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Interventi pubblicati
Mario Amore Pasquale Avitto Roberto Busetto *
Adriano Cestrone Vito D'Andrea Rosa Daniela Grembiale
Giuseppe Ingrassia* Andrea Lenzi Vincenzo Lo Cascio*
Vittorio Mangione Paolo Manzini Vincenzo Milanesi
Leopoldo Pagliani Augusto Palombini Pasquale Santè
Alberto Scuttari * Vincenzo Suraci Aurelio Vittoria
* Intervento in fase di approvazione da parte dell'interessato


CONVEGNO NAZIONALE
Medicina Universitaria e Salute Pubblica
Padova, 8 giugno 2007 - Aula Magna del Collegio Morgagni


Nel Convegno si è parlato di Medicina Universitaria e Salute Pubblica. Si noti bene, non sanità pubblica, termine che tende ad evocare più il servizio e come questo viene organizzato, bensì si è voluto il termine che indica il fine ultimo di tale servizio, cioè il mantenere in buona salute i cittadini. E i cittadini non solo di oggi, ma anche quelli di domani, il che si consegue attraverso la ricerca, la quale porta a pratiche mediche sempre più avanzate, e programmando e mantenendo un adeguato, continuo flusso di medici formati nelle strutture universitarie.

Perché la struttura in cui si forma la classe medica e paramedica non può che essere universitaria, caratterizzata dal continuo avanzamento delle conoscenze, attraverso la ricerca e la sperimentazione, non da una semplice trasmissione di conoscenze acquisite, il che si renderebbe inevitabile in strutture in cui la preoccupazione verso l’ottimizzazione delle risorse in termini meramente assistenziali predomina, come ben insegna l’esperienza. Né, peraltro, può essere una struttura senza assistenza, la medicina non è teoria, ma pratica al capezzale del malato, questo è ovvio anche ad un profano come chi scrive.

In questi giorni è ancora in corso in commissione al Senato la discussione del Disegno di legge 1334, “Interventi per il settore sanitario e universitario”, d’iniziativa dei ministri dei due dicasteri interessati, Turco e Mussi. L’idea di base del progetto in sé è lodevole, prevedendo tempi definiti per l’istituzione delle aziende ospedaliero-universitarie. Così pure, non c’è dubbio che sia opportuna l’idea di definire correttamente i rapporti fra Università e SSN, che attualmente sono spesso caratterizzati da poca chiarezza e da difformità anche gravi sul piano territoriale. Però, dato che queste aziende hanno come ovvi compiti, per quanto detto più sopra, nell’ordine la ricerca, la didattica e l’assistenza, intimamente e inscidibilmente collegate fra loro, forse il termine aziende universitarie-ospedaliere sarebbe suonato meglio.
Suscita però preoccupazione più del Disegno di legge, che già in se è ben lungi dall’essere perfetto, il suo modo di procedere nell’iter in commissione, il vedere presentati emendamenti che mal si legano con l’impostazione di fondo del provvedimento, in alcuni casi evidentemente dettati da pregiudizi, dato non è elegante parlare di interessi di parte. Vero è, peraltro, che alcuni emendamenti, fra quelli che francamente sembravano fra i più deleteri, sono stati ritirati da parte dei presentatori, altri, sempre secondo chi scrive di contenuto negativo, hanno avuto pareri contrari da parte della Commissione Bilancio ed incontreranno quantomeno gravi difficoltà. Quindi il sentimento che sembra corretto è la preoccupazione, ma non il panico.
Consideriamo, ora, che si tratta di due settori, università e sanità, che sono stati spesso additati all’opinione pubblica come causa di spese fuori controllo o non motivate, accuse in molti casi montate ad arte ed in altri mai dimostrate, mentre invece entrambi i settori sono senza dubbio sottofinanziati o malfinanziati; l’ultimo articolo del Disegno di legge richiama con grave preoccupazione altri nefasti tentativi legislativi del passato: “Dall’attuazione delle disposizioni della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.” Il timore che nasce è che sia un altro tentativo di fare le nozze con i fichi secchi, a costo zero. Purtroppo, invece, è ormai ben noto che il “valore aggiunto” di una qualsiasi riforma è di norma proporzionale all’investimento fatto. E da questa impostazione da politica della lesina nasce l’altra perla del Disegno di legge, apparsa come emendamento del Relatore: l’equiparazione economica fra personale ospedaliero e universitario. Forse chi l’ha ideata aveva una buona idea, elevare le retribuzioni dei molti universitari che in troppe parti d’Italia si sognano, specie all’inizio di carriera, le retribuzioni del personale medico ospedaliero; ma è in sé un assurdo: la proposta nasce dal non aver ancora chiaro che il personale medico universitario ha in più la responsabilità di assicurare, come propri compiti istituzionali, anche ricerca e didattica. E da molto tempo la Corte Costituzionale ha stabilito che la retribuzione deve essere proporzionale alla quantità e qualità del lavoro svolto.
Paolo Manzini
Comitato Scientifico e Comitato Organizzatore


VITTORIO MANGIONE
Saluto del Presidente Nazionale CIPUR

Buongiorno e benvenuti a tutti voi che spero mi permettiate di rivolgere un sentito ringraziamento al Comitato Organizzatore di questo Convegno, in particolare al Prof. Paolo Manzini, Vice Presidente vicario del C.I.P.U.R., per l’ottimo lavoro fatto, oltre che all’ESU per l’ospitalità accordataci in questa bellissima Aula Magna ed alla Università di Padova per la collaborazione. La vostra partecipazione, insieme alla nostra iniziativa, mostra la volontà del mondo universitario per un sistematico esame della problematiche che lo caratterizzano. Fatto da sottolineare specie in un contesto che vede l’Università portata a paradigma nel Paese per malcostume e malfunzionamento. Come non esternare la preoccupazione ed il disagio per l’immagine punitiva che si continua a proporre per l’Università. Il fatto è che le proposte che elaboriamo, come ora stiamo facendo, per migliorare il Sistema universitario nazionale e per farlo stare al passo della dinamica che caratterizza gli analoghi sistemi europei ed internazionali, sono sistematicamente ignorate dai media. Di più. La campagna mediatica, ancora in atto, tende a criminalizzare la docenza universitaria oltre che a configurarla come unica responsabile del malfunzionamento del sistema universitario. Ciò in vistosa contraddizione con la esaltazione, fatta dai medesimi detrattori di professione della docenza, della probabilmente a loro poco nota ricerca scientifica, che viene in modo fuorviante presentata staccata dal contesto che la produce, quasi fosse entità a sé stante autogenerantesi ed il cui progredire fosse separabile dalla umiliata, demotivata e maltrattata docenza, vera e preponderante artefice della ricerca del Paese.
Assolutamente lecito il sospetto di una più che consapevole regia finalizzata alla creazione di alibi al non intervento governativo e parlamentare oltre che alla liceità di interventi punitivi, che tutti conosciamo e subiamo, nei riguardi della Docenza Universitaria.
E’ un processo in atto da tempo, oggi particolarmente acuito, che vede principali artefici gli Esecutivi ed i Parlamenti che si sono susseguiti, incapaci di intervenire in modo organico sui bisogni legislativi del sistema universitario.
Molte certamente le responsabilità dell’Accademia, che non si intende certo sminuire, ma ci si indichi un settore del Paese che non abbia, esaltati, i problemi del Sistema Universitario Nazionale.
Come poi non osservare che da 25 anni forze politiche, esecutivi e parlamenti non sono stati capaci di legiferare in modo adeguato, peggiorando lo stato del sistema con interventi settoriali e parziali e che, fatto questo particolarmente grave ed allarmante, le leggi promulgate non vengono applicate o sono stravolte nella loro applicazione: la non applicazione di norme vigenti o il loro stravolgimento sono divenuti esercizi inaccettabili ma ormai abituali che aggravano lo stato del sistema.
La L. 230: Questa legge non piace al Ministro; e allora non la applichiamo! O meglio, la si applica, la non si applica o la si distorce a piacimento!
Chiamate dirette
A proposito della delicata questione delle chiamate dirette, il Ministro ha rinviato al CUN le chiamate dirette per le quali era stato espresso parere negativo, con invito al loro riesame alla luce di una interpretazione ministeriale della L. 230 inizialmente fornita da uno studio legale privato romano. Una nuova autostrada per il reclutamento totalmente al di fuori dell’iter concorsuale è fatta.
Delega ad un Ministro per norme di reclutamento e blocco dei CONCORSI
La L 230 prevede il reclutamento dei ricercatori fino al 2013 e mette ad esaurimento il ruolo dei ricercatori? Si dà delega ad un Ministro per la fissazione di ulteriori meccanismi di reclutamento per i soli Ricercatori, si introduce la terza fascia, si bloccano le prove comparative per ordinari ed associati previste per giugno;
120 ore frontali
Nell’abituale e demoralizzante contesto dello stravolgimento delle leggi esistenti, non sono accettabili, e potranno essere oggetto di contenzioso legale da parte del C.I.P.U.R., le trovate di vari S.A. e Rettori (che noi con non grande attenzione eleggiamo) tutti protesi a trovare arzigogoli per fornire interpretazioni tutte fatte in casa della L. 230/05 per estendere a tutta la docenza l’obbligo delle 120 ore frontali, in vistosa contraddizione con la volontà del Parlamento che la ha redatta ed approvata.

L. n. 448 del 23/12/98 e adeguamento stipendiale

Stiamo subendo il vessatorio intervento effettuato sull’adeguamento della retribuzione di cui alla Finanziaria per il 2007 ed oltre a ciò l’adeguamento viene liquidato in date incredibili, dal settembre al gennaio febbraio dell’anno successivo, con danni tutti e contenziosi per chi va in quiescenza prima di avere ricevuto l’adeguamento.
Ma la 448/98 nel caso di inadempienza entro il 30 aprile da parte del Consiglio dei ministri ad emettere il DPCM, prevede l’obbligo da parte dei rettori a liquidare il quantum dovuto l’anno precedente e procedere poi ai conguagli del caso. I Rettori ignorano ciò e si rifiutano di applicare la legge. Il C.I.P.U.R. ricorrerà al TAR Lazio.
Si potrebbe veramente continuare molto ma molto a lungo, ma non è questa la sede adatta.
Ma andiamo, per concludere, al tema del convegno che è “Medicina Universitaria e salute pubblica”. La campagna mediatica non ha certo risparmiato l’Area medica della Università. Anzi, accanto alla ricordata campagna scandalistica che va ben al di là di una opportuna denuncia di inefficienze, nepotismi, corruzione, riguardanti l’Area Medica, un ben voluto e guidato filone dei media si è specializzato contro i Policlinici.
Accanto ad un dialogo da sempre non equilibrato fra Ministero della Sanità e MUR e fra Università e Regioni, che ha sempre visto sacrificato l’aspetto clinico fornito dalle Università, vi sono oramai normative (DL 517/99) che configurano la soppressione dei medesimi Policlinici e la considerazione di un’unica tipologia di strutture sanitarie: non può vedersi in ciò, se il problema si dipanasse su queste linee fino alle estreme conseguenze, che un ulteriore colpo a tutto il sistema universitario nazionale ed in particolare al permanere della attuale configurazione della facoltà di medicina nel contesto del sistema stesso.
Non tranquillizzano progetti di legge, in avanzato stato di esame da parte della 7.a e 12.a Commissioni riunite (Disegno di L 1334 del febbraio 2007-MUSSI-TURCO), e non concordate con alcuna organizzazione sociale o con l’Università stessa.
Auspico, sono anzi certo, che nel corso del Convegno adeguata attenzione sia posta per assumere una posizione chiara in materia ed in particolare sulla compatibilita’ delle determinazioni proposte con la configurazione della Facoltà di medicina nel sistema universitario nazionale.
Il C.I.P.U.R. non può non ribadire con forza la naturale appartenenza della ricerca e della didattica medica al sistema universitario nazionale.
Aziende miste e Policlinici corrispondono a modalità diverse della presenza della medicina universitaria nel contesto del SSN. Entrambe vanno ottimizzati e corretti laddove ve ne fosse bisogno.
Al mondo medico universitario una raccomandazione;
già più volte le caratteristiche proprie della medicina collegata all’assistenza hanno portato a grandemente influenzare la configurazione dello stato giuridico dell’intera Università con la creazione di schemi assolutamente non funzionali, né dal punto di vista didattico che scientifico, al complesso delle altre Aree: la vecchia triade “Primario, Aiuto, Assistente” ha portato alla infausta nascita delle fasce in un unico ruolo, ma che unico non è, divenute, come spesso accade in questo Paese ed insieme al ruolo dei Ricercatori, sacche di ghettizzazione e di mero esercizio di potere da parte della fascia apicale.
Ecco, e termino augurando buon lavoro, è auspicabile che fra l’Area medica e le altre Aree si instauri una maggiore interazione ed un dialogo permanente finalizzati alla realizzazione di proposte condivise capaci di ottimizzare la configurazione di quella che deve continuare ad essere la casa comune a tutte le Aree e che va gelosamente preservata e fatta crescere nel modo più funzionale possibile: la Università italiana.


IL MAGNIFICO RETTORE VINCENZO MILANESI
Le Facoltà di Medicina: una ricchezza insostituibile per il sistema universitario e per il Paese
Grazie innanzi tutto per il graditissimo invito. Ho ascoltato con molto interesse la relazione introduttiva del Prof. Mangione e mi trovo in sintonia su molti punti di essa, a cominciare dalla rilevazione della violenza dell’attacco mediatico, con l’intensificazione degli ultimi anni e non solo degli ultimi mesi e devo dire che qualche sospetto lo lascia: nulla accade a caso. Mi è capitato di esprimere considerazioni di questo tipo in sedi sia pubbliche che private: in sede pubblica nell’ultima relazione per l’inaugurazione dell’anno accademico a Padova, e possono testimoniare i colleghi di Padova qui presenti, con il Ministro seduto davanti. Non ho potuto non esprimere il profondo disagio, ma dovrei dire disgusto, per una campagna di delegittimazione del sistema pubblico dell’Università in Italia che, ripeto, fa pensare che ci sia qualche interesse a delegittimare le istituzioni pubbliche di ricerca e di formazione superiore, perché così, magari, si avvantaggia qualche istituzione privata. Qualcuno ci ha insegnato che a pensare male si fa peccato ma forse la si imbrocca, quindi qualche sospetto può essere legittimo. Questa campagna mediatica condiziona l’atteggiamento di buona parte dell’opinione pubblica, che assiste a trasmissioni televisive o legge determinati articoli sui quotidiani, soprattutto su quelli importanti: sembra si stia diffondendo la sindrome del cinese della vecchia battuta, che quando torna a casa bastona la moglie pur senza un apparente motivo; ma il cinese è convinto che, anche se lui non sa precisamente perché, la moglie lo sa benissimo… È un atteggiamento che dobbiamo rifiutare, perché certamente ci sarà qualche “moglie di cinese” che merita di essere bastonata, così come ci sono situazioni non tollerabili in molti atenei, anche in molte Facoltà di medicina, e queste vanno evidenziate e sanzionate ai diversi livelli. Non certo a quelli a cui ci auguriamo di non dover arrivare, ai livelli giudiziari, ma ai livelli che l’agenzia di valutazione del sistema oggi ci consente di individuare. Speriamo che questa venga composta come deve essere composta e che funzioni come dovrà funzionare: la speranza è l’ultima a morire, ma anche qui qualche preoccupazione c’è. Teniamola vivissima, non viva, questa speranza! Qualche preoccupazione c’è, e su questo non ho alcuna difficoltà, ripeto, a convergere con le osservazioni che faceva il Presidente. Credo che dobbiamo agire il più possibile al nostro interno, per quanto gli strumenti a disposizione anche dei Rettori su questo piano non siano adeguati. Il tema della governance è assolutamente centrale, di questo sono arciconvinto. Credo che debba essere fatto ogni sforzo al nostro interno proprio per togliere alibi a chi ci accusa. Questo credo che sia l’obbiettivo che dobbiamo perseguire, non solo perché la cosa ha una valenza etico-politica evidente, ma anche perché rischia di accadere quello che scherzosamente possiamo dire essere espresso dal bigliettino dietro alla cassa delle botteghe di provincia: “Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”. Questo è un po’ quello che è successo e sta succedendo, e la generalizzazione nell’accusa che porta alla delegittimazione è un fatto assolutamente da respingere. Da respingere motivando le ragioni: c’è nell’università italiana uno sforzo e una volontà di restare al livello internazionale competitivo, riuscendoci in molti casi, nonostante tutto. Sono stato in Finlandia la settimana scorsa a una riunione dei Rettori del gruppo di Coimbra e in Finlandia l’investimento sul PIL per la ricerca e l’innovazione è del 3.5%. Facciamo i conti e vediamo le differenze. L’ho detto anche in altre occasioni, e ripeto che ne sono veramente convinto, che, tenendo conto dell’inadeguatezza degli strumenti di governo dei sistemi e, soprattutto, a monte, della carenza di finanziamenti adeguati, ciò che fanno gli universitari in Italia ha del miracoloso. Riuscire ad essere competitivi in molte università, in molti settori nonostante questi handicap è veramente un qualcosa che ci fa onore, nonostante tutti i problemi che le università italiane hanno e che conosciamo e che non dobbiamo nascondere buttando la polvere sotto il tappeto.. La delegittimazione del sistema è assolutamente inaccettabile. E’ un autolesionismo masochista che, ripeto, il sistema universitario non può accettare; a meno che non ci sia, come dicevo un attimo fa, un disegno pernicioso per il Paese con intenzioni di altro genere.
Su molte altre cose è intervenuto il Presidente Mangione e io non voglio farvi perdere molto tempo. Sono assolutamente d’accordo con lui che le leggi vanno applicate: o si cambiano radicalmente, o vanno applicate oppure si interviene per introdurre cambiamenti di normative tali da rendere applicabili le leggi. Il tema degli adeguamenti stipendiali è un tema drammatico. Non esiste in alcun comparto del settore pubblico, per usare un termine sindacale, una situazione analoga a quella che viviamo ormai da sei anni nelle nostre università. Decisioni derivanti da normative nazionali, da contratti collettivi di lavoro, che scaricano oneri pesanti dell’ordine di grandezza di svariati milioni di euro sui bilanci di ciascun ateneo. Ecco, questo meccanismo è stato studiato esattamente per strangolare i bilanci delle università. Non nascondo che il non aver rispettato da parte di non poche sedi, purtroppo, il limite del 90% sia una responsabilità degli atenei. Appartengo ad un ateneo che è largamente al di sotto di questo limite per scelte che sono costate, perché sono stati tanti i colleghi che sono venuti a tirare la giacchetta anche del Rettore dicendo: “Nell’università X bandiscono tanti posti, perché noi qui no?”. Io non potevo fare altro che rispondere: “Perché il nostro bilancio ci consente di bandire fino a questa soglia, di più no!”. E siamo al 76 e qualcosa rispetto al 90% e siamo riusciti a mettere in pareggio il bilancio anche nella previsione di quest’anno, pur calcolando una media di aumenti del 3%, anche se quest’anno è qualcosa di più. Noi dunque non abbiamo problemi a pagare questi adeguamenti stipendiali, per un esercizio virtuoso dell’autonomia che, peraltro, non viene riconosciuto nelle sedi in cui si decidono i criteri di assegnazione del Fondo di Finanziamento Ordinario. E anche questo va detto, però, altrimenti si rischia, come si dice a Napoli, che qualche ateneo - forse è un’espressione che non andrebbe usata nell’austero ambiente accademico - finisce per essere “cornuto e mazziato”; in Veneto si dice “becco e bastonato”, ma il concetto è sempre quello. L’esercizio responsabile dell’autonomia non viene riconosciuto, non viene premiato. Su questo, io credo, dovremmo creare un’alleanza tra componenti del sistema universitario che hanno a cuore il sistema universitario, al di là dell’appartenenza a sigle sindacali, al di là dello svolgimento di ruoli istituzionali.
La legge 230 appartiene a quelle leggi che, giustamente diceva il Presidente Mangione, essendo leggi dello Stato, o le si cambia o vanno rispettate. Penso che di quella legge, che è stata oggetto di tante discussioni, alcune parti siano decisamente da riformare, ma determinate altre debbano essere attuate. Io faccio parte, in rappresentanza della CRUI assieme ad un altro collega, della Commissione ministeriale che deve dare il parere per l’emanazione dei decreti attuativi della legge 230. La Commissione, presieduta dal Capo di Gabinetto, ormai non si riunisce più da sei mesi, esattamente perché c’è una scelta politica. Essendo stato tra coloro che su alcuni aspetti di questa legge, principalmente sul tema della terza fascia dei ricercatori universitari, ha espresso insieme ai colleghi della CRUI una posizione molto critica, non vedo perché la parte iniziale, i primi articoli della legge, quelli che prevedono la delega al ministro per l’emanazione dei bandi per le procedure concorsuali, non debbano essere attuati. Questo è veramente inaccettabile: se si vuole cambiare la legge, la si cambi. C’è il Parlamento, ci sono gli strumenti per cambiarla. Se però si teme di non avere la maggioranza parlamentare per cambiarla... Capisco lo stupore del Prof. Mangione, che è anche quello di molti di noi, di vedere che fa notizia il fatto che un Governo non sia caduto, è veramente singolare. Ma comunque siamo un Paese singolare. Sul regolamento, che è in fase di discussione, per il reclutamento dei ricercatori, la CRUI, come del resto il CUN , ha dato un parere critico, con suggerimenti emendativi abbastanza puntuali, che ci auguriamo siano accolti anche se, dobbiamo dircelo, non è che il vecchio sistema di reclutamento dei ricercatori abbia sempre dato buona prova, anzi! Ripeto, l’esigenza di intervenire con provvedimenti normativi adeguati a rendere davvero più facile il reclutamento di giovani di qualità è qualcosa che va portato avanti. Naturalmente non deve essere costruito un meccanismo com’era la primissima versione della bozza di regolamento per il reclutamento, che, tuttavia, mi pare di aver capito che andrà al Consiglio di Stato per il parere abbastanza emendata rispetto alla prima versione e vedremo cosa verrà fuori. In ogni caso mi pare di aver colto, discutendo al Ministero e parlandone anche in sede di CRUI con altri colleghi, che si è insistito nel sottolineare il carattere sperimentale di questa forma di reclutamento. Speriamo che in Italia, sempre per via di quelle singolarità di cui sopra, non succeda ancora una volta che non vi sia nulla di più definitivo del provvisorio; ma dobbiamo cercare, almeno per quanto sta in noi, di fare in modo che il provvisorio resti provvisorio e, se dà buona prova di sé, lo si renda definitivo, altrimenti lo si cambi. Il tema dei settori scientifico disciplinari è un tema estremamente delicato. Io devo dire con molta franchezza, l’ho detto anche durante l’inaugurazione dell’anno accademico, che trovo frutto anch’esso della singolarità del nostro Paese il fatto che ci siano 370 settori scientifico disciplinari, quando in tutto il resto del mondo civile non superano i 100. O da una parte o dall’altra qualcosa che non funziona ci deve essere. Non sto dicendo che abbiamo sempre torto noi, poiché non appartengo alla categoria di coloro che ritengono sempre che l’erba, o la logica attuata nel Paese vicino, sia più verde o sia migliore. Però una riflessione sui 370 settori scientifico disciplinari va fatta. Comunque è un tema delicato. Però, ripeto, risulta difficile tenere in piedi settori scientifico disciplinari con pochissimi docenti, anche se va presidiata la specificità di determinate discipline.
Il tema di oggi, e concludo rapidamente, è dedicato all’analisi delle complesse, importantissime problematiche del rapporto tra Servizio Sanitario Nazionale e Facoltà Mediche. Anche qui, sono assolutamente d’accordo, sarebbe un errore gravissimo dare spazio alle tentazioni di scorporo dell’area della medicina clinica, ma anche della medicina così detta preclinica, che ormai è sempre più strettamente intersecata con quella clinica, tentazioni che sono peraltro serpeggianti. Credo che sarebbe un gravissimo errore perché il ruolo della medicina universitaria (non lo dico per la prima volta in questa occasione, i colleghi padovani me lo hanno sentito ripetere tante volte!) è un ruolo assolutamente insostituibile nel Paese, un ruolo assolutamente vitale. Senza la medicina universitaria non c’è avanzamento nelle conoscenze, non c’è medicina di avanguardia, clinica, terapia, chirurgia di avanguardia. Su questo credo dobbiamo essere assolutamente fermi. Le Facoltà di medicina sono una ricchezza per il sistema universitario così come lo sono per il sistema Paese. Detto questo, sul tema della legge in discussione, non sono grado di farne una lettura critica approfondita, ma credo che parta da una esigenza: quella di rimettere sotto controllo la situazione in università che hanno policlinici a gestione diretta totalmente fuori controllo come bilancio e come gestione. Non so se le soluzioni intraviste siano quelle corrette, credo però che anche di questi problemi ci si debba far carico, come sistema universitario e come sistema paese. Non sono in grado, ovviamente, di dare nessuna soluzione “prêt a porter”, però, certamente, credo che la scommessa da vincere sia quella delle nuove Aziende Integrate, ed è una scommessa difficile. È una scommessa difficile perché richiede un radicale cambiamento di mentalità e di atteggiamento da entrambe le parti. Ho sempre scherzosamente dichiarato che è ora di superare la mentalità dello scontro tra tribù: la tribù degli ospedalieri e la tribù degli universitari. Superare questa mentalità è indispensabile ed è la pregiudiziale per poter vincere la scommessa della creazione di Aziende Integrate che diano davvero più spazio a quello a cui c’è da dare più spazio, cioè integrazione reale tra gli aspetti didattico scientifici e quelli assistenziali. Sono la caratteristica delle Aziende Integrate, se non c’è questa è inutile che ci parliamo addosso, perché diciamo sciocchezze o ci illudiamo creando dei miti che sono pericolosi o che rischiano di diventarlo. Detto questo, ripeto, il mio auspicio è che da tutte le sedi, compreso questo incontro, questo Convegno, del quale mi compiaccio vivamente con il CIPUR e con i colleghi padovani che hanno contribuito alla sua realizzazione, parta il messaggio che è necessario procedere viribus unitis: dobbiamo cioè evitare, il più possibile, di dare spazio eccessivo alle pur necessarie contrapposizioni dialettiche. La democrazia è il confronto e quindi è la dialettica di posizioni diverse. Le divisioni però spesso rischiano di essere o di tipo corporativo o di tipo geopolitico; l’Italia è lunga e molto diversa e non sempre – da questo punto di vista - le diversità sono una ricchezza; in questo caso, forse, proprio no. Dobbiamo costruire una posizione che faccia riferimento ad alcuni criteri che vorrei dire valori di fondo; senza questi perderemo, credo, la bussola. Vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro buon lavoro
.


DOTT. ADRIANO CESTRONE
Direttore dell ' Azienda Ospedaliera di Padova
Il dr. Adriano Cestrone interviene sul tema del Convegno “ La medicina universitaria e la salute pubblica” sottolineando quanto già detto dal Prof. Milanesi ovvero che se si realizza in modo adeguato il modello delle Aziende Integrate Ospedale-Università, si può dare una risposta seria, concreta ed adeguata ai bisogni del Paese potendo così raggiungere l’obiettivo di una medicina d’avanguardia.
Sottolinea come il rapporto dell’Azienda Ospedaliera con l’Università e si riferisce in particolar modo alla facoltà di Medicina e Chirurgia, per il particolare legame che le unisce, sia importante sia per la formazione che è uno dei compiti istituzionali nell’Università sia per la ricerca che rappresenta il motore di una sanità d’avanguardia e al passo con i Paesi più avanzati.
Questi due ambiti che finora rientravano tra i compiti istituzionali dell’Università, ora, in una visione moderna di un’Azienda integrata Ospedale- Università, devono diventare patrimonio dell’Azienda Integrata.
Evidenzia, infatti, che laddove l’area universitaria presenti delle eccellenze queste siano il frutto di un’ottima ricerca, didattica e assistenza espressione della massima integrazione tra Ospedale e Università.
Sostiene come l’assistenza, la didattica e la ricerca meritino la massima attenzione anche da parte della Regione che deve promuoverne e stimolarne lo sviluppo.
Al riguardo la Regione Veneto ha previsto l’adeguamento stipendiale dei ricercatori perché l’investimento nel settore dei giovani aiuta la ricerca ed evita di doversi rivolgere all’estero.
Dall’altro canto esprime la necessità che anche l’Università si faccia carico del problema assistenziale ottenendo così una medicina in un’Azienda integrata che potrà competere anche con i Paesi economicamente più avanzati. Per esempio gli Stati Uniti d’America invidiano il nostro Sistema Sanitario Nazionale grazie al quale possiamo disporre di un interland e di una casistica molto ampia.
Conclude affermando che è davvero importante razionalizzare bene le risorse a partire dai fondi stanziati dalla Regione Veneto per la ricerca tenendo conto dei grossi filoni di ricerca, evitando di distribuire le risorse a disposizione in modo irrazionale e tenendo conto delle differenze esistenti tra le varie Regioni, evitando, così, di scaricare sull’Università o sulla Sanità il deficit frutto di cattive gestioni locali.

IL DELEGATO NAZIONALE CIPUR MEDICINA AURELIO VITTORIA
La nascita delle Aziende Integrate preludio all'ospedalizzazione della Facoltà di Medicina
Nella fase finale dell’organizzazione (una settimana prima) del nostro Convegno di Padova “Medicina Universitaria e Salute Pubblica”, è letteralmente piombato sulla scena questo progetto di Decreto Legge 1334, del quale si vociferava da qualche settimana, di difficile reperibilità anche attraverso i canali elettronici istituzionali e che non era stato reso noto all’opinione pubblica e agli addetti ai lavori, nel fondato timore di suscitare le proteste dell’Accademia, o quantomeno dei settori più illuminati delle Facoltà Mediche Italiane.
Il Progetto di Legge, e soprattutto alcuni emendamenti presentati nelle due Commissioni (la 5°, 7° e 12°) sono inaccettabili in quanto sembrano rappresentare l’atto conclusivo dell’Ospedalizzazione della Facoltà di Medicina.
Il Legislatore, dopo una premessa che affronta la spinosa questione dei policlinici a gestione autonoma ed in particolare il Policlinico Umberto I di Roma, prevede il trasferimento degli immobili di proprietà dello Stato, attualmente in uso alle Università al Servizio Sanitario Nazionale allo scopo, si dice, di provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Non si capisce perché la manutenzione possa essere possibile solo dopo il trasferimento al Servizio Sanitario Nazionale, che certamente non ha acquisito particolari titoli di merito gestionali. Forse si crede davvero che un semplice trasferimento di costi da un Ministero all’altro rappresenti, di per sé, un risparmio per lo Stato? I termini sono perentori (entro sei mesi) e nel caso non si siano costituite le Aziende Integrate si procederà con la nomina di un commissario ad acta. In caso di inadempienza si trasferisce alla Regione il potere di costituire le nuove Aziende Integrate, realizzando un potere locale che non può che danneggiare le Facoltà di Medicina (emendamento 3.1). La “missione” che la Legge affida a queste Aziende Ospedaliere Universitarie è quella dell’adozione di misure di controllo e gestione del rischio clinico, incluso il rischio di infezioni nosocomiali, nonché il monitoraggio degli errori e degli eventi avversi connessi a procedure diagnostiche e terapeutiche.. omissis”. Non si contesta certo la necessità di prevedere la gestione ed il controllo del rischio clinico (governance), ma forse sarebbe stato opportuno, se non indispensabile, prevedere che un’Azienda Ospedaliera Universitaria debba perseguire i compiti didattico e scientifici indissolubilmente legati all’assistenza che caratterizza lo stato giuridico dei Docenti Universitari. Sembra tra l’altro che si ignori che la “governance” clinica presuppone la predisposizione di una conoscenza approfondita della “customer satisfaction”, sulla quale basare, pro parte, le valutazioni delle nuove Aziende Integrate. I locali che il MIUR cede al Servizio Sanitario devono essere impiegati a scopo assistenziale, in coerenza con i compiti prevalenti della nuova Azienda, che ovviamente avrà la possibilità di impiegare gli spazi didattici, le biblioteche, i laboratori e le attrezzature acquisite a scopo scientifico solo per scopi assistenziali (emendamento 2.2)
Il Direttore Generale è nominato dalla regione, acquisito il parere del Rettore dell'Università, e non più d’intesa con il Rettore, garante dello stato giuridico del personale universitario, come previsto dalla Legge vigente: questo emendamento è chiaramente volto ad accrescere il potere dell’Assessore Regionale nella scelta di questo organo fondamentale dell’Azienda.
Gli emendamenti 5.02 e 5.03 prevedono la partecipazione delle rappresentative sindacali ospedaliere all’applicazione dell’Art.5 (conferimento degli incarichi di funzione al personale docente) e dell’Art.6 (trattamento economico aggiuntivo al personale universitario): di fatto condizionano il potere del Magnifico Rettore, e i rappresentanti sindacali universitari dove sono?
Gli emendamenti 1.7 e 1.9 prevedono che entro trenta giorni dall’entrata in vigore della Legge il personale socio-sanitario e tecnico-amministrativo universitario funzionalmente assegnato alle Aziende di riferimento delle Facoltà di Medicina deve esprimere l’opzione per passare ai ruoli del Servizio Sanitario e quindi passa a far parte della pianta organica dell’Azienda. In pratica viene drasticamente ridotto il personale tecnico-amministrativo sanitario universitario del contingente assegnato all’Azienda al momento della sua costituzione.
L’emendamento 1.8 presentato dalla Senatrice Binetti (relatore) prevede che il trattamento economico debba essere parificato a quello previsto dai contratti collettivi di lavoro dei Dirigenti Medici dipendenti dal Servizio sanitario nazionale: “… viene assunto come riferimento il principio della parità del trattamento economico da assicurare alla dirigenza medica, sanitaria, tecnica e amministrativa, nonché al restante personale a parità di funzioni svolte, indipendentemente dalla rispettiva appartenenza ai ruoli del Servizio sanitario nazionale e dell'università”. I protocolli d'intesa università-regioni prevedono le forme e le modalità di accesso dei dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale, impegnati in attività didattica, ai fondi di ateneo di cui all'articolo 4, comma 2, della legge 19 ottobre 1999, n. 370.
Anche in questo caso il Legislatore sembra ignorare che la finanziaria 2006 ha drasticamente ridotto, del 30%, l’adeguamento ISTAT dovuto ai Docenti Universitari (personale non contrattualizzato), da anni vengono tagliati i fondi di finanziamento alla Ricerca Interuniversitaria Nazionale (-38% nell’ultima assegnazione del PRIN), si pretende che i risparmi realizzati con l’imposizione del tetto di spesa al 90% (oltre 100 milioni di €) siano restituiti al Ministero dell’Università e Ricerca, eppure si trovano i fondi per la gestione del rischio clinico (200.000 € per il 2007 + 800.000 € per il biennio 2008/2009), e si impone di finanziare i Dirigenti Medici del SSN, personale privo di esperienza didattica, reclutato secondo criteri esclusivamente “politici”, non certo dopo un giudizio motivato di Commissioni Qualificate legalmente costituite ed imposto “ope legis”, con provvedimento commissariale alle Strutture Didattiche delle Facoltà Mediche. Ma sul versante del MIUR si insiste ad imporre Commissioni altamente qualificate, addirittura con commissari provenienti dalla Comunità Europea per reclutare un Ricercatore Universitario, che oltre ad essere inserito nel mondo Accademico in età avanzata (circa 40 anni) percepisce emolumenti stipendiali che sono circa la metà di quelli di un pari grado dipendente dal Servizio Sanitario Nazionale!
Ma vi è di più se si esamina l’emendamento 1.10, che tra l’altro recita testualmente nel modo seguente.
I protocolli d'intesa assicurano che l'orario di lavoro del personale di cui all'articolo 5, comma 1, sia pari a quello stabilito per il personale dirigente del Servizio Sanitario Nazionale, aumentato di tre ore settimanali, e comunque comprensivo dei doveri istituzionali di didattica e di ricerca.
Dopo circa 7 anni dall’entrata in vigore della 517/99 che aveva abolito il sistema, perverso, del pari trattamento del personale Docente Universitario e di quello Dipendente del Servizio Sanitario Nazionale, che in pratica aveva permesso al Ministero della Salute di disporre di personale altamente qualificato a cifre progressivamente minori in base al meccanismo, perverso, per cui gli incrementi stipendiali annuali, adeguati ai dati ISTAT relativi al costo della vita, permettevano di riassorbire il differenziale tra le due figure professionali, continuando peraltro a pretendere un impegno orario che è circa 6 volte (1800 ore annuali) più gravoso di quello che qualsiasi Docente Universitario è obbligato ad osservare nelle altre Facoltà (350 ore). La presente Proposta di Legge prevede per il personale universitario la corresponsione quale Indennità Aggiuntiva quella di Posizione (identificata come posizione unificata nel contratto di lavoro vigente) senza nulla dire a proposito della quota, consistente (446 € lordi mensili + 120 € lordi mensili, prima facenti parte rispettivamente di Indennità di Posizione e di Risultato) ovvero “quota conglobata” (passata nel Tabellare dei Dirigenti Medici del SSN): questo è stato un autentico scippo di oltre 6.000 € annuali a ciascun Docente Universitario. Si riconosce però l’Indennità di Risultato che attualmente si aggira per contratto a 1245 € annuali (100 € lorde mensili!) ma si badi bene, non a chi raggiunge risultati eccellenti didattici e scientifici ma solo quelli derivanti “dall'attività scientifica traslazionale” ovvero, se interpretiamo in modo corretto l’insolito neologismo, quelli dai quali deriva un vantaggio formativo per l’Azienda; si pretende addirittura che l’Organo d’Indirizzo dell’Azienda (del quale fa parte anche il Preside di Facoltà) decida i criteri di valutazione in base ai quali assegnare ai singoli cifre così cospicue! Quanto sopra viene corrisposto al Personale Docente Universitario che è obbligato ad osservare l’identico orario di lavoro del Dirigente Medico del SSN + 3 ore che nella visione, certo lungimirante, del Legislatore dovrebbero essere dedicati alla Didattica e alla Ricerca (sic!). Francamente non riusciamo a capire la logica, che pure ci deve essere, sottesa all’affermazione del comma 4 sopra citato che per comodità e chiarezza di lettura riportiamo qui di seguito: 4. I protocolli d'intesa assicurano che l'orario di lavoro del personale di cui all'articolo 5, comma 1, sia pari a quello stabilito per il personale dirigente del Servizio sanitario nazionale, aumentato di tre ore settimanali, e comunque comprensivo dei doveri istituzionali di didattica e di ricerca.
In conclusione questa Legge 1334 nasce allo scopo di regolamentare meglio i rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Facoltà di Medicina ma è gravemente inadempiente nei confronti del personale universitario in generale ed in particolare delle esigenze didattiche e scientifiche dei Docenti Universitari, che rischiano di essere fortemente penalizzate. Dopo anni, anzi decenni, di immobilismo, di provvedimenti parziali, di promesse mancate la Facoltà di Medicina viene di fatto costretta a rinunciare alla sua libertà di ricerca, ahimè sempre più ignorata o bistrattata, anche in sede di enunciazioni di principio. A che serve dolersi della modestia degli investimenti dello Stato nel settore Ricerca, che sono sempre largamente inferiori all’1% del PIL, mentre in altri stati europei (la Finlandia) questa percentuale raggiunge anche il 3.5%, come opportunamente ha ricordato il Magnifico Rettore di Padova al Convegno di Padova su Medicina Universitaria e Salute Pubblica. E invece giunto il momento di predisporre le opportune misure di rivendicazione sindacale, che devono aggiungersi all’attività di sensibilizzazione continua del Ministro che il Presidente del CUN (sempre nel corso dello stesso Convegno) ha posto in essere, ma occorre, anche e soprattutto, preparare una mobilitazione forte di tutte le componenti delle Facoltà di Medicina, della Conferenza dei Rettori e di quella dei Presidi, che invece, almeno in questa fase, sembrano latitanti. Certamente su questi due aspetti della vicenda della quale ci occupiamo, soprattutto sull’auspicato risveglio dell’orgoglio di appartenenza di molti Colleghi delle Facoltà Mediche e sull’attività dei Presidi di Facoltà è lecito avanzare forti dubbi: allo stato attuale queste componenti sembrano riservarci le maggiori delusioni, proprio perché fortemente ed ingiustificatamente aleatorie.


VITO D'ANDREA COORDINATORE CONSULTA DI PALAZZO MARINI PER L'UNIVERSITA'
Omologazione e razionalizzazione delle Facoltà di Medicina
Ringrazio la Presidenza del cortese invito rivoltomi ad intervenire sul disegno di legge n° 1334, recante : “ Interventi per il settore sanitario e universitario”, attualmente all’esame delle Commissioni VII e XII del Senato.
A partire dall’anno accademico 2004/2005, sto coordinando la Consulta di Palazzo Marini per l’Università, costituita da Docenti Universitari ed avente la finalità di avanzare proposte e suggerimenti alle Commissioni Istruzione di Camera e Senato.
La Consulta si riunisce periodicamente a Palazzo Marini, Piazza S.Silvestro, Roma e tornerà a riunirsi prossimamente per discutere il disegno di legge n°1334. Invito gli interessati a prenotarsi per partecipare ai lavori della Consulta, telefonando ai numeri 06 6760.9702 oppure 349 87.295.87.
Il ddl n°1334 si è reso necessario per consentire il trasferimento della proprietà degli immobili dall’Agenzia del Demanio alle Università Statali per le Facoltà di Medicina e Chirurgia e per consentire la concessione in uso gratuito degli stessi dalle Università Statali alle Aziende Ospedaliero-Universitarie. Tale provvedimento legislativo è indispensabile ed urgente al fine di poter procedere alle ristrutturazioni degli immobili, sedi delle Facoltà di Medicina e Chirurgia. L’esempio più clamoroso è quello del Policlinico Umberto I di Roma.
Nel ddl è stato anche introdotto il comma 3 dell’Art.1 che rinvia ai protocolli d’intesa tra le Regioni e le Università Statali,da emanare entro 60 giorni, i criteri per la definizione della struttura delle Aziende Ospedaliero-Universitarie.
Alcuni emendamenti proposti al ddl n°1334 modificano il Decreto Legislativo n°517/1999 ed in particolare :
1) la nomina del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria passerebbe dal Rettore al Presidente della Giunta Regionale ( Cursi 1.0.1. – Mussi contrario );
2) il potere sostitutivo passerebbe dallo Stato alle Regioni ( Tomassini 3.1 e 3.2 – Mussi favorevole);
3) le Organizzazioni Sindacali dovrebbero essere convocate per discutere l’attribuzione degli incarichi dirigenziali ( Cursi 5.0.3 – Mussi favorevole).
Dal testo del ddl e dagli emendamenti presentati emerge un provvedimento legislativo che favorisce il processo di regionalizzazione e di aziendalizzazione delle Facoltà di Medicina e Chirurgia.
La missione,le finalità e gli obbiettivi delle Facoltà di Medicina e Chirurgia sono differenti da quelli degli Ospedali Regionali, perché nelle prime l’assistenza è finalizzata alla didattica e alla ricerca, mentre in quest’ultimi l’assistenza è fine a sé stessa. I docenti delle Facoltà di Medicina e Chirurgia svolgono i compiti istituzionali della didattica e della ricerca e si “servono” dell’assistenza, mentre i medici ospedalieri svolgono il compito istituzionale dell’assistenza e si “servono” della didattica e della ricerca.
Facciamo un esempio: un docente di Endocrinologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia studia le Paratiroidi, le piccole ghiandole endocrine situate dietro alla tiroide. Per studiare le malattie delle paratiroidi, il docente in questione è responsabile di una Unità Operativa che dispone di 4 posti letto, 2 uomini e 2 donne. Con un turn over di 7 giorni per posto-letto, il docente specializzato in Paratiroidi diventerà probabilmente uno dei massimi esperti internazionali di Paratiroidi, insegnerà a studenti e specializzandi l’arte della Paratiroidologia e pubblicherà importanti lavori scientifici sulle malattie delle paratiroidi. L’assistenza è funzionale alla didattica e alla ricerca.
Un endocrinologo ospedaliero, invece, non può dedicarsi esclusivamente allo studio delle Paratiroidi, perché il suo compito istituzionale è quello di curare tutte le malattie endocrine applicando i protocolli diagnostico-terapeutici che egli ha imparato all’Università, aggiornandosi e leggendo i lavori scientifici pubblicati dai docenti di Endocrinologia.
Certamente la ricerca scientifica è libera e libero ne è l’insegnamento, per cui anche il medico ospedaliero può fare didattica e ricerca, ma il suo compito istituzionale è l’assistenza, mentre il docente non soltanto può ma “deve” fare didattica e ricerca.
Io credo che negli anni ’90 sia iniziato un processo di omologazione degli Ospedali e dei Policlinici sedi delle Facoltà di Medicina e Chirurgia agli Ospedali Regionali che tradisce la missione e le finalità delle Facoltà di Medicina e Chirurgia.
Anche questo ddl n°1334 sembra andare nella stessa direzione, di omologazione e di regionalizzazione delle Facoltà di Medicina e Chirurgia: auspico una più approfondita discussione ed una più meditata riflessione sul ddl medesimo ed una riapertura delle Audizioni Parlamentari.


MARIO AMORE MEMBRO DEL CUN PER LA II FASCIA AREA 06
I "pericolosi" emendamenti al D.d.L. n. 1334
Il prof. Amore ha illustrato sinteticamente i lavori svolti dal CUN eletto nel dicembre scorso.
Si è soffermato in particolare sull’articolato relativo al Regolamento dei concorsi a ricercatore, per il quale il Ministro Mussi ha recepito le osservazioni proposte dal CUN.
Nell’illustrare la definizione dei nuovi 79 macrosettori, ne ha sottolineato la funzionalità relativa esclusivamente al prossimo bando di concorso a posti di ricercatore.
Il prof. Amore si è soffermato particolarmente sul DL 1334 in discussione a commissioni congiunte (V, VII e XII) in sede referente al Senato. Nonostante alcuni emendamenti siano stati ritirati, ne rimangono altri estremamente pericolosi in discussione; tra di essi:

Art. 3, comma 1 – potere sostitutivo alle Regioni e non ai Ministeri
Emendamento 3.1 Tomassini, Bianconi, Carrara, Asciutti – In caso di inadempienza non provvedono i Ministeri, ma la Regione.
Il potere sostitutivo passa dallo Stato, cioè dai Ministeri alle Regioni; di fatto si tratta di una regionalizzazione delle Facoltà di Medicina

Art. 2 – l’emendamento 2.2 Cursi, Camarzio, Totaro prevede che un edificio oggi a prevalente attività assistenziale divenga tutto vincolato a attività assistenziale.
Questo emendamento prevede perciò un passaggio di immobili che vedono una prevalenza dell’attività assistenziale svolta in essi a una totale attività assistenziale, non tenendo conto di attività didattiche eventualmente svolte in essi.

Art. 5 bis – Personale, organizzazioni sindacali: negli emendamenti proposti (5.02 e 5.03) si propone che sia materia di contrattazione l’applicazione di quanto previsto dagli articoli 5 e 6 della 517 (ricordo che tali articoli normano le attribuzioni di funzioni al personale docente universitario, la programmazione dei ruoli etc..).
In sostanza si fornisce alle organizzazioni sindacali il potere di sostituirsi al Rettore.

Si discute infine su nuove modalità della nomina del Direttore generale con il rischio di vedere posta in discussione il ruolo del Rettore in tale nomina

Fortunatamente alcuni emendamenti sono stati ritirati. Alcuni di essi di fatto avrebbero determinato lo scorporo del triennio clinico della Facoltà di Medicina.

A tale proposito, il Sig. Ministro ha proposto di dedicare un incontro con il C.U.N. appositamente dedicato alle problematiche della Facoltà di Medicina


AUGUSTO PALOMBINI MEMBRO DEL CNR, ITABC
Le discipline mediche e l'attività di ricerca a confronto
Dal mio punto di vista di non addetto ai lavori (sono stato per 4 anni segretario dell'Adi, ho esperienza di politica della ricerca ma non in campo medico), il provvedimento di cui discutiamo sembra frutto della coincidenza fra la presa di consapevolezza di una peculiarità e la mancata presa di consapevolezza di un'altra peculiarità.
In primo luogo vi è la presa di consapevolezza della peculiarità delle discipline mediche nel panorama universitario, per quanto riguarda responsabilità degli operatori e delicatezza dei meccanismi di interazione fra formazione e attività professionale (è indicativa, in questo senso, la recente rivendicazione degli specializzandi
delle Scuole di Medicina). In altre parole non è ragionevole continuare a considerare le discipline mediche negli identici termini di qualunque altra facoltà, e il disegno di legge sembra partire in questa ottica.
Ciò che però manca, ed è sorprendente che tale aspetto non sia normato, è la consapevolezza di un'altra peculiarità, cioè quella dell'attività di ricerca (con tutte le sue esigenze e caratteristiche) rispetto al normale esercizio della professione. Un medico ricercatore e docente ha evidentemente delle modalità di espletamento del proprio lavoro diverse rispetto a un collega, e tale peculiarità non può essere ignorata in un Paese che riconosca alla ricerca il valore sociale che le sarebbe dovuto. Questo aspetto e' di particolare rilievo in un Paese in cui il mercato del lavoro pubblico e privato non da' segni di consapevolezza di tale valore. La ricerca non si difende solo chiedendo finanziamenti e assunzioni ma mostrando di apprezzarne e valorizzarne i frutti: da 10
anni si attendono i decreti attuativi della legge 210 per la valorizzazione dei titoli post-laurea nella Pubblica Amministrazione, il che dà l'impressione che tale Amministrazione non sia cosi' ansiosa di usufruirne. L'Impresa italiana, dal canto suo, reclama finanziamenti alla ricerca ma a propria volta investe in ricerca un terzo degli stanziamenti complessivi a fronte di due terzi pubblici, esattamente all'opposto di quanto accade all'estero. La difesa dell'importanza della ricerca in Italia, quando c'e', appare spesso come una pura battaglia di principio e non una reale consapevolezza del valore sociale dell'operato e delle competenze di chi esplora, a beneficio della Comunità tutta, l'universo dell'ignoto.


LEOPOLDO PAGLIANI SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN CARDIOLOGIA
L'alta formazione medica specialistica
Specializzandi italiani: stato dell'arte

Attualmente circa 25000 “Medici Specializzandi ” prestano assistenza presso il Servizio Sanitario Nazionale senza tutele contrattuali e a fronte di una formazione scarsa e inadeguata, a differenza dei colleghi europei i cui diritti e doveri sono sanciti già da più di un decennio.
Il Dlgs 368/99 avrebbe dovuto avviare un processo di adeguamento dell’iter formativo italiano agli standard europei, a partire dalla normativa di recepimento della direttiva europea sulla libera circolazione dei medici ed il reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati e titoli.
L’Italia è, infatti, l’unico Paese della Comunità Europea, dove il medico specializzando è considerato da un lato ancora come uno studente (titolare di una borsa di studio, afferente all’Università alla quale paga le tasse, senza però tutele circa maternità, malattia, etc.), dall’altro come un Medico esercente un servizio di pubblica utilità a tutti gli effetti, spesso sostitutivo del personale di ruolo, ma quasi sempre portato a svolgere queste funzioni senza preliminare adeguata formazione e, cosa grave, senza reali tutele medico-legali sancite anche da rapporti chiari con l’Azienda presso cui presta servizio. La legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), introducendo il contratto di formazione specialistica, prevede che ai medici specializzandi venga applicato un contratto di formazione specialistica e la trasformazione del rapporto di lavoro a partire dall’anno accademico 2006-2007. Grazie quindi alle normative della legge finanziaria 2006 e all’avvenuta trasformazione dello stato giuridico dei medici specializzandi, per altro non più retribuiti mediante assegnazione di borse di studio, ma in virtù di contratti di lavoro subordinati, si realizza un diverso riconoscimento delle prestazioni professionali dei medici specializzandi.
Il Governo ha accolto l’ordine del giorno G/1183/14/12 della 12° Commissione permanente (Igiene e Sanità) del Senato, con cui la Commissione impegnava il Governo ad utilizzare le risorse finanziarie già stanziate per regolamentare la situazione dei medici specializzandi.
La circolare ministeriale del 31 ottobre 2006 prot. 4149, emanata in attuazione del DLgs 368/1999, modificato dalla legge 266/2005, ha previsto la stipula di un contratto di formazione specialistica.
Il Ministero dell’Università e della Ricerca, di concerto con i Ministeri della Salute, dell’Economia, delle Finanze, del Lavoro, della Previdenza Sociale, sentita la Conferenza Stato Regioni, ha avviato da mesi l’iter per la pubblicazione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, che dovrebbero portare all’attuazione del contratto, ma, a tutt’oggi, non vi sono garanzie né notizie certe circa i tempi che porteranno alla conclusione di tale iter.
Per tali ragioni, in data 2 Marzo e 2-3-4 Aprile 2007 si sono svolte le prime giornate di mobilitazione nazionale dei medici in formazione specialistica, promosse da Federspecializzandi.
Il giorno 8 Marzo il Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi ha firmato, su proposta del Ministro dell’Università e Ricerca, on Fabio Mussi, il decreto che determina il trattamento economico dei medici che svolgono formazione specialistica (I DPCM).
A questo punto il Governo si è “nuovamente impegnato” a risolvere le suddette questioni in modo da arrivare all’approvazione definitiva del contratto alla Conferenza Stato Regioni del 18 Aprile 2007.
La Conferenza ha dato parere favorevole sullo schema di contratto di formazione specialistica dei medici, a meno di tre emendamenti che vorrebbero rendere l’attività dei medici specializzandi sostitutiva del personale di ruolo stabilendo anche un orario di lavoro superiore a quello del personale strutturato, senza indicare nemmeno in che misura.
FederSpecializzandi - l’associazione nazionale che lega tutte le rappresentanze delle varie sedi universitarie- ha chiesto quindi al Governo di respingere gli emendamenti proposti dalle regioni, riportando il contratto alla formulazione originaria, realmente coerente con le finalità formative dell’attività dei medici specializzandi. In data 24 Aprile il Governo, rappresentato dal Ministro per gli affari Regionali, Linda Lanzillotta, il Ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi e il Sottosegretario all’Università e alla Ricerca, Luciano Modica, ha incontrato a Palazzo Chigi una delegazione di FederSpecializzandi per chiarire i contenuti del parere formulato dalla Conferenza Stato-Regioni sui punti sopra controversi.
In relazione alla possibilità di essere sostitutivi del medico strutturato, è stata affermata la necessità che il contratto debba essere coerente con i contenuti del DLgs 368/99, per cui “lo specializzando non è in nessun modo sostitutivo del personale di ruolo”.
Inoltre, in relazione all’orario di lavoro, che il DLgs. 368/99 fissa pari a quello dei medici strutturati, è stato concordato che “eventuali impegni maggiori possono essere stabiliti in conformità a specifici accordi aziendali” purchè retribuiti.
Infine il Ministro Mussi si è impegnato a far uscire entro Giugno 2007 il II DPCM, che garantirà la firma del contratto. Federspecializzandi ritiene molto importanti le dichiarazioni rilanciate dal Governo e aspetta con la consueta attenzione l’uscita definitiva della bozza di contratto di formazione specialistica. Va comunque rilevato, che l’obiettivo per il quale tutte le parti in causa devono lavorare è raggiungere la firma di un contratto di formazione specialistica coerente con il DLgs 368/99, e fino a quando ciò non verrà realizzato, un’eventuale nuova mobilitazione “ad oltranza” dei medici in formazione specialistica appare come realtà concreta.


PASQUALE AVITTO DELEGATO NAZIONALE CIPUR PER I PROBLEMI DEI POLICLINICI UNIVERSITARI
Policlinici: la loro "trasformazione" un duro colpo all'autonomia delle università
E’ indispensabile una breve carrellata sulle vicende del Policlinico Umberto 1° di Roma, iniziate sin dal 1995, per rendersi conto con un minimo di consapevolezza del danno che le Università vanno subendo nella trasformazione dei Policlinici in Aziende Universitarie Ospedaliere e della evidente regia che tende a fare scomparire, invece di valorizzare con opportuni adeguamenti, questo importante contributo che la Università ha saputo dare alla Sanità Pubblica del Bel Paese.
Nel 1995 la Regione Lazio stabilì, che dalla remunerazione complessiva del Policlinico venivano detratti gli oneri del personale universitario adibito alla assistenza tranne la parte riferibile a “didattica e ricerca “ valutati, forfetariamente, pari al 33% e vengono aggiunti gli oneri ex art.31 del DPR 761 del 68.
Da ciò derivò l'inizio del dissesto finanziario e quindi del degrado progressivo dell'Umberto 1° che sfociò in un sequestro giudiziario “concordato” nonché in un finanziamento della Bindi di circa 200 miliardi, mai effettivamente realizzato per le finalità per le quali era stato programmato, ma invece fondamentalmente utilizzato nel DL di D'Alema del 1999, che decretava la trasformazione del Policlinico a gestione diretta in Azienda con autonoma personalità giuridica di diritto pubblico, il cui Direttore Generale era nominato dal Rettore d'intesa con la Regione. A differenza della costituzione dell'Azienda S. Andrea, con riferimento alla quale il Direttore Generale era nominato dalla Regione, d'intesa con il Rettore: tale Decreto è tuttora vigente e risulta in evidente conflitto con la legge 517 del 1999. Tale “coesistenza” determina una situazione giuridica e finanziaria estremamente caotica e conflittuale in quanto per l'Università la gestione del Policlinico è autonoma, mentre per la Regione è dell'Università, che ha nominato una serie di Direttori Generali che comunque hanno determinato un deficit mostruoso che nessuno vuole ripianare.
In questo contesto la Regione Lazio, con gravi deficit regionali, condivide un piano di ristrutturazione preparato dall’attuale Direttore Generale, pari a 800 milioni di euro. A questo punto scatta la operazione mediatica dell'Espresso con il Policlinico “inferno”, nel quale rubavano gli occhi ai morti e pagavano 172 fantasmi e chi più ne ha più ne metta. Primo colpo di forbice sui Primari dell’Umberto 1° e al Policlinico niente risparmi. Da qui nuova infornata di consulenti e all’Umberto1°, guarda caso, un altro caso di legionella. Saltano le ristrutturazioni e si persegue senza mezzi termini l’obiettivo della 517 di eliminare di fatto i Policlinici.
E la telenovela continuerà, in un modo o nell’altro, fino alla approvazione del disegno n. 1334 a firma di Turco/Mussi di operativamente eliminare i Policlinici Universitari trasformandoli in Aziende Ospedaliere Universitarie con lo scorporo di fatto della Facoltà di Medicina dall'Università e con la perdita della autonomia dell'Università stessa.
Da questa breve storia del Policlinico Umberto 1°, deriva l'AVITTO pensiero, che mi consentirete di enunciare, tenuto conto dell’essere il sottoscritto immeritatamente membro del comitato di gestione del Policlinico e del Consiglio di Amministrazione dell’Università La Sapienza: la storia di Roma è stata e sarà la storia d'Italia.
Dopo anni di lotta sindacale con il C.I.P.U.R. e di lotta accademica nella Facoltà di Medicina di Roma posso serenamente mettermi da parte, puntigliosamente ribadendo che i Policlinici Universitari a gestione diretta sono e dovrebbero restare una realtà, così come è stato sancito dal Consiglio di Stato nella Sentenza n. 5544 del 2000: “ … i Policlinici Universitari non sono equiparabili alle Aziende Ospedaliere in quanto mentre queste sono dotate di personalità giuridica pubblica il Policlinico universitario di cui all'art. 4, comma 5 del DLgs 502 del 1992 é azienda dell'Università parte integrata della stessa sia pure dotata di autonomia organizzativa, gestionale, patrimoniale e contabile secondo le modalità fissate dallo Statuto dell'Università di appartenenza ...”.
Purtroppo le volontà politiche iniziate da Zecchino e dalla Bindi rappresentano il prologo della telenovela; al Ministero della Sanità affidavano il finanziamento della Sanità Universitaria; ora assistiamo all'epilogo del disegno di legge Turco/Mussi che se approvato annullerà i principi della autonomia universitaria garantita dalla Costituzione e più volte ribadita dalla Corte Costituzionale.
Ovviamente il Policlinico Umberto 1° demonizzato e sacrificato sarà ripagato con il piano di ristrutturazione i cui finanziamenti saranno garantiti da mutui sulle proprietà demaniali passate alle Università e quindi alle Aziende Ospedaliere/Universitarie.
Per salvaguardare almeno il ricordo di quanto i Policlinici hanno significato, prendo con piacere atto che il C.I.P.U.R. ha fatto propri i seguenti punti da me proposti:
1°- difesa della autonomia della Università garantita dalla Costituzione;
2°-difesa della Facoltà di Medicina, parte integrante della Università con la autonomia delle
valutazioni meritocratiche per gli affidamenti dei compiti assistenziali compenetrati e inscindibili dai compiti istituzionali di didattica, formazione e ricerca scientifica,
3°-nomina, nelle Aziende Ospedaliere Universitarie, del Direttore Generale da parte del Rettore, d'intesa con la Regione, sentito il parere della Facoltà di Medicina.

ROSA DANIELA GREMBIALE
Le indennità aggiuntive del D.L. 517/99
L’ articolo 6 comma 1 del D.L. 517/99 prevede, per l'attività assistenziale svolta dai Docenti della Facoltà di Medicina, oltre al trattamento economico erogato dall’università: “… a) un trattamento aggiuntivo graduato in relazione alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico; b) un trattamento aggiuntivo graduato in relazione ai risultati ottenuti nell’attività assistenziale e gestionale, valutati secondo parametri di efficacia, appropriatezza ed efficienza, nonché all’efficacia nella realizzazione della integrazione tra attività assistenziale, didattica e di ricerca.”
Si è arrivati finalmente a riconoscere e, pertanto a retribuire, il particolare ruolo che il personale medico universitario svolge all’interno delle strutture sanitarie. Un successo rispetto alla proposta retributiva a cui fa riferimento l'art. 102 del D.P.R. 382/80 e l'articolo 31 della L.761 (legge De Maria), in base alla quale il trattamento percepito dal personale medico universitario deve essere di tipo equiparativo e pertanto, la determinazione e la quantificazione delle prestazioni assistenziali viene erogata in base alla corresponsione degli emolumenti percepiti dal personale del SSN di pari funzioni, mansioni e anzianità. Se da un verso ciò ha comportato per i Docenti clinici universitari la garanzia di avere un trattamento corrispondente a quello dei dirigenti del S.S.N., man mano che per effetto degli anni o della progressione di carriera lo stipendio universitario diveniva più consistente, si verificava una automatica e progressiva riduzione della componente economica a carico dell’Azienda Ospedaliera e l’attività assistenziale prestata veniva retribuita prevalentemente dall’amministrazione universitaria.
Lo spirito della legge 517/99 deve essere pertanto visto in termini nettamente positivi.
Per comprendere se la nostra amministrazione ha applicato in maniera corretta il D.L. 517/99 ho riportato di seguito la struttura che contribuisce a determinare il trattamento economico del personale medico ospedaliero con i codici CINECA relativi alle indennità aggiuntive.
La struttura della retribuzione del dirigente medico ospedaliero si compone di un TRATTAMENTO FONDAMENTALE composto da : a) stipendio tabellare; b) indennità integrativa speciale; c) retribuzione individuale di anzianità, ove acquisita; d) indennità di specificità medica; e) retribuzione di posizione minima - di parte fissa e variabile; f) Assegno personale; e da un TRATTAMENTO ACCESSORIO composto da 1) retribuzione di posizione - parte variabile sulla base della graduazione delle funzioni, ove spettante; 2) retribuzione di risultato ; 3) retribuzione legata alle particolari condizioni di lavoro, ove spettante. 4) specifico trattamento economico, ove spettante quale assegno personale; 5) indennità di incarico di direzione di struttura complessa;.

Che cosa dobbiamo percepire come indennità aggiuntive secondo il D.L. 517/99?
Il trattamento economico tabellare non è oggetto di confronto alcuno fra le due componenti; pertanto ciascuna componente (universitaria e ospedaliera) riceve quello stabilito dal proprio ordinamento giuridico, così come per l’ Indennità Integrativa Speciale e la R.I.A. Per quanto riguarda le indennità aggiuntive quelle che devono essere erogate al personale medico universitario sono le seguenti
• Posizione fissa contrattuale (05391)
• Posizione variabile contrattuale (05394)
• Posizione variabile "aziendale“ (05285)
• Indennità di Specificità Medica (05760)
La posizione fissa contrattuale e la posizione variabile contrattuale sono diventate a far data 01.01.2004 posizione unificata (05445). Anche la Retribuzione di Risultato connessa ad obiettivi assistenziali comuni, deve essere corrisposta secondo le stesse regole, limiti e condizioni economiche, per entrambe le componenti. Inoltre, deve essere riconosciuta, anche la Indennità di Struttura Complessa (05355), la indennità di sostituzione di direttore di struttura complessa e la indennità dovuta ai titolari di Programmi.
Sono altresì da riconoscere, indipendentemente dall'ordinamento giuridico di appartenenza, le ulteriori indennità collegate all'assunzione dell'incarico aziendale, quali, l’Indennità di Esclusività di Rapporto (05282) e le maggiorazioni per responsabilità di dipartimento nei valori definiti dai CCNL Sanità e a livello aziendale, per il personale ospedaliero. Sono da riconoscere eventuali altri compensi legati alle particolari condizioni di lavoro, ove spettanti (es. reperibilità, turno notturno e/o festivo, ecc.), negli importi riconosciuti dai contratti collettivi.
A seguito dell’accordo relativo al II° biennio contrattuale, disposto dal CCNL 3.11.2005, sono stati conglobate nella retribuzione tabellare, alcune quote: e, precisamente, la quota di 446,69 euro (dalla posizione) e quella di 95,79 euro (dal risultato).
In tal modo, queste due quote, per complessivi 542,28 euro, se non conteggiate anche per il personale medico universitario, comporterebbero, per loro, un danno economico in egual misura .
Inoltre, l'applicazione letterale senza correttivi dell’art. 6 comma 1 della legge 517/99 e l’interpretazione in termini restrittivi del comma 2 " i trattamenti aggiuntivi sono erogati nei limiti delle risorse da attribuire ai sensi dell'art.102 del DPR 382/80", (monte finanziario della legge De Maria) ha determinato a livello locale numerosi problemi che, dove la legge è stata applicata come nell’Ateneo “Magna Græcia” di Catanzaro, ha penalizzato soprattutto i più giovani, la categoria peggio retribuita, proprio perché le indennità aggiuntive variano in rapporto all’anzianità di servizio e sono pertanto più basse all’inizio della carriera. Ciò ha provocato una chiara violazione della disciplina del rapporto del pubblico impiego che individua come “divieto di reformatio in peius” il trattamento economico. Come CIPUR di Catanzaro abbiamo chiesto ed ottenuto che ci venisse riconosciuta oltre all’Indennità di Specificità Medica, l’assegno ad personam per coloro che avevano avuto decurtazione stipendiale. A nostro avviso, la tutela per i giovani ricercatori confermati è ottenuta solo con il pagamento, aggiuntivo, della indennità di specificità medica, della posizione unificata, delle quote conglobate della posizione (446,69 euro) e del risultato (95,79 euro) e, per la quota necessaria, dell’incremento tabellare contrattuale ospedaliero (293,90 euro, per il contratto 2002-2005). Infine, per rendere applicabile l'art. 6 senza penalizzare i livelli stipendiali universitari più bassi e per prevenire ulteriori contenziosi giudiziari, occorre superare per via legislativa i limiti economici ed i vincoli attualmente imposti.
Purtroppo l’attuale disegno di legge 1334 (Turco-Mussi) tendente fortemente a posizionare la Facoltà di Medicina sempre di più all’interno del Sistema Sanitario Nazionale, cerca di riportare il principio della parità del trattamento economico ai ruoli del SSN, per cui occorre:
1. Affermare fortemente che il personale delle Facoltà di Medicina non può che rimanere nell'Università che ha logiche ed esigenze diverse da quelle di un normale ospedale.
2. Nelle Aziende Ospedaliero Universitarie funzionanti sul territorio nazionale il Personale Docente Universitario, pur essendo provvisto di uno specifico stato giuridico, esplica l’attività assistenziale nell’ambito di contratti collettivi nazionali di lavoro, come indicato dagli art. 5 e 6 del DLgs 517/99, ma non può essere assimilato al personale medico contrattualizzato.


PASQUALE SANTE'
Appello ai Presidi delle Facoltà di Medicina
Innanzitutto mi sento in dovere di ringraziare il Presidente Mangione e l'ex-Presidente Manzini i quali, pur non essendo di Medicina, hanno con caparbieta' voluto rendersi conto dei suoi problemi tanto da decidere di organizzare il presente convegno.
Vorrei inizialmente sottolineare alcuni aspetti preliminari dell'Atto Senato n. 1334-Interventi per il settore sanitario e universitario, piu' che entrarne nei dettagli gia' oggetto di esame da parte di altri relatori. Tale iniziativa legislativa e' partita per volonta' del governo nelle persone dei ministri Turco e Mussi ed ha avuto un iter particolarmente rapido, ma, soprattutto, assai poco pubblicizzato (quanti dei Docenti di Medicina ne erano a conoscenza?). Il perche' e' chiarito candidamente nella premessa al disegno di legge: " . Con riferimento al
Policlinico "Umberto I" .sono stati individuati i presupposti indispensabili per il trasferimento di proprieta' e la concessione in uso gratuito degli immobili appartenenti allo Stato, attualmente concessi in uso alle universita', dall'Agenzia del demanio alle universita' statali per le facolta' di medicina e chirurgia (per la successiva concessione in uso gratuito alle aziende ospedaliero-universitarie); la norma riveste particolare urgenza e indifferibilita', in quanto indispensabile per poter consentire le ristrutturazioni necessarie". Si tratta quindi innanzitutto del Policlinico Umberto I, dove alla fine si dovranno "consentire le ristrutturazioni necessarie" (per svariati milioni di euro), mentre l'"urgenza e indifferibilita'" traggono origine da una serie di inchieste giornalistiche che sono giunte al punto di dipingere alla stregua di delinquenti i Docenti di Medicina (si e' parlato addirittura di cornee trafugate). Mi domando allora, da cittadino: e' accettabile che si tenti di risolvere problemi di delicatezza estrema quali quelli della salute pubblica e della formazione dei medici, giustificando la fretta e l'assenza totale di coinvolgimento dei diretti interessati per quanto presentato, con enfasi assai sospetta, dai mezzi di informazione? Va a questo punto ricordato un po' a tutti che il servizio sanitario nazionale italiano e' il secondo al mondo, dopo quello francese, e che cio' e' sancito dall'Organizzazione Mondiale della Sanita'. A tale risultato di assoluto prestigio contribuisce in misura determinante la medicina universitaria attraverso le aziende ospedaliero-universitarie gia' operanti che sono anche "centri di ricerca per l'erogazione di attivita' sanitarie di alta specialita' di eccellenza a rilievo nazionale ed internazionale", mentre i mezzi di informazione parlano in continuazione di malasanita' (causata da carenze delle strutture ed organizzative) confondendola volutamente con la "malpractice" (questa sia causata da errori medici) e ignorando che oltre il 90% dei medici accusati
viene totalmente scagionato. Abbiamo pertanto il dovere, in quanto Docenti universitari di Medicina, di fare tutto il possibile perche' tali elevati standard non abbiano a calare sia per quanto riguarda l'assistenza, che per
quanto riguarda la formazione dei medici, degli specialisti e del personale delle professioni sanitarie (anche questa di particolare importanza). Qualcuno ha chiesto di evitare "lotte tra tribu' ospedalieri-universitari".
Lungi da me una tale idea (da circa trent'anni lavoro con piena soddisfazione a fianco di Colleghi ospedalieri), ma alcune cose andrebbero dette. Una "marmellata" indistinta porterebbe ad uno scadimento sia delle medicina universitaria che della salute pubblica, mentre una avveduta integrazione che tenesse conto delle diverse
caratteristiche degli uni e degli altri apporterebbe di sicuro grandi benefici. Ne' andrebbero ignorate le questioni legate allo stato giuridico dei Docenti universitari di Medicina, dipendenti dello Stato, i quali, per quanto previsto dall'Atto Senato in questione, dovrebbero svolgere lo stesso numero di ore dei Colleghi ospedalieri, ricevendone lo stesso compenso. Tale disposizione non tiene conto del fatto che essi sono tenuti a svolgere non solo attivita' assistenziale, ma anche didattica e di ricerca, e che pertanto si renderebbe necessario prevedere un compenso aggiuntivo per
l'assistenza extra eventualmente erogata, una volta che con l'espletamento delle attivita' istituzionali giungessero a completare l'orario di servizio concordato. Altro aspetto molto grave reputo quello concernente la rappresentanza sindacale che, per quanto riguarda l'attivita' assistenziale dei Docenti di Medicina, viene delegata -esclusivamente- ai sindacati ospedalieri firmatari del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto sanita'. Cio' porterebbe, voglio credere come effetto indesiderato, alla progressiva scomparsa dei sindacati universitari autonomi dalle Facolta' di Medicina. E' fondamentale che su questo punto questi ultimi siano molto determinati nel pretendere che anch'essi abbiano il diritto, per quanto riguarda le problematiche assistenziali, di partecipare alle trattative con i vertici aziendali. Mi sembra che tutte le perplessita' di cui sopra vadano adeguatamente, e urgentemente, rappresentate ai Presidi di Medicina perche' se ne facciano interpreti nelle sedi opportune.

VINCENZO SURACI
Mancata pensionabilità dell'assegno aggiuntivo di tempo pieno
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 78 del 1994, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale, relativa all’art. 39 del D. P. R. 11.7.1980, n. 382, nella parte in cui non prevede la pensionabilità dell’assegno aggiuntivo dovuto ai professori universitari che hanno optato per il regime a tempo pieno.
Secondo la Corte la manifesta incongruenza o irragionevolezza, in questo caso, deve escludersi perché l’assegno aggiuntivo aveva preso il posto dell’assegno speciale, previsto dall’art. 12 del decreto-legge n. 580 del 1973, che pure non era pensionabile e perché una differenziazione, assai rilevante, tra i professori a tempo pieno e quelli a tempo definito è assicurata, anche ai fini pensionistici, dalla maggiorazione del 40 % prevista dal D. P. R. n. 382.

La motivazione è stata che la norma non determina un vulnus all’art. 38 della Costituzione, dal momento che detta disciplina fornisce, pure ai fini del trattamento di quiescenza, una tutela sufficiente – anche se perfettibile – dell’opzione per il regime di tempo pieno.
Per tale motivo un intervento della Corte risulterebbe invasivo della sfera riservata alle valutazioni discrezionali del legislatore, al quale spetta, eventualmente, una nuova ponderazione della materia.
Cosa comporta la situazione attuale ?
Nonostante la natura retributiva e, più esattamente, il carattere del normale trattamento economico di questa indennità, l’I. N. P. D. A. P. , con la sua circolare n. 1 del 25.1.2005, ha ribadito la non computabilità di questa indennità nella quota A del trattamento pensionistico.
Ciò significa che, per la parte antecedente la data del 31.12.1992 (compresi gli eventuali periodi riscattati), tale indennità non viene (per nulla) valutata ai fini pensionistici, né, oltre tutto, viene considerata nel Trattamento di Fine Servizio.
Quindi, poiché dal 1.1.1996 si pagano i contributi su tutti gli emolumenti percepiti, ciò ha rilevanza solo sulle quote B 1 e B 2 del trattamento pensionistico che si riferiscono, rispettivamente, al quinquennio 1993-1997 (B 1) ed agli ultimi dieci anni (B 2).
E’ a tutti noto che, specialmente per i docenti che hanno accumulato tutta, o la maggior parte, dell’anzianità contributiva dei 40 anni, prima del 31.12.1992, tali quote hanno un’incidenza nulla o molto limitata.
Al contrario, l’ I. N. P. D. A. P., con la nota operativa n. 45 del 28.12.2005, ha determinato di considerare pensionabili, in quanto fisse e ripetitive, tutte le indennità del nuovo contratto della dirigenza medica (con esclusione, soltanto, delle indennità di risultato, di quella di sostituzione e di quella legata a particolari condizioni di lavoro).
Altri pubblici dipendenti, inoltre, hanno ottenuto la piena pensionabilità di alcune indennità, precedentemente non pensionabili nella quota A, attraverso una norma contrattuale oppure, più semplicemente, mediante il loro conglobamento nello stipendio tabellare.
Come sanare una situazione tanto lesiva del nostro trattamento pensionistico e di fine servizio ?
E’ necessaria una norma di legge, nell’ambito di un provvedimento sulle pensioni oppure dell’adeguamento atteso, dopo venti anni, di questa indennità.
I nostri sindacati dei professori universitari (C. I. P. U. R., C. N. U. ed U. S. P. U. R.) hanno presentato, insieme, una richiesta al Ministro dell’ Università per ottenere, con l’incremento di almeno l’ 80 % dell’assegno aggiuntivo di tempo pieno universitario anche la sua piena pensionabilità.

ANDREA LENZI PRESIDENTE DEL CUN
Il "nuovo CUN" per la difesa di un'Università di qualità
Il Presidente del CUN, prof. Andrea Lenzi, ha in primo luogo ringraziato il CIPUR per il consenso dato alla propria candidatura quale rappresentante dei prof. di I fascia al CUN per l’Area 06 nell’occasione delle recenti elezioni del rinnovo del CUN.
Ha quindi illustrato sinteticamente i lavori svolti dal “nuovo CUN” nei primi mesi della sua attività.
Tra i documenti prodotti dal Consiglio Universitario Nazionale ha ricordato quelli su dottorato di ricerca, ANVUR, FFO, regolamento al concorso a ricercatore, individuazione di nuove aggregazioni di settori scientifico-disciplinari (macrosettori) e infine quello relativo al Documento di Programmazione Economico-Finanziaria 2008-12, di prossima approvazione da parte del Consiglio dei Ministri.
Ha sottolineato come, in coerenza con gli orientamenti già assunti, il CUN è impegnato a difendere una visione dell’Università quale infrastruttura strategica per il nostro Paese e come un tale orientamento richieda un intervento urgente e non procrastinabile a salvaguardia di un’Università di qualità, motore della ricerca e dell’innovazione, capace di intrecciare efficienza, qualità formativa e accesso ad un numero sempre più alto di soggetti.
Ha auspicato che vengano incentivati i risultati innovativi e di cambiamento, a positivo impatto anche economico-finanziario, derivanti da approcci di programmazione-valutazione; che vengano valorizzati i risultati di internazionalizzazione, premiati i risultati positivi di sperimentazione di programmi di formazione permanente, incentivati i risultati di sperimentazione di nuovi modelli di governance, da valutare sul piano dell’efficienza, dell’efficacia e dell’economicità delle soluzioni adottate .
Inoltre ha espresso la propria soddisfazione per lo spirito di collaborazione che si è stabilito con il Ministro dell’Università, a cominciare dalle modifiche suggerite sul regolamento per i concorsi di ricercatore e in parte recepite dal Sig. Ministro.
Il prof. Lenzi ha infine ribadito di prestare la massima attenzione ai DL attualmente in discussione nelle sedi parlamentari e che vedono coinvolta la Facoltà di Medicina, impegnandosi nella difesa del mantenimento ed alla valorizzazione della Facoltà di Medicina all’interno del sistema universitario

Documento conclusivo del Convegno CIPUR su
"Medicina Universitaria e Salute Pubblica"
________

Il Convegno C.I.P.U.R. si è trovato a dare ampio spazio ad osservazioni e pareri sul DDL n.1334 “Interventi per il settore sanitario e universitario”, di iniziativa governativa ed a firma dei ministri Mussi e Turco, in quei giorni all’esame delle Commissioni del Senato 7.a e 12.a in seduta comune, senza consultazioni né comunicazioni preventive di alcun tipo.
Rinviando commenti e relazioni al n. 53 di “Università Oggi” in corso di stampa oltre che alla rubrica “C.I.P.U.R. Medicina” sul sito www.cipur.it, il Convegno ha unanimamente ribadito, posizione da sempre portata avanti da C.I.P.U.R., la naturale appartenenza della ricerca e della didattica medica al Sistema Universitario Nazionale.
Sono state espresse perplessità e preoccupazione, che il C.I.P.U.R. fa proprie, su molti dei contenuti del citato disegno di legge ed in particolare su alcuni degli emendamenti.
Si evidenzia, pertanto, il bisogno di una ferma azione che vada nella direzione di una forte
- difesa dell’autonomia dell’Università garantita dalla Costituzione;
- difesa della Facoltà di medicina, parte integrante dell’Università con l’autonomia delle valutazioni meritocratiche per gli affidamenti dei compiti assistenziali compenetrati e inscindibili dai compiti istituzionali di didattica, formazione e ricerca scientifica;
oltre ad indicare che
- nelle Aziende Ospedaliere Universitarie il Direttore Generale deve essere nominato dal Rettore, d'intesa con la Regione, sentito il parere della Facoltà di Medicina.
Si auspica che Rettori e Presidi delle Facoltà di Medicina vorranno farsi interpreti di tali problematiche nelle sedi competenti e porre la questione ad un aperto dibattito nel contesto del Sistema Universitario Nazionale e del mondo politico.
Ciò al fine di
- meglio tutelare l'autonomia delle Aziende ex-Policlinici,
- prevenire futuri tentativi di scorporo delle Facoltà di Medicina dalle Università
- prevenire ogni tentativo di reintrodurre un trattamento economico "perequativo", al posto di quello "aggiuntivo" peggiorando (invece di migliorare) l'applicazione del D. Lgs. 517/99.

Padova, 8 giugno 2007

Il Presidente Nazionale
Prof. Vittorio Mangione

 

CIPUR
Segreteria Nazionale – Via Tilli, 58 06127 Perugia
Tel 075.5008753.50 Fax 075.5008851 e-mail cipur@tin.i
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