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Intervento in fase di approvazione da parte dell'interessato
CONVEGNO
NAZIONALE
Medicina Universitaria e Salute Pubblica
Padova, 8 giugno 2007 - Aula Magna del
Collegio Morgagni
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Nel
Convegno si è parlato di Medicina Universitaria
e Salute Pubblica. Si noti bene, non sanità pubblica,
termine che tende ad evocare più il servizio e
come questo viene organizzato, bensì si è
voluto il termine che indica il fine ultimo di tale servizio,
cioè il mantenere in buona salute i cittadini.
E i cittadini non solo di oggi, ma anche quelli di domani,
il che si consegue attraverso la ricerca, la quale porta
a pratiche mediche sempre più avanzate, e programmando
e mantenendo un adeguato, continuo flusso di medici formati
nelle strutture universitarie. |
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Perché
la struttura in cui si forma la classe medica e paramedica
non può che essere universitaria, caratterizzata
dal continuo avanzamento delle conoscenze, attraverso la
ricerca e la sperimentazione, non da una semplice trasmissione
di conoscenze acquisite, il che si renderebbe inevitabile
in strutture in cui la preoccupazione verso l’ottimizzazione
delle risorse in termini meramente assistenziali predomina,
come ben insegna l’esperienza. Né, peraltro,
può essere una struttura senza assistenza, la medicina
non è teoria, ma pratica al capezzale del malato,
questo è ovvio anche ad un profano come chi scrive. |
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In questi giorni è ancora in
corso in commissione al Senato la discussione del Disegno
di legge 1334, “Interventi per il settore sanitario
e universitario”, d’iniziativa dei ministri
dei due dicasteri interessati, Turco e Mussi. L’idea
di base del progetto in sé è lodevole, prevedendo
tempi definiti per l’istituzione delle aziende ospedaliero-universitarie.
Così pure, non c’è dubbio che sia
opportuna l’idea di definire correttamente i rapporti
fra Università e SSN, che attualmente sono spesso
caratterizzati da poca chiarezza e da difformità
anche gravi sul piano territoriale. Però, dato
che queste aziende hanno come ovvi compiti, per quanto
detto più sopra, nell’ordine la ricerca,
la didattica e l’assistenza, intimamente e inscidibilmente
collegate fra loro, forse il termine aziende universitarie-ospedaliere
sarebbe suonato meglio.
Suscita però preoccupazione più del Disegno
di legge, che già in se è ben lungi dall’essere
perfetto, il suo modo di procedere nell’iter in
commissione, il vedere presentati emendamenti che mal
si legano con l’impostazione di fondo del provvedimento,
in alcuni casi evidentemente dettati da pregiudizi, dato
non è elegante parlare di interessi di parte. Vero
è, peraltro, che alcuni emendamenti, fra quelli
che francamente sembravano fra i più deleteri,
sono stati ritirati da parte dei presentatori, altri,
sempre secondo chi scrive di contenuto negativo, hanno
avuto pareri contrari da parte della Commissione Bilancio
ed incontreranno quantomeno gravi difficoltà. Quindi
il sentimento che sembra corretto è la preoccupazione,
ma non il panico.
Consideriamo, ora, che si tratta di due settori, università
e sanità, che sono stati spesso additati all’opinione
pubblica come causa di spese fuori controllo o non motivate,
accuse in molti casi montate ad arte ed in altri mai dimostrate,
mentre invece entrambi i settori sono senza dubbio sottofinanziati
o malfinanziati; l’ultimo articolo del Disegno di
legge richiama con grave preoccupazione altri nefasti
tentativi legislativi del passato: “Dall’attuazione
delle disposizioni della presente legge non devono derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”
Il timore che nasce è che sia un altro tentativo
di fare le nozze con i fichi secchi, a costo zero. Purtroppo,
invece, è ormai ben noto che il “valore aggiunto”
di una qualsiasi riforma è di norma proporzionale
all’investimento fatto. E da questa impostazione
da politica della lesina nasce l’altra perla del
Disegno di legge, apparsa come emendamento del Relatore:
l’equiparazione economica fra personale ospedaliero
e universitario. Forse chi l’ha ideata aveva una
buona idea, elevare le retribuzioni dei molti universitari
che in troppe parti d’Italia si sognano, specie
all’inizio di carriera, le retribuzioni del personale
medico ospedaliero; ma è in sé un assurdo:
la proposta nasce dal non aver ancora chiaro che il personale
medico universitario ha in più la responsabilità
di assicurare, come propri compiti istituzionali, anche
ricerca e didattica. E da molto tempo la Corte Costituzionale
ha stabilito che la retribuzione deve essere proporzionale
alla quantità e qualità del lavoro svolto.
Paolo Manzini
Comitato Scientifico e Comitato Organizzatore
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VITTORIO
MANGIONE
Saluto del Presidente Nazionale CIPUR |
Buongiorno e benvenuti
a tutti voi che spero mi permettiate di rivolgere un sentito
ringraziamento al Comitato Organizzatore di questo Convegno,
in particolare al Prof. Paolo Manzini, Vice Presidente vicario
del C.I.P.U.R., per l’ottimo lavoro fatto, oltre che all’ESU
per l’ospitalità accordataci in questa bellissima
Aula Magna ed alla Università di Padova per la collaborazione.
La vostra partecipazione, insieme alla nostra iniziativa, mostra
la volontà del mondo universitario per un sistematico
esame della problematiche che lo caratterizzano. Fatto da sottolineare
specie in un contesto che vede l’Università portata
a paradigma nel Paese per malcostume e malfunzionamento. Come
non esternare la preoccupazione ed il disagio per l’immagine
punitiva che si continua a proporre per l’Università.
Il fatto è che le proposte che elaboriamo, come ora stiamo
facendo, per migliorare il Sistema universitario nazionale e
per farlo stare al passo della dinamica che caratterizza gli
analoghi sistemi europei ed internazionali, sono sistematicamente
ignorate dai media. Di più. La campagna mediatica, ancora
in atto, tende a criminalizzare la docenza universitaria oltre
che a configurarla come unica responsabile del malfunzionamento
del sistema universitario. Ciò in vistosa contraddizione
con la esaltazione, fatta dai medesimi detrattori di professione
della docenza, della probabilmente a loro poco nota ricerca
scientifica, che viene in modo fuorviante presentata staccata
dal contesto che la produce, quasi fosse entità a sé
stante autogenerantesi ed il cui progredire fosse separabile
dalla umiliata, demotivata e maltrattata docenza, vera e preponderante
artefice della ricerca del Paese.
Assolutamente lecito il sospetto di una più che consapevole
regia finalizzata alla creazione di alibi al non intervento
governativo e parlamentare oltre che alla liceità di
interventi punitivi, che tutti conosciamo e subiamo, nei riguardi
della Docenza Universitaria.
E’ un processo in atto da tempo, oggi particolarmente
acuito, che vede principali artefici gli Esecutivi ed i Parlamenti
che si sono susseguiti, incapaci di intervenire in modo organico
sui bisogni legislativi del sistema universitario.
Molte certamente le responsabilità dell’Accademia,
che non si intende certo sminuire, ma ci si indichi un settore
del Paese che non abbia, esaltati, i problemi del Sistema Universitario
Nazionale.
Come poi non osservare che da 25 anni forze politiche, esecutivi
e parlamenti non sono stati capaci di legiferare in modo adeguato,
peggiorando lo stato del sistema con interventi settoriali e
parziali e che, fatto questo particolarmente grave ed allarmante,
le leggi promulgate non vengono applicate o sono stravolte nella
loro applicazione: la non applicazione di norme vigenti o il
loro stravolgimento sono divenuti esercizi inaccettabili ma
ormai abituali che aggravano lo stato del sistema.
La L. 230: Questa legge non piace al Ministro; e allora non
la applichiamo! O meglio, la si applica, la non si applica o
la si distorce a piacimento!
Chiamate dirette
A proposito della delicata questione delle chiamate dirette,
il Ministro ha rinviato al CUN le chiamate dirette per le quali
era stato espresso parere negativo, con invito al loro riesame
alla luce di una interpretazione ministeriale della L. 230 inizialmente
fornita da uno studio legale privato romano. Una nuova autostrada
per il reclutamento totalmente al di fuori dell’iter concorsuale
è fatta.
Delega ad un Ministro per norme di reclutamento e blocco dei
CONCORSI
La L 230 prevede il reclutamento dei ricercatori fino al 2013
e mette ad esaurimento il ruolo dei ricercatori? Si dà
delega ad un Ministro per la fissazione di ulteriori meccanismi
di reclutamento per i soli Ricercatori, si introduce la terza
fascia, si bloccano le prove comparative per ordinari ed associati
previste per giugno;
120 ore frontali
Nell’abituale e demoralizzante contesto dello stravolgimento
delle leggi esistenti, non sono accettabili, e potranno essere
oggetto di contenzioso legale da parte del C.I.P.U.R., le trovate
di vari S.A. e Rettori (che noi con non grande attenzione eleggiamo)
tutti protesi a trovare arzigogoli per fornire interpretazioni
tutte fatte in casa della L. 230/05 per estendere a tutta la
docenza l’obbligo delle 120 ore frontali, in vistosa contraddizione
con la volontà del Parlamento che la ha redatta ed approvata.
L. n. 448 del 23/12/98 e adeguamento
stipendiale
Stiamo subendo il vessatorio
intervento effettuato sull’adeguamento della retribuzione
di cui alla Finanziaria per il 2007 ed oltre a ciò l’adeguamento
viene liquidato in date incredibili, dal settembre al gennaio
febbraio dell’anno successivo, con danni tutti e contenziosi
per chi va in quiescenza prima di avere ricevuto l’adeguamento.
Ma la 448/98 nel caso di inadempienza entro il 30 aprile da
parte del Consiglio dei ministri ad emettere il DPCM, prevede
l’obbligo da parte dei rettori a liquidare il quantum
dovuto l’anno precedente e procedere poi ai conguagli
del caso. I Rettori ignorano ciò e si rifiutano di applicare
la legge. Il C.I.P.U.R. ricorrerà al TAR Lazio.
Si potrebbe veramente continuare molto ma molto a lungo, ma
non è questa la sede adatta.
Ma andiamo, per concludere, al tema del convegno che è
“Medicina Universitaria e salute pubblica”. La campagna
mediatica non ha certo risparmiato l’Area medica della
Università. Anzi, accanto alla ricordata campagna scandalistica
che va ben al di là di una opportuna denuncia di inefficienze,
nepotismi, corruzione, riguardanti l’Area Medica, un ben
voluto e guidato filone dei media si è specializzato
contro i Policlinici.
Accanto ad un dialogo da sempre non equilibrato fra Ministero
della Sanità e MUR e fra Università e Regioni,
che ha sempre visto sacrificato l’aspetto clinico fornito
dalle Università, vi sono oramai normative (DL 517/99)
che configurano la soppressione dei medesimi Policlinici e la
considerazione di un’unica tipologia di strutture sanitarie:
non può vedersi in ciò, se il problema si dipanasse
su queste linee fino alle estreme conseguenze, che un ulteriore
colpo a tutto il sistema universitario nazionale ed in particolare
al permanere della attuale configurazione della facoltà
di medicina nel contesto del sistema stesso.
Non tranquillizzano progetti di legge, in avanzato stato di
esame da parte della 7.a e 12.a Commissioni riunite (Disegno
di L 1334 del febbraio 2007-MUSSI-TURCO), e non concordate con
alcuna organizzazione sociale o con l’Università
stessa.
Auspico, sono anzi certo, che nel corso del Convegno adeguata
attenzione sia posta per assumere una posizione chiara in materia
ed in particolare sulla compatibilita’ delle determinazioni
proposte con la configurazione della Facoltà di medicina
nel sistema universitario nazionale.
Il C.I.P.U.R. non può non ribadire con forza la naturale
appartenenza della ricerca e della didattica medica al sistema
universitario nazionale.
Aziende miste e Policlinici corrispondono a modalità
diverse della presenza della medicina universitaria nel contesto
del SSN. Entrambe vanno ottimizzati e corretti laddove ve ne
fosse bisogno.
Al mondo medico universitario una raccomandazione;
già più volte le caratteristiche proprie della
medicina collegata all’assistenza hanno portato a grandemente
influenzare la configurazione dello stato giuridico dell’intera
Università con la creazione di schemi assolutamente non
funzionali, né dal punto di vista didattico che scientifico,
al complesso delle altre Aree: la vecchia triade “Primario,
Aiuto, Assistente” ha portato alla infausta nascita delle
fasce in un unico ruolo, ma che unico non è, divenute,
come spesso accade in questo Paese ed insieme al ruolo dei Ricercatori,
sacche di ghettizzazione e di mero esercizio di potere da parte
della fascia apicale.
Ecco, e termino augurando buon lavoro, è auspicabile
che fra l’Area medica e le altre Aree si instauri una
maggiore interazione ed un dialogo permanente finalizzati alla
realizzazione di proposte condivise capaci di ottimizzare la
configurazione di quella che deve continuare ad essere la casa
comune a tutte le Aree e che va gelosamente preservata e fatta
crescere nel modo più funzionale possibile: la Università
italiana.
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IL MAGNIFICO RETTORE VINCENZO MILANESI
Le Facoltà di Medicina: una ricchezza
insostituibile per il sistema universitario e per il Paese
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Grazie innanzi tutto per il graditissimo invito.
Ho ascoltato con molto interesse la relazione introduttiva del
Prof. Mangione e mi trovo in sintonia su molti punti di essa,
a cominciare dalla rilevazione della violenza dell’attacco
mediatico, con l’intensificazione degli ultimi anni e non
solo degli ultimi mesi e devo dire che qualche sospetto lo lascia:
nulla accade a caso. Mi è capitato di esprimere considerazioni
di questo tipo in sedi sia pubbliche che private: in sede pubblica
nell’ultima relazione per l’inaugurazione dell’anno
accademico a Padova, e possono testimoniare i colleghi di Padova
qui presenti, con il Ministro seduto davanti. Non ho potuto non
esprimere il profondo disagio, ma dovrei dire disgusto, per una
campagna di delegittimazione del sistema pubblico dell’Università
in Italia che, ripeto, fa pensare che ci sia qualche interesse
a delegittimare le istituzioni pubbliche di ricerca e di formazione
superiore, perché così, magari, si avvantaggia qualche
istituzione privata. Qualcuno ci ha insegnato che a pensare male
si fa peccato ma forse la si imbrocca, quindi qualche sospetto
può essere legittimo. Questa campagna mediatica condiziona
l’atteggiamento di buona parte dell’opinione pubblica,
che assiste a trasmissioni televisive o legge determinati articoli
sui quotidiani, soprattutto su quelli importanti: sembra si stia
diffondendo la sindrome del cinese della vecchia battuta, che
quando torna a casa bastona la moglie pur senza un apparente motivo;
ma il cinese è convinto che, anche se lui non sa precisamente
perché, la moglie lo sa benissimo… È un atteggiamento
che dobbiamo rifiutare, perché certamente ci sarà
qualche “moglie di cinese” che merita di essere bastonata,
così come ci sono situazioni non tollerabili in molti atenei,
anche in molte Facoltà di medicina, e queste vanno evidenziate
e sanzionate ai diversi livelli. Non certo a quelli a cui ci auguriamo
di non dover arrivare, ai livelli giudiziari, ma ai livelli che
l’agenzia di valutazione del sistema oggi ci consente di
individuare. Speriamo che questa venga composta come deve essere
composta e che funzioni come dovrà funzionare: la speranza
è l’ultima a morire, ma anche qui qualche preoccupazione
c’è. Teniamola vivissima, non viva, questa speranza!
Qualche preoccupazione c’è, e su questo non ho alcuna
difficoltà, ripeto, a convergere con le osservazioni che
faceva il Presidente. Credo che dobbiamo agire il più possibile
al nostro interno, per quanto gli strumenti a disposizione anche
dei Rettori su questo piano non siano adeguati. Il tema della
governance è assolutamente centrale, di questo sono arciconvinto.
Credo che debba essere fatto ogni sforzo al nostro interno proprio
per togliere alibi a chi ci accusa. Questo credo che sia l’obbiettivo
che dobbiamo perseguire, non solo perché la cosa ha una
valenza etico-politica evidente, ma anche perché rischia
di accadere quello che scherzosamente possiamo dire essere espresso
dal bigliettino dietro alla cassa delle botteghe di provincia:
“Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”.
Questo è un po’ quello che è successo e sta
succedendo, e la generalizzazione nell’accusa che porta
alla delegittimazione è un fatto assolutamente da respingere.
Da respingere motivando le ragioni: c’è nell’università
italiana uno sforzo e una volontà di restare al livello
internazionale competitivo, riuscendoci in molti casi, nonostante
tutto. Sono stato in Finlandia la settimana scorsa a una riunione
dei Rettori del gruppo di Coimbra e in Finlandia l’investimento
sul PIL per la ricerca e l’innovazione è del 3.5%.
Facciamo i conti e vediamo le differenze. L’ho detto anche
in altre occasioni, e ripeto che ne sono veramente convinto, che,
tenendo conto dell’inadeguatezza degli strumenti di governo
dei sistemi e, soprattutto, a monte, della carenza di finanziamenti
adeguati, ciò che fanno gli universitari in Italia ha del
miracoloso. Riuscire ad essere competitivi in molte università,
in molti settori nonostante questi handicap è veramente
un qualcosa che ci fa onore, nonostante tutti i problemi che le
università italiane hanno e che conosciamo e che non dobbiamo
nascondere buttando la polvere sotto il tappeto.. La delegittimazione
del sistema è assolutamente inaccettabile. E’ un
autolesionismo masochista che, ripeto, il sistema universitario
non può accettare; a meno che non ci sia, come dicevo un
attimo fa, un disegno pernicioso per il Paese con intenzioni di
altro genere.
Su molte altre cose è intervenuto il Presidente Mangione
e io non voglio farvi perdere molto tempo. Sono assolutamente
d’accordo con lui che le leggi vanno applicate: o si cambiano
radicalmente, o vanno applicate oppure si interviene per introdurre
cambiamenti di normative tali da rendere applicabili le leggi.
Il tema degli adeguamenti stipendiali è un tema drammatico.
Non esiste in alcun comparto del settore pubblico, per usare un
termine sindacale, una situazione analoga a quella che viviamo
ormai da sei anni nelle nostre università. Decisioni derivanti
da normative nazionali, da contratti collettivi di lavoro, che
scaricano oneri pesanti dell’ordine di grandezza di svariati
milioni di euro sui bilanci di ciascun ateneo. Ecco, questo meccanismo
è stato studiato esattamente per strangolare i bilanci
delle università. Non nascondo che il non aver rispettato
da parte di non poche sedi, purtroppo, il limite del 90% sia una
responsabilità degli atenei. Appartengo ad un ateneo che
è largamente al di sotto di questo limite per scelte che
sono costate, perché sono stati tanti i colleghi che sono
venuti a tirare la giacchetta anche del Rettore dicendo: “Nell’università
X bandiscono tanti posti, perché noi qui no?”. Io
non potevo fare altro che rispondere: “Perché il
nostro bilancio ci consente di bandire fino a questa soglia, di
più no!”. E siamo al 76 e qualcosa rispetto al 90%
e siamo riusciti a mettere in pareggio il bilancio anche nella
previsione di quest’anno, pur calcolando una media di aumenti
del 3%, anche se quest’anno è qualcosa di più.
Noi dunque non abbiamo problemi a pagare questi adeguamenti stipendiali,
per un esercizio virtuoso dell’autonomia che, peraltro,
non viene riconosciuto nelle sedi in cui si decidono i criteri
di assegnazione del Fondo di Finanziamento Ordinario. E anche
questo va detto, però, altrimenti si rischia, come si dice
a Napoli, che qualche ateneo - forse è un’espressione
che non andrebbe usata nell’austero ambiente accademico
- finisce per essere “cornuto e mazziato”; in Veneto
si dice “becco e bastonato”, ma il concetto è
sempre quello. L’esercizio responsabile dell’autonomia
non viene riconosciuto, non viene premiato. Su questo, io credo,
dovremmo creare un’alleanza tra componenti del sistema universitario
che hanno a cuore il sistema universitario, al di là dell’appartenenza
a sigle sindacali, al di là dello svolgimento di ruoli
istituzionali.
La legge 230 appartiene a quelle leggi che, giustamente diceva
il Presidente Mangione, essendo leggi dello Stato, o le si cambia
o vanno rispettate. Penso che di quella legge, che è stata
oggetto di tante discussioni, alcune parti siano decisamente da
riformare, ma determinate altre debbano essere attuate. Io faccio
parte, in rappresentanza della CRUI assieme ad un altro collega,
della Commissione ministeriale che deve dare il parere per l’emanazione
dei decreti attuativi della legge 230. La Commissione, presieduta
dal Capo di Gabinetto, ormai non si riunisce più da sei
mesi, esattamente perché c’è una scelta politica.
Essendo stato tra coloro che su alcuni aspetti di questa legge,
principalmente sul tema della terza fascia dei ricercatori universitari,
ha espresso insieme ai colleghi della CRUI una posizione molto
critica, non vedo perché la parte iniziale, i primi articoli
della legge, quelli che prevedono la delega al ministro per l’emanazione
dei bandi per le procedure concorsuali, non debbano essere attuati.
Questo è veramente inaccettabile: se si vuole cambiare
la legge, la si cambi. C’è il Parlamento, ci sono
gli strumenti per cambiarla. Se però si teme di non avere
la maggioranza parlamentare per cambiarla... Capisco lo stupore
del Prof. Mangione, che è anche quello di molti di noi,
di vedere che fa notizia il fatto che un Governo non sia caduto,
è veramente singolare. Ma comunque siamo un Paese singolare.
Sul regolamento, che è in fase di discussione, per il reclutamento
dei ricercatori, la CRUI, come del resto il CUN , ha dato un parere
critico, con suggerimenti emendativi abbastanza puntuali, che
ci auguriamo siano accolti anche se, dobbiamo dircelo, non è
che il vecchio sistema di reclutamento dei ricercatori abbia sempre
dato buona prova, anzi! Ripeto, l’esigenza di intervenire
con provvedimenti normativi adeguati a rendere davvero più
facile il reclutamento di giovani di qualità è qualcosa
che va portato avanti. Naturalmente non deve essere costruito
un meccanismo com’era la primissima versione della bozza
di regolamento per il reclutamento, che, tuttavia, mi pare di
aver capito che andrà al Consiglio di Stato per il parere
abbastanza emendata rispetto alla prima versione e vedremo cosa
verrà fuori. In ogni caso mi pare di aver colto, discutendo
al Ministero e parlandone anche in sede di CRUI con altri colleghi,
che si è insistito nel sottolineare il carattere sperimentale
di questa forma di reclutamento. Speriamo che in Italia, sempre
per via di quelle singolarità di cui sopra, non succeda
ancora una volta che non vi sia nulla di più definitivo
del provvisorio; ma dobbiamo cercare, almeno per quanto sta in
noi, di fare in modo che il provvisorio resti provvisorio e, se
dà buona prova di sé, lo si renda definitivo, altrimenti
lo si cambi. Il tema dei settori scientifico disciplinari è
un tema estremamente delicato. Io devo dire con molta franchezza,
l’ho detto anche durante l’inaugurazione dell’anno
accademico, che trovo frutto anch’esso della singolarità
del nostro Paese il fatto che ci siano 370 settori scientifico
disciplinari, quando in tutto il resto del mondo civile non superano
i 100. O da una parte o dall’altra qualcosa che non funziona
ci deve essere. Non sto dicendo che abbiamo sempre torto noi,
poiché non appartengo alla categoria di coloro che ritengono
sempre che l’erba, o la logica attuata nel Paese vicino,
sia più verde o sia migliore. Però una riflessione
sui 370 settori scientifico disciplinari va fatta. Comunque è
un tema delicato. Però, ripeto, risulta difficile tenere
in piedi settori scientifico disciplinari con pochissimi docenti,
anche se va presidiata la specificità di determinate discipline.
Il tema di oggi, e concludo rapidamente, è dedicato all’analisi
delle complesse, importantissime problematiche del rapporto tra
Servizio Sanitario Nazionale e Facoltà Mediche. Anche qui,
sono assolutamente d’accordo, sarebbe un errore gravissimo
dare spazio alle tentazioni di scorporo dell’area della
medicina clinica, ma anche della medicina così detta preclinica,
che ormai è sempre più strettamente intersecata
con quella clinica, tentazioni che sono peraltro serpeggianti.
Credo che sarebbe un gravissimo errore perché il ruolo
della medicina universitaria (non lo dico per la prima volta in
questa occasione, i colleghi padovani me lo hanno sentito ripetere
tante volte!) è un ruolo assolutamente insostituibile nel
Paese, un ruolo assolutamente vitale. Senza la medicina universitaria
non c’è avanzamento nelle conoscenze, non c’è
medicina di avanguardia, clinica, terapia, chirurgia di avanguardia.
Su questo credo dobbiamo essere assolutamente fermi. Le Facoltà
di medicina sono una ricchezza per il sistema universitario così
come lo sono per il sistema Paese. Detto questo, sul tema della
legge in discussione, non sono grado di farne una lettura critica
approfondita, ma credo che parta da una esigenza: quella di rimettere
sotto controllo la situazione in università che hanno policlinici
a gestione diretta totalmente fuori controllo come bilancio e
come gestione. Non so se le soluzioni intraviste siano quelle
corrette, credo però che anche di questi problemi ci si
debba far carico, come sistema universitario e come sistema paese.
Non sono in grado, ovviamente, di dare nessuna soluzione “prêt
a porter”, però, certamente, credo che la scommessa
da vincere sia quella delle nuove Aziende Integrate, ed è
una scommessa difficile. È una scommessa difficile perché
richiede un radicale cambiamento di mentalità e di atteggiamento
da entrambe le parti. Ho sempre scherzosamente dichiarato che
è ora di superare la mentalità dello scontro tra
tribù: la tribù degli ospedalieri e la tribù
degli universitari. Superare questa mentalità è
indispensabile ed è la pregiudiziale per poter vincere
la scommessa della creazione di Aziende Integrate che diano davvero
più spazio a quello a cui c’è da dare più
spazio, cioè integrazione reale tra gli aspetti didattico
scientifici e quelli assistenziali. Sono la caratteristica delle
Aziende Integrate, se non c’è questa è inutile
che ci parliamo addosso, perché diciamo sciocchezze o ci
illudiamo creando dei miti che sono pericolosi o che rischiano
di diventarlo. Detto questo, ripeto, il mio auspicio è
che da tutte le sedi, compreso questo incontro, questo Convegno,
del quale mi compiaccio vivamente con il CIPUR e con i colleghi
padovani che hanno contribuito alla sua realizzazione, parta il
messaggio che è necessario procedere viribus unitis: dobbiamo
cioè evitare, il più possibile, di dare spazio eccessivo
alle pur necessarie contrapposizioni dialettiche. La democrazia
è il confronto e quindi è la dialettica di posizioni
diverse. Le divisioni però spesso rischiano di essere o
di tipo corporativo o di tipo geopolitico; l’Italia è
lunga e molto diversa e non sempre – da questo punto di
vista - le diversità sono una ricchezza; in questo caso,
forse, proprio no. Dobbiamo costruire una posizione che faccia
riferimento ad alcuni criteri che vorrei dire valori di fondo;
senza questi perderemo, credo, la bussola. Vi ringrazio per l’attenzione
e vi auguro buon lavoro.
| DOTT.
ADRIANO CESTRONE
Direttore dell ' Azienda Ospedaliera di Padova |
Il
dr. Adriano Cestrone interviene sul tema del Convegno “
La medicina universitaria e la salute pubblica” sottolineando
quanto già detto dal Prof. Milanesi ovvero che se si realizza
in modo adeguato il modello delle Aziende Integrate Ospedale-Università,
si può dare una risposta seria, concreta ed adeguata ai
bisogni del Paese potendo così raggiungere l’obiettivo
di una medicina d’avanguardia.
Sottolinea come il rapporto dell’Azienda Ospedaliera con
l’Università e si riferisce in particolar modo alla
facoltà di Medicina e Chirurgia, per il particolare legame
che le unisce, sia importante sia per la formazione che è
uno dei compiti istituzionali nell’Università sia
per la ricerca che rappresenta il motore di una sanità
d’avanguardia e al passo con i Paesi più avanzati.
Questi due ambiti che finora rientravano tra i compiti istituzionali
dell’Università, ora, in una visione moderna di un’Azienda
integrata Ospedale- Università, devono diventare patrimonio
dell’Azienda Integrata.
Evidenzia, infatti, che laddove l’area universitaria presenti
delle eccellenze queste siano il frutto di un’ottima ricerca,
didattica e assistenza espressione della massima integrazione
tra Ospedale e Università.
Sostiene come l’assistenza, la didattica e la ricerca meritino
la massima attenzione anche da parte della Regione che deve promuoverne
e stimolarne lo sviluppo.
Al riguardo la Regione Veneto ha previsto l’adeguamento
stipendiale dei ricercatori perché l’investimento
nel settore dei giovani aiuta la ricerca ed evita di doversi rivolgere
all’estero.
Dall’altro canto esprime la necessità che anche l’Università
si faccia carico del problema assistenziale ottenendo così
una medicina in un’Azienda integrata che potrà competere
anche con i Paesi economicamente più avanzati. Per esempio
gli Stati Uniti d’America invidiano il nostro Sistema Sanitario
Nazionale grazie al quale possiamo disporre di un interland e
di una casistica molto ampia.
Conclude affermando che è davvero importante razionalizzare
bene le risorse a partire dai fondi stanziati dalla Regione Veneto
per la ricerca tenendo conto dei grossi filoni di ricerca, evitando
di distribuire le risorse a disposizione in modo irrazionale e
tenendo conto delle differenze esistenti tra le varie Regioni,
evitando, così, di scaricare sull’Università
o sulla Sanità il deficit frutto di cattive gestioni locali.
|
IL
DELEGATO NAZIONALE CIPUR MEDICINA AURELIO VITTORIA
La nascita delle Aziende Integrate preludio all'ospedalizzazione
della Facoltà di Medicina |
Nella
fase finale dell’organizzazione (una settimana prima) del
nostro Convegno di Padova “Medicina Universitaria e Salute
Pubblica”, è letteralmente piombato sulla scena questo
progetto di Decreto Legge 1334, del quale si vociferava da qualche
settimana, di difficile reperibilità anche attraverso i
canali elettronici istituzionali e che non era stato reso noto
all’opinione pubblica e agli addetti ai lavori, nel fondato
timore di suscitare le proteste dell’Accademia, o quantomeno
dei settori più illuminati delle Facoltà Mediche
Italiane.
Il Progetto di Legge, e soprattutto alcuni emendamenti presentati
nelle due Commissioni (la 5°, 7° e 12°) sono inaccettabili
in quanto sembrano rappresentare l’atto conclusivo dell’Ospedalizzazione
della Facoltà di Medicina.
Il Legislatore, dopo una premessa che affronta la spinosa questione
dei policlinici a gestione autonoma ed in particolare il Policlinico
Umberto I di Roma, prevede il trasferimento degli immobili di
proprietà dello Stato, attualmente in uso alle Università
al Servizio Sanitario Nazionale allo scopo, si dice, di provvedere
alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Non si capisce perché
la manutenzione possa essere possibile solo dopo il trasferimento
al Servizio Sanitario Nazionale, che certamente non ha acquisito
particolari titoli di merito gestionali. Forse si crede davvero
che un semplice trasferimento di costi da un Ministero all’altro
rappresenti, di per sé, un risparmio per lo Stato? I termini
sono perentori (entro sei mesi) e nel caso non si siano costituite
le Aziende Integrate si procederà con la nomina di un commissario
ad acta. In caso di inadempienza si trasferisce
alla Regione il potere di costituire le nuove Aziende Integrate,
realizzando un potere locale che non può che danneggiare
le Facoltà di Medicina (emendamento 3.1). La “missione”
che la Legge affida a queste Aziende Ospedaliere Universitarie
è quella dell’adozione di misure di controllo e gestione
del rischio clinico, incluso il rischio di infezioni nosocomiali,
nonché il monitoraggio degli errori e degli eventi avversi
connessi a procedure diagnostiche e terapeutiche.. omissis”.
Non si contesta certo la necessità di prevedere la gestione
ed il controllo del rischio clinico (governance), ma forse sarebbe
stato opportuno, se non indispensabile, prevedere che un’Azienda
Ospedaliera Universitaria debba perseguire i compiti didattico
e scientifici indissolubilmente legati all’assistenza che
caratterizza lo stato giuridico dei Docenti Universitari. Sembra
tra l’altro che si ignori che la “governance”
clinica presuppone la predisposizione di una conoscenza approfondita
della “customer satisfaction”, sulla quale basare,
pro parte, le valutazioni delle nuove Aziende Integrate. I locali
che il MIUR cede al Servizio Sanitario devono essere impiegati
a scopo assistenziale, in coerenza con i compiti prevalenti della
nuova Azienda, che ovviamente avrà la possibilità
di impiegare gli spazi didattici, le biblioteche, i laboratori
e le attrezzature acquisite a scopo scientifico solo per scopi
assistenziali (emendamento 2.2)
Il Direttore Generale è nominato dalla regione, acquisito
il parere del Rettore dell'Università, e non più
d’intesa con il Rettore, garante dello stato giuridico del
personale universitario, come previsto dalla Legge vigente: questo
emendamento è chiaramente volto ad accrescere il potere
dell’Assessore Regionale nella scelta di questo organo fondamentale
dell’Azienda.
Gli emendamenti 5.02 e 5.03 prevedono la partecipazione delle
rappresentative sindacali ospedaliere all’applicazione dell’Art.5
(conferimento degli incarichi di funzione al personale docente)
e dell’Art.6 (trattamento economico aggiuntivo al personale
universitario): di fatto condizionano il potere del Magnifico
Rettore, e i rappresentanti sindacali universitari dove sono?
Gli emendamenti 1.7 e 1.9 prevedono che entro trenta giorni dall’entrata
in vigore della Legge il personale socio-sanitario e tecnico-amministrativo
universitario funzionalmente assegnato alle Aziende di riferimento
delle Facoltà di Medicina deve esprimere l’opzione
per passare ai ruoli del Servizio Sanitario e quindi passa a far
parte della pianta organica dell’Azienda. In pratica viene
drasticamente ridotto il personale tecnico-amministrativo sanitario
universitario del contingente assegnato all’Azienda al momento
della sua costituzione.
L’emendamento 1.8 presentato dalla Senatrice Binetti (relatore)
prevede che il trattamento economico debba essere parificato a
quello previsto dai contratti collettivi di lavoro dei Dirigenti
Medici dipendenti dal Servizio sanitario nazionale: “…
viene assunto come riferimento il principio della parità
del trattamento economico da assicurare alla dirigenza medica,
sanitaria, tecnica e amministrativa, nonché al restante
personale a parità di funzioni svolte, indipendentemente
dalla rispettiva appartenenza ai ruoli del Servizio sanitario
nazionale e dell'università”. I protocolli d'intesa
università-regioni prevedono le forme e le modalità
di accesso dei dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale,
impegnati in attività didattica, ai fondi di ateneo di
cui all'articolo 4, comma 2, della legge 19 ottobre 1999, n. 370.
Anche in questo caso il Legislatore sembra ignorare che la finanziaria
2006 ha drasticamente ridotto, del 30%, l’adeguamento ISTAT
dovuto ai Docenti Universitari (personale non contrattualizzato),
da anni vengono tagliati i fondi di finanziamento alla Ricerca
Interuniversitaria Nazionale (-38% nell’ultima assegnazione
del PRIN), si pretende che i risparmi realizzati con l’imposizione
del tetto di spesa al 90% (oltre 100 milioni di €) siano
restituiti al Ministero dell’Università e Ricerca,
eppure si trovano i fondi per la gestione del rischio clinico
(200.000 € per il 2007 + 800.000 € per il biennio 2008/2009),
e si impone di finanziare i Dirigenti Medici del SSN, personale
privo di esperienza didattica, reclutato secondo criteri esclusivamente
“politici”, non certo dopo un giudizio motivato di
Commissioni Qualificate legalmente costituite ed imposto “ope
legis”, con provvedimento commissariale alle Strutture Didattiche
delle Facoltà Mediche. Ma sul versante del MIUR si insiste
ad imporre Commissioni altamente qualificate, addirittura con
commissari provenienti dalla Comunità Europea per reclutare
un Ricercatore Universitario, che oltre ad essere inserito nel
mondo Accademico in età avanzata (circa 40 anni) percepisce
emolumenti stipendiali che sono circa la metà di quelli
di un pari grado dipendente dal Servizio Sanitario Nazionale!
Ma vi è di più se si esamina l’emendamento
1.10, che tra l’altro recita testualmente nel modo seguente.
I protocolli d'intesa assicurano che l'orario di lavoro del personale
di cui all'articolo 5, comma 1, sia pari a quello stabilito per
il personale dirigente del Servizio Sanitario Nazionale, aumentato
di tre ore settimanali, e comunque comprensivo dei doveri istituzionali
di didattica e di ricerca.
Dopo circa 7 anni dall’entrata in vigore della 517/99 che
aveva abolito il sistema, perverso, del pari trattamento del personale
Docente Universitario e di quello Dipendente del Servizio Sanitario
Nazionale, che in pratica aveva permesso al Ministero della Salute
di disporre di personale altamente qualificato a cifre progressivamente
minori in base al meccanismo, perverso, per cui gli incrementi
stipendiali annuali, adeguati ai dati ISTAT relativi al costo
della vita, permettevano di riassorbire il differenziale tra le
due figure professionali, continuando peraltro a pretendere un
impegno orario che è circa 6 volte (1800 ore annuali) più
gravoso di quello che qualsiasi Docente Universitario è
obbligato ad osservare nelle altre Facoltà (350 ore). La
presente Proposta di Legge prevede per il personale universitario
la corresponsione quale Indennità Aggiuntiva quella di
Posizione (identificata come posizione unificata nel contratto
di lavoro vigente) senza nulla dire a proposito della quota, consistente
(446 € lordi mensili + 120 € lordi mensili, prima facenti
parte rispettivamente di Indennità di Posizione e di Risultato)
ovvero “quota conglobata” (passata nel Tabellare dei
Dirigenti Medici del SSN): questo è stato un autentico
scippo di oltre 6.000 € annuali a ciascun Docente Universitario.
Si riconosce però l’Indennità di Risultato
che attualmente si aggira per contratto a 1245 € annuali
(100 € lorde mensili!) ma si badi bene, non a chi raggiunge
risultati eccellenti didattici e scientifici ma solo quelli derivanti
“dall'attività scientifica traslazionale” ovvero,
se interpretiamo in modo corretto l’insolito neologismo,
quelli dai quali deriva un vantaggio formativo per l’Azienda;
si pretende addirittura che l’Organo d’Indirizzo dell’Azienda
(del quale fa parte anche il Preside di Facoltà) decida
i criteri di valutazione in base ai quali assegnare ai singoli
cifre così cospicue! Quanto sopra viene corrisposto al
Personale Docente Universitario che è obbligato ad osservare
l’identico orario di lavoro del Dirigente Medico del SSN
+ 3 ore che nella visione, certo lungimirante, del Legislatore
dovrebbero essere dedicati alla Didattica e alla Ricerca (sic!).
Francamente non riusciamo a capire la logica, che pure ci deve
essere, sottesa all’affermazione del comma 4 sopra citato
che per comodità e chiarezza di lettura riportiamo qui
di seguito: 4. I protocolli d'intesa assicurano che l'orario di
lavoro del personale di cui all'articolo 5, comma 1, sia pari
a quello stabilito per il personale dirigente del Servizio sanitario
nazionale, aumentato di tre ore settimanali, e comunque comprensivo
dei doveri istituzionali di didattica e di ricerca.
In conclusione questa Legge 1334 nasce allo scopo di regolamentare
meglio i rapporti tra Servizio Sanitario Nazionale e Facoltà
di Medicina ma è gravemente inadempiente nei confronti
del personale universitario in generale ed in particolare delle
esigenze didattiche e scientifiche dei Docenti Universitari, che
rischiano di essere fortemente penalizzate. Dopo anni, anzi decenni,
di immobilismo, di provvedimenti parziali, di promesse mancate
la Facoltà di Medicina viene di fatto costretta a rinunciare
alla sua libertà di ricerca, ahimè sempre più
ignorata o bistrattata, anche in sede di enunciazioni di principio.
A che serve dolersi della modestia degli investimenti dello Stato
nel settore Ricerca, che sono sempre largamente inferiori all’1%
del PIL, mentre in altri stati europei (la Finlandia) questa percentuale
raggiunge anche il 3.5%, come opportunamente ha ricordato il Magnifico
Rettore di Padova al Convegno di Padova su Medicina Universitaria
e Salute Pubblica. E invece giunto il momento di predisporre le
opportune misure di rivendicazione sindacale, che devono aggiungersi
all’attività di sensibilizzazione continua del Ministro
che il Presidente del CUN (sempre nel corso dello stesso Convegno)
ha posto in essere, ma occorre, anche e soprattutto, preparare
una mobilitazione forte di tutte le componenti delle Facoltà
di Medicina, della Conferenza dei Rettori e di quella dei Presidi,
che invece, almeno in questa fase, sembrano latitanti. Certamente
su questi due aspetti della vicenda della quale ci occupiamo,
soprattutto sull’auspicato risveglio dell’orgoglio
di appartenenza di molti Colleghi delle Facoltà Mediche
e sull’attività dei Presidi di Facoltà è
lecito avanzare forti dubbi: allo stato attuale queste componenti
sembrano riservarci le maggiori delusioni, proprio perché
fortemente ed ingiustificatamente aleatorie.
VITO D'ANDREA
COORDINATORE CONSULTA DI PALAZZO MARINI PER L'UNIVERSITA'
Omologazione e razionalizzazione delle Facoltà di Medicina
|
Ringrazio
la Presidenza del cortese invito rivoltomi ad intervenire sul
disegno di legge n° 1334, recante : “ Interventi per
il settore sanitario e universitario”, attualmente all’esame
delle Commissioni VII e XII del Senato.
A partire dall’anno accademico 2004/2005, sto coordinando
la Consulta di Palazzo Marini per l’Università, costituita
da Docenti Universitari ed avente la finalità di avanzare
proposte e suggerimenti alle Commissioni Istruzione di Camera
e Senato.
La Consulta si riunisce periodicamente a Palazzo Marini, Piazza
S.Silvestro, Roma e tornerà a riunirsi prossimamente per
discutere il disegno di legge n°1334. Invito gli interessati
a prenotarsi per partecipare ai lavori della Consulta, telefonando
ai numeri 06 6760.9702 oppure 349 87.295.87.
Il ddl n°1334 si è reso necessario per consentire il
trasferimento della proprietà degli immobili dall’Agenzia
del Demanio alle Università Statali per le Facoltà
di Medicina e Chirurgia e per consentire la concessione in uso
gratuito degli stessi dalle Università Statali alle Aziende
Ospedaliero-Universitarie. Tale provvedimento legislativo è
indispensabile ed urgente al fine di poter procedere alle ristrutturazioni
degli immobili, sedi delle Facoltà di Medicina e Chirurgia.
L’esempio più clamoroso è quello del Policlinico
Umberto I di Roma.
Nel ddl è stato anche introdotto il comma 3 dell’Art.1
che rinvia ai protocolli d’intesa tra le Regioni e le Università
Statali,da emanare entro 60 giorni, i criteri per la definizione
della struttura delle Aziende Ospedaliero-Universitarie.
Alcuni emendamenti proposti al ddl n°1334 modificano il Decreto
Legislativo n°517/1999 ed in particolare :
1) la nomina del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria
passerebbe dal Rettore al Presidente della Giunta Regionale (
Cursi 1.0.1. – Mussi contrario );
2) il potere sostitutivo passerebbe dallo Stato alle Regioni (
Tomassini 3.1 e 3.2 – Mussi favorevole);
3) le Organizzazioni Sindacali dovrebbero essere convocate per
discutere l’attribuzione degli incarichi dirigenziali (
Cursi 5.0.3 – Mussi favorevole).
Dal testo del ddl e dagli emendamenti presentati emerge un provvedimento
legislativo che favorisce il processo di regionalizzazione e di
aziendalizzazione delle Facoltà di Medicina e Chirurgia.
La missione,le finalità e gli obbiettivi delle Facoltà
di Medicina e Chirurgia sono differenti da quelli degli Ospedali
Regionali, perché nelle prime l’assistenza è
finalizzata alla didattica e alla ricerca, mentre in quest’ultimi
l’assistenza è fine a sé stessa. I docenti
delle Facoltà di Medicina e Chirurgia svolgono i compiti
istituzionali della didattica e della ricerca e si “servono”
dell’assistenza, mentre i medici ospedalieri svolgono il
compito istituzionale dell’assistenza e si “servono”
della didattica e della ricerca.
Facciamo un esempio: un docente di Endocrinologia della Facoltà
di Medicina e Chirurgia studia le Paratiroidi, le piccole ghiandole
endocrine situate dietro alla tiroide. Per studiare le malattie
delle paratiroidi, il docente in questione è responsabile
di una Unità Operativa che dispone di 4 posti letto, 2
uomini e 2 donne. Con un turn over di 7 giorni per posto-letto,
il docente specializzato in Paratiroidi diventerà probabilmente
uno dei massimi esperti internazionali di Paratiroidi, insegnerà
a studenti e specializzandi l’arte della Paratiroidologia
e pubblicherà importanti lavori scientifici sulle malattie
delle paratiroidi. L’assistenza è funzionale alla
didattica e alla ricerca.
Un endocrinologo ospedaliero, invece, non può dedicarsi
esclusivamente allo studio delle Paratiroidi, perché il
suo compito istituzionale è quello di curare tutte le malattie
endocrine applicando i protocolli diagnostico-terapeutici che
egli ha imparato all’Università, aggiornandosi e
leggendo i lavori scientifici pubblicati dai docenti di Endocrinologia.
Certamente la ricerca scientifica è libera e libero ne
è l’insegnamento, per cui anche il medico ospedaliero
può fare didattica e ricerca, ma il suo compito istituzionale
è l’assistenza, mentre il docente non soltanto può
ma “deve” fare didattica e ricerca.
Io credo che negli anni ’90 sia iniziato un processo di
omologazione degli Ospedali e dei Policlinici sedi delle Facoltà
di Medicina e Chirurgia agli Ospedali Regionali che tradisce la
missione e le finalità delle Facoltà di Medicina
e Chirurgia.
Anche questo ddl n°1334 sembra andare nella stessa direzione,
di omologazione e di regionalizzazione delle Facoltà di
Medicina e Chirurgia: auspico una più approfondita discussione
ed una più meditata riflessione sul ddl medesimo ed una
riapertura delle Audizioni Parlamentari.
MARIO
AMORE MEMBRO DEL CUN PER LA II FASCIA AREA 06
I "pericolosi" emendamenti al D.d.L. n. 1334
|
| Il
prof. Amore ha illustrato sinteticamente i lavori svolti dal CUN
eletto nel dicembre scorso.
Si è soffermato in particolare sull’articolato relativo
al Regolamento dei concorsi a ricercatore, per il quale il Ministro
Mussi ha recepito le osservazioni proposte dal CUN.
Nell’illustrare la definizione dei nuovi 79 macrosettori,
ne ha sottolineato la funzionalità relativa esclusivamente
al prossimo bando di concorso a posti di ricercatore.
Il prof. Amore si è soffermato particolarmente sul DL 1334
in discussione a commissioni congiunte (V, VII e XII) in sede
referente al Senato. Nonostante alcuni emendamenti siano stati
ritirati, ne rimangono altri estremamente pericolosi in discussione;
tra di essi:
Art. 3, comma 1 – potere
sostitutivo alle Regioni e non ai Ministeri
Emendamento 3.1 Tomassini, Bianconi, Carrara, Asciutti –
In caso di inadempienza non provvedono i Ministeri, ma la Regione.
Il potere sostitutivo passa dallo Stato, cioè dai Ministeri
alle Regioni; di fatto si tratta di una regionalizzazione delle
Facoltà di Medicina
Art. 2 – l’emendamento
2.2 Cursi, Camarzio, Totaro prevede che un edificio oggi a prevalente
attività assistenziale divenga tutto vincolato a attività
assistenziale.
Questo emendamento prevede perciò un passaggio di immobili
che vedono una prevalenza dell’attività assistenziale
svolta in essi a una totale attività assistenziale, non
tenendo conto di attività didattiche eventualmente svolte
in essi.
Art. 5 bis – Personale, organizzazioni sindacali: negli
emendamenti proposti (5.02 e 5.03) si propone che sia materia
di contrattazione l’applicazione di quanto previsto dagli
articoli 5 e 6 della 517 (ricordo che tali articoli normano le
attribuzioni di funzioni al personale docente universitario, la
programmazione dei ruoli etc..).
In sostanza si fornisce alle organizzazioni sindacali il potere
di sostituirsi al Rettore.
Si discute infine su nuove modalità
della nomina del Direttore generale con il rischio di vedere posta
in discussione il ruolo del Rettore in tale nomina
Fortunatamente alcuni emendamenti
sono stati ritirati. Alcuni di essi di fatto avrebbero determinato
lo scorporo del triennio clinico della Facoltà di Medicina.
A tale proposito, il Sig. Ministro
ha proposto di dedicare un incontro con il C.U.N. appositamente
dedicato alle problematiche della Facoltà di Medicina
|
AUGUSTO
PALOMBINI MEMBRO DEL CNR, ITABC
Le discipline mediche e l'attività di ricerca a confronto
|
Dal
mio punto di vista di non addetto ai lavori (sono stato per 4
anni segretario dell'Adi, ho esperienza di politica della ricerca
ma non in campo medico), il provvedimento di cui discutiamo sembra
frutto della coincidenza fra la presa di consapevolezza di una
peculiarità e la mancata presa di consapevolezza di un'altra
peculiarità.
In primo luogo vi è la presa di consapevolezza della peculiarità
delle discipline mediche nel panorama universitario, per quanto
riguarda responsabilità degli operatori e delicatezza dei
meccanismi di interazione fra formazione e attività professionale
(è indicativa, in questo senso, la recente rivendicazione
degli specializzandi
delle Scuole di Medicina). In altre parole non è ragionevole
continuare a considerare le discipline mediche negli identici
termini di qualunque altra facoltà, e il disegno di legge
sembra partire in questa ottica.
Ciò che però manca, ed è sorprendente che
tale aspetto non sia normato, è la consapevolezza di un'altra
peculiarità, cioè quella dell'attività di
ricerca (con tutte le sue esigenze e caratteristiche) rispetto
al normale esercizio della professione. Un medico ricercatore
e docente ha evidentemente delle modalità di espletamento
del proprio lavoro diverse rispetto a un collega, e tale peculiarità
non può essere ignorata in un Paese che riconosca alla
ricerca il valore sociale che le sarebbe dovuto. Questo aspetto
e' di particolare rilievo in un Paese in cui il mercato del lavoro
pubblico e privato non da' segni di consapevolezza di tale valore.
La ricerca non si difende solo chiedendo finanziamenti e assunzioni
ma mostrando di apprezzarne e valorizzarne i frutti: da 10
anni si attendono i decreti attuativi della legge 210 per la valorizzazione
dei titoli post-laurea nella Pubblica Amministrazione, il che
dà l'impressione che tale Amministrazione non sia cosi'
ansiosa di usufruirne. L'Impresa italiana, dal canto suo, reclama
finanziamenti alla ricerca ma a propria volta investe in ricerca
un terzo degli stanziamenti complessivi a fronte di due terzi
pubblici, esattamente all'opposto di quanto accade all'estero.
La difesa dell'importanza della ricerca in Italia, quando c'e',
appare spesso come una pura battaglia di principio e non una reale
consapevolezza del valore sociale dell'operato e delle competenze
di chi esplora, a beneficio della Comunità tutta, l'universo
dell'ignoto.
|
LEOPOLDO
PAGLIANI SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN CARDIOLOGIA
L'alta formazione medica specialistica
Specializzandi italiani: stato dell'arte |
Attualmente
circa 25000 “Medici Specializzandi ” prestano assistenza
presso il Servizio Sanitario Nazionale senza tutele contrattuali
e a fronte di una formazione scarsa e inadeguata, a differenza
dei colleghi europei i cui diritti e doveri sono sanciti già
da più di un decennio.
Il Dlgs 368/99 avrebbe dovuto avviare un processo di adeguamento
dell’iter formativo italiano agli standard europei, a partire
dalla normativa di recepimento della direttiva europea sulla libera
circolazione dei medici ed il reciproco riconoscimento dei loro
diplomi, certificati e titoli.
L’Italia è, infatti, l’unico Paese della Comunità
Europea, dove il medico specializzando è considerato da
un lato ancora come uno studente (titolare di una borsa di studio,
afferente all’Università alla quale paga le tasse,
senza però tutele circa maternità, malattia, etc.),
dall’altro come un Medico esercente un servizio di pubblica
utilità a tutti gli effetti, spesso sostitutivo del personale
di ruolo, ma quasi sempre portato a svolgere queste funzioni senza
preliminare adeguata formazione e, cosa grave, senza reali tutele
medico-legali sancite anche da rapporti chiari con l’Azienda
presso cui presta servizio. La legge 23 dicembre 2005, n. 266
(legge finanziaria 2006), introducendo il contratto di formazione
specialistica, prevede che ai medici specializzandi venga applicato
un contratto di formazione specialistica e la trasformazione del
rapporto di lavoro a partire dall’anno accademico 2006-2007.
Grazie quindi alle normative della legge finanziaria 2006 e all’avvenuta
trasformazione dello stato giuridico dei medici specializzandi,
per altro non più retribuiti mediante assegnazione di borse
di studio, ma in virtù di contratti di lavoro subordinati,
si realizza un diverso riconoscimento delle prestazioni professionali
dei medici specializzandi.
Il Governo ha accolto l’ordine del giorno G/1183/14/12 della
12° Commissione permanente (Igiene e Sanità) del Senato,
con cui la Commissione impegnava il Governo ad utilizzare le risorse
finanziarie già stanziate per regolamentare la situazione
dei medici specializzandi.
La circolare ministeriale del 31 ottobre 2006 prot. 4149, emanata
in attuazione del DLgs 368/1999, modificato dalla legge 266/2005,
ha previsto la stipula di un contratto di formazione specialistica.
Il Ministero dell’Università e della Ricerca, di
concerto con i Ministeri della Salute, dell’Economia, delle
Finanze, del Lavoro, della Previdenza Sociale, sentita la Conferenza
Stato Regioni, ha avviato da mesi l’iter per la pubblicazione
dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, che dovrebbero
portare all’attuazione del contratto, ma, a tutt’oggi,
non vi sono garanzie né notizie certe circa i tempi che
porteranno alla conclusione di tale iter.
Per tali ragioni, in data 2 Marzo e 2-3-4 Aprile 2007 si sono
svolte le prime giornate di mobilitazione nazionale dei medici
in formazione specialistica, promosse da Federspecializzandi.
Il giorno 8 Marzo il Presidente del Consiglio dei Ministri Romano
Prodi ha firmato, su proposta del Ministro dell’Università
e Ricerca, on Fabio Mussi, il decreto che determina il trattamento
economico dei medici che svolgono formazione specialistica (I
DPCM).
A questo punto il Governo si è “nuovamente impegnato”
a risolvere le suddette questioni in modo da arrivare all’approvazione
definitiva del contratto alla Conferenza Stato Regioni del 18
Aprile 2007.
La Conferenza ha dato parere favorevole sullo schema di contratto
di formazione specialistica dei medici, a meno di tre emendamenti
che vorrebbero rendere l’attività dei medici specializzandi
sostitutiva del personale di ruolo stabilendo anche un orario
di lavoro superiore a quello del personale strutturato, senza
indicare nemmeno in che misura.
FederSpecializzandi - l’associazione nazionale che lega
tutte le rappresentanze delle varie sedi universitarie- ha chiesto
quindi al Governo di respingere gli emendamenti proposti dalle
regioni, riportando il contratto alla formulazione originaria,
realmente coerente con le finalità formative dell’attività
dei medici specializzandi. In data 24 Aprile il Governo, rappresentato
dal Ministro per gli affari Regionali, Linda Lanzillotta, il Ministro
dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi e il
Sottosegretario all’Università e alla Ricerca, Luciano
Modica, ha incontrato a Palazzo Chigi una delegazione di FederSpecializzandi
per chiarire i contenuti del parere formulato dalla Conferenza
Stato-Regioni sui punti sopra controversi.
In relazione alla possibilità di essere sostitutivi del
medico strutturato, è stata affermata la necessità
che il contratto debba essere coerente con i contenuti del DLgs
368/99, per cui “lo specializzando non è in nessun
modo sostitutivo del personale di ruolo”.
Inoltre, in relazione all’orario di lavoro, che il DLgs.
368/99 fissa pari a quello dei medici strutturati, è stato
concordato che “eventuali impegni maggiori possono essere
stabiliti in conformità a specifici accordi aziendali”
purchè retribuiti.
Infine il Ministro Mussi si è impegnato a far uscire entro
Giugno 2007 il II DPCM, che garantirà la firma del contratto.
Federspecializzandi ritiene molto importanti le dichiarazioni
rilanciate dal Governo e aspetta con la consueta attenzione l’uscita
definitiva della bozza di contratto di formazione specialistica.
Va comunque rilevato, che l’obiettivo per il quale tutte
le parti in causa devono lavorare è raggiungere la firma
di un contratto di formazione specialistica coerente con il DLgs
368/99, e fino a quando ciò non verrà realizzato,
un’eventuale nuova mobilitazione “ad oltranza”
dei medici in formazione specialistica appare come realtà
concreta.
|
PASQUALE
AVITTO DELEGATO NAZIONALE CIPUR PER I PROBLEMI DEI POLICLINICI UNIVERSITARI
Policlinici: la loro "trasformazione" un duro colpo all'autonomia
delle università |
| E’
indispensabile una breve carrellata sulle vicende del Policlinico
Umberto 1° di Roma, iniziate sin dal 1995, per rendersi conto
con un minimo di consapevolezza del danno che le Università
vanno subendo nella trasformazione dei Policlinici in Aziende
Universitarie Ospedaliere e della evidente regia che tende a fare
scomparire, invece di valorizzare con opportuni adeguamenti, questo
importante contributo che la Università ha saputo dare
alla Sanità Pubblica del Bel Paese.
Nel 1995 la Regione Lazio stabilì, che dalla remunerazione
complessiva del Policlinico venivano detratti gli oneri del personale
universitario adibito alla assistenza tranne la parte riferibile
a “didattica e ricerca “ valutati, forfetariamente,
pari al 33% e vengono aggiunti gli oneri ex art.31 del DPR 761
del 68.
Da ciò derivò l'inizio del dissesto finanziario
e quindi del degrado progressivo dell'Umberto 1° che sfociò
in un sequestro giudiziario “concordato” nonché
in un finanziamento della Bindi di circa 200 miliardi, mai effettivamente
realizzato per le finalità per le quali era stato programmato,
ma invece fondamentalmente utilizzato nel DL di D'Alema del 1999,
che decretava la trasformazione del Policlinico a gestione diretta
in Azienda con autonoma personalità giuridica di diritto
pubblico, il cui Direttore Generale era nominato dal Rettore d'intesa
con la Regione. A differenza della costituzione dell'Azienda S.
Andrea, con riferimento alla quale il Direttore Generale era nominato
dalla Regione, d'intesa con il Rettore: tale Decreto è
tuttora vigente e risulta in evidente conflitto con la legge 517
del 1999. Tale “coesistenza” determina una situazione
giuridica e finanziaria estremamente caotica e conflittuale in
quanto per l'Università la gestione del Policlinico è
autonoma, mentre per la Regione è dell'Università,
che ha nominato una serie di Direttori Generali che comunque hanno
determinato un deficit mostruoso che nessuno vuole ripianare.
In questo contesto la Regione Lazio, con gravi deficit regionali,
condivide un piano di ristrutturazione preparato dall’attuale
Direttore Generale, pari a 800 milioni di euro. A questo punto
scatta la operazione mediatica dell'Espresso con il Policlinico
“inferno”, nel quale rubavano gli occhi ai morti e
pagavano 172 fantasmi e chi più ne ha più ne metta.
Primo colpo di forbice sui Primari dell’Umberto 1° e
al Policlinico niente risparmi. Da qui nuova infornata di consulenti
e all’Umberto1°, guarda caso, un altro caso di legionella.
Saltano le ristrutturazioni e si persegue senza mezzi termini
l’obiettivo della 517 di eliminare di fatto i Policlinici.
E la telenovela continuerà, in un modo o nell’altro,
fino alla approvazione del disegno n. 1334 a firma di Turco/Mussi
di operativamente eliminare i Policlinici Universitari trasformandoli
in Aziende Ospedaliere Universitarie con lo scorporo di fatto
della Facoltà di Medicina dall'Università e con
la perdita della autonomia dell'Università stessa.
Da questa breve storia del Policlinico Umberto 1°, deriva
l'AVITTO pensiero, che mi consentirete di enunciare, tenuto conto
dell’essere il sottoscritto immeritatamente membro del comitato
di gestione del Policlinico e del Consiglio di Amministrazione
dell’Università La Sapienza: la storia di Roma è
stata e sarà la storia d'Italia.
Dopo anni di lotta sindacale con il C.I.P.U.R. e di lotta accademica
nella Facoltà di Medicina di Roma posso serenamente mettermi
da parte, puntigliosamente ribadendo che i Policlinici Universitari
a gestione diretta sono e dovrebbero restare una realtà,
così come è stato sancito dal Consiglio di Stato
nella Sentenza n. 5544 del 2000: “ … i Policlinici
Universitari non sono equiparabili alle Aziende Ospedaliere in
quanto mentre queste sono dotate di personalità giuridica
pubblica il Policlinico universitario di cui all'art. 4, comma
5 del DLgs 502 del 1992 é azienda dell'Università
parte integrata della stessa sia pure dotata di autonomia organizzativa,
gestionale, patrimoniale e contabile secondo le modalità
fissate dallo Statuto dell'Università di appartenenza ...”.
Purtroppo le volontà politiche iniziate da Zecchino e dalla
Bindi rappresentano il prologo della telenovela; al Ministero
della Sanità affidavano il finanziamento della Sanità
Universitaria; ora assistiamo all'epilogo del disegno di legge
Turco/Mussi che se approvato annullerà i principi della
autonomia universitaria garantita dalla Costituzione e più
volte ribadita dalla Corte Costituzionale.
Ovviamente il Policlinico Umberto 1° demonizzato e sacrificato
sarà ripagato con il piano di ristrutturazione i cui finanziamenti
saranno garantiti da mutui sulle proprietà demaniali passate
alle Università e quindi alle Aziende Ospedaliere/Universitarie.
Per salvaguardare almeno il ricordo di quanto i Policlinici hanno
significato, prendo con piacere atto che il C.I.P.U.R. ha fatto
propri i seguenti punti da me proposti:
1°- difesa della autonomia della Università garantita
dalla Costituzione;
2°-difesa della Facoltà di Medicina, parte integrante
della Università con la autonomia delle
valutazioni meritocratiche per gli affidamenti dei compiti assistenziali
compenetrati e inscindibili dai compiti istituzionali di didattica,
formazione e ricerca scientifica,
3°-nomina, nelle Aziende Ospedaliere Universitarie, del Direttore
Generale da parte del Rettore, d'intesa con la Regione, sentito
il parere della Facoltà di Medicina.
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ROSA
DANIELA GREMBIALE
Le indennità aggiuntive del D.L. 517/99 |
| L’
articolo 6 comma 1 del D.L. 517/99 prevede, per l'attività
assistenziale svolta dai Docenti della Facoltà di Medicina,
oltre al trattamento economico erogato dall’università:
“… a) un trattamento aggiuntivo graduato in relazione
alle responsabilità connesse ai diversi tipi di incarico;
b) un trattamento aggiuntivo graduato in relazione ai risultati
ottenuti nell’attività assistenziale e gestionale,
valutati secondo parametri di efficacia, appropriatezza ed efficienza,
nonché all’efficacia nella realizzazione della integrazione
tra attività assistenziale, didattica e di ricerca.”
Si è arrivati finalmente a riconoscere e, pertanto a retribuire,
il particolare ruolo che il personale medico universitario svolge
all’interno delle strutture sanitarie. Un successo rispetto
alla proposta retributiva a cui fa riferimento l'art. 102 del
D.P.R. 382/80 e l'articolo 31 della L.761 (legge De Maria), in
base alla quale il trattamento percepito dal personale medico
universitario deve essere di tipo equiparativo e pertanto, la
determinazione e la quantificazione delle prestazioni assistenziali
viene erogata in base alla corresponsione degli emolumenti percepiti
dal personale del SSN di pari funzioni, mansioni e anzianità.
Se da un verso ciò ha comportato per i Docenti clinici
universitari la garanzia di avere un trattamento corrispondente
a quello dei dirigenti del S.S.N., man mano che per effetto degli
anni o della progressione di carriera lo stipendio universitario
diveniva più consistente, si verificava una automatica
e progressiva riduzione della componente economica a carico dell’Azienda
Ospedaliera e l’attività assistenziale prestata veniva
retribuita prevalentemente dall’amministrazione universitaria.
Lo spirito della legge 517/99 deve essere pertanto visto in termini
nettamente positivi.
Per comprendere se la nostra amministrazione ha applicato in maniera
corretta il D.L. 517/99 ho riportato di seguito la struttura che
contribuisce a determinare il trattamento economico del personale
medico ospedaliero con i codici CINECA relativi alle indennità
aggiuntive.
La struttura della retribuzione del dirigente medico ospedaliero
si compone di un TRATTAMENTO FONDAMENTALE composto da : a) stipendio
tabellare; b) indennità integrativa speciale; c) retribuzione
individuale di anzianità, ove acquisita; d) indennità
di specificità medica; e) retribuzione di posizione minima
- di parte fissa e variabile; f) Assegno personale; e da un TRATTAMENTO
ACCESSORIO composto da 1) retribuzione di posizione - parte variabile
sulla base della graduazione delle funzioni, ove spettante; 2)
retribuzione di risultato ; 3) retribuzione legata alle particolari
condizioni di lavoro, ove spettante. 4) specifico trattamento
economico, ove spettante quale assegno personale; 5) indennità
di incarico di direzione di struttura complessa;.
Che cosa dobbiamo percepire
come indennità aggiuntive secondo il D.L. 517/99?
Il trattamento economico tabellare non è oggetto di confronto
alcuno fra le due componenti; pertanto ciascuna componente (universitaria
e ospedaliera) riceve quello stabilito dal proprio ordinamento
giuridico, così come per l’ Indennità Integrativa
Speciale e la R.I.A. Per quanto riguarda le indennità aggiuntive
quelle che devono essere erogate al personale medico universitario
sono le seguenti
• Posizione fissa contrattuale (05391)
• Posizione variabile contrattuale (05394)
• Posizione variabile "aziendale“ (05285)
• Indennità di Specificità Medica (05760)
La posizione fissa contrattuale e la posizione variabile contrattuale
sono diventate a far data 01.01.2004 posizione unificata (05445).
Anche la Retribuzione di Risultato connessa ad obiettivi assistenziali
comuni, deve essere corrisposta secondo le stesse regole, limiti
e condizioni economiche, per entrambe le componenti. Inoltre,
deve essere riconosciuta, anche la Indennità di Struttura
Complessa (05355), la indennità di sostituzione di direttore
di struttura complessa e la indennità dovuta ai titolari
di Programmi.
Sono altresì da riconoscere, indipendentemente dall'ordinamento
giuridico di appartenenza, le ulteriori indennità collegate
all'assunzione dell'incarico aziendale, quali, l’Indennità
di Esclusività di Rapporto (05282) e le maggiorazioni per
responsabilità di dipartimento nei valori definiti dai
CCNL Sanità e a livello aziendale, per il personale ospedaliero.
Sono da riconoscere eventuali altri compensi legati alle particolari
condizioni di lavoro, ove spettanti (es. reperibilità,
turno notturno e/o festivo, ecc.), negli importi riconosciuti
dai contratti collettivi.
A seguito dell’accordo relativo al II° biennio contrattuale,
disposto dal CCNL 3.11.2005, sono stati conglobate nella retribuzione
tabellare, alcune quote: e, precisamente, la quota di 446,69 euro
(dalla posizione) e quella di 95,79 euro (dal risultato).
In tal modo, queste due quote, per complessivi 542,28 euro, se
non conteggiate anche per il personale medico universitario, comporterebbero,
per loro, un danno economico in egual misura .
Inoltre, l'applicazione letterale senza correttivi dell’art.
6 comma 1 della legge 517/99 e l’interpretazione in termini
restrittivi del comma 2 " i trattamenti aggiuntivi sono erogati
nei limiti delle risorse da attribuire ai sensi dell'art.102 del
DPR 382/80", (monte finanziario della legge De Maria) ha
determinato a livello locale numerosi problemi che, dove la legge
è stata applicata come nell’Ateneo “Magna Græcia”
di Catanzaro, ha penalizzato soprattutto i più giovani,
la categoria peggio retribuita, proprio perché le indennità
aggiuntive variano in rapporto all’anzianità di servizio
e sono pertanto più basse all’inizio della carriera.
Ciò ha provocato una chiara violazione della disciplina
del rapporto del pubblico impiego che individua come “divieto
di reformatio in peius” il trattamento economico.
Come CIPUR di Catanzaro abbiamo chiesto ed ottenuto che ci venisse
riconosciuta oltre all’Indennità di Specificità
Medica, l’assegno ad personam per coloro che avevano avuto
decurtazione stipendiale. A nostro avviso, la tutela per i giovani
ricercatori confermati è ottenuta solo con il pagamento,
aggiuntivo, della indennità di specificità medica,
della posizione unificata, delle quote conglobate della posizione
(446,69 euro) e del risultato (95,79 euro) e, per la quota necessaria,
dell’incremento tabellare contrattuale ospedaliero (293,90
euro, per il contratto 2002-2005). Infine, per rendere applicabile
l'art. 6 senza penalizzare i livelli stipendiali universitari
più bassi e per prevenire ulteriori contenziosi giudiziari,
occorre superare per via legislativa i limiti economici ed i vincoli
attualmente imposti.
Purtroppo l’attuale disegno di legge 1334 (Turco-Mussi)
tendente fortemente a posizionare la Facoltà di Medicina
sempre di più all’interno del Sistema Sanitario Nazionale,
cerca di riportare il principio della parità del trattamento
economico ai ruoli del SSN, per cui occorre:
1. Affermare fortemente che il personale delle Facoltà
di Medicina non può che rimanere nell'Università
che ha logiche ed esigenze diverse da quelle di un normale ospedale.
2. Nelle Aziende Ospedaliero Universitarie funzionanti sul territorio
nazionale il Personale Docente Universitario, pur essendo provvisto
di uno specifico stato giuridico, esplica l’attività
assistenziale nell’ambito di contratti collettivi nazionali
di lavoro, come indicato dagli art. 5 e 6 del DLgs 517/99, ma
non può essere assimilato al personale medico contrattualizzato.
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PASQUALE
SANTE'
Appello ai Presidi delle Facoltà di Medicina |
| Innanzitutto
mi sento in dovere di ringraziare il Presidente Mangione e l'ex-Presidente
Manzini i quali, pur non essendo di Medicina, hanno con caparbieta'
voluto rendersi conto dei suoi problemi tanto da decidere di organizzare
il presente convegno.
Vorrei inizialmente sottolineare alcuni aspetti preliminari dell'Atto
Senato n. 1334-Interventi per il settore sanitario e universitario,
piu' che entrarne nei dettagli gia' oggetto di esame da parte
di altri relatori. Tale iniziativa legislativa e' partita per
volonta' del governo nelle persone dei ministri Turco e Mussi
ed ha avuto un iter particolarmente rapido, ma, soprattutto, assai
poco pubblicizzato (quanti dei Docenti di Medicina ne erano a
conoscenza?). Il perche' e' chiarito candidamente nella premessa
al disegno di legge: " . Con riferimento al
Policlinico "Umberto I" .sono stati individuati i presupposti
indispensabili per il trasferimento di proprieta' e la concessione
in uso gratuito degli immobili appartenenti allo Stato, attualmente
concessi in uso alle universita', dall'Agenzia del demanio alle
universita' statali per le facolta' di medicina e chirurgia (per
la successiva concessione in uso gratuito alle aziende ospedaliero-universitarie);
la norma riveste particolare urgenza e indifferibilita', in quanto
indispensabile per poter consentire le ristrutturazioni necessarie".
Si tratta quindi innanzitutto del Policlinico Umberto I, dove
alla fine si dovranno "consentire le ristrutturazioni necessarie"
(per svariati milioni di euro), mentre l'"urgenza e indifferibilita'"
traggono origine da una serie di inchieste giornalistiche che
sono giunte al punto di dipingere alla stregua di delinquenti
i Docenti di Medicina (si e' parlato addirittura di cornee trafugate).
Mi domando allora, da cittadino: e' accettabile che si tenti di
risolvere problemi di delicatezza estrema quali quelli della salute
pubblica e della formazione dei medici, giustificando la fretta
e l'assenza totale di coinvolgimento dei diretti interessati per
quanto presentato, con enfasi assai sospetta, dai mezzi di informazione?
Va a questo punto ricordato un po' a tutti che il servizio sanitario
nazionale italiano e' il secondo al mondo, dopo quello francese,
e che cio' e' sancito dall'Organizzazione Mondiale della Sanita'.
A tale risultato di assoluto prestigio contribuisce in misura
determinante la medicina universitaria attraverso le aziende ospedaliero-universitarie
gia' operanti che sono anche "centri di ricerca per l'erogazione
di attivita' sanitarie di alta specialita' di eccellenza a rilievo
nazionale ed internazionale", mentre i mezzi di informazione
parlano in continuazione di malasanita' (causata da carenze delle
strutture ed organizzative) confondendola volutamente con la "malpractice"
(questa sia causata da errori medici) e ignorando che oltre il
90% dei medici accusati
viene totalmente scagionato. Abbiamo pertanto il dovere, in quanto
Docenti universitari di Medicina, di fare tutto il possibile perche'
tali elevati standard non abbiano a calare sia per quanto riguarda
l'assistenza, che per
quanto riguarda la formazione dei medici, degli specialisti e
del personale delle professioni sanitarie (anche questa di particolare
importanza). Qualcuno ha chiesto di evitare "lotte tra tribu'
ospedalieri-universitari".
Lungi da me una tale idea (da circa trent'anni lavoro con piena
soddisfazione a fianco di Colleghi ospedalieri), ma alcune cose
andrebbero dette. Una "marmellata" indistinta porterebbe
ad uno scadimento sia delle medicina universitaria che della salute
pubblica, mentre una avveduta integrazione che tenesse conto delle
diverse
caratteristiche degli uni e degli altri apporterebbe di sicuro
grandi benefici. Ne' andrebbero ignorate le questioni legate allo
stato giuridico dei Docenti universitari di Medicina, dipendenti
dello Stato, i quali, per quanto previsto dall'Atto Senato in
questione, dovrebbero svolgere lo stesso numero di ore dei Colleghi
ospedalieri, ricevendone lo stesso compenso. Tale disposizione
non tiene conto del fatto che essi sono tenuti a svolgere non
solo attivita' assistenziale, ma anche didattica e di ricerca,
e che pertanto si renderebbe necessario prevedere un compenso
aggiuntivo per
l'assistenza extra eventualmente erogata, una volta che con l'espletamento
delle attivita' istituzionali giungessero a completare l'orario
di servizio concordato. Altro aspetto molto grave reputo quello
concernente la rappresentanza sindacale che, per quanto riguarda
l'attivita' assistenziale dei Docenti di Medicina, viene delegata
-esclusivamente- ai sindacati ospedalieri firmatari del contratto
collettivo nazionale di lavoro del comparto sanita'. Cio' porterebbe,
voglio credere come effetto indesiderato, alla progressiva scomparsa
dei sindacati universitari autonomi dalle Facolta' di Medicina.
E' fondamentale che su questo punto questi ultimi siano molto
determinati nel pretendere che anch'essi abbiano il diritto, per
quanto riguarda le problematiche assistenziali, di partecipare
alle trattative con i vertici aziendali. Mi sembra che tutte le
perplessita' di cui sopra vadano adeguatamente, e urgentemente,
rappresentate ai Presidi di Medicina perche' se ne facciano interpreti
nelle sedi opportune.
|
VINCENZO
SURACI
Mancata pensionabilità dell'assegno aggiuntivo di tempo pieno |
La
Corte Costituzionale, con la sentenza n. 78 del 1994, ha dichiarato
non fondata la questione di legittimità costituzionale,
relativa all’art. 39 del D. P. R. 11.7.1980, n. 382, nella
parte in cui non prevede la pensionabilità dell’assegno
aggiuntivo dovuto ai professori universitari che hanno optato
per il regime a tempo pieno.
Secondo la Corte la manifesta incongruenza o irragionevolezza,
in questo caso, deve escludersi perché l’assegno
aggiuntivo aveva preso il posto dell’assegno speciale, previsto
dall’art. 12 del decreto-legge n. 580 del 1973, che pure
non era pensionabile e perché una differenziazione, assai
rilevante, tra i professori a tempo pieno e quelli a tempo definito
è assicurata, anche ai fini pensionistici, dalla maggiorazione
del 40 % prevista dal D. P. R. n. 382.
La motivazione è stata che la norma
non determina un vulnus all’art. 38 della Costituzione,
dal momento che detta disciplina fornisce, pure ai fini del trattamento
di quiescenza, una tutela sufficiente – anche se perfettibile
– dell’opzione per il regime di tempo pieno.
Per tale motivo un intervento della Corte risulterebbe invasivo
della sfera riservata alle valutazioni discrezionali del legislatore,
al quale spetta, eventualmente, una nuova ponderazione della materia.
Cosa comporta la situazione attuale ?
Nonostante la natura retributiva e, più esattamente, il
carattere del normale trattamento economico di questa indennità,
l’I. N. P. D. A. P. , con la sua circolare n. 1 del 25.1.2005,
ha ribadito la non computabilità di questa indennità
nella quota A del trattamento pensionistico.
Ciò significa che, per la parte antecedente la data del
31.12.1992 (compresi gli eventuali periodi riscattati), tale indennità
non viene (per nulla) valutata ai fini pensionistici, né,
oltre tutto, viene considerata nel Trattamento di Fine Servizio.
Quindi, poiché dal 1.1.1996 si pagano i contributi su tutti
gli emolumenti percepiti, ciò ha rilevanza solo sulle quote
B 1 e B 2 del trattamento pensionistico che si riferiscono, rispettivamente,
al quinquennio 1993-1997 (B 1) ed agli ultimi dieci anni (B 2).
E’ a tutti noto che, specialmente per i docenti che hanno
accumulato tutta, o la maggior parte, dell’anzianità
contributiva dei 40 anni, prima del 31.12.1992, tali quote hanno
un’incidenza nulla o molto limitata.
Al contrario, l’ I. N. P. D. A. P., con la nota operativa
n. 45 del 28.12.2005, ha determinato di considerare pensionabili,
in quanto fisse e ripetitive, tutte le indennità del nuovo
contratto della dirigenza medica (con esclusione, soltanto, delle
indennità di risultato, di quella di sostituzione e di
quella legata a particolari condizioni di lavoro).
Altri pubblici dipendenti, inoltre, hanno ottenuto la piena pensionabilità
di alcune indennità, precedentemente non pensionabili nella
quota A, attraverso una norma contrattuale oppure, più
semplicemente, mediante il loro conglobamento nello stipendio
tabellare.
Come sanare una situazione tanto lesiva del nostro trattamento
pensionistico e di fine servizio ?
E’ necessaria una norma di legge, nell’ambito di un
provvedimento sulle pensioni oppure dell’adeguamento atteso,
dopo venti anni, di questa indennità.
I nostri sindacati dei professori universitari (C. I. P. U. R.,
C. N. U. ed U. S. P. U. R.) hanno presentato, insieme, una richiesta
al Ministro dell’ Università per ottenere, con l’incremento
di almeno l’ 80 % dell’assegno aggiuntivo di tempo
pieno universitario anche la sua piena pensionabilità.
|
ANDREA
LENZI PRESIDENTE DEL CUN
Il "nuovo CUN" per la difesa di un'Università di
qualità |
| Il
Presidente del CUN, prof. Andrea Lenzi, ha in primo luogo ringraziato
il CIPUR per il consenso dato alla propria candidatura quale rappresentante
dei prof. di I fascia al CUN per l’Area 06 nell’occasione
delle recenti elezioni del rinnovo del CUN.
Ha quindi illustrato sinteticamente i lavori svolti dal “nuovo
CUN” nei primi mesi della sua attività.
Tra i documenti prodotti dal Consiglio Universitario Nazionale
ha ricordato quelli su dottorato di ricerca, ANVUR, FFO, regolamento
al concorso a ricercatore, individuazione di nuove aggregazioni
di settori scientifico-disciplinari (macrosettori) e infine quello
relativo al Documento di Programmazione Economico-Finanziaria
2008-12, di prossima approvazione da parte del Consiglio dei Ministri.
Ha sottolineato come, in coerenza con gli orientamenti già
assunti, il CUN è impegnato a difendere una visione dell’Università
quale infrastruttura strategica per il nostro Paese e come un
tale orientamento richieda un intervento urgente e non procrastinabile
a salvaguardia di un’Università di qualità,
motore della ricerca e dell’innovazione, capace di intrecciare
efficienza, qualità formativa e accesso ad un numero sempre
più alto di soggetti.
Ha auspicato che vengano incentivati i risultati innovativi e
di cambiamento, a positivo impatto anche economico-finanziario,
derivanti da approcci di programmazione-valutazione; che vengano
valorizzati i risultati di internazionalizzazione, premiati i
risultati positivi di sperimentazione di programmi di formazione
permanente, incentivati i risultati di sperimentazione di nuovi
modelli di governance, da valutare sul piano dell’efficienza,
dell’efficacia e dell’economicità delle soluzioni
adottate .
Inoltre ha espresso la propria soddisfazione per lo spirito di
collaborazione che si è stabilito con il Ministro dell’Università,
a cominciare dalle modifiche suggerite sul regolamento per i concorsi
di ricercatore e in parte recepite dal Sig. Ministro.
Il prof. Lenzi ha infine ribadito di prestare la massima attenzione
ai DL attualmente in discussione nelle sedi parlamentari e che
vedono coinvolta la Facoltà di Medicina, impegnandosi nella
difesa del mantenimento ed alla valorizzazione della Facoltà
di Medicina all’interno del sistema universitario
|
Documento conclusivo del Convegno CIPUR su
"Medicina
Universitaria e Salute Pubblica"
________
Il Convegno C.I.P.U.R. si è trovato
a dare ampio spazio ad osservazioni e pareri sul DDL n.1334
“Interventi per il settore sanitario e universitario”,
di iniziativa governativa ed a firma dei ministri Mussi
e Turco, in quei giorni all’esame delle Commissioni
del Senato 7.a e 12.a in seduta comune, senza consultazioni
né comunicazioni preventive di alcun tipo.
Rinviando commenti e relazioni al n. 53 di “Università
Oggi” in corso di stampa oltre che alla rubrica
“C.I.P.U.R. Medicina” sul sito www.cipur.it,
il Convegno ha unanimamente ribadito, posizione da sempre
portata avanti da C.I.P.U.R., la naturale appartenenza
della ricerca e della didattica medica al Sistema Universitario
Nazionale.
Sono state espresse perplessità e preoccupazione,
che il C.I.P.U.R. fa proprie, su molti dei contenuti del
citato disegno di legge ed in particolare su alcuni degli
emendamenti.
Si evidenzia, pertanto, il bisogno di una ferma azione
che vada nella direzione di una forte
- difesa dell’autonomia dell’Università
garantita dalla Costituzione;
- difesa della Facoltà di medicina, parte integrante
dell’Università con l’autonomia delle
valutazioni meritocratiche per gli affidamenti dei compiti
assistenziali compenetrati e inscindibili dai compiti
istituzionali di didattica, formazione e ricerca scientifica;
oltre ad indicare che
- nelle Aziende Ospedaliere Universitarie il Direttore
Generale deve essere nominato dal Rettore, d'intesa con
la Regione, sentito il parere della Facoltà di
Medicina.
Si auspica che Rettori e Presidi delle Facoltà
di Medicina vorranno farsi interpreti di tali problematiche
nelle sedi competenti e porre la questione ad un aperto
dibattito nel contesto del Sistema Universitario Nazionale
e del mondo politico.
Ciò al fine di
- meglio tutelare l'autonomia delle Aziende ex-Policlinici,
- prevenire futuri tentativi di scorporo delle Facoltà
di Medicina dalle Università
- prevenire ogni tentativo di reintrodurre un trattamento
economico "perequativo", al posto di quello
"aggiuntivo" peggiorando (invece di migliorare)
l'applicazione del D. Lgs. 517/99.
Padova, 8 giugno 2007
Il Presidente Nazionale
Prof. Vittorio Mangione
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CIPUR
Segreteria Nazionale
– Via Tilli, 58 06127 Perugia
Tel 075.5008753.50 Fax 075.5008851 e-mail cipur@tin.it
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