|
CAMERA DEI DEPUTATI
Resoconto di mercoledì 15
giugno 2005
SEDUTA N. 638
BOZZE NON CORRETTE
Seguito della discussione del disegno
di legge:
Delega al Governo per il riordino dello
stato giuridico dei professori universitari (4735-A/R);
e delle abbinate proposte di legge: Angela Napoli; Angela Napoli;
Angela Napoli; Gazzara; Migliori; Angela Napoli; Caminiti; Angela
Napoli e Fragalà; Angela Napoli; Mario Pepe ed altri; Ranieli
ed altri; Mario Pepe ed altri; Titti De Simone e Russo Spena; Santulli;
Dorina Bianchi ed altri; Grignaffini ed altri; Mario Pepe ed altri;
Carrara; Gazzara; Gazzara; Lucchese ed altri; Capitelli; Losurdo;
Martella ed altri; Ercole; Santulli; Borriello; Santulli; Gallo
ed altri; Caminiti (743-772-778-980-1144-1280-1337-1363-1751-1979-2018-2087-2469-2612-2647-3022-3246-3277-3625-3626-3747-3762-3815-3899-4260-4545-4762-4901-5762).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione
del disegno di legge: Delega al Governo per il riordino dello stato
giuridico dei professori universitari; e delle abbinate proposte
di legge di iniziativa dei deputati: Angela Napoli; Angela Napoli;
Angela Napoli; Gazzara; Migliori; Angela Napoli; Caminiti; Angela
Napoli; Angela Napoli; Mario Pepe ed altri; Ranieli ed altri; Mario
Pepe ed altri; Titti De Simone e Russo Spena; Santulli; Dorina Bianchi
ed altri; Grignaffini ed altri; Mario Pepe ed altri; Carrara; Gazzara;
Gazzara; Lucchese ed altri; Capitelli; Losurdo; Martella ed altri;
Ercole; Santulli; Borriello; Santulli; Gallo ed altri; Caminiti.
Ricordo che nella seduta di ieri è stato, da ultimo, approvato
l'articolo 2.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 10,09).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potrebbero avere
luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da
questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti
dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Sospendo la seduta.
La seduta, sospesa alle 10,10, è ripresa alle 10,40.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI
Si riprende la discussione.
PRESIDENTE. Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha espresso
l'ulteriore parere (vedi l'allegato A - A.C. 4735 - A/R sezione
1) sugli emendamenti riferiti agli articoli da 3 a 7 del progetto
di legge.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Caro Presidente,
su questo provvedimento gli esami non finiscono mai (Commenti)...!
È pervenuto il parere della Commissione bilancio, che è
contrario su alcuni emendamenti della Commissione. Pertanto, sono
costretto a chiedere - mi perdonerete - una sospensione dei nostri
lavori per dieci minuti, al fine di valutare (Commenti dei deputati
del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)... È un obbligo!
PRESIDENTE. È assolutamente corretto (Commenti dei deputati
del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PIERO RUZZANTE. Quando arriviamo all'emendamento...!
PRESIDENTE. Questa richiesta viene avanzata adesso anche per una
questione di funzionalità. Non cambia niente!
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, più volte è stata
adottata una certa prassi in quest'aula. Sul primo emendamento da
esaminare non mi pare sia stato espresso un parere contrario da
parte della Commissione bilancio e, quindi, può essere posto
in votazione. Si potrebbe sospendere la seduta quando passeremo
alla votazione della prima proposta emendativa sulla quale la Commissione
bilancio ha espresso parere contrario.
PRESIDENTE. Credo che, per un'esigenza di funzionalità e
per tante altre ragioni, sia bene che si operi subito una verifica,
essendo pervenuto il parere complessivo sugli emendamenti riferiti
al provvedimento, per poi riprenderne l'esame senza ulteriori interruzioni.
Tuttavia, onorevole Adornato, per cortesia, non mi chieda di sospendere
per dieci minuti se poi così non è...! Si potrebbe
sospendere la seduta fino alle 11. I termini di preavviso per le
votazioni elettroniche sono, tra l'altro, già decorsi e,
pertanto, ne approfitto...
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, le chiederei una valutazione
suppletiva al riguardo, anche alla luce delle considerazioni espresse
in modo appropriato dalla collega Napoli con riferimento alla necessità
di aggiornare le norme di copertura finanziaria. Lei ricorderà
le disposizioni regolamentari previste in questi casi. La Presidenza
ha espresso una valutazione complessiva al riguardo, nel senso di
esaminare il provvedimento senza interruzioni, ma si sa già
da questo momento che un'interruzione con rinvio dell'esame del
provvedimento a domani vi sarà necessariamente.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Boccia, vedremo se ciò accadrà.
L'onorevole Adornato mi ha posto un altro ragionamento attinente
al parere espresso dalla Commissione bilancio su emendamenti presentati
dalla Commissione di merito. Pertanto, non complichiamo le cose!
Avverto che la Conferenza dei presidenti di gruppo è immediatamente
convocata per esaminare un problema connesso agli adempimenti relativi
alla riunione del Parlamento in seduta comune.
Sospendo la seduta fino alle 11,10.
La seduta, sospesa alle 10,40, è ripresa alle 11,15.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI
PRESIDENTE. Chiedo al relatore di riferire in merito alle decisioni
assunte in sede di Comitato dei nove.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione ha deciso
di ritirare tutti gli emendamenti sui quali la Commissione bilancio
ha espresso parere contrario, ad eccezione degli emendamenti 5.751
e 5.753 che ripristinano il testo sul quale già la V Commissione
aveva espresso il parere che la Commissione aveva condizionatamente
recepito.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università
e la ricerca. Il Governo concorda con quanto affermato dal relatore.
WALTER TOCCI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, intendo precisare che il Comitato
dei nove ha assunto le decisioni testè riferite dal relatore
con la nostra opposizione.
L'emendamento 5.751 della Commissione riscrive il comma 3 dell'articolo
5. La Commissione bilancio ha giustamente rilevato un onere a carico
del bilancio dello Stato, tant'è vero che il Ministero dell'economia
ha sostenuto il parere espresso dalla V Commissione. Al contrario,
il Ministero dell'istruzione sostiene che tale emendamento non comporta
un aggravio di spesa. In realtà, il capoverso in questione
prevede che ai titolari di contratti di insegnamento - si tratta
di circa 30 mila persone - è attribuito per il periodo di
durata dell'incarico il titolo di professore aggregato. Quindi,
attraverso il suddetto comma, si attribuisce il titolo di professore
a circa 30 mila persone che oggi svolgono funzioni di insegnamento
con contratto temporaneo.
A vostro avviso questa operazione può essere considerata
a costo zero per il bilancio dello Stato? È veramente arduo
sostenere tale tesi, in quanto i professori universitari di ruolo
sono circa 30 mila; quindi, con questa norma, si raddoppiano i professori
universitari, e voi dite che questa operazione è a costo
zero per il bilancio della Stato?
Ricordo poi che non si tratta solo di una questione contabile, in
quanto raddoppiate il numero dei professori universitari in Italia
senza concorso, visto che tali soggetti vengono nominati professori
con una ope legis!
Saremmo curiosi di conoscere il parere del ministro Moratti al riguardo,
visto che aveva inaugurato questa discussione affermando di voler
moralizzare i concorsi universitari privilegiando anche il merito.
Invece, siamo di fronte ad una straordinaria ope legis dell'università
italiana, con circa 30 mila persone che continuano a svolgere le
funzioni che svolgevano in precedenza, ma con la possibilità
di indicare sul biglietto da visita la qualifica di professore universitario.
È evidente che, quando questi titolari di contratto diventeranno
professori universitari, nascerà un contenzioso derivante
dall'attivazione di una serie di indennità legate alla funzione
di professore universitario. Dunque, giustamente, la Commissione
bilancio e il Ministero dell'economia ritengono vi sia un aggravio
di spesa per il bilancio dello Stato.
FRANCA BIMBI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, non si tratta soltanto di un semplice
aggravio di spese, perché esso risulta anche fuori controllo.
Attualmente gli incarichi di insegnamento comportano contratti annuali
e, quindi, ogni anno esiste la possibilità, sia dal punto
di vista di merito che da quello del bilancio, di riconsiderare
se detti incarichi possano essere conferiti o meno.
In questo caso, invece, si parla di contratti pluriennali; quindi,
si tratta sostanzialmente di forme surrettizie di immissione all'interno
del personale dipendente senza valutazione, anche se tramite il
ricorso a questa particolare forma contrattuale. Infatti, chi possiede
il titolo senza far parte della docenza universitaria e senza essere
in ruolo non viene neppure valutato, né direttamente né
indirettamente.
Secondariamente il titolo è utilizzabile anche dal personale
non docente, come i famosi laureati dell'area tecnico-scientifica
e socio-assistenziale. In pratica, un dipendente a qualsiasi titolo,
escluso il personale tecnico-amministrativo - e a questo punto non
si capisce perché - può fregiarsi del titolo di professore
perché partecipa e dà un il proprio contributo ad
un corso universitario. Non si trasformano in «todos caballeros»
solo dal punto di vista del titolo - operazione che già di
per sé appare immorale - ma anche dal punto di vista della
spesa delle università. Inoltre, si immettono in circolazione
sul mercato privato professionisti che soltanto apparentemente sono
docenti universitari, valutati in base al merito scientifico; in
realtà, potranno pretendere parcelle più alte potendo
stampare il titolo di «professore» sul biglietto da
visita.
Ciò comporterà un assoluto aggravio di spesa tendenzialmente
fuori controllo.
TITTI DE SIMONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, non intendo ripetere le argomentazioni
già esposte dall'onorevole Tocci, che evidenziano l'incongruenza
del provvedimento nelle sue pieghe più vergognose. Infatti,
è stata introdotta un'operazione ope legis con emendamenti
dell'ultima ora e già in precedenza sono stati ricordati
gli aspetti più incredibili di questo iter parlamentare.
In conclusione, non ritornerò sulle argomentazioni di merito
che comunque denotano il paradosso cui siamo giunti e che consiglierebbero
al Governo e alla maggioranza di fare una pausa di buonsenso.
Non volete ascoltare quello che vi sta dicendo l'intero mondo delle
università; anzi, persino ambienti confindustriali,che dovrebbero
essere i vostri maggiori alleati, in queste ore hanno espresso la
loro critica, prendendo in qualche modo le distanze da un provvedimento
che denota inconsistenza ed incongruenza da qualsiasi parte lo si
voglia analizzare. Tali considerazioni inviterebbero la maggioranza
ed il Governo ad assumersi maggiore responsabilità. Infatti,
a mio avviso, sta venendo meno proprio l'assunzione di responsabilità.
Si espone, attraverso un provvedimento che non sta più in
piedi, pasticciato, pieno di incongruenze e paradossi, privo addirittura
di copertura finanziaria, il mondo dell'università, le professionalità
e il futuro di tante nostre risorse eccellenti ad un orizzonte che
non potrà non essere privo di contenzioso. È infatti
del tutto evidente che le lacune che si stanno via via assommando
ora dopo ora, con i pareri sugli emendamenti privi di copertura
finanziaria e con gli emendamenti della Commissione dell'ultima
ora, ci pongono davanti un provvedimento che non sta in piedi e
che mortifica il futuro dell'università italiana, nei modi
più paradossali.
Voi state facendo un'operazione ope legis, come quella prevista,
che regala il titolo e il ruolo a 30 mila nuovi docenti che potranno
scrivere sul loro bigliettino da visita «professore universitario»
senza aver sostenuto una prova concorsuale e addirittura senza neppure
- questo è il paradosso - la copertura finanziaria, e sbarrate
la strada a decine di migliaia di giovani, di studenti e studentesse,
di risorse e di giovani ricercatori destinati a un futuro precario
senza fine.
È una vergogna! Vi chiediamo di fermarvi e di assumervi la
responsabilità che fino a qui non vi siete voluti assumere
(Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PIETRO MAURANDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO MAURANDI. Signora Presidente, ho chiesto di parlare per
riferire correttamente, a mio avviso, quanto accaduto in Commissione
bilancio: in tale Commissione, infatti, è accaduto che è
stato espresso parere contrario sugli emendamenti 5.751 e 5.753,
oltre che su altri emendamenti, sulla scorta del parere del rappresentante
del Ministero dell'economia e delle finanze, il quale ha affermato
che tali emendamenti sono onerosi e non sono coperti. L'Assemblea
ovviamente può fare l'uso che crede del parere della Commissione
bilancio e del parere del Ministero dell'economia, ma non si possono
cambiare le carte in tavola, affermando, come ha fatto poco fa il
relatore, che la Commissione bilancio avrebbe precedentemente già
espresso parere favorevole su un testo uguale agli emendamenti in
questione: gli emendamenti sono stati infatti presentati per modificare
il testo precedente, e dunque sono diversi nel contenuto da quest'ultimo,
e sul nuovo testo, vale a dire quello contenuto negli emendamenti
7.751 e 7.753, è stato espresso il parere contrario della
Commissione, in quanto sono suscettibili di determinare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica e sono privi di idonea quantificazione
e di copertura. Questo per ripristinare la verità di ciò
che è accaduto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo).
GABRIELLA PISTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, ritengo di dover intervenire
in quanto ci troviamo davvero di fronte a un'enormità. Mi
riferisco in primo luogo alla gigantesca operazione ope legis in
virtù della quale 30 mila persone potranno fregiarsi del
titolo di «prof.» e alla fine chiederanno che vengano
riconosciute le dovute conseguenze, anche dal punto di vista stipendiale,
come è normale che sia. Credo che questo Parlamento abbia
il dovere della condanna dell'intera operazione, che è mortificante
per coloro che nell'università lavorano, per coloro che nell'università
credono e anche per il ruolo pubblico dell'università, in
virtù del quale si dovrebbe pervenire alle docenze attraverso
regolari concorsi e regolari selezioni.
Ebbene, a parte tali considerazioni, il collega Maurandi ha sollevato
una questione estremamente seria: la mancanza di copertura. Peraltro,
in questo momento tra i banchi del Governo non siede nessun esponente
del Ministero dell'economia e delle finanze: ciò mi fa riflettere!
I colleghi ora presenti in aula, infatti, sia pur degnissimi rappresentanti
del dicastero dell'istruzione, non hanno le «mani in cassa».
La disponibilità di fondi è determinata dal Tesoro,
i cui responsabili hanno assunto una determinata posizione in Commissione
bilancio, ma non sono presenti in aula a sostenere la stessa decisione.
Rappresento, pertanto, alla Presidenza l'esigenza affinché
sia invitato in aula un rappresentante del Ministero dell'economia
e delle finanze, al fine di ribadire in questa sede la posizione
assunta in Commissione bilancio, ovvero la dichiarata indisponibilità
(o insolubilità) del Tesoro alla copertura di alcune proposte
emendative ed articoli recanti misure di spesa. Mi riferisco, ad
esempio, alle proposte volte a sanare la posizione di 30 mila soggetti,
che diventeranno professori ope legis, «gratuitamente».
Siccome ciò non corrisponde alla realtà, chiediamo
chiarimenti su un atto così grave, soprattutto per il ristoro
di quanti credono nell'università - ricercatori, giovani
studenti - e che attendono da anni una regolarizzazione, non nel
senso di quella poc'anzi ricordata, ma in funzione del naturale
percorso di carriera richiesto nei casi in questione.
Tante volte ci si è scandalizzati per provvedimenti di portata
molto inferiore a quello ora in esame: non comprendo come la maggioranza
ed il Governo non si scandalizzino ora, di fronte a norme che stravolgono
seriamente l'ordinamento, anche giuridico, dell'università
(Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Onorevole Pistone, le ricordo che il Governo è
qui rappresentato nella sua collegialità, senza che le presenze
dei suoi esponenti siano legate alla specificità della materia.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, le ricordo che per il suo
gruppo è già intervenuta la collega Bimbi. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, rivolgo la richiesta affinché
il ministro Moratti, qualora sia disponibile, intervenga in aula
a chiarire la situazione. Nella serata di ieri, a seguito di un
suo lungo intervento in televisione, abbiamo appreso che nel campo
dell'istruzione, anche quella universitaria, tutto va bene. La mia
sensazione è che le cose vadano in maniera diversa.
Nonostante la presenza in aula di alcuni rappresentanti del Governo,
vorrei ricordare che molti sottosegretari non fanno un ministro...
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, possiedo strumenti di richiamo
molto inferiori a quello rappresentato dalla sua autorevolezza.
Se il ministro Moratti vorrà intervenire in aula, lo saluteremo
con piacere.
Il Presidente Mastella, che si accinge a sostituirmi alla Presidenza,
forse dispone di maggiori capacità di persuasione rispetto
alle mie...
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 11,35)
PRESIDENTE. Al Presidente Biondi rispondo assolutamente no...
(Esame dell'articolo 3 - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte
emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4735-A/R
sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il
parere della Commissione.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime
parere contrario sugli identici emendamenti Sgobio 3.600 e Titti
De Simone 3.601, nonché sugli emendamenti Bimbi 3.603 e Martella
3.604.
La Commissione, inoltre, raccomanda l'approvazione del suo emendamento
3.750, mentre formula un invito al ritiro, altrimenti il parere
è contrario, sull'emendamento Angela Napoli 3.602.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università
e la ricerca. Signor Presidente, il parere del Governo è
conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale
mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Sgobio 3.600, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Vorrei dire al collega là in alto che ognuno voti per sé!
Ognuno voti per sé!
MAURA COSSUTTA. Presidente, guardi là!
NITTO FRANCESCO PALMA. Guardi anche a sinistra!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 400
Maggioranza 201
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 214).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento 3.750 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato sì 225
Hanno votato no 196).
Avverto che l'emendamento successivo Bimbi 3.603 è precluso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Martella 3.604, non accettato dalla Commissione
né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 418
Maggioranza 210
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 223).
Vorrei dire ad alcuni colleghi che il fatto che Dio vi veda va bene,
ma vi vedo anche io! È questo il problema!
ANTONIO LEONE. Da tutte le parti, Presidente!
PRESIDENTE. Sì, da tutte le parti, guardi!
Passiamo alla votazione dell'emendamento Angela Napoli 3.602.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento
Angela Napoli 3.602 formulato dal relatore.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, chiedo al relatore ed al Governo
di esplicitare la motivazione di questo invita al ritiro, che presumo
possa nascere semplicemente dal nome di chi ha sottoscritto questo
emendamento, cioè il mio. Vorrei chiedere al relatore ed
al Governo che cosa ci sarebbe di tanto strano nell'inserire tra
i compiti e i doveri dei professori universitari quello di partecipare
agli organismi accademici e a quelli collegiali ufficiali e nel
collegare la loro attività all'anno sabbatico.
Vorrei che essi spiegassero ufficialmente da che cosa nasca l'invito
al ritiro dell'emendamento; non basta dire: invitiamo al ritiro!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, noi voteremo a favore dell'emendamento
Angela Napoli 3.602, perché, come anche altri nostri emendamenti,
esso riconosce ai professori universitari il dovere, nonché
il diritto, di partecipare agli organi collegiali riguardanti la
didattica, l'organizzazione ed il coordinamento delle strutture
didattiche e di ricerca esistenti nella sede universitaria di appartenenza.
Non soltanto, esso riconosce al professore, a qualunque livello
egli appartenga, anche nel periodo dell'anno sabbatico, la possibilità
di continuare ad utilizzare i fondi di ricerca. Si tratta di due
princìpi molto importanti.
Vi dovete rendere conto che qui abbiamo un articolo presentato dalla
maggioranza e dal Governo che originariamente si intitolava «Compiti
e doveri dei professori», come i bambini a scuola. Finalmente,
su nostra sollecitazione, sono stati introdotti i diritti e i doveri
che fanno parte dei compiti istituzionali.
Tra questi compiti istituzionali la maggioranza ed il Governo non
prevedono la partecipazione agli organi collegiali e l'assunzione
di responsabilità all'interno dell'organizzazione delle strutture
didattiche e dei gruppi di ricerca.
Come dire che l'università è una specie di self service
per i professori in cui un singolo docente vi svolge attività
di ricerca e si occupa del suo «pezzo» di didattica
senza avere alcuna responsabilità perché non si assumerebbe
obbligatoriamente alcuna parte del lavoro che riguarda la gestione
stessa. L'onorevole Angela Napoli con il suo emendamento ha posto
il dito in questa piaga. Così facendo noi finiremmo per avere
una università in cui i professori la frequentino soltanto
per il tempo sufficiente a svolgere le lezioni avvalendosi di qualche
giovane che lavori, magari in nero, per loro. Inoltre, durante l'anno
sabbatico essi non dispongono di fondi per la ricerca sebbene la
ratio dell'anno sabbatico è proprio quella di fare ricerca
ma questa, come sappiamo è una vecchia querelle.
Ora, aver detto «no» a tutto ciò sta ad indicare
una mancanza di attenzione nei confronti della istituzioni universitarie
e denota grande insipienza nello scrivere il testo del provvedimento.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 11,40)
MARIO PEPE, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi
avete convinto di avere, in parte, torto. Conseguentemente, modifico
il parere precedentemente espresso, da contrario a favorevole, sull'emendamento
Angela Napoli 3.602 (Applausi).
PRESIDENTE. Il Governo?
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Signor Presidente, il parere del Governo è
conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Angela Napoli 3.602, accettato dalla Commissione
e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato sì 421).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 3.605.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi.
Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, per questioni di sostanza oltre
che di forma noi abbiamo provato, proprio perché non siamo
quelli dei « no » pregiudiziali, in questo caso per
il bene dell'università, a definire una serie di diritti
e di doveri che fungano da punti di riferimento per le funzioni
svolte sia dai professori universitari, e quindi anche degli attuali
ricercatori che ora si vuole trasformare in professori di III fascia,
sia dai docenti e dai ricercatori a contratto.
Poc'anzi ho posto in rilievo come la maggioranza proponga di trasformare,
sulla base di un titolo aggiuntivo, in professori tutta una serie
di figure professionali ma non dice come queste figure debbano essere
valutate. Con l'emendamento a mia prima firma - Bimbi 3.605 - si
propone di definire la base, la struttura, proprio al fine di poter
effettuare questa valutazione. Con tale emendamento si prevede che
anche i docenti e i ricercatori a contratto si conformino alla piattaforma
di diritti e di doveri fissata per i professori. Faccio riferimento,
in particolare, oltre al diritto-dovere di fare ricerca, a quello
di partecipare alla competizione scientifica e culturale secondo
gli standard internazionali, alla didattica, ai processi di autogoverno
delle comunità scientifiche di appartenenza, alla progettazione
della didattica e a tutti gli organismi di gestione e di rappresentanza,
alle procedure di reclutamento e selezione anche per scegliere i
professori a contratto, e a tutte le attività di valutazione
le quali debbono essere svolte principalmente dagli scienziati che
fanno ricerca.
Questo emendamento nella sua sobrietà viene a rappresentare
una piattaforma minimale. Pertanto, invito il relatore a ripensare
sul parere contrario espresso perché con esso non si intende
fare altro che dare sostegno e risposte soprattutto a chi nelle
università si attiene già a questo stile di lavoro
che, con l'approvazione di questo emendamento, sarebbe riconosciuto
anche con legge.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, avevo auspicato, qualche minuto
fa, la presenza del ministro: consideravo che, aggirandosi nei paraggi,
potesse affacciarsi in aula.
Vorrei esprimere la mia soddisfazione per il fatto di vederla seduta
nei banchi del Governo.
PRESIDENTE. Da ex ministro della pubblica istruzione ...
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Bimbi 3.605, non accettato dalla Commissione né
dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 425
Votanti 422
Astenuti 3
Maggioranza 212
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 219).
Prendo atto che l'onorevole Daniele Galli non è riuscito
a votare e che l'onorevole Bimbi avrebbe voluto esprimere un voto
favorevole.
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti
De Simone.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, il nostro voto sarà
contrario non soltanto perché l'articolo 3 si inscrive in
un impianto che non condividiamo ma, in particolare, perché
esso detta diritti e doveri dei docenti universitari senza risolvere
quei nodi fondamentali che, invece, doveva affrontare: quelli della
democratizzazione dell'università e della sua docenza, a
partire proprio dai meccanismi di reclutamento, materia centrale
del provvedimento in esame. Non è affatto indifferente, infatti,
che un'istituzione decisiva per il futuro della società,
qual è l'università, si ispiri a logiche democratiche
ovvero autoritarie e di mera occupazione del potere (come spesso
avviene).
Oggetto della nostra valutazione è un provvedimento che,
lungi dal definire un unico ruolo dei professori universitari -
cosa richiesta, oramai, dalla stragrande maggioranza del mondo accademico
-, fissa artificiose differenziazioni nell'ambito delle funzioni
didattiche, scientifiche e di governo degli atenei, accentua la
gerarchizzazione e, con riferimento al reclutamento, prospetta l'adozione
generalizzata di rapporti di lavoro precari, destinati a durare
indefinitamente, con l'ovvio risultato di allontanare dalla carriera
universitaria i migliori giovani studiosi, introduce valutazioni
periodiche assai incerte nella definizione dei meccanismi, caratterizza
la funzione docente in senso centralistico e burocratico, in contrasto
con i principi e con i criteri di autonomia degli atenei, prescrive
orari e vincoli, anziché definire funzioni, competenze, qualità
scientifiche e momenti di pubblicizzazione dei risultati conseguiti.
Insomma, di quali diritti e doveri stiamo e state parlando se viene
a mancare un adeguato impianto complessivo? Com'è possibile
procedere in questa direzione?
Una democratizzazione della docenza e del reclutamento non risolverebbe
certamente tutti i problemi, ma rappresenterebbe una precondizione
per un diverso funzionamento dell'università. Un corpo docente
finalmente liberato da logiche feudali di subordinazione personale
può dare il senso giusto all'autogoverno universitario e
può permettere a questo di progettare democraticamente il
proprio futuro.
Non v'è traccia di tutto ciò nel provvedimento in
esame; anzi, necessità così importanti e salienti
vengono contraddette. Per queste ragioni, il nostro voto sarà
contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Tocci. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, nell'annunciare il voto contrario
del mio gruppo, approfitto della presenza del ministro Moratti per
confutare i numeri che ella ha illustrato, ieri sera, nel «salotto»
di Bruno Vespa.
In quel salotto, invero, nessuno poteva confutare i numeri richiamati
dal ministro; ma, in quest'aula, avvalendoci dell'efficienza del
Servizio studi della Camera del deputati, possiamo ben disporre
della documentazione necessaria e contestare le cifre indicate.
Lei, ministro, ha dichiarato che il finanziamento per l'università
italiana è aumentato del 10 per cento; la tabella mostrata
nella nota trasmissione indica tale percentuale, non è così?
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università
e la ricerca. Il 13 per cento.
WALTER TOCCI. Benissimo; invero, era stata mostrata repentinamente.
Ebbene, intanto si conteneva una furbizia in quella tabella: il
confronto, partendo dal 2000, includeva, quindi, la legge finanziaria
per il 2001 che, varata dal precedente Governo, ha registrato un
aumento del 6 per cento rispetto all'anno precedente.
Signor ministro, mi segua bene nel calcolo; considerando soltanto
le quattro leggi finanziarie da voi varate in questa legislatura,
l'aumento portato dal suo Governo al finanziamento dell'università
è del 5,3 per cento. Se confrontiamo tale periodo con quello
corrispondente della precedente legislatura, l'aumento è
del 18 per cento. Quindi, 18 per cento con i Governi dell'Ulivo;
5 per cento con il suo Governo.
Ma si deve peraltro considerare un'altra voce, l'edilizia universitaria;
come tutti sappiamo, si devono rinnovare le strutture universitarie,
migliorare le sedi, e via dicendo. Ebbene, durante l'ultimo quadriennio
dei Governi dell'Ulivo, il fondo per l'edilizia universitaria era
aumentato del 21 per cento mentre, in questo quadriennio, è
diminuito del 44 per cento.
Tali sono i dati; ovviamente, nel salotto di Bruno Vespa nessuno
era in grado di confutare le cifre. Riflettiamo, allora, sulla percentuale
di aumento del 5,3 nel finanziamento per l'università; aumento
da voi realizzato con le quattro leggi finanziarie varate in questi
anni. Ebbene, è chiaro a tutti che, se teniamo conto dell'inflazione
ed attualizziamo tali valori, appuriamo che questo aumento del 5,3
per cento rappresenta, in termini reali, una diminuzione del finanziamento
dell'università. Tanto più ciò è vero
se consideriamo gli aumenti intervenuti nei costi contrattuali,
voce che, come è noto, per l'università italiana,
costituisce gran parte dei bilanci degli atenei.
Quindi, in questo quadriennio, avete fatto mancare risorse; a ciò
si è aggiunto anche il blocco delle assunzioni, reiterato
per ben tre leggi finanziarie.
Mentre ciò accadeva nella politica di bilancio, aumentavano
le immatricolazioni (del 20 per cento, nell'ultimo quadriennio)
ed il tasso di laureati, come lei ha riconosciuto. Poteva, altresì,
riconoscere che ciò si deve anche alla cosiddetta riforma
del «tre più due» varata nella scorsa legislatura:
i giovani che di nuovo si affacciano all'università sono
una speranza importante in quanto potrebbero consentirci di superare
quel ritardo strutturale italiano che ci vede con la metà
dei laureati rispetto alla media europea. Si tratta, per così
dire, di una piantina che sta crescendo e che andava innaffiata;
invece, si è passato il diserbante, facendo mancare le risorse
finanziarie.
Peraltro, anche oggi, state varando un provvedimento che è
a costo zero; non si prevedono nuove risorse. Il problema, al contrario,
non si dovrebbe porre sotto il profilo delle normative giuridiche
e delle burocrazie; si tratterebbe, invece, di bandire nuovi concorsi
per giovani professori universitari. Infatti, l'età media
dei nostri docenti è di circa cinquant'anni mentre abbiamo
bisogno di mettere in ruolo giovani di trenta o quaranta anni, come
avviene in tutti i paesi europei.
Quindi, vi sarebbe stato bisogno, con questo provvedimento, di scrivere,
in ipotesi, meno articoli e meno commi ma ciò prevedendo,
tuttavia, risorse finanziarie per dare la possibilità ai
giovani talenti, ai più brillanti, di inserirsi nell'università
e nella ricerca pubblica. Invece, avete bloccato tutte le porte
di accesso e state costringendo i nostri giovani più brillanti
a recarsi all'estero.
Questa è la realtà! Siccome la giornata sarà
lunga, è bene comunque ribadire la verità in ordine
ai dati sul finanziamento all'università italiana (Applausi
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della
Margherita)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'articolo 3, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 417
Maggioranza 209
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 200).
(Esame dell'articolo 4 - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4 e delle proposte
emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4735-A/R
sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.
WALTER TOCCI. Signor Presidente, cerco nuovamente di instaurare
un dialogo con il signor ministro, nella speranza che il ministro
stesso esprima successivamente il proprio orientamento. Cerco tale
dialogo poiché - mi consenta, ministro Moratti - vi è
un abisso tra le parole che lei ha pronunciato in tutti questi mesi
ed i fatti, vale a dire ciò che è previsto nel provvedimento
in esame.
Lei ha affermato di voler privilegiare il merito. Ciò è
giusto: bisogna premiare i migliori, come prevede anche la nostra
Costituzione. Tuttavia, se si analizzano i commi di cui è
composto l'articolo 4 del disegno di legge in esame, vediamo emergere
criteri che confliggono con il principio del merito. Ad esempio,
nel passaggio da professore associato a professore ordinario si
attribuisce un premio all'anzianità, vale a dire a quei docenti
che sono stati per quindici anni professori associati: essi, infatti,
godono di una riserva particolare nel passaggio al ruolo di professore
ordinario.
Ora, signor ministro, le chiedo...
PRESIDENTE. Per cortesia, onorevoli colleghi!
Scusate, ma ho richiamato l'onorevole Adornato a non parlare del
partito unico, poiché l'argomento in discussione è
l'università!
WALTER TOCCI. Sì, appunto: dalla padella alla brace!
PRESIDENTE. Qual è la brace? Andiamo avanti...!
WALTER TOCCI. Sarebbe lunga, signor Presidente!
Come stavo dicendo, ci troviamo in presenza di criteri che privilegiano
non il merito, bensì l'anzianità. Lei infatti sa,
signor ministro, che nell'articolo in esame si prevede che, dopo
quindici anni di anzianità, è prevista una riserva
nel passaggio a professore ordinario.
Signor ministro, a lei che conosce la legislazione degli altri paesi
europei, domando allora: conosce un altro paese europeo nel quale
il criterio dell'anzianità risulta rilevante per il passaggio
al ruolo di professore ordinario?
ANTONIO LEONE. La Francia!
NITTO FRANCESCO PALMA. La Francia!
WALTER TOCCI. Non credo che ciò sia previsto in altri paesi
europei!
In secondo luogo, signor ministro, vorrei ricordare che lei aveva
annunciato la volontà di moralizzare i concorsi universitari.
Anche in tal caso, vi sono effettivamente molti aspetti da modificare,
tuttavia vorrei osservare che, con l'articolo in esame, si attribuisce
il titolo di professore universitario a tutti coloro che hanno un
contratto di insegnamento, ed addirittura ai tecnici laureati e
agli impiegati amministrativi che operano in certe condizioni all'interno
dell'università e via dicendo.
Mi riferisco a circa 30 mila persone, che diventeranno professori
universitari senza sostenere alcun concorso. Sappiamo bene che si
tratta semplicemente di un «pennacchio», poiché
la concreta condizione di vita di queste persone non viene affatto
modificata; tuttavia voi concedete, sostanzialmente, un «pennacchio»
in più. Le domando, allora: è questo il modo di moralizzare
i concorsi universitari, attribuendo il titolo di professore senza
sostenere alcun concorso? È questa la soluzione alla quale
siete approdati?
Vorrei evidenziare, inoltre, che lei ha parlato di valutazione.
Si tratta anche in questo caso di un principio importante, tanto
è vero che, come lei sa, signor ministro, avevamo presentato
una proposta emendativa (che ricordo essere stata inizialmente approvata
in sede di Commissione, per essere successivamente «stralciata»
da una nuova deliberazione della Commissione medesima) per l'istituzione
di una agenzia della valutazione del sistema universitario. A nostro
visto, si sarebbe dovuto trattare di una agenzia «terza»
rispetto sia all'università, sia al Governo.
Ritengo molto importante l'indipendenza di tale agenzia dal Governo,
poiché, altrimenti, rischia ripetersi ciò che è
accaduto in questi ultimi mesi, vale a dire l'istituzione di una
nuova università in assenza di alcun requisito.
Signor ministro, la invito a recarsi a Villa San Giovanni, dove,
con un suo decreto, è stata istituita l'università
«Ranieri». La invito a verificare se effettivamente
in tale università vi sono 34 professori ordinari, come ha
dichiarato il signor Ranieri nel presentare la domanda, che poi
è stata accolta, bisogna ricordarlo, non con una pratica
ministeriale, ma ancor prima, con un annuncio durante il comizio
di chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionali
dal Presidente del Consiglio, onorevole Berlusconi. Lei, signor
ministro, capisce che in tali condizioni non si può affidare
la valutazione del sistema universitario al Governo. Infatti, lo
stesso Governo utilizza tale sua prerogativa per operazioni che
sono puramente clientelari. Lo ripeto, poiché il tema è
ancora aperto: vorrei che lei, o i suoi ispettori, si recasse a
Villa San Giovanni a verificare in quale stato si trova la nuova
università che voi avete istituito in quel luogo.
Per quanto riguarda i ricercatori, in questa sede si è svolta
una discussione per più di un anno. Voi avevate annunciato
di collocare ad esaurimento il ruolo dei ricercatori universitari.
È stato un messaggio dannosissimo. Avete, infatti, detto
a 20 mila ricercatori: «non abbiamo bisogno di voi».
Si tratta di un messaggio devastante, perché l'università
italiana, oggi, si regge sullo sforzo e sull'impegno di tali 20
mila ricercatori. Se non ci fossero loro, la didattica nelle università
italiane si bloccherebbe immediatamente. Noi abbiamo proposto, pertanto,
di riconoscere tale stato di fatto, trasformando il ruolo dei ricercatori
in terza fascia docente, ovviamente per i ricercatori che effettivamente
svolgono tale funzione.
Si è trattato, comunque, di una discussione in cui si sono
misurate due posizioni antitetiche, ma chiare. Noi volevamo trasformare
i ricercatori in terza fascia; voi li volevate collocare ad esaurimento.
L'approdo cui si giunge nell'articolo in esame non corrisponde,
tuttavia, né alla sua posizione iniziale, né alla
nostra proposta. Si tratta di un approdo il più negativo
possibile, perché si accede nuovamente al livello dei ricercatori,
ma con procedure meno qualificate rispetto alle attuali. Lei, signor
ministro, sa che oggi si accede ancora al ruolo dei ricercatori
con concorso normato a livello nazionale. Voi state stabilendo,
invece, che si può diventare ricercatori a tempo indeterminato
- ripeto, a tempo indeterminato - semplicemente con procedure interne
alle singole università. Avete, dunque, declassato il concorso
per ricercatore, ossia l'esatto opposto di ciò che lei, signor
ministro, ha dichiarato nell'ultimo anno e mezzo.
Signor ministro, vi è un abisso tra le sue parole ed i fatti,
tra le sue dichiarazioni e le norme scritte nel provvedimento in
esame. È suo dovere spiegare il motivo di tale cambiamento.
Si tratta di un dovere democratico che lei ha. Spero che ella abbia
la sensibilità di chiarire, in quest'aula, perché
si è approdati a risultati che sono assolutamente in contrasto
con le sue dichiarazioni di principio. Lo chiediamo noi, ma anche
molti soggetti: il movimento di mobilitazione, la CRUI, il CUN;
l'ha chiesto l'Accademia dei lincei; l'ha chiesto, ieri, la Confindustria;
lo chiedono, oggi, gli editorialisti dei quotidiani. A lei, signor
ministro, spetta di spiegare questo abisso tra le parole ed i fatti
(Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei dire ai membri della Giunta
per il regolamento che, poiché sono in corso votazioni, aggiorno
al pomeriggio di martedì prossimo la riunione della Giunta
per il regolamento, che avevo convocato per le 12 di oggi, raccogliendo
la sollecitazione dell'onorevole Giachetti. Comunicherò,
in seguito, l'ora della convocazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, anche noi vorremmo approfittare
della presenza del ministro in aula per fare maggiore chiarezza.
Negli ultimi anni non abbiamo avuto, infatti, molte occasioni per
farla, fondamentalmente perché questo Governo si è
sottratto puntualmente all'esercizio di un confronto democratico
in sede parlamentare sul terreno della riforma dell'istruzione,
già scegliendo lo strumento della delega, con cui ha deciso
di lavorare e di affrontare questa importante discussione.
Anche per questa ragione, signor ministro, vorremmo approfittare
della sua presenza.
Credo, davvero, che l'incongruenza dei fatti, a fronte di ciò
che si sta puntualmente realizzando, meriti una maggiore attenzione;
ed occorre maggiore chiarezza non solo nei confronti del mondo universitario
nelle sue varie articolazioni, ma anche di tutta la società.
Infatti, il tema dell'università non riguarda solo l'istituzione
universitaria; ed è del tutto evidente che l'importanza di
tale istituzione richiama una funzione sociale e, quindi, l'interesse
di tutta la collettività.
Rimaniamo sbalorditi (non è la prima volta) di fronte ai
dati che vengono sponsorizzati (uso un termine che, sicuramente,
è più consono alla cultura di questa compagine governativa)
attraverso importanti trasmissioni televisive, anche in considerazione
di quanto avvenuto puntualmente attraverso gli interventi legislativi
e di Governo succedutisi in questi anni. Essi riguardano, in primo
luogo, la riduzione degli investimenti in questo settore così
strategico: mi riferisco alla scuola, all'università e alla
ricerca scientifica. Si tratta di dati su cui non si può
mentire: le leggi finanziarie sono state approvate in questa sede,
i decreti sono stati fatti in questa sede e la comparazione tra
i finanziamenti disposti negli anni precedenti e quelli disposti
in questi anni è sotto gli occhi di tutti, signor ministro!
Varrà bene qualche argomento demagogico in qualche trasmissione
televisiva in cui, magari, non siano presenti ed è più
difficile rispondere punto per punto alle sue argomentazioni; ma,
francamente, vorremmo che ci risparmiaste questo spettacolo così
indecente, almeno in quest'aula parlamentare dove, in questi anni,
ci siamo confrontati aspramente non su parole o su chiacchiere,
ma sui fatti. E i fatti parlano chiaro! Anche il provvedimento in
esame si inserisce all'interno di questo registro. Siamo di fronte
ad un'enorme operazione ope legis, che regala il titolo di professore
a 30 mila docenti che hanno stipulato un contratto universitario,
ma che ancora non possiedono il ruolo, senza farli passare attraverso
una regolare prova concorsuale, facendo strame di qualsiasi criterio
di trasparenza.
Allo stesso tempo, si sbarra la strada alle giovani aspirazioni
e alle speranze di decine di migliaia di ricercatori precari che,
con questo sistema di reclutamento, voi ponete in una situazione
di precariato senza fine. Ciò compromettendo il livello di
qualità, di sviluppo e di efficienza dell'intero sistema
universitario e costringendo anche le migliori intelligenze a rivolgersi
all'estero, per cercare la fuga verso università che garantiscono
diversi trattamenti e diversi accessi alla professione.
È sotto gli occhi di tutti, come risulta anche dalle analisi
e dagli studi più autorevoli compiuti a livello europeo,
che il nostro sistema, così come si va cristallizzando in
termini di gerarchizzazione, di flessibilità e di precarizzazione
drammatica che introducete, precipita rispetto alla qualità
e all'efficacia anche nel quadro europeo.
È evidente che puntualmente vengono rispedire al mittente
le richieste di tutte le organizzazioni della docenza. Si tratta
di organizzazioni unitarie della docenza universitaria. Non c'è
una sola proposta emersa nelle varie audizioni e nei confronti svolti
che è stata accolta.
PRESIDENTE. Onorevole Titti de Simone...
TITTI DE SIMONE. Concludo, signor Presidente.
Per esempio, erano richieste la distinzione tra il reclutamento
con concorsi e l'avanzamento nella carriera con un giudizio nazionale
di idoneità non corporativo, il ruolo unico della docenza
e l'istituzione della III fascia, che richiama ad un riconoscimento
di un ruolo della docenza svolto, senza il quale le università
italiane non andrebbero avanti, e che si riconduce anche alla necessità
di aprire un processo di democratizzazione all'interno dell'università.
Di tutto questo non vi è traccia. Voi andate in un'altra
direzione e, purtroppo, vi trascinate la nostra università,
vincolandola, purtroppo, ad un destino molto amaro (Applausi dei
deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Angela Napoli. Ne
ha facoltà.
Avverto che alcuni gruppi hanno quasi esaurito i tempi. Naturalmente
non ho alcuna intenzione di impedire di parlare, perché è
ovvio che non siamo solo un «votificio», tuttavia vichiedo
anche la cortesia di usare il tempo che vi concederò nel
modo migliore, altrimenti mi obbligate ad intervenire. La prego,
onorevole Angela Napoli.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, la ringrazio. Ho chiesto di parlare
a titolo personale perché sono presentatrice, sempre a titolo
personale, di alcuni emendamenti al provvedimento e a quest'articolo
che andremo a votare.
Sento il dovere di intervenire sul complesso degli emendamenti in
Assemblea, alla presenza del ministro, entrando nel merito con i
tempi che mi saranno consentiti, perché vorrei giustificare
al ministro, all'Assemblea, ai rappresentanti del gruppo politico
al quale appartengo e ai rappresentanti della maggioranza politica
la motivazione della mia persistente contrarietà a questo
provvedimento.
Signora ministro, mi dispiace se all'esterno posso apparire irriguardosa
nei suoi confronti. Le ricordo semplicemente che, essendo stata
la relatrice di maggioranza del provvedimento che ritengo il più
importante varato da questo Governo, ossia quello di riforma del
sistema di istruzione e formazione, e di gran parte dei relativi
decreti attuativi, ritengo di averle dimostrato tutt'altro che mancanza
di rispetto nei confronti del suo lavoro e del Ministero che lei
rappresenta.
La mia posizione nasce, però, dal merito e dal convincimento
che, purtroppo, sta avvenendo in aula la discussione di un testo
completamente stravolto rispetto anche a quello iniziale presentato
dal Governo.
Quest'ultimo poteva anche contenere alcune parti non condivisibili,
ma comunque aveva una sua organicità. Quello che stiamo discutendo
è un testo con particolari carenze di continuità e
di collegamenti. Peraltro, non garantirà le università
italiane che tanto danno alla cultura, alla ricerca ed alla didattica
del nostro paese. Soprattutto, tale testo non prende in alcuna considerazione
la situazione in cui si trova buona parte del corpo docente universitario
- mi riferisco in particolare ai ricercatori - che attendeva fin
dal 1980 (ed entro i quattro anni successivi) il riconoscimento
della definizione del proprio stato giuridico.
Anche se il mio discorso potrebbe essere legato essenzialmente all'articolo
successivo rispetto a quello in esame, ritengo opportuno intervenire
sull'articolo 4 nel quale vengono definite le norme di delega per
il riordino del reclutamento dei professori universitari. Devo dare
atto al ministro, e si tratta di un riconoscimento dovuto, che il
disegno di legge iniziale, che era un disegno di legge delega nella
sua totalità, ha riportato la delega solo alla fase di reclutamento.
All'articolo 4, che riguarda appunto il reclutamento dei professori
universitari, sono stati aggiunti alcuni commi che prevedono riserve
di idoneità, e non so fino a che punto possiamo parlare di
riserve in termini costituzionali. A parte ciò, mentre nella
prima parte di tale articolo, cioè al comma 1, lettera a),
punto 1), vengono correttamente definiti i principi ed i criteri
direttivi per l'emanazione dei bandi di idoneità, il tutto
decade nelle lettere c), d) ed e) del medesimo comma. Infatti, mentre
al punto 1) si dice, giustamente, che è possibile far conseguire
l'idoneità scientifica a soggetti, suddivisi per fascia e
per settori disciplinari, pari al fabbisogno indicato dalle università
per cui è garantita la relativa copertura finanziaria, poi
si parla di tornate che sappiamo benissimo non potranno essere gestite
dalle università italiane proprio per mancanza di finanziamenti:
ciò continuerà a lasciare nel precariato molti dei
docenti attuali.
Il problema di fondo, onorevole ministro, è però il
seguente. Si tratta peraltro di un problema per il quale a tutt'oggi,
nonostante gli interventi in Commissione, non sono riuscita ad ottenere
una delucidazione; delucidazione, si badi, che andrebbe offerta
non alla sottoscritta, bensì alla categoria interessata.
Pertanto, le chiedo, onorevole ministro - la pregherei di fornire
una risposta chiara - dove dovranno «parcheggiare» gli
attuali ricercatori, i quali non vedranno neanche con questo provvedimento
il riconoscimento di un loro status giuridico e di un loro ruolo.
Le pongo inoltre una seconda questione. Ho qui con me la risposta,
con i dati del ministero - non sono dati assolutamente miei -, che
mi è stata cortesemente fornita in sede di svolgimento di
una interrogazione parlamentare, riguardante proprio il blocco dei
concorsi disposto a suo tempo, in attesa della definizione programmatica
da parte delle università. In quella risposta mi sono stati
elencati i numeri della situazione attuale, rispetto ai concorsi
già espletati ultimamente e rispetto a quelli già
banditi, ma da espletare. Al di là degli appartenenti alle
altre fasce, si tratta di concorsi banditi per la bellezza di 4.102
ricercatori. Al momento, sono già stati conclusi concorsi
per 315 ricercatori. In tutto, si registrerà un aumento di
personale pari a circa 9 mila unità (che si aggiungeranno
alle unità dei concorsi già espletati). Quindi, in
generale, si avrà un aumento di 11.300 unità di personale.
Peraltro, il periodo per la conferma dei ricercatori, attualmente
previsto in tre anni, è stato ridotto ad un anno.
Per il bene non di chi vi sta parlando ma delle università,
chiedo che ruolo avranno questi ricercatori attuali e tutti coloro
che nel tempo sono stati assimilati a quelli attuali, anche - lo
riconosco - con provvedimenti ope legis. È mai possibile
che a persone le quali hanno lavorato per anni, dando lustro alle
università italiane ed andando al di là dei loro compiti,
cioè al di là della semplice attività di ricerca,
noi diamo semplicemente il titolo di professore aggregato, senza,
in corrispondenza, riconoscere il loro ruolo ed il loro status giuridico?
Non è, peraltro, questione di risorse finanziarie, perché
il testo al nostro esame, onorevole ministro, risorse e coperture
finanziarie non ne ha!
Si può anche prevedere la definizione in III fascia degli
attuali professori - ai quali, per carità, potremmo anche
riconoscere l'idoneità attraverso bandi di concorsi dilatati
negli anni -, ma in questo momento dove li metteremmo? Non possiamo
chiedere ancora ai professori ricercatori il sacrificio di continuare
ad esercitare l'attività didattica, peraltro cresciuta negli
ultimi anni, soprattutto dopo la riforma dell'ordinamento universitario.
Il «tre più due» richiede il riconoscimento del
ruolo di chi deve esercitare, insieme alla didattica, l'attività
di ricerca. Fornite dunque una risposta al riguardo, definendo il
ruolo e lo status giuridico da riconoscere a tali professori! Da
legislatore, e sebbene appartenga ad una maggioranza politica, non
riesco a sentire sulle spalle la responsabilità di creare,
rispetto ad istituzioni dal livello elevatissimo, quali le università
italiane, situazioni di precariato che si aggiungeranno, nel corso
degli anni, a quelle già esistenti.
Credo che tale riconoscimento rappresenti un atto dovuto; inoltre,
lo stesso, mantenendo l'attuale situazione economica, non comporterebbe
nella maniera più assoluta la necessità di ulteriori
dispendi finanziari. Non chiedo assolutamente il relativo riconoscimento
economico, perché ciò sarà previsto quando
si passerà alle fasce superiori. Peraltro, mi si lasci dire
che procedere alla revisione dello stato giuridico universitario
senza parlare anche dell'inquadramento economico, che, pure, dovrebbe
accompagnarla, è assolutamente privo di coerenza formale.
Questo è il mio convincimento!
Concludo, ricordando che la mia è una battaglia che ho condotto
fin dalla scorsa legislatura, quando mi trovavo all'opposizione,
e che sento, per dovere morale e per il riconoscimento del lavoro
delle università italiane, di continuare a portare avanti
anche nell'attuale contingenza.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 4 e
sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore
ad esprimere il parere della Commissione.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime
parere contrario sugli identici emendamenti Sgobio 4.606, Titti
de Simone 4.607, Grignaffini 4.641 e Bimbi 4.642, nonché
sugli emendamenti Martella 4.643, Pistone 4.640, Grignaffini 4.644,
Bimbi 4.645 e 4.646, mentre invita a ritirare, altrimenti il parere
è contrario, l'emendamento Angela Napoli 4.624. Esprime parere
contrario sugli emendamenti Bimbi 4.647, Titti de Simone 4.609 e
4.619, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento Marras
4.636 (l'emendamento 4.757 della Commissione è ritirato).
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Titti
de Simone 4.610 e Grignaffini 4.648; invita a ritirare, altrimenti
il parere è contrario, gli emendamenti Marras 4.637, Emerenzio
Barbieri 4.635 e Catanoso 4.630, mentre esprime parere favorevole
sull'emendamento della Commissione 4.750. Il parere è contrario
sugli emendamenti Bimbi 4.649 e 4.650, Titti de Simone 4.611, Bimbi
4.653, Martella 4.654 e Marras 4.638; è, altresì,
contrario sugli identici emendamenti Angela Napoli 4.625, Martella
4.655 e Bimbi 4.656, mentre vi è un invito a ritirare, altrimenti
il parere è contrario, gli emendamenti Fatuzzo 4.601 e 4.602
e Carlucci 4.639. Esprime, altresì, parere contrario sugli
identici emendamenti Martella 4.658 e Bimbi 4.659.
La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere
è contrario, degli emendamenti Angela Napoli 4.626 e Fatuzzo
4.603 e raccomanda l'approvazione dei suoi emendamenti 4.751 e 4.752.
Formula altresì un invito al ritiro, altrimenti il parere
è contrario, degli emendamenti Maggi 4.622 e Antonio Russo
4.600.
La Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti
Angela Napoli 4.627, Grignaffini 4.660 e Bindi 4.661 nonché
sull'emendamento Bimbi 4.662; formula un invito al ritiro, altrimenti
il parere contrario, sull'emendamento Angela Napoli 4.628; raccomanda
l'approvazione del suo emendamento 4.755; esprime parere contrario
sull'emendamento Grignaffini 4.663; formula un invito al ritiro,
altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Angela
Napoli 4.629 ed esprime parere contrario sull'emendamento Martella
4.664.
La Commissione raccomanda altresì l'approvazione del suo
emendamento 4.754; esprime parere contrario sugli emendamenti Grignaffini
4.665, Titti de Simone 4.620 e 4.621; formula un invito al ritiro,
altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Maggi
4.623, Antonio Barbieri 4.651 e 4.652 ed esprime parere contrario
sugli articoli aggiuntivi Titti de Simone 4.0600, 4.0601, 4.076
e 4.0251.
PRESIDENTE. Il Governo?
LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università
e della ricerca. Il Governo concorda con il parere espresso dal
relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti
Sgobio 4.606, Titti de Simone 4.607, Grignaffini 4.641 e Bimbi 4.642,
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini.
Ne ha facoltà.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, con l'articolo 4 si entra
nel cuore del provvedimento, nel senso che vengono presentate le
norme di delega per il reclutamento dei docenti universitari. Quindi,
prima di addentrarci nel contenuto dell'articolo, vorrei interloquire
- se possibile - con il ministro Moratti, sulla falsa riga di quanto
già fatto dal collega Tocci, il quale ha espresso i numeri
reali degli investimenti in università e ricerca da parte
dei Governi di centrosinistra e da parte dell'attuale esecutivo.
Le cifre assolute parlano di un 18 per cento in più da parte
del nostro Governo e di un 5 per cento in più da parte del
Governo in carica. Se poi tali cifre vengono analizzate al netto
dell'inflazione, nel 2002 si registra una diminuzione di investimento
pari al 2,6 per cento, nel 2003 pari al 5 per cento, nel 2004 pari
al 2,3 per cento, mentre nel 2005 si evidenzia un aumento pari all'1,9
per cento. È vero, c'è stata una grande mobilitazione,
i rettori hanno chiuso le università e dunque si è
registrato un cambiamento di rotta da parte dell'attuale Governo
volto all'allocamento di nuove risorse che tuttavia, sia in termini
reali sia per il recupero degli aumenti di scatti di anzianità
che non erano stati riconosciuti negli anni precedenti, risultano
comunque misere.
Inoltre, se si osserva la destinazione di questo 1,9 per cento -
vale a dire al Fondo di finanziamento ordinario -, tale incremento
viene anche diminuito dal fatto che la metà di tale Fondo
è destinata alle università private e non a quelle
pubbliche.
Il punto di partenza del provvedimento in esame evidenzia che nell'università
italiana sono aumentate le iscrizioni, le lauree rispetto al numero
delle iscrizioni nonché i carichi didattici rispetto all'applicazione
della riforma «del 3 più 2». I dati, inoltre,
della CRUI e dell'ALMA-LAUREA riportano anche che il rapporto tra
docenti e studenti nelle università italiane è il
più alto di Europa: 1 versus 24 o 32, a seconda che siano
inclusi o meno i fuori corso.
PRESIDENTE. Onorevoli Grignaffini...
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, mi scusi. Da questo punto
di vista, è ovvio che ci si chiede se esista una relazione
tra la mancanza di docenti e ricercatori e l'assenza di competitività
del sistema Italia. Quello di cui tanto si parla non sarà
forse legato al fatto che mancano investimenti nel settore strategico
della conoscenza, di cui il lavoro universitario è uno degli
elementi?
Allora si sarebbe dovuto rispondere innanzitutto con maggiori risorse
ed, invece, siamo di fronte ancora una volta ad un provvedimento
a costo zero. Inoltre, anche entrando nel merito dell'articolo 4,
signor ministro, il provvedimento persegue una logica aberrante,
non facendo proprio il principio di «non contraddizione».
Infatti, si affermano quattro cose diverse l'una dall'altra.
Nel rispetto della sua antica opzione, si afferma che bisogna avere
il pugno duro nei confronti dell'università, senza quindi
dare alcun riconoscimento al ruolo dei ricercatori. A mio avviso,
tale ragionamento è sbagliato, non solo per quanto hanno
fatto i ventimila ricercatori nelle università italiane,
ma anche perché gli incarichi attribuiti loro per anni dalle
università - non solo supplenze, ma veri e propri incarichi
- sono la testimonianza di una selezione operata nei confronti di
queste figure.
PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, la prego di concludere.
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Mi accingo a concludere.
PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, concluda davvero!
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Quindi, da una parte non si dà alcun
riconoscimento al ruolo già svolto dai ricercatori, mentre
dall'altro ci si spaventa e quindi si valuta la possibilità
di allargare le maglie, istituendo un titolo puramente formale -
quasi un biglietto da visita da mettere nel taschino - di «professore
aggregato».
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 12,40)
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Ma, in ogni caso, si ha il terrore di questa
vuotezza assoluta ed allora si inventano una serie di fasce, di
riserve, di ope legis che accontentano l'una o l'altra delle varie
categorie. Inoltre, si aumenta la quota di precariato possibile
all'interno dell'università, contravvenendo ad esempio all'ultima
risoluzione della Commissione europea. Nella Carta dei diritti dei
ricercatori e dei docenti universitari, infatti, si recita che la
valorizzazione del ruolo e della funzione docente nelle università,
quindi del «non precariato» di questo titolo, è
uno degli elementi centrali di competitività. (Commenti dei
deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale ).
ROBERTO MENIA. Tempo!
PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, per favore, concluda!
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Allora, di fronte a tutte queste contraddizioni,
rivolgo un invito per un gesto di pietà nei confronti dell'università
italiana. Signor ministro, se lei ritira questo provvedimento, ritengo
che tutti le saranno grati (Applausi dei deputati del gruppo dei
Democratici di sinistra- L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nutro
molta stima e rispetto nei confronti dell'onorevole Angela Napoli,
che con coerenza in quest'aula da anni sostiene la battaglia a favore
della terza fascia. Tuttavia, vorrei che fosse rivolto un analogo
attestato di coerenza anche nei miei confronti; infatti, ho sempre
ritenuto che la terza fascia sia un errore ed arrechi un grave vulnus
ad una buona università.
A mio modesto avviso, dopo tanti anni di insegnamento, chi inizia
a percorrere la carriera universitaria può gettare buone
premesse ma non avere la capacità di produrre il quid novi
richiesto nella ricerca scientifica. Allora, anni di preparazione
non possono tramutarsi in anni di ruolo.
Quando io stesso, tra la prima e seconda guerra punica, ero un giovane
studioso, esisteva il concorso da assistente ordinario; se uno non
riusciva a conseguire la libera docenza entro dieci anni, decadeva
dall'incarico oppure transitava nella scuola media o nei ruoli statali
di allora.
Queste sono le ragioni alla base della mia posizione. So che molta
gente ha cambiato idea, e non vorrei essere maligno pensando che
i rettori hanno cambiato idea dopo che è cambiato il loro
elettorato...
Ritengo che l'istituzione di una terza fascia sia - mi si perdoni
il bisticcio di parole - uno sfascio dell'università. Vi
sia dunque la possibilità che i giovani vengano, siano guidati
- un eccesso di giovanilismo, forse è l'età che mi
fa dire questo, a volte è un errore, perché in queste
materie la guida è sempre molto importante - e diano prova
della loro idoneità alla ricerca scientifica e alla didattica,
per poi accedere ai posti di professore associato e di ordinario.
Il ruolo a tempo indeterminato dei ricercatori, a mio avviso, non
è opportuno.
L'onorevole Napoli, con coerenza, ha condotto la sua battaglia:
la ammiro; non voglio ammirazione, ma vado sostenendo tali argomenti
da tre legislature e non vorrei passare dalla parte di coloro che
siccome è cambiato il vento cambiano idea (Applausi dei deputati
del gruppo Misto-Popolari-UDEUR).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Zaccaria. Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, intendo svolgere alcune brevi
considerazioni sugli emendamenti soppressivi dell'articolo 4. Ritengo
infatti che per quello che è rimasto del provvedimento in
esame la delega sia totalmente ingiustificata. Non sostengo ciò
sulla base delle considerazioni ripetutamente svolte sull'opportunità
di utilizzare la delega in una materia di questo tipo. Esaminando
le statistiche sulle deleghe, si riscontra che questo ramo del Parlamento
approva una delega ogni tre leggi. Ciò comporta che la percentuale
di attuazione delle deleghe sia estremamente modesta, vale a dire
non superiore al 50 per cento; se ci si limita alla legislatura
in corso, il dato è addirittura del 35 per cento.
Il ministro, al termine della legislatura, propone una delega da
esercitare entro sei mesi: nessuno crede che su questa materia si
possa esercitare una delega entro sei mesi. Dunque, si tratta di
una legge-manifesto, di una legge finta con cui si vuole salvare
l'anima, ma in realtà non si salva nulla. Tale manifesto,
peraltro, presenta gravi ambiguità al suo interno. Se fosse
un manifesto chiaro, avrebbe un valore politico. Tuttavia, ad esempio
sull'indennità scientifica nazionale, si dice una cosa e
anche il suo contrario: si prevede una certa dimensione, vale a
dire le richieste delle università, e poi le si incrementa
di un certo numero.
Dunque sarebbe molto più semplice dedicare il tempo residuo
ad approvare non una delega, bensì una legge sostanziale.
In tal modo, potremmo comprendere fino in fondo le scelte che vengono
compiute. Non ripeto le considerazioni che ho ascoltato fino alla
noia ma che, ahimè, sono vere, vale a dire che il provvedimento
in esame contiene un'ope legis di dimensioni estremamente rilevanti.
Si tratta di un'ope legis che si pone in contrasto con l'articolo
1 che è stato soppresso ma il cui spirito deve essere riconosciuto,
a mio avviso, tuttora valido dal ministro. In tale articolo si prevedeva
di «favorire l'accesso dei giovani alla docenza universitaria
in modo da garantire un qualificato ricambio generazionale ed assicurare
la continuità dell'offerta didattica e della ricerca».
Credo, signor ministro, che non esistano soluzioni alternative:
o si amplia l'ope legis, chiudendo la porta in faccia alle categorie
indicate dalla lettera dell'articolo 1, che è stato soppresso,
ma che certamente esiste nella volontà politica di chi lo
ha ispirato, oppure si estendono le previsioni.
Signor ministro, la invito a rivolgere la sua attenzione alle aree
riservate. Si fa riferimento a persone che hanno realizzato opere
molto serie nelle università, ma anche persone che in questo
settore anno trascorso solo pochi mesi, ed in maniera del tutto
insignificante. Con la «normativa manifesto» al nostro
esame impediamo ai giovani che lo vogliono di avvicinarsi alle università.
Un ultima osservazione, spesso ribadita, che mi porta ad esprimere
la contrarietà all'articolo 4, sulla mancanza di copertura.
Per un manifesto tale mancanza è accettabile, per una legge
no: tutti ricordiamo l'articolo 81 della Costituzione (Applausi
dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sugli identici emendamenti Sgobio 4.606, Titti De Simone 4.607,
Grignaffini 4.641 e Bimbi 4.642, non accettati dalla Commissione
né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 410
Maggioranza 206
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 211).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 4.643
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella.
Ne ha facoltà.
ANDREA MARTELLA. Stamani, i nostri interventi in aula, unitamente
a quello dell'onorevole Angela Napoli della maggioranza, non sono
stati sufficienti per realizzare un'interlocuzione con il ministro
Moratti. Pertanto, signor ministro, vorrei tentare di conseguire
questa interlocuzione leggendole un testo che non è frutto
di una nostra elaborazione, ma proviene direttamente dalla comunità
accademica. Affrontiamo così, con precise osservazioni, il
merito del provvedimento.
La comunità accademica considera inaccettabile il testo del
disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti universitari,
ora al nostro esame. Tale provvedimento desta sconcerto e viva preoccupazione
per gli elementi di confusione, indeterminatezza, contraddittorietà
e improvvisazione introdotti su punti qualificanti. Questo testo
non fornisce alcuna risposta definitiva ai problemi della ridefinizione
dello stato giuridico e del reclutamento, soprattutto con riferimento
all'esigenza di intrattenere i migliori giovani nei nostri atenei
assicurando, sulla base di rigorosi criteri di merito, la possibilità
di accesso alla docenza universitaria, ciò al di fuori di
qualsiasi prospettiva di immissione in ruolo attraverso forme, pur
mascherate, di ope legis.
D'altra parte, tale testo non garantisce neppure un adeguato riconoscimento
del lavoro svolto dai ricercatori in servizio, né va incontro
alle richieste espresse in proposito dall'intero mondo accademico.
Appare grave, inoltre, la distinzione tra impegno a tempo pieno
e quello a tempo definito.
Si ribadisce, pertanto, l'impossibilità di procedere al varo
di una legge sullo stato giuridico e sul reclutamento, a costo zero,
come è stato, invece, espressamente dichiarato nel testo
elaborato dalla VII Commissione (Cultura).
Ebbene, signor ministro Moratti, è triste ascoltarla intervenire
in questa aula esclusivamente per esprimere un parere conforme a
quello del relatore. Vorremmo, piuttosto, sapere da lei cosa pensa
di questo testo in relazione alla mozione dell'8 giugno della Conferenza
dei rettori delle università italiane, cioè del principale
soggetto che, assieme al ministero, dovrebbe garantire il funzionamento
delle università. Vorremmo ascoltare la sua opinione in tal
senso.
Benché sia molto difficile intervenire su un testo definito
inemendabile, abbiamo scelto di presentare alcune proposte emendative.
L'emendamento 4.643 a mia firma è particolarmente significativo
al riguardo: proponiamo nuovi e trasparenti criteri per la composizione
delle commissioni concorsuali e per la chiamata degli idonei per
la copertura dei posti dei professori delle tre fasce.
Dico delle tre fasce perché noi siamo per l'istituzione della
terza fascia. Mi dispiace per il presidente Acquarone, il quale
però non dice che in questo testo non vi è più
la terza fascia mentre vi sono cose molto più gravi di cui
non si è parlato.
Abbiamo proposto l'istituzione della terza fascia del ruolo dei
professori con inquadramento a domanda dei ricercatori in servizio
con attività di docenza; abbiamo previsto il varo di un programma
straordinario per il reclutamento entro i prossimi sei anni di 6
mila professori di terza fascia in aggiunta al fabbisogno già
programmato dell'università per lo stesso periodo.
Lei, signor ministro, ha affermato recentemente in un articolo sul
Corriere della sera che l'Europa ci dice che dovremmo avere 700
mila nuovi ricercatori nei prossimi anni. Bene, se non faremo un
intervento in questo senso, prevedendo l'introduzione di un piano
straordinario di almeno 6 mila professori di terza fascia in aggiunta
al fabbisogno già programmato dell'università, noi
questi standard europei non li raggiungeremo mai!
Proponiamo, inoltre, un tetto massimo per il numero dei professori
a contratto, la differenziazione - e questo è un altro punto
qualificante - delle prove concorsuali per il reclutamento da quello
per il passaggio delle tre fasce e poi - come è stato detto
- con questo emendamento criteri nuovi per la composizione delle
commissioni concorsuali e per la chiamata degli idonei per la copertura
dei posti di professori delle tre fasce.
PRESIDENTE. Onorevole Martella, non approfitti della desinenza
e concluda!
ANDREA MARTELLA. Lei sa, Presidente, che ci divide una consonante...
PRESIDENTE. E appunto per questo non ne approfitti... concluda
presto!
ANDREA MARTELLA. Concludo dicendo che, sostanzialmente, con questo
emendamento noi provvediamo a dare un rango nazionale ai concorsi
locali, ma non di ritornare ai concorsi nazionali che hanno bloccato
il turn over nelle università, che ci fanno avere attualmente
il corpo docente più vecchio d'Europa; (Commenti dei deputati
di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana) e prevediamo
invece che vi sia, attraverso la composizione delle commissioni,
maggior rigore anche con la presenza di docenti stranieri...
PRESIDENTE. Scusate, colleghi... Concluda, onorevole Martella!
Colleghi...!
ANDREA MARTELLA. ... che possa consentire che questi concorsi,
seppure svolti dalle università, abbiano un rango nazionale.
Detto questo, concludo, Presidente e mi rivolgo anche a lei e ovviamente
a lei, signor ministro, dicendo che davvero su tutti questi argomenti
ci piacerebbe conoscere la sua opinione, al di là del fatto
che ella si sta dichiarando un po' tristemente favorevole al parere
espresso dal relatore relativamente a tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Bimbi. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, signor ministro, viceministro,
sottosegretario, colleghe e colleghi, credo che quasi ognuno di
noi abbia un figlio o una figlia che hanno fatto o fanno l'università.
Vorrei dunque che ci chiedessimo tutti insieme come vorremmo che
fossero i professori dei nostri figli e credo che già lo
sappiamo: lo sappiamo anche io e lei, signor ministro, che abbiamo
figli! Vogliamo professori competenti, che amino l'insegnamento,
valutati e stimati a livello nazionale ed internazionale, indipendentemente
dal fatto che siano in una piccola o grande università; vogliamo
professori capaci di lavorare in una organizzazione universitaria
che aiuti anche i nostri figli ad orientarsi nel mondo del lavoro.
Vogliamo professori flessibili, cioè capaci di organizzare
e di lavorare bene in un corso di primo livello in una laurea specialistica,
in un dottorato o in un master. Orbene, non vi è nulla di
tutto questo nel provvedimento che stiamo per votare e in particolare
in questo articolo.
Farò la nostra proposta, ma dirò innanzitutto: che
tristezza il ritorno al listone nazionale e che tristezza far sapere
ai nostri colleghi all'estero che stiamo litigando sul fatto se
esistano o no i professori di terza fascia, quando docenti di terza,
quarta fascia, di vari livelli esistono in tutte le università,
in nessuna delle quali esistono professori solo di due livelli o
docenti quasi di due livelli!
Noi siamo una provincia e anche disorganizzata.
È una provincia che, con il ritorno al listone nazionale,
vuole tornare sostanzialmente a concorsi ancora meno trasparenti
e meno efficienti di quelli attuali.
Come li vogliamo i docenti universitari? Li vogliamo bravi, cioè
con una formazione adeguata. Noi vogliamo, quindi, che i docenti
delle nostre università siano tutti in possesso del dottorato
di ricerca; non mi riferisco ai docenti a contratto, ma a quelli
che complessivamente costituiscono un corpo docente stabile o relativamente
stabile. Un dottorato di ricerca svolto possibilmente con un periodo
trascorso all'estero, magari in co-tutela con colleghi di altre
università di altri paesi. Vogliamo, inoltre, che facciano,
come avviene nel Regno Unito e negli Stati Uniti, esperienze autonome
di ricerca e didattiche post dottorato di cui si assumano la responsabilità
entro certi limiti relativamente ad una facoltà o a un dipartimento.
Vogliamo, altresì, docenti bravi con un merito valutato secondo
criteri che tengano conto degli standard internazionali, e sulla
base di una valutazione obbligatoria effettuata ad personam e, come
tale, suscettibile di determinare differenze in termini di remunerazione
economica. Vogliamo che essi entrino giovani a ventisette, massimo
trenta anni, e dopo aver effettuato un periodo di prova di due più
due anni.
PRESIDENTE. Onorevole Bimbi, concluda.
FRANCA BIMBI. Concludo, Presidente. Vogliamo che essi abbiano la
sicurezza della posizione di docenti che dia loro la possibilità
di dedicarsi agli studi e all'insegnamento, e con la possibilità
di avvalersi di fondi di ricerca adeguati ed autonomi; tutto ciò
senza avere la mannaia di un precariato privo di futuro. Una valutazione,
quindi, che riguardi sia la progressione economica sia quella di
carriera. Li vogliamo, infine, selezionati dalle università
in base alle loro esigenze: non uno di più né uno
di meno rispetto alle loro necessità.
Quella che noi facciamo a me pare sia una proposta seria e assolutamente
alternativa a quella della maggioranza.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Martella 4.643, non accettato dalla Commissione
né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha
espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 415
Votanti 409
Astenuti 6
Maggioranza 205
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 211).
Colleghi, per cortesia, ognuno voti per sé!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Pistone 4.640, non accettato dalla Commissione
né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha
espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti e votanti 413
Maggioranza 207
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 207).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 4.644.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini.
Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, se mi consente, desidererei
intervenire per dichiarazione di voto sul prossimo emendamento.
GABRIELLA PISTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, intervengo soltanto per dire,
affinché rimanga agli atti, che non sono riuscita a votare
perché avevo chiesto di parlare sul mio emendamento 4.640...
PRESIDENTE. Onorevole Pistone, mi scusi, ma a me non risultava
che avesse chiesto di parlare.
MARIO PEPE, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, desidero riprendere brevemente
le considerazioni espresse dal collega Tocci, che ringrazio per
il contributo da lui dato al dibattito politico (Applausi polemici
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della
Margherita, DL-L'Ulivo). Il collega ci ha accusati di volere attuare,
con il testo di riforma in esame, un ritorno al passato, ai concorsi
riservati.
Orbene, quando si lavora ad una riforma di grande portata, bisogna
fare i conti con il passato (Applausi polemici dei deputati dei
gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo):
un passato buio (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo ) ...che ha visto
(Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
e della Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia!
MARIO PEPE, Relatore. ...un'intera generazione di ricercatori sacrificata!
Infatti, per ben 18 anni, nelle università italiane non sono
stati indetti concorsi. E quando questi ricercatori si sono trovati
in un'età scientificamente feconda, non hanno avuto la possibilità
di fare carriera (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo ) e di far fruttare
i loro talenti. Ebbene, quando sono stati ripristinati i concorsi,
ormai era troppo tardi: la loro vita era già segnata (Commenti
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della
Margherita, DL-L'Ulivo)!
A questi ricercatori dobbiamo dare un riconoscimento, consistente
nel riservare loro, nella idoneità nazionale, una certa percentuale.
SERGIO SABATTINI. Sono già entrati!
MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, se vogliamo eliminare
il malessere che turba la vita interna dei nostri atenei (Commenti
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della
Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non siamo mica allo stadio!
Prego, onorevole Mario Pepe.
MARIO PEPE, Relatore. ...dobbiamo capire le motivazioni di questi
ricercatori, i quali, nella sostanza, sono docenti a tutti gli effetti
(Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
e della Margherita, DL-L'Ulivo). E, se sono docenti nella sostanza,
perché non chiamarli professori? Per questo è nato
il titolo di professore aggregato, che va conferito ai ricercatori
con un incarico di insegnamento (Applausi polemici dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita,
DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Dai banchi dei deputati
del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo si grida: «Bravo!»)!
Presidente, questo riconoscimento ai ricercatori italiani...
PRESIDENTE. Onorevole Mario Pepe, vedo che l'unico riconoscimento
viene tributato a lei attraverso gli applausi che udiamo (Applausi
- Si ride)...!
MARIO PEPE, Relatore. Questo riconoscimento è molto importante,
perché i ricercatori italiani hanno dato molto all'università,
hanno fatto grandi scoperte (Commenti dei deputati dei gruppi dei
Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)
ed hanno, così credo, ancora molto da dare (Commenti dei
deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della
Margherita, DL-L'Ulivo).
Per questo, il 30 giugno di ogni anno, bandiremo i concorsi (Commenti
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della
Margherita, DL-L'Ulivo). Mentre la vostra gestione è stata
un'eclissi totale di vent'anni (Commenti dei deputati dei gruppi
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo),
noi garantiremo i concorsi tutti gli anni (Commenti dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita,
DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Scusate colleghi!
Onorevole Mario Pepe, capisco l'enfasi, ma vorrei ricordarle che
lei è il relatore (Applausi - Si ride)...
MARIO PEPE, Relatore. Lo so, signor Presidente, va bene.
ALFREDO BIONDI. Anche i relatori hanno un cuore (Si ride)!
MARIO PEPE, Relatore. Comunque, d'ora in avanti, i ricercatori
avranno la certezza che il 30 giugno di ogni anno potranno partecipare
ad un concorso per avanzare nella carriera, cosa che non è
avvenuta negli anni passati (Applausi dei deputati dei gruppi di
Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati dei
gruppi Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
ERNESTO MAGGI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERNESTO MAGGI. Signor Presidente, non cercherò gli applausi,
come ha fatto il mio collega relatore Mario Pepe, anche per evitare
che una questione estremamente seria quale la riforma dello stato
giuridico dei docenti universitari si traduca in una specie di manifestazione
che mi sembra più da stadio che da aula parlamentare (Commenti).
Pregherei i colleghi, che sembrano alquanto semplicioni nell'affrontare
il problema della riforma dello stato giuridico dei docenti universitari,
di non «inventare» proposte appositamente irrealizzabili,
avanzate sposando, a mio avviso, una tesi che eleva a principio
l'improvvisazione in quanto bisogna essere opposizione tout court.
Ebbene, mi permetto di chiedere, a chi sta lanciando proposte a
volte veramente demagogiche, se, l'università, la conosca
o meno: se voi, colleghi, voleste convincere noi che l'università
italiana, nella realtà attuale, è un centro di studi
e di ricerca tout court, sareste fuori della realtà.
SERGIO SABATTINI. Sei un insegnante di francese.
ERNESTO MAGGI. Guardi, si dà il caso che io sia ingegnere,
e quindi provi ad accettare quanto sto affermando; l'essenziale,
collega, in quanto si dichiara, non è tanto il rispetto della
forma quanto la ricerca della sostanza. Abbia la bontà di
affacciarsi con me nelle università e verifichi quanta attività
di «non docenza» e di «non ricerca» effettuano
i docenti. Non tutti, ovviamente; vi è, certo, una componente
che, il proprio dovere, lo adempie; ma verifichi nelle università
quanta attività si traduce, anziché in ricerca, nella
suddivisione dei fondi solo in funzione del numero degli studenti
che si hanno...
GIACOMO STUCCHI. Ha ragione; è vero!
ERNESTO MAGGI. ...allora, si risolve, ciò, in un ambito
che ricerca non è; è solo una finta ricerca, che non
ha riscontro nelle verifiche documentali. Questa è la realtà
(Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana);
nelle università italiane, da decenni non si effettuano riscontri
sull'aggiornamento dei docenti. Molti docenti, sovente, vivono di
rendita.
GIACOMO STUCCHI. Dille queste verità, dille!
ERNESTO MAGGI. Se davvero, nelle università, funzionasse
il tutorato, non avremmo tanti studenti fuori corso; questa la realtà
dell'università... (Commenti)... colleghi, abbiate pazienza...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, consentite al collega
Maggi di completare il suo intervento.
ERNESTO MAGGI. Di stranezze, ne sto ascoltando parecchie in quest'aula;
mi permetto di aggiungere che, frequentemente, parecchi di noi,
dell'università, ne hanno sentito parlare ma non l'hanno
mai frequentata; sono, perciò, lontanissimi dalla realtà
universitaria (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
Non dobbiamo difendere le caste in quanto tali; la CRUI, per esempio,
non deve esprimere giudizi alternativi, tali da mettere in difficoltà
il Governo e la maggioranza nel trovare soluzioni decorose per una
riforma necessaria. Sovente, il mondo universitario è schizofrenico
in Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)
e ognuno cerca soluzioni per la propria casta.
A fronte di questi problemi, siamo in difficoltà perché
il mondo universitario è in fibrillazione da decenni e non
trova, al suo interno, le risoluzioni che noi attenderemmo da un
tale ambito. È un mondo, quello universitario, che ci è
sempre avverso in quanto, sovente, non vuole riforme ma cerca di
conservare la situazione attuale. Abbiamo invece la necessità
di un rinnovamento...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ERNESTO MAGGI. ...e questo è lo sforzo che stiamo facendo
(Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale - Commenti
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della
Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Perrotta. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Scusate, onorevoli colleghi! Prego, onorevole Perrotta, ha facoltà
di parlare.
ALDO PERROTTA. Signor Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo),
vorrei leggere un attimo l'emendamento in esame, per ritornare nell'ambito
di una corretta dialettica. È vero che a volte facciamo il
gioco delle parti, ma anche è vero che poi occorre entrare
nel merito dei problemi.
L'emendamento in esame recita che la legge finanziaria fissa annualmente
la quota minima di risorse, in proporzione al prodotto interno lordo,
garantita al sistema della formazione e della ricerca: bellissimo!
La proposta emendativa prevede altresì che il Ministero dell'istruzione,
dell'università e della ricerca garantisce, secondo procedure
certe - giustissimo! - e calendari prefissati le risorse anche aggiuntive
necessarie al reclutamento dei docenti, dei ricercatori (Commenti
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della
Margherita, DL-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Perrotta, ma lei sta parlando di un
altro emendamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo)!
ALDO PERROTTA. Mi scusi, signor Presidente (Commenti dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita,
DL-L'Ulivo)!
GIOVANNI KESSLER. Parla dopo!
ALDO PERROTTA. Signor Presidente, stiamo esaminando l'emendamento
Pistone 4.640?
PRESIDENTE. Come?
ALDO PERROTTA. Qual è la proposta emendativa attualmente
in esame (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo
e della Margherita, DL-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. È l'emendamento Grignaffini 4.644.
ALDO PERROTTA. Chiedo scusa, chiedo scusa (Commenti dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita,
DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Va bene. Allora...
ALDO PERROTTA. Signor Presidente...
PRESIDENTE. Prego, onorevole Perrotta...
ALDO PERROTTA. Signor Presidente, chiedo scusa, ma vorrei intervenire
a proposito delle modalità di selezione (Commenti dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)... Ma è inutile
che lo leggo, perché è troppo lungo...
PRESIDENTE. Esatto: grazie!
ALDO PERROTTA. ...e non voglio togliere tempo (Commenti dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Grazie!
ALDO PERROTTA. Però vorrei sapere: queste modalità
di selezione sono state stabilite per caso nel 1996? Le avete approvate
nel 1997 (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. Scusate...
ALDO PERROTTA. Le avete fatte nel 1998 (Commenti dei deputati dei
gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PIERO RUZZANTE. Hai sbagliato ancora!
ALDO PERROTTA. Quando le avete fatte?
PRESIDENTE. Scusate...
ALDO PERROTTA. Quando le avete fatte?
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Perrotta, ma desidero informare
l'Assemblea che l'emendamento in esame, per ragioni tecniche, sarà
l'ultimo ad essere posto in votazione, poiché dopo avrà
luogo la riunione del Parlamento in seduta comune per l'elezione
di due giudici della Corte costituzionale.
ALDO PERROTTA. Posso concludere (Commenti dei deputati dei gruppi
dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. Onorevole Perrotta, cortesemente, concluda!
ALDO PERROTTA. Allora, vorrei dire che, nel gioco delle parti,
non possiamo chiedere sempre la luna quando siamo all'opposizione,
ma non dare nulla quando siamo al Governo (Commenti dei deputati
dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Concordo con quanto affermato dal relatore (Una voce dai banchi
dei gruppi di opposizione: Basta!): stiamo procedendo all'approvazione
di una vecchia riforma «buia» e ne stiamo dando una
certa visibilità (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole
Volpini. Ne ha facoltà.
DOMENICO VOLPINI. Signor Presidente, intervengo soltanto per chiedere
al collega Maggi: se questa è la situazione dell'università,
su cosa si fonda questa ope legis che immetterà tutti questi
«semilavativi» nel ruolo di professori associati ed
ordinari (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo
e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sull'emendamento Grignaffini 4.644, non accettato dalla Commissione
né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha
espresso parere contrario.
(Segue la votazione - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici
di sinistra-L'Ulivo).
Scusate, ma ognuno voti per sé!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi
votazioni).
(Presenti 435
Votanti 434
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato sì 210
Hanno votato no 224).
Rinvio il seguito del dibattito al prosieguo della seduta.
|