno, all'interno di quest'Aula, la fiducia necessaria richiesta sul provvedimento, ma credo che sia totalmente compromessa, tale fiducia, nel mondo dell'accademia e della ricerca, da parte di tutte le figure che appartengono a quel mondo. Dobbiamo constatare come riforme sostanziali, di cui pure il Paese avrebbe bisogno, vengano fatte a dispetto, a discapito e indipendentemente da chi ne dovrebbe essere direttamente protagonista: vale per il mondo della sanità come per quello della giustizia.

Mi domando se il Governo come classe dirigente si chieda mai per quale motivo, nell'ambito della giustizia, dai magistrati agli avvocati siano contrari alle riforme; come mai, nel settore della sanità, dai primari, ai medici, agli infermieri, siamo contrari alle riforme, come mai, nel mondo dell'accademia, dai rettori ai docenti, agli associati, ai ricercatori, siamo contrari alle riforme.

Ci rendiamo conto che stiamo minando, destrutturando il patto sociale di questo Paese che, per intero, andrà rimesso in piedi? È evidente che anche come Unione dobbiamo raccogliere un monito forte da tutto questo. Non sarà più possibile pensare di ricostituire un patto sociale all'altezza della sfida proposta dell'innovazione, laddove non lo faremo con il concorso cooperativo dei soggetti direttamente interessati: stiamo parlando dei lavoratori della conoscenza, una specificità particolare, non propria di un lavoro meramente riproduttivo e materiale, ma che concorre a definire il progetto; quindi, non si può evitare un coinvolgimento.

Ebbene, il giudizio del Gruppo dei Verdi rispetto a tutto questo è ampiamente negativo. Ieri, come parlamentari, ci siamo recati all'incontro svoltosi qui di fronte con le figure rappresentanti le varie realtà di questo settore: erano presenti un prorettore dell'Università di Roma, docenti e ricercatori. Cercare di trasporre una reazione, peraltro assolutamente comprensibile, pacifica per quanto esasperata, su un piano di ordine pubblico sarebbe una miopia ulteriore relativamente alla consunzione del patto sociale e dei fondamenti di una società complessa in uno Stato di diritto come il nostro.

Diffidiamo, quindi, il Governo e chiediamo al ministro Pisanu di porre un'attenzione particolare: rispetti il diritto al conflitto politico e non lo trasformi in una questione di ordine pubblico perché faremmo un danno ulteriore al Paese!

Il giudizio del Gruppo dei Verdi è negativo per cui non darà la propria fiducia al Governo su questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un, Aut e del senatore Tessitore).


BRIGNONE (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


BRIGNONE (LP). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, l'organizzazione della docenza universitaria risale, come sappiamo, al decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980, ultima e ormai remota iniziativa di riforma. In esso, col Capo I del Titolo I, veniva istituito allora il ruolo dei ricercatori e al Capo V la relativa dotazione organica di 16.000 posti, di cui 4.000 da assegnare per concorsi liberi, nonché i compiti, gli impegni e le modalità di esercizio delle funzioni didattiche e scientifiche assegnate ai ricercatori.

Negli anni successivi, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni '70, con gli effetti della liberalizzazione degli accessi ai vari corsi di laurea ed il conseguente aumento del numero degli studenti, col mutamento qualitativo, non solo quantitativo della domanda che ha determinato la moltiplicazione dell'offerta didattica, l'università è totalmente cambiata tanto da richiedere l'introduzione di un nuovo modello, il «3+2», che, seppure controverso e non privo di difficoltà attuative, pare più rispondente alle trasformazioni in atto nei saperi e nelle società e più attento ai modelli europei.

Nel mio intervento in discussione generale ho sottolineato che la riforma, nonostante perplessità diffuse, si è però ampliata e consolidata forse ancor più del previsto, grazie anche ad opportune strategie di sostegno finanziario e, all'interno degli atenei, all'individuazione di occasioni per ridisegnare equilibri anche di potere.

Purtroppo l'urgenza di approntare i regolamenti didattici per non incorrere in meccanismi di disincentivazione e l'accentuazione della concorrenza fra gli atenei hanno dato luogo a situazioni in vivo contrasto con i propositi semplificativi, come la proliferazione dei corsi e l'effettiva spendibilità dei nuovi titoli nel mercato del lavoro, nonostante il valore legale ad essi ancora attribuito.

Nonostante queste difficoltà, delle quali comunque si è già ampiamente discusso nelle varie sedi, non solo parlamentari, e che in larga parte non derivano da scelte governative appare evidente che nessuna riforma, sia essa nel campo dell'università o della scuola, è attuabile senza l'apporto della comunità territoriale, della società civile, e soprattutto senza l'impegno dei docenti e la partecipazione attiva degli studenti.

Le resistenze all'innovazione, però, troppo spesso derivano dalla mera contrapposizione politica che determina fratture non tanto sugli obiettivi, sovente condivisi, quanto piuttosto sugli strumenti da utilizzare per raggiungerli e sull'efficacia dei medesimi.

A ciò si aggiunge la resistenza dei tanti che da tempo si sono adagiati nei ritmi consolidati del proprio lavoro e temono che, nel proliferare di atenei e di sedi decentrate, nel venir meno della validità e coerenza scientifica dei nuovi corsi e nella diffusa inadeguatezza degli spazi e servizi connessi, potrebbero e dovrebbero essere privilegiate le eccellenze, soprattutto nella ricerca.

Eppure, la mancata revisione dello stato giuridico dei docenti universitari e l'annosa questione dei ricercatori, divenuti ormai parte consistente del corpo docente, venivano e vengono diffusamente indicati come i restanti punti deboli della riforma dell'università.

Non vi è dubbio che ogni cambiamento possa recare nuovi problemi, ma è vero anche che essi sono ampiamente compensati dalle nuove opportunità e prospettive offerte da questo disegno di legge e, in particolare, dalle norme recate dall'emendamento presentato dal Governo che è frutto di lunghe riflessioni e ponderate valutazioni della maggioranza. Ad esso si aggiungono le confortanti, valide ed apprezzate argomentazioni recate ieri dal Ministro nella sua replica. Risultano pertanto superflue, in questa sede, argomentazioni ulteriori e più dettagliate sul provvedimento.

Per tale motivo mi limito, quindi, ad annunciare il voto positivo e convinto di fiducia da parte del mio Gruppo. (Applausi dal Gruppo LP. Congratulazioni).


GABURRO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


GABURRO (UDC). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, innanzitutto desidero ringraziare i colleghi Moncada, Compagna e Gubert che hanno spiegato vari aspetti e le ragioni per le quali l'UDC è favorevole, insieme agli altri partiti della Casa delle Libertà, a questo provvedimento di riforma dello stato giuridico dei docenti universitari e dei ricercatori.

Ricordo poi i punti fondamentali che caratterizzano il disegno di legge sul quale il Governo ha deciso di porre la fiducia e sul quale saremo chiamati a votare dicendo anche perché la maggioranza ritiene giusto procedere all'approvazione di questo provvedimento con una procedura che ha tutti i caratteri dell'eccezionalità.

Non siamo chiamati a votare sull'ordinamento universitario in genere, ma su un argomento specifico quale l'ordinamento della docenza universitaria. Una materia comunque complessa, qualcuno la definisce esplosiva, tanto che anche all'interno della maggioranza c'è chi ha manifestato perplessità sull'opportunità di approvare un simile provvedimento che, per la sua stessa natura, rompe equilibri e mira ad eliminare posizioni di privilegio che si sono consolidate in decenni, e di approvarlo per di più in un clima preelettorale.

Credo che siano le stesse considerazioni che sono state fatte nella precedente legislatura. Un provvedimento analogo fu, infatti, discusso alla Camera dei deputati sei anni fa, ma all'ultimo momento fu abbandonato. Considerazioni di opportunità politica o difficoltà a giungere ad una soluzione condivisa almeno dalla maggioranza? Non mi pare che ci sia grande differenza tra i due quesiti.

Un nuovo disegno di legge sullo stesso argomento ha iniziato il suo iter alla Camera due anni fa e oggi è al Senato, in una stesura che è figlia di un lungo dibattito interno e di numerose consultazioni.

Sappiamo benissimo, perché leggiamo i giornali, i comunicati stampa, vediamo le manifestazioni pubbliche e riceviamo telefonate da colleghi ed amici che hanno responsabilità all'interno del mondo accademico, che le posizioni sono molte. Potremmo fermarci, rinviare a tempi migliori; potremmo giustificare la rinuncia facendo riferimento a un precedente illustre, alla fine della passata legislatura.

Un puro calcolo, non dico politico, perché la politica ha dignità e nobiltà, ma elettorale, forse consigliava di lasciar stare e rinviare l'approvazione a tempi migliori. Non l'abbiamo fatto, abbiamo preferito scegliere la strada più difficile, quella della responsabilità di fronte al mondo universitario, di fronte ai giovani, di fronte al mondo produttivo, di fronte al Paese.

Con l'opposizione abbiamo discusso per oltre un anno di università, trovando ampia convergenza in occasione del dibattito sull'affare assegnato. Su questo provvedimento specifico, invece, la minoranza di sinistra ha fatto opposizione frontale su tutto. L'unico apporto è stato la proposta della terza fascia, non possibile anche per l'intervento della V Commissione della Camera, che l'ha giudicata in contrasto con l'articolo 81 della Costituzione, richiamato paradossalmente in tanti interventi dell'opposizione.

Come maggioranza esprimiamo la volontà politica di dare avvio, senza ulteriori ritardi, alla riforma della docenza universitaria; disposti ad assumerci il rischio di pagare anche un conto elettorale, perché siamo convinti che ritardare questa riforma comporti un costo troppo alto per la cultura, per la ricerca, per i giovani e per il Paese.

Il testo che ci viene sottoposto per l'approvazione tiene conto del dibattito anche di questi giorni e mira a mediare alcune posizioni (pensiamo, ad esempio, ai professori aggregati). I punti caratterizzanti sono stati illustrati dal Ministro e da altri intervenuti della maggioranza. Vediamo qualche aspetto.

In primo luogo, il superamento dell'attuale sistema di reclutamento, che ha dato luogo a un eccessivo localismo (o clientelismo, familismo, eccetera) e a qualche preoccupante episodio di corruzione. Ora, con l'idoneità nazionale e la chiamata da parte delle università, si garantisce (o si mira a garantire) qualità sul territorio nazionale e salvaguardia dell'autonomia.

In secondo luogo, l'introduzione della nuova figura del ricercatore a tempo determinato, che mentre si dedica alla ricerca si prepara ad accedere alla docenza. Agli attuali ricercatori verrà riconosciuto il lavoro svolto, nessuno verrà lasciato per strada e verranno loro riservati canali di accesso per la docenza. Così si apriranno possibilità ulteriori di assunzioni per giovani ricercatori, che passeranno attraverso una selezione meritocratica e si prepareranno così alla docenza.

Tra l'altro, il ricercatore universitario avrà tale arricchimento da potersi spendere non solo nella docenza universitaria, ma anche nel mondo del lavoro. Il nuovo ricercatore con regolare contratto di lavoro sostituirà il vecchio rapporto dei ricercatori, che erano stati inseriti nell'università negli ultimi anni con contratti di collaborazione coordinata e continuativa ed erano quindi veri precari, i Co.Co.Co. della ricerca. Si avranno dei precari con un regolare contratto di lavoro.

In terzo luogo, prendiamo atto con soddisfazione dell'impegno del Ministro di inserire nella prossima legge finanziaria un organismo indipendente di valutazione.

Questa maggioranza e il Governo da essa espresso rivendicano di aver fatto per la scuola e per l'università un lavoro che nessun altro Governo ha fatto, lavoro che ha riguardato sia aspetti minimi di organizzazione che riforme strutturali.

L'inizio dell'anno scolastico fino all'anno 2000 era un'odissea per molte scuole, per molte classi, per molte famiglie. Possiamo dire che oggi non è più così. Gli ultimi anni scolastici sono iniziati con quasi tutti gli insegnanti in cattedra.

Né si può dimenticare quanto si è fatto per i docenti e per tutto il personale della scuola in termini di riconoscimento economico e di riduzione del precariato: 130.000 assunzioni dall'agosto del 2001, con una riduzione del precariato del 50 per cento. Dal 2001 al 2005 l'incremento della spesa complessiva per l'area dell'istruzione è stata del 13,70 per cento.

E poi l'innalzamento dell'obbligo scolastico a diciotto anni, concepito come diritto-dovere all'istruzione e alla formazione.

Ma soprattutto la riforma scolastica, votata nella legge quadro e già in attuazione per quanto riguarda il primo ciclo. Con soddisfazione generale, nonostante alcune resistenze, senza comunque provocare la ribellione delle piazze che alcuni speravano.

Una riforma promossa a pieni voti dalla Comunità Europea quando era presidente Prodi. Su questa strada di riforma noi intendiamo procedere, convinti di fare un servizio all'Italia e in particolare ai nostri giovani.

Voteremo per questo disegno di legge, che è un tassello di una riforma più generale del sistema educativo italiano, scolastico e universitario, che rappresenta il fondamento e il cuore del programma di rinnovamento del nostro Paese.

Nell'evoluzione in atto risulta spesso in difficoltà il rapporto fra ricerca e didattica. L'UDC esprime l'auspicio che l'università rinsaldi tale rapporto, difficile ma essenziale, ricollocandolo creativamente nel quadro delle esigenze poste dalla nuova domanda formativa e dai nuovi modelli di istruzione superiore.

Non è possibile per un educatore comunicare un contenuto senza desiderare di comunicare anche il metodo, avviando i discenti in un percorso di conoscenza critica, di motivazioni profonde e di convincimento personale. L'università è nata con questa dinamica, come comunità di uomini che condividono con il maestro non solo la scienza e i suoi contenuti, ma anche un cammino di crescita umana.

Se ai docenti è richiesto un forte impegno educativo, agli studenti è richiesto un forte impegno per una formazione integrale della propria personalità. Il periodo formativo che trascorrono all'università è tanto più fecondo quanto più essi sanno entrare in collaborazione e dialogo con i propri docenti.

L'università non può non sentirsi impegnata a favorire la scoperta e l'approfondimento di una motivazione personale al sapere: compito non facile, anche perché alla frammentazione del sapere corrisponde spesso una condizione di diffusa dispersione psicologica dei giovani, che rende più problematica la maturazione dell'identità della persona.

Esprimendo il voto favorevole dell'UDC, auspico che il rinnovamento dell'università consenta di offrire agli studenti le risorse umane e strumentali indispensabili per la loro valorizzazione personale e incoraggi la loro presenza ben più di quanto sia stato fatto finora, favorendo il loro concreto contributo alla gestione degli spazi didattici e delle iniziative culturali, oltre alla loro partecipazione alle attività di ricerca. (Applausi dal Gruppo UDC e dei senatori Asciutti e Valditara. Congratulazioni).


*D'ANDREA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


D'ANDREA (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevole Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, onorevole Vice ministro, onorevoli senatori, questo non è il primo voto di fiducia della legislatura e, presumibilmente, visto quello che si annuncia, non sarà nemmeno l'ultimo, in questa agonia prolungata dall'accanimento terapeutico con il quale ci si ostina a tenere in vita una maggioranza ed un Governo sempre più distanti dall'interesse generale del Paese e sempre più inadeguati, assolutamente non in grado di sciogliere i nodi strutturali e di affrontare le aggravanti congiunturali che caratterizzano l'evidente crisi del sistema Italia.

L'ultimo autunno della legislatura è stato segnato dalle ennesime dimissioni, per contrasti, in seno al Governo e alla maggioranza, di un Ministro responsabile di un Dicastero fondamentale come l'Economia, così come era accaduto già per l'Interno e per gli Affari esteri, e con il ritorno a quella medesima responsabilità dell'ineffabile ministro Tremonti. Come dire? Dove non è riuscita ad arrivare l'economia adesso ci riprovi la fantasia. Oppure, forse più esattamente, essendosi arresi i medici, non resta che rivolgerci agli stregoni; magari per esorcizzare l'incantesimo che tiene lì inchiodato alla sua poltrona, il governatore Fazio. Così si riprende a navigare, tra giocatori di prestigio ed illusionisti, continuando a far del male al Paese e a comprometterne le speranze di ripresa.

E questo provvedimento sul reclutamento e lo stato giuridico dei docenti universitari è una nuova puntata della medesima fiction. Anche qui si sono fatti esercizi di finanza creativa e si è alimentata irresponsabilmente l'illusione di risolvere con l'elargizione di un titolo onorifico la questione nodale dell'accesso alle carriere.

È stato parzialmente modificato, è vero, il testo approvato dalla Camera, ma mantiene tuttora queste caratteristiche illusorie. Il maxiemendamento presentato dal Governo si può anche non leggere, per andare direttamente all'ultimo comma, che stabilisce in maniera inequivocabile che: «Dall'attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».

Questo è confermato, peraltro, da ciò che viene ribadito in un comma precedente il sesto, con il quale si vincola tutta l'applicazione della nuova normativa al rispetto dei limiti già fissati dalla legge finanziaria in vigore. Ed è persino ovvio - non sto dicendo una banalità - perché l'unico modo per avere una copertura di questo provvedimento era esattamente il ricorso a questa finzione, che equivale a dire che non ci sono risorse disponibili e non se ne richiedono altre, e comunque non si devono superare i limiti attuali. Come a dire: non si può, e non si deve, fare nulla, o molto poco.

Il nostro rilievo relativo all'inadeguatezza della copertura finanziaria resta quindi tutto intero ed è pienamente fondato. Ieri il Ministro, nella replica, ci ha snocciolato le cifre attraverso le quali, a suo dire, si sarebbe ottenuto un incremento della disponibilità di risorse destinate a questo settore nelle varie finanziarie e nei vari provvedimenti che si sono succeduti. Ha eluso però - non poteva fare diversamente - la ragione per la quale non si prevedono risorse specifiche per questo provvedimento, che avrebbero potuto conferirgli qualche briciolo di credibilità.

Capisco la ragione, perché queste risorse non ci sono, ma non posso che trarre la conclusione che si tratta di una manovra propagandistica - l'ho già detto - cioè solo un tentativo illusionistico di dire a coloro che aspirano a diventare docenti universitari, o almeno uscire dalla condizione di precarietà in cui sono attualmente collocati, che esiste una prospettiva ed è questa. Ci si dimentica però di ammettere, con onestà, che si tratta di una prospettiva futuribile, che si potrà realizzare chissà quando nel nostro Paese e solo se vi saranno risorse finanziarie che, intanto, chi fa questa promessa si guarda bene dal proporre e dal disporre, magari attraverso una efficacie azione di rastrellamento, che pure si poteva fare, qua e là tra le rubriche del bilancio.

Al termine del dibattito di ieri, nella sua replica, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, anche accentuando il tono della voce, tra il severo e il risentito ha respinto quasi con sdegno le cosiddette critiche immotivate, «le posizioni di rigetto senza motivazioni e senza proposte».

Vorrei chiedere al Ministro e alla maggioranza se sia o meno alternativa al disegno che si prefigge la nostra proposta di istituire preliminarmente un sistema nazionale di valutazione, l'unico in grado di supportare una disciplina del reclutamento che sia sottratta alle degenerazioni e alle pressioni che ci sono state e che ci possono essere nell'intreccio tra interessi di categoria ed interessi localistici dei singoli atenei. È o non è un disegno alternativo questo?

È un disegno alternativo quello di chiedere di affrontare preliminarmente o contestualmente o parallelamente i nodi della governance dei nostri atenei?

Ed ancora, è un disegno alternativo pensare di affrontare le questioni del reclutamento e la riorganizzazione del reclutamento futuro, risolvendo preliminarmente il problema dei ricercatori attuali, di quelli che hanno svolto attività didattica, di quelli che legittimamente aspirano ad essere riconosciuti come terza fascia della docenza, peraltro in assenza di costi aggiuntivi; proposta rigettata perché, ad avviso della Commissione bilancio, avrebbe determinato nuovi ulteriori oneri finanziari.


Presidenza del presidente PERA (ore 9,53)


(Segue D'ANDREA). Certo, il titolo di professore aggregato, di cui prima si proponeva l'elargizione per un tempo illimitato, a vita, e che ora viene limitato al periodo di svolgimento delle funzioni contrattualistiche - lo dico al senatore Asciutti - precarie, provvisorie, di partecipazione alle attività didattiche può non determinare un onere aggiuntivo dal punto di vista finanziario; ma proprio per questo resta sempre più solo un titolo onorifico ed il solo fatto che si pensi di risolvere attraverso l'elargizione di un titolo onorifico la questione nodale dell'accesso alle carriere universitarie, me lo consenta, signora Ministro, è offensivo; questo sì è alternativo, ma lo è all'intelligenza, alla buona fede e alla fiducia nel futuro che il mondo accademico manifesta e dichiara di avere. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).

Ebbene, ci troviamo di fronte ad un provvedimento sul quale, anche dal punto di vista procedurale in quest'Aula sono stati formulati numerosi rilievi.

Signora Ministro, cosa fa? Scrive lei stessa l'emendamento con il quale dà la delega a se stessa, senza che il Parlamento in questa sede possa mettere becco, tra l'altro formulando un emendamento chiaramente sostitutivo del testo che l'altro ramo del Parlamento ha approvato, poi ricorre al voto di fiducia e si propone di fare altrettanto alla Camera?

Ma cosa ne è dei rapporti tra Parlamento e Governo? Certo, sono state emanate alcune deleghe ed è stata chiesta la fiducia sulla delega anche se non si poteva. Per la verità sono state previste delle deleghe anche nei decreti-legge, sebbene non fosse possibile, ma la sola idea che il Governo decida di scrivere e presentare formalmente l'emendamento con il quale dà la delega a se stesso, determinando quella sorta di corto circuito a cui accennava efficacemente il collega Monticone qualche giorno fa, non sta né in cielo né in terra. Ed io mi sarei aspettato che chi ha la responsabilità di guidare questa Assemblea avesse speso anche solo una parola, almeno per rispetto allo spirito del messaggio inviato recentemente dal Capo dello Stato al Parlamento sulla correttezza del procedimento legislativo. Invece nulla.

Mi avvio a concludere ricordando che molto onestamente il Ministro dell'istruzione ha riconosciuto che il provvedimento era urgente e che bisognava ricorrere ad una procedura sommaria, correggendo qui anche la pietosa bugia che il suo collega, il Ministro dei rapporti con il Parlamento, ha detto, quando ha sostenuto che si ricorreva alla fiducia per l'eccesso di emendamenti: cosa manifestamente non vera e comunque non influente in questa circostanza.

Ebbene, nell'esprimere con la più profonda convinzione il nostro diniego alla richiesta di fiducia intendiamo esprimere tre no:il primo a questo provvedimento e alle politiche per l'università, l'istruzione e la ricerca, assolutamente carenti; il secondo, all'insieme delle politiche governative, che ormai si manifestano, come dicevo, palesemente inadeguate; ma il terzo, signor Presidente e concludo, al modo con il quale anche lei, in questi cinque anni, ci ha costretto a legiferare, penosamente e con grandi umiliazioni, in questo Senato. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-Un. Congratulazioni).


*VALDITARA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


VALDITARA (AN). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, dunque oggi staremmo apprestandoci a produrre il disastro dell'università italiana. Ma in che cosa consisterebbe questo disastro?

Forse nel ritorno dei concorsi nazionali, che anche molti illustri esponenti della sinistra hanno condiviso in questi anni? Credo che se vogliamo realmente il ritorno dei concorsi nazionali, questa sia l'unica strada: tertium non datur.

Forse nella quota del 100 per cento di idonei in più per i primi due anni? Ma il senatore Modica ed il centro-sinistra, nella passata legislatura, hanno proposto addirittura la lista aperta!


PAGANO (DS-U). Modica non c'era!


VALDITARA (AN). Il senatore Modica in Commissione in questa legislatura e il centro-sinistra nella passata legislatura hanno proposto addirittura la lista aperta.

Da questo punto di vista, certamente dal vostro punto di vista, sarebbe stato ben peggio. E poi, il 100 per cento di idonei in più non significa l'obbligo di creare più idonei, ma la possibilità, si dà cioè un'opportunità in più, fondata comunque su un concorso e dunque sul merito: chiamiamo l'accademia alle sue responsabilità.

Forse consisterebbe nei professori a contratto? Ma la possibilità di ricorrere massicciamente e diffusamente ai professori a contratto è stata data, nella passata legislatura, proprio da voi. Non è questa la novità del provvedimento. Voglio solo ricordare che oggi ci sono ben 40.000 docenti a contratto, tanti quanto gli strutturati.

Forse nei ricercatori a contratto? A parte che già oggi ci sono gli "assegnisti", a parte che già Zecchino li aveva proposti, a parte che le figure iniziali non sono affatto stabili, come dice il senatore Modica, negli altri Paesi dell'Occidente, ma sono normalmente a tempo determinato, perché per noi è importante la figura del ricercatore a contratto? Perché stimola a diventare professori; l'obiettivo non deve essere infatti quello di cristallizzare a vita posizioni di ingresso, ma di incoraggiare il raggiungimento della piena maturità scientifica e dunque della docenza da parte di coloro che sono più meritevoli e più motivati. Inoltre, favorisce l'accesso all'università di giovani bravi e volenterosi. Sono le posizioni di ingresso a vita che costituiscono il vero blocco, il vero tappo all'accesso dei giovani alla carriera universitaria. Semmai, il problema si sposta sulle retribuzioni e questa è una battaglia che dobbiamo fare nella legge finanziaria.

Forse dicendo no alla terza fascia, sfasciamo l'università italiana? No, cari amici, abbiamo evitato che si penalizzassero i nostri giovani creando ancora una volta un tappo, un blocco al loro accesso alla carriera universitaria. Voi proponevate di sfasciare l'università italiana con la proposta della terza fascia!

Siamo stati attaccati per aver introdotto la possibilità di differenziare le retribuzioni, ma questa credo sia la vera sfida.

Siamo stati anche condannati per aver incentivato e incoraggiato i rapporti tra imprese e università: abbiamo dato invece l'opportunità per far arrivare all'università più risorse, per incrementare la ricerca di base.

Ma qual è, d'altro canto, la proposta della sinistra? Quella della scorsa legislatura, fallimentare, da cui anche molti di voi oggi prendono le distanze? Gli emendamenti pasticciati, disastrosi fatti da voi alla Camera, che hanno stravolto il testo originario del Governo e a cui noi abbiamo rimediato? Oppure le ope legis, todos caballeros, vecchio cavallo di battaglia della CGIL e di D'Alema? Oppure le proposte confuse sui concorsi nazionali, magari, come abbiamo appreso oggi dall'intervento del senatore D'Andrea, investendo l'Authority anche di compiti di controllo sui concorsi? Ma questo vuol dire sfiduciare l'accademia, l'università italiana. E poi, mi scusi senatore e collega D'Andrea, lei sa quanta stima ho per lei, ma questa è una proposta assolutamente ridicola: abbiamo le Commissioni concorsuali che devono dare un parere e giudicare l'idoneità di un candidato e faremmo intervenire altri colleghi a giudicare sul lavoro di queste Commissioni? Oppure lo slogan velleitario e demagogico del "in cattedra a trent'anni"?

Vorrei qui ricordare per un attimo soltanto alcune reazioni, in primo luogo quella della CRUI. La CRUI dichiara inaccettabile la forzatura della prassi parlamentare, dichiara inaccettabile l'interruzione del dibattito parlamentare: ebbene, credo che non spetti alla CRUI giudicare le vicende del dibattito parlamentare. Mi pare anche francamente un po' ridicola, livorosa e narcisistica (lo dico agli amici docenti professori della CRUI) l'attribuzione a sé di aver determinato gli unici miglioramenti di questo testo rispetto al provvedimento della Camera.

Questi miglioramenti, queste modifiche, che avevo già preannunciato in Commissione tempo fa, sono il frutto di una trattativa tra le forze di maggioranza e prescindono da presunti interventi emendativi della CRUI. Ma poi quello che più mi sorprende è che i vertici della CRUI, smentendo quanto più volte hanno affermato anche a livello personale, si dichiarano invece ora improvvisamente a favore della terza fascia. I vertici della CRUI hanno sempre sostenuto che la terza fascia rischierebbe di sfasciare l'università italiana; oggi, demagogicamente, per prendere qualche consenso in più in vista di una loro rielezione alle cariche accademiche, improvvisamente si mobilitano. È chiaro che si tratta di un intervento politico: la CRUI non è più un interlocutore.

Per quanto riguarda la stampa, ho qui un articolo del quotidiano «la Repubblica»: ne leggo alcuni passi, perché credo ci dia la dimensione della disinformazione che certi organi di stampa stanno perseguendo. «Per i 25.000 ricercatori di ruolo, età media vicino ai cinquant'anni, l'attesa della pensione»; ma io spero che molti di essi possano accedere all'idoneità da associato o da ordinario. «E per i 50.000 precari? Due contratti da tre anni l'uno poi stop. Arrivederci e grazie.».

Ma attenzione, udite udite: «Anche per i professori associati la prospettiva sono i contratti a termine.». Stiamo scherzando? Il giornalista conosce la realtà o inventa? «Stesso stipendio per i docenti che scelgono l'impegno a tempo pieno e quelli che optano anche per la libera professione»: ma questa norma è stata cancellata da mesi e mesi. «Nasce una nuova figura professionale: il prof a sovvenzione … ma forse svanirà la figura del professore aggregato»! E, attenzione, il ministro Moratti rispetto alla versione proveniente dalla Camera ha opposto la blindatura del testo. Ebbene, credo che qui vogliamo veramente prenderci in giro.

Devo dire che sono piuttosto amareggiato, cari colleghi. Sono amareggiato perché negli interventi della gran parte di voi, tranne i pochi che provengono da una tradizione autenticamente democratica, ho sentito tanto odio, tanta violenza, tanta demagogia, tanto disprezzo, tanta disinformazione; una sostanziale difesa dell'esistente; una confusa critica degli aspetti più indifendibili dell'attuale sistema; un no a tutto, pregiudiziale, a testa bassa. Interventi senza contenuto.

Il problema grave è che voi state ingannando il Paese; il problema ancora più grave è che non avete un serio programma alternativo e sulla base di questi presupposti state fomentando lo scontro nell'università e nel Paese. È apparso chiaro che non avete a cuore né l'interesse dell'università italiana né quello della Nazione, ma solo la frenesia di voler a tutti i costi conquistare la cittadella "per fare prigionieri".

Noi oggi, pur consapevoli che tutto è perfettibile e che certamente si potrà fare anche di meglio, diamo un'opportunità in più all'università, ai nostri giovani, all'Italia, con un disegno culturalmente coerente e rimediando ai guasti che, quando avete governato, voi avete prodotto. (Applausi dai Gruppi AN, UDC e FI. Congratulazioni).


PAGANO (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


PAGANO (DS-U). Signor Presidente, mi consenta di dire, all'inizio del mio intervento, che stiamo riproducendo, come al solito, uno scenario desolante, un copione che si ripete in modo disperante, per cui spesso ci coglie - soprattutto coloro che sono ancora interessati al bene del Paese - il senso dell'inutilità di quello che facciamo.

Le parole e il confronto non servono più. La politica intesa come passione, impegno e rappresentanza dei bisogni non esiste più. La maggioranza, quella che ha ancora la passione politica o una tradizione politica, tristemente si acconcia a votare secondo il detto "non capisco, ma mi adeguo". Gli altri, che devono solo alzare la mano, dal momento che non partecipano ad alcun lavoro né di Commissione né di Aula, fastidiosamente vogliono archiviare l'ennesima pratica e l'Aula di questa mattina è la testimonianza di quanto sto affermando.

C'è un particolare, però, signor Presidente e onorevoli colleghi: la pratica è il futuro del Paese, del nostro Paese, dei nostri figli, di quelli che verranno.

Questo Governo - il senatore Valditara ci ha appena impartito la solita lezione e vorrei conoscere le vicende di chi va in cattedra, ma è altra storia - dal momento del suo insediamento ci ripete, quasi a voler convincere se stesso, che la sua missione è quella di rinnovare, innovare, modernizzare il Paese, di toglierlo dalle secche di un conservatorismo insopportabile, da un inciucio tra i vecchi conservatori di qualsiasi schieramento.

L'Agenda di Lisbona, spesso citata ma mai applicata, sembra essere la stella polare: innovazione e imprenditorialità, riforma del mercato e inclusione sociale, capitale umano e riqualificazione del lavoro, pari opportunità, liberalizzazione dei mercati e dei prodotti, sviluppo sostenibile. Pertanto, no allo statalismo, no al clientelismo, sì al mercato, alla concorrenza, all'innovazione e alla liberalizzazione.

Se questo fosse vero, avremmo dovuto avere leggi che portano il segno di questo ambizioso programma. Non è così. Purtroppo, tutte le leggi portano segni ben diversi: centralismo asfissiante, in barba a qualsiasi predicato federalismo; clientelismo d'accatto nelle pieghe di tante navette che nelle leggi omnibus sono passate in questo Parlamento.

Per quanto riguarda l'innovazione - c'è perfino un Ministro - non si rileva traccia di consistenti stanziamenti in nuove tecnologie. Vi ricordo che importiamo i telefoni cellulari, non li fabbrichiamo e, quindi, non favoriamo nuove tecnologie, non investiamo in questo settore.

Ovviamente, non c'è traccia di premialità. In tutte le sedi avete fatto todos caballeros e i caballeros che avete premiato non erano certamente i primi.

Le riforme sono necessarie e ritengo debbano essere radicali in tutti i campi: smantellamento di vecchie nicchie di privilegi, apertura di credito ai tanti giovani che si affacciano nel mondo del lavoro, svecchiamento della burocrazia e del potere burocratico, riforma radicale dello Stato.

Sanità, scuola, università e giustizia: mi direte che avete fatto queste riforme o che le state facendo. Bisogna, allora, intendersi sul termine riforma. Riformare significa avere il coraggio di scegliere una strada dopo aver ascoltato davvero. Decidere non significa mettere insieme - caro Valditara - privilegi nascosti per alcuni e punizioni per altri, peraltro smarrendo nel percorso addirittura l'idea iniziale che si voleva perseguire e soprattutto non ascoltando coloro che in quel settore vivono.

Certo, poi si sceglie, ma le riforme devono essere condivise. Come ben ricorderete, la maggiore critica che avete rivolto al nostro Governo era che le nostre riforme non erano venute dal basso, non erano condivise, erano state calate sul popolo italiano che non le condivideva e che per questo ci ha punito.

Il senatore Morando ha dimostrato, con ineccepibili argomenti, il reale andamento dell'economia del Paese, che si riassume nella crescita troppo bassa della sua produttività e della produttività totale dei fattori. In questi fattori c'è sicuramente l'investimento nella conoscenza.

Il Ministro - tra parentesi - ha ragione quando afferma che, nel 2004-2005, si è registrato un incremento dei fondi universitari. Peccato, però, che, al netto dei conti, dal 2001 ad oggi, il saldo è negativo, caro Ministro, e non positivo.

Nel 2000-2001, con la nostra ultima finanziaria, l'incremento c'è stato; poi ci sono stati un fermo nel 2002-2003 ed una ripresa nel 2004. La matematica non è un'opinione: facendo la somma, siamo sotto l'investimento iniziale del 2000.

Prendiamo, allora, il disegno di legge sul quale oggi ci chiedete la fiducia. Sul metodo molto è stato detto e ovviamente la fiducia si può chiedere per molti motivi: la si chiede per l'urgenza del provvedimento e anche per altre vicende. Spesso avviene - come, credo, in questo caso - quando si è al limite della confusione, quando la Babele delle lingue non è più governabile, quando si è smarrita la stella polare del progetto iniziale, quando si ha paura dell'Assemblea, quando non si possono aggirare i dissensi della maggioranza. Dissentiamo sempre da questo metodo, come ha ben detto il mio collega D'Andrea; in questo caso, ancora di più, data la peculiarità del provvedimento.

Vorrei brevemente addentrarmi, prendendo ad esempio questo provvedimento, nella non riforma fatta non solo in questo, ma anche in altri casi.

Caro Ministro, avrebbe dovuto perseguire con forza e determinazione il suo progetto iniziale, radicalizzandolo ancora di più. Questa sarebbe dovuta essere la risposta del centro-destra: una liberalizzazione agli estremi. Avrebbe dovuto liberalizzare il reclutamento, le retribuzioni, gli stipendi, gli incarichi, dare forza alle autonomie delle università, promuovere l'eccellente, costruire incentivi e disincentivi per la produttività dell'università, dire quali università funzionano e quali no. Su questo avrebbe sfidato i conservatori di destra e di sinistra; su questo ci saremmo misurati, avremmo probabilmente abbandonato alcuni elementi di conservatorismo, ma saremmo venuti in mare aperto a sfidarla sul versante dell'innovazione.

Questo non è stato fatto, caro Ministro, perché il maxiemendamento si presenta, come ha ben detto il senatore Modica, con riserve di posti, di idoneità, con la cancellazione della valutazione della qualità delle attività universitarie e con nessuna fiducia nei giovani che vi entrano. Il senatore Valditara dice che la possibilità c'è. No, caro Ministro, e non può esserci: il concorso nazionale sposta il problema dal locale al nazionale, i rapporti interpersonali saranno, anziché intramoenia, extramoenia, se non daremo incentivi e disincentivi, se non affronteremo fino in fondo alla radice la governance dell'università.

Non vogliamo difendere i privilegi delle corporazioni; vogliamo che le università eccellenti vadano avanti con forza, per merito; vogliamo che i giovani vengano a studiare in Italia. Il dato che qui nessuno cita non è tanto la fuga di cervelli all'estero: è legittimo che un giovane vada a fare esperienza all'estero, a condizione che possa tornare in Italia. Lo scandalo è che le università e la politica di questo Governo non attirano in Italia un ragazzo straniero. Siamo al di sotto di qualsiasi media europea.

Ebbene, caro Ministro, sono profondamente delusa; avrei voluto fare una battaglia non di retroguardia e non già vedere annaspare in un guazzabuglio di norme e normine, in cui si celano privilegi vecchi e nuovi, con le quali non si dà nessuna sicurezza ai giovani e non si sottolinea il lavoro costante di tanti professori universitari, condannando così il Paese alla recessione ed alla decadenza perché non si è scommesso veramente sull'università, sulla ricerca, sulla scuola, sul sapere e sul futuro dei giovani. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Aut. Congratulazioni).


ASCIUTTI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


ASCIUTTI (FI). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il confronto serrato di due giorni sul disegno di legge governativo in titolo, giunto oggi a conclusione, indubbiamente lascia amareggiati un po' tutti. Maggioranza e opposizione, solitamente durante e dopo la discussione, si ricercano sempre degli spazi di mediazione per licenziare dall'Assemblea un provvedimento nella maniera migliore possibile.

Purtroppo però, contrariamente a quanto sarebbe stato auspicabile in seno all'opposizione, oltre al proficuo apporto non sono mancate alcune inaccettabili forzature che hanno costretto il Governo a chiedere il voto di fiducia, onde evitare che gli sforzi costruttivi portati avanti sino ad ora fossero resi vani dall'ostinazione e pervicacia di pochi che, aprioristicamente, hanno rifiutato ogni confronto dichiarando demagogicamente che questo disegno di legge non conteneva elementi innovativi di riforma.

L'importanza strategica del provvedimento governativo è, in ogni caso, certamente fuori discussione. L'intenso dibattito svoltosi in Commissione con gli operatori del settore e con i colleghi senatori ha, comunque, consentito di pervenire a soluzioni migliorative perché premia il principio meritocratico, trova una soluzione di mediazione tra la necessità di innovare (ridisegnando il sistema) e quella di rendere legittime le esigenze della varie figure professionali, in particolare quella dei ricercatori.

Ma, ancor più, il provvedimento va in direzione di una crescita valutativa delle nostre università, di un sapere altamente qualificato, dato che la canalizzazione dei giovani verso la ricerca favorisce le opportunità di lavoro all'interno degli atenei e apre le porte ad un sistema di istruzione superiore nel quale a ciascuno siano offerte le condizioni più favorevoli per individuare il proprio campo di specializzazione.

Da questa esperienza, per certi aspetti singolare, ma forte, rimane la consapevolezza del lungo cammino da percorrere ancora sulla strada delle riforme in seno all'università perché, forse, manca (o non è ancora matura) in molti di noi la precisa coscienza della centralità e della profondità della questione universitaria.

A tal proposito, non possiamo che ammirare la rapidità con cui è stato convocato il Comitato di presidenza della CRUI. Ad horas ieri, immediatamente, il Comitato di presidenza ha emesso un proclama. Il bello di questo proclama, a cui il senatore Valditara ha già accennato, è che contiene un insieme di menzogne che qui con forza si deve avere il coraggio di denunciare.

In un punto si dice: «Esprime la propria totale disapprovazione sul fatto che nessun riferimento alla ricerca come primario diritto-dovere…». Probabilmente, al Comitato di presidenza della CRUI bisognerebbe suggerire di leggere il testo. Non ha letto il testo; forse non ha avuto il tempo, o forse è stato male informato. Ritiene, poi: «che non siano state individuate reali possibilità, basate sul merito, per l'accesso ai ruoli universitari dei giovani meritevoli». Ma, santa pazienza, abbiamo eliminato il localismo, abbiamo previsto l'idoneità nazionale proprio per scongiurare il nepotismo, e si dice che non è previsto un criterio di merito? I concorsi vengono effettuati dagli stessi docenti che affermano di non scorgere il merito: si dimettessero questi rettori!

Si dice poi: «Constata con rammarico che è scomparso ogni riferimento alla valutazione e all'istituzione di un'Agenzia di valutazione indipendente». Ma non è scomparso; non c'è mai stato. Era prevista in un mio emendamento che il Ministro si è impegnato a presentare in sede di finanziaria: si potrà discutere se istituirla, oppure no, ed allora entreremo nel merito. Infine, «ribadisce ancora una volta come l'istituzione della terza fascia di docenza sarebbe stata la soluzione al problema del giusto riconoscimento del ruolo e delle funzioni svolte dagli attuali ricercatori». Parliamone della terza fascia!

Apprezzo davvero il fatto che finalmente la CRUI e i rettori hanno ripensato ad una loro posizione: finalmente vogliono la terza fascia. Strano! Per anni non l'hanno voluta perché avevano paura di perdere il potere, perché se i 22.000 ricercatori fossero andati a votare, avrebbero deciso il futuro delle singole università. Adesso si apprezza e la terza fascia la vogliono anche loro.

Credo che questo sia un proclama prelettorale. Di tutti quei rettori che aspirano ad un collegio sicuro della sinistra per essere promossi, visti i meriti che sono quelli che vediamo oggi e che abbiamo visto ieri fuori dal Senato per boicottare una riforma da loro richiesta e voluta che va nel segno, appunto, delle loro richieste. Probabilmente, molti di questi rettori vorrebbero presto sedere nei banchi di questo Parlamento, quindi devono acquisire i meriti verso di voi. Grazie; complimenti!

Il Governo, quindi, è stato costretto a ricorrere al voto di fiducia per evitare che atteggiamenti ostruzionistici di alcuni settori della minoranza facessero sì che tale riforma non venisse vanificata.

Dichiaro, pertanto, in maniera convinta, il voto favorevole di Forza Italia alla fiducia chiesta dal Governo su questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e AN).


BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare.


PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


BRUTTI Massimo (DS-U). Signor Presidente, intervengo soltanto per fare un annuncio.

I parlamentari del centro-sinistra hanno partecipato ai lavori con assiduità ed impegno. Non parteciperanno, invece, al voto di fiducia. Esprimeremo così la nostra contrarietà a questo disegno di legge e la nostra viva riprovazione verso l'arroganza del Governo e verso il metodo anomalo imposto al Senato della Repubblica. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).


PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione dell'emendamento 1.2000 (testo corretto).

Votazione nominale con appello


PRESIDENTE. Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione, e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento del Senato, la votazione sulla fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.

Indíco pertanto la votazione nominale con appello sull'emendamento 1.2000 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge n. 3497, sul quale il Governo stesso ha posto la questione di fiducia.

I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi risponderanno di conseguenza.

Ricordo che ciascun senatore chiamato dal senatore segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.

Hanno chiesto di votare per primi i ministri Calderoli e La Loggia, poiché devono recarsi alla Camera dei deputati.

Invito il senatore segretario a procedere all'appello di tali senatori.

(I predetti senatori rispondono all'appello).


Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.

(È estratto a sorte il nome del senatore Battaglia Antonio).


Invito il senatore segretario a procedere all'appello, iniziando dal senatore Battaglia Antonio.


Presidenza del vice presidente MORO (ore 10,27)


BETTONI BRANDANI, segretario, fa l'appello.


Rispondono sì i senatori:

Agogliati, Agoni, Alberti Casellati, Archiutti, Asciutti, Azzollini

Balboni, Baldini, Barelli, Battaglia Antonio, Bergamo, Bettamio, Bevilacqua, Bianconi, Bobbio Luigi, Boldi, Bonatesta, Bongiorno, Borea, Boscetto, Bosi, Brignone, Bucciero

Calderoli, Callegaro, Camber, Cantoni, Carrara, Caruso Antonino, Castagnetti, Castelli, Centaro, Cherchi, Chincarini, Chirilli, Ciccanti, Cicolani, Cirami, Collino, Comincioli, Compagna, Consolo, Contestabile, Corrado, Costa, Cozzolino, Crinò, Cursi, Curto, Cutrufo

Danieli Paolo, Danzi, De Corato, Dell'Utri, Delogu, Demasi, D'Ippolito, D'Onofrio

Eufemi

Fabbri, Falcier, Fasolino, Favaro, Federici, Ferrara, Florino, Forlani, Forte, Franco Paolo, Frau

Gaburro, Gentile, Girfatti, Giuliano, Greco, Grillo, Grillotti, Guasti, Gubert, Guzzanti

Iannuzzi, Iervolino, Ioannucci, Izzo

Kappler

La Loggia, Lauro

Maffioli, Malan, Manfredi, Manunza, Marano, Meduri, Meleleo, Menardi, Minardo, Moncada, Monti, Moro, Morra, Morselli, Mugnai, Mulas

Nania, Nessa, Nocco, Novi

Ognibene

Pace, Palombo, Pasinato, Pastore, Pedrazzini, Pedrizzi, Pellegrino, Pellicini, Peruzzotti, Pessina, Pianetta, Piccioni, Pirovano, Pontone, Ponzo, Provera

Ragno, Ronconi, Ruvolo

Salerno, Salzano, Sambin, Sanzarello, Saporito, Scarabosio, Schifani, Scotti, Semeraro, Servello, Sestini, Siliquini, Sodano Calogero, Specchia, Stiffoni

Tarolli, Tatò, Tirelli, Tofani, Tomassini, Travaglia, Trematerra, Tunis

Ulivi

Valditara, Vanzo, Vegas, Ventucci, Vizzini

Zanoletti, Zappacosta, Ziccone, Zorzoli


Rispondono no i senatori:

Andreotti

Bettoni Brandani

De Paoli

Kofler

Rollandin

Thaler Ausserhofer

Villone.


PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori segretari a procedere alla numerazione dei voti.

(I senatori segretari procedono alla numerazione dei voti).


Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento 1.2000 (testo corretto), interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge n. 3497, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori votanti
167

Maggioranza
84

Favorevoli
160

Contrari
7

Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).


PAGANO (DS-U). Vergognatevi! La riforma dell'università per tre voti.


PRESIDENTE. Senatrice Pagano, la prego.

Risultano, pertanto, preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati agli articoli del disegno di legge.

Restano assorbiti i disegni di legge nn. 604, 692, 850, 946,
1091, 1137, 1150, 1163, 1416, 1764, 1920, 2827, 2856 e 3127.

 

EMENDAMENTO 1.2000, SU CUI IL GOVERNO HA POSTO LA QUESTIONE DI FIDUCIA, INTERAMENTE SOSTITUTIVO DEGLI ARTICOLI DA 1 A 6 CHE COMPONGONO IL DISEGNO DI LEGGE N. 3497

1.2000 (TESTO CORRETTO)

Il Governo

Approvato
Gli articoli 1, 2, 3, 4, 5 e 6 sono sostituiti dal seguente:

«Art. 1. - 1. L’università, sede della formazione e della trasmissione critica del sapere, coniuga in modo organico ricerca e didattica, garantendone la completa libertà. La gestione delle università si ispira ai principi di autonomia e di responsabilità nel quadro degli indirizzi fissati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

2. I professori universitari hanno il diritto e il dovere di svolgere attività di ricerca e di didattica, con piena libertà di scelta dei temi e dei metodi delle ricerche nonché, nel rispetto della programmazione universitaria di cui all’articolo 1-ter del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, dei contenuti e dell’impostazione culturale dei propri corsi di insegnamento; i professori di materie cliniche esercitano altresì, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, e ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 21 dicembre 1999, n. 517, funzioni assistenziali inscindibili da quelle di insegnamento e ricerca; i professori esercitano infine liberamente attività di diffusione culturale mediante conferenze, seminari, attività pubblicistiche ed editoriali nel rispetto del mantenimento dei propri obblighi istituzionali.

3. Ai professori universitari compete la partecipazione agli organi accademici e agli organi collegiali ufficiali riguardanti la didattica, l’organizzazione e il coordinamento delle strutture didattiche e di ricerca esistenti nella sede universitaria di appartenenza.

4. Il professore, a qualunque livello appartenga, nel periodo dell’anno sabbatico, concesso ai sensi dell’articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, è abilitato senza restrizione alcuna alla presentazione di richieste e all’utilizzo dei fondi per lo svolgimento delle attività.

5. Allo scopo di procedere al riordino della disciplina concernente il reclutamento dei professori universitari garantendo una selezione adeguata alla qualità delle funzioni da svolgere, il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni universitarie, uno o più decreti legislativi attenendosi ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca bandisce, con proprio decreto, per settori scientifico-disciplinari, procedure finalizzate al conseguimento della idoneità scientifica nazionale, entro il 30 giugno di ciascun anno, distintamente per le fasce dei professori ordinari e dei professori associati, stabilendo in particolare:

1) le modalità per definire il numero massimo di soggetti che possono conseguire l’idoneità scientifica per ciascuna fascia e per settori disciplinari, pari al fabbisogno, indicato dalle università, incrementato di una quota non superiore al 40 per cento, per cui è garantita la relativa copertura finanziaria e fermo restando che l’idoneità non comporta diritto all’accesso alla docenza, nonché le procedure e i termini per l’indizione, l’espletamento e la conclusione dei giudizi idoneativi, da svolgere presso le università, assicurando la pubblicità degli atti e dei giudizi formulati dalle commissioni giudicatrici; per ciascun settore disciplinare deve comunque essere bandito almeno un posto di idoneo per quinquennio per ciascuna fascia;

2) l’eleggibilità, ogni due anni, da parte di ciascun settore scientifico-disciplinare, di una lista di commissari nazionali, con opportune regole di non immediata rieleggibilità;

3) la formazione della commissione di ciascuna valutazione comparativa mediante sorteggio di cinque commissari nazionali. Tutti gli oneri relativi a ciascuna commissione di valutazione sono posti a carico dell’Ateneo ove si espleta la procedura, come previsto al numero 1);

4) la durata dell’idoneità scientifica, non superiore a quattro anni, e il limite di ammissibilità ai giudizi per coloro che, avendovi partecipato, non conseguono l’idoneità;

b) sono stabiliti i criteri e le modalità per riservare, nei giudizi di idoneità per la fascia dei professori ordinari, una quota pari al 25 per cento aggiuntiva rispetto al contingente di cui alla lettera a), numero 1), ai professori associati con un’anzianità di servizio non inferiore a 15 anni, compreso il servizio prestato come professore associato non confermato, maturata nell’insegnamento di materie ricomprese nel settore scientifico-disciplinare oggetto del bando di concorso o in settori affini, con una priorità per i settori scientifico- disciplinari che non abbiano bandito concorsi negli ultimi cinque anni.

c) nelle prime quattro tornate dei giudizi di idoneità per la fascia dei professori associati è riservata una quota del 15 per cento aggiuntiva rispetto al contingente di cui alla lettera a), numero 1), ai professori incaricati stabilizzati, agli assistenti del ruolo ad esaurimento e ai ricercatori confermati che abbiano svolto almeno tre anni di insegnamento nei corsi di studio universitari. Una ulteriore quota dell’1 per cento è riservata ai tecnici laureati già ammessi con riserva alla terza tornata dei giudizi di idoneità per l’accesso al ruolo dei professori associati bandita ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, e non valutati dalle commissioni esaminatrici;

d) nelle prime quattro tornate dei giudizi di idoneità per la fascia dei professori associati di cui alla lettera a), numero 1), l’incremento del numero massimo di soggetti che possono conseguire l’idoneità scientifica rispetto al fabbisogno indicato dalle università è pari al 100 per cento del medesimo fabbisogno;

e) nelle prime due tornate dei giudizi di idoneità per la fascia dei professori ordinari di cui alla lettera a), n. 1, l’incremento del numero massimo di soggetti che possono conseguire l’idoneità scientifica rispetto al fabbisogno indicato dalle università è pari al 100 per cento del medesimo fabbisogno.

6. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono bandite per la copertura dei posti di professore ordinario e professore associato esclusivamente le procedure di cui al comma 5, lettera a). Sono fatte salve le procedure di valutazione comparativa per posti di professore e ricercatore già bandite alla medesima data. I candidati giudicati idonei, e non chiamati a seguito di procedure già espletate, ovvero i cui atti sono approvati, conservano l’idoneità per un periodo di cinque anni dal suo conseguimento. La copertura dei posti di professore ordinario e di professore associato da parte delle singole università, mediante chiamata dei docenti risultati idonei, tenuto conto anche di tutti gli incrementi dei contingenti e di tutte le riserve previste dalle lettere a), b), c) d) ed e) del comma 5, deve in ogni caso avvenire nel rispetto dei limiti e delle procedure di cui all’articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e all’articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

7. Per la copertura dei posti di ricercatore sono bandite fino al 30 settembre 2013 le procedure di cui alla legge 3 luglio 1998, n. 210. In tali procedure sono valutati come titoli preferenziali il dottorato di ricerca e le attività svolte in qualità di assegnisti e contrattisti ai sensi dell’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, di borsisti post-dottorato ai sensi della legge 30 novembre 1989, n. 398, nonché di contrattisti ai sensi del comma 14 del presente articolo. L’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato ai sensi del presente comma è subordinata ai medesimi limiti e procedure previsti dal comma 6 per la copertura dei posti di professore ordinario e associato.

8. Le università procedono alla copertura dei posti di professore ordinario e associato a conclusione di procedure, disciplinate con propri regolamenti, che assicurino la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità degli atti, riservate ai possessori della idoneità di cui al comma 5, lettera a). La delibera di chiamata definisce le fondamentali condizioni del rapporto, tenuto conto di quanto disposto dal comma 16, prevedendo il trattamento economico iniziale attribuito ai professori di ruolo a tempo pieno ovvero a tempo definito della corrispondente fascia, anche a carico totale o parziale di altri soggetti pubblici o privati, mediante la stipula di apposite convenzioni pluriennali di durata almeno pari alla durata del rapporto. La quota degli oneri derivanti dalla copertura dei posti di professore ordinario o associato a carico delle università è soggetta ai limiti e alle procedure di cui all’articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e all’articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311.

9. Nell’ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università, previa attestazione della sussistenza di adeguate risorse nei rispettivi bilanci, possono procedere alla copertura di una percentuale non superiore al 10 per cento dei posti di professore ordinario e associato mediante chiamata diretta di studiosi stranieri, o italiani impegnati all’estero, che abbiano conseguito all’estero una idoneità accademica di pari livello ovvero che, sulla base dei medesimi requisiti, abbiano già svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca un periodo di docenza nelle università italiane, e possono altresì procedere alla copertura dei posti di professore ordinario mediante chiamata diretta di studiosi di chiara fama, cui è attribuito il livello retributivo più alto spettante ai professori ordinari. A tale fine le università formulano specifiche proposte al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca che, previo parere del CUN, concede o rifiuta il nulla osta alla nomina.

10. Sulla base delle proprie esigenze didattiche e nell’ambito delle relative disponibilità di bilancio, previo espletamento di procedure, disciplinate con propri regolamenti, che assicurino la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità degli atti, le università possono conferire incarichi di insegnamento gratuiti o retribuiti, anche pluriennali, nei corsi di studio di cui all’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, a soggetti italiani e stranieri, ad esclusione del personale tecnico amministrativo delle università, in possesso di adeguati requisiti scientifici e professionali e a soggetti incaricati all’interno di strutture universitarie che abbiano svolto adeguata attività di ricerca debitamente documentata, sulla base di criteri e modalità definiti dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca con proprio decreto, sentiti la Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI) e il CUN. Il relativo trattamento economico è determinato da ciascuna università nei limiti delle compatibilità di bilancio sulla base di parametri stabiliti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro per la funzione pubblica.

11. Ai ricercatori, agli assistenti del ruolo ad esaurimento e ai tecnici laureati di cui all’articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, che hanno svolto tre anni di insegnamento ai sensi dell’articolo 12 della legge 19 novembre 1990, n. 341, nonché ai professori incaricati stabilizzati, sono affidati, con il loro consenso e fermo restando il rispettivo inquadramento e trattamento giuridico ed economico, corsi e moduli curriculari compatibilmente con la programmazione didattica definita dai competenti organi accademici nonché compiti di tutorato e di didattica integrativa. Ad essi è attribuito il titolo di professore aggregato per il periodo di durata degli stessi corsi e moduli. Lo stesso titolo è attribuito, per il periodo di durata dell’incarico, ai ricercatori reclutati come previsto al comma 7, ove ad essi siano affidati corsi o moduli curriculari.

12. Le università possono realizzare specifici programmi di ricerca sulla base di convenzioni con imprese o fondazioni, o con altri soggetti pubblici o privati, che prevedano anche l’istituzione temporanea, per periodi non superiori a sei anni, con oneri finanziari a carico dei medesimi soggetti, di posti di professore straordinario da coprire mediante conferimento di incarichi della durata massima di tre anni, rinnovabili sulla base di una nuova convenzione, a coloro che hanno conseguito l’idoneità per la fascia dei professori ordinari, ovvero a soggetti in possesso di elevata qualificazione scientifica e professionale. Ai titolari degli incarichi è riconosciuto, per il periodo di durata del rapporto, il trattamento giuridico ed economico dei professori ordinari con eventuali integrazioni economiche, ove previste dalla convenzione. I soggetti non possessori dell’idoneità nazionale non possono partecipare al processo di formazione delle commissioni di cui al comma 5, lettera a), numero 3), né farne parte, e sono esclusi dall’elettorato attivo e passivo per l’accesso alle cariche di preside di facoltà e di rettore. Le convenzioni definiscono il programma di ricerca, le relative risorse e la destinazione degli eventuali utili netti anche a titolo di compenso dei soggetti che hanno partecipato al programma.

13. Le università possono stipulare convenzioni con imprese o fondazioni, o con altri soggetti pubblici o privati, con oneri finanziari posti a carico dei medesimi, per realizzare programmi di ricerca affidati a professori universitari, con definizione del loro compenso aggiuntivo a valere sulle medesime risorse finanziarie e senza pregiudizio per il loro status giuridico ed economico, nel rispetto degli impegni di istituto.

14. Per svolgere attività di ricerca e di didattica integrativa le università, previo espletamento di procedure disciplinate con propri regolamenti che assicurino la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità degli atti, possono instaurare rapporti di lavoro subordinato tramite la stipula di contratti di diritto privato a tempo determinato con soggetti in possesso del titolo di dottore di ricerca o equivalente, conseguito in Italia o all’estero, o, per le facoltà di medicina e chirurgia, del diploma di scuola di specializzazione, ovvero con possessori di laurea specialistica e magistrale o altri studiosi, che abbiano comunque una elevata qualificazione scientifica, valutata secondo procedure stabilite dalle università. I contratti hanno durata massima triennale e possono essere rinnovati per una durata complessiva di sei anni. Il trattamento economico di tali contratti, rapportato a quello degli attuali ricercatori confermati, è determinato da ciascuna università nei limiti delle compatibilità di bilancio e tenuto conto dei criteri generali definiti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro per la funzione pubblica. Il possesso del titolo di dottore di ricerca o del diploma di specializzazione, ovvero l’espletamento di un insegnamento universitario mediante contratto stipulato ai sensi delle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, costituisce titolo preferenziale. L’attività svolta dai soggetti di cui al presente comma costituisce titolo preferenziale da valutare obbligatoriamente nei concorsi che prevedano la valutazione dei titoli. I contratti di cui al presente comma non sono cumulabili con gli assegni di ricerca di cui all’articolo 51 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, per i quali continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti. Ai fini dell’inserimento dei corsi di studio nell’offerta formativa delle università, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca deve tener conto del numero dei professori ordinari, associati e aggregati e anche del numero dei contratti di cui al presente comma.

15. Il conseguimento dell’idoneità scientifica di cui al comma 5, lettera a), costituisce titolo legittimante la partecipazione ai concorsi per l’accesso alla dirigenza pubblica secondo i criteri e le modalità stabiliti con decreto del Ministro per la funzione pubblica, sentito il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ed è titolo valutabile nei concorsi pubblici che prevedano la valutazione dei titoli.

16. Resta fermo, secondo l’attuale struttura retributiva, il trattamento economico dei professori universitari articolato secondo il regime prescelto a tempo pieno ovvero a tempo definito. Tale trattamento è correlato all’espletamento delle attività scientifiche e all’impegno per le altre attività, fissato per il rapporto a tempo pieno in non meno di 350 ore annue di didattica, di cui 120 di didattica frontale, e per il rapporto a tempo definito in non meno di 250 ore annue di didattica, di cui 80 di didattica frontale. Le ore di didattica frontale possono variare sulla base dell’organizzazione didattica e della specificità e della diversità dei settori scientifico-disciplinari e del rapporto docenti-studenti, sulla base di parametri definiti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Ai professori a tempo pieno è attribuita una eventuale retribuzione aggiuntiva nei limiti delle disponibilità di bilancio, in relazione agli impegni ulteriori di attività di ricerca, didattica e gestionale, oggetto di specifico incarico, nonché in relazione ai risultati conseguiti, secondo i criteri e le modalità definiti con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentiti il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro per la funzione pubblica. Per il personale medico universitario, in caso di svolgimento delle attività assistenziali per conto del Servizio sanitario nazionale, resta fermo lo speciale trattamento aggiuntivo previsto dalle vigenti disposizioni.

17. Per i professori ordinari e associati nominati secondo le disposizioni della presente legge il limite massimo di età per il collocamento a riposo è determinato al termine dell’anno accademico nel quale si è compiuto il settantesimo anno di età, ivi compreso il biennio di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e successive modificazioni, ed è abolito il collocamento fuori ruolo per limiti di età.

18. I professori di materie cliniche in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge mantengono le proprie funzioni assistenziali e primariali, inscindibili da quelle di insegnamento e ricerca e ad esse complementari, fino al termine dell’anno accademico nel quale si è compiuto il settantesimo anno di età, ferma restando l’applicazione dell’articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e successive modificazioni.

19. I professori, i ricercatori universitari e gli assistenti ordinari del ruolo ad esaurimento in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge conservano lo stato giuridico e il trattamento economico in godimento, ivi compreso l’assegno aggiuntivo di tempo pieno. I professori possono optare per il regime di cui al presente articolo e con salvaguardia dell’anzianità acquisita.

20. Per tutto il periodo di durata dei contratti di diritto privato di cui al comma 14, i dipendenti delle amministrazioni statali sono collocati in aspettativa senza assegni né contribuzioni previdenziali, ovvero in posizione di fuori ruolo nei casi in cui tale posizione è prevista dagli ordinamenti di appartenenza, parimenti senza assegni né contributi previdenziali.

21. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, adottato di concerto con i Ministri dell’interno, degli affari esteri e del lavoro e delle politiche sociali, sono definite specifiche modalità per favorire l’ingresso in Italia dei cittadini stranieri non appartenenti all’Unione europea chiamati a ricoprire posti di professore ordinario e associato ai sensi dei commi 8 e 9, ovvero cui siano attribuiti gli incarichi di cui ai commi 10 e 12.

22. A decorrere dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 5 sono abrogati l’articolo 12 della legge 19 novembre 1990, n. 341 e gli articoli 1 e 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210. Relativamente al reclutamento dei ricercatori l’abrogazione degli articoli 1 e 2 della legge n. 210 del 1998 decorre dal 30 settembre 2013; sono comunque portate a compimento le procedure in atto alla predetta data.

23. I decreti legislativi di cui al comma 5 sono adottati su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la funzione pubblica, sentiti la CRUI e il CUN e previo parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario, da rendere entro trenta giorni dalla data di trasmissione dei relativi schemi. Decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere comunque emanati. Ciascuno degli schemi di decreto legislativo deve essere corredato da relazione tecnica ai sensi dell’articolo 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.

24. Ulteriori disposizioni correttive ed integrative dei decreti legislativi di cui al comma 5 possono essere adottate, con il rispetto degli stessi princìpi e criteri direttivi e con le stesse procedure, entro diciotto mesi dalla data della loro entrata in vigore.

25. Dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.»

CIPUR
Segreteria Nazionale – Via Tilli, 58 06127 Perugia
Tel 075.5008753.50 Fax 075.5008851 e-mail cipur@tin.i
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