|Home Page|

CAMERA DEI DEPUTATI

Resoconto di mercoledì 15 giugno 2005
SEDUTA N. 638
BOZZE NON CORRETTE


Seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo per il riordino dello stato giuridico dei professori universitari (4735-A/R); e delle abbinate proposte di legge: Angela Napoli; Angela Napoli; Angela Napoli; Gazzara; Migliori; Angela Napoli; Caminiti; Angela Napoli e Fragalà; Angela Napoli; Mario Pepe ed altri; Ranieli ed altri; Mario Pepe ed altri; Titti De Simone e Russo Spena; Santulli; Dorina Bianchi ed altri; Grignaffini ed altri; Mario Pepe ed altri; Carrara; Gazzara; Gazzara; Lucchese ed altri; Capitelli; Losurdo; Martella ed altri; Ercole; Santulli; Borriello; Santulli; Gallo ed altri; Caminiti (743-772-778-980-1144-1280-1337-1363-1751-1979-2018-2087-2469-2612-2647-3022-3246-3277-3625-3626-3747-3762-3815-3899-4260-4545-4762-4901-5762).


PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Delega al Governo per il riordino dello stato giuridico dei professori universitari; e delle abbinate proposte di legge di iniziativa dei deputati: Angela Napoli; Angela Napoli; Angela Napoli; Gazzara; Migliori; Angela Napoli; Caminiti; Angela Napoli; Angela Napoli; Mario Pepe ed altri; Ranieli ed altri; Mario Pepe ed altri; Titti De Simone e Russo Spena; Santulli; Dorina Bianchi ed altri; Grignaffini ed altri; Mario Pepe ed altri; Carrara; Gazzara; Gazzara; Lucchese ed altri; Capitelli; Losurdo; Martella ed altri; Ercole; Santulli; Borriello; Santulli; Gallo ed altri; Caminiti.
Ricordo che nella seduta di ieri è stato, da ultimo, approvato l'articolo 2.


Preavviso di votazioni elettroniche (ore 10,09).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potrebbero avere luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del regolamento.
Sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 10,10, è ripresa alle 10,40.


PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI

Si riprende la discussione.
PRESIDENTE. Avverto che la V Commissione (Bilancio) ha espresso l'ulteriore parere (vedi l'allegato A - A.C. 4735 - A/R sezione 1) sugli emendamenti riferiti agli articoli da 3 a 7 del progetto di legge.

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERDINANDO ADORNATO, Presidente della VII Commissione. Caro Presidente, su questo provvedimento gli esami non finiscono mai (Commenti)...!
È pervenuto il parere della Commissione bilancio, che è contrario su alcuni emendamenti della Commissione. Pertanto, sono costretto a chiedere - mi perdonerete - una sospensione dei nostri lavori per dieci minuti, al fine di valutare (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)... È un obbligo!

PRESIDENTE. È assolutamente corretto (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PIERO RUZZANTE. Quando arriviamo all'emendamento...!

PRESIDENTE. Questa richiesta viene avanzata adesso anche per una questione di funzionalità. Non cambia niente!

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, più volte è stata adottata una certa prassi in quest'aula. Sul primo emendamento da esaminare non mi pare sia stato espresso un parere contrario da parte della Commissione bilancio e, quindi, può essere posto in votazione. Si potrebbe sospendere la seduta quando passeremo alla votazione della prima proposta emendativa sulla quale la Commissione bilancio ha espresso parere contrario.

PRESIDENTE. Credo che, per un'esigenza di funzionalità e per tante altre ragioni, sia bene che si operi subito una verifica, essendo pervenuto il parere complessivo sugli emendamenti riferiti al provvedimento, per poi riprenderne l'esame senza ulteriori interruzioni.
Tuttavia, onorevole Adornato, per cortesia, non mi chieda di sospendere per dieci minuti se poi così non è...! Si potrebbe sospendere la seduta fino alle 11. I termini di preavviso per le votazioni elettroniche sono, tra l'altro, già decorsi e, pertanto, ne approfitto...

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, le chiederei una valutazione suppletiva al riguardo, anche alla luce delle considerazioni espresse in modo appropriato dalla collega Napoli con riferimento alla necessità di aggiornare le norme di copertura finanziaria. Lei ricorderà le disposizioni regolamentari previste in questi casi. La Presidenza ha espresso una valutazione complessiva al riguardo, nel senso di esaminare il provvedimento senza interruzioni, ma si sa già da questo momento che un'interruzione con rinvio dell'esame del provvedimento a domani vi sarà necessariamente.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Boccia, vedremo se ciò accadrà. L'onorevole Adornato mi ha posto un altro ragionamento attinente al parere espresso dalla Commissione bilancio su emendamenti presentati dalla Commissione di merito. Pertanto, non complichiamo le cose!
Avverto che la Conferenza dei presidenti di gruppo è immediatamente convocata per esaminare un problema connesso agli adempimenti relativi alla riunione del Parlamento in seduta comune.
Sospendo la seduta fino alle 11,10.


La seduta, sospesa alle 10,40, è ripresa alle 11,15.


PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI
PRESIDENTE. Chiedo al relatore di riferire in merito alle decisioni assunte in sede di Comitato dei nove.

MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione ha deciso di ritirare tutti gli emendamenti sui quali la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, ad eccezione degli emendamenti 5.751 e 5.753 che ripristinano il testo sul quale già la V Commissione aveva espresso il parere che la Commissione aveva condizionatamente recepito.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il Governo concorda con quanto affermato dal relatore.

WALTER TOCCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

WALTER TOCCI. Signor Presidente, intendo precisare che il Comitato dei nove ha assunto le decisioni testè riferite dal relatore con la nostra opposizione.
L'emendamento 5.751 della Commissione riscrive il comma 3 dell'articolo 5. La Commissione bilancio ha giustamente rilevato un onere a carico del bilancio dello Stato, tant'è vero che il Ministero dell'economia ha sostenuto il parere espresso dalla V Commissione. Al contrario, il Ministero dell'istruzione sostiene che tale emendamento non comporta un aggravio di spesa. In realtà, il capoverso in questione prevede che ai titolari di contratti di insegnamento - si tratta di circa 30 mila persone - è attribuito per il periodo di durata dell'incarico il titolo di professore aggregato. Quindi, attraverso il suddetto comma, si attribuisce il titolo di professore a circa 30 mila persone che oggi svolgono funzioni di insegnamento con contratto temporaneo.
A vostro avviso questa operazione può essere considerata a costo zero per il bilancio dello Stato? È veramente arduo sostenere tale tesi, in quanto i professori universitari di ruolo sono circa 30 mila; quindi, con questa norma, si raddoppiano i professori universitari, e voi dite che questa operazione è a costo zero per il bilancio della Stato?
Ricordo poi che non si tratta solo di una questione contabile, in quanto raddoppiate il numero dei professori universitari in Italia senza concorso, visto che tali soggetti vengono nominati professori con una ope legis!
Saremmo curiosi di conoscere il parere del ministro Moratti al riguardo, visto che aveva inaugurato questa discussione affermando di voler moralizzare i concorsi universitari privilegiando anche il merito. Invece, siamo di fronte ad una straordinaria ope legis dell'università italiana, con circa 30 mila persone che continuano a svolgere le funzioni che svolgevano in precedenza, ma con la possibilità di indicare sul biglietto da visita la qualifica di professore universitario.
È evidente che, quando questi titolari di contratto diventeranno professori universitari, nascerà un contenzioso derivante dall'attivazione di una serie di indennità legate alla funzione di professore universitario. Dunque, giustamente, la Commissione bilancio e il Ministero dell'economia ritengono vi sia un aggravio di spesa per il bilancio dello Stato.

FRANCA BIMBI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, non si tratta soltanto di un semplice aggravio di spese, perché esso risulta anche fuori controllo. Attualmente gli incarichi di insegnamento comportano contratti annuali e, quindi, ogni anno esiste la possibilità, sia dal punto di vista di merito che da quello del bilancio, di riconsiderare se detti incarichi possano essere conferiti o meno.
In questo caso, invece, si parla di contratti pluriennali; quindi, si tratta sostanzialmente di forme surrettizie di immissione all'interno del personale dipendente senza valutazione, anche se tramite il ricorso a questa particolare forma contrattuale. Infatti, chi possiede il titolo senza far parte della docenza universitaria e senza essere in ruolo non viene neppure valutato, né direttamente né indirettamente.
Secondariamente il titolo è utilizzabile anche dal personale non docente, come i famosi laureati dell'area tecnico-scientifica e socio-assistenziale. In pratica, un dipendente a qualsiasi titolo, escluso il personale tecnico-amministrativo - e a questo punto non si capisce perché - può fregiarsi del titolo di professore perché partecipa e dà un il proprio contributo ad un corso universitario. Non si trasformano in «todos caballeros» solo dal punto di vista del titolo - operazione che già di per sé appare immorale - ma anche dal punto di vista della spesa delle università. Inoltre, si immettono in circolazione sul mercato privato professionisti che soltanto apparentemente sono docenti universitari, valutati in base al merito scientifico; in realtà, potranno pretendere parcelle più alte potendo stampare il titolo di «professore» sul biglietto da visita.
Ciò comporterà un assoluto aggravio di spesa tendenzialmente fuori controllo.

TITTI DE SIMONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, non intendo ripetere le argomentazioni già esposte dall'onorevole Tocci, che evidenziano l'incongruenza del provvedimento nelle sue pieghe più vergognose. Infatti, è stata introdotta un'operazione ope legis con emendamenti dell'ultima ora e già in precedenza sono stati ricordati gli aspetti più incredibili di questo iter parlamentare. In conclusione, non ritornerò sulle argomentazioni di merito che comunque denotano il paradosso cui siamo giunti e che consiglierebbero al Governo e alla maggioranza di fare una pausa di buonsenso.
Non volete ascoltare quello che vi sta dicendo l'intero mondo delle università; anzi, persino ambienti confindustriali,che dovrebbero essere i vostri maggiori alleati, in queste ore hanno espresso la loro critica, prendendo in qualche modo le distanze da un provvedimento che denota inconsistenza ed incongruenza da qualsiasi parte lo si voglia analizzare. Tali considerazioni inviterebbero la maggioranza ed il Governo ad assumersi maggiore responsabilità. Infatti, a mio avviso, sta venendo meno proprio l'assunzione di responsabilità. Si espone, attraverso un provvedimento che non sta più in piedi, pasticciato, pieno di incongruenze e paradossi, privo addirittura di copertura finanziaria, il mondo dell'università, le professionalità e il futuro di tante nostre risorse eccellenti ad un orizzonte che non potrà non essere privo di contenzioso. È infatti del tutto evidente che le lacune che si stanno via via assommando ora dopo ora, con i pareri sugli emendamenti privi di copertura finanziaria e con gli emendamenti della Commissione dell'ultima ora, ci pongono davanti un provvedimento che non sta in piedi e che mortifica il futuro dell'università italiana, nei modi più paradossali.
Voi state facendo un'operazione ope legis, come quella prevista, che regala il titolo e il ruolo a 30 mila nuovi docenti che potranno scrivere sul loro bigliettino da visita «professore universitario» senza aver sostenuto una prova concorsuale e addirittura senza neppure - questo è il paradosso - la copertura finanziaria, e sbarrate la strada a decine di migliaia di giovani, di studenti e studentesse, di risorse e di giovani ricercatori destinati a un futuro precario senza fine.
È una vergogna! Vi chiediamo di fermarvi e di assumervi la responsabilità che fino a qui non vi siete voluti assumere (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PIETRO MAURANDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Signora Presidente, ho chiesto di parlare per riferire correttamente, a mio avviso, quanto accaduto in Commissione bilancio: in tale Commissione, infatti, è accaduto che è stato espresso parere contrario sugli emendamenti 5.751 e 5.753, oltre che su altri emendamenti, sulla scorta del parere del rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze, il quale ha affermato che tali emendamenti sono onerosi e non sono coperti. L'Assemblea ovviamente può fare l'uso che crede del parere della Commissione bilancio e del parere del Ministero dell'economia, ma non si possono cambiare le carte in tavola, affermando, come ha fatto poco fa il relatore, che la Commissione bilancio avrebbe precedentemente già espresso parere favorevole su un testo uguale agli emendamenti in questione: gli emendamenti sono stati infatti presentati per modificare il testo precedente, e dunque sono diversi nel contenuto da quest'ultimo, e sul nuovo testo, vale a dire quello contenuto negli emendamenti 7.751 e 7.753, è stato espresso il parere contrario della Commissione, in quanto sono suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e sono privi di idonea quantificazione e di copertura. Questo per ripristinare la verità di ciò che è accaduto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

GABRIELLA PISTONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, ritengo di dover intervenire in quanto ci troviamo davvero di fronte a un'enormità. Mi riferisco in primo luogo alla gigantesca operazione ope legis in virtù della quale 30 mila persone potranno fregiarsi del titolo di «prof.» e alla fine chiederanno che vengano riconosciute le dovute conseguenze, anche dal punto di vista stipendiale, come è normale che sia. Credo che questo Parlamento abbia il dovere della condanna dell'intera operazione, che è mortificante per coloro che nell'università lavorano, per coloro che nell'università credono e anche per il ruolo pubblico dell'università, in virtù del quale si dovrebbe pervenire alle docenze attraverso regolari concorsi e regolari selezioni.
Ebbene, a parte tali considerazioni, il collega Maurandi ha sollevato una questione estremamente seria: la mancanza di copertura. Peraltro, in questo momento tra i banchi del Governo non siede nessun esponente del Ministero dell'economia e delle finanze: ciò mi fa riflettere! I colleghi ora presenti in aula, infatti, sia pur degnissimi rappresentanti del dicastero dell'istruzione, non hanno le «mani in cassa». La disponibilità di fondi è determinata dal Tesoro, i cui responsabili hanno assunto una determinata posizione in Commissione bilancio, ma non sono presenti in aula a sostenere la stessa decisione.
Rappresento, pertanto, alla Presidenza l'esigenza affinché sia invitato in aula un rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze, al fine di ribadire in questa sede la posizione assunta in Commissione bilancio, ovvero la dichiarata indisponibilità (o insolubilità) del Tesoro alla copertura di alcune proposte emendative ed articoli recanti misure di spesa. Mi riferisco, ad esempio, alle proposte volte a sanare la posizione di 30 mila soggetti, che diventeranno professori ope legis, «gratuitamente». Siccome ciò non corrisponde alla realtà, chiediamo chiarimenti su un atto così grave, soprattutto per il ristoro di quanti credono nell'università - ricercatori, giovani studenti - e che attendono da anni una regolarizzazione, non nel senso di quella poc'anzi ricordata, ma in funzione del naturale percorso di carriera richiesto nei casi in questione.
Tante volte ci si è scandalizzati per provvedimenti di portata molto inferiore a quello ora in esame: non comprendo come la maggioranza ed il Governo non si scandalizzino ora, di fronte a norme che stravolgono seriamente l'ordinamento, anche giuridico, dell'università (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. Onorevole Pistone, le ricordo che il Governo è qui rappresentato nella sua collegialità, senza che le presenze dei suoi esponenti siano legate alla specificità della materia.

GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, le ricordo che per il suo gruppo è già intervenuta la collega Bimbi. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, rivolgo la richiesta affinché il ministro Moratti, qualora sia disponibile, intervenga in aula a chiarire la situazione. Nella serata di ieri, a seguito di un suo lungo intervento in televisione, abbiamo appreso che nel campo dell'istruzione, anche quella universitaria, tutto va bene. La mia sensazione è che le cose vadano in maniera diversa.
Nonostante la presenza in aula di alcuni rappresentanti del Governo, vorrei ricordare che molti sottosegretari non fanno un ministro...

PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, possiedo strumenti di richiamo molto inferiori a quello rappresentato dalla sua autorevolezza. Se il ministro Moratti vorrà intervenire in aula, lo saluteremo con piacere.
Il Presidente Mastella, che si accinge a sostituirmi alla Presidenza, forse dispone di maggiori capacità di persuasione rispetto alle mie...


PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 11,35)
PRESIDENTE. Al Presidente Biondi rispondo assolutamente no...


(Esame dell'articolo 3 - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4735-A/R sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti Sgobio 3.600 e Titti De Simone 3.601, nonché sugli emendamenti Bimbi 3.603 e Martella 3.604.
La Commissione, inoltre, raccomanda l'approvazione del suo emendamento 3.750, mentre formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Angela Napoli 3.602.

PRESIDENTE. Il Governo?


GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Sgobio 3.600, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Vorrei dire al collega là in alto che ognuno voti per sé! Ognuno voti per sé!

MAURA COSSUTTA. Presidente, guardi là!

NITTO FRANCESCO PALMA. Guardi anche a sinistra!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 400
Maggioranza 201
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 214).


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.750 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato sì 225
Hanno votato no 196).

Avverto che l'emendamento successivo Bimbi 3.603 è precluso.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Martella 3.604, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 418
Maggioranza 210
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 223).


Vorrei dire ad alcuni colleghi che il fatto che Dio vi veda va bene, ma vi vedo anche io! È questo il problema!

ANTONIO LEONE. Da tutte le parti, Presidente!

PRESIDENTE. Sì, da tutte le parti, guardi!
Passiamo alla votazione dell'emendamento Angela Napoli 3.602.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'emendamento Angela Napoli 3.602 formulato dal relatore.

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, chiedo al relatore ed al Governo di esplicitare la motivazione di questo invita al ritiro, che presumo possa nascere semplicemente dal nome di chi ha sottoscritto questo emendamento, cioè il mio. Vorrei chiedere al relatore ed al Governo che cosa ci sarebbe di tanto strano nell'inserire tra i compiti e i doveri dei professori universitari quello di partecipare agli organismi accademici e a quelli collegiali ufficiali e nel collegare la loro attività all'anno sabbatico.
Vorrei che essi spiegassero ufficialmente da che cosa nasca l'invito al ritiro dell'emendamento; non basta dire: invitiamo al ritiro!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, noi voteremo a favore dell'emendamento Angela Napoli 3.602, perché, come anche altri nostri emendamenti, esso riconosce ai professori universitari il dovere, nonché il diritto, di partecipare agli organi collegiali riguardanti la didattica, l'organizzazione ed il coordinamento delle strutture didattiche e di ricerca esistenti nella sede universitaria di appartenenza. Non soltanto, esso riconosce al professore, a qualunque livello egli appartenga, anche nel periodo dell'anno sabbatico, la possibilità di continuare ad utilizzare i fondi di ricerca. Si tratta di due princìpi molto importanti.
Vi dovete rendere conto che qui abbiamo un articolo presentato dalla maggioranza e dal Governo che originariamente si intitolava «Compiti e doveri dei professori», come i bambini a scuola. Finalmente, su nostra sollecitazione, sono stati introdotti i diritti e i doveri che fanno parte dei compiti istituzionali.
Tra questi compiti istituzionali la maggioranza ed il Governo non prevedono la partecipazione agli organi collegiali e l'assunzione di responsabilità all'interno dell'organizzazione delle strutture didattiche e dei gruppi di ricerca.
Come dire che l'università è una specie di self service per i professori in cui un singolo docente vi svolge attività di ricerca e si occupa del suo «pezzo» di didattica senza avere alcuna responsabilità perché non si assumerebbe obbligatoriamente alcuna parte del lavoro che riguarda la gestione stessa. L'onorevole Angela Napoli con il suo emendamento ha posto il dito in questa piaga. Così facendo noi finiremmo per avere una università in cui i professori la frequentino soltanto per il tempo sufficiente a svolgere le lezioni avvalendosi di qualche giovane che lavori, magari in nero, per loro. Inoltre, durante l'anno sabbatico essi non dispongono di fondi per la ricerca sebbene la ratio dell'anno sabbatico è proprio quella di fare ricerca ma questa, come sappiamo è una vecchia querelle.
Ora, aver detto «no» a tutto ciò sta ad indicare una mancanza di attenzione nei confronti della istituzioni universitarie e denota grande insipienza nello scrivere il testo del provvedimento.


PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 11,40)
MARIO PEPE, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi avete convinto di avere, in parte, torto. Conseguentemente, modifico il parere precedentemente espresso, da contrario a favorevole, sull'emendamento Angela Napoli 3.602 (Applausi).

PRESIDENTE. Il Governo?

LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Angela Napoli 3.602, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 421
Maggioranza 211
Hanno votato sì 421).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Bimbi 3.605.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, per questioni di sostanza oltre che di forma noi abbiamo provato, proprio perché non siamo quelli dei « no » pregiudiziali, in questo caso per il bene dell'università, a definire una serie di diritti e di doveri che fungano da punti di riferimento per le funzioni svolte sia dai professori universitari, e quindi anche degli attuali ricercatori che ora si vuole trasformare in professori di III fascia, sia dai docenti e dai ricercatori a contratto.
Poc'anzi ho posto in rilievo come la maggioranza proponga di trasformare, sulla base di un titolo aggiuntivo, in professori tutta una serie di figure professionali ma non dice come queste figure debbano essere valutate. Con l'emendamento a mia prima firma - Bimbi 3.605 - si propone di definire la base, la struttura, proprio al fine di poter effettuare questa valutazione. Con tale emendamento si prevede che anche i docenti e i ricercatori a contratto si conformino alla piattaforma di diritti e di doveri fissata per i professori. Faccio riferimento, in particolare, oltre al diritto-dovere di fare ricerca, a quello di partecipare alla competizione scientifica e culturale secondo gli standard internazionali, alla didattica, ai processi di autogoverno delle comunità scientifiche di appartenenza, alla progettazione della didattica e a tutti gli organismi di gestione e di rappresentanza, alle procedure di reclutamento e selezione anche per scegliere i professori a contratto, e a tutte le attività di valutazione le quali debbono essere svolte principalmente dagli scienziati che fanno ricerca.
Questo emendamento nella sua sobrietà viene a rappresentare una piattaforma minimale. Pertanto, invito il relatore a ripensare sul parere contrario espresso perché con esso non si intende fare altro che dare sostegno e risposte soprattutto a chi nelle università si attiene già a questo stile di lavoro che, con l'approvazione di questo emendamento, sarebbe riconosciuto anche con legge.

GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, avevo auspicato, qualche minuto fa, la presenza del ministro: consideravo che, aggirandosi nei paraggi, potesse affacciarsi in aula.
Vorrei esprimere la mia soddisfazione per il fatto di vederla seduta nei banchi del Governo.

PRESIDENTE. Da ex ministro della pubblica istruzione ...
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bimbi 3.605, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 425
Votanti 422
Astenuti 3
Maggioranza 212
Hanno votato sì 203
Hanno votato no 219).


Prendo atto che l'onorevole Daniele Galli non è riuscito a votare e che l'onorevole Bimbi avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'articolo 3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Titti De Simone.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, il nostro voto sarà contrario non soltanto perché l'articolo 3 si inscrive in un impianto che non condividiamo ma, in particolare, perché esso detta diritti e doveri dei docenti universitari senza risolvere quei nodi fondamentali che, invece, doveva affrontare: quelli della democratizzazione dell'università e della sua docenza, a partire proprio dai meccanismi di reclutamento, materia centrale del provvedimento in esame. Non è affatto indifferente, infatti, che un'istituzione decisiva per il futuro della società, qual è l'università, si ispiri a logiche democratiche ovvero autoritarie e di mera occupazione del potere (come spesso avviene).
Oggetto della nostra valutazione è un provvedimento che, lungi dal definire un unico ruolo dei professori universitari - cosa richiesta, oramai, dalla stragrande maggioranza del mondo accademico -, fissa artificiose differenziazioni nell'ambito delle funzioni didattiche, scientifiche e di governo degli atenei, accentua la gerarchizzazione e, con riferimento al reclutamento, prospetta l'adozione generalizzata di rapporti di lavoro precari, destinati a durare indefinitamente, con l'ovvio risultato di allontanare dalla carriera universitaria i migliori giovani studiosi, introduce valutazioni periodiche assai incerte nella definizione dei meccanismi, caratterizza la funzione docente in senso centralistico e burocratico, in contrasto con i principi e con i criteri di autonomia degli atenei, prescrive orari e vincoli, anziché definire funzioni, competenze, qualità scientifiche e momenti di pubblicizzazione dei risultati conseguiti.
Insomma, di quali diritti e doveri stiamo e state parlando se viene a mancare un adeguato impianto complessivo? Com'è possibile procedere in questa direzione?
Una democratizzazione della docenza e del reclutamento non risolverebbe certamente tutti i problemi, ma rappresenterebbe una precondizione per un diverso funzionamento dell'università. Un corpo docente finalmente liberato da logiche feudali di subordinazione personale può dare il senso giusto all'autogoverno universitario e può permettere a questo di progettare democraticamente il proprio futuro.
Non v'è traccia di tutto ciò nel provvedimento in esame; anzi, necessità così importanti e salienti vengono contraddette. Per queste ragioni, il nostro voto sarà contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.

WALTER TOCCI. Signor Presidente, nell'annunciare il voto contrario del mio gruppo, approfitto della presenza del ministro Moratti per confutare i numeri che ella ha illustrato, ieri sera, nel «salotto» di Bruno Vespa.
In quel salotto, invero, nessuno poteva confutare i numeri richiamati dal ministro; ma, in quest'aula, avvalendoci dell'efficienza del Servizio studi della Camera del deputati, possiamo ben disporre della documentazione necessaria e contestare le cifre indicate. Lei, ministro, ha dichiarato che il finanziamento per l'università italiana è aumentato del 10 per cento; la tabella mostrata nella nota trasmissione indica tale percentuale, non è così?

VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Il 13 per cento.

WALTER TOCCI. Benissimo; invero, era stata mostrata repentinamente. Ebbene, intanto si conteneva una furbizia in quella tabella: il confronto, partendo dal 2000, includeva, quindi, la legge finanziaria per il 2001 che, varata dal precedente Governo, ha registrato un aumento del 6 per cento rispetto all'anno precedente.
Signor ministro, mi segua bene nel calcolo; considerando soltanto le quattro leggi finanziarie da voi varate in questa legislatura, l'aumento portato dal suo Governo al finanziamento dell'università è del 5,3 per cento. Se confrontiamo tale periodo con quello corrispondente della precedente legislatura, l'aumento è del 18 per cento. Quindi, 18 per cento con i Governi dell'Ulivo; 5 per cento con il suo Governo.
Ma si deve peraltro considerare un'altra voce, l'edilizia universitaria; come tutti sappiamo, si devono rinnovare le strutture universitarie, migliorare le sedi, e via dicendo. Ebbene, durante l'ultimo quadriennio dei Governi dell'Ulivo, il fondo per l'edilizia universitaria era aumentato del 21 per cento mentre, in questo quadriennio, è diminuito del 44 per cento.
Tali sono i dati; ovviamente, nel salotto di Bruno Vespa nessuno era in grado di confutare le cifre. Riflettiamo, allora, sulla percentuale di aumento del 5,3 nel finanziamento per l'università; aumento da voi realizzato con le quattro leggi finanziarie varate in questi anni. Ebbene, è chiaro a tutti che, se teniamo conto dell'inflazione ed attualizziamo tali valori, appuriamo che questo aumento del 5,3 per cento rappresenta, in termini reali, una diminuzione del finanziamento dell'università. Tanto più ciò è vero se consideriamo gli aumenti intervenuti nei costi contrattuali, voce che, come è noto, per l'università italiana, costituisce gran parte dei bilanci degli atenei.
Quindi, in questo quadriennio, avete fatto mancare risorse; a ciò si è aggiunto anche il blocco delle assunzioni, reiterato per ben tre leggi finanziarie.
Mentre ciò accadeva nella politica di bilancio, aumentavano le immatricolazioni (del 20 per cento, nell'ultimo quadriennio) ed il tasso di laureati, come lei ha riconosciuto. Poteva, altresì, riconoscere che ciò si deve anche alla cosiddetta riforma del «tre più due» varata nella scorsa legislatura: i giovani che di nuovo si affacciano all'università sono una speranza importante in quanto potrebbero consentirci di superare quel ritardo strutturale italiano che ci vede con la metà dei laureati rispetto alla media europea. Si tratta, per così dire, di una piantina che sta crescendo e che andava innaffiata; invece, si è passato il diserbante, facendo mancare le risorse finanziarie.
Peraltro, anche oggi, state varando un provvedimento che è a costo zero; non si prevedono nuove risorse. Il problema, al contrario, non si dovrebbe porre sotto il profilo delle normative giuridiche e delle burocrazie; si tratterebbe, invece, di bandire nuovi concorsi per giovani professori universitari. Infatti, l'età media dei nostri docenti è di circa cinquant'anni mentre abbiamo bisogno di mettere in ruolo giovani di trenta o quaranta anni, come avviene in tutti i paesi europei.
Quindi, vi sarebbe stato bisogno, con questo provvedimento, di scrivere, in ipotesi, meno articoli e meno commi ma ciò prevedendo, tuttavia, risorse finanziarie per dare la possibilità ai giovani talenti, ai più brillanti, di inserirsi nell'università e nella ricerca pubblica. Invece, avete bloccato tutte le porte di accesso e state costringendo i nostri giovani più brillanti a recarsi all'estero.
Questa è la realtà! Siccome la giornata sarà lunga, è bene comunque ribadire la verità in ordine ai dati sul finanziamento all'università italiana (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 417
Maggioranza 209
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 200).

(Esame dell'articolo 4 - A.C. 4735-A/R)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4735-A/R sezione 3).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Tocci. Ne ha facoltà.

WALTER TOCCI. Signor Presidente, cerco nuovamente di instaurare un dialogo con il signor ministro, nella speranza che il ministro stesso esprima successivamente il proprio orientamento. Cerco tale dialogo poiché - mi consenta, ministro Moratti - vi è un abisso tra le parole che lei ha pronunciato in tutti questi mesi ed i fatti, vale a dire ciò che è previsto nel provvedimento in esame.
Lei ha affermato di voler privilegiare il merito. Ciò è giusto: bisogna premiare i migliori, come prevede anche la nostra Costituzione. Tuttavia, se si analizzano i commi di cui è composto l'articolo 4 del disegno di legge in esame, vediamo emergere criteri che confliggono con il principio del merito. Ad esempio, nel passaggio da professore associato a professore ordinario si attribuisce un premio all'anzianità, vale a dire a quei docenti che sono stati per quindici anni professori associati: essi, infatti, godono di una riserva particolare nel passaggio al ruolo di professore ordinario.
Ora, signor ministro, le chiedo...

PRESIDENTE. Per cortesia, onorevoli colleghi!
Scusate, ma ho richiamato l'onorevole Adornato a non parlare del partito unico, poiché l'argomento in discussione è l'università!

WALTER TOCCI. Sì, appunto: dalla padella alla brace!

PRESIDENTE. Qual è la brace? Andiamo avanti...!

WALTER TOCCI. Sarebbe lunga, signor Presidente!
Come stavo dicendo, ci troviamo in presenza di criteri che privilegiano non il merito, bensì l'anzianità. Lei infatti sa, signor ministro, che nell'articolo in esame si prevede che, dopo quindici anni di anzianità, è prevista una riserva nel passaggio a professore ordinario.
Signor ministro, a lei che conosce la legislazione degli altri paesi europei, domando allora: conosce un altro paese europeo nel quale il criterio dell'anzianità risulta rilevante per il passaggio al ruolo di professore ordinario?

ANTONIO LEONE. La Francia!

NITTO FRANCESCO PALMA. La Francia!

WALTER TOCCI. Non credo che ciò sia previsto in altri paesi europei!
In secondo luogo, signor ministro, vorrei ricordare che lei aveva annunciato la volontà di moralizzare i concorsi universitari. Anche in tal caso, vi sono effettivamente molti aspetti da modificare, tuttavia vorrei osservare che, con l'articolo in esame, si attribuisce il titolo di professore universitario a tutti coloro che hanno un contratto di insegnamento, ed addirittura ai tecnici laureati e agli impiegati amministrativi che operano in certe condizioni all'interno dell'università e via dicendo.
Mi riferisco a circa 30 mila persone, che diventeranno professori universitari senza sostenere alcun concorso. Sappiamo bene che si tratta semplicemente di un «pennacchio», poiché la concreta condizione di vita di queste persone non viene affatto modificata; tuttavia voi concedete, sostanzialmente, un «pennacchio» in più. Le domando, allora: è questo il modo di moralizzare i concorsi universitari, attribuendo il titolo di professore senza sostenere alcun concorso? È questa la soluzione alla quale siete approdati?
Vorrei evidenziare, inoltre, che lei ha parlato di valutazione. Si tratta anche in questo caso di un principio importante, tanto è vero che, come lei sa, signor ministro, avevamo presentato una proposta emendativa (che ricordo essere stata inizialmente approvata in sede di Commissione, per essere successivamente «stralciata» da una nuova deliberazione della Commissione medesima) per l'istituzione di una agenzia della valutazione del sistema universitario. A nostro visto, si sarebbe dovuto trattare di una agenzia «terza» rispetto sia all'università, sia al Governo.
Ritengo molto importante l'indipendenza di tale agenzia dal Governo, poiché, altrimenti, rischia ripetersi ciò che è accaduto in questi ultimi mesi, vale a dire l'istituzione di una nuova università in assenza di alcun requisito.
Signor ministro, la invito a recarsi a Villa San Giovanni, dove, con un suo decreto, è stata istituita l'università «Ranieri». La invito a verificare se effettivamente in tale università vi sono 34 professori ordinari, come ha dichiarato il signor Ranieri nel presentare la domanda, che poi è stata accolta, bisogna ricordarlo, non con una pratica ministeriale, ma ancor prima, con un annuncio durante il comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionali dal Presidente del Consiglio, onorevole Berlusconi. Lei, signor ministro, capisce che in tali condizioni non si può affidare la valutazione del sistema universitario al Governo. Infatti, lo stesso Governo utilizza tale sua prerogativa per operazioni che sono puramente clientelari. Lo ripeto, poiché il tema è ancora aperto: vorrei che lei, o i suoi ispettori, si recasse a Villa San Giovanni a verificare in quale stato si trova la nuova università che voi avete istituito in quel luogo.
Per quanto riguarda i ricercatori, in questa sede si è svolta una discussione per più di un anno. Voi avevate annunciato di collocare ad esaurimento il ruolo dei ricercatori universitari. È stato un messaggio dannosissimo. Avete, infatti, detto a 20 mila ricercatori: «non abbiamo bisogno di voi». Si tratta di un messaggio devastante, perché l'università italiana, oggi, si regge sullo sforzo e sull'impegno di tali 20 mila ricercatori. Se non ci fossero loro, la didattica nelle università italiane si bloccherebbe immediatamente. Noi abbiamo proposto, pertanto, di riconoscere tale stato di fatto, trasformando il ruolo dei ricercatori in terza fascia docente, ovviamente per i ricercatori che effettivamente svolgono tale funzione.
Si è trattato, comunque, di una discussione in cui si sono misurate due posizioni antitetiche, ma chiare. Noi volevamo trasformare i ricercatori in terza fascia; voi li volevate collocare ad esaurimento. L'approdo cui si giunge nell'articolo in esame non corrisponde, tuttavia, né alla sua posizione iniziale, né alla nostra proposta. Si tratta di un approdo il più negativo possibile, perché si accede nuovamente al livello dei ricercatori, ma con procedure meno qualificate rispetto alle attuali. Lei, signor ministro, sa che oggi si accede ancora al ruolo dei ricercatori con concorso normato a livello nazionale. Voi state stabilendo, invece, che si può diventare ricercatori a tempo indeterminato - ripeto, a tempo indeterminato - semplicemente con procedure interne alle singole università. Avete, dunque, declassato il concorso per ricercatore, ossia l'esatto opposto di ciò che lei, signor ministro, ha dichiarato nell'ultimo anno e mezzo.
Signor ministro, vi è un abisso tra le sue parole ed i fatti, tra le sue dichiarazioni e le norme scritte nel provvedimento in esame. È suo dovere spiegare il motivo di tale cambiamento. Si tratta di un dovere democratico che lei ha. Spero che ella abbia la sensibilità di chiarire, in quest'aula, perché si è approdati a risultati che sono assolutamente in contrasto con le sue dichiarazioni di principio. Lo chiediamo noi, ma anche molti soggetti: il movimento di mobilitazione, la CRUI, il CUN; l'ha chiesto l'Accademia dei lincei; l'ha chiesto, ieri, la Confindustria; lo chiedono, oggi, gli editorialisti dei quotidiani. A lei, signor ministro, spetta di spiegare questo abisso tra le parole ed i fatti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei dire ai membri della Giunta per il regolamento che, poiché sono in corso votazioni, aggiorno al pomeriggio di martedì prossimo la riunione della Giunta per il regolamento, che avevo convocato per le 12 di oggi, raccogliendo la sollecitazione dell'onorevole Giachetti. Comunicherò, in seguito, l'ora della convocazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.

TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, anche noi vorremmo approfittare della presenza del ministro in aula per fare maggiore chiarezza. Negli ultimi anni non abbiamo avuto, infatti, molte occasioni per farla, fondamentalmente perché questo Governo si è sottratto puntualmente all'esercizio di un confronto democratico in sede parlamentare sul terreno della riforma dell'istruzione, già scegliendo lo strumento della delega, con cui ha deciso di lavorare e di affrontare questa importante discussione.
Anche per questa ragione, signor ministro, vorremmo approfittare della sua presenza.
Credo, davvero, che l'incongruenza dei fatti, a fronte di ciò che si sta puntualmente realizzando, meriti una maggiore attenzione; ed occorre maggiore chiarezza non solo nei confronti del mondo universitario nelle sue varie articolazioni, ma anche di tutta la società. Infatti, il tema dell'università non riguarda solo l'istituzione universitaria; ed è del tutto evidente che l'importanza di tale istituzione richiama una funzione sociale e, quindi, l'interesse di tutta la collettività.
Rimaniamo sbalorditi (non è la prima volta) di fronte ai dati che vengono sponsorizzati (uso un termine che, sicuramente, è più consono alla cultura di questa compagine governativa) attraverso importanti trasmissioni televisive, anche in considerazione di quanto avvenuto puntualmente attraverso gli interventi legislativi e di Governo succedutisi in questi anni. Essi riguardano, in primo luogo, la riduzione degli investimenti in questo settore così strategico: mi riferisco alla scuola, all'università e alla ricerca scientifica. Si tratta di dati su cui non si può mentire: le leggi finanziarie sono state approvate in questa sede, i decreti sono stati fatti in questa sede e la comparazione tra i finanziamenti disposti negli anni precedenti e quelli disposti in questi anni è sotto gli occhi di tutti, signor ministro!
Varrà bene qualche argomento demagogico in qualche trasmissione televisiva in cui, magari, non siano presenti ed è più difficile rispondere punto per punto alle sue argomentazioni; ma, francamente, vorremmo che ci risparmiaste questo spettacolo così indecente, almeno in quest'aula parlamentare dove, in questi anni, ci siamo confrontati aspramente non su parole o su chiacchiere, ma sui fatti. E i fatti parlano chiaro! Anche il provvedimento in esame si inserisce all'interno di questo registro. Siamo di fronte ad un'enorme operazione ope legis, che regala il titolo di professore a 30 mila docenti che hanno stipulato un contratto universitario, ma che ancora non possiedono il ruolo, senza farli passare attraverso una regolare prova concorsuale, facendo strame di qualsiasi criterio di trasparenza.
Allo stesso tempo, si sbarra la strada alle giovani aspirazioni e alle speranze di decine di migliaia di ricercatori precari che, con questo sistema di reclutamento, voi ponete in una situazione di precariato senza fine. Ciò compromettendo il livello di qualità, di sviluppo e di efficienza dell'intero sistema universitario e costringendo anche le migliori intelligenze a rivolgersi all'estero, per cercare la fuga verso università che garantiscono diversi trattamenti e diversi accessi alla professione.
È sotto gli occhi di tutti, come risulta anche dalle analisi e dagli studi più autorevoli compiuti a livello europeo, che il nostro sistema, così come si va cristallizzando in termini di gerarchizzazione, di flessibilità e di precarizzazione drammatica che introducete, precipita rispetto alla qualità e all'efficacia anche nel quadro europeo.
È evidente che puntualmente vengono rispedire al mittente le richieste di tutte le organizzazioni della docenza. Si tratta di organizzazioni unitarie della docenza universitaria. Non c'è una sola proposta emersa nelle varie audizioni e nei confronti svolti che è stata accolta.

PRESIDENTE. Onorevole Titti de Simone...

TITTI DE SIMONE. Concludo, signor Presidente.
Per esempio, erano richieste la distinzione tra il reclutamento con concorsi e l'avanzamento nella carriera con un giudizio nazionale di idoneità non corporativo, il ruolo unico della docenza e l'istituzione della III fascia, che richiama ad un riconoscimento di un ruolo della docenza svolto, senza il quale le università italiane non andrebbero avanti, e che si riconduce anche alla necessità di aprire un processo di democratizzazione all'interno dell'università.
Di tutto questo non vi è traccia. Voi andate in un'altra direzione e, purtroppo, vi trascinate la nostra università, vincolandola, purtroppo, ad un destino molto amaro (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Angela Napoli. Ne ha facoltà.
Avverto che alcuni gruppi hanno quasi esaurito i tempi. Naturalmente non ho alcuna intenzione di impedire di parlare, perché è ovvio che non siamo solo un «votificio», tuttavia vichiedo anche la cortesia di usare il tempo che vi concederò nel modo migliore, altrimenti mi obbligate ad intervenire. La prego, onorevole Angela Napoli.

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, la ringrazio. Ho chiesto di parlare a titolo personale perché sono presentatrice, sempre a titolo personale, di alcuni emendamenti al provvedimento e a quest'articolo che andremo a votare.
Sento il dovere di intervenire sul complesso degli emendamenti in Assemblea, alla presenza del ministro, entrando nel merito con i tempi che mi saranno consentiti, perché vorrei giustificare al ministro, all'Assemblea, ai rappresentanti del gruppo politico al quale appartengo e ai rappresentanti della maggioranza politica la motivazione della mia persistente contrarietà a questo provvedimento.
Signora ministro, mi dispiace se all'esterno posso apparire irriguardosa nei suoi confronti. Le ricordo semplicemente che, essendo stata la relatrice di maggioranza del provvedimento che ritengo il più importante varato da questo Governo, ossia quello di riforma del sistema di istruzione e formazione, e di gran parte dei relativi decreti attuativi, ritengo di averle dimostrato tutt'altro che mancanza di rispetto nei confronti del suo lavoro e del Ministero che lei rappresenta.
La mia posizione nasce, però, dal merito e dal convincimento che, purtroppo, sta avvenendo in aula la discussione di un testo completamente stravolto rispetto anche a quello iniziale presentato dal Governo.
Quest'ultimo poteva anche contenere alcune parti non condivisibili, ma comunque aveva una sua organicità. Quello che stiamo discutendo è un testo con particolari carenze di continuità e di collegamenti. Peraltro, non garantirà le università italiane che tanto danno alla cultura, alla ricerca ed alla didattica del nostro paese. Soprattutto, tale testo non prende in alcuna considerazione la situazione in cui si trova buona parte del corpo docente universitario - mi riferisco in particolare ai ricercatori - che attendeva fin dal 1980 (ed entro i quattro anni successivi) il riconoscimento della definizione del proprio stato giuridico.
Anche se il mio discorso potrebbe essere legato essenzialmente all'articolo successivo rispetto a quello in esame, ritengo opportuno intervenire sull'articolo 4 nel quale vengono definite le norme di delega per il riordino del reclutamento dei professori universitari. Devo dare atto al ministro, e si tratta di un riconoscimento dovuto, che il disegno di legge iniziale, che era un disegno di legge delega nella sua totalità, ha riportato la delega solo alla fase di reclutamento.
All'articolo 4, che riguarda appunto il reclutamento dei professori universitari, sono stati aggiunti alcuni commi che prevedono riserve di idoneità, e non so fino a che punto possiamo parlare di riserve in termini costituzionali. A parte ciò, mentre nella prima parte di tale articolo, cioè al comma 1, lettera a), punto 1), vengono correttamente definiti i principi ed i criteri direttivi per l'emanazione dei bandi di idoneità, il tutto decade nelle lettere c), d) ed e) del medesimo comma. Infatti, mentre al punto 1) si dice, giustamente, che è possibile far conseguire l'idoneità scientifica a soggetti, suddivisi per fascia e per settori disciplinari, pari al fabbisogno indicato dalle università per cui è garantita la relativa copertura finanziaria, poi si parla di tornate che sappiamo benissimo non potranno essere gestite dalle università italiane proprio per mancanza di finanziamenti: ciò continuerà a lasciare nel precariato molti dei docenti attuali.
Il problema di fondo, onorevole ministro, è però il seguente. Si tratta peraltro di un problema per il quale a tutt'oggi, nonostante gli interventi in Commissione, non sono riuscita ad ottenere una delucidazione; delucidazione, si badi, che andrebbe offerta non alla sottoscritta, bensì alla categoria interessata. Pertanto, le chiedo, onorevole ministro - la pregherei di fornire una risposta chiara - dove dovranno «parcheggiare» gli attuali ricercatori, i quali non vedranno neanche con questo provvedimento il riconoscimento di un loro status giuridico e di un loro ruolo.
Le pongo inoltre una seconda questione. Ho qui con me la risposta, con i dati del ministero - non sono dati assolutamente miei -, che mi è stata cortesemente fornita in sede di svolgimento di una interrogazione parlamentare, riguardante proprio il blocco dei concorsi disposto a suo tempo, in attesa della definizione programmatica da parte delle università. In quella risposta mi sono stati elencati i numeri della situazione attuale, rispetto ai concorsi già espletati ultimamente e rispetto a quelli già banditi, ma da espletare. Al di là degli appartenenti alle altre fasce, si tratta di concorsi banditi per la bellezza di 4.102 ricercatori. Al momento, sono già stati conclusi concorsi per 315 ricercatori. In tutto, si registrerà un aumento di personale pari a circa 9 mila unità (che si aggiungeranno alle unità dei concorsi già espletati). Quindi, in generale, si avrà un aumento di 11.300 unità di personale. Peraltro, il periodo per la conferma dei ricercatori, attualmente previsto in tre anni, è stato ridotto ad un anno.
Per il bene non di chi vi sta parlando ma delle università, chiedo che ruolo avranno questi ricercatori attuali e tutti coloro che nel tempo sono stati assimilati a quelli attuali, anche - lo riconosco - con provvedimenti ope legis. È mai possibile che a persone le quali hanno lavorato per anni, dando lustro alle università italiane ed andando al di là dei loro compiti, cioè al di là della semplice attività di ricerca, noi diamo semplicemente il titolo di professore aggregato, senza, in corrispondenza, riconoscere il loro ruolo ed il loro status giuridico? Non è, peraltro, questione di risorse finanziarie, perché il testo al nostro esame, onorevole ministro, risorse e coperture finanziarie non ne ha!
Si può anche prevedere la definizione in III fascia degli attuali professori - ai quali, per carità, potremmo anche riconoscere l'idoneità attraverso bandi di concorsi dilatati negli anni -, ma in questo momento dove li metteremmo? Non possiamo chiedere ancora ai professori ricercatori il sacrificio di continuare ad esercitare l'attività didattica, peraltro cresciuta negli ultimi anni, soprattutto dopo la riforma dell'ordinamento universitario.
Il «tre più due» richiede il riconoscimento del ruolo di chi deve esercitare, insieme alla didattica, l'attività di ricerca. Fornite dunque una risposta al riguardo, definendo il ruolo e lo status giuridico da riconoscere a tali professori! Da legislatore, e sebbene appartenga ad una maggioranza politica, non riesco a sentire sulle spalle la responsabilità di creare, rispetto ad istituzioni dal livello elevatissimo, quali le università italiane, situazioni di precariato che si aggiungeranno, nel corso degli anni, a quelle già esistenti.
Credo che tale riconoscimento rappresenti un atto dovuto; inoltre, lo stesso, mantenendo l'attuale situazione economica, non comporterebbe nella maniera più assoluta la necessità di ulteriori dispendi finanziari. Non chiedo assolutamente il relativo riconoscimento economico, perché ciò sarà previsto quando si passerà alle fasce superiori. Peraltro, mi si lasci dire che procedere alla revisione dello stato giuridico universitario senza parlare anche dell'inquadramento economico, che, pure, dovrebbe accompagnarla, è assolutamente privo di coerenza formale. Questo è il mio convincimento!
Concludo, ricordando che la mia è una battaglia che ho condotto fin dalla scorsa legislatura, quando mi trovavo all'opposizione, e che sento, per dovere morale e per il riconoscimento del lavoro delle università italiane, di continuare a portare avanti anche nell'attuale contingenza.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 4 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti Sgobio 4.606, Titti de Simone 4.607, Grignaffini 4.641 e Bimbi 4.642, nonché sugli emendamenti Martella 4.643, Pistone 4.640, Grignaffini 4.644, Bimbi 4.645 e 4.646, mentre invita a ritirare, altrimenti il parere è contrario, l'emendamento Angela Napoli 4.624. Esprime parere contrario sugli emendamenti Bimbi 4.647, Titti de Simone 4.609 e 4.619, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento Marras 4.636 (l'emendamento 4.757 della Commissione è ritirato).
La Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Titti de Simone 4.610 e Grignaffini 4.648; invita a ritirare, altrimenti il parere è contrario, gli emendamenti Marras 4.637, Emerenzio Barbieri 4.635 e Catanoso 4.630, mentre esprime parere favorevole sull'emendamento della Commissione 4.750. Il parere è contrario sugli emendamenti Bimbi 4.649 e 4.650, Titti de Simone 4.611, Bimbi 4.653, Martella 4.654 e Marras 4.638; è, altresì, contrario sugli identici emendamenti Angela Napoli 4.625, Martella 4.655 e Bimbi 4.656, mentre vi è un invito a ritirare, altrimenti il parere è contrario, gli emendamenti Fatuzzo 4.601 e 4.602 e Carlucci 4.639. Esprime, altresì, parere contrario sugli identici emendamenti Martella 4.658 e Bimbi 4.659.
La Commissione formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, degli emendamenti Angela Napoli 4.626 e Fatuzzo 4.603 e raccomanda l'approvazione dei suoi emendamenti 4.751 e 4.752. Formula altresì un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, degli emendamenti Maggi 4.622 e Antonio Russo 4.600.
La Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti Angela Napoli 4.627, Grignaffini 4.660 e Bindi 4.661 nonché sull'emendamento Bimbi 4.662; formula un invito al ritiro, altrimenti il parere contrario, sull'emendamento Angela Napoli 4.628; raccomanda l'approvazione del suo emendamento 4.755; esprime parere contrario sull'emendamento Grignaffini 4.663; formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sull'emendamento Angela Napoli 4.629 ed esprime parere contrario sull'emendamento Martella 4.664.
La Commissione raccomanda altresì l'approvazione del suo emendamento 4.754; esprime parere contrario sugli emendamenti Grignaffini 4.665, Titti de Simone 4.620 e 4.621; formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, sugli emendamenti Maggi 4.623, Antonio Barbieri 4.651 e 4.652 ed esprime parere contrario sugli articoli aggiuntivi Titti de Simone 4.0600, 4.0601, 4.076 e 4.0251.

PRESIDENTE. Il Governo?

LETIZIA MORATTI, Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Sgobio 4.606, Titti de Simone 4.607, Grignaffini 4.641 e Bimbi 4.642,
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grignaffini. Ne ha facoltà.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, con l'articolo 4 si entra nel cuore del provvedimento, nel senso che vengono presentate le norme di delega per il reclutamento dei docenti universitari. Quindi, prima di addentrarci nel contenuto dell'articolo, vorrei interloquire - se possibile - con il ministro Moratti, sulla falsa riga di quanto già fatto dal collega Tocci, il quale ha espresso i numeri reali degli investimenti in università e ricerca da parte dei Governi di centrosinistra e da parte dell'attuale esecutivo.
Le cifre assolute parlano di un 18 per cento in più da parte del nostro Governo e di un 5 per cento in più da parte del Governo in carica. Se poi tali cifre vengono analizzate al netto dell'inflazione, nel 2002 si registra una diminuzione di investimento pari al 2,6 per cento, nel 2003 pari al 5 per cento, nel 2004 pari al 2,3 per cento, mentre nel 2005 si evidenzia un aumento pari all'1,9 per cento. È vero, c'è stata una grande mobilitazione, i rettori hanno chiuso le università e dunque si è registrato un cambiamento di rotta da parte dell'attuale Governo volto all'allocamento di nuove risorse che tuttavia, sia in termini reali sia per il recupero degli aumenti di scatti di anzianità che non erano stati riconosciuti negli anni precedenti, risultano comunque misere.
Inoltre, se si osserva la destinazione di questo 1,9 per cento - vale a dire al Fondo di finanziamento ordinario -, tale incremento viene anche diminuito dal fatto che la metà di tale Fondo è destinata alle università private e non a quelle pubbliche.
Il punto di partenza del provvedimento in esame evidenzia che nell'università italiana sono aumentate le iscrizioni, le lauree rispetto al numero delle iscrizioni nonché i carichi didattici rispetto all'applicazione della riforma «del 3 più 2». I dati, inoltre, della CRUI e dell'ALMA-LAUREA riportano anche che il rapporto tra docenti e studenti nelle università italiane è il più alto di Europa: 1 versus 24 o 32, a seconda che siano inclusi o meno i fuori corso.

PRESIDENTE. Onorevoli Grignaffini...

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Signor Presidente, mi scusi. Da questo punto di vista, è ovvio che ci si chiede se esista una relazione tra la mancanza di docenti e ricercatori e l'assenza di competitività del sistema Italia. Quello di cui tanto si parla non sarà forse legato al fatto che mancano investimenti nel settore strategico della conoscenza, di cui il lavoro universitario è uno degli elementi?
Allora si sarebbe dovuto rispondere innanzitutto con maggiori risorse ed, invece, siamo di fronte ancora una volta ad un provvedimento a costo zero. Inoltre, anche entrando nel merito dell'articolo 4, signor ministro, il provvedimento persegue una logica aberrante, non facendo proprio il principio di «non contraddizione». Infatti, si affermano quattro cose diverse l'una dall'altra.
Nel rispetto della sua antica opzione, si afferma che bisogna avere il pugno duro nei confronti dell'università, senza quindi dare alcun riconoscimento al ruolo dei ricercatori. A mio avviso, tale ragionamento è sbagliato, non solo per quanto hanno fatto i ventimila ricercatori nelle università italiane, ma anche perché gli incarichi attribuiti loro per anni dalle università - non solo supplenze, ma veri e propri incarichi - sono la testimonianza di una selezione operata nei confronti di queste figure.

PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, la prego di concludere.

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Mi accingo a concludere.

PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, concluda davvero!

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Quindi, da una parte non si dà alcun riconoscimento al ruolo già svolto dai ricercatori, mentre dall'altro ci si spaventa e quindi si valuta la possibilità di allargare le maglie, istituendo un titolo puramente formale - quasi un biglietto da visita da mettere nel taschino - di «professore aggregato».


PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 12,40)
GIOVANNA GRIGNAFFINI. Ma, in ogni caso, si ha il terrore di questa vuotezza assoluta ed allora si inventano una serie di fasce, di riserve, di ope legis che accontentano l'una o l'altra delle varie categorie. Inoltre, si aumenta la quota di precariato possibile all'interno dell'università, contravvenendo ad esempio all'ultima risoluzione della Commissione europea. Nella Carta dei diritti dei ricercatori e dei docenti universitari, infatti, si recita che la valorizzazione del ruolo e della funzione docente nelle università, quindi del «non precariato» di questo titolo, è uno degli elementi centrali di competitività. (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale ).

ROBERTO MENIA. Tempo!

PRESIDENTE. Onorevole Grignaffini, per favore, concluda!

GIOVANNA GRIGNAFFINI. Allora, di fronte a tutte queste contraddizioni, rivolgo un invito per un gesto di pietà nei confronti dell'università italiana. Signor ministro, se lei ritira questo provvedimento, ritengo che tutti le saranno grati (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra- L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nutro molta stima e rispetto nei confronti dell'onorevole Angela Napoli, che con coerenza in quest'aula da anni sostiene la battaglia a favore della terza fascia. Tuttavia, vorrei che fosse rivolto un analogo attestato di coerenza anche nei miei confronti; infatti, ho sempre ritenuto che la terza fascia sia un errore ed arrechi un grave vulnus ad una buona università.
A mio modesto avviso, dopo tanti anni di insegnamento, chi inizia a percorrere la carriera universitaria può gettare buone premesse ma non avere la capacità di produrre il quid novi richiesto nella ricerca scientifica. Allora, anni di preparazione non possono tramutarsi in anni di ruolo.
Quando io stesso, tra la prima e seconda guerra punica, ero un giovane studioso, esisteva il concorso da assistente ordinario; se uno non riusciva a conseguire la libera docenza entro dieci anni, decadeva dall'incarico oppure transitava nella scuola media o nei ruoli statali di allora.
Queste sono le ragioni alla base della mia posizione. So che molta gente ha cambiato idea, e non vorrei essere maligno pensando che i rettori hanno cambiato idea dopo che è cambiato il loro elettorato...
Ritengo che l'istituzione di una terza fascia sia - mi si perdoni il bisticcio di parole - uno sfascio dell'università. Vi sia dunque la possibilità che i giovani vengano, siano guidati - un eccesso di giovanilismo, forse è l'età che mi fa dire questo, a volte è un errore, perché in queste materie la guida è sempre molto importante - e diano prova della loro idoneità alla ricerca scientifica e alla didattica, per poi accedere ai posti di professore associato e di ordinario. Il ruolo a tempo indeterminato dei ricercatori, a mio avviso, non è opportuno.
L'onorevole Napoli, con coerenza, ha condotto la sua battaglia: la ammiro; non voglio ammirazione, ma vado sostenendo tali argomenti da tre legislature e non vorrei passare dalla parte di coloro che siccome è cambiato il vento cambiano idea (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Popolari-UDEUR).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, intendo svolgere alcune brevi considerazioni sugli emendamenti soppressivi dell'articolo 4. Ritengo infatti che per quello che è rimasto del provvedimento in esame la delega sia totalmente ingiustificata. Non sostengo ciò sulla base delle considerazioni ripetutamente svolte sull'opportunità di utilizzare la delega in una materia di questo tipo. Esaminando le statistiche sulle deleghe, si riscontra che questo ramo del Parlamento approva una delega ogni tre leggi. Ciò comporta che la percentuale di attuazione delle deleghe sia estremamente modesta, vale a dire non superiore al 50 per cento; se ci si limita alla legislatura in corso, il dato è addirittura del 35 per cento.
Il ministro, al termine della legislatura, propone una delega da esercitare entro sei mesi: nessuno crede che su questa materia si possa esercitare una delega entro sei mesi. Dunque, si tratta di una legge-manifesto, di una legge finta con cui si vuole salvare l'anima, ma in realtà non si salva nulla. Tale manifesto, peraltro, presenta gravi ambiguità al suo interno. Se fosse un manifesto chiaro, avrebbe un valore politico. Tuttavia, ad esempio sull'indennità scientifica nazionale, si dice una cosa e anche il suo contrario: si prevede una certa dimensione, vale a dire le richieste delle università, e poi le si incrementa di un certo numero.
Dunque sarebbe molto più semplice dedicare il tempo residuo ad approvare non una delega, bensì una legge sostanziale. In tal modo, potremmo comprendere fino in fondo le scelte che vengono compiute. Non ripeto le considerazioni che ho ascoltato fino alla noia ma che, ahimè, sono vere, vale a dire che il provvedimento in esame contiene un'ope legis di dimensioni estremamente rilevanti. Si tratta di un'ope legis che si pone in contrasto con l'articolo 1 che è stato soppresso ma il cui spirito deve essere riconosciuto, a mio avviso, tuttora valido dal ministro. In tale articolo si prevedeva di «favorire l'accesso dei giovani alla docenza universitaria in modo da garantire un qualificato ricambio generazionale ed assicurare la continuità dell'offerta didattica e della ricerca».
Credo, signor ministro, che non esistano soluzioni alternative: o si amplia l'ope legis, chiudendo la porta in faccia alle categorie indicate dalla lettera dell'articolo 1, che è stato soppresso, ma che certamente esiste nella volontà politica di chi lo ha ispirato, oppure si estendono le previsioni.
Signor ministro, la invito a rivolgere la sua attenzione alle aree riservate. Si fa riferimento a persone che hanno realizzato opere molto serie nelle università, ma anche persone che in questo settore anno trascorso solo pochi mesi, ed in maniera del tutto insignificante. Con la «normativa manifesto» al nostro esame impediamo ai giovani che lo vogliono di avvicinarsi alle università.
Un ultima osservazione, spesso ribadita, che mi porta ad esprimere la contrarietà all'articolo 4, sulla mancanza di copertura. Per un manifesto tale mancanza è accettabile, per una legge no: tutti ricordiamo l'articolo 81 della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Sgobio 4.606, Titti De Simone 4.607, Grignaffini 4.641 e Bimbi 4.642, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 410
Maggioranza 206
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 211).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Martella 4.643
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Martella. Ne ha facoltà.

ANDREA MARTELLA. Stamani, i nostri interventi in aula, unitamente a quello dell'onorevole Angela Napoli della maggioranza, non sono stati sufficienti per realizzare un'interlocuzione con il ministro Moratti. Pertanto, signor ministro, vorrei tentare di conseguire questa interlocuzione leggendole un testo che non è frutto di una nostra elaborazione, ma proviene direttamente dalla comunità accademica. Affrontiamo così, con precise osservazioni, il merito del provvedimento.
La comunità accademica considera inaccettabile il testo del disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti universitari, ora al nostro esame. Tale provvedimento desta sconcerto e viva preoccupazione per gli elementi di confusione, indeterminatezza, contraddittorietà e improvvisazione introdotti su punti qualificanti. Questo testo non fornisce alcuna risposta definitiva ai problemi della ridefinizione dello stato giuridico e del reclutamento, soprattutto con riferimento all'esigenza di intrattenere i migliori giovani nei nostri atenei assicurando, sulla base di rigorosi criteri di merito, la possibilità di accesso alla docenza universitaria, ciò al di fuori di qualsiasi prospettiva di immissione in ruolo attraverso forme, pur mascherate, di ope legis.
D'altra parte, tale testo non garantisce neppure un adeguato riconoscimento del lavoro svolto dai ricercatori in servizio, né va incontro alle richieste espresse in proposito dall'intero mondo accademico. Appare grave, inoltre, la distinzione tra impegno a tempo pieno e quello a tempo definito.
Si ribadisce, pertanto, l'impossibilità di procedere al varo di una legge sullo stato giuridico e sul reclutamento, a costo zero, come è stato, invece, espressamente dichiarato nel testo elaborato dalla VII Commissione (Cultura).
Ebbene, signor ministro Moratti, è triste ascoltarla intervenire in questa aula esclusivamente per esprimere un parere conforme a quello del relatore. Vorremmo, piuttosto, sapere da lei cosa pensa di questo testo in relazione alla mozione dell'8 giugno della Conferenza dei rettori delle università italiane, cioè del principale soggetto che, assieme al ministero, dovrebbe garantire il funzionamento delle università. Vorremmo ascoltare la sua opinione in tal senso.
Benché sia molto difficile intervenire su un testo definito inemendabile, abbiamo scelto di presentare alcune proposte emendative. L'emendamento 4.643 a mia firma è particolarmente significativo al riguardo: proponiamo nuovi e trasparenti criteri per la composizione delle commissioni concorsuali e per la chiamata degli idonei per la copertura dei posti dei professori delle tre fasce.
Dico delle tre fasce perché noi siamo per l'istituzione della terza fascia. Mi dispiace per il presidente Acquarone, il quale però non dice che in questo testo non vi è più la terza fascia mentre vi sono cose molto più gravi di cui non si è parlato.
Abbiamo proposto l'istituzione della terza fascia del ruolo dei professori con inquadramento a domanda dei ricercatori in servizio con attività di docenza; abbiamo previsto il varo di un programma straordinario per il reclutamento entro i prossimi sei anni di 6 mila professori di terza fascia in aggiunta al fabbisogno già programmato dell'università per lo stesso periodo.
Lei, signor ministro, ha affermato recentemente in un articolo sul Corriere della sera che l'Europa ci dice che dovremmo avere 700 mila nuovi ricercatori nei prossimi anni. Bene, se non faremo un intervento in questo senso, prevedendo l'introduzione di un piano straordinario di almeno 6 mila professori di terza fascia in aggiunta al fabbisogno già programmato dell'università, noi questi standard europei non li raggiungeremo mai!
Proponiamo, inoltre, un tetto massimo per il numero dei professori a contratto, la differenziazione - e questo è un altro punto qualificante - delle prove concorsuali per il reclutamento da quello per il passaggio delle tre fasce e poi - come è stato detto - con questo emendamento criteri nuovi per la composizione delle commissioni concorsuali e per la chiamata degli idonei per la copertura dei posti di professori delle tre fasce.

PRESIDENTE. Onorevole Martella, non approfitti della desinenza e concluda!

ANDREA MARTELLA. Lei sa, Presidente, che ci divide una consonante...

PRESIDENTE. E appunto per questo non ne approfitti... concluda presto!

ANDREA MARTELLA. Concludo dicendo che, sostanzialmente, con questo emendamento noi provvediamo a dare un rango nazionale ai concorsi locali, ma non di ritornare ai concorsi nazionali che hanno bloccato il turn over nelle università, che ci fanno avere attualmente il corpo docente più vecchio d'Europa; (Commenti dei deputati di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana) e prevediamo invece che vi sia, attraverso la composizione delle commissioni, maggior rigore anche con la presenza di docenti stranieri...

PRESIDENTE. Scusate, colleghi... Concluda, onorevole Martella! Colleghi...!

ANDREA MARTELLA. ... che possa consentire che questi concorsi, seppure svolti dalle università, abbiano un rango nazionale.
Detto questo, concludo, Presidente e mi rivolgo anche a lei e ovviamente a lei, signor ministro, dicendo che davvero su tutti questi argomenti ci piacerebbe conoscere la sua opinione, al di là del fatto che ella si sta dichiarando un po' tristemente favorevole al parere espresso dal relatore relativamente a tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bimbi. Ne ha facoltà.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, signor ministro, viceministro, sottosegretario, colleghe e colleghi, credo che quasi ognuno di noi abbia un figlio o una figlia che hanno fatto o fanno l'università.
Vorrei dunque che ci chiedessimo tutti insieme come vorremmo che fossero i professori dei nostri figli e credo che già lo sappiamo: lo sappiamo anche io e lei, signor ministro, che abbiamo figli! Vogliamo professori competenti, che amino l'insegnamento, valutati e stimati a livello nazionale ed internazionale, indipendentemente dal fatto che siano in una piccola o grande università; vogliamo professori capaci di lavorare in una organizzazione universitaria che aiuti anche i nostri figli ad orientarsi nel mondo del lavoro. Vogliamo professori flessibili, cioè capaci di organizzare e di lavorare bene in un corso di primo livello in una laurea specialistica, in un dottorato o in un master. Orbene, non vi è nulla di tutto questo nel provvedimento che stiamo per votare e in particolare in questo articolo.
Farò la nostra proposta, ma dirò innanzitutto: che tristezza il ritorno al listone nazionale e che tristezza far sapere ai nostri colleghi all'estero che stiamo litigando sul fatto se esistano o no i professori di terza fascia, quando docenti di terza, quarta fascia, di vari livelli esistono in tutte le università, in nessuna delle quali esistono professori solo di due livelli o docenti quasi di due livelli!
Noi siamo una provincia e anche disorganizzata.
È una provincia che, con il ritorno al listone nazionale, vuole tornare sostanzialmente a concorsi ancora meno trasparenti e meno efficienti di quelli attuali.
Come li vogliamo i docenti universitari? Li vogliamo bravi, cioè con una formazione adeguata. Noi vogliamo, quindi, che i docenti delle nostre università siano tutti in possesso del dottorato di ricerca; non mi riferisco ai docenti a contratto, ma a quelli che complessivamente costituiscono un corpo docente stabile o relativamente stabile. Un dottorato di ricerca svolto possibilmente con un periodo trascorso all'estero, magari in co-tutela con colleghi di altre università di altri paesi. Vogliamo, inoltre, che facciano, come avviene nel Regno Unito e negli Stati Uniti, esperienze autonome di ricerca e didattiche post dottorato di cui si assumano la responsabilità entro certi limiti relativamente ad una facoltà o a un dipartimento. Vogliamo, altresì, docenti bravi con un merito valutato secondo criteri che tengano conto degli standard internazionali, e sulla base di una valutazione obbligatoria effettuata ad personam e, come tale, suscettibile di determinare differenze in termini di remunerazione economica. Vogliamo che essi entrino giovani a ventisette, massimo trenta anni, e dopo aver effettuato un periodo di prova di due più due anni.

PRESIDENTE. Onorevole Bimbi, concluda.

FRANCA BIMBI. Concludo, Presidente. Vogliamo che essi abbiano la sicurezza della posizione di docenti che dia loro la possibilità di dedicarsi agli studi e all'insegnamento, e con la possibilità di avvalersi di fondi di ricerca adeguati ed autonomi; tutto ciò senza avere la mannaia di un precariato privo di futuro. Una valutazione, quindi, che riguardi sia la progressione economica sia quella di carriera. Li vogliamo, infine, selezionati dalle università in base alle loro esigenze: non uno di più né uno di meno rispetto alle loro necessità.
Quella che noi facciamo a me pare sia una proposta seria e assolutamente alternativa a quella della maggioranza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Martella 4.643, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 415
Votanti 409
Astenuti 6
Maggioranza 205
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 211).


Colleghi, per cortesia, ognuno voti per sé!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pistone 4.640, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 413
Maggioranza 207
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 207).


Passiamo alla votazione dell'emendamento Grignaffini 4.644.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, se mi consente, desidererei intervenire per dichiarazione di voto sul prossimo emendamento.

GABRIELLA PISTONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, intervengo soltanto per dire, affinché rimanga agli atti, che non sono riuscita a votare perché avevo chiesto di parlare sul mio emendamento 4.640...

PRESIDENTE. Onorevole Pistone, mi scusi, ma a me non risultava che avesse chiesto di parlare.

MARIO PEPE, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, desidero riprendere brevemente le considerazioni espresse dal collega Tocci, che ringrazio per il contributo da lui dato al dibattito politico (Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). Il collega ci ha accusati di volere attuare, con il testo di riforma in esame, un ritorno al passato, ai concorsi riservati.
Orbene, quando si lavora ad una riforma di grande portata, bisogna fare i conti con il passato (Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo): un passato buio (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo ) ...che ha visto (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia!

MARIO PEPE, Relatore. ...un'intera generazione di ricercatori sacrificata!
Infatti, per ben 18 anni, nelle università italiane non sono stati indetti concorsi. E quando questi ricercatori si sono trovati in un'età scientificamente feconda, non hanno avuto la possibilità di fare carriera (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo ) e di far fruttare i loro talenti. Ebbene, quando sono stati ripristinati i concorsi, ormai era troppo tardi: la loro vita era già segnata (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
A questi ricercatori dobbiamo dare un riconoscimento, consistente nel riservare loro, nella idoneità nazionale, una certa percentuale.

SERGIO SABATTINI. Sono già entrati!

MARIO PEPE, Relatore. Signor Presidente, se vogliamo eliminare il malessere che turba la vita interna dei nostri atenei (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non siamo mica allo stadio!
Prego, onorevole Mario Pepe.

MARIO PEPE, Relatore. ...dobbiamo capire le motivazioni di questi ricercatori, i quali, nella sostanza, sono docenti a tutti gli effetti (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). E, se sono docenti nella sostanza, perché non chiamarli professori? Per questo è nato il titolo di professore aggregato, che va conferito ai ricercatori con un incarico di insegnamento (Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo si grida: «Bravo!»)!
Presidente, questo riconoscimento ai ricercatori italiani...

PRESIDENTE. Onorevole Mario Pepe, vedo che l'unico riconoscimento viene tributato a lei attraverso gli applausi che udiamo (Applausi - Si ride)...!

MARIO PEPE, Relatore. Questo riconoscimento è molto importante, perché i ricercatori italiani hanno dato molto all'università, hanno fatto grandi scoperte (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo) ed hanno, così credo, ancora molto da dare (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
Per questo, il 30 giugno di ogni anno, bandiremo i concorsi (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). Mentre la vostra gestione è stata un'eclissi totale di vent'anni (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo), noi garantiremo i concorsi tutti gli anni (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Scusate colleghi!
Onorevole Mario Pepe, capisco l'enfasi, ma vorrei ricordarle che lei è il relatore (Applausi - Si ride)...

MARIO PEPE, Relatore. Lo so, signor Presidente, va bene.

ALFREDO BIONDI. Anche i relatori hanno un cuore (Si ride)!

MARIO PEPE, Relatore. Comunque, d'ora in avanti, i ricercatori avranno la certezza che il 30 giugno di ogni anno potranno partecipare ad un concorso per avanzare nella carriera, cosa che non è avvenuta negli anni passati (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati dei gruppi Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

ERNESTO MAGGI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERNESTO MAGGI. Signor Presidente, non cercherò gli applausi, come ha fatto il mio collega relatore Mario Pepe, anche per evitare che una questione estremamente seria quale la riforma dello stato giuridico dei docenti universitari si traduca in una specie di manifestazione che mi sembra più da stadio che da aula parlamentare (Commenti). Pregherei i colleghi, che sembrano alquanto semplicioni nell'affrontare il problema della riforma dello stato giuridico dei docenti universitari, di non «inventare» proposte appositamente irrealizzabili, avanzate sposando, a mio avviso, una tesi che eleva a principio l'improvvisazione in quanto bisogna essere opposizione tout court. Ebbene, mi permetto di chiedere, a chi sta lanciando proposte a volte veramente demagogiche, se, l'università, la conosca o meno: se voi, colleghi, voleste convincere noi che l'università italiana, nella realtà attuale, è un centro di studi e di ricerca tout court, sareste fuori della realtà.

SERGIO SABATTINI. Sei un insegnante di francese.

ERNESTO MAGGI. Guardi, si dà il caso che io sia ingegnere, e quindi provi ad accettare quanto sto affermando; l'essenziale, collega, in quanto si dichiara, non è tanto il rispetto della forma quanto la ricerca della sostanza. Abbia la bontà di affacciarsi con me nelle università e verifichi quanta attività di «non docenza» e di «non ricerca» effettuano i docenti. Non tutti, ovviamente; vi è, certo, una componente che, il proprio dovere, lo adempie; ma verifichi nelle università quanta attività si traduce, anziché in ricerca, nella suddivisione dei fondi solo in funzione del numero degli studenti che si hanno...

GIACOMO STUCCHI. Ha ragione; è vero!

ERNESTO MAGGI. ...allora, si risolve, ciò, in un ambito che ricerca non è; è solo una finta ricerca, che non ha riscontro nelle verifiche documentali. Questa è la realtà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana); nelle università italiane, da decenni non si effettuano riscontri sull'aggiornamento dei docenti. Molti docenti, sovente, vivono di rendita.

GIACOMO STUCCHI. Dille queste verità, dille!

ERNESTO MAGGI. Se davvero, nelle università, funzionasse il tutorato, non avremmo tanti studenti fuori corso; questa la realtà dell'università... (Commenti)... colleghi, abbiate pazienza...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia, consentite al collega Maggi di completare il suo intervento.

ERNESTO MAGGI. Di stranezze, ne sto ascoltando parecchie in quest'aula; mi permetto di aggiungere che, frequentemente, parecchi di noi, dell'università, ne hanno sentito parlare ma non l'hanno mai frequentata; sono, perciò, lontanissimi dalla realtà universitaria (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
Non dobbiamo difendere le caste in quanto tali; la CRUI, per esempio, non deve esprimere giudizi alternativi, tali da mettere in difficoltà il Governo e la maggioranza nel trovare soluzioni decorose per una riforma necessaria. Sovente, il mondo universitario è schizofrenico in Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale) e ognuno cerca soluzioni per la propria casta.
A fronte di questi problemi, siamo in difficoltà perché il mondo universitario è in fibrillazione da decenni e non trova, al suo interno, le risoluzioni che noi attenderemmo da un tale ambito. È un mondo, quello universitario, che ci è sempre avverso in quanto, sovente, non vuole riforme ma cerca di conservare la situazione attuale. Abbiamo invece la necessità di un rinnovamento...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

ERNESTO MAGGI. ...e questo è lo sforzo che stiamo facendo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).


PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Scusate, onorevoli colleghi! Prego, onorevole Perrotta, ha facoltà di parlare.

ALDO PERROTTA. Signor Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo), vorrei leggere un attimo l'emendamento in esame, per ritornare nell'ambito di una corretta dialettica. È vero che a volte facciamo il gioco delle parti, ma anche è vero che poi occorre entrare nel merito dei problemi.
L'emendamento in esame recita che la legge finanziaria fissa annualmente la quota minima di risorse, in proporzione al prodotto interno lordo, garantita al sistema della formazione e della ricerca: bellissimo! La proposta emendativa prevede altresì che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca garantisce, secondo procedure certe - giustissimo! - e calendari prefissati le risorse anche aggiuntive necessarie al reclutamento dei docenti, dei ricercatori (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Perrotta, ma lei sta parlando di un altro emendamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

ALDO PERROTTA. Mi scusi, signor Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

GIOVANNI KESSLER. Parla dopo!

ALDO PERROTTA. Signor Presidente, stiamo esaminando l'emendamento Pistone 4.640?

PRESIDENTE. Come?

ALDO PERROTTA. Qual è la proposta emendativa attualmente in esame (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)?

PRESIDENTE. È l'emendamento Grignaffini 4.644.

ALDO PERROTTA. Chiedo scusa, chiedo scusa (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Va bene. Allora...

ALDO PERROTTA. Signor Presidente...

PRESIDENTE. Prego, onorevole Perrotta...

ALDO PERROTTA. Signor Presidente, chiedo scusa, ma vorrei intervenire a proposito delle modalità di selezione (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)... Ma è inutile che lo leggo, perché è troppo lungo...

PRESIDENTE. Esatto: grazie!

ALDO PERROTTA. ...e non voglio togliere tempo (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Grazie!

ALDO PERROTTA. Però vorrei sapere: queste modalità di selezione sono state stabilite per caso nel 1996? Le avete approvate nel 1997 (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?

PRESIDENTE. Scusate...

ALDO PERROTTA. Le avete fatte nel 1998 (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?

PIERO RUZZANTE. Hai sbagliato ancora!

ALDO PERROTTA. Quando le avete fatte?

PRESIDENTE. Scusate...

ALDO PERROTTA. Quando le avete fatte?

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Perrotta, ma desidero informare l'Assemblea che l'emendamento in esame, per ragioni tecniche, sarà l'ultimo ad essere posto in votazione, poiché dopo avrà luogo la riunione del Parlamento in seduta comune per l'elezione di due giudici della Corte costituzionale.

ALDO PERROTTA. Posso concludere (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?

PRESIDENTE. Onorevole Perrotta, cortesemente, concluda!

ALDO PERROTTA. Allora, vorrei dire che, nel gioco delle parti, non possiamo chiedere sempre la luna quando siamo all'opposizione, ma non dare nulla quando siamo al Governo (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Concordo con quanto affermato dal relatore (Una voce dai banchi dei gruppi di opposizione: Basta!): stiamo procedendo all'approvazione di una vecchia riforma «buia» e ne stiamo dando una certa visibilità (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volpini. Ne ha facoltà.

DOMENICO VOLPINI. Signor Presidente, intervengo soltanto per chiedere al collega Maggi: se questa è la situazione dell'università, su cosa si fonda questa ope legis che immetterà tutti questi «semilavativi» nel ruolo di professori associati ed ordinari (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)?

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grignaffini 4.644, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione - Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

Scusate, ma ognuno voti per sé!

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 435
Votanti 434
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato sì 210
Hanno votato no 224).

Rinvio il seguito del dibattito al prosieguo della seduta.

 

CIPUR
Segreteria Nazionale – Via Tilli, 58 06127 Perugia
Tel 075.5008753.50 Fax 075.5008851 e-mail cipur@tin.it

|Inizio Pagina|         |Home Page|